<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
    <channel>
        <title>Orafinanza.it - Approfondimenti e Notizie dal mondo della Borsa</title>
        <link>https://www.orafinanza.it/</link>
        <description>Notizie, approfondimenti, analisi e tutorial nel mondo della finanza</description>
        <lastBuildDate>Tue, 19 May 2026 00:08:08 GMT</lastBuildDate>
        <docs>https://validator.w3.org/feed/docs/rss2.html</docs>
        <generator>FDT</generator>
        <language>it-IT</language>
        <copyright>All rights reserved, Fucina del Tag srl</copyright>
        <item>
            <title><![CDATA[Rendimento fino al 31,59% annuo con il certificate sui big del Ftse Mib]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/rendimento-fino-al-30-annuo-prezzo-sotto-la-pari-arriva-il-certificate-sui-big-del-ftse-mib/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=rendimento-fino-al-30-annuo-prezzo-sotto-la-pari-arriva-il-certificate-sui-big-del-ftse-mib</link>
            <guid>4370563f-e1ad-490f-a77f-8ebfc42f5014</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 14:30:22 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Rendimento <strong>elevato fino al 31,59% annuo</strong> (tra cedole mensili con memoria e capital gain perché si compra sotto la pari a 970 euro)<strong>,</strong> <strong>barriere dei premi e capitale profonde il 60%</strong> e <strong>durata limitata, per ridurre i rischi, a 13 mesi</strong>, in più barriere di rimborso anticipato che partono dal 95% e scendono fino al 77% del livello iniziale.</p><p>Il certificate targato <strong>Marex con Isin</strong> <strong>IT0006775610</strong> è un mix di rendimento e protezione ma è molto scattante perché potrebbe muoversi velocemente in vista di un autocall a 1.000 euro già dal terzo mese posta al 95% dei livelli iniziali. Il paniere è formato da quattro blue chips del Ftse Mib: <strong>Banco BPM, Banca MPS, STMicroelectronics e Stellantis</strong>. </p><p>Possibilità di <strong>rimborso anticipato a partire dal terzo mese di vita.</strong> Con i sottostanti almeno pari al 95% del livello iniziale, l’autocall potrebbe già verificarsi alla <strong>prima finestra utile del 14 agosto </strong>(con i sottostanti in calo fino a un massimo del -5%). Acquistando oggi a 970 euro, l’investitore riceverebbe così tre cedole (69,03 euro in totale) e 30 euro di capital gain, per un <strong>rendimento del 10,21% in meno di tre mesi </strong>(12,89 mesi), pari al <strong>42,39% annualizzato</strong>. Nelle date successive la <strong>soglia autocall decresce </strong>del 2% ogni mese per arrivare <strong>al 77% finale</strong>.</p><p>A scadenza (14 giugno 2027), il <strong>capitale è protetto</strong> <strong>da una barriera al 60%</strong> del livello iniziale dei sottostanti. Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi del prodotto, il<strong> potenziale rendimento sarebbe del 33,93% a scadenza </strong>(31,59% annualizzato), un ritorno difficile da trovare sul mercato italiano con una durata residua così breve (12,89 mesi).</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rendimento molto elevato e possibilità di rimborso anticipato tra tre mesi</strong>. Questi i punti di forza del certificate con <strong>Isin IT0006775610 di Marex</strong> emesso l&#x27;11 maggio a un prezzo di emissione di 980 euro, mentre il 14 maggio è stato il giorno in cui sono stati fissati i livelli iniziali dei quattro titoli italiani sottostanti: <strong>Banco BPM, Banca MPS, STMicroelectronics e Stellantis. </strong></p><p>Ogni mese l’investitore può beneficiare di <strong>cedole con effetto memoria di 23,01 euro</strong>, che vengono pagate a patto che <strong>nessuno sottostante</strong> <strong>scenda sotto la barriera posta al 60%</strong> del valore iniziale, soglia che funge anche da protezione del capitale a scadenza (14 giugno 2027). Se in quella data la barriera verrà rispettata, l’investitore che acquista oggi il certificate sotto la pari a 970 euro otterrà 13 premi mensili (in totale 299,13 euro di premi, 33,93%), per un <strong>potenziale rendimento annuo del 31,59%</strong>.</p><p>Il calcolo è semplice: 299,13 euro di premi (23,01 euro per 13 cedole mensili totali) più 30 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 970 euro), il risultato è 329,13 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 970 euro e arriviamo a un <strong>rendimento da qui alla scadenza</strong> (14 giugno 2027)<strong> del 33,93%</strong>. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all&#x27;anno, quanto rende il certificate e <strong>confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia</strong>: dividiamo 33,99% per 12,89 mesi (la durata residua del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 31,59% lordo.</p><p>Un altro punto di forza è l&#x27;autocall: dopo solo tre mesi di vita l’investitore può approfittare del <strong>rimborso anticipato con cadenza mensile a barriere decrescenti. </strong>Il meccanismo di autocall scatterà <strong>dal 14 agosto</strong>. Come funziona? Il certificate <strong>verrà ritirato a 1.000 euro </strong>avendo pagato la cedola del periodo e le precedenti non staccate <strong>se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera </strong>di rimborso anticipato.</p><p>In caso di autocall già il 14 agosto (tra tre mesi) l’investitore avrà ricevuto tre cedole da 23,01 euro e 30 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 970 euro), portando così l&#x27;incasso complessivo a 1.099,03 euro. <strong>Il rendimento al momento dell&#x27;autocall sarebbe del 10,21%</strong> (99,03 euro tra premi e capital gain su 970 euro di acquisto), per un <strong>ritorno annualizzato pari al 42,39%,</strong> considerando il breve orizzonte temporale di poco inferiore ai tre mesi (2,89 mesi).</p><p>Come dicevamo anche le <strong>barriere del rimborso anticipato sono decrescenti</strong>, del 2% al mese, dal 95% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, <strong>fino ad arrivare al 77% </strong>alla penultima data di valutazione il 25 maggio 2027, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione dal terzo mese in poi. <strong>Un autocall fino al 77% è un grande punto di forza</strong> perché l&#x27;investitore potrebbe vedersi il certificate <strong>rimborsato a 1.000 euro </strong>di nominale aver possibilmente <strong>incassato diversi premi</strong>, anche fronte di <strong>un calo dei sottostanti dal -5% al -23%</strong> dal livello iniziale, a seconda del livello di barriera autocall discendente<strong>. </strong></p><p>Il capitale a scadenza (14 giugno 2027) è <strong>protetto da una barriera posta al 60%</strong> del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prima data di valutazione mensile è fissata per il prossimo 15 giugno. </p><p>Attualmente, <strong>tutti e quattro i sottostanti si trovano sotto il livello iniziale</strong>: Banco BPM -1,4%, STMicroelectronics -3,6% e Stellantis -3,9% e Banca MPS -8,6%. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p></p><p>Per l&#x27;<strong>Isin IT0006775610 </strong>il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un <strong>premio con memoria del 2,301%</strong> del nominale (1.000 euro), pari a 276,12 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se <strong>nessuno dei sottostanti si troverà sotto la barriera posta</strong> <strong>al 60% del valore iniziale.</strong> Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo del titolo peggiore, all&#x27;interno del paniere, non sia superiore al 40% dal livello iniziale.</p><p>Un ruolo importante lo ricopre <strong>l’effetto memoria</strong>: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, <strong>i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme </strong>compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.</p><p>L&#x27;obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera al 60% unita all’effetto memoria. Per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 13 premi previsti <strong>nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 40%</strong> dal livello iniziale all’ultima data di osservazione (14 giugno 2027). A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 970 euro, avrà portato a casa un <strong>flusso di cedole pari a 299,13 euro e 30 euro di capital gain</strong>, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 12,89 mesi) del 33,93% (31,59% annualizzato).</p><p>Non bisogna scordarsi dell’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono <strong>compensare le eventuali minusvalenze</strong> presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.</p><p>L&#x27;<strong>Isin</strong> <strong>IT0006775610</strong> ha l&#x27;obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo<strong> un rendimento molto elevato </strong>con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria. La barriera capitale, osservata solo alla scadenza (14 giugno 2027), è profonda e fissata al 60% dal valore iniziale dei sottostanti. <strong>Il capitale investito è così protetto da discese fino a -40%</strong> dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno <strong>due gli scenari possibili</strong>:</p><ol><li><strong>Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera</strong> il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 299,13 euro di premi (più 30 euro di capital gain se si compra oggi a 970 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 970 euro, <strong>il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 33,93%</strong> (31,59% annualizzato).</li><li><strong>Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 60% dal valore iniziale</strong>, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all&#x27;interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l&#x27;ammontare dei premi distribuito.</li></ol><p>Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 970 euro, per un ritorno annualizzato del 31,59%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma <strong>con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale</strong>. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 41,29% e quello finale al 44,35% nei 12,89 mesi di vita residui del prodotto.</p><p>È vero anche che un rendimento così elevato è indice di rischio. Una buona strategia potrebbe essere quella di <strong>approfittare di eventuali rialzi del prezzo del certificate per uscire prima della scadenza</strong>. Riducendo il tempo di esposizione si riduce anche il rischio.</p><p>Tra i protagonisti di Piazza Affari in questo 2026 troviamo proprio i sottostanti del certificate con <strong>Isin IT0006775610</strong>, ovvero <strong>Banco BPM, Banca MPS, STMicroelectronics e Stellantis</strong>. I due istituti di credito restano al centro del <strong>risiko bancario italiano</strong>, mentre STMicroelectronics guida la sfida europea dei <strong>semiconduttori</strong> <strong>per l&#x27;intelligenza artificiale</strong> e Stellantis quella della <strong>rivoluzione dell’auto</strong>. Quattro gruppi strategici per il mercato italiano, sostenuti da piani industriali focalizzati su <strong>crescita, innovazione e redditività</strong>.</p><p><strong>Banco BPM</strong></p><p>Banco BPM chiude il primo trimestre del 2026 con un <strong>utile netto di 480 milioni di euro, in calo del 6,1%</strong> rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ma superiore del 7% alle attese del mercato. Il risultato viene considerato in linea con gli obiettivi del piano industriale e mostra una crescita del 15% rispetto all’ultimo trimestre del 2025.</p><p>Sui conti del gruppo guidato da Giuseppe Castagna hanno inciso anche le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, che hanno determinato <strong>un impatto negativo di circa 20 milioni di euro</strong> sul conto economico del trimestre.</p><p><strong>I proventi operativi sono saliti del 3,6% </strong>a 1,53 miliardi di euro grazie soprattutto alla forte crescita delle <strong>commissioni nette, aumentate del 19,2%</strong> a 708 milioni. Il margine di interesse ha invece registrato una flessione dell’8% a 751 milioni, risentendo della progressiva normalizzazione della politica monetaria dopo la lunga fase di rialzo dei tassi.</p><p>Gli oneri operativi sono cresciuti del 4,5% a 674 milioni, <strong>con il cost/income ratio attestato al 44,1%</strong>, livello leggermente superiore rispetto al primo trimestre 2025 ma migliore del dato registrato sull’intero esercizio scorso. Solida la posizione patrimoniale, con il <strong>Cet1 ratio al 13,59%</strong>.</p><p>A sostenere la redditività del gruppo continua a essere soprattutto il <strong>business commissionale</strong>, considerato strategico anche dopo l’acquisizione di Anima Holding, operazione con cui Banco BPM ha <strong>rafforzato la presenza nell’asset management e nella distribuzione di prodotti di risparmio gestito</strong>.</p><p>Durante la conference call con gli analisti l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle prospettive di consolidamento del settore bancario italiano. Castagna ha ribadito che Banco BPM si trova in una <strong>posizione favorevole per cogliere eventuali opportunità di aggregazione</strong>, sia in operazioni di dimensioni contenute sia in deal di più ampia portata.</p><p>L’amministratore delegato non ha indicato preferenze precise, ma <strong>il mercato continua a guardare con attenzione ai rapporti con Crédit Agricole e Banca MPS</strong>. Il gruppo francese è ormai il principale azionista di Banco BPM con una quota vicina al 23% e negli ultimi mesi ha rafforzato progressivamente la propria presenza nel capitale. In alcune dichiarazioni successive alla trimestrale, Castagna ha definito quella con <strong>Crédit Agricole “l’opzione più chiara”</strong>, pur sottolineando che non rappresenta l’unico scenario possibile.</p><p>Resta aperto anche il dossier MPS. <strong>Banco BPM possiede infatti il 3,7% della banca senese</strong>, partecipazione che il mercato continua a interpretare come una possibile base per future operazioni industriali. Sullo sfondo prende forma <strong>l’ipotesi di un terzo polo bancario italiano</strong> che potrebbe coinvolgere anche Mediobanca e rafforzare il peso degli operatori domestici nel sistema creditizio nazionale.</p><p><strong>Banca MPS</strong></p><p>Banca Monte dei Paschi di Siena punta a trasformarsi in uno dei protagonisti del nuovo risiko bancario italiano. Il <strong>nuovo Piano Industriale 2026-2030 </strong>traccia una strategia di crescita che punta su tecnologia, ricavi commissionali e consolidamento, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo nei prossimi anni.</p><p>Il piano, intitolato “<strong>Da radici profonde a nuove frontiere – Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario</strong>”, rappresenta la roadmap con cui la banca senese intende archiviare definitivamente la lunga fase di ristrutturazione successiva al salvataggio pubblico e tornare a giocare un ruolo centrale nel sistema finanziario italiano.</p><p>Uno degli elementi chiave della strategia riguarda il <strong>consolidamento con Mediobanca</strong>, operazione che nelle intenzioni del management potrebbe dare vita a un nuovo polo bancario nazionale con una <strong>forte presenza nel wealth management, nel corporate &amp; investment banking e nei servizi ad alto valore aggiunto</strong>. La banca stima <strong>sinergie complessive per circa 700 milioni di euro</strong>, grazie all’integrazione delle piattaforme operative e allo sviluppo di business complementari.</p><p>MPS sottolinea nel piano la forza dei marchi coinvolti, definiti “iconici” e riconosciuti dal mercato come sinonimo di affidabilità. Il modello operativo viene descritto come diversificato e resiliente, con un <strong>contributo crescente delle attività meno legate al margine di interesse</strong>.</p><p>Asset gathering, wealth management, corporate &amp; investment banking e private banking dovrebbero arrivare a generare <strong>circa il 44% dei ricavi complessivi del gruppo entro il 2030</strong>. La banca punta infatti a ridurre progressivamente la dipendenza dall’andamento dei tassi d’interesse, aumentando il peso delle commissioni e delle attività di consulenza finanziaria.</p><p>Sul fronte tecnologico il gruppo prevede <strong>oltre un miliardo di euro di investimenti IT nell’arco del piano</strong>. Le risorse saranno destinate allo sviluppo della piattaforma digitale, all’automazione dei processi e all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi bancari e nelle attività operative. Il management considera la trasformazione digitale un passaggio centrale per migliorare efficienza, qualità del servizio e capacità commerciale.</p><p>Gli obiettivi finanziari indicano un <strong>margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi di euro nel 2030</strong>, con un tasso medio annuo del 4,6%. Le commissioni sono attese in aumento con un CAGR del 5,6% tra il 2025 e il 2030. Il cost/income ratio dovrebbe scendere dal 46% previsto per il 2025 al 38% a fine piano, mentre <strong>l’utile netto adjusted è stimato a 3,7 miliardi nel 2030 dopo i 3,3 miliardi previsti nel 2028</strong>.</p><p>Anche la redditività è attesa in miglioramento, con un <strong>ROTE adjusted previsto al 18% nel 2030</strong>. La qualità dell’attivo continuerà a rafforzarsi con un net NPE ratio stimato all’1% entro fine piano.</p><p>La banca punta inoltre a mantenere una posizione patrimoniale solida lungo tutto l’orizzonte industriale, con un <strong>Cet1 ratio intorno al 16% e un buffer di capitale di circa 3 miliardi di euro</strong>, elemento che dovrebbe garantire flessibilità sia per eventuali operazioni straordinarie sia per la remunerazione degli azionisti. Il piano prevede infatti distribuzioni complessive fino a 16 miliardi di euro entro il 2030.</p><p>Nel private markets<strong> le masse gestite dovrebbero raddoppiare passando da circa 2,5 miliardi nel 2025 a 5 miliardi nel 2030</strong>. Per la divisione Corporate &amp; Investment Banking il gruppo prevede un margine di intermediazione vicino a 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 800 milioni entro fine piano, accompagnati da una crescita degli impieghi da 22 a 27 miliardi di euro.</p><p><strong>STMicroelectronics</strong></p><p>STMicroelectronics <strong>punta sull’intelligenza artificiale, sui data center e sulla transizione elettrica dell’automotive</strong> per rilanciare la crescita dopo un 2025 segnato dal rallentamento della domanda industriale e del settore auto. Il gruppo italo-francese dei semiconduttori sta portando avanti un piano di investimenti miliardario che punta a rafforzare la leadership europea nelle tecnologie strategiche, con particolare attenzione <strong>ai chip in carburo di silicio, ai sensori e alla fotonica per l’AI</strong>.</p><p>Nel primo trimestre del 2026 STMicroelectronics ha registrato <strong>ricavi per 3,1 miliardi di dollari, con segnali di ripresa in diversi segmenti chiave</strong> grazie alla crescita della domanda legata ai data center, alle infrastrutture AI e ai dispositivi elettronici avanzati. Il management guidato da Jean-Marc Chery ha indicato nell’intelligenza artificiale e nelle applicazioni cloud uno dei principali motori di sviluppo dei prossimi anni, <strong>con ricavi collegati ai data center attesi oltre i 500 milioni di dollari già nel 2026</strong>.</p><p>Uno dei pilastri della strategia resta il carburo di silicio (SiC), tecnologia fondamentale per le auto elettriche e per l’efficienza energetica. STM sta investendo sulla <strong>produzione di wafer da 200 millimetri e sulla nuova fabbrica di Catania</strong>, progetto sostenuto anche dal governo italiano con circa 2 miliardi di euro di incentivi pubblici nell’ambito del rafforzamento della filiera europea dei semiconduttori. L’impianto siciliano dovrebbe entrare progressivamente a regime a partire dal 2026 e rappresenta una delle più importanti iniziative industriali europee nel settore dei chip.</p><p>STM sta inoltre accelerando <strong>sull’automazione industriale e sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi</strong>. Il gruppo ha annunciato un ampio programma di riorganizzazione industriale e riduzione dei costi che prevede investimenti nelle tecnologie avanzate, nella manifattura su wafer da 300 millimetri e nella digitalizzazione degli impianti europei. Il piano include anche una <strong>riduzione dell’organico globale fino a 2.800 uscite volontarie entro il 2027</strong>.</p><p>Sul fronte strategico STM sta ampliando la presenza nei sensori e nei microcontrollori grazie all’acquisizione del business MEMS di NXP, operazione che rafforza soprattutto il posizionamento nell’automotive e nei sistemi avanzati di assistenza alla guida. Il gruppo lavora inoltre <strong>con Nvidia nello sviluppo di piattaforme dedicate alla robotica e ai sistemi di “physical AI”</strong>, segmento considerato tra quelli a più elevato potenziale di crescita nei prossimi anni.</p><p><strong>Stellantis</strong></p><p>Stellantis affronta una delle fasi più delicate dalla nascita del gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA. Il colosso automobilistico guidato da Antonio Filosa sta portando avanti una <strong>profonda revisione strategica</strong> dopo il rallentamento del mercato europeo dell’auto elettrica, la pressione competitiva dei produttori cinesi e il calo della domanda in diversi mercati chiave.</p><p>Nel primo trimestre del 2026 il gruppo ha registrato <strong>ricavi per 44,8 miliardi di dollari, con una crescita dei volumi sostenuta soprattutto dal Nord America</strong> e dal miglioramento delle consegne di alcuni marchi strategici. Il management ha parlato di primi segnali positivi legati alla riorganizzazione avviata nel corso del 2025, anno in cui Stellantis ha modificato profondamente la propria strategia industriale.</p><p>La svolta più significativa riguarda proprio l’elettrificazione. Dopo avere investito in modo aggressivo sulla transizione EV negli ultimi anni, Stellantis ha registrato svalutazioni e oneri straordinari per oltre 22 miliardi di euro legati soprattutto ai programmi elettrici considerati non più sostenibili ai volumi previsti. Il gruppo ha deciso quindi di adottare un approccio più flessibile, puntando su <strong>una gamma più ampia di motorizzazioni ibride e termiche evolute accanto ai veicoli elettrici</strong>.</p><p>Filosa ha definito la nuova strategia come un <strong>modello basato sulla “libertà di scelta” per i consumatori</strong>, in risposta a un mercato che in Europa e negli Stati Uniti sta rallentando la corsa verso l’elettrico puro. Una revisione che coinvolge diversi marchi del gruppo, da Fiat a Jeep fino a Ram e Peugeot, con particolare attenzione ai <strong>segmenti più redditizi e ai mercati dove la domanda EV resta debole</strong>.</p><p>In Italia il gruppo continua a essere al centro del dibattito industriale. Stellantis ha confermato investimenti miliardari sugli impianti italiani e sulle piattaforme per veicoli elettrificati, cercando allo stesso tempo di rassicurare governo e sindacati sulla tenuta occupazionale. Il piano industriale prevede <strong>nuovi modelli per Mirafiori, Melfi, Pomigliano e Atessa</strong>, con l’obiettivo di mantenere operative le fabbriche italiane almeno fino al 2032.</p><p>Il gruppo sta anche accelerando <strong>sulla digitalizzazione e sull’intelligenza artificiale</strong>. Nelle ultime settimane Stellantis ha annunciato una partnership strategica quinquennale con Microsoft per sviluppare <strong>oltre 100 progetti basati su AI, cybersecurity e cloud computing</strong>. L’obiettivo è migliorare produzione, servizi connessi, customer care e gestione dei dati industriali, riducendo al tempo stesso i costi operativi e la dipendenza dai data center tradizionali.</p><p>Un altro tassello centrale della strategia riguarda la <strong>collaborazione con il gruppo cinese Leapmotor,</strong> destinata a rafforzare la presenza di Stellantis nel segmento delle auto elettriche low cost. La partnership dovrebbe consentire al gruppo di accelerare l’ingresso di nuovi modelli elettrici in Europa facendo leva sulle tecnologie sviluppate dal costruttore cinese.</p><p>Le <strong>raccomandazioni degli analisti</strong> sui quattro titoli che formano il paniere del certificate si confermano <strong>complessivamente positive</strong>, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Il titolo<strong> Banca MPS </strong>è monitorato da 18 analisti: sono <strong>4 le raccomandazioni di acquisto</strong> (buy), 10 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e 4 consigliano di vendere (sell).<strong> Il target price medio è pari a 23,67 euro</strong>, che implica un potenziale rendimento del 7% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.</p><p>Più positivo il sentiment su <strong>Banca MPS</strong>. Tra i 14 analisti che monitorano il titolo, <strong>10 consigliano buy,</strong> 4 suggeriscono hold e nessuno sell. <strong>Il prezzo obiettivo medio è di 10,33 euro</strong>, che implica un upside potenziale dell’11% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.</p><p>Situazione simile per <strong>STMicroelectronics</strong>: su 24 analisi che seguono il titolo, <strong>15 consigliano buy</strong>, 7 suggeriscono hold e 2 sell.<strong> Il target price medio è di 46,88 euro, </strong>leggermente sotto al valore attuale del titolo a Piazza Affari.</p><p>Infine, view più neutrale per <strong>Stellantis</strong>. Dei 36 analisti che monitorano il titolo, <strong>13 consigliano buy,</strong> 18 suggeriscono hold e 5 dicono sell. <strong>Il prezzo obiettivo medio è di 7,80 euro, </strong>che implica un potenziale rendimento del 22% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.</p><p>La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l&#x27;acquisto di questo certificate con <strong>Isin IT0006775610</strong>.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Certificati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/a79614907da8c83d1308aae0d7f20b2304f04dc6-6000x2553.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street ai massimi ma i Treasury preoccupano, perché il mercato teme nuovi rialzi dalla Fed]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-ai-massimi-ma-i-treasury-preoccupano-perche-il-mercato-teme-nuovi-rialzi-dalla-fed/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-ai-massimi-ma-i-treasury-preoccupano-perche-il-mercato-teme-nuovi-rialzi-dalla-fed</link>
            <guid>3ed384bc-faca-490d-8772-26a3cc67bb08</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 14:00:56 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Wall Street continua ad aggiornare i massimi storici sostenuta dalla forza degli utili e dal boom dell’intelligenza artificiale, ma il mercato obbligazionario manda segnali sempre più difficili da ignorare. Con i Treasury trentennali sopra il 5% e le probabilità di nuovi rialzi Fed in aumento, gli investitori si trovano davanti a un equilibrio sempre più fragile tra crescita, inflazione e costo del capitale.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ottimista o pessimista. È il vecchio dilemma del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma sui mercati il problema è ancora più sottile. Perché i<strong>l mercato non fotografa il presente, anticipa il futuro</strong>. E spesso lo fa molto prima che quel futuro diventi evidente nell’economia reale. </p><p>A dirlo è <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong>, secondo cui da una parte Wall Street continua a registrare nuovi massimi. Dall’altra, il mercato obbligazionario continua a lanciare segnali sempre più difficili da ignorare.</p><p><strong>L&#x27;S&amp;P 500 ha chiuso la settimana in rialzo per la settima volta consecutiva</strong>, la striscia più lunga da dicembre 2023. Bicchiere mezzo pieno. Ma basta restringere l’orizzonte a una sola seduta per vedere un’immagine completamente diversa. Venerdì l’S&amp;P ha perso l’1,2% a 7.408 punti, il Nasdaq l’1,5%, il Dow oltre 530 punti. Le small cap sono state travolte, con il Russell 2000 in calo del 2,4%, mentre <strong>Nvidia, dopo sette sedute consecutive positive, ha chiuso in ribasso del 4,4%</strong>. Bicchiere mezzo vuoto. Semplice inciampo o inizio di qualcosa di più profondo? Oggi Wall Street ha aperto poco sopra la parità. </p><p>Eppure, spiega Debach, basta allontanare nuovamente lo sguardo di qualche giorno per vedere un quadro completamente diverso. <strong>L’S&amp;P 500 resta sopra l’8% da inizio anno</strong>. Dal minimo del 30 marzo il recupero supera il 17%. E soprattutto, dall’inizio del conflitto del 28 febbraio, l’indice americano ha registrato 14 nuovi massimi storici sui 18 complessivi dell’anno.</p><p>Ed è qui che il mercato inizia a diventare interessante per Debach. Perché il sell-off di venerdì non è arrivato in un contesto di utili deboli o pubblicazioni macro deludenti. È arrivato mentre gli utili continuano a sorprendere al rialzo e mentre gli investitori stanno progressivamente accettando un’idea che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile: <strong>forse la Fed non taglierà affatto, anzi le probabilità di rialzo dei tassi sono in aumento</strong>.</p><p>Il meeting Usa-Cina ha certamente rappresentato perfettamente questo equilibrio fragile. Nessuna escalation commerciale, nessun nuovo rialzo dei dazi, nessuna rottura diplomatica. Bicchiere mezzo pieno. Ma allo stesso tempo <strong>nessuna vera apertura sul fronte AI e semiconduttori</strong>. Nvidia era stata comprata anche nella speranza di segnali più costruttivi. Quei segnali non sono arrivati. E quando il mercato sconta qualcosa che poi non si materializza, sottolinea Debach, la reazione tende a essere violenta.</p><p>Ma il vero problema oggi non è forse Pechino. È il mercato obbligazionario per Debach. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><strong>Il Treasury trentennale americano ha superato il 5%, arrivando al 5,15%. Dai minimi di fine febbraio il rendimento è salito di circa 53 punti base, passando dal 4,6% al 5,1%. Non è un movimento tecnico. È il ritorno di temi che il mercato sperava di essersi lasciato alle spalle: inflazione, debito e costo del capitale.</strong> </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>A inizio anno il mercato scontava diversi tagli dei tassi entro dicembre 2026. Oggi le probabilità di un taglio sono quasi azzerate. <strong>La probabilità di tassi invariati, che aveva sfiorato il 90%, è scesa sotto il 50%</strong>, mentre iniziano a emergere probabilità implicite persino di rialzi aggiuntivi (circa il 40% per un rialzo e il 10% per due rialzi). Resta tuttavia da capire, evidenzia Debach, come evolverà il quadro alla luce delle <strong>pressioni politiche e delle elezioni di midterm</strong>, che renderanno la posizione di Warsh tutt’altro che semplice. In teoria, spiega Debach, <strong>rendimenti così elevati dovrebbero comprimere le valutazioni azionarie</strong>. Eppure, Wall Street continua a salire. Perché?</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>La risposta è da ricercare negli utili. Ma è anche da qui che il quadro diventa molto più complicato di quanto sembri. La stagione delle trimestrali del primo trimestre 2026 è stata eccezionalmente forte. Con il 91% delle società dello S&amp;P 500 che ha già riportato i risultati, si legge nel commento di eToro, <strong>l’84% ha battuto le attese sugli utili e l’80% quelle sui ricavi. La crescita aggregata degli utili è al 27,7% anno su anno</strong>, il livello più alto dal quarto trimestre 2021. A fine marzo il consenso stimava appena il 13%. I ricavi crescono dell’11,4%, massimo dal 2022. <strong>Il margine netto dello S&amp;P 500 è salito al 14,7%</strong>, record storico da quando FactSet monitora il dato nel 2009.</p><p>Il motore resta la tecnologia per Debach. <strong>L’Information Technology registra una crescita degli utili del 51%</strong>, con ricavi in aumento del 29,2%. <strong>Nvidia e Micron </strong>spiegano una parte enorme dell’espansione del comparto. <strong>Communication Services</strong> cresce del 48,9%, ma <strong>Alphabet e Meta</strong> da sole ne rappresentano la quota dominante.</p><p>Mentre la crescita degli utili resta fortissima, osserva Debach, <strong>la breadth del mercato continua a restringersi</strong>. Sempre più performance viene spiegata da un gruppo ristretto di aziende capaci di generare crescita strutturale reale, soprattutto nell’AI. Non stiamo assistendo a un entusiasmo indiscriminato sull’economia americana. Stiamo assistendo a una scarsità di crescita percepita. In un mondo con crescita nominale più debole, debito più alto e costo del capitale in aumento, <strong>il mercato continua a premiare in modo quasi monopolistico le poche aziende considerate ancora capaci di espandere margini e produttività</strong>, ma soprattutto di cavalcare la nuova onda AI.</p><p>Ecco perché, secondo Debach, il mercato può sembrare contemporaneamente caro e meno caro. <strong>L&#x27;S&amp;P 500 continua ad aggiornare massimi storici, ma le valutazioni restano ancora lontane dagli eccessi</strong>.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><strong>Il forward P/E dell’indice si mantiene a 21,1 volte</strong>, si legge nel commento di eToro, al di sotto della media degli ultimi 3 anni. Un multiplo che cioè fatica ad espandersi con la stessa velocità dei prezzi. Il motivo? Gli utili, spiega Debach, continuano a crescere più rapidamente di quanto il mercato stesso si aspettasse. Quando il denominatore, gli utili, cresce più rapidamente del numeratore, i prezzi, il multiplo (P/E) smette di espandersi nonostante prezzi più alti.</p><p>Anche il fronte geopolitico conferma questa lettura. Durante questa earning season il termine “Middle East” è stato citato in 211 conference call dello S&amp;P 500, record assoluto degli ultimi dieci anni. Eppure, rimarca Debach,<strong> l’88% delle aziende che ha citato il conflitto e fornito guidance annuale ha mantenuto o migliorato le stime sugli utili</strong>.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Con un forward P/E intorno a 21,1 volte e i rendimenti del Treasury trentennale stabilmente sopra il 5%, <strong>il premio per il rischio azionario rispetto alle obbligazioni resta elevato</strong>. Questo, conclude Debach, non implica necessariamente un crollo imminente. Significa però che <strong>il margine di errore si è ristretto</strong>: il mercato sta scommettendo con convinzione su una crescita degli utili concentrata e duratura, in un ambiente macro che continua a lanciare segnali di cautela.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/5db6ed3603a8aaf03e052ed60d6b89de1cfd6cd4-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[UniCredit, Commerzbank respinge ufficialmente l’Ops: “Premio insufficiente e piano non credibile”]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-unicredit-commerzbank-respinge-ufficialmente-l-ops-premio-insufficiente-e-piano-non-credibile/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-unicredit-commerzbank-respinge-ufficialmente-l-ops-premio-insufficiente-e-piano-non-credibile</link>
            <guid>93f63aa0-5bfc-4047-a94e-e8a1ca8c4ac5</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 13:00:06 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il board raccomanda agli azionisti di non aderire allo scambio azionario e punta sulla strategia “Momentum 2030” per creare più valore in autonomia.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza di <strong>Commerzbank AG</strong> hanno pubblicato la dichiarazione motivata sull’offerta pubblica volontaria di scambio lanciata da <strong>UniCredit</strong>, giungendo a una conclusione netta: la proposta non offre un premio adeguato agli azionisti e non presenta un piano strategico coerente e credibile per una combinazione tra le due banche. Entrambi gli organi raccomandano quindi agli azionisti di non aderire all’offerta.</p><p>A Piazza Affari, intanto, le azioni UniCredit guadagnano lo 0,90% quando mancano due ore circa alla fine degli scambi, salendo a 71,91 euro.</p><p>Dopo un’analisi approfondita del documento d’offerta del 5 maggio 2026, i vertici della banca tedesca hanno valutato l’adeguatezza del corrispettivo considerando diversi fattori: andamento storico del titolo, prezzo minimo legale, target degli analisti, premi tipici nelle operazioni di takeover e multipli di valutazione delle banche europee, oltre al potenziale di crescita legato al piano industriale.</p><p>La conclusione è “inequivocabile”: il valore implicito dell’offerta rappresenta uno <strong>sconto significativo rispetto al potenziale di creazione di valore di lungo periodo e anche rispetto alle attuali metriche di mercato</strong>. </p><p>Dall’annuncio dell’operazione, il titolo Commerzbank ha chiuso ogni seduta sopra il valore implicito dell’offerta: il 15 maggio 2026 quest’ultimo era pari a 34,56 euro contro una chiusura di 36,48 euro. Gli analisti indipendenti indicano inoltre un prezzo obiettivo mediano di circa 41,50 euro.</p><p>Secondo il board, l’offerta si basa esclusivamente sul prezzo minimo previsto dalla normativa e appare quindi come un tentativo opportunistico di acquisire il controllo senza riconoscere un adeguato premio agli azionisti.</p><p>La CEO <strong>Bettina Orlopp</strong> ha dichiarato che l’operazione “non offre un premio adeguato” e che quella presentata come una combinazione sarebbe in realtà “una proposta di ristrutturazione con un impatto massiccio sul modello di business”.</p><p>I vertici di Commerzbank criticano anche la <strong>credibilità delle sinergie prospettate</strong>. Secondo la banca tedesca, UniCredit sottostima:</p><p>•	perdite di ricavi derivanti da sovrapposizioni;</p><p></p><p>•	costi e tempi di integrazione IT;</p><p></p><p>•	costi di ristrutturazione e riduzione del personale.</p><p>Le sinergie, sottolinea il comunicato, sono descritte dalla stessa UniCredit come “speculative” e non convincenti. Inoltre, la riduzione della rete internazionale di Commerzbank rischierebbe di indebolire il supporto alle imprese esportatrici tedesche, con possibili effetti negativi su relazioni con i clienti, posizionamento di mercato e ricavi.</p><p>Il presidente del consiglio di sorveglianza <strong>Jens Weidmann</strong> ha evidenziato che l’offerta comporta rischi significativi anche per dipendenti e clientela, aggiungendo che gli azionisti che aderissero diventerebbero azionisti UniCredit assumendosi tali rischi.<br/></p><p>Un altro punto critico riguarda la struttura dell’offerta, basata su uno scambio di azioni. A differenza di un’offerta in contanti, il <strong>valore finale dipenderà dall’andamento del titolo UniCredit </strong>fino al regolamento, previsto non prima del 2027 e al più tardi il 2 luglio 2027.</p><p>Secondo Commerzbank, gli azionisti sono quindi chiamati a sopportare <strong>rischi rilevanti con esito incerto</strong>, senza garanzie sul raggiungimento delle soglie di controllo o sulla realizzazione delle sinergie promesse.</p><p><br/></p><p>La banca tedesca ribadisce invece la <strong>fiducia nella propria strategia </strong>autonoma ‘Momentum 2030’, sostenendo che offra un percorso di crescita chiaro e con rischi di esecuzione limitati.</p><p>Gli obiettivi al 2030 includono:</p><p>· ricavi a 16,8 miliardi di euro;</p><p>· utile netto a 5,9 miliardi;</p><p>· cost/income ratio al 43% (41% senza contributi obbligatori);</p><p>· ritorno sul capitale tangibile al 21%.</p><p>Il piano prevede inoltre una forte remunerazione degli azionisti: entro il 2030 la banca punta a restituire circa metà dell’attuale capitalizzazione tramite dividendi e buyback, con payout del 100% fino al raggiungimento di un CET1 del 13,5%. Per il 2025 è stato proposto un dividendo record di 1,10 euro per azione.</p><p><br/></p><p>Pur respingendo l’offerta, Commerzbank sottolinea di <strong>restare aperta al dialogo</strong> qualora UniCredit fosse disposta a presentare una proposta con un premio più attrattivo e un piano che valorizzi i punti di forza del modello di business della banca tedesca.</p><p>Nel frattempo, il messaggio agli azionisti è chiaro: secondo i vertici, restare investiti nella banca e sostenere la strategia autonoma rappresenta l’opzione con il maggiore potenziale di creazione di valore nel lungo periodo.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/a6b865a02e4e736aef5de0bb850d4c538a17e9a8-800x399.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Salgono i rendimenti dei bond, Wall Street sotto la parità]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/salgono-i-rendimenti-dei-bond-wall-street-sotto-la-parita/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=salgono-i-rendimenti-dei-bond-wall-street-sotto-la-parita</link>
            <guid>e968a1c1-f6ae-4e62-9c36-0e665c717ba2</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 12:15:51 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’aumento dei prezzi del petrolio spinge in alto i titoli di Stato USA, indebolendo anche l’azionario statunitense, dopo la delusione del vertice tra Stati Uniti e Cina della scorsa settimana e i nuovi venti di guerra in Medio Oriente.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Wall Street</strong> leggermente sotto la parità con l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato USA e dei prezzi del petrolio in questo inizio di una settimana che si preannuncia pieno di market mover.</p><p>I future sul <strong>Dow Jones</strong> cedono lo 0,30% quando manca circa un’ora all’avvio delle contrattazioni, seguiti in rosso dai contratti sullo <strong>S&amp;P500</strong> (-0,20%) e da quelli sul <strong>Nasdaq</strong> (-0,10%).</p><p>Il dollaro cede nei confronti dell’euro e la coppia <strong>EUR/USD</strong> sale a 1,1645, mentre il <strong>Bitcoin</strong> cede l’1% e scende a 77.300 dollari.</p><p><strong>Oro</strong> poco mosso: prezzo spot e future con scadenza a giugno scambiati a 4.550 dollari l’oncia.</p><p><br/></p><p>I <strong>verbali dell&#x27;ultima riunione di politica monetaria della banca centrale</strong>, la cui pubblicazione è prevista per mercoledì, dovrebbe fornire indicazioni sull&#x27;entità delle pressioni esercitate all&#x27;interno del comitato per passare a una posizione neutrale e abbandonare l&#x27;orientamento accomodante. </p><p>La settimana proseguirà con la trimestrale di <strong>Nvidia</strong>, la società più preziosa al mondo, in agenda per <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-l-attesa-per-i-conti-sta-per-finire-le-attese-degli-analisti">mercoledì dopo la chiusura di Wall Street</a>, mentre si avvicina alla conclusione una stagione di utili del primo trimestre molto positiva.</p><p>Anche <strong>Walmart</strong>, il maggior rivenditore al dettaglio del mondo, pubblicherà i propri risultati questa settimana, in particolare giovedì. I suoi dati potrebbero offrire un quadro più chiaro di come i consumatori statunitensi stiano affrontando l&#x27;aumento dei prezzi dell&#x27;energia e le pressioni inflazionistiche più ampie.</p><p>Il rendimento dei <strong>titoli del Tesoro a 10 anni</strong>, che si muove in modo inverso ai prezzi, sale fino al 4,631% nelle prime ore della giornata, il suo livello più alto dal febbraio 2025, prima di scendere leggermente al 4,597%.</p><p>La corsa alle vendite sul mercato obbligazionario è alimentata da un&#x27;impennata dei prezzi del <strong>petrolio</strong>, poiché gli investitori temono che i costi di indebitamento possano rimanere elevati a causa delle pressioni inflazionistiche. I future sul <strong>Brent</strong>, infatti, salivano fino a 111,99 dollari al barile dopo che gli sforzi per porre fine alla guerra con l&#x27;Iran sembrano essersi arenati in seguito a un attacco con droni contro una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti.</p><p>La scorsa settimana, i dati sull&#x27;inflazione statunitensi, superiori alle attese, hanno riacceso i timori inflazionistici sui mercati, spingendo gli operatori ad aumentare le proprie scommesse su un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve per contrastare l&#x27;aumento dei prezzi.</p><p>Le quotazioni del mercato swap suggeriscono che gli investitori attribuiscono ora una probabilità del 75% a un aumento di un quarto di punto entro la fine del 2026. Secondo lo strumento <strong>FedWatch di CME Group</strong>, gli operatori stanno ora scontando una probabilità superiore al 40% che la Federal Reserve statunitense aumenti i tassi di interesse a gennaio.</p><p><strong>Mitul Kotecha</strong>, macro stratega di Barclays, ha affermato che l&#x27;ansia per i prezzi del petrolio è stata amplificata dal fatto che il vertice della scorsa settimana tra il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> e il suo omologo cinese <strong>Xi Jinping</strong> non ha segnalato alcun progresso nella riapertura dello Stretto di Hormuz. &quot;Il vertice Trump-Xi non ha mostrato alcun progresso sullo Stretto di Hormuz, il che avrebbe alleviato in parte la pressione sui prezzi del petrolio&quot;, ha dichiarato, aggiungendo che &quot;Si teme che potremmo trovarci a un punto di svolta per i mercati energetici&quot;.</p><p>&quot;Le preoccupazioni per l&#x27;inflazione e il deficit pesano sul mercato obbligazionario&quot;, secondo <strong>Mohit Kumar</strong>, capo economista europeo di Jefferies. &quot;Stati Uniti e Iran sembrano ancora lontani da un accordo&quot;, ha aggiunto, mentre &quot;è probabile che gli alti prezzi del petrolio spingano i vari governi ad adottare misure di sostegno che aumenterebbero la pressione fiscale&quot;.</p><p>&quot;La preoccupazione degli investitori è che i rendimenti più elevati non rimangano confinati ai mercati obbligazionari. Possono pesare sulle valutazioni azionarie, in particolare nei settori della crescita e della tecnologia, aumentando al contempo la pressione sui governi che hanno un elevato indebitamento&quot;, spiega<strong> Lale Akoner</strong>, stratega di mercato globale presso eToro.</p><p>&quot;L&#x27;assenza di un catalizzatore rialzista a breve termine può continuare a esercitare pressione sulle obbligazioni, con ripercussioni a catena sui mercati azionari, attualmente in fase di euforia&quot;, prevede <strong>Laura Cooper</strong>, stratega globale degli investimenti e responsabile macroeconomica di Nuveen, ed &quot;È probabile che siano necessari segnali di distensione per placare i mercati nervosi&quot;.</p><p><strong>Merck</strong> (-0,10%): il suo farmaco sperimentale sacituzumab tirumotecan ha raggiunto gli obiettivi principali di una sperimentazione in fase avanzata su pazienti affette da cancro dell&#x27;endometrio.</p><p><strong>Baidu</strong> (+3%): ricavi nel primo trimestre di 32,1 miliardi di yuan (4,72 miliardi di dollari), oltre la stima media degli analisti di 31,35 miliardi di yuan (dati LSEG).</p><p><strong>Delta Air Lines</strong> (+2%), <strong>Macy’s</strong> (+5%), <strong>UnitedHealth</strong> (-3%): Berkshire ha reso note alcune modifiche al proprio portafoglio.</p><p><strong>Sartorius</strong> (+2%): il Wall Street Journal riporta che l&#x27;investitore attivista Elliott Investment Management ha acquisito una partecipazione nel fornitore di apparecchiature biofarmaceutiche.</p><p><strong>Regeneron</strong> (-11%): la sua combinazione di farmaci sperimentali non mostra un miglioramento statisticamente significativo nella sopravvivenza senza progressione di un tipo di tumore della pelle in uno studio in fase avanzata rispetto al Keytruda di Merck.</p><p><strong>Bio-Rad laboratories</strong> (+7%): il Wall Street Journal riporta che l&#x27;investitore attivista Elliott Investment Management ha acquisito una quota consistente nell&#x27;azienda.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Terna 2026: Acconto, saldo e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-terna-acconto-saldo-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-terna-acconto-saldo-e-date-stacco</link>
            <guid>a58a8fb4-6fe9-44da-bff5-4e9641b255bd</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 12:15:21 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Terna staccherà un saldo dividendo pari a 0,2770 euro per azione, già approvato dall&#x27;Assemblea, in data 22 giugno 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell&#x27;approvazione del bilancio di esercizio al 31 dicembre 2025, l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Terna ha approvato un <strong>saldo sul dividendo di 0,2770</strong> <strong>euro per azione </strong>(relativo all&#x27;esercizio 2025).</p><p>Considerando l&#x27;acconto di 0,1192 euro per azione staccato a novembre 2025, il <strong>dividendo complessivo</strong> ammonta a <strong>0,3962 euro</strong> per l’esercizio 2025, in linea con la dividend policy di Terna.</p><p>Il saldo dividendo ha già ottenuto l&#x27;ok dell&#x27;Assemblea, riunitasi il 12 maggio 2026,<a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-terna-calendario-finanziario"> come da calendario finanziario</a>.</p><p><strong>Quando stacca il dividendo Terna?</strong> Il saldo dividendo Terna verrà staccato <strong>lunedì 22 giugno 2026</strong>. Per avere diritto al dividendo, gli azionisti devono mantenere le azioni Terna in portafoglio fino al giorno dello stacco, il 22 giugno 2026. La data di stacco, o ex-date, è il momento in cui Terna riconosce ufficialmente il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando comprare le Azioni Terna per ricevere il dividendo?</strong> Per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>acquistare le azioni Terna entro venerdì 19</strong> <strong>giugno</strong>, il giorno precedente la data di stacco. L&#x27;acquisto delle azioni il giorno dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Terna?</strong> Il dividendo Terna verrà messo in pagamento da mercoledì <strong>24 giugno 2026</strong>. Questa data segna il momento in cui gli investitori riceveranno i proventi.</p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p><p>Quanto ha remunerato Terna i suoi azionisti nel corso degli anni? Ecco l&#x27;entità dei dividendi Terna distribuiti dal 2004 ad oggi.</p><p><strong>Dividend Yield </strong><em>(Fonte Terna) </em></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><em></em></p><p><strong>Dividendi distribuiti agli azionisti Terna dal 2004 </strong><em>(Fonte Terna)&nbsp; </em></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/297856f2f1e2999c3db81abb804ccd11dd1b8057-1000x562.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Rendimento fino al 19,4% annuo per il certificate sui bancari europei]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/rendimento-fino-al-19-47-annuo-per-il-certificate-sui-colossi-bancari-europei/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=rendimento-fino-al-19-47-annuo-per-il-certificate-sui-colossi-bancari-europei</link>
