IonQ e la febbre del quantum: +58% in un mese

IonQ e la febbre del quantum: +58% in un mese

Il contratto con il Pentagono e la pressione sugli short spingono le quotazioni, ma c’è il rischio che il settore corra in Borsa più che nei laboratori. Tra short squeeze e hype tecnologico, investire oggi significa puntare su un orizzonte di lungo periodo

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Fortissima volatilità sull’intero settore del quantum computing

Il quantum computing corre in Borsa molto più velocemente di quanto progredisca nei laboratori. E IonQ ne è l’esempio perfetto. Nel mese di aprile il titolo della società americana ha messo a segno un balzo del 58%, riportando l’attenzione degli investitori su uno dei temi più affascinanti, e più difficili da valutare, della tecnologia contemporanea. Eppure, basta allargare lo sguardo per capire quanto il quadro sia tutt’altro che lineare: da inizio anno il titolo IonQ guadagna appena il 3%, dopo essere crollato dai massimi storici di 82 dollari toccati nell’ottobre 2025 fino ai 26 dollari di fine marzo.

Una volatilità estrema che racconta bene la natura della scommessa.


La scintilla: il contratto con il governo Usa

A innescare il rally di aprile è stato soprattutto un elemento molto concreto: l’assegnazione a IonQ di un contratto da parte della DARPA, l’agenzia del Dipartimento della Difesa americano che finanzia tecnologie strategiche.

Un riconoscimento importante, perché inserisce IonQ tra i protagonisti di una corsa che ha anche una dimensione geopolitica. Il quantum computing, infatti, non è solo una frontiera scientifica, ma un potenziale strumento di supremazia militare e industriale. Per una società che non è ancora profittevole, l’accesso a fondi pubblici rappresenta ossigeno puro.

Come di consueto nei programmi DARPA, nessuna cifra ufficiale è stata indicata nei comunicati ufficiali, ma l’importanza del contratto sta nel fatto che rappresenta un segnale di validazione tecnologica e strategica.


Tecnologia promettente, ma business ancora embrionale

Fondata nel 2015 da ricercatori della University of Maryland e della Duke University, IonQ sviluppa computer quantistici basati su ioni intrappolati, una delle architetture più promettenti per ridurre gli errori di calcolo.

Sul piano tecnologico, l’azienda vanta risultati di rilievo, tra cui uno dei livelli di accuratezza più elevati del settore. Ma sul piano economico la realtà è molto meno brillante.

I numeri parlano chiaro: nell’ultimo trimestre IonQ ha generato ricavi per circa 62 milioni di dollari, a fronte di una perdita operativa di 229 milioni. Il modello di business è ancora embrionale: servizi cloud, consulenza, vendita di hardware a centri di ricerca. Nulla che oggi possa giustificare, da solo, una capitalizzazione di circa 17 miliardi di dollari.


Il parallelo con l’intelligenza artificiale

Per capire IonQ, e il quantum computing in generale, può essere utile un paragone storico.

Secondo Reuters, il settore si trova oggi in una fase simile a quella dell’intelligenza artificiale prima dell’esplosione recente: le basi teoriche esistono da decenni (Anni ’50), ma solo molto tempo dopo sono emerse le condizioni per un’applicazione commerciale su larga scala, culminata con strumenti come ChatGPT.

Anche il quantum segue questo schema: grande promessa, investimenti crescenti, ma ancora lontano da un vero “momento ChatGPT”.

Il problema centrale resta sempre lo stesso: i qubit sono estremamente fragili, soggetti a errori, e costruire sistemi affidabili su larga scala è ancora una sfida aperta.

Una corsa globale (e costosa)

IonQ non è sola. Nella corsa al quantum competono giganti come IBM e Alphabet, oltre a realtà emergenti come Rigetti Computing.

Negli ultimi cinque anni queste aziende hanno raccolto oltre 7 miliardi di dollari, ma continuano a bruciare cassa: circa 500 milioni complessivi nell’ultimo anno per i principali player quotati.

Il dato più significativo, però, è un altro: la gran parte dei ricavi del settore arriva ancora dal settore pubblico. Il mercato commerciale, semplicemente, non esiste ancora in modo significativo.


Il nodo per gli investitori: valutare l’invalutabile

Qui si arriva al punto chiave. Come si valuta una società come IonQ?

Non con i multipli tradizionali. Il titolo tratta a circa 65 volte i ricavi attesi, un livello che in qualsiasi altro settore sarebbe difficilmente sostenibile. Ma il problema è più profondo: manca proprio una base solida di ricavi su cui costruire una valutazione.

In questo senso, IonQ assomiglia più a una biotech in fase iniziale che a una società tecnologica matura. Con una differenza fondamentale: nel biotech esiste un modello relativamente chiaro per stimare il valore di un farmaco di successo. Nel quantum, no.


Tra short squeeze e narrativa

Un altro elemento da non sottovalutare è la dinamica di mercato. Il titolo IonQ è caratterizzato da un'elevata presenza di investitori con posizioni short. Questo significa che, in presenza di notizie positive — come il contratto DARPA — possono innescarsi violenti short squeeze che amplificano i movimenti al rialzo.

È probabilmente quello che è successo ad aprile. Ma questi movimenti non riflettono necessariamente un miglioramento dei fondamentali.


Una scommessa, non un investimento tradizionale

La conclusione è abbastanza semplice. Comprare azioni IonQ oggi significa scommettere su un futuro ancora tutto da costruire. Un futuro in cui il quantum computing diventerà realmente utile (per la crittografia, la scoperta di farmaci, la simulazione di materiali) e in cui aziende come IonQ riusciranno a trasformare la ricerca in profitti.

È uno scenario possibile, molto invitante. Ma è anche uno scenario lontano nel tempo e ad altissimo rischio. Per chi volesse investire n un’azienda come IonQ, suggeriamo due possibilità: 1) destinare una somma di cui ci si può dimenticare per almeno cinque anni; 2) utilizzare strumenti come i certificate per avere una protezione dal rischio.

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