            <guid>f777ccdb-81a9-458d-9561-5087aa15107f</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 12:00:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p><strong>Prezzo sulla parità e rendimento elevato.&nbsp; </strong>Il Certificate firmato <strong>Vontobel con Isin</strong> <strong>DE000VH9W5W3 </strong>si compra intorno a <strong>1.000 euro </strong>ed è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: <strong>Banco BPM, Banca MPS, Commerzbank e Société Générale</strong>. </p><p>Il certificate offre un <strong>rendimento potenziale annuo del 19,4% </strong>lordo (calcolato sull&#x27;attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un <strong>flusso di premi mensili con memoria pari a 15,83 euro</strong>. </p><p><strong>Alla prossima data di valutazione del 28 maggio la barriera cedolare sarà posizionata al 95%</strong> del livello iniziale dei sottostanti. Nelle date successive continuerà a scendere, dell&#x27;1% al mese, <strong>fino al 55%</strong> con un gradino finale più ampio. </p><p>Il punto di forza del certificate è proprio quello di <strong>associare l’effetto memoria sulle cedole a una barriera cedolare discendente nel tempo</strong>. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole, quella più bassa e profonda pari al 55%, e allo stesso tempo alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.</p><p><strong>Il rimborso anticipato è un altro vantaggio del certificate.</strong> Con i sottostanti almeno pari al livello iniziale, l’autocall potrebbe già verificarsi alla prima finestra disponibile del prossimo 28 agosto, <strong>tra</strong> <strong>poco più di tre mesi </strong>(3,33 mesi). L’investitore riceverebbe così 4 cedole (94,98 euro in totale), per un <strong>rendimento del 6,3%, pari al 22,8% annualizzato</strong>.</p><p>Acquistando il certificate oggi, <strong>la somma di tutti i premi offre un rendimento potenziale del 49% a scadenza </strong>(27 novembre 2028), un ritorno difficile da trovare sul mercato per un certificate dotato di una barriera così profonda (la barriera a protezione del capitale è posta al 55%).</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rendimento elevato, barriere finali profonde e quattro grandi istituti di credito europei.</strong> I punti di forza di questo certificate con <strong>Isin DE000VH9W5W3 </strong>di <strong>Vontobel </strong>sono dati da una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo grazie al rapido calo della barriera cedolare. In questo modo aumenta la probabilità che il prodotto stacchi <strong>tutti i premi mensili con memoria di 15,83 euro</strong>, condizionati da una barriera discendente nel tempo, per un <strong>rendimento annuo che potrebbe raggiungere il 19,4% lordo</strong>.</p><p>Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti. Per poter offrire un rendimento così alto, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: <strong>una barriera cedolare che parte da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente al 55% con un gradino finale più ampio</strong>. Il punto di forza del certificate è proprio quello di una <strong>barriera cedolare molto bassa a scadenza associata all’effetto memoria sulle cedole</strong>: in questo modo l’investitore può incassare alla data di valutazione finale <strong>tutte</strong> <strong>le cedole</strong> come se la barriera fosse sempre stata al 55%.</p><p>Lanciato sul mercato il 28 novembre scorso a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate oggi si compra intorno a 1.000 euro con<strong> tre sottostanti su quattro oltre il livello iniziale</strong>: Société Générale +10,8%, Commerzbank +5,9% e Banco BPM +5,5%, mentre Banca MPS (worst-of) cede il -1,5% dal valore iniziale penalizzato in parte per lo stacco del dividendo di 0,86 euro avvenuto oggi 18 maggio.</p><p>A condizione che la barriera dei premi venga rispettata alla scadenza, l’investitore potrà ottenere 31 cedole mensili (in totale 490,73 euro di premi, 49%), per un <strong>potenziale rendimento annuo del 19,4% </strong>(tenendo conto dell’acquisto a 1.000 euro oggi e anche della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).</p><p>Il conto è questo: <strong>490,73 euro di premi</strong> (15,83 euro per 31 cedole mensili totali) diviso il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 1.000 euro e arriviamo a un <strong>rendimento da qui alla scadenza</strong> (27 novembre 2028)<strong> del 49%</strong>. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all&#x27;anno, quanto rende il certificate e <strong>confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia</strong>: dividiamo 49% per 2,53 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno del 19,4% lordo annualizzato.</p><p>Dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile:<strong> il meccanismo di autocall scatterà dal 28 agosto 2026</strong>, quando il certificate potrà essere liquidato a 1.000 euro con<strong> la quotazione di tutti i sottostanti almeno pari al livello iniziale</strong>. A quel punto l’investitore riceverebbe anche quattro cedole da 15,83 euro (i primi cinque premi sono già stati staccati), portando l&#x27;incasso complessivo a 1.063,32 euro. Il rendimento al momento dell&#x27;autocall, acquistando il certificate oggi a 1.000 euro sarebbe del 6,6% (63,32 euro di premi su 1.000 euro di acquisto), per un <strong>ritorno annualizzato che balzerebbe così al 22,8%</strong> considerando il breve orizzonte temporale di 3,33 mesi (periodo da oggi al 28 agosto 2026).</p><p>Anche le <strong>barriere del rimborso anticipato sono decrescenti</strong>, dell&#x27;1% al mese, dal 100% del livello iniziale alla prima data di valutazione, <strong>fino al 74%</strong> all&#x27;ultima data del 30 ottobre 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione mensile a partire dal 28 agosto in poi. <strong>Con un autocall fino al 74% </strong>l&#x27;investitore potrebbe vedersi il certificate <strong>rimborsato a 1.000 euro </strong>di nominale dopo aver <strong>incassato diversi premi </strong>a seconda del tempo maturato e questo<strong> nonostante cali fino al 26% dei sottostanti dal livello iniziale.</strong></p><p>Il capitale a scadenza (27 novembre 2028) è <strong>protetto da una barriera al 55%</strong> del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato con <strong>Isin DE000VH9W5W3</strong>. Ogni mese l’investitore può incassare un <strong>premio con memoria dell’1,583%</strong> del nominale (1.000 euro), pari a 189,96 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, <strong>parte dal 100% del valore iniziale e si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 55%</strong> (lo scalino all’ultima data di valutazione del 27 novembre 2028 è maggiore e pari a 11 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento dei premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore non superi il rispettivo livello barriera.</p><p>Un ruolo importante lo ricopre <strong>l’effetto memoria</strong>: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, <strong>i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme </strong>compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.</p><p>L&#x27;obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 55% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 31 premi previsti (le prime cinque cedole sono già state pagate), <strong>nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 45%</strong> dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 27 novembre 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 1.000 euro, avrà portato a casa un <strong>flusso di cedole pari a 490,73 euro</strong>, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,53 anni) del 49% (19,4% annualizzato).</p><p>Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una <strong>barriera più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali</strong>. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera così profonda.</p><p>Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono <strong>compensare le eventuali minusvalenze</strong> presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.</p><p>L’obiettivo del certificate è quello di arrivare a scadenza, offrendo una <strong>barriera cedolare molto bassa</strong> e <strong>distribuire tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria con un rendimento davvero elevato</strong>. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (27 novembre 2028), è profonda e fissata al 55%, <strong>proteggendo il capitale investito da discese fino a -45%</strong> dal valore iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno <strong>due gli scenari possibili</strong>:</p><ol><li><strong>Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera</strong> il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 554,05 euro di premi. L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 1.000 euro, <strong>il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 49%</strong> (19,4% annualizzato).</li><li><strong>Se invece alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 55% dal valore iniziale</strong>, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli. A questo valore dobbiamo aggiungere le eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l&#x27;ammontare dei premi distribuito.</li></ol><p>Attualmente, i sottostanti si trovano ben <strong>distanti dalla barriera sul capitale</strong>: Société Générale dista il 50,3%, Banca MPS il 44,2%, Commerzbank il 48,1% e Banco BPM il 47,8%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.</p><p>Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 1.000 euro, per un ritorno annualizzato del 19,4%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma <strong>con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale</strong>. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 25,9% e quello finale al 65,6% nei 2,53 anni di vita rimanenti del prodotto.</p><p><strong>È arrivato il momento di tornare sulle banche europee</strong>. A dirlo è Citi, che evidenzia una combinazione di fattori favorevoli che continuano a sostenere il settore. Tra questi spicca <strong>la dinamica degli utili</strong>, con le banche che rappresentano uno dei pochi segmenti ancora caratterizzati da <strong>revisioni al rialzo dell’Eps, pari a +3% da inizio anno</strong>, grazie soprattutto a outlook sui ricavi 2026 superiori alle attese e, in alcuni casi, anche a indicazioni più positive sul fronte dei costi.</p><p>Un ulteriore elemento di supporto citato da Citi arriva dalla curva forward dei tassi che, dopo la guerra in Iran, incorpora <strong>due rialzi del costo del denaro da parte della Bce</strong> nel corso dell’anno, un fattore che tende a sostenere la redditività del settore bancario.</p><p>Il settore bancario è visto in miglioramento anche grazie <strong>all’adozione dell’intelligenza artificiale</strong>, che nei prossimi tre anni dovrebbe favorire progressi in termini di produttività e contenimento dei costi. Citi stima per il settore una crescita dei costi contenuta tra l’1% e il 2% su base annua.</p><p>Gli istituti stanno generando livelli significativi di capitale in eccesso, che possono essere destinati a buyback, espansione del credito o operazioni di acquisizione. Citi prevede che una crescita più sostenuta dei volumi di credito e margini di interesse più elevati possano tradursi in un <strong>incremento dei ricavi intorno al 5% nel 2026</strong>. Le banche mostrano anche una maggiore propensione a utilizzare il capitale in operazioni di M&amp;A, una tendenza destinata a proseguire secondo Citi, che individua una logica industriale e finanziaria in operazioni come <strong>Santander-Webster e NatWest-Evelyn</strong>, oltre a un possibile deal tra <strong>UniCredit e Commerzbank</strong>, pur in presenza di ostacoli ancora rilevanti per quest’ultima operazione. Anche Banca MPS, Banco BPM e Société Générale sarebbero pronte a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente.</p><p><strong>Banca MPS</strong></p><p><strong>Da radici profonde a nuove frontiere - Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario</strong>. È questo il titolo del <strong>Piano Industriale 2026-2030</strong> approvato il 27 febbraio scorso dal consiglio di amministrazione di Banca MPS. Tra gli elementi “chiave del piano”, MPS sottolinea come i due brand coinvolti siano “iconici”, ampiamente riconosciuti e sinonimo di fiducia. Il modello di business “diversificato”, completo e resiliente, vede un ruolo chiaro e definito per ciascuna attività nella creazione di valore e rafforzamento della capacità di servizio per i clienti.</p><p>La forte complementarità dei business presente un&#x27;offerta di prodotti distintiva, in cui <strong>asset gathering &amp; wealth management, corporate &amp; investment banking e private banking contribuiscono per circa il 44% dei ricavi complessivi</strong>. Inoltre, si sottolinea il franchise commerciale, solido e radicato, capace di generare una crescita sostenibile e profittevole, a cui si aggiunge oltre 1 miliardo di investimenti IT in arco piano per il pieno sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall&#x27;intelligenza artificiale. Infine, la banca evidenzia una scala significativa e una posizione patrimoniale best-in-class per cogliere opportunità ad alto valore aggiunto anche in nuovi mercati.</p><p>Il piano vede obiettivi finanziari e patrimoniali “chiari”, con un <strong>margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030, con un cagr del 4,6%</strong>, sostenuto da un mix di ricavi diversificato e con un contributo crescente della componente commissionale (cagr 2025-2030 pari a +5,6%). <strong>Il rapporto cost/income ratio è visto in ulteriore riduzione dal 46% nel 2025 al 38% nel 2030</strong> e l’utile netto adjusted dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030 (3,3 miliardi nel 2028).</p><p>Per quanto riguarda il <strong>ROTE adjusted, questo viene previsto pari al 18% nel 2030 e il net npe ratio all&#x27;1% entro il 2030</strong>, con una significativa solidità patrimoniale, con CET1 ratio a circa il 16% lungo l&#x27;intero orizzonte di piano, e un elevato buffer di capitale (circa 3 miliardi) che consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti.</p><p>Il Piano prevede poi <strong>masse in gestione nei Private Markets in crescita da circa 2,5 miliardi nel 2025 a circa 5 miliardi nel 2030</strong>. Per la divisione Cib il piano prevede una traiettoria verso un margine di intermediazione pari a circa 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 0,8 miliardi entro il 2030, a fronte di impieghi in crescita da circa 22 miliardi a 27 miliardi.</p><p><strong>Banco BPM</strong></p><p>Il risiko bancario potrebbe accendersi di nuovo con <strong>Banco BPM</strong> e <strong>Banca MPS</strong> protagoniste. Parlando davanti alla Commissione d’inchiesta sul settore bancario del Senato, l’amministratore delegato <strong>Giuseppe Castagna</strong> non ha escluso in futuro un’aggregazione di Piazza Meda con l’istituto senese.</p><p>&quot;Se in futuro ci dovesse essere una possibilità&quot; con Mps, &quot;come tutte le operazioni nelle quali abbiamo una partecipazione, le dobbiamo guardare con grande attenzione&quot;, spiegava il manager.</p><p>Castagna ha inoltre precisato che al momento con Mps non c&#x27;è nulla in discussione, e &quot;penso che nessuno dei nuovi azionisti di Mps abbia intenzione in questo momento - come mi pare abbia detto anche Lovaglio - di dedicarsi a una nuova operazione avendo già un&#x27;operazione importante da dover concludere&quot; con Mediobanca.</p><p>Castagna poi ricordato <strong>l&#x27;ingresso di piazza Meda in Mps</strong> avvenuto lo scorso novembre in occasione della cessione della terza tranche da parte del Mef. L’offerta di Bpm era “strategica e non speculativa”, e “siamo stati spinti dalla voglia di <strong>creare un legame più stretto per Anima</strong> <strong>Holding</strong> abbiamo preso il 5%&quot;, ha spiegato, precisando che la decisione di acquisire una quota nel capitale di Rocca Salimbeni si è basata anche su risultati &quot;palesemente migliori&quot; rispetto al passato.</p><p>L’ad ha poi parlato di un’altra operazione ipotizzata negli ultimi mesi, quella con <strong>Credit Agricole</strong>, <strong>smentendo qualunque possibilità di intesa</strong> con la banca verte. &quot;Aspettiamo di capire le intenzioni di Credit Agricole”.</p><p>Lo scorso 13 gennaio la Bce ha dato <strong>il via libera a Crédit Agricole per superare la soglia del 20% del capitale sociale di Banco Bpm</strong>. Nel corso del terzo trimestre 2025, l’istituto ha stipulato contratti derivati legati alle azioni di Piazza Meda e ha acquisito una partecipazione aggiuntiva dello 0,3% attraverso questi strumenti. Il gruppo francese “intende regolare fisicamente tali derivati” (cioé convertirli) e, di conseguenza, “deterrà il <strong>20,1% del capitale</strong>” di Bpm.</p><p>Dopo la notizia, Crédit Agricole si è affrettata a specificare che non intende andare oltre. In particolare, la banca “<strong>non intende acquisire o esercitare il controllo</strong>” su Piazza Meda e “manterrà la propria partecipazione al di sotto della soglia di offerta pubblica di acquisto obbligatoria”. L’istituto ha aggiunto che contabilizza la propria partecipazione in Bpm “nel quadro dell&#x27;influenza significativa nel quarto trimestre 2025, in linea con la posizione di Crédit Agricole come azionista e partner a lungo termine” della banca.</p><p><strong>Commerzbank</strong></p><p>Il board di <strong>Commerzbank</strong> ha formalmente respinto l&#x27;offerta pubblica di scambio volontaria lanciata da <strong>UniCredit</strong> il 16 marzo, con cui la banca italiana proponeva di acquistare il 100% delle azioni della banca tedesca non già in suo possesso a un valore complessivo di circa <strong>35 miliardi di euro</strong> (pari a circa <strong>40 miliardi di dollari</strong>). Il comunicato del consiglio tedesco è stato netto: la proposta “non è allineata con la strategia attuale” e manca delle “informazioni critiche” necessarie per valutare un&#x27;operazione che crei valore. A fare ancora più rumore sono state le parole del CEO Bettina Orlopp, che in una conferenza ha definito il prezzo implicito dell&#x27;offerta “molto basso” e ha sottolineato di aver scoperto l&#x27;intenzione di UniCredit di superare la soglia del <strong>30%</strong> tramite un annuncio ad hoc, senza essere stata preventivamente avvisata. Un segnale chiaro di quanto il clima tra le due banche sia tutt&#x27;altro che disteso.</p><p><strong>UniCredit</strong>, guidata dall&#x27;amministratore delegato <strong>Andrea Orcel</strong>, è già il maggiore azionista di Commerzbank con una quota che supera il <strong>30%</strong>, raggiunta progressivamente negli ultimi mesi attraverso acquisti di azioni sul mercato e derivati. L&#x27;offerta formale lanciata lunedì scorso rappresenta il tentativo di trasformare questa posizione di forza in un controllo pieno, creando quello che sarebbe il <strong>più grande polo bancario europeo</strong> per capitalizzazione. La logica industriale è chiara: sinergie di costo stimate in miliardi, diversificazione geografica verso il mercato tedesco (il più grande d&#x27;Europa) e rafforzamento della base di clientela corporate.</p><p>Oltre alla dimensione finanziaria, l&#x27;operazione ha una forte valenza politica. <strong>Il governo tedesco, azionista di Commerzbank con circa il 12% del capitale</strong>, ha già in passato espresso perplessità sull&#x27;idea di cedere il controllo della banca a un istituto straniero, in particolare italiano. Il ministero delle Finanze di Berlino non ha ancora commentato ufficialmente il rifiuto del board, ma le posizioni espresse in passato lasciano intendere una resistenza di fondo. La CEO Orlopp ha chiesto a UniCredit di presentare una proposta formale e dettagliata che includa: <strong>sinergie quantificate, una struttura di governance post-fusione, un piano occupazionale per i dipendenti tedeschi e un prezzo adeguato per gli azionisti</strong>. Senza questi elementi, ogni dialogo rischia di restare bloccato.</p><p>La vicenda pone interrogativi concreti su UniCredit, che resta uno dei titoli bancari più seguiti di Piazza Affari. Il sentiment di mercato è moderatamente positivo, ma l&#x27;incertezza sull&#x27;esito dell&#x27;operazione pesa. Gli analisti di settore ricordano che operazioni di questa portata <strong>raramente si concludono al primo tentativo</strong>: la storia delle grandi fusioni bancarie europee insegna che la pazienza, e la capacità di alzare il prezzo, è spesso la chiave del successo.</p><p><strong>Société Générale</strong></p><p>Il management di Société Générale continua a lavorare per migliorare l’efficienza operativa. La terza banca francese ha annunciato un piano per eliminare <strong>1.800 posti di lavoro in Francia</strong> entro la fine del prossimo anno, nell’ambito di un più ampio progetto di semplificazione organizzativa e contenimento dei costi.</p><p>Il gruppo guidato dal ceo <strong>Slawomir Krupa</strong> conta complessivamente <strong>119 mila dipendenti a livello globale</strong>, di cui circa <strong>40 mila in Francia</strong>. I tagli – secondo quanto comunicato dalla banca e confermato dai sindacati – avverranno <strong>attraverso il naturale turnover</strong>, senza licenziamenti forzati, e saranno implementati gradualmente tra il <strong>2026 e il 2027</strong>.</p><p>L’operazione rientra nella strategia avviata da Krupa dopo il suo insediamento nel maggio 2023. L’obiettivo è duplice: <strong>ridurre una base di costi ancora elevata</strong> rispetto a molti concorrenti europei e <strong>migliorare una redditività storicamente inferiore alla media del settore</strong>.</p><p>Negli ultimi due anni Société Générale ha già avviato una profonda revisione della propria struttura, con la <strong>cessione di attività non strategiche, il ridimensionamento della sede centrale e la chiusura di oltre cento filiali in Francia</strong>. La banca ha inoltre rivisto le proprie modalità organizzative, puntando su una struttura più snella e su una maggiore mobilità interna delle competenze.</p><p>Il mercato ha premiato con decisione il cambio di passo del gruppo francese. Alla base c’è soprattutto il <strong>cambio di priorità strategiche</strong>: dalla fase di rafforzamento patrimoniale, il management è passato a una politica più orientata alla <strong>remunerazione degli azionisti</strong>, culminata lo scorso novembre con l’annuncio di un <strong>programma di buyback da 1 miliardo di euro</strong>. La banca resta una delle poche in Europa a trattare ancora con un <strong>price to book inferiore a 1</strong>, elemento che continua ad attirare l’attenzione degli analisti.</p><p>La <strong>view degli analisti</strong> sui quattro titoli sottostanti si conferma <strong>complessivamente positiva</strong>, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><strong>Banco BPM</strong> è monitorato da 18 analisti: sono <strong>4 le raccomandazioni di acquisto</strong> (buy), 10 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e 4 consigliano di vendere (sell).<strong> Il target price medio è pari a 13,65 euro</strong>, che implica un potenziale rendimento del 12% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.</p><p>Su <strong>Banca MPS</strong>, il sentiment si presenta più positivo. Tra i 14 analisti che monitorano il titolo, <strong>10 consigliano buy,</strong> 4 suggeriscono hold e nessuno sell. <strong>Il prezzo obiettivo medio è di 10,33 euro</strong>, che implica un upside potenziale del 14% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.</p><p>Situazione più neutrale per <strong>Commerzbank</strong>: su 19 analisi che seguono il titolo, <strong>10 consigliano buy</strong>, 8 suggeriscono hold e 1 sell.<strong> Il target price medio è di 38,89 euro</strong>, che implica un potenziale rendimento del 13% rispetto al valore corrente a Francoforte.</p><p>Infine, su <strong>Société Générale</strong> il sentiment si presenta molto positivo. Dei 24 analisti che monitorano il titolo, <strong>14 consigliano buy,</strong> 7 suggeriscono hold e 3 sell. <strong>Il prezzo obiettivo medio è di 80,20 euro</strong>, che implica un upside potenziale del 14% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Madrid.</p><p>La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l&#x27;acquisto del certificate.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Certificati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/ab27d011e388600e64235e6f84287071e1fc2e71-2816x1536.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Poste Italiane 2026: saldo, acconto e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-poste-italiane-acconto-saldo-e-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-poste-italiane-acconto-saldo-e-stacco</link>
            <guid>d0b99d22-79cf-4906-b877-2cc7ea7c8014</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 11:30:26 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Poste Italiane staccherà un saldo dividendo pari a 0,85 euro per azione in data 22 giugno 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell&#x27;approvazione del bilancio al 31 dicembre 2025, l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Poste Italiane ha accettato la distribuzione di un <strong>saldo sul dividendo di € 0,85 per azione</strong> (relativo all&#x27;esercizio 2025), equivalente a € 1,1 miliardi totali.</p><p>Considerando l&#x27;acconto di 0,40 euro per azione staccato a novembre 2025, il <strong>dividendo complessivo</strong> ammonta a <strong>1,25 euro</strong> per l’esercizio 2025,&nbsp; in crescita del 16% anno su anno, corrispondente a un <strong>payout ratio del 73%</strong> e a una distribuzione complessiva di € 1,6 miliardi.</p><p>Il saldo dividendo ha già ricevuto il via libera dell&#x27;Assemblea, riunitasi il 27 aprile 2026, <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-poste-italiane-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>.</p><p><strong>Quando stacca il dividendo Poste Italiane?</strong> Il saldo dividendo Poste Italiane verrà staccato <strong>lunedì 22 giugno 2026</strong>. Per avere diritto al dividendo, gli azionisti devono mantenere le azioni Poste Italiane in portafoglio fino al giorno dello stacco, il 22 giugno 2026. La data di stacco, o ex-date, è il momento in cui Poste riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. </p><p><strong>Quando comprare le Azioni Poste Italiane per ricevere il dividendo?</strong> Per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>acquistare le azioni Poste Italiane entro venerdì 19</strong> <strong>giugno</strong>, il giorno precedente la data di stacco. L&#x27;acquisto delle azioni il giorno dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Poste Italiane? </strong>Il dividendo Poste Italiane verrà messo in pagamento da mercoledì <strong>24 giugno 2026</strong>. Questa data segna il momento in cui gli investitori riceveranno i proventi.</p><p>Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">calendario di tutti i dividendi 2025 del Ftse Mib</a></p><p><strong>Quanto ha remunerato Poste i suoi azionisti nel corso degli anni?</strong> Ecco l&#x27;entità dei dividendi Poste distribuiti dal 2012 ad oggi:</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><em>Fonte: Poste italiane</em></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/3ea2c86707ad4bfe4e41449d0f46e7382cfcbeb7-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Goldman Sachs conferma l’oro a 5.400 dollari. Rialzo dettato dalle banche centrali]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/goldman-sachs-conferma-l-oro-a-5-400-dollari-rialzo-dettato-dalle-banche-centrali/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=goldman-sachs-conferma-l-oro-a-5-400-dollari-rialzo-dettato-dalle-banche-centrali</link>
            <guid>5574baed-326e-464f-a9c7-2a3fd4c89b65</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 10:30:58 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La People’s Bank of China acquista lingotti per il diciottesimo mese consecutivo. La banca Usa ritiene che la domanda degli istituti centrali sosterrà il mercato nonostante la crisi geopolitica e il nuovo scenario di incremento dei tassi, decisamente negativo per il metallo prezioso</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Goldman Sachs continua a scommettere sull’oro anche mentre il mercato attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi mesi.<strong> La banca americana ha confermato il target price di 5.400 dollari l’oncia entro fine anno</strong>, un livello che implica un rialzo di quasi il 20% rispetto ai prezzi di questa mattina, con il metallo giallo scambiato poco sopra 4.540 dollari.</p><p>La previsione appare particolarmente aggressiva se confrontata con la dinamica recente del mercato. <strong>Dall’inizio della guerra fra Stati Uniti e Iran l’oro ha infatti perso circa il 14%,</strong> mentre solo la scorsa settimana le quotazioni hanno ceduto quasi il 4%. Un andamento sorprendente per un bene rifugio tradizionalmente favorito dalle tensioni geopolitiche.</p><p>Secondo Goldman Sachs, però, il mercato starebbe sottovalutando un elemento chiave: la continua e crescente domanda di oro da parte delle banche centrali, destinata a sostenere i prezzi anche in uno scenario caratterizzato da tassi elevati e forte volatilità finanziaria.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Gli analisti Lina Thomas e Daan Struyven prevedono che<strong> nel 2026 gli acquisti delle banche centrali saliranno fino a una media di 60 tonnellate al mese.</strong> Goldman ha anche rivisto il proprio modello di stima, arrivando alla conclusione che il ritmo reale delle accumulazioni è molto più sostenuto di quanto apparisse in precedenza.</p><p>Secondo i nuovi calcoli della banca americana, la media mobile a 12 mesi degli acquisti ufficiali era già salita a 50 tonnellate mensili nel marzo scorso, contro una precedente stima di appena 29 tonnellate.</p><p><strong>Alla base di questa corsa all’oro ci sarebbe soprattutto l’esigenza di diversificare le riserve valutarie in un contesto geopolitico sempre più instabile.</strong> Goldman parla esplicitamente di un “forte interesse strutturale” verso il metallo prezioso, destinato addirittura a rafforzarsi con il protrarsi delle tensioni internazionali.</p><p>Una visione supportata anche dai dati del World Gold Council, secondo cui le banche centrali hanno acquistato 244 tonnellate di oro nel primo trimestre del 2026, in aumento rispetto alle 208 tonnellate del trimestre precedente.</p><p><br/></p><p>Fra i grandi compratori continua a distinguersi la Cina. Ad aprile la People’s Bank of China ha aumentato le proprie riserve di altre 260 mila once, segnando il diciottesimo mese consecutivo di acquisti.</p><p>Il dato conferma una strategia ormai evidente:<strong> Pechino punta a ridurre gradualmente la dipendenza dal dollaro nelle proprie riserve ufficiali, aumentando il peso dell’oro come asset strategico.</strong></p><p>È proprio questa domanda “politica” e strutturale che, secondo Goldman Sachs, dovrebbe permettere al mercato di recuperare terreno nella seconda parte dell’anno, compensando la debolezza della domanda finanziaria privata.</p><p><br/></p><p>Il problema, nel breve periodo, è che il conflitto in Medio Oriente sta provocando effetti opposti rispetto a quelli normalmente favorevoli all’oro.</p><p>Le tensioni sullo Stretto di Hormuz — snodo cruciale per il traffico mondiale di petrolio — stanno infatti alimentando i <strong>timori di una nuova fiammata inflazionistica globale.</strong> Domenica un attacco con drone che ha provocato un incendio in una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti ha ulteriormente aumentato la tensione nell’area.</p><p>Parallelamente <strong>il petrolio è tornato a salire </strong>dopo le nuove minacce rivolte all’Iran dal presidente americano Donald Trump. I mercati obbligazionari hanno reagito con forti vendite, <strong>facendo impennare i rendimenti.</strong></p><p><strong>Per l’oro si tratta di un problema serio. Tassi più elevati riducono infatti l’attrattiva di un asset che non offre cedole né interessi.</strong></p><p>Il mercato teme addirittura che le banche centrali possano essere costrette a tornare a rialzare il costo del denaro per contrastare l’inflazione generata dalla guerra. Uno scenario che pesa soprattutto sugli investitori finanziari privati.</p><p>Secondo JPMorgan, il nuovo interesse speculativo verso i metalli preziosi “si è ridotto a un rivolo” proprio per effetto del rialzo dei rendimenti obbligazionari.</p><p><br/></p><p>A indebolire ulteriormente il mercato contribuisce anche il rallentamento della domanda indiana. Il governo di Nuova Delhi ha irrigidito le regole sulle importazioni di oro e argento nel tentativo di sostenere la rupia, precipitata sui minimi storici.</p><p>L’India rappresenta uno dei principali mercati mondiali per il consumo di metalli preziosi e il rallentamento delle importazioni sta privando il mercato di un importante sostegno.</p><p><strong>Nei prossimi giorni gli operatori guarderanno soprattutto ai verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve americana. Le indicazioni sull’evoluzione futura dei tassi Usa potrebbero infatti determinare il tono del mercato dell’oro per tutta l’estate.</strong></p><p>Per ora Goldman Sachs resta convinta che, al di là della volatilità di breve termine, saranno gli acquisti delle banche centrali a dettare la direzione di lungo periodo del metallo giallo, più che le loro decisioni di politica monetaria.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9d275ca31c4091ab936b8c99a624150a8c23efe-1000x563.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Nvidia, l’attesa per i conti sta per finire: le previsioni degli analisti]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-l-attesa-per-i-conti-sta-per-finire-le-attese-degli-analisti/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-nvidia-l-attesa-per-i-conti-sta-per-finire-le-attese-degli-analisti</link>
            <guid>f59f97bd-7628-47d0-8d94-c990056eb6ba</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 08:45:41 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il consenso degli analisti continua a incorporare aspettative estremamente elevate, con Wall Street che prevede un’ulteriore crescita a doppia cifra trainata dalla domanda di chip per l’intelligenza artificiale.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Sta per finire l’attesa per i conti del primo trimestre fiscale di <strong>Nvidia</strong>, previsti per <strong>mercoledì 20 maggio 2026 </strong>dopo la chiusura di Wall Street.</p><p>Si tratta di un appuntamento importante, in quanto con consentiranno di tastare il polso al settore dell’intelligenza artificiale, con la società dei chip proiettata verso il record di <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-vendita-in-cina-chip-h200-nuovo-record-di-market-cap-previsoni-trimestrale/">6 mila miliardi di capitalizzazione</a>.</p><p>L&#x27;attenzione non è semplicemente rivolta alla possibilità che il rapporto sugli utili sia ‘forte’, ma piuttosto al fatto che <strong>il mercato abbia già scontato un livello significativo di forza</strong>.</p><p>Le azioni Nvidia arrivano all’appuntamento dopo aver guadagnato il 19% nel corso di questo 2026 nonostante la chiusura negativa di venerdì (-4,42%), a 225,32 dollari.</p><p><br/></p><p>Le opinioni degli analisti sono tendenzialmente rialziste. Secondo i dati di <strong>Moomoo</strong>, il prezzo obiettivo medio è di 279,28 dollari: rispetto al prezzo di chiusura di 225,32 dollari del 15 maggio, ciò indica un potenziale di rialzo di circa il 24%.</p><p>A livello individuale, <strong>Aletheia Capital</strong> ha fissato un prezzo obiettivo di 250 dollari con un rating rialzista, mentre <strong>Phillip Securities</strong> ha alzato il suo prezzo obiettivo da 200 a 220 dollari mantenendo anche in questo caso un rating rialzista.</p><p>Anche <strong>DBS Bank</strong> ha aumentato il suo prezzo obiettivo da 220 a 250 dollari, confermando il rating ‘rialzista’. Tuttavia, sebbene questo sentiment rialzista supporti il ​​prezzo delle azioni, riflette anche elevate aspettative sui risultati degli utili.</p><p><br/></p><p>Il consenso degli analisti continua a incorporare aspettative estremamente elevate, con Wall Street che prevede un’ulteriore crescita a doppia cifra trainata dalla domanda di chip per l’intelligenza artificiale.</p><p>Secondo le stime raccolte da <strong>Bloomberg</strong> e da diversi broker internazionali, il mercato si aspetta ricavi nell’ordine di oltre <strong>65 miliardi di dollari</strong> e un <strong>EPS attorno a 1,5 dollari</strong>, livelli che implicherebbero un nuovo record e una crescita annua superiore al 50%.</p><p>Più ottimistici i dati di Moomoo, secondo i quali il consenso prevede nel primo trimestre del 2027 un <strong>fatturato in aumento del 79,56% su base annua</strong>, raggiungendo i 79,119 miliardi di dollari, con un utile per azione (EPS) visto in crescita del 130,12% a 1,749 dollari. Entrambi i dati si basano su previsioni conformi ai principi contabili US GAAP. Si tratta di previsioni superiori alla precedente previsione di fatturato dell&#x27;azienda, pari a 78 miliardi, con un margine di variazione del più o meno il 2% e il mercato si aspetta già un livello vicino al limite superiore del piano aziendale.</p><p><br/></p><p>Tra le case d’investimento più ottimiste, <strong>Goldman Sachs</strong> ha recentemente rivisto al rialzo le proprie previsioni, modellando ricavi e utili sopra la media del consenso grazie alla forte visibilità sulla domanda di infrastrutture IA.</p><p>Anche <strong>Morgan Stanley</strong> continua a parlare di domanda “duratura” fino al 2026, con stime di crescita sostenuta legata ai nuovi chip Blackwell e all’espansione degli hyperscaler.</p><p>Posizione simile per <strong>Bank of America</strong>, che si aspetta un tipico scenario ‘beat and raise’, con risultati sopra le attese e guidance ancora in aumento, mentre <strong>Piper Sandler</strong> sottolinea la spinta della domanda globale e il contributo potenziale della Cina come fattori chiave per il trimestre.</p><p>Nel complesso, il consenso degli analisti resta quindi fortemente bullish: la vera incognita non è tanto la crescita, quanto la capacità del gruppo di superare aspettative ormai molto elevate.</p><p><br/></p><p>In attesa dei conti, <strong>Morningstar</strong> mantiene un’impostazione complessivamente positiva sul titolo, pur con un’elevata cautela sul profilo di rischio. Il fair value è fissato a 260 dollari per azione, con rating Wide Moat grazie al vantaggio competitivo nelle GPU per l’intelligenza artificiale, all’ecosistema software CUDA e alle capacità di networking, mentre l’Uncertainty Rating resta Very High per l’incertezza ancora elevata sull’evoluzione del mercato dell’IA generativa.</p><p>Nel focus sui conti, Morningstar sottolinea che il mercato monitorerà soprattutto la capacità di Nvidia di restare <strong>in linea con la guidance di oltre 300 miliardi di dollari di ricavi nel 2026 civile</strong> (fiscale 2027), verificando anche la tenuta della supply chain e i progressi nella gestione dei colli di bottiglia produttivi.</p><p>Attenzione anche alla domanda dei grandi <strong>hyperscaler</strong>, che continuano a sostenere forti piani di investimento in data center, ma che iniziano parallelamente a sviluppare chip proprietari, potenziale fattore di pressione sulle previsioni del gruppo.</p><p>Tra gli altri punti chiave figurano la domanda di CPU server e infrastrutture AI non-GPU, lo sviluppo delle soluzioni networking e delle architetture Grace/Vera, oltre agli aggiornamenti sul business in Cina.</p><p>Il broker evidenzia inoltre come il mercato resti in attesa dell’ennesimo ‘beat and raise’, considerato lo storico recente di risultati superiori alle attese e guidance più ottimistiche del consenso.</p><p>Nonostante la recente rotazione degli investitori verso altri segmenti dell’IA, il giudizio rimane costruttivo: secondo Morningstar <strong>il titolo appare sottovalutato</strong> rispetto al potenziale di crescita, con prospettive ancora legate alla capacità di mantenere il ritmo degli obiettivi di fatturato nel medio termine.</p><p><br/></p><p>Tra gli altri broker, <strong>Wolfe Research</strong> ha confermato una visione rialzista su Nvidia, ribadendola come ‘top pick’ nel settore dei chip per l’intelligenza artificiale, nonostante una recente sottoperformance rispetto ad altri competitor. La casa di ricerca ha alzato le stime sul gruppo, sostenendo che la domanda legata all’AI resta solida e che le preoccupazioni iniziali sui tagli alla spesa dei grandi cloud provider si sono ridimensionate dopo risultati trimestrali migliori del previsto e indicazioni ancora in crescita sugli investimenti.</p><p>Secondo Wolfe, la diffusione dell’IA enterprise sta rendendo inevitabili <strong>ulteriori aumenti di capex</strong> da parte degli hyperscaler, che rischierebbero altrimenti di perdere terreno nel principale ciclo tecnologico del momento. La recente debolezza relativa di Nvidia viene attribuita soprattutto alla minore visibilità sui ricavi del 2027 e alla percezione di una guidance meno completa rispetto ad alcuni concorrenti, nonostante il forte posizionamento competitivo.</p><p>Gli analisti ritengono inoltre che la narrativa di lungo periodo di Nvidia non sia cambiata, anche tenendo conto dei timori su chip personalizzati e pressione sui margini legata ai prezzi delle memorie. Una maggiore chiarezza sulle prospettive 2027 potrebbe, secondo Wolfe, <strong>riportare il titolo in linea con la forza dei fondamentali</strong>, confermando così la centralità di Nvidia nel ciclo di investimento sull’intelligenza artificiale.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/606b9eb60040deb524111109d879b11e017f44ff-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Eni, il rialzo del greggio compensa lo stacco della cedola]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-eni-il-rialzo-del-greggio-compensa-lo-stacco-della-cedola/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-eni-il-rialzo-del-greggio-compensa-lo-stacco-della-cedola</link>
            <guid>9d9a7464-9711-4e81-b64c-0d01d31ce6e9</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:45:19 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Le nuove minacce all’Iran da parte di Donald Trump infiammano le quotazioni del petrolio sostenendo l’azionario legato alla materia prima, mentre il gruppo italiano ha annunciato novità sull’investimento in Canada e sull’emissione di nuove obbligazioni.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Giornata positiva per <strong>Eni</strong> a Piazza Affari nel giorno dello <a href="https://www.orafinanza.it/it/oggi-maxi-stacco-dei-dividendi-a-piazza-affari-l-effetto-sul-ftse-mib">stacco del dividendo</a> da 0,27 euro per azione: il titolo quota 23,635 euro in rialzo dell’1,63% nel corso della prima mezz’ora di scambi.</p><p>Il dividendo pesa circa l’1,14% sul prezzo corrente, percentuale che rappresenta il calo teorico legato allo stacco; considerando anche questo effetto, la performance “reale” della seduta si avvicina a un progresso di circa il 2,8%.</p><p>Su base annuale, la politica di remunerazione del gruppo porta il dividendo complessivo a circa 1 euro per azione, che ai prezzi attuali equivale a un rendimento annuo intorno al <strong>4,2%</strong>, confermando l’appeal del titolo tra gli investitori orientati al ritorno cedolare.</p><p>Le azioni Eni sono sostenute dal rialzo dei prezzi del petrolio, che sostiene anche <strong>Saipem</strong> (+2,74%), dopo le nuove minacce fatte all’Iran da parte <strong>Donald Trump</strong>.</p><p>Così, il <strong>Brent</strong> superava nuovamente quota 110 dollari e il <strong>greggio WTI</strong> toccava un massimo di 104 dollari al barile.</p><p>“Accetti l’accordo o non rimarrà nulla”, scriveva il presidente sui social in queste ore. A questo si aggiungeva una telefonata tra il tycoon e il Primo Ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, nella quale emerge la volontà israeliana di aggiungersi ad una ripresa delle ostilità contro l’Iran da parte degli Stati Uniti.</p><p>Inoltre Trump ha anche convocato presso il suo golf club in Virginia i massimi consiglieri per la sicurezza per discutere della guerra. Per <strong>Axios</strong>, martedì 19 maggio sarà convocata la Situation Room mentre secondo alcuni media il presidente Usa avrebbe ottenuto dalla Cina l&#x27;impegno a non fornire armi a Teheran.</p><p>Intanto, un attacco con droni che ha provocato un incendio in una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti, mentre l&#x27;Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato tre droni.</p><p>“La chiusura sta prosciugando rapidamente le scorte mondiali di petrolio”, spiegano gli analisti di <strong>Capital Economics</strong>, sottolineando che “le scorte potrebbero raggiungere livelli critici entro la fine di giugno, aprendo la strada a un prezzo del Brent compreso tra i 130 e i 140 dollari al barile, se non di più”. Se lo Stretto rimanesse chiuso fino alla fine dell&#x27;anno e il petrolio si mantenesse intorno ai 150 dollari al barile fino al 2027, “l&#x27;inflazione salirebbe vicino al 10% nel Regno Unito e nell&#x27;Eurozona, riportando i tassi ai loro recenti picchi e portando a una recessione globale”, hanno avvertito.</p><p>Intanto, il newsflow di Eni vede l’annuncio arrivato venerdì della finalizzazione dell’investimento del gruppo in <strong>Nouveau Monde Graphite</strong>, società canadese quotata sul Toronto Stock Exchange e sul New York Stock Exchange, e attiva nel settore della grafite naturale e dei materiali avanzati per batterie.</p><p>La società italiana ha sottoscritto un investimento di <strong>70 milioni di dollari</strong>, come parte di un aumento di capitale complessivo di 309,5 milioni destinato a privati (Eni, Canada Growth Fund, Investissement Québec) e pubblico. A seguito dell&#x27;approvazione del collocamento privato da parte degli azionisti di Nmg e del perfezionamento dell&#x27;operazione avvenuto oggi, si legge nella nota, Eni detiene una quota di circa l&#x27;11,6% del capitale sociale di Nmg e ha il diritto di esprimere un consigliere nel cda della società.</p><p>L&#x27;investimento in Nmg, annunciato lo scorso aprile, si inserisce nella strategia di Eni di diversificazione delle proprie filiere di approvvigionamento, consentendole in particolare l&#x27;ingresso nella catena del valore dei minerali critici, grazie alla partnership con una primaria società del settore, e permettendole di valorizzare il proprio know-how tecnologico distintivo. Con quest&#x27;operazione, inoltre, Eni potrà negoziare l&#x27;approvvigionamento di volumi di grafite e di materiale anodico attivo a lei riservati da Nmg, a supporto anche della propria iniziativa relativa alla realizzazione di una Gigafactory per la produzione di batterie al litio stazionarie nell&#x27;area industriale di Brindisi.</p><p>Infine, oggi Eni ha annunciato la sua volontà di collocare nella stessa giornata <strong>nuove obbligazioni a tasso fisso con durata di 5 anni e 9 anni </strong>e destinate ad investitori istituzionali (i “Prestiti Obbligazionari”), nell’ambito del proprio programma di Euro Medium Term Note.</p><p>L’emissione dei prestiti obbligazionari avviene in esecuzione di quanto deliberato dal consiglio di amministrazione il 2 aprile 2026 ed è volta a mantenere una struttura finanziaria equilibrata e i proventi verranno utilizzati per i fabbisogni generali di Eni.</p><p>I prestiti obbligazionari saranno quotati sul mercato regolamentato di Borsa Italiana e della Borsa del Lussemburgo.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/da8aef0830a3f6826461210073d421e338431094-851x433.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[In arrivo un maxi-premio del 27% con il certificate sui titoli italiani ]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/in-arrivo-un-maxi-premio-del-27-con-il-certificate-sui-titoli-italiani/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=in-arrivo-un-maxi-premio-del-27-con-il-certificate-sui-titoli-italiani</link>
            <guid>02515773-98eb-4195-9a11-54dc5bc2ec03</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:30:55 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il certificate di <strong>Barclays </strong>con <strong>Isin XS3344985737</strong> su <strong>BPER Banca, Banca MPS, Stmicroelectronics e Saipem</strong> staccherà un <strong>maxi-premio del 27% euro</strong> (al prezzo di oggi di 100 euro) il prossimo 26 maggio se nessuno dei sottostanti avrà perso oltre il 70% dal livello iniziale. Una condizione fattibile visto che mancano solo tre giorni alla data di valutazione. Basterà <strong>comprare il prodotto entro il 25 maggio</strong> per avere diritto al &quot;cedolone&quot; <strong>e mantenerlo il giorno successivo</strong>.</p><p>Si passa poi a <strong>premi trimestrali con memoria di 1 euro</strong> (4 euro in un annuo), se nessuno dei sottostanti sarà crollato alle date di valutazione del 45% dal livello iniziale.</p><p>Dopo nove mesi di vita è prevista la <strong>possibilità di rimborso anticipato a 100 euro con barriere decrescenti, dello 0,50% ogni tre mesi</strong>, dal 100% del livello iniziale alla prima data di valutazione, <strong>fino al 92% finale</strong>. In caso di rimborso già il 29 gennaio 2027, l’investitore riceverà il maxi-premio di 27 euro, una cedola trimestrale di 1 euro (la prima il 30 ottobre). Comprando il prodotto oggi a 100 euro, il rendimento al momento dell’autocall (tra 8,37 mesi) raggiunge il 28%, pari a un <strong>ritorno annualizzato del 40,14%</strong>.</p><p>Scadenza naturale tra poco meno di cinque anni (30 dicembre 2031) con <strong>protezione del capitale fino a cali del 45%</strong> dei sottostanti dal valore iniziale.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La forza del certificate di <strong>Barclays</strong> con <strong>ISIN XS3344985737</strong> è legata <strong>all’elevato rendimento, a una barriera molto bassa e all’efficienza fiscale</strong>, ovvero la possibilità di utilizzare il <strong>maxi-premio del 27%</strong> per compensare eventuali minusvalenze in portafoglio (recupero fiscale del 7,02%).</p><p>I 27 euro di maxicedola sui 100 euro di acquisto oggi sono pari a un <strong>ritorno del 27%</strong>. La condizione per lo stacco del “cedolone” dovrebbe essere soddisfatta senza grossi problemi, ovvero <strong>nessuno dei sottostanti</strong> (BPER Banca, Banca MPS, STMicroelectronics e Saipem) <strong>dovrà crollare, nei prossimi tre giorni di Borsa aperta, del 70%</strong> dal livello iniziale (il 21 maggio è la data di valutazione).</p><p>Per incassare il maxi-premio l’investitore dovrà avere inserito il certificate nel proprio portafoglio <strong>entro il 25 maggio e mantenerlo il giorno successivo</strong> (il 26 maggio è la data di stacco).</p><p>Al momento, un sottostante su quattro si trova oltre il livello iniziale: <strong>STMicroelectronics +15,4%, Saipem -0,1%, Banca MPS -6,2%, BPER Banca -8,5% (worst-of) </strong>. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Sono tre le soluzioni di investimento offerte dal certificate di <strong>Barclays </strong>con <strong>ISIN XS3344985737</strong> e che ogni investitore dovrà valutare da solo o con il proprio consulente.</p><ol><li><strong>COMPENSAZIONE</strong>. La prima è quella di compensare eventuali minusvalenze in portafoglio quindi <strong>vendere il certificate non appena ha staccato la maxicedola</strong>. Essendo le cedole dei certificate considerate “redditi diversi”, si prestano a compensare eventuali perdite fiscali entro un periodo massimo di quattro anni dalla loro realizzazione. <strong>Il 26% di compensazione su un premio del 27%, è pari a un recupero “fiscale” del 7,02%</strong>, ovviamente si tratta di tasse già pagate per cui si chiede il rimborso a fronte delle minusvalenze registrate ma che, senza una compensazione con plusvalenze da redditi diversi vanno spesso perse.</li><li><strong>CESSIONE PRIMA DELLA SCADENZA. La secondo strategia</strong>, più di lungo termine, è quella classica che ci si gioca con i certificate dotati di maxicedola: <strong>incassare il maxi-premio e se il prezzo del prodotto (sceso dopo lo stacco del cedolone) dovesse riportarsi sopra al prezzo di carico più il valore della maxicedola incassata e l’eventuale beneficio fiscale, l’investitore si troverà in una posizione di guadagno.</strong> Ad aiutare il certificate a portarsi vicino al valore nominale di 100, prima della scadenza, è il <strong>meccanismo di</strong> <strong>autocall</strong>, per cui il prodotto verrà rimborsato in anticipo a 100 euro alle date di valutazione a partire da quella <strong>del 29 gennaio 2027</strong>, se quel giorno tutti e quattro i sottostanti chiuderanno con quotazioni superiori ai valori iniziali. La <strong>possibilità del rimborso anticipato si ripresenterà ogni trimestre successivo con barriera decrescente, dello 0,5% al trimestre fino al 92%</strong> del livello iniziale. Tanto prima dovesse scattare l’autocall o la cessione sopra il valore di carico, tanto più alto sarebbe il rendimento medio annuo del prodotto. Ad esempio, in caso di rimborso già il 29 gennaio 2027, chi compra oggi il certificate a 100 euro chiuderebbe l’investimento fra meno di nove mesi con 27 euro di maxicedola e 1 euro di premio trimestrale. <strong>Il rendimento in 8,37 mesi sarebbe del 28%, pari a un</strong> <strong>ritorno annualizzato del 40,14%</strong> (28%/8,37mesi*12mesi). Ovviamente la probabilità di far scattare l&#x27;autocall dipenderà dal movimento dei sottostanti se saranno in grado di portarsi sopra alla barriera di rimborso anticipato.</li><li><strong>SCADENZA</strong>. L&#x27;ultima strategia, la più paziente è quella di aspettare la scadenza tra poco meno di cinque anni (30 aprile 2031). In quel caso non si punta a un rialzo dei sottostanti ma si aspetta che passi il tempo e che nessuno sfondi la barriera. A scadenza, <strong>se nessuno dei sottostanti avrà perso il 45%</strong> dal livello iniziale, il certificate verrà rimborsato a 100 euro e avrà staccato tutti i premi, grazie all&#x27;effetto memoria. <strong>Il guadagno per l&#x27;investitore sarebbe pari 27 euro di maxicedola in arrivo più 19 cedole da un euro</strong>, in tutto 46 euro su 100 di acquisto pari a un <strong>rendimento del 46%</strong> che spalmato sui 4,95 anni rimanenti arriviamo al <strong>9,29% annualizzato</strong>.</li></ol><p>Una volta staccato il maxi-premio, questo prodotto pagherà <strong>premi trimestrali con memoria dell’1% del nominale (100 euro), condizionate al rispetto di una barriera al 55%</strong>, il che vuole dire che sono ammessi ribassi del peggiore dei sottostanti fino a un massimo del 45% del livello iniziale.</p><p>Nel caso in cui, a una data di osservazione, anche solo uno dei sottostanti quotasse al di sotto della barriera, <strong>il premio non verrà pagato, ma resterà in pancia al prodotto</strong> e, grazie all’effetto memoria, verrà corrisposto (insieme alle altre cedole trattenute in memoria) alla prima data di valutazione successiva, in cui il peggiore dei sottostanti sarà tornato sopra la barriera.</p><p>Quindi, basterà che <strong>nessun sottostante si trovi sotto la barriera</strong> all’ultima data di osservazione (30 aprile 2031) per avere la certezza di incassare tutte le 19 cedole trimestrali previste e chiudere l’investimento con 46 euro di premi (contando anche il maxi-premio di 27 euro). Acquistando il certificato oggi a 100 euro, il <strong>rendimento totale è del 46% in poco meno di cinque anni</strong> (4,95 anni), pari a un <strong>ritorno annualizzato del 9,29%.</strong></p><p>Ecco il conto: 46 euro di premi (19 euro di cedole trimestrali più 27 euro di maxi-premio) poi dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 100 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (30 aprile 2031) del 46%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all&#x27;anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 46% per 4,95 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno del 9,29% annualizzato.</p><p><strong>La forza di questo prodotto rimane la probabilità del rimborso anticipato che fa lievitare il rendimento o l’uso efficiente delle maxicedole per compensare le minusvalenze.</strong></p><p>Qualora durante la vita del certificate non si verificasse il rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 30 aprile 2031 gli investitori si troveranno di fronte a due scenari distinti, direttamente legati all’andamento dei sottostanti. <strong>La barriera di protezione del capitale è fissata al 55% del valore iniziale e viene osservata unicamente alla scadenza</strong>, offrendo protezione contro ribassi fino al 45% dei sottostanti dal livello iniziale.</p><p>Nel primo scenario, se alla data di valutazione finale (30 aprile 2031), <strong>il peggiore tra i sottostanti</strong> <strong>si manterrà al di sopra o uguale alla barriera</strong>, il certificate verrà rimborsato al valore nominale di 100 euro. A questo importo si sommeranno l’ultima cedola di 1 euro e gli eventuali premi non pagati e trattenuti nella memoria, per un totale di 46 euro. Considerato il prezzo di acquisto di 100 euro, <strong>il rendimento complessivo raggiungerebbe il 46%</strong> in un orizzonte temporale di 4,95 anni (9,29% annualizzato).</p><p>Nel secondo scenario, se anche <strong>solo uno dei sottostanti a scadenza sarà sceso sotto la barriera</strong>, il rimborso del capitale sarebbe commisurato alla performance del titolo peggiore. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l&#x27;ammontare dei premi distribuito.</p><p>Attualmente, i sottostanti mostrano un<strong> margine di sicurezza rispetto alla barriera</strong>: BPER Banca è distante il 39,9%, Banca MPS il 41,3%, STMicroelectronics il 52,3% e Saipem il 45%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.</p><p>Tra i protagonisti di Piazza Affari in questo 2026 troviamo proprio <strong>BPER Banca, Banca MPS, STMicroelectronics e Saipem</strong>, i sottostanti del certificate con <strong>Isin XS3344985737</strong>. I due istituti di credito restano al centro del <strong>consolidamento del settore bancario italiano</strong> e delle nuove strategie di crescita legate a wealth management e servizi finanziari, mentre STMicroelectronics guida la <strong>sfida europea dei semiconduttori per l’intelligenza artificiale</strong> e Saipem quella delle grandi <strong>infrastrutture energetiche e della transizione low carbon</strong>. Quattro gruppi strategici per il mercato italiano, sostenuti da piani industriali focalizzati su crescita, innovazione, efficienza operativa e redditività.</p><p><strong>BPER Banca</strong></p><p>BPER Banca punta <strong>sull’integrazione di Banca Popolare di Sondrio</strong>, sulla crescita nell’asset gathering e sull’efficienza operativa per rafforzare il proprio ruolo tra i principali gruppi bancari italiani. La fusione, efficace dal 20 aprile 2026, rappresenta il principale motore strategico del nuovo corso guidato da Gianni Franco Papa.</p><p>Nel primo trimestre 2026 il gruppo ha registrato un <strong>utile netto ordinario consolidato di 549 milioni di euro</strong>, con ricavi core pari a 1,77 miliardi, sostenuti da un margine di interesse di 1,09 miliardi e da commissioni nette per 680,9 milioni. La solidità patrimoniale resta elevata, con <strong>CET1 ratio al 14,9%</strong> e crediti deteriorati netti all’1,1%.</p><p>Il pilastro della strategia resta l’operazione su Popolare di Sondrio, destinata ad aumentare scala, produttività e capacità commerciale. BPER <strong>stima sinergie di costo a regime fino a circa 190 milioni annui ante imposte e sinergie di ricavo fino a circa 100 milioni</strong>, soprattutto da wealth management, bancassurance e specialty finance.</p><p>Sul fronte commerciale la banca continua a spingere su raccolta gestita, bancassurance e credito a famiglie e imprese. A perimetro omogeneo, <strong>le commissioni nette sono salite del 5% annuo</strong>, con un contributo significativo dai servizi di investimento e dal comparto assicurativo danni e protezione.</p><p>BPER prepara ora <strong>l’aggiornamento del piano industriale “B:Dynamic | Full Value 2027”</strong>, previsto per il 6 agosto 2026, in un contesto segnato da incertezza macroeconomica, tassi ancora importanti per la redditività bancaria e consolidamento del settore. La sfida sarà trasformare l’integrazione di Sondrio in crescita stabile, mantenendo disciplina sui costi e qualità del credito.</p><p><strong>Banca MPS</strong></p><p>Banca Monte dei Paschi di Siena punta a trasformarsi in uno dei protagonisti del nuovo risiko bancario italiano. Il <strong>nuovo Piano Industriale 2026-2030 </strong>traccia una strategia di crescita che punta su tecnologia, ricavi commissionali e consolidamento, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo nei prossimi anni.</p><p>Il piano, intitolato “<strong>Da radici profonde a nuove frontiere – Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario</strong>”, rappresenta la roadmap con cui la banca senese intende archiviare definitivamente la lunga fase di ristrutturazione successiva al salvataggio pubblico e tornare a giocare un ruolo centrale nel sistema finanziario italiano.</p><p>Uno degli elementi chiave della strategia riguarda il <strong>consolidamento con Mediobanca</strong>, operazione che nelle intenzioni del management potrebbe dare vita a un nuovo polo bancario nazionale con una <strong>forte presenza nel wealth management, nel corporate &amp; investment banking e nei servizi ad alto valore aggiunto</strong>. La banca stima <strong>sinergie complessive per circa 700 milioni di euro</strong>, grazie all’integrazione delle piattaforme operative e allo sviluppo di business complementari.</p><p>MPS sottolinea nel piano la forza dei marchi coinvolti, definiti “iconici” e riconosciuti dal mercato come sinonimo di affidabilità. Il modello operativo viene descritto come diversificato e resiliente, con un <strong>contributo crescente delle attività meno legate al margine di interesse</strong>.</p><p>Asset gathering, wealth management, corporate &amp; investment banking e private banking dovrebbero arrivare a generare <strong>circa il 44% dei ricavi complessivi del gruppo entro il 2030</strong>. La banca punta, infatti, a ridurre progressivamente la dipendenza dall’andamento dei tassi d’interesse, aumentando il peso delle commissioni e delle attività di consulenza finanziaria.</p><p>Sul fronte tecnologico il gruppo prevede <strong>oltre un miliardo di euro di investimenti IT nell’arco del piano</strong>. Le risorse saranno destinate allo sviluppo della piattaforma digitale, all’automazione dei processi e all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi bancari e nelle attività operative. Il management considera la trasformazione digitale un passaggio centrale per migliorare efficienza, qualità del servizio e capacità commerciale.</p><p>Gli obiettivi finanziari indicano un <strong>margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi di euro nel 2030</strong>, con un tasso medio annuo del 4,6%. Le commissioni sono attese in aumento con un CAGR del 5,6% tra il 2025 e il 2030. Il cost/income ratio dovrebbe scendere dal 46% previsto per il 2025 al 38% a fine piano, mentre <strong>l’utile netto adjusted è stimato a 3,7 miliardi nel 2030 dopo i 3,3 miliardi previsti nel 2028</strong>.</p><p>Anche la redditività è attesa in miglioramento, con un <strong>ROTE adjusted previsto al 18% nel 2030</strong>. La qualità dell’attivo continuerà a rafforzarsi con un net NPE ratio stimato all’1% entro fine piano.</p><p>La banca punta inoltre a mantenere una posizione patrimoniale solida lungo tutto l’orizzonte industriale, con un <strong>Cet1 ratio intorno al 16% e un buffer di capitale di circa 3 miliardi di euro</strong>, elemento che dovrebbe garantire flessibilità sia per eventuali operazioni straordinarie sia per la remunerazione degli azionisti. Il piano prevede infatti distribuzioni complessive fino a 16 miliardi di euro entro il 2030.</p><p>Nel private markets<strong> le masse gestite dovrebbero raddoppiare passando da circa 2,5 miliardi nel 2025 a 5 miliardi nel 2030</strong>. Per la divisione Corporate &amp; Investment Banking il gruppo prevede un margine di intermediazione vicino a 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 800 milioni entro fine piano, accompagnati da una crescita degli impieghi da 22 a 27 miliardi di euro.</p><p><strong>STMicroelectronics</strong></p><p>STMicroelectronics <strong>punta sull’intelligenza artificiale, sui data center e sulla transizione elettrica dell’automotive</strong> per rilanciare la crescita dopo un 2025 segnato dal rallentamento della domanda industriale e del settore auto. Il gruppo italo-francese dei semiconduttori sta portando avanti un piano di investimenti miliardario che punta a rafforzare la leadership europea nelle tecnologie strategiche, con particolare attenzione <strong>ai chip in carburo di silicio, ai sensori e alla fotonica per l’AI</strong>.</p><p>Nel primo trimestre del 2026 STMicroelectronics ha registrato <strong>ricavi per 3,1 miliardi di dollari, con segnali di ripresa in diversi segmenti chiave</strong> grazie alla crescita della domanda legata ai data center, alle infrastrutture AI e ai dispositivi elettronici avanzati. Il management guidato da Jean-Marc Chery ha indicato nell’intelligenza artificiale e nelle applicazioni cloud uno dei principali motori di sviluppo dei prossimi anni, <strong>con ricavi collegati ai data center attesi oltre i 500 milioni di dollari già nel 2026</strong>.</p><p>Uno dei pilastri della strategia resta il carburo di silicio (SiC), tecnologia fondamentale per le auto elettriche e per l’efficienza energetica. STM sta investendo sulla <strong>produzione di wafer da 200 millimetri e sulla nuova fabbrica di Catania</strong>, progetto sostenuto anche dal governo italiano con circa 2 miliardi di euro di incentivi pubblici nell’ambito del rafforzamento della filiera europea dei semiconduttori. L’impianto siciliano dovrebbe entrare progressivamente a regime a partire dal 2026 e rappresenta una delle più importanti iniziative industriali europee nel settore dei chip.</p><p>STM sta inoltre accelerando <strong>sull’automazione industriale e sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi</strong>. Il gruppo ha annunciato un ampio programma di riorganizzazione industriale e riduzione dei costi che prevede investimenti nelle tecnologie avanzate, nella manifattura su wafer da 300 millimetri e nella digitalizzazione degli impianti europei. Il piano include anche una <strong>riduzione dell’organico globale fino a 2.800 uscite volontarie entro il 2027</strong>.</p><p>Sul fronte strategico STM sta ampliando la presenza nei sensori e nei microcontrollori grazie all’acquisizione del business MEMS di NXP, operazione che rafforza soprattutto il posizionamento nell’automotive e nei sistemi avanzati di assistenza alla guida. Il gruppo lavora inoltre <strong>con Nvidia nello sviluppo di piattaforme dedicate alla robotica e ai sistemi di “physical AI”</strong>, segmento considerato tra quelli a più elevato potenziale di crescita nei prossimi anni.</p><p><strong>Saipem</strong></p><p>Saipem punta sull’espansione nell’ingegneria offshore, sulle grandi infrastrutture energetiche e sulla transizione energetica per consolidare la crescita dopo il forte recupero della redditività registrato negli ultimi esercizi. Il gruppo guidato da Alessandro Puliti sta <strong>rafforzando il posizionamento nei mercati strategici del Medio Oriente, dell’America Latina e dell’offshore deepwater</strong>, con una crescente esposizione ai progetti legati al gas naturale, all’eolico offshore e alle tecnologie low carbon.</p><p>Nel primo trimestre del 2026 Saipem ha registrato <strong>ricavi per 3,5 miliardi di euro, con un Ebitda adjusted salito a 434 milioni</strong> (+24%) e un utile netto di 78 milioni. <strong>Il portafoglio ordini si mantiene vicino ai 30 miliardi di euro</strong>, sostenuto soprattutto dall’Engineering &amp; Construction offshore e dai grandi contratti internazionali. Il management ha <strong>confermato la guidance 2026, che prevede ricavi per circa 15,5 miliardi e un Ebitda vicino a 1,9 miliardi di euro</strong>.</p><p>Uno dei pilastri della strategia resta <strong>l’offshore energetico</strong>, segmento in cui Saipem continua a rafforzare la leadership globale grazie alla flotta di navi specializzate e alle competenze nell’EPCI, ossia ingegneria, approvvigionamento, costruzione e installazione. Il gruppo è particolarmente attivo nei grandi progetti offshore <strong>in Arabia Saudita, Guyana e Medio Oriente</strong>, aree considerate centrali per gli investimenti energetici globali dei prossimi anni.</p><p>Saipem sta inoltre <strong>accelerando sulla transizione energetica e sulle attività a basse emissioni</strong>, con investimenti nell’eolico offshore, nella cattura della CO2, nell’idrogeno e nelle infrastrutture sostenibili. Il piano industriale punta ad aumentare progressivamente il peso delle attività low e zero carbon nel portafoglio ordini, facendo leva sulle competenze tecnologiche maturate nell’oil &amp; gas tradizionale.</p><p>Il gruppo continua anche a <strong>migliorare la generazione di cassa e la struttura patrimoniale</strong>. La posizione finanziaria netta pre-IFRS 16 è tornata ampiamente positiva, superando 1,2 miliardi di euro nel primo trimestre 2026, mentre il free cash flow resta uno degli obiettivi centrali del piano strategico. Dopo gli anni della crisi e della ricapitalizzazione, Saipem punta ora a <strong>consolidare margini e redditività</strong> in uno scenario caratterizzato da elevati investimenti globali nelle infrastrutture energetiche.</p><p>Il sentiment degli analisti sui quattro titoli sottostanti si<strong> conferma complessivamente positivo</strong>, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><strong>BPER Banca</strong> è seguita da 15 analisti: di questi, <strong>12 raccomandano l’acquisto</strong> (buy), 3 suggeriscono di mantenere la posizione (hold) e nessuno ha un giudizio di vendita (sell).<strong> Il target price medio si attesta a 14,03 euro, </strong>che implica un potenziale upside del 71% rispetto alla quotazione attuale a Piazza Affari.</p><p>Anche su <strong>Banca MPS</strong> il sentiment si presenta positivo: su 14 analisti che monitorano il titolo,<strong> 10 consigliano buy</strong>, 4 suggeriscono hold e nessuno dice sell.<strong> Il prezzo obiettivo medio è di 10,62 euro</strong>, che implica un potenziale di crescita del 28% rispetto ai valori correnti a Piazza Affari.</p><p>Quadro simile per <strong>STMicroelectronics,</strong> coperto da 24 analisti: <strong>15 raccomandano buy</strong>, 7 indicano hold e 2 consigliano sell. <strong>Il target price medio è pari a 46,88 euro</strong>.</p><p>Infine, su<strong> Saipem</strong>, tra i 20 analisti che monitorano il titolo, <strong>14 consigliano buy,</strong> 5 suggeriscono hold e 1 sell. <strong>Il prezzo obiettivo medio è di 4,71 euro</strong>, con un potenziale upside del 3% rispetto alla quotazione attuale a Piazza Affari.</p><p>La combinazione tra <strong>distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti</strong> dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l&#x27;acquisto del certificate con <strong>Isin XS3344985737</strong>.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Certificati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/b7c204ae1bc1339b5633f596fc3da933ec093ecc-7008x4672.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Oggi maxi stacco dei dividendi a Piazza Affari: l’effetto sul Ftse Mib]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/oggi-maxi-stacco-dei-dividendi-a-piazza-affari-l-effetto-sul-ftse-mib/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=oggi-maxi-stacco-dei-dividendi-a-piazza-affari-l-effetto-sul-ftse-mib</link>
            <guid>8dc666f7-f637-4489-8475-0b7420b52282</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 07:00:49 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Oggi distribuivano gli utili 22 società componenti del principale indice della Borsa di Milano, elemento che ha contribuito ad un’apertura in rosso del mercato, per un totale di 16 miliardi di euro distribuiti.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Inizio di settimana ad alto impatto tecnico oggi a Piazza Affari, dove l’andamento del <strong>Ftse Mib</strong> è condizionato dallo stacco del dividendo di 22 società componenti l’indice principale della borsa italiana.</p><p>L’apertura di seduta, infatti, vede l’indice cedere il 2% nei primi minuti, considerando che gli analisti di WebSim Intermonte calcolano che le cedole di oggi <strong>pesano l’1,51% sul suo andamento</strong>, per un totale di <strong>16 miliardi di euro distribuiti agli azionisti</strong>, in quella che è considerata una delle giornate più importanti dell’anno per la stagione dei dividendi.</p><p>Lo stacco delle cedole comporta una rettifica automatica dei prezzi dei titoli: all&#x27;apertura delle contrattazioni, le azioni interessate vengono adeguate al ribasso di un importo pari al dividendo distribuito.</p><p>A seguito dell’altra giornata caratterizzata per un numero importante di società che staccavano la cedola, <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-ftse-mib-in-rosso-pesa-l-effetto-dividendo/">quella del 20 aprile</a>, sono 70 le aziende quotate che hanno distribuito agli azionisti una quota degli utili realizzati nel 2025, comprese quelle del mid e small cap e pmi dell’Egm.</p><p><br/></p><p>Piazza Affari continua a distinguersi per l’importante dividend yield, tra i migliori in Europa, con il <strong>4,2% sul 2026 per il Ftse Mib</strong>, rispetto al 3,9% del Btp decennale, del 2,8% del Dax e del 3% del Cac 40.</p><p>&quot;Tra i titoli a più alto rendimento a Piazza Affari ci sono le banche, seguite da utility, energetici e assicurazioni. Mentre l&#x27;indice tedesco e quello francese vedono una maggior rappresentazione di società industriali e tecnologici&quot;, sottolinea <strong>Alberto Villa</strong>, responsabile equity research di <strong>WebSim Intermonte</strong>.</p><p>&quot;Il monte dividendi del listino milanese nel 2025 in pagamento nel 2026 è stato pari a 46 miliardi di euro. Per il 2026 prevediamo un leggero rialzo, low single digit&quot;, quindi tra l&#x27;1 e il 4% (fino a 47,8 miliardi), prosegue l’esperto.</p><p>Per il 2026, afferma <strong>Alessandro Valentino</strong>, product manager di VanEck, le sole società italiane dello Stoxx Europe 600 potrebbero distribuire 38,6 miliardi (+7% sul 2025), con un dividend yield atteso del 4,9% contro una media europea del 3,2%. Dopo i tagli generalizzati del 2020, aggiunge l&#x27;esperto, le distribuzioni europee sono cresciute in modo continuativo: in Italia 23 società su 26 dell&#x27;Msci Italy hanno aumentato la cedola negli ultimi cinque anni.</p><p><br/></p><p>Le società coinvolte e le cedole distribuite coinvolgono alcuni dei principali gruppi bancari, assicurativi, energetici e industriali italiani:</p><ul><li><strong>Intesa Sanpaolo</strong> (saldo di 0,19 euro);</li><li><strong>Eni </strong>(0,27 euro);</li><li><strong>A2A</strong> (0,104 euro);</li><li><strong>Assicurazioni Generali</strong> (1,64 euro);</li><li><strong>Azimut</strong> (2 euro);</li><li><strong>Bper Banca</strong> (0,56 euro);</li><li><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena</strong> (0,86 euro);</li><li><strong>FinecoBank</strong> (0,79 euro). </li></ul><p></p><p>Tra le altre società che staccano oggi la cedola figurano:</p><ul><li><strong>Amplifon</strong> (0,29 euro);</li><li><strong>Avio</strong> (0,14846 euro);</li><li><strong>Brunello Cucinelli</strong> (1,04 euro);</li><li><strong>Buzzi</strong> (0,70 euro);</li><li><strong>DiaSorin</strong> (1,30 euro);</li><li><strong>Inwit</strong> (0,5543 euro);</li><li><strong>Italgas</strong> (0,432 euro);</li><li><strong>Lottomatica</strong> (0,44 euro);</li><li><strong>Moncler</strong> (1,40 euro);</li><li><strong>Nexi</strong> (0,30 euro);</li><li><strong>Recordati</strong> (1,34 euro);</li><li><strong>Saipem</strong> (0,17 euro);</li><li><strong>Unipol</strong> (1,12 euro);</li><li><strong>Tenaris</strong> (0,5106 dollari).</li></ul>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/873ebaae0ee89b5bf844a5e019d0f15b3bdb9a9b-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Ultimatum di Trump all’Iran, forti tensioni sui bond ]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/ultimatum-di-trump-all-iran-forti-tensioni-sui-bond/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=ultimatum-di-trump-all-iran-forti-tensioni-sui-bond</link>
            <guid>bc955da2-5121-469b-ae47-5003ad2046d7</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il presidente degli Stati Uniti è tornato a minacciare Teheran che se non accetterà un accordo in tempi brevi del Paese &quot;non resterà più nulla”. Il New York Times scrive che la ripresa dei bombardamenti è imminente.<br/>Il Qatar prova a mediare tra Teheran e Washington.</p><p>Il presidente iraniano Pezeshkian ha scritto a papa Leone XIV elogiando il suo “approccio basato sulla pace giusta”.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La settimana inizia con un’accelerazione delle vendite sulle obbligazioni, un apprezzamento del dollaro nei confronti delle principali controparti e il rialzo del petrolio. Scendono le borse in Asia Pacifico ed il future del Dax di Francoforte segna un calo dell’1%.</p><p><strong>Donald Trump è tornato a minacciare Teheran che se non accetterà un accordo in tempi brevi del Paese &quot;non resterà più nulla&quot;.</strong> Trump ha trascorso il weekend alla Casa Bianca tra riunioni con i suoi più stretti consiglieri, incursioni al campo di golf e una telefonata di circa mezz’ora con il premier israeliano Netanyahu in merito a una possibile ripresa degli attacchi contro l’Iran. Il New York Times scrive che la decisione di riprendere i bombardamenti è già stata presa, sono in corso in queste ore i preparativi.</p><p>Gli Emirati Arabi hanno denunciato che un drone &quot;proveniente da ovest&quot; ha colpito un generatore elettrico vicino alla centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra, causando un incendio. Le autorità locali hanno assicurato che non si sono registrati feriti e non vi sono state ripercussioni sui livelli di sicurezza radiologica ma hanno condannato ‘l&#x27;attacco terroristico&quot; come inaccettabile. Il direttore generale dell&#x27;Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha espresso &quot;profonda preoccupazione” per l&#x27;attacco, in un messaggio su X. &quot;Qualsiasi attività militare che minacci la sicurezza nucleare è inaccettabile&quot;, ha aggiunto il capo dell&#x27;agenzia Onu.</p><p><strong>Sugli sforzi per arrivare ad una de-escalation del conflitto</strong> hanno discusso in una telefonata il ministro degli Esteri dell&#x27;Arabia Saudita, Faisal bin Farhan bin Abdullah Al Saud e quello del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani che ha poi parlato anche con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Secondo quanto riportato dall&#x27;agenzia Fars, affiliata ai pasdaran, gli Stati Uniti hanno chiesto il ritiro e la consegna di 400 kg di uranio arricchito, il mantenimento attivo di un solo sito nucleare e nessun pagamento dei beni congelati. Proposte che, secondo Teheran, anziché risolvere il problema, mirano a raggiungere obiettivi che gli Stati Uniti non sono riusciti a conseguire con la guerra senza concedere nulla di concreto all’Iran.</p><p>L’Iran ha messo una taglia di 50 mila euro per uccidere Trump. E il presidente Pezeshkian ha scritto a papa Leone XIV elogiando il suo “approccio basato sulla pace giusta”.</p><p>Il greggio tipo WTI è in rialzo del 2% a 107,5 dollari il barile.</p><p><strong>Le scorte mondiali di petrolio si avvicinano rapidamente al loro livello minimo degli ultimi 10 anni,</strong> con il rischio che si arrivi a un punto in cui, specie per alcune zone o paesi, non sarà più solo una questione di prezzi alti ma di scarsità, con conseguente distruzione della domanda e danni all’economia. Mentre perdura il blocco dello stretto di Hormuz dove i transiti di petroliere avvengono con il contagocce, un nuovo allarme arriva appunto da Ubs. Secondo gli analisti, malgrado le misure governative come il rilascio delle riserve strategiche e una certo rallentamento della domanda ad aprile, <strong>le scorte scenderanno entro la fine di maggio, al livello minimo dal 2016, a quota 7,6 miliardi di barili contro gli 8,2 miliardi registrati a febbraio. La distribuzione delle scorte non è uniforme e colpisce alcune zone e paesi più degli altri</strong>.</p><p>Nei giorni scorsi il Ceo di Exxon Darren Woods ha sottolineato come &quot;il mercato petrolifero non ha ancora risentito pienamente dell’impatto della perdita di forniture&quot; ma se le scorte commerciali finiranno per scendere a livelli tali da non poter più fungere da fonte di approvvigionamento &quot;continueremo a vedere un aumento dei prezzi sul mercato.”</p><p>Salgono i timori di un risveglio dell’inflazione e si rafforzano le aspettative di un cambio di atteggiamento da parte delle banche centrali.</p><p>I titoli del Tesoro degli Stati Uniti hanno registrato un calo su tutta la curva, con il <strong>tasso rendimento a 30 anni che ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni.</strong> I rendimenti decennali giapponesi sono balzati di 10 punti base a livelli che non si registravano dal 1996, mentre il rendimento trentennale del Paese è salito di 20 punti base, raggiungendo il massimo dal suo debutto nel 1999. Le obbligazioni hanno registrato un calo anche in Australia e Nuova Zelanda.</p><p>“I timori per l’inflazione hanno messo in allarme i mercati obbligazionari globali”, ha affermato Frederic Neumann, capo economista per l’Asia presso HSBC Holdings. “Con scarse prospettive di un rapido ripristino dei flussi energetici dal Golfo e le catene di approvvigionamento del settore manifatturiero che segnalano un inarrestabile aumento delle pressioni sui prezzi, l’inflazione a livello mondiale è destinata a salire ulteriormente nei prossimi mesi. Ciò costringerà le banche centrali a inasprire la politica monetaria”.</p><p>Secondo Yardeni Research, la Fed deve allinearsi ai mercati obbligazionari o rischia di perdere il controllo sui costi di finanziamento, dato che gli investitori sono sempre più preoccupati per l’inflazione.</p><p>Se la Fed non rinuncerà al suo orientamento accomodante, “gli investitori concluderanno che la banca centrale sta rimanendo indietro rispetto alla curva dell’inflazione e chiederanno un premio di rischio inflazionistico più elevato”, ha scritto Ed Yardeni, presidente e capo stratega degli investimenti. “Prevediamo che la Fed mantenga i tassi invariati nella riunione di giugno e passi a un orientamento di politica monetaria restrittivo”.</p><p>In <strong>Europa</strong>, il Bund a dieci anni è arrivato venerdì a 3,16%, sui massimi dal 2022. BTP a 3,94%. Giorgia Meloni ha scritto alla Commissione europea per chiedere un’estensione della deroga al Patto di stabilità per far fronte alla crisi energetica.</p><p>Sono in ribasso le borse di Shanghai, Shenzhen, Hong Kong e Taipei.</p><p><strong>Le vendite al dettaglio in Cina sono aumentate solo dello 0,2%</strong> su base annua ad aprile 2026, rallentando bruscamente rispetto all&#x27;incremento dell’1,7% registrato a marzo e <strong>ben al di sotto del previsto aumento del 2,0</strong>%. Lo riportano i dati dell&#x27;Ufficio nazionale di statistica della Cina. Si è trattato della <strong>crescita più debole dal dicembre 2022,</strong> poiché le ripercussioni della guerra in Iran hanno frenato la domanda dei consumatori. Debolezza generalizzata negli acquisti di beni di alto valore, con le vendite di automobili in calo del 15,3%, gli elettrodomestici (-15,1%), i materiali da costruzione (-13,8%) e i mobili (-10,4%).</p><p>Anche la <strong>produzione industriale</strong> è cresciuta più lentamente del previsto, attestandosi al 4,1% il mese scorso, il dato più basso degli ultimi quasi tre anni.</p><p><strong>In Asia Pacifico</strong>. Nikkei di Tokyo -0,5%. Kospi di Seul +0,7%, in controtendenza rispetto al trend generale. In avvio di seduta la borsa della Corea del Sud era arrivata a perdere il 4,5%, un calo che l’avrebbe portata in territorio di correzione.</p><p><strong>Generali</strong>. Blackrock detiene una partecipazione aggregata di appena sopra il 5% nel gruppo assicurativo, di cui il 3,14% con diritto di voto, mentre la restante parte riguarda azioni oggetto di contratti di prestito titoli e derivati. E&#x27; quanto emerge dall&#x27;aggiornamento Consob sulle partecipazioni rilevanti , indicando il 12 maggio come data dell’operazione.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong>Eni</strong> ha perfezionato un investimento da 70 milioni di dollari per entrare nel capitale della società canadese Nouveau Monde Graphite , attiva nel settore della grafite naturale e dei materiali avanzati per batterie, con una quota dell&#x27;11,6%.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[L’economia dell’Europa fa sempre più fatica a crescere]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/l-economia-dell-europa-fa-sempre-piu-fatica-a-crescere/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=l-economia-dell-europa-fa-sempre-piu-fatica-a-crescere</link>
            <guid>f002a12b-cefa-4942-b11d-01ef2027b521</guid>
            <pubDate>Mon, 18 May 2026 06:15:01 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Riteniamo possibile che le minute del FOMC e i titoli dei giornali possano alimentare la volatilità dei mercati finanziari nel corso della settimana. Nelle ultime settimane è emersa la divergenza tra i beneficiari degli investimenti in capitale fisso nell’IA e quasi tutti gli altri segmenti di mercato</p><p><em>A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM</em></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Si apre una settimana ricca di dati macro che forniranno indicazioni sulla salute dell’economia statunitense ed europea. Negli USA, gli highlight includono le minute della riunione FOMC di aprile (mercoledì 20), le vendite di case in sospeso (martedì), i dati sul mercato immobiliare (permessi e avvii di costruzione giovedì) e i PMI flash di maggio. Le minute saranno particolarmente scrutinate per capire i segnali sulla direzione dei tassi in un contesto di inflazione ancora persistente e crescita resiliente.</p><p></p><p>Dati USA più forti delle attese (soprattutto housing e PMI), confermerebbero un “soft landing” e sosterrebbero gli indici azionari, favorendo settori ciclici e tech. Inoltre, minute “hawkish” o dati robusti USA spingerebbero i rendimenti dei Treasury al rialzo, con effetto contagio sui Bund europei.</p><p></p><p>In Europa, focus su dati di bilancia commerciale, inflazione armonizzata (finali), produzione industriale e soprattutto i PMI flash preliminari di maggio (manifatturiero e servizi) per Eurozona, Germania e altri paesi principali. L’economia europea mostra una crescita modesta (+0.1% QoQ nel Q1) con pressioni inflattive legate all’energia. PMI sopra 50, rafforzerebbero il sentiment sulla, seppur lenta, ripresa economica, mentre dati deboli peserebbero su banche e industriali. Inflazione o PMI europei più alti del previsto ridurrebbero le aspettative di tagli BCE, sostenendo rendimenti periferici e core. Un quadro di “higher for longer” penalizzerebbe le duration lunghe.</p><p></p><p>Crediamo che gli investitori testeranno la narrativa di resilienza USA e di fragilità europea. Sorprese positive supporteranno risk-on su equity e flattening delle curve, mentre segnali di surriscaldamento rafforzeranno dollaro e rendimenti.</p><p></p><p>Ma la settimana che si apre continuerà anche ad essere dominata dai titoli dei giornali, con un sentiment che probabilmente oscillerà tra estremo ottimismo e pessimismo riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il che potrebbe generare una certa volatilità. Gli analisti sono propensi a puntare sui titoli a crescita strutturale – in particolare quelli che beneficiano degli investimenti in IA – ercando comunque di diversificare l’esposizione in vari settori e industrie come energia, materiali e prodotti chimici.</p><p></p><p>I riferimenti storici al mercato sono quasi tutti iperbolici e di solito inaccurati, soprattutto quelli che citano la bolla tecnologica, motivo per cui generalmente irritano gli investitori. Tuttavia, il 1998 è utile per i confronti. Il default del debito russo e il crollo di Long-Term Capital Management furono violenti shock macroeconomici che alla fine si rivelarono distrazioni a breve termine da un&#x27;avanzata ben più ampia guidata dai titoli tecnologici, sebbene le basi di quell&#x27;avanzata fossero piuttosto diverse da quelle che si stanno verificando ora.</p><p></p><p>Oggi, il calo di interesse dovuto all&#x27;Iran ha creato una situazione simile. Le notizie geopolitiche continuano ad avere importanza durante la giornata, soprattutto ora che la stagione degli utili sta per concludersi. Il vertice tra Stati Uniti e Cina – che sembra essere andato molto bene - rappresenta un altro importante catalizzatore macroeconomico per l&#x27;Iran, il commercio e la tecnologia.</p><p></p><p>Nonostante la mancanza di progressi nel Golfo Persico, i mercati azionari globali hanno continuato a salire, ma nelle ultime settimane è emersa con chiarezza la divergenza tra i beneficiari degli investimenti in capitale fisso (capex) nel settore dell&#x27;intelligenza artificiale (IA) e quasi tutti gli altri segmenti di mercato, in particolare per i fornitori che hanno subito le maggiori strozzature. Continuiamo a ritenere che gli investitori dovrebbero valutare la possibilità di sfruttare il forte slancio dei titoli legati all&#x27;intelligenza artificiale, supportato da solidi risultati trimestrali e previsioni positive. È probabile che anche i flussi di capitale continueranno a sostenere questa divergenza, con il ritorno degli investitori retail sul mercato.</p><p></p><p>Gli utili e il riposizionamento degli investitori non sono stati gli unici fattori a sostenere il mercato. I dati economici, in particolare il solido ultimo rapporto sull&#x27;occupazione di aprile, hanno sorpreso positivamente. Considerato il contesto economico resiliente, i risultati aziendali eccezionali e la ripresa dei flussi di acquisto al dettaglio, gli investitori potrebbero valutare la possibilità di orientarsi verso asset più rischiosi e approfittare dei ribassi.</p><p></p><p>Dal 1998, la funzione di reazione del mercato azionario è cambiata. Gli asset rischiosi vengono scambiati sempre più spesso in seguito a notizie positive piuttosto che negative, il che indica che la probabilità, implicita nel mercato, di una recessione globale indotta da conflitti ha iniziato ad affievolirsi. Il rischio di una nuova escalation non va tuttavia ignorato, ma può essere coperto in modo più diretto attraverso posizioni lunghe in titoli energetici o altre materie prime legate all&#x27;intelligenza artificiale, piuttosto che tramite una riduzione automatica del rischio azionario.</p><p></p><p>Il messaggio più importante è che lo slancio positivo rimane supportato dai fondamentali e dai flussi di investimento. Il rally dei semiconduttori, con un aumento di circa il 65% rispetto ai minimi di marzo, ricorda il rialzo di circa il 70% registrato tra i minimi di ottobre 1998 e la fine di novembre dello stesso anno. L&#x27;attuale avanzamento è stato trainato da revisioni al rialzo degli utili per azione (EPS) piuttosto che da una significativa rivalutazione del rapporto prezzo/utili. Questo è importante perché i rally possono durare più a lungo e in misura maggiore di quanto gli investitori si aspettino, quando lo slancio dei prezzi, le revisioni positive degli utili e il posizionamento si muovono tutti nella stessa direzione.</p><p></p><p>Anche il contesto dei flussi di investimento appare più favorevole rispetto ai precedenti rally. Il rimbalzo successivo al Giorno della Liberazione, nell&#x27;aprile 2025, fu trainato dagli investitori al dettaglio, successivamente seguiti dagli investitori istituzionali. L&#x27;attuale rally sembra invece essere stato guidato da un rinnovato coinvolgimento degli investitori istituzionali, mentre la partecipazione degli investitori al dettaglio è rimasta più contenuta. La velocità del rimbalzo, combinata con solidi risultati trimestrali, effetti di crescita patrimoniale, fattori stagionali favorevoli e il supporto dei rimborsi fiscali, ha creato un terreno fertile per gli afflussi di capitali al dettaglio, che potrebbero così estendere il trend positivo.</p><p></p><p>Continuiamo comunque a mettere in guardia gli investitori dal seguire indiscriminatamente il mercato o il settore dei semiconduttori e siamo altrettanto cauti nel puntare contro ulteriori rialzi nelle aziende di intelligenza artificiale e semiconduttori, dove i risultati trimestrali sono ancora in miglioramento e i flussi di investimento al dettaglio sono in aumento. Ci aspettiamo opportunità per sfruttare i ribassi in modo opportunistico e questo rimane il nostro approccio preferito per continuare a incrementare l&#x27;esposizione agli asset rischiosi sul mercato.</p><p></p><p>Negli Stati Uniti, il contesto macroeconomico dovrebbe continuare a fornire slancio al rally. L&#x27;indice Citigroup Economic Surprise Index è balzato in avanti nelle ultime settimane e gli ultimi dati sull&#x27;occupazione rappresentano l&#x27;ennesima notizia rassicurante. Il trend dell&#x27;occupazione non sanitaria da inizio anno è proseguito, il che è importante perché la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro netti creati negli ultimi due anni si è concentrata nel settore sanitario o in quello pubblico. La crescente resilienza del mercato del lavoro di quest&#x27;anno è quindi un segnale positivo.</p><p></p><p>Il rapporto sull&#x27;occupazione si è aggiunto alla lista di motivi per cui è improbabile che si assista a un taglio dei tassi di interesse all&#x27;inizio del mandato di Warsh, ma la soglia per un rialzo dei tassi sembra già alta, anche senza che i dati sull&#x27;inflazione inizino a mostrare segni di surriscaldamento. È chiaro che la solidità del mercato del lavoro rafforza l&#x27;idea che l&#x27;economia statunitense possa assorbire condizioni finanziarie più restrittive e picchi episodici dei prezzi dell&#x27;energia senza un rallentamento significativo. L&#x27;incredibile forza degli utili aziendali – i dati sull&#x27;utile per azione (EPS) del primo trimestre per le società dell&#x27;indice S&amp;P 500 si attestano al 27,7% – suggerisce che le aziende che beneficiano maggiormente della crescita strutturale potrebbero continuare a essere leader.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Opinioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9c5ae875e4bc9371bf0c799aac8b2eb433e4019-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Tim, Fitch alza il rating a BB+ con outlook stabile]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-tim-telecom-italia-fitch-rating-a-bb-con-outlook-stabile/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-tim-telecom-italia-fitch-rating-a-bb-con-outlook-stabile</link>
            <guid>f9ec9c06-e49e-4d42-b7e6-736720406e72</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 13:45:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Migliorano flussi di cassa e leva dopo la cessione della rete fissa; attesa crescita guidata dal business enterprise e possibili benefici dall’offerta di Poste Italiane.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fitch Ratings</strong> ieri ha promosso il giudizio di <strong>Telecom Italia</strong>, portando il Long-Term Issuer Default Rating a <strong>BB+ da BB</strong> con <strong>outlook stabile</strong>, riconoscendo i progressi nella generazione di cassa e nella riduzione della leva finanziaria dopo la cessione della rete di accesso fissa e di altri asset non core.</p><p>Nel confronto con i peer europei, Tim viene giudicata positivamente tra gli operatori incumbent domestici, pur con una minore capacità di debito dovuta alla perdita della rete fissa, compensata in parte dalla presenza in Brasile e dalla solidità del business mobile.</p><p>Sui mercati, però, resta l’incertezza e le azioni Tim cedono circa mezzo punto percentuale quando mancano circa due ore alla chiusura di Piazza Affari, scendendo così a 0,706 euro.</p><p><br/></p><p>L’agenzia sottolinea come i flussi di cassa operativi e il free cash flow abbiano mostrato un <strong>miglioramento graduale ma costante</strong>, sostenuti da efficienze operative, minori oneri finanziari e capex più stabili. Ha inoltre contribuito la risoluzione favorevole della disputa sulla concessione del 1998, che ha portato benefici di cassa rilevanti. Fitch prevede che il <strong>cash flow operativo al netto degli investimenti supererà il 5% nel 2026</strong>, proseguendo poi su un trend di ulteriore rafforzamento.</p><p>L’outlook stabile riflette l’attesa che <strong>flussi di cassa e leva restino coerenti con la nuova fascia di rating</strong>. Il debito netto su EBITDA è sceso al 2,2x nel 2025, meglio delle attese precedenti, e dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile nei prossimi anni grazie a una liquidità solida e a un debito in riduzione.</p><p>Tra i fattori monitorati resta il <strong>contenzioso con Inwit </strong>dopo la decisione di TIM di recedere dal master service agreement, che Fitch ritiene probabile possa concludersi con un accordo negoziato tra le parti. L’agenzia osserva inoltre con attenzione l’offerta pubblica lanciata da Poste Italiane, che potrebbe rafforzare ulteriormente il profilo creditizio in caso di successo dell’operazione.</p><p>Sul piano industriale, Fitch vede nella <strong>divisione enterprise il principale motore di crescita</strong>, con ricavi attesi in aumento di circa il 4% medio annuo tra il 2026 e il 2030 grazie al cloud, mentre il mercato domestico consumer dovrebbe tornare a una crescita marginale dopo una flessione nel 2026. L’EBITDA margin è previsto in espansione verso il 26-27% grazie alle efficienze derivanti dalla separazione della rete fissa.</p><p><br/></p><p>Intanto, <strong>Sparkle</strong>, operatore internazionale del gruppo Tim per i servizi infrastrutturali e di connettività, ha firmato un protocollo d&#x27;intesa con <strong>NaiTel</strong>, operatore tlc giordano e la società di consulenza iLevant per sviluppare un nuovo corridoio di connettività digitale tra Europa e Asia. </p><p>L&#x27;accordo prevede l’integrazione del cavo sottomarino GreenMed con le reti terrestri in fibra e le piattaforme di interconnessione regionali in Giordania, si legge in una nota. L’obiettivo è quello di rafforzare &quot;la resilienza della connettività nel Mediterraneo&quot;, sostenendo lo sviluppo di infrastrutture digitali diversificate tra Europa e Asia. </p><p>La <strong>Giordania</strong>, già punto di approdo di altri sistemi di cavi sottomarini, mira a consolidare il proprio ruolo di hub strategico nel corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec), sottolinea la nota.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/4db662aac7c132f9f390314cefe161e300e608cb-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Vendite a Wall Street dopo la delusione sul vertice USA-Cina]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/vendite-a-wall-street-dopo-la-delusione-sul-vertice-usa-cina/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=vendite-a-wall-street-dopo-la-delusione-sul-vertice-usa-cina</link>
            <guid>b1aa826d-e846-4bfe-b668-e8c0f29c1189</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 12:00:37 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Tra strette di mano e dichiarazioni di amicizia, dall’incontro tra Trump e Xi Jinping non sono arrivate le notizie sperate sulla situazione in Medio Oriente e la mancanza di progressi verso la pace ha alimentato le preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche del conflitto.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Tornano le vendite a Wall Street dopo le chiusure positive di ieri per i principali indici della Borsa di New York dopo la delusione arrivata dalle conclusioni del vertice tra Stati Uniti e Cina che aveva alimentato molte speranze sul conflitto in Medio Oriente e sul commercio.</p><p>Quando manca circa un’ora all’avvio degli scambi ufficiali, i future scambiano in rosso, in particolare quelli sul <strong>Nasdaq</strong> (-1,30%) e quelli sullo <strong>S&amp;P500</strong> (-0,90%), seguiti in scia dai contratti sul <strong>Dow Jones</strong> (-0,50%).</p><p>Debole il dollaro statunitense nei confronti dell’<strong>euro</strong>, con la coppia <strong>EUR/USD</strong> a 1,1629, mentre il <strong>Bitcoin</strong> guadagna oltre l’1% e si porta a 80.500 dollari.</p><p><br/></p><p>Il vertice tra <strong>Donald Trump </strong>e <strong>Xi Jinping </strong>ha avuto un tono favorevole agli affari, con 16 alti dirigenti statunitensi al suo seguito e nuovi accordi per aziende come Boeing e Nvidia, ma le questioni diplomatiche relative a Taiwan e all&#x27;Iran, tuttavia, continuano a incombere sullo sfondo.</p><p>Si sperava che <strong>la Cina potesse essere coinvolta nell&#x27;uscita degli Stati Uniti dalla guerra contro l&#x27;Iran</strong>, accettando di usare la propria influenza sul principale fornitore di petrolio del Paese.</p><p>La mancanza di progressi verso la pace ha alimentato le preoccupazioni per le pressioni inflazionistiche del conflitto, evidenziate dai dati sull&#x27;inflazione statunitense di questa settimana. </p><p>Così, i rendimenti dei titoli del Tesoro decennali sono saliti ulteriormente, superando il 4,5%, in un contesto di crollo globale dei mercati obbligazionari.</p><p>&quot;Ciò che è degno di nota è che non c&#x27;è alcun impegno cinese a fare qualcosa di specifico riguardo all&#x27;Iran&quot;, sottolinea <strong>Patricia Kim</strong>, ricercatrice di politica estera presso Brookings Institution.</p><p><br/></p><p>Funzionari statunitensi hanno affermato di aver anche raggiunto accordi per la vendita di prodotti agricoli e di aver fatto progressi nella creazione di meccanismi per gestire gli scambi commerciali futuri, con entrambe le parti che dovrebbero identificare beni non sensibili per un valore di 30 miliardi di dollari.</p><p>Tuttavia, i dettagli degli accordi sono stati scarsi e non si sono visti segnali di una svolta nella vendita alla Cina dei chip avanzati H200 per l&#x27;intelligenza artificiale di <strong>Nvidia</strong>, oggi in calo del 2% nel pre market USA, nonostante <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-vendita-in-cina-chip-h200-nuovo-record-di-market-cap-previsoni-trimestrale/">l&#x27;aggiunta a sorpresa all&#x27;ultimo minuto dell&#x27;amministratore delegato Jensen Huang</a> alla delegazione.</p><p>Trump ha dichiarato a Fox News che la Cina ha accettato di ordinare 200 aerei Boeing, il suo primo acquisto di aerei commerciali di fabbricazione statunitense in quasi un decennio, ma si tratta di una cifra ben inferiore ai circa 500 previsti dai mercati e le azioni Boeing sono crollate di oltre il 4%.</p><p>Trump se n&#x27;è andato senza aver trovato nemmeno una soluzione ufficiale al <strong>problema dell&#x27;approvvigionamento di terre rare</strong>, che affligge le relazioni bilaterali da quando la Cina ha imposto controlli sulle esportazioni di questi minerali vitali in risposta alla raffica di dazi di Trump nell&#x27;aprile del 2025. Nei due giorni di copertura mediatica del vertice, i media statali cinesi non hanno menzionato la questione nemmeno una volta.</p><p>Sebbene i leader abbiano raggiunto una tregua lo scorso ottobre, in base alla quale Washington avrebbe ridotto i dazi in cambio della garanzia da parte della Cina di mantenere il flusso di terre rare, i controlli di Pechino hanno causato carenze per i produttori di chip e le aziende aerospaziali statunitensi.</p><p>“Non è stato nemmeno deciso se estendere la tregua oltre la sua scadenza, prevista per la fine dell&#x27;anno”, evidenzia a Bloomberg TV <strong>Jamieson Greer</strong>, rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, che accompagnava Trump. Tale estensione rappresenterebbe &quot;il parametro di riferimento più elementare&quot; per il successo del vertice, ha affermato Kim di Brookings Institution.</p><p><br/></p><p>Con il vertice conclusosi senza una via d&#x27;uscita per la ripresa dei flussi attraverso lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, la situazione di stallo tra Stati Uniti e Iran torna al centro dell&#x27;attenzione. I prezzi del petrolio salgono di nuovo: il <strong>Brent </strong>supera i 108 dollari e il <strong>greggio WTI</strong> si porta a 104 dollari al barile.</p><p>Gli operatori di mercato osserveranno ora le prossime mosse dei due Paesi dopo oltre due mesi di guerra. &quot;Non c&#x27;è dubbio che la spinta rialzista sia stata così aggressiva da rendere presente il rischio di una correzione&quot;, ha dichiarato a Bloomberg TV <strong>Paul Skinner</strong> di Wellington Management, aggiungendo che “Con i mercati obbligazionari instabili, il problema dell&#x27;inflazione e la questione dello Stretto di Hormuz ancora irrisolta dopo il vertice, credo che ci sarà sicuramente una certa volatilità in arrivo”.</p><p><strong>Helima Croft</strong>, responsabile globale della strategia sulle materie prime presso RBC Capital Markets, ha definito &quot;illusione&quot; l&#x27;aspettativa di una riapertura dello Stretto di Hormuz entro il prossimo mese. &quot;Sembra esserci un consenso emergente sulla riapertura a giugno, perché il costo di una chiusura prolungata sarebbe troppo elevato&quot;, proseguiva l’esperta. &quot;Siamo molto scettici. Lo scenario ottimistico sembra basarsi sulla fragile ipotesi che esista una leva politica relativamente facile da azionare&quot;, concludeva Croft.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Perché i titoli del quantum computing fanno impazzire Wall Street]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/perche-i-titoli-del-quantum-computing-fanno-impazzire-wall-street/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=perche-i-titoli-del-quantum-computing-fanno-impazzire-wall-street</link>
            <guid>e9981cac-6b45-4263-8a5b-56035fb1cd34</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 11:00:47 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Barron’s accende i riflettori su un settore ancora privo di veri vincitori industriali. IonQ cresce, Rigetti accelera, IBM resta il gigante più credibile. Secondo Barclays, il vantaggio quantistico potrebbe arrivare entro il 2027. Intanto le quotazioni corrono molto più velocemente dei ricavi.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Le azioni delle società legate ai computer quantistici registrano oscillazioni quotidiane impressionanti, alimentate da un misto di entusiasmo tecnologico, aspettative industriali e forte appetito per il rischio.<br/>A riportare il tema sotto i riflettori <strong>è un articolo di approfondimento pubblicato da Barron&#x27;s</strong>, che prova a fare ordine in un comparto ancora difficile da valutare con i parametri tradizionali della finanza.</p><p>La promessa della tecnologia quantistica è enorme. I computer quantistici, sfruttando i principi della meccanica quantistica, potrebbero in teoria esplorare simultaneamente un numero gigantesco di soluzioni possibili, superando di molto le capacità dei computer tradizionali in campi come la ricerca farmaceutica, la scoperta di nuovi materiali, l’ottimizzazione logistica o la crittografia.</p><p>Il problema è che, <strong>almeno per ora, il settore resta in una fase pionieristica</strong>. Le aziende specializzate non generano utili, consumano molta cassa per finanziare ricerca e sviluppo e devono ancora dimostrare di poter costruire macchine sufficientemente affidabili, stabili e soprattutto commercialmente utili.<br/></p><p>L’andamento di borsa delle società quantistiche racconta bene l’incertezza che circonda il comparto.</p><p><strong>Negli ultimi dodici mesi D-Wave Quantum ha più che triplicato il proprio valore in borsa, mentre Rigetti Computing è salita di circa il 45%.</strong> Molto più contenuta invece <strong>la performance di IonQ, poco sopra il 7%, </strong>mentre Quantum Computing Inc. ha addirittura perso terreno.</p><p>Differenze così marcate suggeriscono che il mercato stia premiando soprattutto singole storie aziendali, più che una vera dinamica industriale comune.</p><p>Anche le valutazioni riflettono il carattere altamente speculativo del settore.<strong> Secondo <em>Barron’s, </em>società come Rigetti o D-Wave trattano a multipli di fatturato estremamente elevati, livelli che ricordano le fasi più euforiche della bolla Internet.</strong> In pratica gli investitori stanno pagando oggi risultati economici che forse arriveranno soltanto tra molti anni — ammesso che arrivino davvero.</p><p><strong>Molto diversa la situazione di IBM</strong>, che pur essendo uno dei protagonisti storici della ricerca quantistica mantiene multipli decisamente più moderati grazie alla solidità del business tradizionale.</p><p><br/></p><p>Nonostante tutte le incertezze, il mercato continua a credere che il quantum computing possa avvicinarsi a un punto di svolta.</p><p><strong>Secondo gli analisti di Barclays, i sistemi quantistici potrebbero dimostrare una superiorità concreta rispetto ai computer tradizionali già entro il 2027, </strong>purché riescano a superare gli enormi problemi tecnici ancora aperti, primo fra tutti quello della correzione degli errori.</p><p><strong>Le stime di McKinsey &amp; Company</strong> parlano invece di un mercato potenziale compreso fra 43 e 72 miliardi di dollari entro il 2035.</p><p>Numeri sufficienti per attirare capitali speculativi, anche se il percorso industriale appare tutt’altro che lineare.</p><p><br/></p><p>Fra le società quotate,<strong> IonQ è spesso considerata il nome più rappresentativo del settore.</strong></p><p>L’amministratore delegato Niccolo de Masi ha definito la società una possibile “Nvidia del quantum”, evocando il paragone con il colosso che ha dominato il boom dell’intelligenza artificiale.</p><p>IonQ è stata la prima società quantistica quotata a superare i 100 milioni di dollari di ricavi annuali secondo i principi contabili tradizionali americani. <strong>Negli ultimi risultati trimestrali il gruppo ha mostrato perdite inferiori alle attese e soprattutto una forte crescita del portafoglio ordini, </strong>elemento che il mercato interpreta come segnale di crescente interesse commerciale.</p><p><br/></p><p>Anche Rigetti sta tentando di trasformarsi da laboratorio di ricerca a vero produttore di sistemi commerciali.</p><p>Ad aprile la società ha presentato il suo più grande computer quantistico finora sviluppato, pur rallentando temporaneamente il ritmo di espansione per migliorare affidabilità e stabilità della tecnologia.</p><p><strong>Rigetti cerca inoltre di ridurre la dipendenza dai contratti pubblici americani di ricerca, aumentando la vendita diretta di processori quantistici. </strong>Negli ultimi mesi ha annunciato forniture sia a un’università canadese sia a un istituto di ricerca indiano.</p><p><strong>D-Wave invece ha costruito la propria specializzazione sui sistemi di “quantum annealing”, </strong>utilizzati soprattutto per problemi di ottimizzazione industriale. La società punta però ora anche sui computer quantistici “gate model”, considerati più versatili e potenzialmente più potenti.</p><p><br/></p><p>In un settore dominato da piccole società altamente speculative, IBM continua a rappresentare il volto più rassicurante del quantum computing.</p><p><strong>Il gruppo americano offre già accesso cloud ai propri sistemi quantistici </strong>e sviluppa Qiskit, una delle piattaforme software open source più utilizzate dagli sviluppatori che lavorano nel settore.</p><p>Recentemente IBM ha attirato l’attenzione degli investitori annunciando una roadmap che punta alla realizzazione di un computer quantistico “fault tolerant”, cioè in grado di correggere autonomamente gli errori, entro il 2029.</p><p>È probabilmente proprio questo il nodo centrale dell’intero settore: trasformare esperimenti ancora fragili e instabili in macchine realmente affidabili.</p><p>Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, il quantum computing resterà soprattutto una gigantesca scommessa sul futuro. E come tutte le grandi scommesse tecnologiche, promette rendimenti straordinari ma anche rischi molto elevati.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/fcbf375ca0f141a520995b70bfc3449a0f1be658-880x438.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Cinquantamila punti, il ritorno di Piazza Affari sul tetto della sua storia]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/cinquantamila-punti-il-ritorno-di-piazza-affari-sul-tetto-della-sua-storia/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=cinquantamila-punti-il-ritorno-di-piazza-affari-sul-tetto-della-sua-storia</link>
            <guid>4ec44dcf-d05a-4109-bee0-b6f4973e6805</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 09:00:07 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Piazza Affari torna a sfiorare quota 50.000 punti dopo oltre ventisei anni, ma il mercato italiano che oggi corre verso i massimi storici non ha più nulla a che vedere con quello della bolla telecom del 2000. Dalle banche all’energia, passando per infrastrutture, difesa e industria, il Ftse Mib racconta una trasformazione profonda dell’economia quotata italiana. Dietro il record non c’è soltanto un numero simbolico, ma il ritorno di un mercato completamente diverso, costruito su nuovi equilibri finanziari e industriali.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Cinquantamila punti. Per ventisei anni è sembrato un numero appartenente a un’altra epoca, quasi un reperto della grande euforia di fine millennio. Oggi invece è di nuovo davanti agli occhi del mercato. <strong>Il Ftse Mib ha chiuso ieri a 50.050,26 punti e dista appena 59 punti dal massimo storico assoluto di 50.109 registrato il 6 marzo 2000</strong>, quando il principale indice italiano si chiamava ancora Mib30.</p><p>Sono passati ventisei anni, due mesi e qualche giorno. Come si legge nel commento di <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong>,<strong> </strong>In mezzo ci sono state la bolla dot-com, il crollo delle telecomunicazioni, l’11 settembre, la crisi finanziaria globale, il collasso del debito sovrano europeo, una pandemia, il ritorno dell’inflazione, il rialzo dei tassi più aggressivo degli ultimi decenni. Eppure, oggi Piazza Affari è di nuovo lì, <strong>a pochi passi dal punto più alto della propria storia</strong>.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Ma fermarsi al numero sarebbe il modo peggiore per leggere questo record.</p><p>Perché, spiega Debach, l’indice che oggi si avvicina ai massimi storici <strong>non è lo stesso indice del 2000</strong>. Non lo è nella composizione, non lo è nella struttura, non lo è nella filosofia industriale sottostante. <strong>In ventisei anni Piazza Affari ha cambiato nome tre volte</strong>, ha quasi completamente sostituito i propri protagonisti e soprattutto ha cambiato il DNA economico che la sostiene.</p><p>Il record che il mercato sta inseguendo non è la rivincita delle stesse aziende. Secondo Debach, <strong>è il punto di arrivo di una trasformazione radicale dell’economia italiana quotata</strong>.</p><p>Per capire davvero il significato di questo ritorno bisogna tornare al marzo del 2000. Il 6 marzo di quell’anno, racconta Debach, <strong>il Mib30 raggiungeva 50.109 punti nel pieno dell’euforia globale per internet e per la cosiddetta new economy</strong>. Il mercato era convinto che il digitale avesse abolito le vecchie regole della redditività, dei multipli e persino della gravità economica. Le società telecom e tecnologiche venivano valutate su aspettative quasi infinite. In Italia il cuore di quella bolla aveva un nome preciso: <strong>telecomunicazioni</strong>.</p><p>A fine febbraio 2000, ricorda Debach, <strong>Telecom Italia capitalizzava circa 96 miliardi di euro. TIM seguiva con altri 94 miliardi</strong>. Insieme rappresentavano circa il 30% dell’intera capitalizzazione del principale listino italiano. Attorno a loro ruotava un ecosistema che oggi sembra appartenere a un’altra era finanziaria: <strong>Seat Pagine Gialle valeva quasi 25 miliardi, Tecnost altri 25, Olivetti circa 19</strong>.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Nel complesso, evidenzia Debach, <strong>il settore telecomunicazioni pesava circa il 33%</strong> dell’intera capitalizzazione dell’indice. Il settore tecnologico aggiungeva un ulteriore 6,98%. Significa che quasi il 41% del listino italiano era concentrato in società telecom e tech.</p><p>Le banche, che oggi dominano il Ftse Mib, avevano allora un peso marginale rispetto alle telecom. A fine febbraio 2000 il comparto bancario rappresentava circa il 17,75% dell’indice. <strong>San Paolo-Imi, con circa 22 miliardi di capitalizzazione, guidava il settore davanti a Unicredito Italiano, Bipop-Carire e Banca Intesa</strong>.</p><p>L’Italia quotata del 2000 era dunque profondamente diversa da quella attuale. <strong>Telecomunicazioni e tecnologia guidavano il mercato</strong>. Industria, energia e utilities avevano un peso molto inferiore rispetto a oggi. La finanza italiana era ancora lontana dalla centralità che avrebbe assunto nei due decenni successivi.</p><p>Poi arrivò il crollo. Quando la bolla esplose, racconta Debach, la discesa fu brutale.<strong> Nel 2001 il Mib30 perse il 26,2%. Nel 2002 un ulteriore 27%</strong>. In pochi trimestri la capitalizzazione complessiva della Borsa italiana si dimezzò.</p><p>Molti dei campioni del listino di allora entrarono in una spirale da cui non sarebbero mai più usciti. Le valutazioni costruite sulle aspettative si scontrarono con <strong>bilanci fragili, debiti enormi e modelli di business incapaci di reggere il nuovo contesto competitivo</strong>.</p><p>Il massimo raggiunto a febbraio 2000 dalla capitalizzazione complessiva di Borsa Italiana, circa 871 miliardi di euro, divenne improvvisamente<strong> il simbolo di un eccesso irripetibile</strong>. Da lì, sottolinea Debach, iniziò una delle più lunghe traversate del deserto mai vissute da un grande mercato occidentale.</p><p>Nel 2008 Piazza Affari riuscì brevemente a riportarsi verso area 40.000 punti, ma <strong>il fallimento di Lehman Brothers e la crisi finanziaria globale cancellarono rapidamente il recupero</strong>. Tra il 2008 e il 2009 il mercato italiano tornò in area 12.000-14.000 punti.</p><p>Pochi anni più tardi arrivò un secondo trauma. <strong>La crisi del debito sovrano europeo del 2011-2012</strong>, accompagnata dall’esplosione dello spread BTP-Bund, riportò ancora una volta il listino vicino ai minimi.</p><p>Negli anni successivi, racconta Debach, il recupero fu lento e discontinuo. Le politiche ultra-espansive della Bce, i programmi Ltro e il quantitative easing permisero all’indice di <strong>tornare gradualmente verso quota 24.000-25.000 punti tra il 2015 e il 2018</strong>.</p><p>Poi il 2020. La pandemia provocò il peggior crollo giornaliero della storia recente di Piazza Affari. <strong>Il 12 marzo 2020 il Ftse Mib perse il 16,9% in una sola seduta</strong>. Eppure, precisa Debach, proprio da quel trauma iniziò la fase che avrebbe riportato l’indice vicino ai propri massimi storici.</p><p>Tra il 2021 e il 2023 il mercato italiano beneficiò della riapertura post-pandemica, della ripresa degli utili e soprattutto del ritorno dei tassi d’interesse positivi. <strong>Nel dicembre 2023 il Ftse Mib superò per la prima volta dal 2008 la soglia dei 30.000 punti</strong>. Tra il 2024 e il 2025 Piazza Affari è diventata uno dei migliori mercati europei, sostenuta soprattutto dalla forza del settore bancario. Il 2 gennaio 2026, nella prima seduta dell’anno, il Ftse Mib ha toccato 45.100 punti, <strong>il livello più alto degli ultimi venticinque anni</strong>. Da lì, rimarca Debach, il ritorno verso il record storico è diventato improvvisamente concreto.</p><p></p><p>L’aspetto più interessante di questo ritorno ai massimi non è tanto il livello dell’indice quanto la sua composizione. <strong>Nel 2000 il vertice del listino era dominato da Telecom Italia, TIM ed Enel</strong>. Le telecomunicazioni rappresentavano quasi un terzo del mercato.</p><p>Oggi, puntualizza Debach, lo scenario è quasi ribaltato. <strong>Il settore bancario rappresenta circa il 37,5% del Ftse Mib, con circa 257 miliardi di capitalizzazione</strong> complessiva a fine aprile 2026. È oltre il doppio del peso che aveva nel marzo del 2000.</p><p><strong>Le telecomunicazioni invece pesano appena l’1,40% dell’indice</strong>. Nel 2000 Telecom Italia e TIM insieme valevano quasi 190 miliardi di euro. Oggi Telecom Italia, erede di quel gruppo, capitalizza circa 15,7 miliardi.</p><p>E il contrasto non è soltanto finanziario. È simbolico per Debach. Ventisei anni fa le telecomunicazioni rappresentavano il centro gravitazionale di Piazza Affari. Oggi il mercato discute persino un’Opas di Poste su Telecom. Una dinamica che, spiega Debach, racconta meglio di qualsiasi grafico quanto sia cambiata la gerarchia economica italiana: <strong>un tempo erano le telecom a guidare il listino, oggi il consolidamento potrebbe passare da un gruppo legato ai servizi postali, ai pagamenti e al risparmio</strong>.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Anche i leader dell’indice sono completamente diversi. <strong>Oggi ai vertici siedono UniCredit, Intesa Sanpaolo ed Enel </strong>(quest’ultima terza anche a fine febbraio 2000). Nel 2000 queste società erano presenti, ma con pesi molto inferiori. <strong>Banca Intesa valeva circa 17,2 miliardi, San Paolo-Imi circa 22</strong>. Oggi il gruppo nato dalla loro fusione vale oltre il doppio.</p><p>La trasformazione settoriale, sottolinea Debach, è evidente anche osservando i dati più recenti. Dal 31 dicembre 2025 al 30 aprile 2026 il comparto tecnologico italiano, sostanzialmente rappresentato da STM, è passato da 14,4 miliardi a 29,5 miliardi di capitalizzazione. <strong>Il peso nell’indice è salito dal 2,3% al 4,3% in appena quattro mesi</strong>. Una crescita che merita attenzione.</p><p>Nello stesso periodo <strong>il peso del settore bancario è sceso dal 40,8% al 37,5%</strong>, ma non perché le banche abbiano perso valore. Al contrario, spiega Debach, la capitalizzazione bancaria assoluta è rimasta sostanzialmente stabile, passando da circa 259 a 257 miliardi, mentre <strong>il resto del mercato cresceva più velocemente e la capitalizzazione complessiva dell’indice saliva da 636 a 686 miliardi</strong>.</p><p>Anche questo è un segnale importante per Debach. Il rally italiano non è più soltanto una storia bancaria. <strong>La somma di industriali, energia e utilities vale oggi circa il 35% dell’indice contro il 21% del 2000</strong>. Piazza Affari si è progressivamente trasformata in un mercato più ancorato all’economia reale: energia, infrastrutture, difesa, cavi industriali, reti elettriche.</p><p>Anche il nome del principale indice italiano racconta questa trasformazione. <strong>Fino al settembre 2004 il benchmark di riferimento era il Mib30</strong>, un paniere composto dai trenta titoli più capitalizzati e liquidi del listino milanese. Era un indice estremamente concentrato, racconta Debach, dominato da pochi grandi colossi. <strong>Telecom Italia, TIM, Olivetti, Seat Pagine Gialle, ENI, ENEL, Generali e Fiat</strong> costituivano la struttura portante del mercato.</p><p><strong>Nel 2004 nacque l’S&amp;P/Mib</strong>, sviluppato insieme a Standard &amp; Poor’s. Il nuovo indice, ricorda Debach, <strong>portò le componenti da 30 a 40 e introdusse una metodologia free float-adjusted</strong> più vicina agli standard internazionali.</p><p>La terza trasformazione arrivò nel 2009. Come ricorda Debach, dopo<strong> l’integrazione tra Borsa Italiana e London Stock Exchange</strong>, il benchmark italiano diventò ufficialmente Ftse Mib, sotto la gestione Ftse Russell. La struttura a 40 componenti è rimasta invariata fino a oggi, con revisioni trimestrali a marzo, giugno, settembre e dicembre. I<strong>l Ftse Mib rappresenta attualmente circa l’80%</strong> della capitalizzazione domestica del mercato azionario italiano.</p><p>Molti dei protagonisti dell’attuale Piazza Affari nel marzo del 2000 semplicemente non esistevano come società quotate. <strong>Ferrari arriverà sul mercato solo nel 2015. Prysmian sbarcherà in Borsa nel 2007. Moncler, FinecoBank e Inwit non erano ancora realtà quotate rilevanti</strong>. </p><p>Oggi, spiega Debach, Prysmian è diventata uno dei <strong>simboli del nuovo capitalismo industriale italiano</strong>, grazie alla leadership globale nei cavi sottomarini e nelle infrastrutture legate ai data center. Ferrari rappresenta uno dei <strong>brand italiani più forti sui mercati internazionali</strong>. Moncler e Brunello Cucinelli (e prima ancora Tod’s e Salvatore Ferragamo) hanno portato nel Ftse Mil <strong>il lusso italiano globale</strong>.</p><p>Dall’altra parte, evidenzia Debach, molti dei giganti dell’epoca sono scomparsi o sono diventati irriconoscibili. <strong>Seat Pagine Gialle, che nel febbraio 2000 valeva quasi 25 miliardi, non esiste più nella forma di allora. Tecnost è uscita dall’indice. Olivetti oggi è un ricordo</strong>. Anche numerosi istituti bancari simbolo di quell’epoca, come <strong>Bipop-Carire, Rolo Banca 1473 o Banca Commerciale Italiana</strong>, sono stati assorbiti nei grandi gruppi nazionali. Da decine di istituti “piccoli” (Banca di Roma, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Commerciale italiana ecc.) a un oligopolio solido (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bpm, Banca Mps, Bper etc), sebbene il numero di banche sul principale indice resta più o meno lo stesso. Il Ftse Mib del 2026 racconta dunque un’Italia diversa per Debach: <strong>più concentrata su flussi di cassa reali, meno dipendente dalle grandi narrazioni speculative, più esposta a infrastrutture, banche, energia e industria</strong>.</p><p>Il ritorno vicino ai massimi storici, puntualizza Debach, non significa però che Piazza Affari abbia completamente cancellato i ventisei anni perduti. <strong>In termini nominali il mercato italiano è ormai vicinissimo al record del marzo 2000. In termini reali la distanza resta molto più ampia.</strong></p><p>Rivalutando i 50.109 punti del 6 marzo 2000 con l’inflazione accumulata nei successivi ventisei anni, si legge nel commento di eToro, utilizzando il coefficiente Istat pari a 1,632 tra febbraio 2000 e marzo 2026,<strong> quel massimo storico equivarrebbe oggi a circa 81.800 punti</strong>. Con il Ftse Mib in area 50.000 punti, il recupero nominale è dunque quasi completo, ma <strong>il recupero del potere d’acquisto reale resta ancora lontano</strong>.</p><p>Esiste poi un altro elemento fondamentale spesso ignorato. <strong>Il Ftse Mib è un indice price return, non total return</strong>. Non include quindi i dividendi reinvestiti. E questo dettaglio cambia profondamente la lettura storica del mercato italiano, perché <strong>Piazza Affari ha distribuito per oltre vent’anni dividend yield tra i più elevati d’Europa</strong>. Come spiega Debach, un investitore che avesse reinvestito costantemente quei flussi avrebbe recuperato molto prima il terreno perduto rispetto a quanto suggerisca il semplice grafico dell’indice price return. Purtroppo, <strong>la serie storica total return disponibile parte soltanto dal 2011</strong>, rendendo più difficile una comparazione completa con il picco della bolla del 2000.</p><p>Le banche sono state la locomotiva del ritorno. Il grande motore del rally che ha riportato il Ftse Mib vicino ai massimi storici è stato il <strong>settore bancario italiano</strong>.</p><p>Dopo anni segnati da crediti deteriorati, ricapitalizzazioni e pressioni regolamentari, gli istituti italiani hanno vissuto una trasformazione radicale. <strong>Il rialzo dei tassi Bce</strong>, spiega Debach, ha sostenuto i margini di interesse. La qualità degli attivi è migliorata. I ritorni sul capitale sono cresciuti. Le distribuzioni agli azionisti sono diventate sempre più generose.</p><p>Piazza Affari ha beneficiato pienamente di questa metamorfosi. Il paradosso storico è evidente per Debach. Nel 2000 il mercato italiano era dominato dalle aspettative sulle telecomunicazioni e sulla new economy. <strong>Nel 2026 il ritorno ai massimi è guidato soprattutto da banche profittevoli, infrastrutture energetiche, campioni industriali globali, difesa europea, utilities e tecnologia</strong>. Le stelle speculative della bolla TMT sono diventate un ricordo o un monito.</p><p>Ci sono voluti ventisei anni per rivedere Piazza Affari vicino ai massimi del marzo 2000. Un investitore che avesse acquistato un Etf sul Mib30 al picco della bolla avrebbe attraversato tre grandi crisi sistemiche, avrebbe visto <strong>il proprio capitale dimezzarsi più volte e avrebbe dovuto attendere oltre un quarto di secolo</strong> per assistere al ritorno dell’indice sui livelli di partenza.</p><p>La storia del Ftse Mib degli ultimi ventisei anni è quindi molto più di una semplice sequenza di rialzi e ribassi. Secondo Debach, <strong>è una lezione sulla ciclicità dei mercati</strong>, sul peso delle valutazioni e sulla velocità con cui la leadership economica può cambiare.</p><p>Nel marzo del 2000 Piazza Affari era dominata da società telecom e tecnologiche sostenute da aspettative irrazionali. Nel 2026 il mercato italiano appare <strong>più industriale, più finanziario, più legato ai flussi di cassa reali</strong>.</p><p>Questo, precisa Debach, <strong>non garantisce che non esistano nuove bolle o nuovi eccessi</strong>. Ma racconta una trasformazione profonda.</p><p>Il nuovo record di Piazza Affari non rappresenta la chiusura di un cerchio. <strong>Rappresenta l’inizio di una nuova fase della Borsa italiana</strong>. Questa volta, conclude Debach, almeno per ora, costruita su fondamenta molto diverse rispetto all’euforia che portò il Mib30 sopra quota 50.000 nel marzo del 2000.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/6e78337c80688c6c5c3215bb284ae04de7e41dae-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Stellantis rafforza l’alleanza con Dongfeng: nuovi modelli prodotti in Cina]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-stellantis-alleanza-con-dongfeng-nuovi-modelli-prodotti-in-cina/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-stellantis-alleanza-con-dongfeng-nuovi-modelli-prodotti-in-cina</link>
            <guid>05a01ec1-9a60-438b-8865-23ee043c153b</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 08:45:03 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Investimento da oltre 1 miliardo di euro per rilanciare la joint venture DPCA e puntare su export globali con nuovi modelli elettrici Peugeot e Jeep prodotti a Wuhan dal 2027.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stellantis</strong> amplia la sua presenza in Cina con un nuovo accordo strategico siglato con <strong>Dongfeng Motor Group</strong> per rafforzare una partnership lunga 34 anni.</p><p>L’intesa prevede la produzione congiunta di nuovi veicoli elettrificati dei marchi Peugeot e Jeep nello stabilimento di Wuhan a partire dal 2027, con destinazione sia il mercato cinese sia l’esportazione globale.</p><p>Negativo l’andamento delle azioni Stellantis a Piazza Affari nelle prime due ore di contrattazioni, segnando una flessione dell’1,80%, in un contesto comunque negativo per il Ftse Mib (-1,60%).</p><p>Il progetto riguarda la joint venture <strong>Dongfeng Peugeot Citroën Automobile (DPCA) </strong>e prevede inizialmente la produzione di due nuovi veicoli a nuova energia (NEV) a marchio Peugeot, caratterizzati dalla nuova identità di design ispirata alle concept car presentate al Salone dell’Auto di Pechino 2026. Parallelamente, sempre dal 2027, è previsto l’avvio della produzione di due fuoristrada elettrificati Jeep destinati ai mercati globali.</p><p>L’iniziativa beneficia delle politiche industriali favorevoli della provincia di Hubei e della municipalità di Wuhan e comporta un <strong>investimento complessivo superiore a 8 miliardi di yuan (circa 1 miliardo di euro)</strong>. Stellantis contribuirà con circa 130 milioni di euro.</p><p><br/></p><p>Oltre all’accordo operativo, le due aziende hanno firmato anche un memorandum d’intesa non vincolante per <strong>ampliare ulteriormente la cooperazione industriale e tecnologica</strong>, sfruttando le rispettive capacità di ricerca e sviluppo e le economie di scala.</p><p>Il CEO di Stellatis, <strong>Antonio Filosa</strong>, ha sottolineato come la collaborazione permetterà di “introdurre veicoli completamente nuovi dotati di tecnologie elettriche all’avanguardia” attraverso marchi globali molto riconosciuti.</p><p>Per <strong>Qing Yang</strong>, presidente di Dongfeng Group, l’intesa rappresenta “un forte impulso al processo di trasformazione di DPCA”, grazie all’integrazione delle tecnologie elettriche intelligenti di Dongfeng con la presenza globale di Stellantis.</p><p>L’attuazione dell’accordo resta subordinata alla firma degli accordi esecutivi e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni. Tuttavia, il progetto segna un passo significativo nella strategia di crescita internazionale dei marchi del gruppo e nel rafforzamento della presenza industriale in Cina.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/0b99314754cc56082b122fcef0be7eb99662c05a-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Ferragamo in picchiata: accelerazione nel secondo trimestre poco visibile]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-salvatore-ferragamo-risultati-primo-trimestre-2026/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-salvatore-ferragamo-risultati-primo-trimestre-2026</link>
            <guid>167b6709-0693-4c59-bd99-3b565592f6d9</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 08:15:02 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>I primi tre mesi del 2026 della casa di moda sono stati caratterizzati da ricavi in calo e sotto le attese degli analisti dopo una performance debole in Europa e in Asia-Pacifico.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Inizio di seduta da incubo per <strong>Salvatore Ferragamo</strong> a Piazza Affari, con il mercato che ha accolto negativamente la trimestrale diffusa ieri sera a mercato chiuso, approfittando anche del +4,57% della seduta di ieri per fare qualche presa di beneficio.</p><p>Dopo un’ora di scambi, però, il titolo della società di moda cedono il 16% dopo essere entrato in contrattazione in ritardo, scendendo ad un minimo di 6,75 euro e tornando così ai livelli di fine marzo.</p><p>Il crollo odierno porta a -19% la performance delle azioni Ferragamo in questo 2026, mentre resta positivo l’andamento degli ultimi 12 mesi (+14%).</p><p><br/></p><p>I primi tre mesi del 2026 di Salvatore Ferragamo hanno visto i <strong>ricavi</strong> calare dell’1,2% a cambi costanti, a 209 milioni di euro, leggermente al di sotto del consenso Visible Alpha di 211 milioni. I risultati sono stati sostenuti dalla forte performance in Nord America, mentre Europa e Asia-Pacifico hanno mostrato maggiore debolezza. </p><p>Le vendite nette consolidate del <strong>canale wholesale</strong> sono diminuite del 19% a cambi costanti, riflettendo la decisione di focalizzarsi sul <strong>direct-to-consumer (DTC)</strong>, cresciuto del 5,5% sempre a cambi costanti (77% delle vendite totali nel primo trimestre), e sui partner strategici, spiega la società.</p><p>Sui buoni risultati del DTC hanno contribuito le performance in crescita a doppia cifra in Nord America e America Latina e ai risultati positivi registrati in Europa e nell&#x27;area Asia Pacifico, con il solo il mercato giapponese in calo. Il business online ha continuato a registrare una crescita delle vendite nette a doppia cifra.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><br/></p><p>&quot;Fatturato del primo trimestre in linea e trend confermati ad aprile ma l&#x27;accelerazione nel secondo semestre resta poco visibile dati il contesto e basi più difficili&quot;, sintetizzano gli analisti di <strong>Equita</strong>, che hanno abbassato le stime di Ebit sul 2026-2028 del 12/5% e del 5% il prezzo obiettivo sul titolo, a 7,3 euro.</p><p>Nel daily la sim rileva che il titolo è &quot;vicino ai massimi storici ed è fra i best performer nel settore da inizio anno. &quot;Il primo trimestre ha registrato una performance solida, in linea con la media del settore ma senza una crescita su base trimestrale (a differenza dei concorrenti), con maggiori difficoltà in Cina e un rallentamento nel settore della pelletteria&quot;, sottolinea il broker che conferma la raccomandazione di hold, viste le valutazioni elevate.</p><p><strong>Barclays</strong> ribadisce la raccomandazione underweight e il prezzo obiettivo a 5,5 euro, dicendosi &quot;scettici sulla capacità del marchio di riprendersi rapidamente&quot;.</p><p><strong>Jefferies</strong> conferma la raccomandazione underperform e il prezzo obiettivo a 5,5 euro. I ricavi del primo trimestre al netto dei cambi sono stati sotto le attese del mercato nonostante il gruppo sia meno esposto al Medio Oriente, sottolineano gli analisti, che citano la pressione maggiore del previsto per l&#x27;Asia Pacifico e l&#x27;Europa.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/50476868532bc7876a4138ac835c975a62018bb2-869x430.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Rating Italia 2026: S&P, Fitch, Moody's e DBRS]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/rating-italia-s&amp;p-fitch-moody-dbrs/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=rating-italia-s&amp;p-fitch-moody-dbrs</link>
            <guid>f98db3ed-bed8-406f-99de-f804b23d0b82</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 07:45:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Cosa dicono le agenzie di rating sull&#x27;Italia nel 2026? S&amp;P, Moody&#x27;s, Fitch e DBRS a confronto: rating, outlook e prossime date di revisione.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>rating Italia</strong> è uno degli indicatori più seguiti da investitori, analisti e risparmiatori per valutare la solidità del debito pubblico italiano. Le agenzie di rating internazionali S&amp;P, Fitch, Moody&#x27;s e DBRS Morningstar aggiornano periodicamente il loro giudizio sull&#x27;Italia, tenendo conto di variabili come la crescita del PIL, deficit, debito pubblico e contesto geopolitico.</p><p><strong>S&amp;P Global Ratings</strong> rivede il rating Italia in tre date nel corso del 2026: <strong>30 gennaio</strong>, <strong>15 maggio</strong> e <strong>13 novembre</strong>. Puoi consultare tutte le prossime scadenze nel <a href="https://www.orafinanza.it/it/calendario-revisioni-rating-sovrani-s&amp;p">calendario delle revisioni rating sovrani S&amp;P</a>.</p><p>Nella revisione del 15 maggio 2026, <strong>S&amp;P ha confermato il rating BBB+ dell&#x27;Italia con outlook positivo</strong>. </p><p>Nella revisione del 30 gennaio, S&amp;P aveva <strong>confermato il rating BBB+</strong> e alzato l&#x27;outlook da stabile a <strong>positivo,</strong> premiando la &quot;resilienza fiscale&quot; e la prospettiva di riduzione graduale dell&#x27;indebitamento netto, con la stima di un lento trend di calo del debito pubblico nel 2028.</p><p></p><p><strong>Moody&#x27;s</strong> rivede il <strong>rating Italia</strong> in due date nel 2026: <strong>27 marzo</strong> e <strong>25 settembre</strong>. Per il quadro completo delle scadenze, consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/calendario-revisioni-rating-sovrani-moodys">calendario delle revisioni rating sovrani Moody&#x27;s</a>.</p><p></p><p>Il rating a lungo termine dell&#x27;emittente è <strong>Baa2</strong> (equivalente al BBB di S&amp;P e Fitch) con outlook <strong>stabile</strong>. Secondo Moody&#x27;s, «i rating dell&#x27;Italia, compresi i rating a lungo termine dell&#x27;emittente (Baa2) con outlook stabile, sono sostenuti dall&#x27;economia del Paese, caratterizzata da dimensioni notevoli, diversificazione e redditi elevati, da una solida base di investitori nazionali che sostiene il finanziamento pubblico e da un quadro politico ancorato all&#x27;appartenenza all&#x27;Unione Europea e all&#x27;area dell&#x27;euro».</p><p></p><p>Nella revisione più recente, Moody&#x27;s ha <strong>limato le stime di crescita per l&#x27;Italia nel 2026</strong>, portandole dallo 0,8% allo <strong>0,7%</strong>, e ha ritoccato al rialzo le stime sull&#x27;inflazione, che passano dall&#x27;1,8% al <strong>2,1%</strong>. Queste revisioni, spiega l&#x27;agenzia, sono legate al conflitto in Iran, «che si prevede di durata relativamente limitata nello scenario di base». Per il 2027, Moody&#x27;s stima una crescita del PIL dello 0,8% con un&#x27;inflazione al 2%.</p><p>Sul fronte fiscale, Moody&#x27;s giudica il percorso graduale di consolidamento di bilancio dell&#x27;Italia «credibile e realizzabile», pur rilevando che «le prospettive di crescita dell&#x27;Italia sono esposte al rischio di uno scenario più avverso caratterizzato da un prolungato conflitto» in Iran, «in considerazione dell&#x27;esposizione elevata alle importazioni energetiche dal Golfo».</p><p><strong>Fitch Ratings</strong> rivede il <strong>rating Italia</strong> in due occasioni nel 2026: <strong>13 marzo</strong> e <strong>11 settembre</strong>. Tutte le date di revisione sono disponibili nel <a href="https://www.orafinanza.it/it/calendario-revisioni-rating-sovrani-fitch">calendario delle revisioni rating sovrani Fitch</a>.</p><p>Il 13 marzo l&#x27;agenzia ha <strong>confermato il rating BBB+</strong>, già assegnato il 19 settembre 2025, con outlook <strong>stabile</strong>. Il giudizio è sostenuto da «un&#x27;ampia economia, diversificata e ad alto valore aggiunto, nonché dai benefici in termini di stabilità istituzionale e finanziaria» per «l&#x27;appartenenza all&#x27;UE ed Eurozona».</p><p>Fitch sottolinea che il rating Italia è «supportato da elevati livelli di ricchezza e indicatori di governance comparativamente solidi». Tuttavia, questi punti di forza sono «controbilanciati» dal «debito pubblico molto elevato e da prospettive di crescita a medio termine limitate», fattori che vincolano la flessibilità fiscale e la capacità di ridurre il debito nel lungo periodo.</p><p><strong>DBRS Morningstar</strong> conferma per l&#x27;Italia un rating di credito a lungo termine pari ad <strong>A (Low)</strong>, con trend <strong>&quot;Stabile&quot;</strong>, una valutazione leggermente più generosa rispetto alle altre tre agenzie.</p><p>L&#x27;outlook stabile, si legge nella nota dell&#x27;agenzia, «riflette l&#x27;opinione di Morningstar DBRS secondo cui i rischi per i rating di credito sono equilibrati». L&#x27;agenzia prevede che «il percorso di riduzione del deficit dell&#x27;Italia e la resilienza dell&#x27;economia persistano nel medio termine, nonostante i maggiori rischi di una deviazione temporanea derivante dalle ripercussioni legate al conflitto in Medio Oriente».</p><p>Anche DBRS mette però in guardia sui rischi geopolitici: «Le ricadute della guerra in Medio Oriente rischiano di gravare sulla domanda interna e frenare la crescita nel breve termine data la dipendenza dell&#x27;Italia dalle importazioni di energia». L&#x27;agenzia riconosce che la «moderata ma resiliente crescita dell&#x27;Italia» si trova ad affrontare «venti contrari dagli elevati prezzi dell&#x27;energia e dall&#x27;aumentata incertezza», e che il risanamento di bilancio continua, ma «il conflitto in Medio Oriente pone dei rischi per il 2026».</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Formazione</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/ced96c3f90ff08e7056a17844301bf080988800a-1280x960.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Unipol, sale il contributo di Bper Banca nel trimestre]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-unipol-sale-il-contributo-di-bper-banca-nel-trimestre/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-unipol-sale-il-contributo-di-bper-banca-nel-trimestre</link>
            <guid>65db7d9a-d7e1-4fd8-85ba-d3d45f4731d2</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 07:30:39 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il gruppo ha comunicato una trimestrale caratterizzata da numeri principali superiori alle attese, in particolare per l’utile netto, favorito dall’apporto della banca emiliana.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Primo trimestre 2026 con risultati oltre le attese degli analisti per <strong>Unipol</strong>, con il contributo di <strong>Bper Banca</strong> che cresce nel periodo.</p><p>In particolare, il gruppo ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con un aumento dell’<strong>utile netto consolidato </strong>a 329 milioni di euro, salito del 15,4% rispetto ai 285 milioni dello stesso periodo del 2025, superando anche il consensus medio degli analisti, pari a 286 milioni.</p><p>Su questi numeri hanno inciso positivamente i <strong>433 milioni provenienti da Bper Banca</strong>, numeri calcolati sulla base delle informazioni finanziarie recentemente diffuse dalla società, in crescita ai 407 milioni registrati al 31 marzo 2025.</p><p>A Piazza Affari, intanto, le azioni Unipol aprono la seduta in calo dell’1%, a 22,09 euro, indebolite anche dal contesto negativo dei mercati (Ftse Mib a -0,90%) a seguito della delusione per la mancanza di accordi comunicati a seguito del vertice USA-Cina di ieri.</p><p>Supera le attese anche il <strong>risultato ante imposte del segmento danni</strong>, arrivato a 365 milioni, quando le previsioni erano mediamente di 333 milioni, e in aumento rispetto ai 336 milioni registrati nei primi tre mese dello scorso anno (+8,6%), beneficiando del maggior contributo del risultato dei servizi assicurativi.</p><p>Il <strong>combined ratio danni</strong> è migliorato al 90% dal 91% dell’anno precedente, contro una stima di consensus del 91%. Il <strong>loss ratio</strong> si è ridotto al 61,9% dal 63,4% al 31 marzo 2025, rispetto a una stima di consensus del 63,3%.</p><p>La <strong>redditività tecnica</strong> è trainata, in particolare, dall&#x27;ottima performance del business <strong>Non-Auto</strong>, che registra una raccolta pari a 1.288 milioni (+0,8% rispetto al 31 marzo 2025), con un Combined ratio dell&#x27;86,7% in sensibile miglioramento di 3,5 punti percentuali y/y. Nell&#x27;ambito di tale comparto, il business <strong>Salute</strong> registra una raccolta pari a 400 milioni (+4,4% y/y) con un Combined ratio dell&#x27;86,7%, in miglioramento di 2 punti percentuali, e con volumi sostenuti dall&#x27;apporto del canale bancassicurazione (63 milioni di euro, +28% y/y). Si conferma la forte crescita del comparto <strong>bancassicurazione</strong> sia nel Danni (raccolta pari a 179 milioni, +21,7% y/y), sia nel Vita (raccolta pari a 1.187 milioni, +11,6% y/y).</p><p>Nel trimestre, Unipol registra una <strong>raccolta diretta assicurativa</strong> di 4,8 miliardi (+7,1% su base normalizzata), trainata soprattutto dal ramo Vita (+11,2%), mentre il ramo Danni cresce del 3,5%.</p><p>Il <strong>portafoglio investimenti</strong> mantiene un buon equilibrio rischio/rendimento nonostante la volatilità dei mercati, con una redditività lorda intorno al 5%, generata in gran parte da cedole e dividendi.</p><p>La <strong>solidità patrimoniale</strong> resta elevata: il patrimonio netto consolidato sale a circa 12 miliardi e i fondi propri superano di 7,9 miliardi il capitale minimo richiesto. Migliora anche la <strong>solvibilità</strong>, con il Solvency ratio consolidato al 248% (295% per il gruppo assicurativo), in aumento rispetto a fine 2025.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/5b534d0a046c2581541350836e0ef74c2a8d5ad9-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Le borse ripiegano dopo i record, sempre peggio i bond ]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/le-borse-ripiegano-dopo-i-record-sempre-peggio-i-bond/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=le-borse-ripiegano-dopo-i-record-sempre-peggio-i-bond</link>
            <guid>e8c23b85-6f18-4de0-a987-e0ad8a6297aa</guid>
            <pubDate>Fri, 15 May 2026 06:30:59 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Vertice Trump- Xi Jinping al secondo giorno. Sebbene nella prima giornata del vertice non siano arrivati accordi concreti, emerge come impressione generale la volontà di entrambi i Paesi di attenuare la rivalità economica.</p><p>I due presidenti sono ora a Zhongnanhai, considerata la Casa Bianca cinese perché ospita i vertici del Partito comunista.</p><p>Xi Jinping ha citato la Trappola di Tucidide ricevendo ieri Trump alla Grande Sala del Popolo. Gabriel Debach, market analyst di eToro, legge la citazione non come filosofia accademica ma come messaggio strategico preciso: la competizione può essere gestita, purché nessuno provi a soffocare l’altro.</p><p>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future dell’indice EuroStoxx 50 -1,4%.</p><p>In un&#x27;intervista a Fox News, il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno bisogno che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto “assolutamente&quot;. Trump ha affermato di aver discusso l&#x27;argomento con il presidente cinese Xi Jinping durante l&#x27;incontro di giovedì.</p><p>La Cina ha accettato di acquistare 200 aerei Boeing, ha dichiarato il presidente Donald Trump.</p><p>Il conflitto in Medio Oriente ha sconvolto il trasporto aereo, ma la domanda globale di voli non si ferma.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene nella prima giornata del vertice non siano arrivati accordi concreti, emerge come impressione generale la volontà di entrambi i Paesi di attenuare la rivalità economica</p><p>Nel giorno della stretta di mano tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping a Pechino, Wall Street ha messo a segno un triplice record. L’S&amp;P500 è salito dello 0,8%, il Nasdaq dello 0,9% ed il Dow Jones ha infranto la soglia psicologica dei cinquantamila punti, +0,75%.</p><p><strong>Sebbene nella prima giornata del vertice non siano arrivati accordi concreti, emerge come impressione generale la volontà di entrambi i Paesi di attenuare la rivalità economica.</strong></p><p>Trump ha parlato di un rafforzamento dei legami economici, mentre Xi ha accennato alla possibilità che le aziende statunitensi godano di &quot;prospettive ancora più ampie in Cina&quot;. Hanno inoltre concordato sul fatto che all&#x27;Iran non si può permettere di dotarsi di armi nucleari e che lo Stretto di Hormuz deve rimanere aperto. Naturalmente, non sono mancati momenti di tensione, tra cui l&#x27;avvertimento di Xi secondo cui una gestione inadeguata della questione di Taiwan potrebbe portare a un conflitto e a una &quot;situazione estremamente pericolosa”.</p><p><strong>Xi Jinping e Trump sono ora a Zhongnanhai, considerata la Casa Bianca cinese perché ospita i vertici del Partito comunista</strong> cinese. Durante il secondo round di colloqui tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, le delegazioni presenti saranno molto più ristrette rispetto a quelle numerose di ieri. Questo potrebbe significare una sessione più intensiva, come spiega la Cnn. Trump sarà affiancato dal segretario di Stato Marco Rubio, dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, dal segretario al Tesoro Scott Bessent e dal Rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer, insieme all&#x27;ambasciatore degli Stati Uniti in Cina David Perdue.</p><p>Xi sarà affiancato dal suo capo di gabinetto Cai Qi, dal ministro degli Affari esteri Wang Yi, dal vice premier He Lifeng (uno dei principali inviati commerciali), nonché dal viceministro degli Affari esteri Ma Zhaoxu e dall’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Xie Feng.</p><p>Xi Jinping ha citato la Trappola di Tucidide ricevendo ieri Trump alla Grande Sala del Popolo. Gabriel Debach, market analyst di eToro, legge la citazione non come filosofia accademica ma come messaggio strategico preciso: <strong>la competizione può essere gestita, purché nessuno provi a soffocare l&#x27;altro</strong>. Trump ha risposto con le lusinghe: &quot;Avremo un futuro fantastico insieme&quot;. Al suo fianco, diciassette CEO delle maggiori aziende americane — Musk, Cook, Huang di Nvidia. Wall Street come grimaldello della diplomazia.</p><p>La struttura del problema, per Debach, è quella del dilemma del prigioniero applicato alla geopolitica: <strong>entrambe le potenze avrebbero interesse a cooperare, entrambe temono che quella stessa interdipendenza diventi vulnerabilità strategica</strong>. Ogni mossa difensiva viene percepita dall&#x27;altra parte come offensiva. Il risultato è un equilibrio subottimale: supply chain duplicate, costi più elevati, corsa tecnologica accelerata, tensione permanente.</p><p>Il campo di battaglia reale è AI e semiconduttori. Gli Usa hanno imposto controlli all&#x27;export sui chip; Pechino ha risposto costruendo architetture alternative con Huawei e DeepSeek. Il punto più sottovalutato in Occidente: la Cina non è più in rincorsa, domina per brevetti, pubblicazioni scientifiche e robot industriali. Xi ha avvertito che potrebbero esserci conflitti se Taiwan fosse &quot;mal gestita&quot;. La conclusione di Debach è sobria: se oggi prevalgono i deal concreti su chip e terre rare, la trappola si allenta. Se prevalgono la paranoia tecnologica e Taiwan, si stringe.</p><p><strong>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future dell’indice EuroStoxx 50 -1,4%</strong>.</p><p>Nel corso della notte il trend è cambiato, anche per effetto delle ultime uscite di Trump sul Golfo Persico.</p><p><strong>In un&#x27;intervista a Fox News, il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno bisogno che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto “assolutamente&quot;</strong>. Trump ha affermato di aver discusso l&#x27;argomento con il presidente cinese Xi Jinping durante l&#x27;incontro di giovedì.</p><p>&quot;Hanno più bisogno dello Stretto di quanto ne abbiamo noi, non ne abbiamo bisogno affatto&quot;, ha detto Trump.</p><p>Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti lo fanno &quot;per aiutare Israele e l&#x27;Arabia Saudita&quot; e altri alleati del Golfo. &quot;Aiuta anche la Cina”.</p><p>La Cina ha chiesto invece la riapertura dello Stretto di Hormuz il prima possibile e che la &quot;porta al dialogo&quot; sull’Iran rimanga aperta. &quot;La porta al dialogo, una volta aperta, non deve essere richiusa&quot;, ha dichiarato un portavoce del Ministero degli Esteri cinese in un comunicato, sostenendo che le parti devono consolidare l&#x27;attuale &quot;tendenza alla distensione&quot; e mantenere la strada verso una soluzione politica. “<strong>Questa guerra, che non sarebbe mai dovuta scoppiare, non ha bisogno di continuare”</strong>, ha dichiarato il Ministero degli Esteri.</p><p><strong>I repubblicani al Congresso sono riusciti finora a respingere le risoluzioni sulla limitazione dei poteri di guerra del presidente</strong> Donald Trump che, se approvate, avrebbero imposto di ritirare le truppe americane dal conflitto contro l&#x27;Iran. Ma l&#x27;allarme nel Gran Old Party è aumentato a causa del numero crescente dei repubblicani che hanno votato a favore, chiaro segnale di una insoddisfazione crescente.</p><p><strong>La Camera, da ultimo ha respinto giovedì di un soffio la risoluzione ad hoc con un pareggio di 212 a 212,</strong> proprio sul filo di lana: si è tratta della terza occasione in cui i repubblicani hanno sventato il tentativo, da quando Trump ha dato inizio al conflitto con l&#x27;Iran il 28 febbraio.</p><p><strong>Il petrolio WTI è i</strong>n rialzo dell’1,5% a 102,5 dollari il barile.</p><p><strong>La Cina ha accettato di acquistare 200 aerei Boeing, ha dichiarato il presidente Donald Trump</strong>, in un accordo multimiliardario che segnerebbe il primo acquisto da parte del Paese di aerei commerciali di fabbricazione statunitense in quasi un decennio. Ma l&#x27;annuncio di Trump, in un&#x27;intervista con &quot;Hannity&quot; di Fox News Channel giovedì, è stato inferiore ai 500 Boeing 737 Max e agli altri aerei a fusoliera larga che le compagnie aeree cinesi si aspettavano di acquistare nella parte alta di questo storico accordo.</p><p><strong>Il conflitto in Medio Oriente ha sconvolto il trasporto aereo, ma la domanda globale di voli non si ferma.</strong> Cameron MacDonald, di HANetf, mette in fila i numeri. Solo nel primo mese dopo lo scoppio del conflitto, le cancellazioni di voli sono aumentate del 111% a livello globale. British Airways ha sospeso tutti i collegamenti verso Dubai e Tel Aviv almeno fino al fine maggio. Il carburante per aviazione ad aprile ha toccato il massimo storico di 1.838 dollari per tonnellata.</p><p>A soffrire di più sono le low cost, che operano con margini ridotti e coperture sul carburante limitate o inesistenti. Se la crisi dovesse prolungarsi, scrive MacDonald, il loro stesso modello di business potrebbe essere messo in discussione.</p><p>Il paradosso è che tutto questo accade mentre <strong>la domanda strutturale di trasporto aereo resta ai massimi storic</strong>i. L&#x27;IATA ha registrato a febbraio 2026 un aumento del 6,1% della domanda globale di passeggeri, il livello più alto mai rilevato. <strong>La guerra non ha cancellato questa tendenza, l&#x27;ha spostata: chi riesce ad assorbire la domanda riallocata ci guadagna</strong>.</p><p>L&#x27;esempio più evidente è United Airlines: nel primo trimestre 2026 ha trasportato più passeggeri che in qualsiasi altro primo trimestre della sua storia, con cancellazioni inferiori del 44% rispetto ai due principali concorrenti americani. Con Emirates che ha tagliato i voli del 50%, i grandi vettori nordamericani si trovano in una posizione inattesa di vantaggio.</p><p>Sul lungo periodo, la direzione è chiara: IATA prevede che la domanda globale di trasporto aereo raddoppi entro il 2050. I mercati emergenti guideranno la crescita — Africa, Asia Pacifico, e soprattutto India, attesa a un incremento annuo del 6,4%.</p><p>I due metalli preziosi di riferimento sono stamattina in calo: l’oro nell’ultimo anno è salito del 41%, l’argento del 140%. <strong>In tanti hanno comprato negli ultimi anni, manca però ancora all&#x27;appello la componente più grande del mercato: i fondi pensione, i fondi previdenziali, i grandi asset allocator globali.</strong> Questi, dice Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold &amp; Silver Fund, sono ancora sottopesati su oro e argento, troppo concentrati sulle &quot;Magnifiche Sette&quot; — Microsoft, Apple, Nvidia e compagnia — e sugli asset dei mercati privati. Prima che si muovano, lo slancio resterà limitato.</p><p>Il mercato dei metalli monetari è stato finora sostenuto dai trader speculativi, dagli hedge fund e dagli investitori retail. Le banche centrali hanno fatto la loro parte, accumulando riserve auree negli ultimi anni. Naylor-Leyland resta positiv<strong>o: i fondamentali, a suo avviso, non sono cambiati</strong>.</p><p>Siamo forse nelle fasi finali di un lungo ciclo di egemonia americana: il dollaro e <strong>i Treasury Usa come asset privi di rischio per eccellenza mostrano crepe</strong>. Il deficit federale cresce, i costi di finanziamento anche. Un problema non solo americano: Francia, Italia, Regno Unito e Giappone navigano nelle stesse acque. Non a caso le grandi valute fiat hanno perso valore rispetto all&#x27;oro negli ultimi venticinque anni.</p><p>Due gli scenari possibili. Se il conflitto in Medio Oriente si chiudesse presto, tornerebbe ottimismo sui tagli Fed: bene per i metalli. Se invece si prolungasse, con stagflazione e interruzioni nelle catene di approvvigionamento, sarebbe male per le azioni e per il classico portafoglio 60/40 — e i grandi fondi potrebbero finalmente voltarsi verso oro e argento.</p><p>I titoli del Tesoro statunitensi hanno registrato un calo, in linea con le altre obbligazioni globali, poiché i prezzi del petrolio persistentemente elevati minacciano di peggiorare l&#x27;inflazione e di mantenere i tassi di interesse alti più a lungo.</p><p>Il rendimento dei titoli del Tesoro a due anni è salito al 4,05%, mentre quello dei titoli a 10 anni si è avvicinato al 4,52%, raggiungendo entrambi i livelli massimi in un anno.<br/>Anche altri mercati hanno registrato segnali di debolezza. I rendimenti dei titoli decennali giapponesi sono aumentati dopo un incremento a sorpresa dei prezzi alla produzione, che ha esercitato pressione sulla Banca del Giappone affinché alzasse i tassi di interesse. I rendimenti australiani hanno ripreso la loro ascesa. Nel frattempo, i future sui titoli obbligazionari europei sono scesi, poiché l&#x27;incertezza politica nel Regno Unito ha innervosito gli investitori in titoli di Stato britannici.</p><p><strong>Stellantis</strong> ha siglato un accordo di joint venture con Dongfeng del valore di circa 1 miliardo di euro per la produzione in Cina di veicoli dei marchi Peugeot e Jeep.</p><p><strong>Telecom Italia.</strong> Fitch giovedì sera ha alzato il rating a &#x27;BB+&#x27;, confermando l&#x27;outlook stabile.</p><p><strong>Unipol</strong>. Nel primo trimestre ha registrato un incremento dell&#x27;utile netto consolidato e della raccolta assicurativa, e prevede di mantenere un profilo di elevata solidità patrimoniale.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Cina-Usa, la Trappola di Tucidide e il dilemma del prigioniero geopolitico]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/cina-usa-la-trappola-di-tucidide-e-il-dilemma-del-prigioniero-geopolitico/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=cina-usa-la-trappola-di-tucidide-e-il-dilemma-del-prigioniero-geopolitico</link>
            <guid>08752657-88fa-4aec-85c2-448b4f6c5fb1</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 14:30:19 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Dietro le strette di mano diplomatiche tra Washington e Pechino si nasconde una competizione sempre più profonda per tecnologia, supply chain, valute e controllo geopolitico globale. Dall’intelligenza artificiale alle terre rare, passando per Taiwan e i BRICS, il rapporto tra Stati Uniti e Cina assomiglia sempre più a un gigantesco dilemma del prigioniero: cooperare conviene a entrambi, ma la paura della dipendenza strategica continua ad alimentare tensioni, frammentazione economica e corsa al predominio tecnologico.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Un ramoscello d’ulivo mascherato da interessi ben delineati. La citazione della Trappola di Tucidide da parte di Xi non è stata filosofia accademica, ma un <strong>messaggio strategico rivolto a Washington e ai mercati</strong>: la competizione può essere gestita, purché nessuno provi a soffocare l’altro.</p><p>A dirlo è <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong>, secondo cui dietro il linguaggio diplomatico restano però dossier esplosivi: <strong>dazi, Taiwan, semiconduttori, terre rare</strong>. E soprattutto un equilibrio delicatissimo tra ciò che conviene alle imprese e ciò che conviene agli Stati.</p><p>Da una parte c’è l’America capitalista di Trump, accompagnata non a caso da una <strong>platea di CEO delle maggiori aziende statunitensi</strong>, interessati a preservare accesso al mercato cinese, supply chain e ritorni economici. Dall’altra c’è <strong>la logica dello Stato strategico</strong>, dove il profitto immediato pesa meno della sicurezza nazionale, della leadership tecnologica e dell’equilibrio geopolitico.</p><p></p><p>Alla fine, spiega Debach, i CEO guardano ai margini. Gli statisti guardano alle dipendenze strategiche. Ed è qui che la relazione USA-Cina assume i contorni di un gigantesco dilemma del prigioniero geopolitico. Entrambe le potenze avrebbero <strong>convenienza economica nel mantenere cooperazione commerciale, stabilità finanziaria e integrazione industriale</strong>. Ma entrambe temono che quella stessa interdipendenza possa trasformarsi in vulnerabilità strategica. Non è solamente una paranoia di Washington, precisa Debach, è di fatto una realtà ben conosciuta di Pechino.</p><p>Washington teme che apertura e globalizzazione abbiano accelerato l’ascesa di un competitor sistemico. Pechino interpreta export controls, dazi e restrizioni tecnologiche come tentativi di contenimento. Così, evidenzia Debach, <strong>ogni mossa difensiva viene percepita dall’altra parte come offensiva</strong>.</p><p>Il risultato è un <strong>equilibrio subottimale per tutti</strong>: supply chain duplicate, costi più elevati, commercio frammentato, corsa tecnologica accelerata e tensione permanente. Nessuno ottiene davvero il massimo beneficio collettivo, osserva Debach, ma nessuno vuole nemmeno esporsi al rischio di dipendere strategicamente dall’altro.</p><p>Paradossalmente, le radici di questa trasformazione affondano proprio <strong>nella stagione della “diplomazia del ping pong” degli anni ’70</strong>. Quella che nacque come apertura tattica verso Pechino, utile agli Stati Uniti anche in chiave anti-sovietica, ha progressivamente <strong>integrato la Cina nel cuore della globalizzazione occidentale</strong>. Pechino l’ha trasformata in una strategia di ascesa industriale e tecnologica. Da fabbrica del mondo a competitor sistemico. La stessa integrazione economica che ha sostenuto profitti, mercati e globalizzazione ha contribuito anche alla nascita della prima vera potenza capace di <strong>mettere in discussione l’egemonia americana sul piano industriale, tecnologico e geopolitico</strong>. </p><p>Questo perché, spiega Debach, il potere cinese non passa solo dai dazi o dall’export manifatturiero. <strong>Passa dal controllo delle terre rare, dalle filiere industriali, dalla capacità di influenzare rotte commerciali e alleanze regionali</strong>. E passa anche dal sostegno politico (ma non solo) a Paesi ostili all’ordine occidentale (BRICS solo per citarne una), dall’Iran alla sfera mediorientale, in una forma spesso indiretta, ma sempre meno mascherabile.</p><p><strong>Tralasciando filosofia e diplomazia, il vero campo di battaglia oggi passa da settori chiave.</strong></p><p>Il primo, secondo Debach, è quello dell’<strong>AI e dei semiconduttori</strong>. Qui si gioca il cuore della competizione tecnologica globale. Gli Stati Uniti hanno imposto <strong>controlli all’export sui chip avanzati</strong>, limitando l’accesso cinese alle tecnologie più sofisticate per frenare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale militare. La presenza di Nvidia al summit non è casuale.</p><p>Pechino, però, ha reagito accelerando l’autonomia tecnologica. <strong>Huawei, DeepSeek</strong> e un ecosistema sempre più ampio di aziende locali stanno costruendo architetture alternative, riducendo progressivamente la dipendenza dall’Occidente. Il risultato, puntualizza Debach, è la nascita di <strong>due ecosistemi tecnologici paralleli che iniziano lentamente a separarsi</strong>.</p><p>E il punto forse più sottovalutato in Occidente è che <strong>la Cina non è più soltanto “in rincorsa”</strong>. Secondo il report Stanford AI Index, gli Stati Uniti mantengono leadership nei modelli frontier e nei brevetti ad alto impatto, ma <strong>la Cina domina ormai per volume di pubblicazioni scientifiche, citazioni, brevetti complessivi e installazioni di robot industriali</strong>. Non è più soltanto la fabbrica del mondo. Sta cercando di diventare il laboratorio del mondo. Come sintetizza Debach, la crescita di Atene (qui la Cina in AI, quantum, Robot e 5G/6G) genera timore a Sparta (USA).</p><p>Ma il confronto non si limita ai chip. <strong>Minerali critici, batterie, rinnovabili, auto elettriche e supply chain industriali</strong> rappresentano un fronte dove il dominio cinese è già strutturale. Ma il confronto si è esteso anche al terreno monetario e finanziario. Il dollaro resta il centro del sistema globale, osserva Debach, ma la spinta alla dedollarizzazione promossa da Pechino, sostenuta anche dall’espansione dei BRICS e dagli accordi commerciali in valute locali, mostra come <strong>la competizione non riguardi più soltanto manifattura e tecnologia</strong>. Riguarda l’architettura stessa del potere economico internazionale. Ed è in questo contesto che si inserisce anche<strong> il tema delle stablecoin</strong>, non a caso sempre più sostenute dall’orbita trumpiana e da parte della finanza americana.</p><p>Ma, avvisa Debach, occhio a non cadere nell’errore di immaginare Sparta (Washington) come l’unica responsabile della tensione, trattando Atene (Pechino) quasi come un attore passivo o innocente. Perché Pechino non è soltanto vittima del contenimento americano. È anche <strong>una potenza che utilizza leva industriale, controllo delle supply chain, pressione commerciale, diplomazia finanziaria e peso geopolitico per ampliare la propria sfera di influenza</strong>. Le restrizioni sulle terre rare, la postura su Taiwan (prima era su Hong Kong), il sostegno implicito a Russia, Iran e Corea del Nord, la strategia BRICS, la Belt and Road Initiative, l’espansione nel Mar Cinese Meridionale. Tutti elementi che, sottolinea Debach, dal punto di vista americano, n<strong>on vengono letti come semplice “sviluppo economico”, ma come costruzione progressiva di un ordine alternativo</strong>.</p><p>Ed è qui che il dilemma si complica per Debach. Per Washington ogni avanzata cinese viene percepita come una <strong>minaccia sistemica</strong>. Per Pechino ogni tentativo americano di contenimento viene interpretato come la prova che gli Stati Uniti <strong>non accetteranno mai realmente una Cina dominante</strong>. Entrambe le letture alimentano la spirale.</p><p>Secondo Debach, la Trappola di Tucidide funziona proprio perché <strong>nessuna delle due parti si considera davvero aggressore</strong>. Entrambe si percepiscono come attori difensivi che stanno reagendo alle mosse dell’altro.</p><p>È il dilemma del prigioniero applicato alla geopolitica globale. La trappola di Tucidide non è un destino, precisa Debach, ma <strong>una dinamica strutturale che si manifesta in diversi settori con numeri, investimenti, dazi e catene di fornitura</strong>. Il vertice odierno è un test reale: se prevalgono i deal business (chip, terre rare, EV, agricoltura), si allenta la trappola. Se prevalgono la paranoia tecnologica e la questione Taiwan, si stringe.</p><p>Allison stesso dice che nei 16 casi storici esaminati 4 volte si è evitata la guerra (es. ascesa USA vs Regno Unito 1900). Oggi. conclude Debach, <strong>la via è la “coabitazione competitiva”</strong>: competere duramente dove serve, ma gestire i punti di frizione con accordi settoriali.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/28263112e961e244728222bd1b355130ea1d851e-4132x2009.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Ferretti conquistata dai cinesi e il titolo affonda]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-ferretti-conquistata-dai-cinesi-e-il-titolo-affonda/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-ferretti-conquistata-dai-cinesi-e-il-titolo-affonda</link>
            <guid>3f187b14-49bb-4f42-bb72-bb59ab813f12</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 14:00:12 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’assemblea dei soci ha visto la vittoria della lista di Wichai che conquista 8 posti in consiglio di amministrazione, ma i suoi avversari contestano l’assise e minacciano di ricorrere per vie legali.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ferretti International Holding</strong> passa di mano. La lista di <strong>Weichai</strong>, proprietaria del 39,531% del gruppo dei cantieri nautici, si imposta in assemblea su quella della società KKcg Maritime, detentrice del 23,2% e parte del gruppo Kkcg dell’imprenditore ceco Karel Komàrek.</p><p>L’assemblea, solamente online e a porte chiuse, si è conclusa con l’elezione di otto consiglieri del consiglio amministrazione per i cinesi e soltanto uno al gruppo ceco.</p><p>Weichai ha convinto il 52,3% del capitale presente (49,74% del totale) mentre Kkcg Maritime il 47,4% (45,12%). Il capitale votante è stato pari al 95%.</p><p>Fuori dal nuovo consiglio Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti dal 2024 e candidato con Kkcg Maritime su cui era arrivato il sostegno dei proxy Iss e Glass Lewis.</p><p>Risultati che spingono al ribasso le azioni Ferretti a Piazza Affari, in calo di oltre il 4% quando mancano meno di tre ore alla fine della seduta odierna, scendendo così a 3,57 euro.</p><p>Kkcg Maritime passava all’attacco esprimendo “forti criticità in merito all’integrità e alla validità del processo deliberativo svoltosi” nel corso dell’assise, questioni indicate in una notifica invitata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p><p>La posizione del gruppo di Komàrek “riflette serie preoccupazioni in merito a possibili azioni concertate da parte di azionisti collegati a Weichai, a potenziali inadempimenti agli obblighi informativi e, più in generale, al rispetto del quadro normativo applicabile alle società di <strong>rilevanza strategica</strong> per la difesa e la sicurezza nazionale”.</p><p>“Come documentato e accertato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ferretti rientra tra le società detentrici di asset e rapporti di rilevanza strategica <strong>ai sensi della normativa Golden Power</strong>”, concludeva la nota.</p><p>Il gruppo ha creato dal 2016 una divisione dedicata allo sviluppo di imbarcazioni del settore della difesa, denominata <strong>Ferretti Security Division </strong>che utilizza tecnologie sviluppate nel settore civile per la progettazione e la costruzione di nuove imbarcazioni ad uso militare destinate a committenti istituzionali sia nazionali che internazionali.</p><p>Pertanto, la big della nautica rientra nella tipologia di impresa detentrice di asset strategici ai sensi degli articoli 1 e 2 della citata Normativa Golden Power.</p><p>“A seguito dell’acquisizione di tale status, il Gruppo Weichai, in qualità di azionista di controllo non europeo tramite Ferretti International Holding, era tenuto a effettuare apposita notifica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi della disciplina Golden Power”, spiegava Kkcg Maritime. La business unit pesa per lo 0,4% dei ricavi di Ferretti e secondo una delibera del cda del 2024 andava venduta e dismessa.</p><p>Secondo Kkcg, &quot;risulterebbe che parecchi soggetti di nazionalità cinese o comunque collegati al gruppo Weichai abbiano di recente <strong>acquistato significative partecipazioni</strong> in Ferretti in vista dell&#x27;odierna assemblea. Tale circostanza potrebbe costituire una <strong>azione di concerto e/o celare l&#x27;esistenza di patti occulti</strong> tra i suddetti soggetti”. “In tal caso”, spiegano dal gruppo, “oltre ai profili di palese violazione della normativa Golden Power, vi sarebbero ulteriori gravi conseguenze sia ai sensi della normativa italiana sia ai sensi di quella di Hong Kong”.</p><p>La violazione degli obblighi pubblicitari previsti dalla legge italiana per i patti parasociali potrebbe avere effetti sulla validità delle delibere assembleari assunte con il voto determinante di tali soggetti, e ai sensi della legge di Hong Kong, vi sarebbe l&#x27;obbligo di promuovere, in via solidale in capo ai soggetti, un&#x27;offerta pubblica di acquisto totalitaria sulle azioni Ferretti.</p><p><br/></p><p>Pertanto, il gruppo ceco chiedeva di <strong>inibire immediatamente l&#x27;esercizio del diritto </strong>di voto in capo a Ferretti International Holding spa per l&#x27;intera partecipazione in Ferretti dalla stessa detenuta”, oppure “di <strong>rinviare la presente assemblea</strong> a una data successiva agli accertamenti in corso da parte delle competenti autorità”.</p><p>In conclusione, i legali di Kkcg si sono riservati di <strong>intraprendere le “opportune azioni legali</strong> nelle sedi competenti nel caso in cui la richiesta non fosse accolta”.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/554921a9866a65538690e8122a262d030a44c1d9-875x440.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Oro, la stretta dell’India può davvero cambiare il mercato?]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/oro-la-stretta-dell-india-puo-davvero-cambiare-il-mercato/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=oro-la-stretta-dell-india-puo-davvero-cambiare-il-mercato</link>
            <guid>73068ac6-79fd-4f4d-ae58-6953ade79d69</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 13:00:30 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Nuova Delhi colpisce gli acquisti di metallo prezioso per proteggere la rupia e contenere l’emorragia di dollari. Ma per gli investitori internazionali il vero driver resta l’equilibrio fra inflazione americana, Treasury e guerra Usa-Iran.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>L’oro continua a muoversi su livelli storicamente elevati, sopra i 4.700 dollari l’oncia, ma non senza fatica.<strong> Stamattina il metallo giallo è scambiato a 4.703 dollari l’oncia dopo le pressioni arrivate dai dati americani sull’inflazione alla produzione</strong>, saliti in aprile al ritmo più sostenuto dal 2022. Il messaggio per i mercati è chiaro: la Federal Reserve potrebbe essere costretta a mantenere i tassi alti più a lungo.</p><p>Per l’oro è una notizia scomoda. Il metallo giallo non offre cedole né interessi, e quindi soffre quando i rendimenti dei Treasury salgono. Come ha osservato Soojin Kim, analista delle materie prime di Mitsubishi - MUFG, il rialzo dei rendimenti americani pesa sugli asset che non danno rendimento.</p><p><strong>È il paradosso di questa fase: la guerra in Medio Oriente sostiene la domanda di beni rifugio, ma lo shock energetico alimenta anche l’inflazione, rafforza lo scenario di tassi elevati e finisce per frenare proprio l’oro.</strong></p><p>Anche ING sottolinea che l’oro tende a comportarsi meglio quando i rendimenti reali scendono e il dollaro si indebolisce, mentre uno shock da petrolio può produrre l’effetto opposto.</p><p>In questo quadro già complesso è arrivata <strong>la decisione dell’India di più che raddoppiare i dazi sull’import di oro e argento, portandoli dal 6% al 15%.</strong> La misura punta a frenare gli acquisti dall’estero e ad alleggerire la pressione sulle riserve valutarie del Paese, sotto stress per il rincaro dell’energia legato alla guerra in Medio Oriente. L’India è particolarmente esposta all’interruzione dei flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz.</p><p>L’effetto immediato è stato violento sul mercato domestico: i<strong> future indiani sull’oro sono balzati del 7,2%</strong> a 164.497 rupie per 10 grammi, mentre quelli sull’argento sono saliti dell’8% a 301.429 rupie al chilo.</p><p>Intanto Reuters segnala che in India gli sconti praticati dai dealer rispetto ai prezzi ufficiali hanno raggiunto livelli record, oltre 200 dollari l’oncia, perché molti investitori hanno preso profitto mentre gioiellieri e compratori retail sono rimasti alla finestra.</p><p>In India l’oro non è un semplice investimento. <strong>Nella cultura del Paese il possesso dell’oro è fortemente radicato: è risparmio, protezione, dote, status sociale, sicurezza familiare.</strong> Secondo un articolo di Bloomberg, quando il raccolto è favorevole per il piccolo agricoltore indiano è automatico investire i maggiori guadagni in oro. Il metallo giallo accompagna matrimoni, festività religiose, passaggi generazionali. In molte aree rurali e nell’economia informale rappresenta una forma di ricchezza più comprensibile e affidabile di un conto bancario o di un prodotto finanziario.</p><p><strong>Secondo Morgan Stanley, le famiglie indiane detengono circa 34.600 tonnellate d’oro, </strong>custodite sotto forma di gioielli, lingotti, monete, oggetti nei caveau domestici, nei templi o nei bauli di famiglia. Ai prezzi attuali,<strong> questo patrimonio varrebbe circa 5.200 miliardi di dollari. </strong>L’India importa ogni anno circa 600-800 tonnellate di oro ed è il secondo consumatore mondiale dopo la Cina. Come mostra il grafico qui sotto (pubblicato da Bloomberg), l’acquisto di oro rappresenta la terza voce nelle importazioni indiane, dopo il petrolio e l’elettronica di consumo.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Per il governo Modi questo amore nazionale ha però un costo macroeconomico. Ogni oncia importata deve essere pagata in dollari. Quando gli acquisti crescono, si allarga il deficit commerciale, aumenta la domanda di valuta estera e si accentua la pressione sulla rupia. Da qui l’appello del premier a rinunciare agli acquisti di oro per almeno un anno e la scelta di usare la leva fiscale.</p><p>È logico chiedersi se la stretta indiana possa pesare sulle quotazioni internazionali dell’oro. Una domanda che non trova risposte nette, ma ragionamenti articolati.</p><p>L’India è un gigante della domanda fisica di oro. Quindi, se i dazi ridurranno gli acquisti di gioielleria, soprattutto nelle fasce più sensibili al prezzo, il mercato globale potrebbe perdere una fonte importante di assorbimento. <strong>Ma la storia mostra che la domanda indiana è difficile da comprimere in modo stabile.</strong> L’oro viene spesso comprato per necessità sociale, non solo per convenienza finanziaria. Un matrimonio può essere rinviato, ridimensionato, adattato con carature più basse, ma difficilmente viene privato del tutto dell’oro.</p><p><strong>C’è poi il rischio del contrabbando.</strong> Più sale il differenziale fra prezzo internazionale e prezzo domestico, più aumenta l’incentivo a importare metallo fuori dai canali ufficiali. Reuters segnala che il margine per gli operatori del mercato grigio è quasi raddoppiato, rendendo più conveniente aggirare i dazi. In questo caso il governo ridurrebbe solo in parte la domanda effettiva, spostandone una quota nell’economia sommersa.</p><p><br/></p><p>Per gli investitori internazionali, dunque, la mossa dell’India è un fattore da seguire, ma non il motore principale del prezzo.<strong> Il vero arbitro resta la combinazione fra rendimenti americani, dollaro, inflazione e rischio geopolitico.</strong></p><p>Se la guerra in Medio Oriente dovesse allargarsi, o se aumentassero i timori su petrolio, crescita globale e stabilità finanziaria, l’oro potrebbe continuare a beneficiare della domanda di rifugio. Ma se lo shock energetico si traducesse soprattutto in inflazione più alta e tassi più rigidi, il metallo giallo rischierebbe nuove prese di profitto.</p><p>In sintesi, la stretta indiana può raffreddare una parte della domanda fisica e aumentare la volatilità nel breve. Ma non cancella i grandi pilastri che hanno sostenuto il rally dell’oro: incertezza geopolitica, acquisti delle banche centrali, sfiducia verso le valute e ricerca di protezione.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9d275ca31c4091ab936b8c99a624150a8c23efe-1000x563.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street punta al rialzo con il sentiment sostenuto dal vertice USA-Cina]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-punta-al-rialzo-con-il-sentiment-sostenuto-dal-vertice-usa-cina/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-punta-al-rialzo-con-il-sentiment-sostenuto-dal-vertice-usa-cina</link>
            <guid>8ff70319-7ff5-4877-b07f-c3ded3cd025c</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 12:30:29 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’attenzione è rivolta anche verso i titoli tecnologici, Nvidia e Cisco in particolare, mentre arrivano nuovi dati macro da valutare in vista delle future scelte di politiche monetarie da parte della Federal Reserve.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ancora ottimismo a <strong>Wall Street</strong>, in scia con le chiusure positivi di ieri per gli indici azionari, con sullo sfondo il vertice USA-Cina e il protagonismo dei titoli tecnologici.</p><p>Sono però i future sul <strong>Dow Jones</strong> a guidare i rialzi odierni prima dell’apertura degli scambi, con una crescita dello 0,70%, mentre i contratti sul <strong>Nasdaq</strong> e quelli sullo <strong>S&amp;P500</strong> guadagnano lo 0,30%.</p><p>Poco mosso il dollaro nei confronti dell’euro, con il cross <strong>EUR/USD</strong> a 1,17, mentre il <strong>Bitcoin</strong> cede l’1% e scende a 79.200 dollari.</p><p>Stabili anche i prezzi dei metalli preziosi come l’<strong>oro </strong>(4.693 dollari) e l’<strong>argento </strong>(86,70 dollari l’oncia), mentre si assiste ad un leggero calo delle quotazioni del petrolio: <strong>Brent</strong> a 104,80 dollari e <strong>greggio WTI</strong> a 100 dollari al barile.</p><p>Sul palcoscenico ci sono sempre i titoli tecnologici, con <strong>Nvidia</strong> in crescita nel pre market USA dopo che Reuters ha riportato che gli Stati Uniti hanno autorizzato circa 10 aziende cinesi ad acquistare il suo secondo chip AI più potente, l&#x27;H200.</p><p>Tra gli altri i titoli, <strong>Cisco</strong> registrava un&#x27;impennata del 16% dopo aver annunciato che avrebbe tagliato quasi 4.000 posti di lavoro nell&#x27;ambito di una ristrutturazione e ha rivisto al rialzo le previsioni di ricavi annuo a seguito di un&#x27;impennata degli ordini da parte degli hyperscaler.</p><p>Alcuni dei maggiori produttori di chip hanno invece registrato una flessione. Qualcomm perdeva il 4%, mentre Intel scivolava del 3%, interrompendo il rally che ha trainato il settore tecnologico. Ciononostante, la forte domanda per l’IA è rimasta evidente, come dimostra l&#x27;offerta pubblica iniziale (IPO) di Cerebras Systems, la più grande di quest&#x27;anno, che ha raccolto 5,55 miliardi di dollari.</p><p>&quot;Mancano ancora alcuni ingredienti per un&#x27;impennata dei mercati, ovvero molteplici rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, spread creditizi più ampi o una crescita surriscaldata&quot;, spiega <strong>Manish Kabra</strong>, chief US equity strategist di Société Générale, ma &quot;le prospettive rialziste per l&#x27;S&amp;P 500 rimangono intatte&quot;.</p><p>I dati di questa settimana superiori alle attese sui prezzi al consumo e su quelli alla produzione hanno rafforzato le aspettative che <strong>la Federal Reserve</strong> manterrà una politica monetaria restrittiva più a lungo.</p><p>Oggi sono arrivati i dati sulle <strong>vendite al dettaglio di aprile</strong>, risultate in crescita dello 0,5% su base mensile, in calo rispetto al +1,6% di marzo, mentre annualmente sono aumentate del 4,87% dal +4,15% precedente. Attese anche le <strong>richieste iniziali di sussidi di disoccupazione</strong> della settimana terminata il 9 maggio, arrivate a 211 mila, di poco oltre le attese (205 mila) e le 199 mila precedenti.</p><p>Secondo il <strong>FedWatch Tool</strong> di CME Group, gli operatori stanno ora scontando una probabilità superiore al 28% di un aumento dei tassi di un quarto di punto entro la fine dell&#x27;anno, in aumento rispetto al 20,7% della settimana precedente.</p><p>&quot;Sembra proprio che il mercato stia ignorando l&#x27;inflazione più alta del previsto, anche se abbiamo visto emergere aspettative di una Fed più restrittiva&quot;, secondo <strong>Fiona Cincotta</strong>, analista di mercato senior presso City Index. &quot;È l&#x27;euforia che circonda l&#x27;intelligenza artificiale, la tecnologia e in particolare i titoli dei chip, e tutto questo sta accadendo mentre l&#x27;attenzione è ovviamente rivolta agli Stati Uniti e alla Cina, con l&#x27;incontro tra Trump e Xi Jinping&quot;, spiega l’esperta.</p><p>Per <strong>Ven Ram</strong>, macro strategist di Bloomberg, “Gli investitori stanno sottovalutando la possibilità che la Federal Reserve debba abbandonare la sua propensione al taglio dei tassi di interesse. L&#x27;impennata dei mercati azionari e la contrazione degli spread creditizi significano che le condizioni dei mercati finanziari sono molto più accomodanti di quanto necessario nel contesto macroeconomico, e l&#x27;istinto di una banca centrale sarebbe contrario all&#x27;idea di alimentare ulteriormente questa situazione”.</p><p>Il vertice tra <strong>Donald Trump</strong> e <strong>Xi Jinping</strong> ha distratto l&#x27;attenzione dalla guerra in Iran, che ha di fatto bloccato per oltre due mesi un importante canale di approvvigionamento petrolifero per il Medio Oriente. Il leader cinese ha segnalato che Pechino si sta muovendo verso una maggiore apertura, mentre gli operatori di mercato attendono con interesse accordi commerciali e impegni di acquisto da parte della seconda economia mondiale.</p><p>Al vertice partecipano alcuni dei principali Ceo statunitensi, tra cui Jensen Huang di Nvidia, Elon Musk di Tesla e Tim Cook di Apple. Di conseguenza, si prevede che l&#x27;intelligenza artificiale sarà in cima all&#x27;agenda, oltre al commercio, e gli investitori di Wall Street stanno seguendo l&#x27;incontro con grande attenzione.</p><p>&quot;Mi aspetto che il vertice abbia un impatto maggiore sul sentiment di mercato che su un&#x27;importante ridefinizione delle politiche&quot;, scrive <strong>Ulrich Urbahn</strong>, responsabile della strategia multi-asset e della ricerca presso Berenberg, che aggiunge: &quot;È probabile che il mercato cerchi un tono di distensione, minori minacce tariffarie e nessuna nuova restrizione in materia di commercio, tecnologia o geopolitica&quot;.</p><p><strong>Nvidia</strong> (+2%): secondo quanto riportato dai media, <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-vendita-in-cina-chip-h200-nuovo-record-di-market-cap-previsoni-trimestrale">gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita di chip H200</a> a circa 10 aziende cinesi, sebbene non siano ancora state effettuate consegne.</p><p><strong>Cisco</strong> (+18%): aumentate le previsioni annuali relative agli ordini di infrastrutture per l&#x27;IA da 5 a 9 miliardi di dollari, segnalando una forte domanda da parte degli hyperscaler per le sue apparecchiature di rete, mentre questi ultimi potenziano le proprie capacità di IA.</p><p><strong>Boeing</strong> (+1%): il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha dichiarato di attendersi un annuncio relativo ad ingenti ordini cinesi per gli aerei della società durante la visita del presidente Trump a Pechino.</p><p><strong>Intuitive Machines</strong> (-4%): ricavi nel primo trimestre di 196,7 milioni di dollari, quasi il triplo rispetto all&#x27;anno precedente, ma non raggiunge la stima media degli analisti di 202,7 milioni (dati LSEG).</p><p><strong>Doximity</strong> (-20%): prevede ricavi fiscali 2027 compresi tra 664 e 676 milioni di dollari, al di sotto delle stime di Wall Street di 688,9 milioni (dati LSEG).</p><p><strong>Enovix Corp</strong> (-8%): prevede per il secondo trimestre ricavi compresi tra gli 8 e i 9 miliardi di dollari, il cui valore medio è inferiore alla stima di consenso di 8,69 miliardi (dati LSEG).</p><p><strong>Biogen</strong> (+10%): annuncia di voler portare avanti il suo trattamento sperimentale contro l&#x27;Alzheimer, il diranersen, in fase avanzata di sviluppo.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Leonardo 2026: ammontare e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-leonardo-ammontare-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-leonardo-ammontare-e-date-stacco</link>
            <guid>f0fbec10-f550-49b1-8191-cc3c74df5dda</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 11:45:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Leonardo staccherà un dividendo pari a 0,63 euro per azione, già approvato dall&#x27;Assemblea, in data 22 giugno 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell&#x27;approvazione del Bilancio per l&#x27;esercizio 2025, l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Leonardo ha dato il via libera al <strong>dividendo di € 0,63 per azione</strong> (relativo all&#x27;esercizio 2025), in crescita del 21% rispetto all&#x27;anno precedente.</p><p>Il dividendo ha già ottenuto l&#x27;approvazione dall&#x27;Assemblea, riunitasi il 7 maggio 2026, <a href="https://www.orafinanza.it/it/leonardo-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>.</p><p></p><p><strong>Quando stacca il dividendo Leonardo?</strong> Il dividendo Leonardo verrà staccato <strong>lunedì 22 giugno 2026</strong>. Per avere diritto al dividendo, gli azionisti devono mantenere le azioni Leonardo in portafoglio fino al giorno dello stacco, il 22 giugno. La data di stacco, o ex-date, è il momento in cui Leonardo riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. </p><p><strong>Quando acquistare le azioni Leonardo per ricevere il dividendo?</strong> Per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>acquistare le azioni Leonardo entro venerdì 19 giugno</strong>, <strong>il giorno precedente la data di stacco</strong>. L&#x27;acquisto delle azioni il giorno dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Leonardo? </strong>Il dividendo Leonardo verrà messo in pagamento da mercoledì <strong>24 giugno 2026</strong>. Questa data segna il momento in cui gli investitori riceveranno i proventi.</p><p>Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">calendario di tutti i dividendi del Ftse Mib</a></p><p>Quanto ha remunerato Leonardo i suoi azionisti nel corso degli anni? Ecco l&#x27;entità dei dividendi Leonardo distribuiti dal 2001 ad oggi: </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><em>Fonte: Leonardo</em></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/8febad624a237589e624da4bb4bb1837a9737913-1000x750.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Nvidia, ok USA a vendita in Cina dell’H200. Nuovo record di market cap alla vigilia dei conti]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-vendita-in-cina-chip-h200-nuovo-record-di-market-cap-previsoni-trimestrale/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-nvidia-vendita-in-cina-chip-h200-nuovo-record-di-market-cap-previsoni-trimestrale</link>
            <guid>b9e9a3d5-4b2a-4b6e-9197-55dcaf9a5d24</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 08:45:39 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Tra i potenziali clienti figurerebbero i colossi tecnologici Alibaba, Tencent e ByteDance, anche se le trattative restano complesse a causa della spinta di Pechino a sviluppare una filiera domestica dei semiconduttori.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Le azioni di <strong>Nvidia</strong> avanzano nel pre-mercato statunitense, con un rialzo di oltre il 2% a 231,65 dollari, dopo le indiscrezioni secondo cui Washington avrebbe autorizzato la vendita dei <strong>chip H200</strong> a una decina di società cinesi.</p><p>Tra i potenziali clienti figurerebbero i colossi tecnologici <strong>Alibaba</strong>, <strong>Tencent</strong> e <strong>ByteDance</strong>, anche se le trattative restano complesse a causa della spinta di Pechino a sviluppare una filiera domestica dei semiconduttori.</p><p>Il titolo si muove su livelli record ed è vicino a superare il massimo intraday storico toccato di recente, confermando il forte momentum sostenuto dalla domanda globale di chip per l’intelligenza artificiale.</p><p>Da inizio anno Nvidia guadagna oltre il 21%, sovraperformando nettamente l’indice <strong>Nasdaq Composite</strong>, in rialzo di circa il 13,6%, segno della fiducia degli investitori nella leadership del gruppo nel mercato dei semiconduttori avanzati.</p><p>Intanto, nuovo record storico per Nvidia, che ha superato per la prima volta i 5.500 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dopo un rialzo del titolo di circa il 3%, consolidando il primato di società più preziosa al mondo.</p><p>A sostenere gli acquisti è stata anche la notizia che il ceo <strong>Jensen Huang</strong> parteciperà al viaggio del presidente <strong>Donald Trump</strong> in Cina per l’incontro con <strong>Xi Jinping</strong>, alimentando le aspettative su possibili sviluppi positivi nei rapporti tecnologici e commerciali tra le due potenze.</p><p>Il rally rafforza il distacco dai principali inseguitori, <strong>Alphabet</strong> (4,7 trilioni di dollari) e <strong>Apple</strong> (4,3 trilioni di dollari), con il titolo risalito a circa 220 dollari dai minimi di fine marzo.</p><p>Il boom di borsa ha spinto anche il patrimonio personale di Huang, ormai vicino ai 200 miliardi, avvicinandolo ai vertici della classifica dei miliardari guidata da <strong>Mark Zuckerberg</strong> e <strong>Larry Ellison</strong>, a capo rispettivamente di <strong>Meta Platforms</strong> e <strong>Oracle</strong>.</p><p>Nvidia pubblicherà la prossima settimana i risultati del primo trimestre dell’anno fiscale 2027, con <strong>aspettative di ricavi pari a 78 miliardi di dollari</strong>, in crescita del 2%.</p><p>La società prevede che i <strong>margini lordi GAAP e non-GAAP</strong> si attestino rispettivamente al 74,9% e al 75%, con una variazione di 50 punti base, includendo un impatto dello 0,1% derivante dalle spese per compensi basati su azioni.</p><p>Le <strong>spese operative GAAP e non-GAAP</strong> sono previste rispettivamente a circa 7,7 miliardi di dollari e 7,5 miliardi di dollari, inclusi 1,9 miliardi di dollari di spese per compensi basati su azioni.</p><p>Per <strong>l&#x27;intero anno fiscale 2027</strong>, Nvidia prevede che le aliquote fiscali GAAP e non-GAAP si attestino tra il 17,0% e il 19,0%, escludendo eventuali voci straordinarie e modifiche sostanziali al contesto fiscale della società.</p><p>Le <strong>attese degli analisti</strong> restano molto elevate, con il consenso che continua a scommettere sulla domanda legata all’intelligenza artificiale.</p><p>Gli esperti di <strong>Goldman Sachs</strong> prevedono risultati “ancora solidi” grazie alla forte richiesta di chip per data center, stimando ricavi e margini sopra le indicazioni della società.</p><p>Anche <strong>Morgan Stanley</strong> si aspetta una trimestrale robusta, sottolineando che la domanda di GPU per AI generativa resta superiore all’offerta, con possibili ulteriori rialzi delle stime annuali.</p><p>Più cauta ma comunque positiva <strong>JP Morgan Chase</strong>, che evidenzia il rischio di aspettative molto elevate del mercato, pur mantenendo previsioni di crescita a doppia cifra per il segmento data center.</p><p>Nel complesso, il <strong>consenso punta a una nuova trimestrale record</strong>, con l’attenzione degli investitori concentrata soprattutto sulla guidance per la seconda metà dell’anno.</p><p>La società ha stretto diverse nuove partnership nel corso di quest’anno, tra cui una con <strong>Meta</strong> che consente alla società di social media di utilizzare i chip e l’hardware per l’IA di Nvidia.</p><p>Meta ha annunciato all’inizio dell’anno l’intenzione di spendere tra 125 e 145 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale e, secondo <strong>Ben Bajarin</strong>, analista di chip presso Creative Strategies, la partnership con Nvidia potrebbe valere decine di miliardi di dollari, come riportato da Cnbc.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/2e723679cd88c1dca8c95c982365719e3630c564-1000x660.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Stellantis di slancio a Piazza Affari, Filosa apre a nuove partnership]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-stellantis-di-slancio-a-piazza-affari-filosa-apre-a-nuove-partnership/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-stellantis-di-slancio-a-piazza-affari-filosa-apre-a-nuove-partnership</link>
            <guid>4069cf60-ec98-40ec-a2ee-5d04eb6ea4bc</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 08:30:26 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il vertice tra USA e Cina viene<strong> </strong>considerato dai mercati come cruciale per una possibile stabilizzazione delle relazioni commerciali tra i due paesi e il gruppo italo-francese viene considerato un potenziale beneficiario in quanto ha una forte presenza negli Stati Uniti e partnership crescenti con player cinesi nel campo dell’elettrico.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stellantis</strong> in testa tra le componenti del Ftse Mib di questa mattina, sostenuta dalle aspettative sul vertice tra per il vertice tra <strong>Donald Trump e Xi Jinping</strong>.</p><p>Il titolo della casa automobilistica guadagna oltre il 3% nella prima ora di scambi alla Borsa di Milano dopo aver chiuso la seduta di ieri a +3,39% e si porta a 6,676 euro, ai massimi da fine aprile.</p><p>Le azioni Stellantis, dunque, sembrano sulla buona strada per recuperare le perdite dell’ultimo mese, ora scese al 3%, mentre da inizio anno il bilancio resta ancora negativo: -31%.</p><p>Il vertice tra USA e Cina viene<strong> </strong>considerato dai mercati come cruciale per una possibile stabilizzazione delle relazioni commerciali tra i due paesi. Gli investitori scommettono che anche piccoli segnali di distensione su dazi, tecnologia e commercio possano sostenere i titoli ciclici globali, in particolare l’automotive, settore molto esposto alle tensioni geopolitiche e alle catene di fornitura internazionali.</p><p>In questo contesto, <strong>Stellantis viene vista come una delle possibili beneficiarie</strong>: il gruppo ha una forte presenza negli Stati Uniti e partnership crescenti con player cinesi nel campo dell’elettrico, quindi una riduzione del rischio di nuove barriere commerciali o un clima di &#x27;competizione gestita&#x27; tra le due potenze migliorerebbe le prospettive di vendite, investimenti e supply chain.</p><p>Le aspettative di minori tensioni sui dazi e di maggiore visibilità sul commercio globale stanno così alimentando acquisti sul titolo, che segue il rimbalzo del comparto auto europeo sensibile ai negoziati commerciali.</p><p><br/></p><p>Se nei giorni scorsi Stellantis aveva annunciato il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-stellantis-leapmotor-espansione-partnership-produzione-spagna-elettriche/">rafforzamento della partnership con <strong>Leapmotor</strong></a>, il management sembra non volersi fermare, allargando l’orizzonte oltre i cinesi.</p><p>&quot;Le partnership non devono essere monodirezionali, <strong>né riguarderanno solo Leapmotor</strong>&quot;, spiegava nei giorni scorsi il Ceo <strong>Antonio Filosa</strong>, sottolineando che Stellantis è attrattiva per presenza geografica, scala e &quot;brand incredibilmente forti&quot;, e le aree di collaborazione possono includere tecnologia, catena di fornitura e utilizzo della capacità produttiva.</p><p>Il manager ha poi citato anche la partnership con Koç in Turchia attraverso Tofas come modello virtuoso: &quot;La scelta di un partner dipende da cosa possiamo condividere e dai benefici per entrambi&quot;.</p><p>“Come abbiamo commentato nelle scorse settimane, alla luce di articoli di stampa e delle dichiarazioni di Filosa, è ragionevole aspettarsi altri accordi di collaborazione industriale finalizzati in primo luogo al contenimento dei costi”, prevedono gli analisti di <strong>Equita</strong> che sulle azioni Stellantis mantengono una raccomandazione hold con target price a 7,60 euro.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/66e633ddcf0dfd4692a4ecb6ec9c26cc3780fe30-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Rendimento del 6,20% cumulabile in euro con l’obbligazione callable di Barclays]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/rendimento-del-6-20-cumulabile-in-euro-con-l-obbligazione-callable-di-barclays/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=rendimento-del-6-20-cumulabile-in-euro-con-l-obbligazione-callable-di-barclays</link>
            <guid>ca6dc54b-f218-43ad-b0e4-2455643afaae</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 08:00:31 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’emittente inglese lancia un’obbligazione ad elevato rendimento, chiamata EUR 20y Fixed Rate Callable Notes con <strong>Isin XS3345065505</strong>, che cumula ogni anno delle <strong>cedole pari al 6,20% in euro</strong>. Il bond può essere <strong>richiamato a discrezione dell’emittente</strong> dal termine del secondo anno di vita. La <strong>durata massima è 20 anni</strong>, ma si può sempre vendere sul mercato in qualsiasi momento.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rendimento del 6,20% annuo in euro e richiamabile in anticipo con durata massima 20 anni</strong>: la nuova obbligazione callable di <strong>Barclays</strong> con <strong>Isin XS3345065505</strong>, strutturato come un bond a cedole cumulate, ha un ritorno tra i più elevati nella propria categoria. L’investimento prevede un <strong>taglio minimo di 1.000 euro</strong>, rendendolo accessibile anche alla clientela retail con una soglia contenuta rispetto ad altre emissioni.</p><p>L’obbligazione incorpora <strong>un’opzione di rimborso anticipato a discrezione dell’emittente al termine del secondo anno di vita</strong>. Oggi i tassi sono lievitati per la crisi di Hormuz ma in caso di una soluzione diplomatica potrebbero cambiare rotta. Questa sarebbe dunque una buona occasione per approfittare di tassi elevati, con un bond prezzato su uno scenario altamente inflazionistico, che potrebbe non durare a lungo.</p><p>Dal secondo anno, a fronte di un calo dei tassi, Barclays avrebbe convenienza a esercitare il richiamo anticipato e rifinanziarsi a condizioni più favorevoli, ritirando l’obbligazione prima della scadenza naturale. Questo è uno scenario positivo per l’investitore perché prima richiama Barclays, <strong>maggiore sarà il rendimento implicito del bond</strong> come vedremo dalla tabella più avanti.</p><p>Per l’investitore orientato al mantenimento fino a scadenza, la struttura consente di <strong>trasformare un capitale iniziale di 1.000 euro in un rimborso alla scadenza naturale dei 20 anni previsti pari a 2.240 euro</strong>. In alternativa, l’investitore può uscire in qualsiasi momento cedendo l’obbligazione al corso tel quel, quindi a un prezzo che incorpora anche le cedole maturate fino a quel momento. In caso di calo dei tassi e a parità di solidità dell’emittente, il prezzo del bond tenderà ad aumentare in caso di rialzo a scendere.</p><p>In un contesto segnato da nuove tensioni geopolitiche internazionali, come il <strong>conflitto tra Stati Uniti e Iran</strong>, la crescita economica in tutta Europa continua a rallentare, soprattutto quando i tavoli diplomatici si trasformano in arene negoziali ad alta tensione (e l’Europa rischia di rimanere fuori dal menu). L’instabilità in Medio Oriente, infatti, alimenta <strong>volatilità sui mercati energetici </strong>e aumenta l’incertezza sulle prospettive macroeconomiche globali. In presenza di persistenti incognite geopolitiche e <strong>probabili contraccolpi su crescita, inflazione e tassi</strong>, i rendimenti dei titoli governativi potrebbero subire scossoni in vista delle prossime mosse da parte delle banche centrali. Nel breve periodo potremmo assistere a un rialzo dei tassi per combattere il ritorno dell’inflazione, gli shock energetici, però in genere, portano a un’inflazione di breve durata, già in gran parte prezzata dal mercato e dall’obbligazione di Barclays.</p><p>La risposta più efficace all’aumento dell’incertezza resta una diversificazione ben costruita del portafoglio, che includa anche <strong>obbligazioni bancarie</strong>. Si tratta di una soluzione adatta a chi ricerca <strong>rendimenti superiori rispetto ai titoli di Stato</strong>, mantenendo un <strong>profilo di rischio più contenuto rispetto all’azionario</strong>, che dall’inizio dell’anno ha mostrato una volatilità significativa, accentuata anche dalle tensioni geopolitiche e dai timori legati alla fornitura di petrolio e gas naturale.</p><p>In questa direzione si inserisce la nuova obbligazione in euro emessa in Italia da <strong>Barclays</strong>, chiamata EUR 20y Fixed Rate Callable Notes, codice <strong>Isin XS3345065505</strong>, con una <strong>durata naturale di 20 anni</strong> e possibilità di rimborso anticipato a discrezione dell’emittente dopo i primi due anni di vita. L’elemento distintivo è il <strong>rendimento del 6,20% annuo lordo, con cedole cumulabili all&#x27;interno del prodotto lungo l’intero orizzonte temporale</strong>. Il bond è negoziabile dall’11 maggio sul segmento Bond-X di EuroTLX di Borsa Italiana ed è accessibile alla clientela retail con un <strong>taglio minimo di 1.000 euro</strong>.</p><p>L’emittente è <strong>Barclays Bank PLC</strong> (Barclays), attualmente nella top 20 delle banche a livello mondiale e al quinto posto in Europa con oltre 2.000 miliardi di dollari di total asset. <strong>Le agenzie di rating esprimono giudizi solidi</strong> su Barclays: Standard &amp; Poor’s assegna un rating A+ (outlook stabile), Moody’s valuta il gruppo come A1 (stabile) e Fitch lo classifica con un rating A+ (stabile). Con valutazioni di questo livello, strumenti capaci di offrire rendimenti così elevati senza assumere un rischio superiore sono difficili da trovare sul mercato.</p><p>Per sostenere una remunerazione così elevata, l’obbligazione è stata strutturata come un <strong>bond a cedole cumulabili</strong>, ovvero privo di cedole periodiche distribuite nel corso della vita del bond. L’intero rendimento viene corrisposto <strong>in un’unica soluzione alla scadenza finale o in caso di rimborso anticipato</strong>. Ogni anno il valore dell’obbligazione incorpora un rendimento pari a 62 euro, cosicché un investimento iniziale di 1.000 euro si tradurrà, alla scadenza dell’11 maggio 2046, in un rimborso complessivo di 2.240 euro, un importo che comprende 1.240 euro di rendimento cumulato (62 euro per 20 anni) oltre al capitale investito (1.000 euro).</p><p>La struttura prevede che le cedole restino integrate nel valore del bond, aumentando l’efficienza finanziaria perché <strong>non essendo distribuite generano ulteriore rendimento</strong>, senza precludere la possibilità di uscita anticipata. Barclays opera come <strong>market maker</strong>, garantendo la presenza continuativa di prezzi in acquisto e in vendita. In caso di disinvestimento prima della scadenza, <strong>il prezzo sarà determinato al corso tel quel</strong>, includendo il valore delle cedole maturate, consentendo così all’investitore di capitalizzare il rendimento accumulato fino a quel momento.</p><p>La struttura del nuovo bond con Isin <strong>XS3345065505</strong> non prevede la distribuzione di cedole annuali ma <strong>concentra l’intero pagamento alla scadenza o in caso di rimborso anticipato</strong>, consente a Barclays di impiegare in modo più efficiente il capitale all’interno dello strumento, con un impatto diretto sul rendimento complessivo. L’assenza di flussi periodici in uscita permette infatti di <strong>capitalizzare gli interessi anno dopo anno</strong>.</p><p>In pratica, gli interessi maturati nel primo anno vengono reinvestiti nel secondo, e il meccanismo si ripete lungo tutta la durata del prodotto (meccanismo degli interessi composti). Questo processo incrementa progressivamente la base su cui si calcola il rendimento, generando <strong>un effetto cumulativo che accresce il valore finale in modo significativo</strong>, secondo una dinamica assimilabile a un effetto “palla di neve” che si amplia con il passare del tempo.</p><p>Quanto più anticipato sarà il rimborso, <strong>tanto più elevato risulterà il rendimento medio annuo</strong> (vedi tabella sottostante). <strong>Questo meccanismo</strong> che mantiene nella cassaforte del bond tutte le cedole maturate <strong>si riflette anche sul prezzo del prodotto aiutandolo a portarsi sopra la pari</strong> <strong>e a lasciare la possibilità all’investitore di rivenderlo in guadagno, senza aspettare la scadenza</strong>.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Guardiamo riga per riga, il nuovo bond di Barclays renderà il 6,20% ipotizzando al primo anno un richiamo anticipato da parte dell’emittente. Con il richiamo al 2° anno siamo a un rendimento del 6,01%, al 3° del 5,85%, al 4° del 5,69%, al 5° del 5,55%, al 6° del 5,41, al 7° del 5,28%, all’8° del 5,16%, al 9° del 5,05%, al 10° del 4,94%, all’11° del 4,84%, al 12° del 4,74%, al 13° del 4,65%, al 14° del 4,56%, al 15° del 4,48%, al 16° del 4,40%, al 17° del 4,32%, al 18° del 4,25%, al 19° del 4,18% e al 20° del 4,11%.</p><p>Uno dei vantaggi di questo bond risiede proprio nella <strong>semplicità di gestione</strong>: il reinvestimento avviene automaticamente all’interno del prodotto in modo immediato e puntuale, affidando a Barclays l’onere operativo e rendendo l’investimento più comodo.</p><p>Il bond di Barclays con <strong>Isin XS3345065505</strong> potrebbe non arrivare alla scadenza finale. Infatti, l’emittente si è riservato la possibilità di rimborsarlo anticipatamente a sua discrezione. Grazie all’opzione “callable”, a partire dalla fine del secondo anno di vita (11 maggio 2028) e poi con cadenza annuale, Barclays potrà decidere di richiamare l’obbligazione, riconoscendo all’investitore un importo di <strong>rimborso pari al 100% del valore nominale</strong> (1.000 euro) a cui si aggiunge la <strong>cedola maturata</strong> nell’anno in cui viene esercitato il rimborso anticipato.</p><p>L’11 maggio di ogni anno Barclays potrà comunicare l’eventuale decisione di richiamare il bond. Per ogni anno trascorso<strong>, il valore del rimborso salirà di 62 euro</strong>. Prima il bond viene ritirato e maggiore sarà il rendimento come mostra la tabella.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>In caso, invece, di mancato esercizio dell’opzione di richiamo anticipato da parte dell’emittente durante la vita dell’obbligazione, <strong>alla data di scadenza dell’11 maggio 2046</strong>, l’obbligazione corrisponderà un importo pari al <strong>100% del valore nominale</strong> (1.000 euro) maggiorato della <strong>cedola relativa all’ultimo anno di 1.240 euro</strong>.</p><p>In presenza di un calo significativo dei tassi di interesse rispetto ai livelli attuali, per Barclays diventerebbe più conveniente rimborsare anticipatamente il bond e ricorrere a nuove forme di finanziamento a condizioni meno onerose. In uno scenario di rialzo dei tassi, lo strumento resterebbe invece in vita fino alla scadenza finale. <strong>L’idea di fondo è che con un rendimento così elevato il bond dovrebbe essere in grado di navigare anche in acque incerte come quelle sui tassi, offrendo un buon ritorno</strong>. Il bond è stato prezzato in uno scenario di tassi in lieve rialzo legato all’aumento dell’inflazione per lo shock petrolifero.</p><p>Dopo una fase in cui i mercati avevano scommesso su un ciclo relativamente rapido di tagli dei tassi da parte della Bce, il quadro si è progressivamente raffreddato. <strong>Le aspettative di ulteriori riduzioni si sono spostate più avanti nel tempo</strong> e oggi prevale l’idea di interventi più graduali e condizionati dai dati. Il risultato è stato un minor supporto ai prezzi obbligazionari e rendimenti che restano su livelli sostenuti.</p><p>Questo andamento riflette un equilibrio ancora fragile. Da un lato, <strong>l’inflazione nell’Eurozona fatica a rientrare sotto il target del 2%</strong> (al 3% in Zona Euro e al 2,8% in Italia ad aprile, a causa del caro greggio) e dall’altro, il costo del capitale resta elevato in un contesto di crescita moderata. La stessa Bce ha mantenuto i tassi invariati nell’ultima riunione del 30 aprile, con il <strong>tasso sui depositi fermo al 2%</strong>, confermando una linea prudente già seguita anche dalla Fed. La Bce, infatti, ha ribadito di non voler seguire un percorso prestabilito, ma di <strong>adottare un approccio basato sui dati</strong>, valutando di volta in volta le condizioni economiche prima di prendere nuove decisioni.</p><p>Il vero elemento di discontinuità, però, arriva dal contesto geopolitico. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, e più in generale l’escalation in Medio Oriente, stanno riaccendendo <strong>il tema dell’energia e dell’inflazione</strong>. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas, legato anche ai rischi sullo Stretto di Hormuz, potrebbe riportare pressione sui prezzi al consumo e complicare il percorso della Bce verso un allentamento monetario. La stessa Christine Lagarde ha sottolineato come <strong>la crisi energetica legata al conflitto stia spingendo l’Eurozona verso uno scenario più incerto</strong>, con possibili effetti inflattivi. Anche le proiezioni dell’istituto evidenziano che le tensioni in Medio Oriente stanno già incidendo su crescita e inflazione, aumentando l’incertezza complessiva.</p><p>Ricordiamo che, in genere, l’inflazione portata da un aumento shock dei prezzi dell’energia, <strong>non è viscosa ma è più volatile e transitoria</strong> perché l’anno successivo dell’aumento difficilmente il prezzo rimane elevato al contrario un’inflazione legata a un aumento dei salari tende a rimanere a lungo.</p><p>La crisi non durerà per sempre. <strong>Donald Trump vorrebbe uscire a testa alta dalla impasse in cui si cacciato molto prima delle elezioni di Mid Term</strong>, dove rischia una figuraccia (i sondaggi lo danno ai minimi storici). Una soluzione della crisi di Hormuz porrebbe fine allo shock energetico che stiamo vivendo riportandoci a <strong>uno scenario di riduzione dei tassi di interesse sia in Europa che negli Usa</strong>.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Obbligazioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/566693641e3ad09708f8ec5f53550374a1d693ff-6000x4000.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Stm ancora protagonista con il vertice Trump-Xi Jinping]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-stm-ancora-protagonista-con-il-vertice-trump-xi-jinping/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-stm-ancora-protagonista-con-il-vertice-trump-xi-jinping</link>
            <guid>77f2b6f9-973a-4f57-9a81-95ebe83d4edf</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 07:30:19 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>I mercati hanno interpretato l’incontro tra i due presidenti come un segnale di un possibile allentamento delle tensioni sui chip e sulle restrizioni tecnologiche, tema cruciale per l’industria globale dei semiconduttori.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Non si ferma la corsa di <strong>STMicroelectronics</strong> a Piazza Affari, sostenuta dal rinnovato ottimismo sul settore dei semiconduttori, alimentato dalle notizie sulla visita di <strong>Donald Trump</strong> in Cina e dal possibile riavvio del dialogo commerciale tra Washington e Pechino che sta sostenendo tutto l’azionario legato ai chip.</p><p>Il titolo del produttore di semiconduttori guadagna oltre il 2% questa mattina toccando un massimo di 53,58 euro, proseguendo sul trend positivo di ieri quando aveva chiuso la seduta con un balzo del 9,86% e recuperando il calo del giorno precedente (-5,29%).</p><p>Le azioni Stm, dunque, sembrano non voler fermare la corsa che le ha portate a guadagnare il 157% negli ultimi sei mesi e ora hanno raggiunto i suoi massimi dal settembre 2000.</p><p>Per gli analisti di <strong>Jefferies</strong>, sull’andamento del titolo di queste ore ha inciso anche la trimestrale di Cisco, definita dagli esperti come “sopra le attese” e caratterizzatasi da un “outlook molto forte”.</p><p>Intanto, però, gli analisti di <strong>Morningstar</strong> hanno portato il rating sul titolo a sell da hold, confermando il target price a 39 euro.</p><p><br/></p><p>I mercati hanno interpretato il vertice tra il presidente USA <strong>Donald Trump </strong>e il suo omologo cinese <strong>Xi Jinping</strong> come un segnale di un possibile allentamento delle tensioni sui chip e sulle restrizioni tecnologiche, tema cruciale per l’industria globale dei semiconduttori: un contesto geopolitico più disteso ridurrebbe i rischi sulle catene di approvvigionamento e migliorerebbe la visibilità della domanda, favorendo in particolare i gruppi europei esposti all’elettronica industriale e all’automotive come Stm.</p><p>Xi ha affermato di aver sempre creduto che &quot;gli interessi comuni tra la Cina e gli Stati Uniti superino le divergenze&quot; e che &quot;una relazione stabile&quot; tra i due Paesi &quot;giovi a entrambe le parti&quot; e al mondo intero, &quot;mentre il confronto danneggia entrambe&quot;. Il presidente cinese ha anche detto che i negoziati commerciali tra i due Paesi hanno fatto dei progressi e ha dichiarato di aver concordato con Trump che costruire una relazione costruttiva e strategicamente stabile &quot;fornirà una guida alle relazioni bilaterali nei prossimi tre anni e oltre&quot;.</p><p>Diversi i temi al centro del vertice che vede anche la partecipazione di 17 super Ceo di Wall Street, composta dai vertici di alcune delle principali aziende tecnologiche e finanziarie americane, tra cui Apple, <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-a-fianco-di-donald-trump-nel-vertice-usa-cina">Nvidia</a>, Tesla, Boeing e Goldman Sachs: dal commercio alla tecnologia passando per l&#x27;IA, oltre ai complessi temi geopolitici, Iran e Taiwan in testa.</p><p>L&#x27;amministrazione statunitense è sbarcata in Cina schierando la <strong>potenza di fuoco delle &#x27;cinque B&#x27;</strong>, tutte economiche, basate sugli impegni cinesi ad acquistare carne e semi di soia (beef e beans, per rispondere alle richieste della base elettorale del tycoon), sugli ordini per la Boeing (sono circolate voci di commesse mandarine in arrivo per centinaia di aerei) e sul lancio, al fine di esplorare aree di collaborazione, di un Board on Investments e di un Board of Trade, che diventerebbe una camera di discussione sui dazi.</p><p>Secondo alcune voci circolate al Congresso, ci sarebbero le promesse per <strong>mille miliardi di investimenti cinesi negli USA</strong>: ipotesi che ha creato allarme bipartisan e, soprattutto, le ire delle fronde del mondo Maga più conservatrici e nazionaliste.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/9fa00e698d86ed65a890fd024d26b2738202489e-1000x750.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Idillio tra Wall Street e l’intelligenza artificiale]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/idillio-tra-wall-street-e-l-intelligenza-artificiale/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=idillio-tra-wall-street-e-l-intelligenza-artificiale</link>
            <guid>ff1f9240-2f31-41e9-929a-b6bd9802237e</guid>
            <pubDate>Thu, 14 May 2026 06:00:36 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il Nasdaq è salito dell’1,2%, tredicesimo record da inizio anno.<br/>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo, future del Dax di Francoforte +0,7%<br/>Cisco ha presentato una previsione di vendite superiore alle attese e ha annunciato l&#x27;intenzione di tagliare migliaia di posti di lavoro, nel tentativo di concentrarsi sul mercato in rapida crescita dell&#x27;intelligenza artificiale: titolo +15% nel dopo borsa.<br/>Il produttore di chip Cerebras ha raccolto 5,5 miliardi di dollari, è la più grande IPO da inizio anno. Le azioni erano state offerte a 160-170 dollari, il prezzo finale è stato portato a 185 dollari.<br/>Il conflitto con l&#x27;Iran ha innescato uno shock energetico che si sta propagando all&#x27;intera economia sotto forma di pressioni inflazionistiche persistenti e aspettative di crescita in deterioramento. Il rischio di stagflazione è tornato.<br/>Il Senato americano ha votato a favore della conferma di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre a Pechino sta entrando nel vivo la visita di Stato del presidente Donald Trump in Cina, prosegue l’idillio tra le borse e il tema dell’intelligenza artificiale.</p><p>Ieri <strong>il Nasdaq è salito dell’1,2%, tredicesimo record da inizio anno.</strong> S&amp;P500 +0,6%, diciassettesimo massimo della storia.</p><p>Nel corso della notte, sono arrivati altri elementi a sostegno della tesi d’investimento nei tech.</p><p><strong>La società produttrice di strumentazione per le reti ha presentato una previsione di vendite superiore alle attese e ha annunciato l&#x27;intenzione di tagliare migliaia di posti di lavoro, nel tentativo di concentrarsi sul mercato in rapida crescita dell&#x27;intelligenza artificiale.</strong> Il fatturato sarà compreso tra 16,7 e 16,9 miliardi di dollari nel quarto trimestre fiscale, che si conclude a luglio, gli analisti avevano stimato un fatturato di 15,8 miliardi di dollari.</p><p>La notizia ha segnalato che Cisco, un pilastro della Silicon Valley con quarant&#x27;anni di storia alle spalle, sta compiendo con successo la transizione verso l&#x27;economia dell&#x27;intelligenza artificiale. Gli ordini da parte dei clienti dei data center stanno aumentando e il piano di ristrutturazione della società è concepito per migliorare ulteriormente la sua posizione.</p><p>I tagli al personale dell’azienda interesseranno meno di 4.000 posti di lavoro, ovvero meno del 5% dell’organico totale, ha dichiarato l’amministratore delegato Chuck Robbins in un post sul blog. “Le aziende che avranno successo nell’era dell’intelligenza artificiale saranno quelle dotate di concentrazione, senso di urgenza e disciplina nel riorientare continuamente gli investimenti verso i settori in cui la domanda e la creazione di valore a lungo termine sono più forti”, ha affermato.</p><p><strong>Cerebras Systems ha raccolto 5,55 miliardi di dollari nella sua offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti</strong>. Il produttore di semiconduttori per l&#x27;intelligenza artificiale ha sfruttato la crescente domanda per i suoi prodotti per fissare il <strong>prezzo delle azioni a 185 dollari l&#x27;una</strong>, al di sopra della fascia di prezzo indicata.<br/>Cerebras aveva offerto 30 milioni di azioni nell’ IPO a un prezzo compreso tra 150 e 160 dollari ciascuna, dopo aver rivisto al rialzo la fascia di prezzo e il numero di azioni lunedì.</p><p>Il prezzo attribuisce a Cerebras un valore di mercato di circa 40 miliardi di dollari, sulla base delle azioni offerte e in circolazione nei suoi documenti depositati. Tenendo conto delle restricted share unit, delle opzioni dei dipendenti e dei warrant, l’azienda ha un valore completamente diluito di circa 49 miliardi di dollari, secondo i calcoli di Bloomberg.</p><p><strong>L&#x27;IPO è la più grande finora quest&#x27;anno,</strong> secondo i dati compilati da Bloomberg.</p><p><strong>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo,</strong> future del Dax di Francoforte +0,7%</p><p>Il tasso di rendimento del <strong>Treasury</strong> decennale è a 4,46%, più o meno sui livelli del giorno prima.</p><p>Il conflitto con l&#x27;Iran ha innescato uno shock energetico che si sta propagando all&#x27;intera economia sotto forma <strong>di pressioni inflazionistiche persistenti e aspettative di crescita in deterioramento</strong>. È la combinazione più temuta dai banchieri centrali: inflazione alta e crescita in frenata nello stesso momento. La Fed ha accantonato la prospettiva di nuovi tagli, mentre la Banca Centrale Europea potrebbe tornare ad alzare i tassi a giugno, richiamando alla mente il ciclo di inasprimento del 2022. Il rischio di stagflazione è tornato.</p><p>A tracciare questo quadro è Mahmoud El-Shaer, CFA, Fixed Income Portfolio Manager di Wellington Management, in un&#x27;analisi che individua tre forze chiave capaci di ridisegnare le opportunità nei mercati del credito nel 2026: lo shock geopolitico iraniano, la rivoluzione dell&#x27;intelligenza artificiale e le crescenti tensioni nel credito privato. El-Shaer è esplicito sulla natura dello shock in corso: &#x27;il conflitto con l&#x27;Iran rappresenta un impulso stagflazionistico&#x27;, con effetti a catena sulla politica monetaria già in corso di concretizzazione. Le condizioni finanziarie si irrigidiranno e il contesto precedentemente favorevole per il credito è destinato a deteriorarsi nel breve periodo. A meno che il conflitto non degeneri in recessione globale, tuttavia, Wellington ritiene che l&#x27;attività economica rimarrà resiliente e che il ciclo del credito proseguirà, sostenuto da una solida crescita del PIL nominale. Quello che fino a pochi mesi fa era un contesto quasi ideale — fondamentali solidi, valutazioni contenute, consumi robusti — si sta complicando. Il secondo motore di cambiamento è strutturale e di lungo periodo: l&#x27;intelligenza artificiale. Gli investimenti in infrastrutture legate all&#x27;AI stanno generando una domanda di finanziamenti enorme e continuativa. <strong>Secondo le stime del team di Wellington, entro il 2030 la capacità globale di data center potrebbe raggiungere 331 gigawatt, richiedendo investimenti cumulativi per circa 18 trilioni di dollari</strong>, concentrati prevalentemente negli Stati Uniti. Questo ciclo di spesa sostiene settori come tecnologia, utility e infrastrutture energetiche, ma porta con sé rischi significativi: aumento della leva finanziaria degli emittenti, maggiore dispersione tra i crediti e pressione su interi comparti esposti alla disruption tecnologica. Il settore del software SaaS è già nell&#x27;occhio del ciclone, con modelli di business messi radicalmente in discussione dall&#x27;evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale e premi per il rischio di credito in rapido aumento. In questo contesto El-Shaer sottolinea che &#x27;è fondamentale individuare le aziende che dispongono di vantaggi competitivi difendibili&#x27;, come il controllo dei dati proprietari e la profonda integrazione con i clienti. Nonostante il quadro complesso, le opportunità. La preferenza va a scadenze brevi e intermedie, a settori difensivi come banche, telecomunicazioni e utility, e al credito in euro, considerato più resiliente in uno scenario di perturbazione guidato dall&#x27;intelligenza artificiale.</p><p><strong>Il Senato americano ha votato a favore della conferma di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve</strong>, segnando una vittoria per Donald Trump, che più si è speso per la sua designazione dopo i violenti scontri avuti con il presidente uscente, Jerome Powell, esortato a procedere a robusti tagli dei tassi d&#x27;interesse per sostenere l’economia.</p><p><strong>Il via libera all&#x27;era Warsh è maturato con il voto di 54 favorevoli e 45 contrari, con il senatore democratico John Fetterman che si è unito ancora una volta con i repubblicani.</strong> Il mandato quadriennale di Warsh, già componente del board Fed dal 2006 al 2011 su indicazione di George W. Bush, partirà venerdì, giorno della scadenza del mandato di Powell che, per il momento, rimarrà un semplice componente del Consiglio della Banca centrale, allo scopo di difendersi dai tentativi del Dipartimento di Giustizia di avviare un&#x27;indagine penale di ritorsione per i presunti costi lievitati nella ristrutturazione della sede delle Fed. Martedì Warsh è stato confermato alla carica di governatore del Board, composto da sette membri, per un mandato che scadrà nel 2040.</p><p><strong>Negli ultimi anni, Warsh ha espresso critiche nei confronti della Fed, invocando un &quot;cambio di regime&quot; all&#x27;interno della Banca centrale</strong> e mettendo in discussione la sua gestione dell&#x27;impennata inflazionistica post-Covid, il suo approccio alla regolamentazione bancaria e le dimensioni del suo bilancio. Nel 2025, inoltre, ha inoltre manifestato il suo sostegno a un taglio dei tassi, in linea con i desideri di Trump. Molti analisti, tuttavia, hanno osservato che, in passato, Warsh ha anche sostenuto posizioni da &quot;falco&quot; in materia di politica monetaria, privilegiando la gestione dei rischi inflazionistici e tendendo a favorire tassi più elevati.</p><p>Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto all&#x27;omologo cinese Xi Jinping che &quot;<strong>è un onore essere qui con te&quot; ed è &quot;un onore essere tuo amico, e il rapporto tra Cina e Stati Uniti sarà migliore che mai</strong>&quot;. Lo riporta la Cnn.</p><p>Trump ha anche sottolineato come ad alcune persone “non piace&quot; quando lui definisce il segretario del Partito comunista cinese &quot;grande leader&quot;, ma questo non gli impedirà di dirlo. “Lo dico a tutti. Lei è un grande leader. A volte alla gente non piace che lo dica, ma lo dico comunque, perché è vero&quot;, ha detto Trump.</p><p><strong>Il presidente cinese Xi Jinping</strong>, durante i colloqui con il presidente Usa Donald Trump, ha dichiarato che si aspetta che il 2026 sia un <strong>&quot;anno storico e di svolta&quot; che aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti, sottolineando che i due Paesi hanno più interessi comuni che divergenze</strong>. Lo riportano i media statali.</p><p>Il successo di uno è un&#x27;opportunità per l&#x27;altro, e una relazione bilaterale stabile è un bene per il mondo, ha aggiunto Xi, sottolineando che Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner anziché rivali e che i due Paesi dovrebbero aiutarsi a vicenda per avere successo e prosperare insieme, e trovare il modo giusto affinché i grandi Paesi possano andare d’accordo nella nuova era.</p><p>&quot;Attendo con interesse le nostre discussioni sulle questioni fondamentali importanti per i nostri due Paesi e per il mondo, e di lavorare insieme a voi per tracciare la rotta e guidare la gigantesca nave delle relazioni sino-americane, in modo da rendere il 2026 un anno storico e di riferimento che apra un nuovo capitolo nelle relazioni sino-americane&quot;, ha detto Xi.</p><p><strong>MFE</strong>. Nel primo trimestre ha registrato un utile operativo superiore alle aspettative di mercato grazie alla riduzione dei costi, con un Ebit pari a 13,6 milioni di euro a fronte del consensus fornito dall&#x27;azienda che era pari a -14 milioni. Il Gruppo vede la performance in deciso miglioramento nei prossimi trimestri, soprattutto il quarto.</p><p><strong>Geox</strong> ha chiuso il primo trimestre con ricavi in calo del 12,5% su anno a 165,3 milioni di euro, per via della debolezza della domanda che ha pesato sulle vendite in tutti i canali distributivi. Per l&#x27;intero 2026 Geox stima una riduzione dei ricavi nell&#x27;ordine di un &#x27;mid to high single digit&#x27;.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Rendimento fino all’8,45% annuo con l’obbligazione di Barclays sul BTP decennale]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/rendimento-fino-all-8-25-annuo-con-l-obbligazione-di-barclays-sul-btp-decennale/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=rendimento-fino-all-8-25-annuo-con-l-obbligazione-di-barclays-sul-btp-decennale</link>
            <guid>2a57f85f-0b30-40c0-833f-3fad5f06a50a</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 15:00:47 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p><strong>Cedole annue condizionate dell’8,45% con effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato</strong>. Queste le caratteristiche vincenti della nuova obbligazione di <strong>Barclays</strong> con <strong>Isin XS3341155771</strong> costruita sull’indice Solactive BTP 10Y, che replica il <strong>rendimento del BTP decennale</strong>. Il bond riconosce ogni anno una <strong>cedola lorda di 8,25 euro, pari a un ritorno dell&#x27;8,45% annuo con l’acquisto oggi sotto la pari a 99 euro, </strong>a condizione che il rendimento del titolo di Stato italiano <strong>non superi il 4,20%</strong> (attualmente al 3,87%). La presenza dell’<strong>effetto memoria consente di recuperare eventuali premi non distribuiti</strong> negli anni precedenti qualora la condizione torni a essere rispettata.</p><p>È prevista una finestra di <strong>rimborso anticipato dopo dodici mesi di vita</strong>, con la prima data fissata al 28 aprile 2027 e poi con cadenza annuale: in quel caso <strong>l’obbligazione verrebbe richiamata se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,40%</strong> (attualmente al 3,87%). Il bond è sempre rivendibile sul mercato secondario e, in assenza di rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 28 aprile 2038 garantisce la <strong>restituzione del 100% del nominale</strong>, pari a 100 euro (taglio minimo tradabile di 1.000 euro).</p><p>Acquistando l&#x27;obbligazione oggi a 99 euro e ipotizzando l’incasso di tutti i premi previsti nell’arco dei dodici anni di vita, <strong>il rendimento potenziale complessivo arriverebbe al +101% a scadenza</strong> (senza contare il reinvestimento delle cedole percepite ma con effetto memoria), un ritorno superiore rispetto a quello ottenibile con un investimento diretto in un tradizionale BTP, le cui cedole però non sono condizionate.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Un’obbligazione che punta ad <strong>amplificare il rendimento del nostro BTP</strong>. <strong>Barclays</strong> colloca sul mercato il prodotto con <strong>Isin XS3341155771</strong>, costruito per replicare l’andamento del titolo di Stato italiano a dieci anni e offrire un premio aggiuntivo ma condizionato. L’obiettivo è combinare <strong>protezione totale del nominale e flussi periodici, attraverso cedole annuali con memoria dell’8,45% lordo</strong>, acquistando oggi sul<strong> </strong>secondario sotto la pari a 99 euro.</p><p>Il calcolo è semplice: 99 euro di premi (8,25 euro per 12 cedole annuali totali) più 1 euro di capital gain (differenza tra 100 euro di rimborso e il prezzo attuale di 99 euro), il risultato è 100 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 99 euro e arriviamo a un <strong>rendimento da qui alla scadenza</strong> (23 novembre 2038)<strong> del 101%</strong>. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all&#x27;anno, quanto rende il certificate e <strong>confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia</strong>: dividiamo 101% per 11,96 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo dell&#x27;8,45% lordo.</p><p>La struttura prevede la distribuzione della cedola a condizione che il sottostante, l’indice Solactive BTP 10Y, che replica il rendimento del decennale italiano, <strong>non superi la soglia del 4,20% </strong>(attualmente al 3,87%). Si tratta di un <strong>livello di forte stress per il mercato</strong> che negli ultimi dieci anni è stato superato solo per un periodo limitato di tempo: due giorni lo scorso mese (per l’effetto del conflitto tra Usa e Iran) e circa un anno tra il 2022 e il 2023. Bisogna risalire alla crisi del debito del 2011 per ritrovare rendimenti sopra il 4,20%, anche allora concentrati in una finestra temporale limitata.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Nella storia più recente e nel quadro macroeconomico attuale, l’ipotesi di un rendimento stabilmente oltre il 4,20% nel lungo periodo appare poco probabile. Un livello simile implicherebbe un <strong>incremento rilevante della spesa per interessi per lo Stato</strong> e, con un debito elevato, eserciterebbe pressione sulla tenuta dei conti pubblici, con possibili interventi correttivi di finanza pubblica o <strong>misure di sostegno da parte della Bce</strong> che tenderebbero a far calare i tassi. Anche in scenari inflattivi senza crescita, l’aumento dei prezzi porterebbe a una recessione con il conseguente effetto deflattivo.</p><p>In scenari di forte stress per il mercato, <strong>la presenza dell’effetto memoria riduce il rischio di mancato incasso delle cedole</strong>: se la soglia venisse superata temporaneamente durante le date di valutazione, il successivo rientro sotto il 4,20% permetterebbe di recuperare anche tutti i premi non distribuiti in precedenza, senza perderne nessuno.</p><p>Un altro punto di forza è l’autocall: dopo dodici mesi di vita (dal 28 aprile 2027) è prevista <strong>la possibilità di rimborso anticipato</strong> se il rendimento del BTP decennale sarà <strong>pari o inferiore al 3,40%</strong>, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (3,87%). La data di valutazione del rimborso anticipato si ripresenterà con <strong>cadenza annuale</strong>.</p><p>C’è l’eventualità che nel giro di pochi anni l’obbligazione potrebbe essere richiamata. In tal caso l’investitore si troverebbe con il capitale protetto al 100%, un pick-up (rendimento superiore) rispetto al BTP e una maturity molto corta. <strong>Il paragone con scadenze più brevi migliora ulteriormente lo scenario per l&#x27;investitore</strong>: un BTP a due anni rende il 2,90%, a cinque anni il 3,25%, mentre il bond di Barclays riconosce sempre un ritorno superiore. In caso di autocall già alla <strong>prima finestra utile del 28 aprile 2027</strong>, l’investitore riceverebbe 1 cedola (8,25 euro) più 1 euro di capital gain (100-99 euro di acquisto), per un <strong>rendimento del 9,34%</strong> (9,78% annualizzato).</p><p>In caso di mancato evento di autocall, <strong>il rimborso a scadenza</strong> (28 aprile 2038) sarà pari al <strong>100% del valore nominale</strong> di 100 euro, indipendentemente dall’andamento del sottostante, salvo evento di credito dell’emittente Barclays (Standard &amp; Poor’s: A+, Fitch: A+ e Moody’s: A1).</p><p></p><p>Il flusso cedolare insieme all’effetto memoria sono i punti di forza dell’obbligazione con <strong>Isin XS3341155771</strong>. Ogni anno l’investitore può incassare una <strong>cedola con memoria dell’8,25% del nominale</strong> (100 euro). Al momento, <strong>il pick-up</strong> sul rendimento del BTP (abbiamo utilizzato una scadenza a 12 anni) è del <strong>4,30% annuo lordo</strong> (8,25% vs 3,95%). <strong>Al netto delle tasse</strong>, considerando la tassazione al 26% per il bond e quella agevolata del BTP al 12,5%, il pick-up è intorno al <strong>2,649% annuo</strong> (6,105% vs 3,456%).</p><p>A ogni data di osservazione annuale l’obbligazione prevede la distribuzione della cedola qualora il sottostante <strong>non superi la barriera fissata al 4,20%</strong>. Il sottostante è l’indice Solactive BTP 10Y, che replica l’andamento del rendimento del BTP decennale italiano (attualmente al 3,87%), rendendo il bond direttamente collegato ai movimenti del titolo di Stato.</p><p>Elemento centrale della struttura è l’<strong>effetto memoria</strong>. Se in una determinata fase il rendimento dovesse superare temporaneamente la soglia del 4,20%, come accaduto durante gli spike degli anni passati, le cedole non verrebbero annullate ma resterebbero “in memoria” all’interno del prodotto. Nelle successive date di osservazione, al verificarsi delle condizioni richieste per il pagamento, l’investitore riceverebbe <strong>in un’unica soluzione tutte le cedole non corrisposte in precedenza</strong>, insieme a quella maturata in quel periodo.</p><p>La logica dell’obbligazione punta ad <strong>aumentare le probabilità di incassare l’intero flusso cedolare</strong> grazie all’effetto memoria, riducendo l’impatto di eventuali superamenti temporanei della barriera. Acquistando il prodotto a 99 euro, le 12 cedole previste possono portare a un <strong>rendimento complessivo che potrebbe raggiungere il +101% a scadenza</strong> (28 aprile 2038). Il calcolo è conservativo nel senso che non si è contabilizzato il reinvestimento delle cedole.</p><p><br/></p><p>L’obbligazione con <strong>Isin XS3341155771</strong> potrebbe non arrivare alla scadenza naturale grazie al <strong>meccanismo di rimborso anticipato </strong>(autocall), attivabile a partire dal dodicesimo mese di vita. <strong>Dalla data di osservazione del 28 aprile 2027</strong>, e successivamente <strong>con cadenza annuale</strong>, il prodotto sarà ritirato in anticipo se il rendimento del BTP decennale sarà <strong>pari o inferiore al livello autocall fissato al 3,40%</strong>, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (3,87%).</p><p>L’autocall è pensato per <strong>aumentare le probabilità di restituzione del nominale</strong> di 100 euro, insieme all’ultima cedola maturata e a quelle eventualmente non distribuite grazie all’effetto memoria. <strong>Se l’autocall dovesse già scattare il 28 aprile 2027</strong>, l’investitore incasserebbe una cedola di 8,25 euro e 1 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 99 euro), portando così l&#x27;incasso complessivo a 9,25 euro. <strong>Il rendimento al momento dell&#x27;autocall sarebbe del 9,34%</strong> (9,25 euro tra cedola e capital gain su 99 euro di acquisto), per un <strong>ritorno annualizzato pari al 9,78%</strong> considerando l’orizzonte temporale di 11,47 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 28 aprile 2028).</p><p>Nel caso in cui il rendimento del BTP decennale <strong>si mantenesse sopra la soglia del 3,40%</strong>, il bond continuerebbe a essere negoziato sul mercato e a <strong>maturare le cedole condizionate</strong> previste dalla struttura. La possibilità di rimborso anticipato si ripresenterebbe esclusivamente alla successiva data di valutazione annuale, con la stessa modalità e non con frequenza trimestrale o semestrale come avviene per altri strumenti simili. La finalità della struttura è <strong>favorire l’incasso del maggior numero possibile di cedole</strong> nel corso della vita del prodotto.</p><p>Come già accaduto il primo mese di lancio del prodotto, con tassi in calo il bond può anche quotare sopra i 100 euro del valore di rimborso e <strong>l’investitore potrebbe venderlo prima della scadenza con un aggiuntivo guadagno</strong>.</p><p>L’obbligazione con <strong>Isin XS3341155771 </strong>nasce con l’obiettivo di arrivare alla scadenza naturale e offrire un <strong>rendimento elevato attraverso l’incasso di tutte le cedole</strong> grazie all’effetto memoria. Come tutti i bond prevede la restituzione del 100% del capitale investito alla data finale del 28 aprile 2038. Lo strumento si propone anche come soluzione per la componente a basso rischio del portafoglio, grazie <strong>all’elevato rating dell’emittente Barclays Bank PLC</strong> (Barclays), valutato <strong>A+ da Standard &amp; Poor’s, A+ da Fitch e A1 da Moody’s</strong>. Il tutto unito a uno strumento con <strong>rischio valutato 3</strong>, un livello basso in una scala da 1 a 7.</p><p>Nel caso in cui l’autocall non si attivi prima della scadenza, alla data del 28 aprile 2038 si delineano <strong>due possibili scenari</strong>, legati al rendimento del BTP decennale <strong>rispetto alla soglia del 4,20% </strong>(ipotizzando l’acquisto oggi a 99 euro).</p><p>Nel primo scenario, con un rendimento del titolo di Stato a 10 anni <strong>pari o inferiore al 4,20% </strong>alla scadenza, l’investitore riceverebbe il <strong>rimborso del nominale pari a 100 euro, insieme all’ultima cedola annuale e a quelle trattenute in memoria</strong>. In questo caso verrebbero incassate 12 cedole pari a 8,25 euro ciascuna, per un <strong>rendimento cumulato del +101% in 12 anni</strong>. Il risultato risulta appunto più elevato in caso di <strong>acquisto del bond sotto la pari </strong>(come oggi a 99 euro), poiché al flusso cedolare si somma il capital gain (1 euro) derivante dalla differenza tra il rimborso a 100 euro e il prezzo di acquisto (100-99 euro).</p><p>Nel secondo scenario, con un rendimento <strong>superiore al 4,20% alla scadenza</strong>, l’obbligazione verrebbe comunque <strong>rimborsata a 100 euro più 1 euro di capital gain</strong> (acquistando oggi a 99 euro), ma senza il pagamento delle cedole relative ai periodi in cui la soglia è stata superata senza successivo rientro entro la scadenza. Al rimborso del nominale si aggiungerebbero <strong>le eventuali cedole già distribuite</strong> nel corso della vita del prodotto. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l&#x27;ammontare delle cedole distribuite.</p><p><br/></p><p>Dopo una fase in cui i mercati avevano scommesso su un ciclo relativamente rapido di tagli dei tassi da parte della Bce, il quadro si è progressivamente raffreddato. <strong>Le aspettative di ulteriori riduzioni si sono spostate più avanti nel tempo </strong>e oggi prevale l’idea di<strong> </strong>interventi più graduali e condizionati dai dati. Il risultato è stato un minor supporto ai prezzi obbligazionari e rendimenti che restano su livelli sostenuti: i governativi europei a dieci anni si muovono nell’intorno del 3,3%-3,5%, mentre <strong>il BTP decennale italiano si colloca in area 3,7%-3,9%</strong>, in rialzo rispetto ai minimi recenti.</p><p>Questo andamento riflette un equilibrio ancora fragile. Da un lato, <strong>l’inflazione nell’Eurozona fatica a rientrare sotto il target del 2%</strong> (al 3% in Zona Euro e al 2,8% in Italia ad aprile, a causa del caro greggio) e dall’altro, il costo del capitale resta elevato in un contesto di crescita moderata. La stessa Bce ha mantenuto i tassi invariati nell’ultima riunione del 30 aprile, con <strong>il tasso sui depositi fermo al 2%</strong>, confermando una linea prudente già seguita anche dalla Fed. La Bce, infatti, ha ribadito di non voler seguire un percorso prestabilito, ma di adottare un <strong>approccio basato sui dati</strong>, valutando di volta in volta le condizioni economiche prima di prendere nuove decisioni.</p><p>Il vero elemento di discontinuità, però, arriva dal contesto geopolitico. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, e più in generale l’escalation in Medio Oriente, stanno riaccendendo <strong>il tema dell’energia e dell’inflazione</strong>. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas, legato anche ai rischi sullo Stretto di Hormuz, potrebbe riportare pressione sui prezzi al consumo e complicare il percorso della Bce verso un allentamento monetario. La stessa <strong>Christine Lagarde ha sottolineato come la crisi energetica legata al conflitto stia spingendo l’Eurozona verso uno scenario più incerto</strong>, con possibili effetti inflattivi. Anche le proiezioni dell’istituto evidenziano che le tensioni in Medio Oriente stanno già incidendo su crescita e inflazione, aumentando l’incertezza complessiva.</p><p>Ricordiamo che, in genere, <strong>l’inflazione portata da un aumento shock dei prezzi dell’energia, non è viscosa ma è più volatile e transitoria</strong> perché l’anno successivo dell’aumento difficilmente il prezzo rimane elevato al contrario un’inflazione legata a un aumento dei salari tende a rimanere a lungo.</p><p>Per questo, il mercato continua a <strong>non prezzare un rischio sovrano significativo per i principali paesi periferici</strong>. Il differenziale tra il BTP decennale italiano e il Bund tedesco si mantiene infatti su livelli contenuti, attorno a 60-65 punti base (fino a prima del conflitto Usa-Iran), pur con alcune oscillazioni anche verso area 80-90 bp nelle ultime settimane.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Il comportamento dello spread, storicamente <strong>indicatore chiave della fiducia relativa tra Italia e Germania</strong>, conferma una fase di compressione rispetto al passato. Il mantenimento sotto i 100 punti base e la stabilizzazione nell’intorno dei 60-70 bp rappresentano livelli che, pur non ai minimi assoluti, restano coerenti con una <strong>percezione di rischio sovrano più contenuta rispetto al decennio precedente</strong>. Rimane tuttavia un gap rispetto ad altri paesi periferici, con Spagna e Portogallo che continuano a trattare su livelli di spread più bassi.</p><p>Tra i fattori che sostengono questa dinamica si confermano la <strong>maggiore disciplina fiscale percepita, una relativa stabilità politica e un confronto favorevole con altri grandi paesi europei</strong>, in particolare con il forte aumento del debito in Germania e la complessa situazione politica in Francia e nel Regno Unito. Più in generale, negli ultimi anni si è osservata una <strong>tendenza strutturale alla convergenza degli spread tra paesi “core” e “periferici” dell’Eurozona</strong>, sostenuta da fondamentali macroeconomici più solidi e da una minore frammentazione finanziaria.</p><p>In questo equilibrio, lo spread continua a giocare un ruolo chiave. Un differenziale contenuto non solo segnala fiducia, ma contribuisce direttamente a <strong>mantenere sotto controllo i costi di finanziamento dello Stato e, a cascata, quelli di imprese e famiglie</strong>. È uno degli elementi che sostengono la narrativa di un’Italia più stabile agli occhi dei mercati, ma in un contesto globale oggi molto più esposto agli shock rispetto a pochi mesi fa.</p><p></p><p><strong><em>Attenzione</em></strong>. L’obbligazione di Barclays è soggetta al rischio default dell&#x27;emittente, che in linea teorica potrebbe non essere in grado di rimborsare in tutto o in parte il capitale. Tuttavia, <strong>a Barclays Bank PLC (l’emittente) Standard &amp; Poor’s attribuisce un rating A+</strong>, mentre per <strong>Moody’s e Fitch</strong> la valutazione del rischio di credito dell’istituto britannico è simile, rispettivamente <strong>A1 e A+</strong>. Si tratta quindi di valutazioni che rientrano nell’area “<strong>investment grade</strong>”, cioè credito di buona qualità. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.</p><p>Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: <a href="https://derivatives.cib.barclays/IT/30/it//instruments.app?searchType=text&amp;dataType=html&amp;searchTerm=XS3341155771#/details/764423">clicca qui.</a></p><p><br/><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Obbligazioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/94f5668547766d623bba4c20d1879784b34dba05-2000x1000.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Morgan Stanley alza il target sull’S&P 500]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/morgan-stanley-previsioni-target-price-s-and-p-500/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=morgan-stanley-previsioni-target-price-s-and-p-500</link>
            <guid>1a6d2b8b-6b52-4656-bc02-2ad22139f48e</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 13:30:02 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Previsioni di EPS in forte crescita fino al 2028 e revisione al rialzo anche per l’MSCI Europe: inflazione indicata come principale rischio, utili e intelligenza artificiale sostengono la view rialzista.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Morgan Stanley</strong> ha rivisto al rialzo il proprio obiettivo annuale per l’indice S&amp;P 500, portandolo da 7.800 a 8.000 punti. Il nuovo target implica un potenziale rialzo dell’8% rispetto alla chiusura di martedì a quota 7.400 e riflette il crescente ottimismo di Wall Street sulle prospettive dei titoli azionari statunitensi.</p><p>Secondo la banca d’affari, il principale motore della revisione è rappresentato dalle prospettive sugli utili societari. Le stime sugli utili per azione (EPS) delle società dell’indice sono fissate a 339 dollari per il 2026, in aumento del 23% su base annua, grazie ai guadagni di efficienza attesi dall’adozione sempre più ampia dell’intelligenza artificiale e al rafforzamento del potere di determinazione dei prezzi delle aziende.</p><p>“La nostra visione rialzista sull’indice si basa sugli utili, non su un’espansione dei multipli”, sottolinea Morgan Stanley, evidenziando come le valutazioni possano invece subire una moderata compressione con l’attenuarsi delle aspettative di tagli dei tassi a breve termine.</p><p><br/></p><p>Il contesto degli utili resta solido: tra le 440 società dell’S&amp;P 500 che hanno pubblicato i conti del primo trimestre fino all’8 maggio, circa l’83,2% ha superato le stime degli analisti, secondo i dati LSEG. L’indice ha inoltre chiuso aprile con il miglior rialzo mensile dal novembre 2020, segnale della forza del recente rimbalzo dei mercati azionari statunitensi nonostante il conflitto in Medio Oriente.</p><p>Morgan Stanley prevede che la <strong>ripresa prosegua nei prossimi 12 mesi</strong>, sostenuta da una leva operativa positiva, dal ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale e dal miglioramento dei margini. La banca riconosce tuttavia che l’inflazione rappresenta la principale minaccia alla propria tesi.</p><p>Le stime di lungo periodo sono state aggiornate al rialzo: <strong>l’obiettivo di metà 2027 per l’S&amp;P 500 sale a 8.300 punti</strong>, con EPS previsti a 380 dollari nel 2027 e a 429 dollari nel 2028.</p><p>A inizio mese anche HSBC e RBC hanno rivisto al rialzo le loro previsioni sull’indice, segno di un consenso sempre più positivo tra gli analisti.</p><p>In una nota separata, Morgan Stanley ha infine aumentato il target di metà 2027 per l’indice <strong>MSCI Europe</strong> da 2.600 a 2.700 punti, ipotizzando la riapertura dello Stretto di Hormuz nei prossimi mesi e un conseguente recupero tattico dei flussi verso l’Europa dopo la recente</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d5b8b9ac258ff15f891d13a0efcf3797e0e43319-1000x575.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Raiffeisen sfida NLB: la piccola Addiko scatena la battaglia bancaria nei Balcani]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/raiffeisen-sfida-nlb-la-piccola-addiko-scatena-la-battaglia-bancaria-nei-balcani/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=raiffeisen-sfida-nlb-la-piccola-addiko-scatena-la-battaglia-bancaria-nei-balcani</link>
            <guid>ffff69f2-19fc-4593-8404-b0b1f3eee856</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 13:15:28 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’istituto austriaco alza la propria offerta per Addiko Bank dopo la mossa aggressiva della slovena NLB. Il mercato scommette su nuovi rilanci</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Si accende la <strong>battaglia per il controllo di Addiko Bank</strong>, la piccola banca austriaca specializzata nel credito al consumo nei Balcani. A contendersi l’istituto sono ora due gruppi regionali con forti ambizioni di crescita nell’Europa centro-orientale: <strong>da una parte l’austriaca Raiffeisen Bank International, dall’altra la slovena Nova Ljubljanska Banka, </strong>meglio conosciuta come NLB.</p><p>La sfida si sta rapidamente trasformando in una vera guerra di offerte. Mercoledì 13 maggio Raiffeisen ha migliorato del 15% la propria proposta, portandola a 26,50 euro per ogni azione Addiko. Poche ore prima NLB aveva ufficializzato un’offerta pubblica volontaria da 29 euro per azione, superiore quindi sia alla proposta rivista di Raiffeisen sia ai precedenti livelli di mercato.</p><p>Gli investitori hanno immediatamente scommesso su un possibile ulteriore rilancio: <strong>alla Borsa di Vienna le azioni Addiko sono balzate del 5% a 29 euro,</strong> esattamente in linea con l’offerta slovena. La capitalizzazione dell’istituto sale così a circa 559 milioni di euro. Più <strong>cauta invece la reazione di Raiffeisen, invariata a 46,85 euro, per una market cap di circa 15,3 miliardi di euro.</strong></p><p><br/></p><p>Nonostante le dimensioni relativamente contenute — circa 2.500 dipendenti e presenza in sei Paesi dell’Europa sud-orientale — Addiko rappresenta un asset interessante per chi vuole rafforzarsi nei Balcani.</p><p><strong>La banca opera infatti in Austria, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro, con un modello focalizzato soprattutto sul credito retail e sulle piccole e medie imprese</strong>. Proprio questa forte specializzazione nei mercati dell’ex Jugoslavia rende Addiko un tassello prezioso nel processo di consolidamento bancario dell’area.</p><p>Addiko nacque nel 2014 dalle ceneri di Hypo Alpe Adria, dopo il salvataggio pubblico della banca austriaca avvenuto nel 2009 per evitare un collasso finanziario. L’istituto venne poi ristrutturato e riportato in Borsa nel 2019, con il progressivo disimpegno del fondo di private equity Advent International.</p><p><strong>Da allora l’azionariato è rimasto molto frammentato</strong>, caratteristica che oggi facilita i tentativi di conquista.</p><p><br/></p><p>Per NLB l’operazione rappresenta un passaggio strategico di grande importanza. La banca slovena punta infatti a consolidare la propria presenza nell’Europa centrale e sud-orientale, area dove già opera con una rete significativa.</p><p><strong>L’offerta pubblica volontaria lanciata dal gruppo di Lubiana riguarda il 100% del capitale di Addiko</strong> e richiede almeno il 75% delle adesioni per avere successo. Il periodo di adesione durerà fino al 22 luglio 2026, con possibile proroga fino a ottobre.</p><p>Il management di NLB vede nell’operazione una possibilità per aumentare scala e redditività in mercati dove le banche regionali stanno cercando di crescere attraverso acquisizioni mirate, in un contesto di forte pressione competitiva e crescente peso degli investimenti tecnologici.</p><p><br/></p><p>Per Raiffeisen il dossier è probabilmente ancora più delicato.<strong> Il gruppo austriaco è già uno dei principali operatori bancari dell’Europa orientale e dei Balcani</strong>, con una presenza storica nell’area. Lasciare Addiko nelle mani di NLB significherebbe permettere la nascita di un concorrente regionale più forte.</p><p>Non a caso la banca viennese ha reagito rapidamente rilanciando la propria offerta. Ma il mercato, almeno per ora, sembra considerare insufficiente la proposta da 26,50 euro.</p><p>Raiffeisen ha inoltre precisato che l’operazione prevederebbe successivamente la vendita delle attività di Addiko in Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro. Una scelta che potrebbe servire sia a ridurre problemi antitrust sia a limitare l’assorbimento di capitale.</p><p><br/></p><p>La situazione resta comunque aperta. Addiko ha fatto sapere che commenterà formalmente soltanto dopo la presentazione completa delle offerte definitive.</p><p>Nel frattempo la banca ha pubblicato i risultati del primo trimestre, chiuso con un utile netto in calo del 30% a 10,1 milioni di euro. Numeri che passano però in secondo piano rispetto all’interesse strategico suscitato dall’istituto.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/5fb63741eb90881dd24abf8f33fefea11b826bf0-1000x677.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street cerca il recupero spinta dai tecnologici]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-cerca-il-recupero-spinta-dai-tecnologici/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-cerca-il-recupero-spinta-dai-tecnologici</link>
            <guid>1c9e15bb-254f-46ad-b280-ade6633258e0</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 12:30:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Dopo i cali di ieri, oggi il sentiment migliora prima dell’apertura degli scambi della Borsa di New York anche grazie alle attese su vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Wall Street tenta il rimbalzo dopo i cali di ieri arrivati a seguito dei dati sull’inflazione, spinti dall’azionario legato ai tecnologici.</p><p>I future sul <strong>Nasdaq</strong>, infatti, guadagnano lo 0,70% quando manca circa un’ora all’avvio delle contrattazioni ufficiali, mentre quelli sullo <strong>S&amp;P500</strong> salgono dello 0,20% e i contratti sul Dow Jones restano intorno alla parità. Debole il <strong>Bitcoin</strong>, a 80.500 dollari.</p><p>Dal fronte delle materie prime, l’<strong>oro</strong> resta intorno ai 4.700 dollari, l’<strong>argento </strong>guadagna mezzo punto percentuale, a 87 dollari l’oncia mentre il petrolio si assesta: <strong>Brent</strong> a 107 dollari e <strong>greggio WTI</strong> a 101 dollari al barile.</p><p>Gli acquisti a prezzi scontati stanno spingendo al <strong>rialzo i titoli tecnologici</strong>, con gli operatori che scommettono su un ulteriore rialzo dei produttori di chip, già da record. In particolare, l’azionario legato ai produttori di chip poiché gli investitori confidano nell&#x27;enorme potenziale di guadagno dell&#x27;intelligenza artificiale per compensare le preoccupazioni legate agli elevati prezzi del petrolio, con i flussi provenienti dal Medio Oriente che non mostrano segni di normalizzazione.</p><p>Gli operatori di mercato scommettono anche sul fatto che il vertice di questa settimana tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping potrebbe sbloccare una serie di accordi commerciali, soprattutto nel settore dei semiconduttori.</p><p>&quot;La questione più difficile per gli investitori in questo momento è trovare strumenti di copertura nel caso in cui la guerra in Iran si protragga e i prezzi del petrolio rimangano alti&quot;, ha affermato Marija Veitmane, responsabile della ricerca azionaria presso State Street Global Markets. &quot;Il posto migliore in cui rifugiarsi sarebbero le aziende con utili e margini più solidi, nonché con utili altamente visibili e prevedibili. Tutte le strade portano al settore tecnologico&quot;.</p><p><br/></p><p>Intanto, il presidente Donald Trump si recherà in Cina per un vertice con il suo omologo <strong>Xi Jinping</strong>, dove i due leader dovrebbero discutere di commercio e intelligenza artificiale. All’incontro <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-a-fianco-di-donald-trump-nel-vertice-usa-cina">parteciperà anche il Ceo di Nvidia, <strong>Jensen Huang</strong></a>, dopo essere stato inizialmente escluso, insieme ad altri manager come <strong>Elon Musk</strong> di Tesla e <strong>Tim Cook</strong> di Apple.</p><p>La visita avviene in un momento di fragile cessate il fuoco, ma le prospettive di colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran rimangono incerte. Trump ha ribadito le minacce militari contro l&#x27;Iran prima del suo arrivo in Cina, il principale cliente petrolifero dell&#x27;Iran e un partner diplomatico chiave.</p><p>Tanti i temi sul tavolo, dal commercio alla tecnologia dalle terre rare a Taiwan e soprattutto al tema energetico legato alla crisi iraniana e allo Stretto di Hormuz. Secondo gli strategist di <strong>Intesa Sanpaolo</strong>, che hanno aspettative &quot;volutamente basse&quot; sul viaggio, &quot;entrambe le parti sembrano avere interesse soprattutto a evitare un&#x27;ulteriore escalation economica e geopolitica. La Cina arriva al vertice con una posizione percepita come relativamente forte grazie al ruolo centrale nelle catene produttive globali, mentre Trump cerca un risultato spendibile politicamente dopo settimane dominate dal conflitto con l&#x27;Iran e dalla volatilità energetica&quot;.</p><p><br/></p><p>I mercati si stanno inoltre preparando a una banca centrale potenzialmente più restrittiva sotto la guida di Kevin Warsh, che il Senato ha confermato ieri nel consiglio di amministrazione e potrebbe approvare come presidente già oggi. Il mandato di Jerome Powell termina venerdì.</p><p>La nuova era inizia dopo che ieri i dati su base annuale sull’<strong>inflazione di aprile </strong>(+3,8%) sono risultati superiori alle previsioni (+3,7%) a causa delle conseguenze della guerra in Iran, rafforzando le aspettative di un mantenimento dei tassi d&#x27;interesse invariati da parte della Federal Reserve nella prossima riunione. Oggi quelli sui <strong>prezzi alla produzione</strong> del mese scorso hanno mostrato lo stesso andamento, salendo annualmente del 6% rispetto al +4,9% previsto. </p><p>Nel corso della settimana l’attenzione andrà anche sui dati sulle <strong>vendite al dettaglio</strong> che potranno dare indicazioni sull&#x27;impatto dei costi della benzina e dell&#x27;energia anche sui consumatori.</p><p>&quot;L&#x27;inflazione negli Stati Uniti sta crescendo così rapidamente che, anche se Warsh volesse tagliare i tassi di interesse, potrebbe non avere argomenti validi per farlo quando si presenterà alla Fed&quot;, prevede <strong>Joachim Klement</strong>, responsabile della strategia di Panmure Liberum.</p><p>I mercati hanno in gran parte escluso un taglio dei tassi da parte della Fed quest&#x27;anno, mentre la probabilità di un aumento di almeno 25 punti base nella riunione di dicembre è salita a oltre il 28%, dal 22% di inizio settimana, secondo il FedWatch Tool di CME Group.</p><p><strong>Personalis</strong> (+6%): la copertura Medicare per il suo test oncologico NeXT Personal è stata estesa per monitorare i pazienti con tumori solidi in stadio avanzato sottoposti a immunoterapia.</p><p><strong>uniQure</strong> (+3%): Marty Makary si è dimesso dalla carica di commissario della FDA statunitense, dopo aver affrontato tensioni con le aziende farmaceutiche, comprese controversie con UniQure in merito a decisioni normative.</p><p><strong>Velo3D</strong> (+23%): ricavi nel primo trimestre pari a 13,80 milioni di dollari, superiori alla media prevista dagli analisti di 9,85 milioni (dati LSEG).</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[ETP, boom di afflussi ad aprile con Wall Street che guida il ritorno al rischio]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/etp-boom-di-afflussi-ad-aprile-con-wall-street-che-guida-il-ritorno-al-rischio/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=etp-boom-di-afflussi-ad-aprile-con-wall-street-che-guida-il-ritorno-al-rischio</link>
            <guid>e9f543ad-3748-4ba6-b46d-ea0d2f9d9add</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 12:30:09 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Ad aprile gli ETP hanno registrato oltre 212 miliardi di dollari di afflussi, tra i livelli più alti mai visti, con gli investitori che sono tornati a scommettere soprattutto sull’azionario americano e sui comparti legati a tecnologia, industria e materiali. Mentre Wall Street riattira capitali record, il reddito fisso vive una profonda rotazione interna e l’oro torna a beneficiare delle tensioni geopolitiche.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ad aprile gli acquisti globali di ETP sono saliti a 212,4 miliardi di dollari</strong>, il sesto mese con i maggiori afflussi mai registrato, grazie al ritorno della propensione al rischio. Come si legge nel <strong>BlackRock ETP Landscape Report</strong>, l’aumento è stato trainato soprattutto dalla raccolta nell’azionario (148,4 miliardi di dollari), che ha compensato una lieve diminuzione di quella del reddito fisso (52,8 miliardi di dollari). I flussi sulle commodity sono tornati in territorio positivo (3,5 miliardi di dollari).</p><p>Di seguito le principali evidenze a livello globale:</p><ul><li><strong>Rotazione nel reddito fisso:</strong> Sebbene i flussi complessivi nel reddito fisso siano rimasti simili al mese precedente (52,8 miliardi di dollari ad aprile contro 56,5 miliardi a marzo), questo dato si contraddistingue per una significativa rotazione all’interno dell’asset class.</li><li><strong>Gli Stati Uniti tornano protagonisti:</strong> le esposizioni statunitensi hanno trainato la ripresa dei flussi verso gli ETP azionari, passati da 39,5 miliardi di dollari a marzo a 121,2 miliardi di dollari ad aprile – il quarto afflusso mensile più elevato mai registrato.</li><li><strong>Domanda industriale:</strong> ad aprile i flussi verso i settori “precision” sono diminuiti a livello globale. Il tech si conferma tra i favoriti a livello mondiale, nonostante un calo degli acquisti da 7,6 miliardi a 2,3 miliardi di dollari. I settori industriale (2,3 miliardi di dollari) e dei materiali (1,0 miliardi di dollari) sono stati gli unici altri settori globali a registrare afflussi significativi.</li></ul><p>Sebbene i flussi complessivi nel settore del reddito fisso fossero simili a quelli del mese precedente (52,8 miliardi di dollari ad aprile contro i 56,5 miliardi di marzo), BlackRock evidenzia <strong>un&#x27;importante rotazione all&#x27;interno dell’asset class</strong>.</p><p>Il ritorno della propensione al rischio ha portato a una <strong>diminuzione dei flussi dei prodotti sui tassi</strong>, scesi da 38,5 miliardi a 10,4 miliardi di dollari (il livello più basso da giugno 2025) accompagnata da un aumento dei flussi verso asset a spread. Dopo i deflussi record di marzo (-8,9 miliardi di dollari),<strong> il credito high yield (HY) è rimbalzato</strong>, raccogliendo 5,3 miliardi di dollari di afflussi ad aprile – il livello più alto da maggio 2025, prevalentemente verso esposizioni statunitensi.</p><p><strong>Gli ETP sul credito investment grade (IG) e sul debito dei mercati emergenti (EMD) sono tornati a registrare afflussi ad aprile</strong>, rispettivamente per 10,8 miliardi e 8,2 miliardi di dollari, dopo flussi rimasti pressoché invariati nel mese di marzo per entrambi i segmenti. Inoltre, ad aprile sono proseguiti gli afflussi verso i titoli indicizzati all’inflazione, con 2,2 miliardi di dollari confluiti negli ETP inflation-linked globali.</p><p>Secondo BlackRock, il calo della raccolta dei prodotti sui tassi è imputabile principalmente al <strong>crollo dei flussi verso esposizioni a breve termine</strong>, passati da 26,6 miliardi di dollari a marzo a soli 0,9 miliardi ad aprile, sebbene si sia registrata una riduzione anche sulle altre scadenze. A marzo, le esposizioni a breve termine rappresentavano il 69% dei flussi complessivi legati ai tassi; ad aprile questa quota è scesa al 9%, mentre i prodotti a scadenza mista sono diventati l’esposizione più popolare, rappresentando oltre il 50% dei flussi sui tassi.</p><p><strong>Le esposizioni azionarie agli Stati Uniti hanno trainato la ripresa dei flussi degli ETP azionari</strong>, passando da 39,5 miliardi di dollari a marzo a 121,2 miliardi ad aprile – il quarto maggiore afflusso mensile mai registrato. Gli acquisti sull’azionario USA, evidenzia BlackRock, sono aumentati in tutte le principali aree di quotazione e <strong>si sono concentrati soprattutto su esposizioni large cap</strong>. Al contrario, i flussi verso l’azionario europeo (-2,5 miliardi di dollari) e quello dei mercati emergenti (-26,6 miliardi di dollari) sono tornati in territorio negativo, mentre gli acquisti sul Giappone sono scesi a 1,9 miliardi di dollari.</p><p>Come già osservato nel corso dell’anno, <strong>il quadro dei flussi globali verso l’azionario emergente è stato nuovamente influenzato dai flussi degli ETP quotati nell’area APAC</strong>, che hanno generato il saldo negativo di aprile (-37,1 miliardi di dollari), compensando l’aumento degli acquisti negli USA (5,4 miliardi di dollari) ed EMEA (4,1 miliardi di dollari).</p><p>Diversamente, osserva BlackRock, <strong>le vendite sull’azionario europeo sono state trainate soprattutto dagli ETP quotati negli Stati Uniti</strong>, responsabili del 76% dei deflussi complessivi dall’azionario europeo. Tuttavia, in aprile si sono registrate anche vendite nette sui prodotti quotati nell’area EMEA, segnando il primo mese di deflussi simultanei dagli ETP azionari europei in entrambe le regioni di quotazione da dicembre 2024.</p><p>Ad aprile i flussi verso le <strong>esposizioni settoriali “precision”</strong> hanno registrato un rallentamento a livello globale. I<strong>l settore tecnologico si è comunque confermato il più richiesto</strong>, spiega BlackRock, nonostante i flussi globali siano scesi da 7,6 miliardi a 2,1 miliardi di dollari. I settori industriale (2,4 miliardi di dollari) e materiali (1,0 miliardo di dollari) sono stati gli unici altri comparti globali a registrare afflussi significativi.</p><p>Il <strong>settore energy</strong>, che a marzo aveva registrato un record di afflussi pari a 10,9 miliardi di dollari, è tornato in territorio negativo ad aprile, con deflussi per 0,8 miliardi di dollari. A pesare sono state soprattutto le uscite della prima parte del mese, favorite dal <strong>miglioramento del sentiment legato alle notizie sul conflitto in Medio Oriente</strong>; i successivi afflussi non sono infatti bastati a riportare in positivo il saldo complessivo mensile. Anche il <strong>settore finanziario</strong> ha segnato il terzo mese consecutivo di deflussi, pari a 4,0 miliardi di dollari.</p><p>I flussi verso il <strong>comparto industriale hanno continuato a mantenersi solidi</strong>, rileva BlackRock, mostrando però una maggiore diversificazione geografica. A marzo gli acquisti erano stati guidati prevalentemente dagli ETP globali, mentre ad aprile<strong> i flussi si sono distribuiti più chiaramente tra esposizioni globali</strong> (1,0 miliardo di dollari), statunitensi (0,8 miliardi) ed europee (0,3 miliardi). Nel <strong>settore dei materiali</strong>, i deflussi globali registrati a marzo sono stati compensati ad aprile soprattutto dagli afflussi verso l’azionario del comparto statunitense (1,5 miliardi di dollari), accompagnati da una ripresa degli acquisti anche nelle esposizioni globali ed europee.</p><p><strong>I flussi verso l’azionario statunitense quotato nell’area EMEA hanno raggiunto il livello più alto da settembre (7,5 miliardi di dollari)</strong>, compensando il calo dei flussi verso l’azionario europeo, tornati in territorio negativo in linea con il trend globale. Ad aprile, precisa BlackRock, si è inoltre registrata una ripresa degli acquisti sull’azionario dei mercati emergenti, con afflussi pari a 4,2 miliardi di dollari. Nonostante il saldo complessivo dell’azionario europeo sia diventato negativo, si sono comunque registrati acquisti per gli ETP europei sui settori industriale (0,3 miliardi di dollari) e material (0,2 miliardi), oltre che per esposizioni allargate (0,9 miliardi). Questi afflussi sono stati però più che compensati dalle vendite nei settori energy, finanziario e healthcare, oltre che dai deflussi dalle mid cap europee.</p><p><strong>In controtendenza rispetto al quadro globale, i flussi verso i prodotti sui tassi quotati nell’area EMEA sono saliti a 5,4 miliardi di dollari – il livello più alto da marzo 2024 e il secondo maggiore afflusso mensile mai registrato.</strong> Sebbene i flussi verso le esposizioni a breve termine siano scesi da 2,2 miliardi di dollari a marzo a 1,1 miliardi ad aprile, secondo BlackRock il calo è stato meno marcato rispetto alla dinamica globale, oltre ad esser stato compensato da maggiori acquisti sulle scadenze miste (2,8 miliardi di dollari), intermedie (1,1 miliardi) e lunghe (0,4 miliardi), con queste ultime tornate in positivo per la prima volta da novembre. In linea con il trend globale, è invece tornata la propensione verso gli asset a spread: i flussi verso EMD (1,1 miliardi di dollari), HY (1,0 miliardo) e IG (1,6 miliardi) sono tutti tornati positivi dopo i deflussi registrati a marzo.</p><p><strong>Ad aprile la raccolta degli ETP sull&#x27;oro quotati nell&#x27;area EMEA è salita a 2,8 miliardi di dollari, rappresentando una quota significativa del totale globale pari a 5,3 miliardi.</strong> Il dato, conclude BlackRock, conferma il miglioramento del sentiment verso il metallo prezioso nell’area EMEA, dove a marzo le vendite si erano già ridotte a -0,2 miliardi di dollari, in netto contrasto con i 12,9 miliardi di deflussi registrati nello stesso mese dagli strumenti quotati negli Stati Uniti.</p><p></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>ETF</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/8a152379c3fe1f7d68f909d3c15879ab8adb17cd-5120x2880.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Eurovision Stock Contest 2026, Austria piglia tutto e Italia nella fascia alta]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/eurovision-stock-contest-2026-austria-piglia-tutto-e-italia-nella-fascia-alta/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=eurovision-stock-contest-2026-austria-piglia-tutto-e-italia-nella-fascia-alta</link>
            <guid>8f3d0ab9-e462-495d-9057-771dc29c6cbb</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 09:45:41 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Dall&#x27;ultima nota musicale dell&#x27;Eurovision 2025, andata in scena a Basilea lo scorso 17 maggio, i mercati azionari dei paesi partecipanti hanno avviato una competizione parallela che i bookmaker non prezzano e i giurati non votano.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Dietro Romania e Israele si forma un gruppo compatto di mercati europei che hanno beneficiato del ritorno di interesse verso banche, industria ed energia. Lo si legge nell&#x27;analisi a cura di <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong>, secondo cui tra questi spicca l&#x27;Austria. <strong>L&#x27;ATX di Vienna ha guadagnato il 34,2%</strong> in valuta locale, che diventa circa il 40% includendo i dividendi, una delle migliori performance in euro tra i paesi partecipanti all&#x27;Eurovision 2026. Un risultato dal forte valore simbolico: <strong>l&#x27;Austria ha vinto il contest nel 2025, ospita l&#x27;edizione 2026 a Vienna e nel frattempo si ritrova anche tra i mercati finanziari più forti dell&#x27;ultimo anno</strong>.</p><p>Il rialzo dell&#x27;ATX non nasce da un&#x27;esplosione improvvisa, spiega Debach, ma da una continuità sorprendente. <strong>Dal 2015 a oggi il listino austriaco ha chiuso in positivo otto anni su undici</strong>, con rialzi superiori al 29% nel 2017, al 38% nel 2021 e al 45% nel 2025. Nonostante tre vittorie Eurovision, inclusa quella del 2025, l&#x27;Austria è anche uno dei paesi con più ultimi posti nella storia del contest: otto volte all&#x27;ultimo posto, in compagnia di Belgio e Svizzera. Una volatilità che ricorda anche il comportamento dell&#x27;ATX per Debach: <strong>un mercato spesso ignorato nelle grandi allocazioni europee, ma capace di trasformarsi rapidamente in protagonista quando tornano crescita, credito e fiducia</strong>. “Senza permesso di ballo non puoi entrare”, canta Cosmó. Chi è entrato sul listino austriaco nell&#x27;anno giusto, però, non ha avuto bisogno di chiedere permesso a nessuno.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>L&#x27;Italia arriva all&#x27;Eurovision 2026 con due storie molto diverse tra palco e mercati. A Vienna, Sal Da Vinci porta “Per sempre sì”, una ballata melodica costruita sui temi classici della promessa, della fedeltà e della resistenza nel tempo. Come si legge nell&#x27;analisi di eToro, i bookmaker restano freddi: <strong>le probabilità di vittoria oscillano intorno al 2%</strong>, con tre vittorie storiche nel medagliere del contest che non bastano a renderla competitiva in un&#x27;edizione dominata dal sound nordico. </p><p>In borsa, invece, l&#x27;Italia è tornata sorprendentemente centrale.<strong> Il Ftse Mib segna +22,3% nel periodo considerato</strong> (+27,3% il total return includendo i dividendi), collocandosi nella fascia alta della classifica borsistica tra tutti i partecipanti.<br/>Dietro il rialzo c&#x27;è il ritorno delle banche, spiega Debach, sostenute dalla <strong>compressione dello spread BTP-Bund, dai tassi ancora elevati e dal risiko del credito italiano</strong>. Ma il mercato italiano non vive più solo di finanziari: <strong>Leonardo </strong>ha beneficiato della domanda europea di difesa, <strong>Prysmian </strong>della transizione energetica, <strong>STM </strong>della ripresa tecnologica, <strong>ENI </strong>del rialzo del greggio ed <strong>Enel </strong>del ritorno di interesse verso le utility. </p><p>“Abbiamo superato tutte le difficoltà”, canta Sal Da Vinci. Un verso che si adatta bene anche a Piazza Affari, reduce da anni di crisi e sottoperformance ma <strong>oggi tornata a bussare alla porta dei nuovi massimi</strong>, che mancano da oltre venticinque anni.</p><p>La Germania chiude sostanzialmente ferma. <strong>Il Dax guadagna appena lo 0,5% nel periodo considerato</strong>, nonostante il ritorno sopra quota 24.000 punti e il recupero industriale nella seconda metà del 2025. Come si legge nell&#x27;analisi di eToro, per un investitore europeo il risultato resta quasi piatto, fotografia perfetta di un mercato che continua a muoversi tra segnali di ripresa e fragilità strutturali. Da una parte <strong>Siemens Energy, Infineon e il settore elettrico</strong> hanno beneficiato della domanda legata a infrastrutture, difesa energetica e semiconduttori. Dall’altra, <strong>il peso dell’automotive tedesco, la debolezza della chimica europea e il rallentamento industriale globale</strong> continuano a frenare il listino.</p><p>Negli ultimi dodici mesi <strong>Siemens Energy</strong> vola oltre il 120%, <strong>Infineon </strong>supera l’80% e <strong>Commerzbank</strong> beneficia del ritorno delle banche europee e del risiko bancario. Al contrario <strong>SAP</strong>, dopo anni di dominio, attraversa una fase di forte correzione, mentre <strong>Rheinmetall</strong>, pur sostenuta dal tema difesa, vive una volatilità estrema dopo il rally precedente. Il risultato finale, evidenzia Debach, è un indice sospeso: <strong>troppo industriale per correre come Wall Street, troppo internazionale per crollare insieme all’economia tedesca</strong>. “Sono in fiamme, smettila di negare”, canta Sarah Engels. Un ritornello che si adatta bene anche alla Germania degli ultimi dodici mesi: un paese che continua a cercare una nuova direzione industriale mentre il mercato prova a convincersi che la fase peggiore sia ormai alle spalle.</p><p><strong>La Francia non va oltre il +2,2% nel periodo considerato</strong>. Un risultato modesto, secondo Debach, per uno dei mercati storicamente più pesanti d’Europa, schiacciato tra l’incertezza politica interna e soprattutto la debolezza del lusso. Il Cac 40 ha vissuto un anno profondamente spaccato: da una parte <strong>Schneider Electric, STMicroelectronics, Engie e TotalEnergies</strong> hanno beneficiato dei temi legati a energia, elettrificazione e tecnologia; dall’altra, <strong>i grandi nomi del lusso francese</strong> hanno frenato il listino in modo significativo.</p><p>Anche la proposta Eurovision riflette questa ricerca di identità in una Francia meno scintillante del solito. “Regarde!”, “Guarda!”, canta il ritornello. “È questo l’amore, ti colpisce come un fulmine”. Un passaggio che, sottolinea Debach, ricorda la lunga stagione di entusiasmo vissuta dal mercato francese grazie a lusso, marchi globali e consumi premium, seguita però da un improvviso ritorno alla realtà. “Quando tutto si illumina”, recita l’apertura del brano. Ma nel caso del Cac 40, nel 2025, <strong>non tutto ha continuato a brillare come prima</strong>. Meglio trionfare sul palco o sui mercati?</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/cfb6f854abe5a8c816d51df5df2d61413652891b-4560x3379.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Byd punta gli stabilimenti europei di Stellantis]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-byd-punta-gli-stabilimenti-europei-di-stellantis/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-byd-punta-gli-stabilimenti-europei-di-stellantis</link>
            <guid>7b1a3ae8-edab-47a2-b0c1-681bc8ee95cd</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 08:45:54 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Secondo indiscrezioni di stampa, il gruppo asiatico starebbe valutando qualsiasi fabbrica disponibile nel continente con l’obiettivo di sfruttare la capacità produttiva inutilizzata, pertanto le trattative starebbero coinvolgendo diversi gruppi automobilistici del Vecchio Continente.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe in corso una trattativa tra <strong>Stellantis</strong> e <strong>Byd</strong> per la vendita degli stabilimenti della casa automobilistica italo-francese presenti in Europa, tra cui anche nel nostro Paese. L’indiscrezione è stata diffusa stamattina da <strong>Bloomberg</strong>, secondo il quale sarebbe la stessa vicepresidente esecutiva del gruppo cinese, <strong>Stella Li</strong>, a rivelare le trattative.</p><p>Le dichiarazioni di Li fanno seguito a un piano presentato da Stellantis all&#x27;inizio di questo mese per una maggiore collaborazione con Leapmotor in Europa, con due stabilimenti spagnoli del produttore di Fiat e Peugeot che producono veicoli elettrici per l&#x27;azienda cinese. Anche altre case automobilistiche europee si trovano a dover affrontare costi elevati e una forte concorrenza e sono aperte ad accordi simili con aziende cinesi.</p><p><br/></p><p>La manager ha spiegato che la società asiatica <strong>sta valutando qualsiasi fabbrica disponibile </strong>nel continente con l’obiettivo di sfruttare la capacità produttiva inutilizzata, pertanto le trattative <strong>starebbero coinvolgendo diversi gruppi automobilistici</strong> del Vecchio Continente. Li ha aggiunto che BYD preferirebbe gestire direttamente gli impianti, piuttosto che attraverso joint venture.</p><p>&quot;Non stiamo parlando solo con Stellantis, ma anche con altre aziende&quot;, ha dichiarato Li a margine della conferenza ‘Future of the Car’ del Financial Times a Londra. &quot;Stiamo cercando qualsiasi stabilimento disponibile in Europa perché vogliamo sfruttare questo tipo di capacità produttiva inutilizzata&quot;, ha aggiunto.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/66e633ddcf0dfd4692a4ecb6ec9c26cc3780fe30-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[ETF tematici: ad aprile forte rimbalzo delle energie pulite, protagonista anche lo spazio]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/etf-tematici-ad-aprile-forte-rimbalzo-delle-energie-pulite-protagonista-anche-lo-spazio/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=etf-tematici-ad-aprile-forte-rimbalzo-delle-energie-pulite-protagonista-anche-lo-spazio</link>
            <guid>a672533a-98b8-4737-b91c-8b2b64311b32</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 08:45:51 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>A sorpresa, i dati registrano un forte rimbalzo del tema Clean Energy, che raccoglie oltre 500 milioni di dollari dopo un lungo periodo di flussi negativi. Continua l’interesse anche su Spazio e Uranio, protagonisti di questa prima parte del 2026; per la prima volta perdono il podio mensile gli ETF legati alla Difesa.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ad aprile 2026 i flussi netti sugli ETF tematici hanno raggiunto +3,33 miliardi di dollari, con una novità rispetto ai mesi precedenti: per la prima volta nell&#x27;anno la vetta mensile non è occupata dalla difesa, ma dal tema <strong>Clean Energy</strong>, che raccoglie +537 milioni di dollari. </p><p>Come si legge nell&#x27;analisi di <strong>Rahul Bhushan</strong>, Global Head of Investment Products di <strong>ARK Invest Europe</strong>, gli investitori sembrano puntare sulla crescita della domanda di elettricità legata all&#x27;AI e ai data center, guardando oltre le turbolenze di breve periodo sul fronte politico.</p><p>Al secondo posto si afferma lo <strong>Spazio</strong>, con +364 milioni di dollari: la crescente commercializzazione del settore lo consolida come tema strutturale, sostenuto sia dal capitale privato che dalla spesa pubblica. Seguono altri temi forti dell’ultimo periodo come <strong>Uranio ed Energia Nucleare</strong> (+322 milioni), <strong>Intelligenza Artificiale</strong> (+303 milioni) e le <strong>Smart Grid</strong> (+302 milioni).</p><p>Sul fronte negativo, i deflussi di aprile più significativi riguardano invece <strong>Cybersecurity</strong> (-67 milioni), <strong>Economia dell&#x27;Idrogeno</strong> (-58 milioni) ed <strong>Economia Circolare</strong> (-55 milioni).</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p></p><p>Guardando all&#x27;intero anno, i dati di ARK Invest Europe mostrano che i flussi netti da gennaio hanno raggiunto gli <strong>8,88 miliardi di dollari</strong>. La <strong>Difesa Europea</strong> mantiene la leadership con +2,32 miliardi, seguita dalla <strong>Difesa Globale</strong> con +1,79 miliardi. L&#x27;<strong>Uranio</strong>, sempre protagonista quest’anno, raggiunge il miliardo di dollari di raccolta netta (+1,00 miliardi), posizionandosi al terzo posto davanti a <strong>Robotica e Automazione</strong> (+787 milioni) e al <strong>Clean Energy</strong> (752 milioni), che beneficia soprattutto del boom dell’ultimo mese.</p><p>I tematici peggiori YTD continuano invece ad essere quelli legati a <strong>Internet e e-commerce cinese</strong>, con -402 milioni di dollari, seguiti da quelli sull’<strong>Acqua pulita</strong>, che registrano flussi negativi per 295 milioni di dollari: nonostante la tesi di lungo periodo strutturalmente convincente per le infrastrutture idriche, forse è in atto un periodo di rotazione verso altri temi che beneficiano maggiormente della crescita di AI ed elettrificazione.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>ETF</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/4b679cf682f6d9a1d5a0831fa5cc7b95c8b1b3d1-5184x3888.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Nvidia al fianco di Trump nel vertice USA-Cina]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-nvidia-a-fianco-di-donald-trump-nel-vertice-usa-cina/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-nvidia-a-fianco-di-donald-trump-nel-vertice-usa-cina</link>
            <guid>46dbdd9f-297c-470e-8ac6-8a7f4db6ce8a</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 08:15:34 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’amministratore delegato del chip maker si è unito all’ultimo minuto al viaggio del presidente degli Stati Uniti verso il gigante asiatico con l’obiettivo di portare l’intelligenza artificiale e la tecnologia al centro dell’attenzione del vertice con Xi Jinping.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sarà anche <strong>Nvidia</strong> tra le diverse grandi società tecnologiche che accompagneranno il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo viaggio in Cina. <strong>Jensen Huang</strong>, co-fondatore del chip maker, si è infatti unito a Trump nella sua visita nel Paese asiatico, con l’obiettivo di portare l&#x27;intelligenza artificiale e la tecnologia sotto i riflettori in vista dell&#x27;importante vertice di Pechino.</p><p>La sua partecipazione è stata decisa all’ultimo minuto, in quanto l&#x27;elenco dei partecipanti fino a ieri non lo includeva. L’ad di Nvidia è stato avvistato sulla pista mentre si imbarcava sull&#x27;aereo presidenziale e Trump ha successivamente confermato la sua presenza con un post sui social media, affermando che era un onore avere Huang e altri leader aziendali nella delegazione statunitense.</p><p>Il portavoce della Casa Bianca, Steven Cheung, interrogato sul perché Huang si fosse unito al viaggio di Trump, ha affermato che il programma di Huang è cambiato ed &quot;è successo per caso&quot;. Trump ha chiamato Huang questa mattina chiedendogli di venire e il boss di Nvidia è volato ad Anchorage per raggiungere l&#x27;Air Force One durante lo scalo previsto. Cheung ha affermato di non essere a conoscenza di una telefonata di Trump a Huang prima del cambio di programma.</p><p>&quot;Jensen partecipa al vertice su invito del Presidente Trump per sostenere gli Stati Uniti e gli obiettivi dell&#x27;amministrazione&quot;, ha annunciato Nvidia in un comunicato.</p><p><br/></p><p>L’incontro di 36 ore con <strong>Xi Jinping</strong> dovrebbe vertere sulla guerra, sui dazi e sull&#x27;isola autogovernata di Taiwan.</p><p>&quot;Chiederò al Presidente Xi, un leader di straordinaria levatura, di &#x27;aprire&#x27; la Cina affinché queste persone brillanti possano fare la loro magia e contribuire a portare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!&quot;, ha dichiarato Trump nel suo post. &quot;Anzi, prometto che quando saremo insieme, tra poche ore, farò proprio questa la mia prima richiesta&quot;, ha aggiunto.</p><p>Huang è tra i numerosi leader aziendali statunitensi, tra cui <strong>Tim Cook</strong> di Apple ed <strong>Elon Musk</strong> di Tesla, ma anche altri manager provenienti da altri settori come <strong>Kelly Ortberg</strong> di Boeing e <strong>David Solomon</strong> di Goldman Sachs Group Inc.</p><p>Secondo una fonte di Bloomberg, i dirigenti che accompagneranno Trump provengono tutti da aziende con una significativa esposizione al mercato cinese e rappresentano settori che si prevede saranno al centro dell&#x27;agenda commerciale del viaggio.</p><p><br/></p><p>Non è chiaro se Trump solleverà con Xi eventuali preoccupazioni relative specificamente a Nvidia.</p><p>La questione più importante riguarda la richiesta dell&#x27;approvazione di Pechino per l&#x27;acquisto da parte dei clienti cinesi dei <strong>chip avanzati H200</strong> di Nvidia per l&#x27;intelligenza artificiale. Questi prodotti, utilizzati per addestrare ed eseguire modelli come ChatGPT di OpenAI, hanno sempre richiesto l&#x27;autorizzazione di Washington per l&#x27;esportazione in Cina, a causa dei timori degli Stati Uniti che la tecnologia possa potenziare le forze armate del Paese asiatico.</p><p>Il team di Trump ha concesso le licenze per l&#x27;H200 diversi mesi fa, in un&#x27;importante inversione di rotta della politica statunitense e un&#x27;enorme vittoria per Huang di Nvidia, ma Pechino rimane un ostacolo. Mentre il governo centrale cinese si lamenta da anni dei controlli statunitensi sulle esportazioni di tecnologie avanzate, Pechino vuole anche raggiungere l&#x27;autosufficienza nel settore dei semiconduttori e dare impulso a colossi nazionali come Huawei Technologies Co. L&#x27;anno scorso, la Cina ha respinto le importazioni di chip AI meno avanzati di Nvidia, chiamati H20.</p><p>Il percorso verso la vendita dell&#x27;H200 è stato lungo e tortuoso, dopo che la Cina aveva imposto il blocco delle importazioni di H20. Nvidia si è assicurata il supporto di Trump per le esportazioni di H200 a dicembre e alcune licenze iniziali negli Stati Uniti all&#x27;inizio del 2026. Poi, a marzo, Huang ha dichiarato che Nvidia aveva ricevuto l&#x27;autorizzazione da Washington per le spedizioni a &quot;numerosi clienti&quot; in Cina e che stava di conseguenza avviando la produzione di H200. Ciò è avvenuto anche in risposta alla ricezione di ordini di acquisto ufficiali da aziende del Paese asiatico, un&#x27;indicazione che Pechino aveva approvato le vendite.</p><p>Secondo Bloomberg, però, quelle aziende cinesi hanno poi informato Nvidia di non essere in grado di evadere gli ordini. Ad aprile, inoltre, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha dichiarato che nessun processore H200 era stato spedito alle aziende cinesi perché &quot;il governo centrale cinese non ha ancora permesso loro di acquistare i chip, in quanto sta cercando di mantenere gli investimenti concentrati sulla propria industria nazionale&quot;. Non è chiaro quanto nuovo inventario Nvidia abbia ora a disposizione.</p><p>I controlli sulle esportazioni statunitensi sono da tempo un punto critico nei negoziati commerciali tra Washington e Pechino. Le limitazioni alla capacità della Cina di acquisire tecnologia americana hanno alimentato lo scorso anno una situazione di stallo tra le due maggiori economie mondiali, culminata con l&#x27;imposizione da parte di Pechino di restrizioni sulle spedizioni di terre rare ai clienti statunitensi.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/81aa4e67c1ff9c48ce06615a21845e2b0745d24c-1000x563.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Fitch migliora i rating di 12 gruppi bancari italiani]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/fitch-rating-banche-italiane-unicredit-bper-bmp-mps/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=fitch-rating-banche-italiane-unicredit-bper-bmp-mps</link>
            <guid>081edd4c-0460-4ebf-b4a5-92bb3d91d3a6</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 07:15:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Promossi Bper Banca,Banco Bpm, UniCredit e altri tra i principali istituti: rafforzata la protezione dei depositanti e riconosciuti i buffer di risoluzione più solidi.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fitch Ratings</strong> ha aggiornato i giudizi su <strong>dodici gruppi bancari italiani</strong> e sulle relative controllate dopo la pubblicazione dei nuovi criteri di valutazione del settore bancario. Le modifiche riguardano soprattutto i Paesi con regimi di risoluzione avanzati e prevedono l’esclusione del debito ‘senior non preferred’ dalle obbligazioni di riferimento per il rating e una maggiore differenziazione tra depositi, debito senior e derivati.</p><p>Secondo l’agenzia, i cambiamenti hanno portato a un <strong>miglioramento diffuso dei rating</strong>, in particolare grazie alla maggiore protezione per i depositanti e ai consistenti buffer di debito destinati alla risoluzione bancaria.</p><p>Fitch aggiunge che eventuali downgrade potrebbero arrivare in caso di peggioramento dei fondamentali delle banche o di un declassamento del rating sovrano italiano. Al contrario, ulteriori miglioramenti dipenderanno da rafforzamenti patrimoniali e da un miglioramento del merito creditizio del Paese.</p><p><br/></p><p>Tra le principali promozioni spicca <strong>Banco Bpm</strong>, il cui rating di lungo termine è stato alzato a <strong>BBB+ da BBB</strong>, con outlook stabile. </p><p>Fitch evidenzia il solido buffer di debito di risoluzione, pari al 10,9% degli attivi ponderati per il rischio a fine 2025 e atteso stabilmente sopra il 10% nel medio periodo. </p><p>Anche la controllata <strong>Banca Akros</strong> è stata portata a BBB+. Il rating sui depositi di Banco Bpm è salito a <strong>A-</strong>, riflettendo una maggiore tutela dei depositanti.</p><p>L’agenzia ha migliorato anche il rating sui depositi di <strong>UniCredit </strong>a <strong>A+ da A</strong>, citando la maggiore protezione dei depositanti e la strategia di risoluzione del gruppo.</p><p>Anche <strong>UniCredit Bank GmbH (HVB)</strong> ha beneficiato di upgrade del rating a lungo termine a <strong>A</strong> e dei depositi a <strong>A+</strong>.</p><p>Secondo Fitch, il miglioramento del merito di credito del sistema bancario italiano ha portato anche a un upgrade su <strong>Bper Banca</strong>.</p><p>L’agenzia ha <strong>alzato il Long-Term Issuer Default Rating a ‘BBB’ da ‘BBB-’</strong>, con outlook stabile, riflettendo il rafforzamento del profilo di capitale della banca emiliana, la qualità degli attivi in miglioramento e una redditività sostenuta dai tassi più elevati.</p><p>Fitch evidenzia inoltre che il giudizio incorpora aspettative di <strong>solida generazione di utili e ulteriore rafforzamento patrimoniale</strong>, elementi che sostengono la resilienza del gruppo nel medio periodo.</p><p><br/></p><p>Fitch ha migliorato anche il giudizio sui depositi di lungo termine di <strong>Banca Monte dei Paschi di Siena</strong>, portandolo a <strong>BBB+ da BBB</strong>, con il rating di breve termine salito a <strong>F2 da F3</strong>.</p><p>L’agenzia sottolinea che il miglioramento riflette la revisione dei criteri e la maggiore protezione dei depositanti legata al quadro normativo italiano sulla ‘depositor preference’.</p><p>Il giudizio resta tuttavia sensibile a eventuali cambiamenti della solidità intrinseca della banca: un eventuale peggioramento del profilo di rischio o della redditività potrebbe tradursi in pressioni al ribasso sui rating.</p><p><br/></p><p>Upgrade analogo per <strong>Mediobanca</strong>, i cui rating sui depositi di lungo termine sono stati portati a <strong>BBB+ da BBB</strong>, mentre il breve termine è stato alzato a <strong>F2 da F3</strong>.</p><p>Fitch evidenzia che il miglioramento incorpora la maggiore protezione dei creditori e dei depositanti derivante dalle nuove regole di risoluzione bancaria e dai buffer di capitale.</p><p>Le prospettive restano legate all’evoluzione del profilo di solidità dell’istituto: un ulteriore rafforzamento dei fondamentali potrebbe sostenere futuri miglioramenti del merito creditizio.</p><p><br/></p><p>Promozione analoga per il <strong>Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca</strong> e per l’<strong>istituto centrale CCB</strong>, entrambi passati a <strong>BBB+</strong>. Fitch sottolinea l’elevata solidità patrimoniale, con un CET1 al 29,1% a fronte di requisiti MREL al 25,7%.</p><p>Il <strong>Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea</strong> e <strong>Iccrea Banca </strong>sono stati portati a <strong>BBB+</strong> grazie alla capacità di soddisfare i requisiti di risoluzione utilizzando solo capitale CET1.</p><p>Tuttavia, l’outlook resta condizionato dall’elevata esposizione ai titoli di Stato italiani, pari a 2,6 volte il capitale CET1, che rende i rating sensibili a eventuali stress sul debito sovrano.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/c7ff9856a033842c7f97c9c8dea262478e54e25b-1000x666.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street si ferma, ma è solo una breve sosta]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-si-ferma-ma-e-solo-una-breve-sosta/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-si-ferma-ma-e-solo-una-breve-sosta</link>
            <guid>d90f0400-9b41-4e20-bf84-7c9f53f4bf1c</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 06:45:40 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo: future del Dax di Francoforte +0,7%. Ieri il Nasdaq è sceso dello 0,7%. Le vendite hanno colpito soprattutto le società dei semiconduttori: l’indice SOX ha perso il 3%, poco più che un assestamento se lo si paragona al +173% dei precedenti dodici mesi.</p><p>Inflazione al 3,8% su base annua negli Stati Uniti. Si tratta del dato più alto degli ultimi tre anni. La pressione inflazionistica non è solo alla pompa del carburante, si sta manifestando in tutto il bilancio familiare.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il risveglio dell’inflazione negli Stati Uniti ha raffreddato ma non spento l’euforia intorno ai tech di Wall Street. Il Nasdaq è sceso dello 0,7%. Le vendite hanno colpito soprattutto le società dei semiconduttori: l<strong>’indice SOX</strong> ha perso il 3%, poco più che un assestamento se lo si paragona al +173% dei precedenti dodici mesi.<br/><strong>L’indice S&amp;P500</strong> ha perso lo 0,2%, con 259 titoli che hanno chiuso in rialzo contro 243 in ribasso. Barron’s afferma che gli ottimisti della categoria bicchiere mezzo pieno, possono parlare di una maggiore “ampiezza” dell’onda rialzista. Quelli del bicchiere mezzo vuoto hanno la possibilità di segnalare il fatto che hanno sovraperformato i beni di consumo di base e della sanità, settori apprezzati nei momenti di risk off.</p><p><strong>Le borse dell’Europa</strong> dovrebbero aprire in rialzo: future del Dax di Francoforte +0,7%. Anche in Asia Pacifico è in corso una risalita generale dei listini azionari. L’indice Nikkei di Tokyo guadagna lo 0,8% nel finale di seduta, stanotte, in avvio di negoziazioni il calo era dello 0,7%.</p><p><br/></p><p>I mercati reggono nonostante la crisi, ma il quadro si fa più complicato. François Rimeu, Senior Strategist di Crédit Mutuel AM, parla in un report di ieri di una reazione asimmetrica dei mercati: <strong>mentre l&#x27;inflazione sale e la crescita rallenta, i principali indici azionari hanno recuperato e superato i livelli precedenti al conflitto.</strong> Tre i fattori che spiegano questa tenuta, secondo l&#x27;analista: un posizionamento degli investitori già ridotto a fine marzo, una stagione degli utili &#x27;molto solida, soprattutto nel settore tecnologico&#x27; negli Stati Uniti, e la tendenza degli investitori a non volersi perdere il rimbalzo post-crisi. C&#x27;è poi un elemento spesso trascurato: <strong>&#x27;l&#x27;inflazione non è una notizia negativa per la dinamica degli utili a breve termine&#x27;, che restano storicamente correlati alla crescita nominale</strong>, ancora robusta secondo i dati americani del primo trimestre.<br/>Il quadro è però tutt&#x27;altro che uniforme a livello geografico. Gli Stati Uniti mostrano ancora una tenuta relativa, sostenuti da consumi dinamici e investimenti legati all&#x27;intelligenza artificiale. L&#x27;Eurozona appare invece &#x27;più fragile&#x27;, con dati recenti deludenti, consumi in calo e indicatori anticipatori che non promettono miglioramenti nel breve, specie se i prezzi energetici dovessero restare elevati. La Germania risulta particolarmente esposta.<br/>La Cina, paradossalmente, se la cava meglio del previsto: la dipendenza dal petrolio russo la protegge in parte dagli shock sulle forniture, mentre la domanda globale di batterie e pannelli solari — di cui Pechino è il principale esportatore mondiale — è stata alimentata proprio dalla crisi energetica.<br/>Sul fronte delle banche centrali, <strong>Rimeu descrive uno scenario da manuale della stagflazione</strong>. La Fed ha &#x27;più o meno neutralizzato il proprio orientamento accomodante&#x27; e il suo successore Warsh &#x27;avrà probabilmente difficoltà a convincere l&#x27;opinione pubblica della necessità di abbassare i tassi nel contesto attuale&#x27;. La BCE invece si muoverà nella direzione opposta: un rialzo a giugno appare probabile, in risposta alle pressioni sui prezzi.</p><p>Quanto alle scelte di portafoglio, Crédit Mutuel AM mantiene posizioni lunghe sulle obbligazioni in euro, scommettendo su un calo del prezzo del petrolio nei prossimi tre-sei mesi. Sul fronte azionario viene espressa &#x27;una preferenza per gli USA a causa dell&#x27;aumento dei rischi macroeconomici nell&#x27;Eurozona&#x27;. Il rischio principale resta uno: secondo JP Morgan, tra giugno e settembre le scorte di petrolio potrebbero raggiungere &#x27;livelli critici per il corretto funzionamento del mercato&#x27;.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>Negli Stati Uniti ha registrato una forte accelerazione ad aprile, raggiungendo il 3,8% su base annua. “Si tratta del dato più alto degli ultimi tre anni, superando le aspettative degli analisti”, commentava ieri Saverio Berlinzani, Chief Analyst, ActivTrades. L’Indice generale è salito al 3,8% annuo ad aprile, in aumento rispetto al 3,3% registrato a marzo. L&#x27;indice che esclude beni volatili come cibo ed energia si è attestato al 2,8% su base annua. Su base mensile, i prezzi sono cresciuti dello 0,31% rispetto al mese precedente. <strong>Il valore attuale segna un netto rialzo rispetto al 2,4% di febbraio 2026, confermando una tendenza di riaccelerazione dei prezzi.</strong></p><p>Bret Kenwell, US Investment analyst di eToro, scrive che i consumatori Usa stanno facendo del loro meglio per assorbire i maggiori costi dell’energia, ma non trovano molto sollievo altrove. I prezzi alimentari continuano a salire, con l’inflazione alimentare anno su anno che ha raggiunto un massimo pluriennale, mentre i servizi core, che includono la parte abitativa e le cure mediche, hanno fatto segnare una delle letture più alte da settembre. In altre parole, l<strong>a pressione inflazionistica non è solo alla pompa, si sta manifestando in tutto il bilancio familiare.</strong></p><p>Un&#x27;inflazione più alta del previsto tende a rafforzare il dollaro nel breve termine, poiché cambia le aspettative sui tassi di interesse, che ora prevedono che la Federal Reserve manterrà i tassi di interesse elevati più a lungo, o addirittura potrebbe tornare ad alzarli, per contrastare la pressione sui prezzi. Tassi eventualmente più alti negli USA andrebbero ad attirare capitali esteri, che cercano rendimenti, aumentando la domanda di dollari rispetto ad altre valute come l&#x27;euro. In aggiunta, ricordiamo che in contesti di incertezza globale legata a shock energetici, come le tensioni geopolitiche in Iran, il dollaro funge da porto sicuro per gli investitori, ritornando la valuta safe haven per eccellenza”.</p><p>Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, volerà in Cina insieme al presidente statunitense Donald Trump, unendosi agli amministratori delegati Usa nella visita che il tycoon svolgerà a Pechino da oggi fino a venerdì. Lo riporta il sito di Reuters spiegando che, secondo una fonte ben informata sulla questione, ieri Trump ha chiamato Huang all&#x27;ultimo minuto dopo aver visto sui media che non era stato invitato. I giornalisti della Casa Bianca hanno visto Huang salire a bordo dell&#x27;Air Force One in Alaska, per unirsi a Trump nel suo volo verso la Cina.</p><p><strong>I chip H200 di Nvidia</strong> non sono ancora stati venduti alla Cina, ha affermato il mese scorso il Segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick, citando le difficoltà nell&#x27;ottenere l&#x27;autorizzazione dal governo cinese. Ora, <strong>l&#x27;aggiunta dell&#x27;ultimo minuto di Huang al viaggio suggerisce che gli H200 potrebbero essere all&#x27;ordine del giorno del vertice</strong>.<br/>Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che chiederà al presidente Xi Jinping di &quot;aprire&quot; la Cina alle imprese statunitensi durante la sua visita a Pechino. &quot;Chiederò al presidente Xi, un leader di straordinaria levatura, di &#x27;aprire&#x27; la Cina affinché queste persone brillanti possano fare la loro magia e contribuire a portare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!&quot;.<br/></p><p></p><p><strong>Cerebras Systems sta comunicando ai potenziali investitori che prevede di fissare il prezzo della sua offerta pubblica iniziale al di sopra del limite massimo della fascia indicativa</strong>, secondo fonti informate sulla questione, mentre la domanda per le azioni del produttore di chip è in forte aumento. La società sta offrendo 30 milioni di azioni nell&#x27;ambito dell&#x27;IPO a un prezzo compreso tra 150 e 160 dollari ciascuna, dopo aver rivisto al rialzo la fascia di prezzo e il numero di azioni lunedì. A quel prezzo e con quelle dimensioni, l&#x27;IPO raccoglierebbe 4,8 miliardi di dollari, rendendola la più grande vendita iniziale di azioni dell&#x27;anno, escluse le offerte con collocamenti privati.</p><p>Includendo le cosiddette azioni greenshoe, l&#x27;IPO di Cerebras potrebbe potenzialmente rivaleggiare con i 5,23 miliardi di dollari raccolti da Arm Holdings Plc nel 2023 per la più grande quotazione di semiconduttori mai vista negli Stati Uniti, secondo i dati compilati da Bloomberg.</p><p><br/></p><p>Secondo un report di Goldman Sachs, l’intelligenza artificiale sarà uno dei principali motori della crescita economica globale nei prossimi anni, ma richiederà investimenti “senza precedenti” in software, dati, cloud e trasformazione organizzativa.</p><p><strong>Gli analisti Joseph Briggs e Sarah Dong stimano che gli investimenti non hardware legati all’AI potrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari a livello globale</strong>. Secondo la banca americana, il vero valore dell’intelligenza artificiale non dipenderà solo dai chip o dai data center, ma soprattutto dalla capacità delle aziende di integrare l’AI nei processi produttivi.</p><p>Nel report, Goldman Sachs evidenzia che “i benefici in termini di produttività e riduzione dei costi saranno significativi”, ma comporteranno una profonda riorganizzazione interna. Negli Stati Uniti, i costi del lavoro legati alla transizione verso l’AI sarebbero già pari a circa 150 miliardi di dollari l’anno, mentre altri 40 miliardi vengono destinati al cosiddetto “capitale organizzativo”, cioè management e ridefinizione delle strutture aziendali.<br/>Secondo Briggs e Dong, la ristrutturazione della forza lavoro potrebbe costare tra 800 e 900 miliardi di dollari nell’intero ciclo di adozione dell’intelligenza artificiale. Goldman Sachs ritiene però che questa fase sia necessaria per ottenere un’accelerazione strutturale della produttività.<br/>Gli analisti parlano di una “curva a J” della produttività: inizialmente le aziende sostengono elevati investimenti interni, mentre i benefici economici emergono solo successivamente. Per questo motivo, il recente aumento della produttività americana potrebbe essere “ampiamente sottostimato”.<br/>La banca conclude che le società specializzate in dati, cloud e implementazione di agenti AI saranno decisive per “sbloccare il valore economico promesso dall’intelligenza artificiale”, con il rischio di una crescente concentrazione del mercato a favore delle future aziende “superstar”.</p><p><br/></p><p><strong>Gli asset digitali hanno registrato una nuova settimana di forte domanda, con afflussi complessivi pari a 857,9 milioni di dollari, il sesto risultato positivo consecutivo e il livello più alto dall’inizio di aprile</strong>. Il movimento è stato sostenuto dal miglioramento del sentiment regolatorio negli Stati Uniti e dal ritorno dell’interesse istituzionale, con Bitcoin che ha superato gli 80.000 dollari, massimo da febbraio.</p><p>L’analisi di James Butterfill di CoinShares evidenzia come il mercato stia reagendo positivamente alle evoluzioni normative sul CLARITY Act, con un contesto definito da “maggiore chiarezza regolatoria”, “rafforzamento della domanda istituzionale” e “riduzione delle posizioni ribassiste”. Secondo Butterfill, il recente andamento riflette anche un miglioramento strutturale della fiducia, con Bitcoin che “continua a guidare i flussi” e il mercato che mostra “un progressivo ritorno al rischio”.</p><p>A livello geografico, gli Stati Uniti hanno dominato con 776,6 milioni di dollari di afflussi, seguiti da Germania, Svizzera e Paesi Bassi, indicando una domanda diffusa anche in Europa. Il patrimonio totale in gestione è salito a 160 miliardi di dollari. Sul fronte degli asset, Bitcoin ha attratto 706,1 milioni di dollari, mentre i prodotti short hanno registrato deflussi record, segnalando un indebolimento delle coperture ribassiste. Ethereum ha invertito la tendenza negativa della settimana precedente con 77,1 milioni di afflussi, mentre Solana e XRP hanno mostrato un’accelerazione significativa.</p><p>Butterfill sottolinea inoltre che il mercato sta entrando in una fase in cui “<strong>la narrativa regolatoria sta diventando un driver fondamental</strong>e”, “la rotazione degli investitori si sta ampliando oltre Bitcoin” e “la struttura dei flussi indica una crescente fiducia nel ciclo rialzista degli asset digitali”. Solo i prodotti multi-asset hanno registrato deflussi marginali, pari a 5,5 milioni di dollari.</p><p><br/></p><p><strong>Eni</strong> ha incaricato Morgan Stanley di assisterlo nella raccolta di fondi da investitori come Apollo, Kkr e Stonepeak nell&#x27;ambito di una possibile operazione su suoi asset Flng (floating liquefied natural gas), secondo tre fonti a conoscenza della vicenda. Per una delle fonti l&#x27;operazione potrebbe generare per il gruppo petrolifero almeno un miliardo di euro.</p><p><br/></p><p><strong>Recordati</strong> ha chiuso il primo trimestre con un utile netto rettificato di 188,1 milioni (+7,2%), un Ebitda di 283,6 milioni (+5,0%) con margine del 39,7% e ha confermato gli obiettivi finanziari per l&#x27;esercizio 2026.</p><p><br/></p><p><strong>Avio</strong> ha registrato una crescita del 19% dei ricavi e dell&#x27;Ebitda nel primo trimestre, con un portafoglio ordini in leggera flessione del 2,3%, e ha confermato la guidance per l&#x27;intero anno. La raccolta ordini nel primo trimestre si è attestata intorno a 80 milioni di euro, ha aggiunto il direttore finanziario nel corso della conference call post-risultati.</p><p><br/></p><p><strong>Inwit</strong> ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 81 milioni, -11,1% rispetto al primo trimestre 2025, e ha confermato la guidance 2026 e il medium-term &#x27;baseline&#x27; outlook.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[L’Italia del 2026-2027 non è in crisi, ma naviga in acque strette]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/italia-del-2026-2027-non-e-in-crisi-ma-naviga-in-acque-strette/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=italia-del-2026-2027-non-e-in-crisi-ma-naviga-in-acque-strette</link>
            <guid>56701cbc-4af3-42a4-8f1a-0e6109f45445</guid>
            <pubDate>Wed, 13 May 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’Italia, terza economia dell’Eurozona, sta affrontano il 2026 in un contesto complesso, caratterizzato da crescita modesta, debito pubblico elevato e relativa stabilità politica. La situazione economica dell’Italia vede una crescita modesta e importanti sfide strutturali</p><p><em>A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM</em></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><br/></p><p></p><p>Produzione industriale dell’Europa MoM di marzo (stima +0,3% contro +0,4% di febbraio) e seconda lettura del PIL sempre dell’Europa QoQ del 1Q26 che dovrebbe essere in linea con il +0,1% della lettura flash (+0,2% nel 4Q25). Prezzi alla produzione USA MoM di aprile attesi al +0,5% (in linea con la variazione di marzo).</p><p></p><p>Inflazione USA YoY di aprile al 3,8%, sopra le attese di 3,7% e maggiore del 3,3% di marzo. Core CPI (al netto di cibo ed energia) +2,8% (dal +2,6%). Come si aspettavamo, i principali driver sono stati l’energia (+17,9% YoY), con la benzina che ha contribuito per oltre il 40% dell’aumento mensile complessivo. Si tratta di un chiaro supply shock legato alle tensioni geopolitiche (conflitto in Medio Oriente e impatti sul prezzo del petrolio).</p><p></p><p>Non è una buona notizia per la Fed e il nuovo presidente. Il dato rafforza infatti il quadro di un’inflazione che sta riaccelerando nel breve termine, allontanandosi ulteriormente dal target del 2%. Va da sé che le aspettative di tagli nel 2026 (già ridotte dopo i dati precedenti e le proiezioni del FOMC di marzo) vengono ulteriormente posticipate. Mercati e analisti stanno spostando il primo taglio verso fine 2026 o addirittura 2027. Un taglio a giugno o luglio appare ora molto improbabile.</p><p></p><p>La Fed tenderà a distinguere tra inflazione transitoria (energia) e sottostante (core + shelter). Tuttavia, con un core in risalita e un mercato del lavoro ancora resiliente, la Fed adotterà un approccio data-dependent e cauto (“higher for longer”). Il rischio all’orizzonte è il second-round effects. Se i rincari energetici si trasmettono su salari e prezzi core, la Fed potrebbe dover mantenere i tassi fermi più a lungo o addirittura riconsiderare un ulteriore tightening (anche se lo riteniamo poco probabile nel breve).</p><p></p><p>Probabile quindi che la Fed rimanga in modalità wait-and-see. Il rialzo dell’inflazione headline rende più difficile giustificare un allentamento monetario imminente, soprattutto con un’economia che non mostra segni di recessione imminente.</p><p></p><p>Questo scenario supporta un dollaro più forte, rendimenti dei Treasury più alti (soprattutto nella parte breve-media della curva) e una certa pressione ribassista sui mercati azionari nel breve termine. In sintesi, il report di oggi rafforza la narrativa di un’inflazione “sticky” e geopoliticamente vulnerabile. Crediamo quindi che la Fed manterrà i tassi restrittivi ancora per diversi mesi, in attesa di segnali più chiari di disinflazione sostenibile. Il percorso verso il 2% si conferma quindi lungo e accidentato. I prossimi dati saranno ovviamente decisivi per calibrare le aspettative.</p><p></p><p>L’Italia, terza economia dell’Eurozona, sta affrontano il 2026 in un contesto complesso caratterizzato da crescita modesta, debito pubblico elevato, relativa stabilità politica, messa tuttavia alla prova dai recenti eventi e mercati finanziari che riflettono sia la resilienza che le vulnerabilità esterne. Le proiezioni per il 2026 e il 2027 indicano una ripresa lenta, influenzata da fattori geopolitici come il conflitto in Medio Oriente, l’implementazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e le dinamiche dell’Unione Europea. Per meglio capire la complessa situazione italiana, partiamo come sempre dalla lettura geo politica e dei dati.</p><p></p><p>Il governo guidato da Giorgia Meloni, in carica dal 2022, ha rappresentato un periodo di insolita stabilità per l’Italia repubblicana. La coalizione di centrodestra ha gestito con pragmatismo le sfide post-pandemia, mantenendo una linea atlantista e filo-UE pur con accenti sovranisti. Tuttavia, nel marzo 2026, il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia ha segnato una sconfitta significativa: il “No” ha prevalso con circa il 53,2% contro il 46,8%, con alta affluenza e un ruolo chiave dei giovani elettori.</p><p></p><p>Questa bocciatura pare avere indebolito l’autorità di Meloni, portando a dimissioni ministeriali (tra cui figure legate alla riforma) e a un rimpasto che ha coinvolto anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Nonostante ciò, il governo non sembra a rischio immediato di caduta. Meloni ha escluso dimissioni e guarda alle elezioni generali previste entro l’ottobre 2027. La stabilità resta ovviamente un asset strategico, con spread BTP-Bund ai minimi da anni, ma le tensioni interne (rapporti con alleati come la Lega) e internazionali (sospensione della cooperazione militare con Israele e frizioni con l’amministrazione Trump) complicano lo scenario.</p><p></p><p>Le relazioni UE rimangono centrali. L’Italia ha ottenuto il via libera per la nona tranche del PNRR (circa 12,8 miliardi di euro ad aprile 2026), confermando l’avanzamento delle milestones. Il Piano, con risorse totali intorno ai 194 miliardi, è vitale per investimenti in transizione verde, digitalizzazione e infrastrutture, con picco di spesa previsto tra 2026 e 2027.</p><p></p><p>La situazione economica dell’Italia vede una crescita modesta e importanti sfide strutturali. Dopo una crescita del PIL intorno allo 0,5% nel 2025, le proiezioni per il 2026 convergono su un’espansione debole: 0,4 - 0,6% secondo OECD, Commissione Europea e Banca d’Italia, con possibili rialzi intorno allo 0,6 - 0,7%. Per il 2027 si attende un lieve miglioramento (0,6-0,8).</p><p></p><p>I fattori trainanti e frenanti del PIL del Paese sono noti e riguardano gli investimenti pubblici e le riforme strutturali e proprio per questo gli investitori si chiedono i motivi per i quali i Governi abbiano dato corso alle riforme necessarie. Il PNRR sostiene la formazione di capitale fisso lordo, con effetti positivi su infrastrutture e transizione energetica. Tuttavia, la spesa privata è frenata da incertezza. È vero che i consumi sono sostenuti dal modesto recupero dei salari reali, ma sono oltremodo penalizzati dall’inflazione energetica legata al conflitto in Medio Oriente. E infatti l’inflazione, dopo i livelli contenuti del 2025 (1,6 - 1,7%), nel 2026 è attesa salire al 2,4 - 2,6% per effetto dell’incremento del costo dell’energia, per poi stabilizzarsi intorno al 1,8 - 2,0% nel 2027. L’inflazione core resta più persistente nel settore dei servizi. Il mercato del lavoro vede una disoccupazione in calo verso il 5,8 - 6,0%, con un’occupazione stabile. Tuttavia, produttività bassa, invecchiamento demografico e frammentazione delle imprese restano criticità strutturali del nostro Paese. L’OECD sottolinea la necessità di riforme per ridurre le barriere all’ingresso nei servizi e migliorare la transizione dei giovani.</p><p></p><p>La solita palla al piede che non ci consente un’accelerazione degli investimenti sono le finanze pubbliche. Il deficit è previsto intorno al 2,8 - 2,9% del PIL nel 2026 (dopo il 3,1% del 2025) e 2,6 - 2,8% nel 2027, in linea con le nuove regole fiscali UE. Il debito pubblico, però, sale: 137 -139% del PIL nel 2026, con lieve stabilizzazione o calo marginale nel 2027 (137%). Gli aggiustamenti stock-flow (Superbonus) e il differenziale interessi-crescita pesano. Il governo mira ad un percorso di riduzione sostenibile attraverso maggiore efficienza della spesa e compliance fiscale.</p><p></p><p>In questo scenario gli investitori sono cauti, nonostante gli indice siano vicini ai massimi storici. La parola d’ordine degli investitori è resilienza con cautela. I mercati italiani mostrano comunque segnali positivi nonostante il contesto macro debole. Il FTSE MIB ha toccato record oltre i 49.000 punti nei primi mesi del 2026, trainato dal settore bancario e settori difensivi/energetici. Le previsioni degli analisti indicano potenziale upside del 7-9% annuo, supportato da utili aziendali in crescita.</p><p></p><p>Lo spread BTP-Bund si è compresso notevolmente, toccando minimi intorno ai 60 - 70 punti base (livelli pre-crisi), grazie a stabilità politica, domanda estera di titoli italiani e rating migliorati. Nel 2026 - 2027 potrebbe normalizzarsi intorno a questi livelli e senza shock fiscali violenti. I rendimenti decennali BTP restano intorno al 3,5%, beneficiando – per ora - della politica accomodante della BCE. I titoli di Stato italiani attraggono investitori esteri grazie a carry elevato e percezione di rischio contenuto. Tuttavia, un prolungamento del conflitto mediorientale o tensioni UE potrebbero ampliare lo spread.</p><p></p><p>OECD e Commissione UE insistono su un punto comune: senza riforme ambiziose su produttività, concorrenza e spesa pensionistica, il debito resterà un fardello e la crescita potenziale resterà sotto l’1%. Il governo Meloni ha dimostrato pragmatismo, ma ora serve continuità su investimenti e credibilità fiscale per mantenere la fiducia dei mercati.</p><p></p><p>L’Italia del 2026-2027 non è in crisi, ma naviga in acque strette. I mercati finanziari stanno premiano la stabilità politica e l’implementazione europea del PNRR, ma la crescita economica rimane insufficiente per ridurre significativamente il debito. Il prossimo biennio sarà dunque decisivo per dimostrare se il Paese saprà trasformare i fondi europei in crescita strutturale o se tornerà galleggiare intorno allo zero virgola.</p><p></p><p>Per gli investitori, imprese e famiglie, il messaggio è di cauto ottimismo. Gli analisti puntano sulla diversificazione, sul focus su settori competitivi (export, green tech), ma anche sull’attenzione all’evoluzione geopolitica. La politica è chiamata a bilanciare il rigore fiscale con il sostegno alla domanda interna. Se riuscirà a completare con successo il PNRR e a varare riforme pro-crescita, l’Italia potrà sorprendere positivamente. Altrimenti, il rischio di un nuovo “decennio perduto” resterà concreto. Il 2027, con le elezioni all’orizzonte, sarà probabilmente l’anno della verità.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Opinioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9c5ae875e4bc9371bf0c799aac8b2eb433e4019-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Mercato dell'energia in Europa, cosa cambia dopo la crisi in Medio Oriente]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/mercato-dell-energia-in-europa-cosa-cambia-dopo-la-crisi-in-medio-oriente/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=mercato-dell-energia-in-europa-cosa-cambia-dopo-la-crisi-in-medio-oriente</link>
            <guid>4f3a756f-0b68-4d0b-a81f-e5c642c44c1b</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 13:45:48 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il mercato energetico in Europa è sempre più esposto ai rischi geopolitici e alla fragilità delle forniture di gas. Il mix tra tensioni in Medio Oriente, scorte europee ancora basse e dipendenza dal gas potrebbe riaccendere la volatilità sui prezzi dell’elettricità e delle quote di CO2 nei prossimi mesi.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato elettrico europeo sta vivendo una fase solo apparentemente stabile. Come si legge nel report di <strong>Markets360</strong>, la divisione di ricerca di <strong>BNP Paribas</strong>, <strong>i prezzi dell’energia nel breve termine abbiano mostrato una sorprendente resilienza</strong> nonostante il rialzo del gas e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. A sostenere il mercato sono stati soprattutto <strong>il calo stagionale della domanda e la forte produzione da fonti rinnovabili e nucleari</strong>.</p><p>Secondo Markets360, <strong>la generazione eolica tedesca è cresciuta di oltre il 25% su base annua</strong> dall’inizio del 2026, con una media vicina ai 18 GW, compensando buona parte dell’impatto dell’aumento del TTF. Anche il solare, pur avendo rallentato ad aprile rispetto allo scorso anno, dovrebbe accelerare nei mesi estivi contribuendo a contenere i prezzi spot dell’elettricità.</p><p>Il report sottolinea però che questa protezione potrebbe essere soltanto temporanea. <strong>Le scorte europee di gas si trovano al 35%, oltre dodici punti percentuali sotto la media quinquennale</strong>, mentre il protrarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz rischia di compromettere ulteriormente i flussi di LNG verso l’Europa. In questo scenario, BNP Paribas vede <strong>forti rischi rialzisti sui prezzi elettrici europei durante l’inverno</strong>, soprattutto nel primo trimestre del 2027, quando la sensibilità del mercato alle riserve di gas tende storicamente ad aumentare.</p><p>Particolarmente significativo il grafico sottostante che mostra come <strong>la crescita della generazione non flessibile abbia temporaneamente attenuato la pressione dei combustibili fossili</strong> sui prezzi elettrici europei. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>La vera variabile dominante per il mercato energetico europeo è tornata a essere il gas. Markets360 evidenzia come, rispetto alla fine del 2025, <strong>la correlazione tra prezzi elettrici europei ed EUA si sia drasticamente ridotta</strong>, mentre quella con il TTF sia aumentata in modo significativo. In altre parole, <strong>è il gas a guidare oggi il mercato dell’elettricità europea</strong>.</p><p>Il report spiega che <strong>i Paesi maggiormente dipendenti dal gas e con minore capacità di sostituzione dei combustibili</strong> stanno registrando la maggiore sensibilità al rialzo del TTF. Italia e Regno Unito emergono come le aree più vulnerabili, con premi di prezzo destinati ad ampliarsi finché resteranno limitazioni nello Stretto di Hormuz.</p><p>Al contrario, <strong>la Francia continua a beneficiare della forte disponibilità nucleare e della domanda stagionale debole</strong>. Questo ha ampliato il differenziale rispetto ai prezzi tedeschi, anche se Markets360 prevede che lo sconto francese tenderà a ridursi durante i mesi invernali, quando la domanda energetica tornerà a crescere.</p><p>Molto indicativo il grafico qui sotto che evidenzia come <strong>la sensibilità del mercato elettrico tedesco al gas sia cresciuta rapidamente</strong> dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, mentre il legame con il mercato carbon si è quasi azzerato. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>BNP Paribas segnala anche <strong>un ritorno di competitività del carbone</strong>. L’impennata del gas ha infatti riportato il TTF nella fascia alta del cosiddetto “coal-switching channel”, incentivando una maggiore generazione da carbone e lignite. Dal punto di vista operativo, però, <strong>la capacità di sostituzione resta limitata</strong>, soprattutto nel Nord Europa, dove la disponibilità combinata di carbone e lignite in Germania è attualmente vicina ai 14 GW.</p><p>Per quanto riguarda le quote di emissione, Markets360 descrive un mercato europeo rimasto sorprendentemente stabile nonostante l’aumento della volatilità geopolitica. <strong>I prezzi EUA si sono mossi prevalentemente nel range 70-75 euro per tonnellata</strong>, mostrando una relativa tenuta anche durante le fasi di maggiore tensione sui mercati energetici.</p><p>Secondo BNP Paribas, il motivo principale è <strong>l’assenza di cambiamenti sostanziali nei fondamentali di domanda e offerta</strong>. La Commissione europea, pur sotto pressione politica per contenere i costi energetici e migliorare la competitività industriale, ha finora adottato un approccio prudente. L’unica modifica concreta è stata la rimozione delle regole di invalidazione all’interno della Market Stability Reserve, un intervento che il report giudica poco rilevante nel breve periodo.</p><p>Markets360 continua comunque a mantenere <strong>una view costruttiva sul carbonio nel medio termine</strong>. La banca ritiene infatti che i bilanci EUA tenderanno a irrigidirsi nella seconda parte dell’anno, sostenendo i prezzi soprattutto in concomitanza con <strong>i rischi invernali sul gas e con eventuali difficoltà nel riempimento degli stoccaggi europei</strong>.</p><p>Il grafico seguente mostra chiaramente questa impostazione: secondo le stime di BNP Paribas, <strong>le quote di CO2 potrebbero tornare progressivamente verso area 90 euro per tonnellata nel corso del 2027</strong>. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Un altro elemento importante riguarda la correlazione stagionale tra gas e carbonio. Markets360 spiega che nei mesi estivi <strong>gli EUA tendono a sganciarsi dal TTF e a seguire maggiormente il sentiment macroeconomico generale</strong>, mentre durante l’inverno il legame con il gas torna a rafforzarsi quando la generazione termoelettrica diventa centrale nel sistema europeo.</p><p>Una parte rilevante del report è dedicata anche ai rischi regolamentari. Markets360 osserva che <strong>il conflitto in Medio Oriente e il rialzo dell’energia hanno riacceso il dibattito sulle possibili modifiche all’EU ETS</strong>. Per ora Bruxelles ha evitato interventi aggressivi, ma BNP Paribas avverte che eventuali ulteriori tensioni energetiche potrebbero spingere la Commissione a utilizzare <strong>il mercato carbon come leva per contenere i costi domestici dell’energia</strong>.</p><p>Particolare attenzione viene dedicata al CBAM, il meccanismo europeo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, entrato nella fase definitiva dall’inizio del 2026. <strong>Il prezzo medio ponderato delle aste EUA nel primo trimestre è stato fissato a 75,36 euro per tonnellata</strong>, livello che determinerà il costo delle emissioni incorporate nelle importazioni soggette al meccanismo.</p><p>Secondo Markets360, eventuali modifiche al phase-out delle allocazioni gratuite potrebbero avere effetti diretti anche sul CBAM. <strong>Una riduzione più lenta delle quote gratuite diminuirebbe infatti gli obblighi legati al meccanismo di frontiera</strong>, ipotesi che BNP Paribas considera plausibile nel quadro della revisione ETS prevista a luglio.</p><p>Infine, il report affronta anche il tema del possibile collegamento tra EU ETS e UK ETS. BNP Paribas continua a ritenere probabile <strong>una convergenza tra i due sistemi intorno al 2030</strong>, ma giudica poco realistico un accordo rapido nel contesto attuale dominato dalla crisi energetica e geopolitica. Il differenziale tra EUA e UKA si è infatti ampliato sensibilmente nei mesi recenti, riflettendo la minore probabilità di un’integrazione accelerata dei due mercati.</p><p>Particolarmente rilevante il grafico sottostante, che mostra come <strong>i movimenti del mercato britannico del carbonio continuino a essere guidati soprattutto dalle aspettative politiche</strong> legate a un futuro collegamento con il sistema europeo. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/3875c123cca8a25055f6c75c489ac7d0df8c33a8-1280x720.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Addio 60/40, perché sempre più investitori usano gli ETF con buffer per proteggersi]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/addio-60-40-perche-sempre-piu-investitori-usano-gli-etf-con-buffer-per-proteggersi/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=addio-60-40-perche-sempre-piu-investitori-usano-gli-etf-con-buffer-per-proteggersi</link>
            <guid>80f6a27b-bab4-4b76-ba51-99b6c6fa68b1</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 12:30:28 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Gli ETF con buffer, anche detti defined outcome, sono sempre più popolari: a livello globale hanno raggiunto i 78 miliardi di dollari di masse, e il 26% degli investitori intende aumentare l’allocazione nei prossimi 12 mesi. Le stime dicono che entro il 2030 supereranno i 300 miliardi, registrando una crescita doppia rispetto al settore degli ETF in generale.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Le strategie <strong>“defined outcome</strong>”, anche dette <strong>“con buffer”</strong>, sono ormai in fase avanzata di adozione. Secondo Morningstar, la categoria supera ora <strong>i 78 miliardi di dollari di patrimonio gestito</strong> attraverso oltre 420 ETF a livello globale, avendo registrato un tasso di crescita organica medio annualizzato del 39% negli ultimi tre anni. Cerulli Associates prevede che la categoria possa raggiungere i 334 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 35%, più del doppio dell&#x27;espansione prevista per il settore degli ETF in generale.</p><p>Secondo il sondaggio <em>“2026 Global ETF Investor Survey”</em> di Brown Brothers Harriman (BBH), condotto su 325 investitori professionali a livello globale, <strong>il 26% degli investitori intende aumentare le allocazioni in ETF “defined outcome” nei prossimi 12 mesi</strong>. Negli Stati Uniti, in particolare, gli ETF con buffer sono stati la scelta preferita dagli investitori (37%) e si sono classificati al primo posto (54%) tra le strategie da utilizzare per gestire la volatilità nei prossimi 12 mesi. </p><p>Come si legge nel commento di <strong>Alexander Roll</strong>, Investment Strategist di <strong>Global X</strong>, L&#x27;Europa si trova in una fase iniziale, ma sta accelerando rapidamente, come dimostrano le tendenze relative al patrimonio gestito (AUM) e ai flussi degli ETF UCITS.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><br/></p><p><strong>Ma perché questo boom?</strong> Per gran parte degli ultimi quarant’anni, il <strong>portafoglio 60/40</strong> si è basato su un unico presupposto strutturale, ovvero che obbligazioni e azioni si muovessero in direzioni opposte nei momenti cruciali. Tale ipotesi, spiega Roll, è stata messa a dura prova nel 2022, quando sia l’S&amp;P 500 che i Treasury a lunga durata hanno registrato rendimenti annuali negativi a doppia cifra nello stesso anno solare, per la prima volta dal 1928.</p><p>Tale <strong>rottura della correlazione non si è completamente corretta</strong> negli ultimi anni. Oggi le obbligazioni risultano più interessanti in termini di rendimento, ma la loro capacità di compensare in modo affidabile le perdite azionarie rimane condizionata in un modo che i modelli storici tendono a sottovalutare. Come evidenzia Roll, lo si osserva anche in questo momento durante il conflitto in corso in Iran, che sta riportando in primo piano la prospettiva di una stagflazione. Ecco allora spiegato il successo delle <strong>strategie con buffer</strong>, particolarmente indicate proprio in contesti in cui gli strumenti tradizionali di costruzione del portafoglio mostrano i loro limiti.</p><p>Questo tipo di strategia, spiega Roll, combina l&#x27;esposizione al mercato azionario con un overlay in opzioni per offrire un livello predefinito di protezione al ribasso, insieme a una partecipazione al rialzo fino a un tetto. La struttura si articola tipicamente in tre componenti:</p><ul><li><strong>Esposizione azionaria</strong> – La strategia replica in modo 1:1 l&#x27;andamento di un indice azionario sottostante.</li><li><strong>Buffer al ribasso</strong> – La strategia acquista e vende opzioni put sullo stesso indice (un bear put spread), dove l&#x27;ampiezza del buffer di protezione è determinata dalla distanza tra i due strike.</li><li><strong>Cap al rialzo</strong> – La strategia vende un&#x27;opzione a uno strike calibrato in modo da compensare integralmente il costo dello spread in opzioni put, creando una struttura a costo netto zero. Il costo della protezione è interamente finanziato dalla rinuncia al potenziale di rialzo oltre il tetto.</li></ul><p>Le strategie defined outcome vengono tipicamente implementate con <strong>reset trimestrali o annuali</strong>. A livello di portafoglio, puntualizza Roll, <strong>possono essere utilizzate tatticamente</strong>, attivandole in presenza di un&#x27;elevazione del rischio a breve termine o per ridurre il beta di portafoglio in fasi di momentum azionario concentrato. Ma <strong>possono rappresentare anche un’allocazione strategica</strong>, diventando una componente permanente all&#x27;interno di un portafoglio multi-asset, andando a sostituire una quota definita di esposizione azionaria “non coperta”.</p><p>Le strategie <strong>defined outcome</strong> o <strong>con buffer</strong>, conclude Roll, sono diventate ormai un potenziale strumento strutturale di portafoglio, particolarmente adatto a contesti caratterizzati da valutazioni azionarie elevate, minore diversificazione tra le asset class e rischi di drawdown, in una fase in cui le coperture tradizionali sembrano aver perso parte della loro affidabilità.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>ETF</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/09ae539e7210f40948b8899f9cec067871ad93d4-5773x4330.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Unicredit spinge sugli SRT: operazioni per oltre 6 miliardi fra Spagna e Germania]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/unicredit-spinge-sugli-srt-operazioni-per-oltre-6-miliardi-fra-spagna-e-germania/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=unicredit-spinge-sugli-srt-operazioni-per-oltre-6-miliardi-fra-spagna-e-germania</link>
            <guid>8f00e811-1381-40cb-b28c-582798c6d7ef</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 12:15:44 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La banca milanese rafforza il proprio ruolo nel mercato dei trasferimenti di rischio, strumenti sempre più utilizzati dagli istituti europei per migliorare l’efficienza patrimoniale. Operazioni da 3 miliardi per CaixaBank e Sabadell ed è in arrivo un altro deal da 3 miliardi in Germania</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Unicredit continua a rafforzare il proprio ruolo nel mercato europeo degli SRT, strumenti finanziari sempre più utilizzati dalle banche per alleggerire il rischio sui portafogli di credito senza doverli cedere direttamente. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la banca guidata da Andrea Orcel sta organizzando <strong>due operazioni per conto degli spagnoli CaixaBank e Banco Sabadell per un valore complessivo di oltre 3 miliardi di euro</strong>, ed è in fase avanzata una terza operazione legata alla <strong>controllata tedesca del gruppo per altri 3 miliardi di euro.</strong></p><p><br/></p><p><strong>SRT è l’acronimo di “Significant Risk Transfer”</strong>, espressione che indica operazioni attraverso le quali una banca trasferisce a investitori esterni una parte del rischio legato ai propri prestiti, mantenendo però i crediti nei bilanci.</p><p><strong>In pratica la banca acquista una sorta di assicurazione contro eventuali perdite future su un portafoglio di finanziamenti</strong>. Gli investitori che partecipano all’operazione si assumono una quota del rischio in cambio di <strong>rendimenti spesso molto elevati, superiori al 10%.</strong></p><p>Questi strumenti vengono normalmente utilizzati per coprire fra il 5% e il 15% delle potenziali perdite di un portafoglio di prestiti. Dal punto di vista regolamentare, il trasferimento del rischio consente alla banca di ridurre il capitale che deve accantonare a fronte dei crediti erogati.</p><p>Il vantaggio è evidente: liberare capitale permette agli istituti di aumentare la capacità di concedere nuovi prestiti, sostenere la crescita oppure incrementare dividendi e buyback destinati agli azionisti.</p><p><br/></p><p>Negli ultimi due anni il mercato europeo degli SRT è cresciuto rapidamente. <strong>Le banche si trovano infatti in una fase delicata: da un lato devono affrontare requisiti patrimoniali sempre più severi, dall’altro cercano di mantenere elevata la redditività per soddisfare gli investitori</strong>.</p><p>In questo contesto gli SRT stanno diventando uno strumento molto diffuso. Bloomberg sottolinea che il mercato europeo sta vivendo un’attività record, favorita dalla forte domanda degli investitori istituzionali alla ricerca di rendimenti elevati in una fase di tassi ancora relativamente alti.</p><p>Fra gli istituti che starebbero lavorando a nuove operazioni ci sarebbero anche Santander, Société Générale ed Erste Group.</p><p><br/></p><p><strong>Unicredit è considerata una delle banche europee più attive nel settore. Non solo utilizza gli SRT sul proprio portafoglio crediti, ma agisce anche come arranger per altri istituti.</strong></p><p>Secondo Bloomberg, l’operazione organizzata per <strong>CaixaBank </strong>riguarda circa 2 miliardi di euro di prestiti alle imprese, mentre quella per <strong>Banco Sabadell</strong> sarebbe collegata a circa 1,25 miliardi di finanziamenti alle piccole e medie imprese.</p><p><strong>Parallelamente Unicredit starebbe completando un’operazione simile presso la controllata tedesca HypoVereinsbank, relativa a circa 3,5 miliardi di euro di prestiti a grandi aziende.</strong></p><p>Negli ultimi mesi il gruppo guidato da Andrea Orcel ha inoltre assistito altre banche europee in operazioni analoghe, fra cui l’austriaca Bawag e la controllata polacca di Commerzbank.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/127a628d2101bb8f3a255b5e697e3b4296acd3e0-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Mps supera le attese, ma la vera sfida è trattenere i banker di Mediobanca]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/mps-supera-le-attese-ma-la-vera-sfida-e-trattenere-i-banker-di-mediobanca/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=mps-supera-le-attese-ma-la-vera-sfida-e-trattenere-i-banker-di-mediobanca</link>
            <guid>a790344b-b6e4-4896-9a3f-55df9394cc90</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 12:00:48 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il gruppo chiude il trimestre con un utile di 521 milioni, migliore delle stime degli analisti, e conferma le sinergie della fusione. Restano sotto osservazione i deflussi nel wealth management legati alle uscite di professionisti senior</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Banca Monte dei Paschi di Siena archivia un primo trimestre superiore alle attese e manda al mercato un messaggio preciso:<strong> la fase di incertezza legata alla governance è finita</strong>, ora tutta l’attenzione è concentrata sull’integrazione con Mediobanca. Gli investitori sembrano apprezzare. <strong>A metà seduta il titolo Mps sale del 3,3% a 9,644 euro,</strong> in netta controtendenza rispetto a un Ftse Mib in calo dello 0,8%.</p><p>I numeri diffusi martedì mostrano una banca che continua a migliorare la redditività operativa, mentre <strong>l’amministratore delegato Luigi Lovaglio </strong>rafforza ulteriormente la propria posizione dopo il tentativo di estromissione subito nelle scorse settimane.</p><p><br/></p><p>Nel primo trimestre 2026 Mps ha registrato un <strong>utile netto di 521 milioni di euro, superiore ai 511 milioni attesi dagli analisti.</strong> Il confronto con il 2025 è complesso perché lo scorso anno Mediobanca non era ancora consolidata nel gruppo, ma il dato conferma comunque una buona capacità di tenuta della redditività.</p><p><strong>I ricavi sono saliti a 1,96 miliardi di euro, in crescita del 2,9% </strong>rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente su base pro-forma. A sostenere il risultato sono stati soprattutto il margine di interesse e le commissioni, mentre<strong> il wealth management e l’attività di advisory hanno mostrato un’accelerazione del 7,6%.</strong></p><p>Molto osservato anche il risultato operativo netto, salito a 947 milioni di euro, con un incremento del 3,4% su base annua pro-forma e del 9,5% rispetto al trimestre precedente. Migliora inoltre l’efficienza operativa: il cost/income ratio scende al 44%, tre punti meno rispetto al quarto trimestre 2025.</p><p><strong>Sul fronte patrimoniale il CET1 ratio si attesta al 15,9%, in lieve calo rispetto al 16,2% di un anno fa</strong>, ma ancora su livelli considerati ampiamente solidi.</p><p>Più ancora dei numeri trimestrali, il mercato guarda alla stabilizzazione della governance dopo settimane di forti tensioni interne. In conference call Lovaglio ha dichiarato che “l’incertezza è alle spalle” e che il nuovo consiglio di amministrazione garantisce continuità manageriale e capacità operative rafforzate.</p><p>Il banchiere continua a essere considerato il principale artefice del rilancio del Monte dei Paschi dopo anni difficili segnati da perdite e interventi pubblici. Il manager, però, resta sotto indagine da parte della procura in relazione all’operazione Mediobanca, accuse che Lovaglio ha sempre respinto.</p><p><strong>L’obiettivo dichiarato rimane quello di completare entro fine anno l’integrazione operativa con Mediobanca</strong>. Mps conferma inoltre il target di 700 milioni di euro di sinergie entro il 2028. Secondo Lovaglio, circa il 30% delle sinergie previste sarebbe già “garantito” per il 2026.</p><p><br/></p><p>Uno dei temi più sensibili emersi dalla trimestrale riguarda il personale di Mediobanca, in particolare nell’area wealth management e private banking. L’incertezza sulla governance e il cambio di controllo hanno infatti provocato l’uscita di diversi banker senior e la perdita di masse gestite.</p><p><strong>Secondo l’analista Hugo Cruz di KBW, nel trimestre il wealth management ha registrato deflussi per circa 1,1 miliardi di euro proprio a causa delle uscite di professionisti chiave</strong>. Tuttavia, aggiunge l’analista, il numero dei banker si sarebbe stabilizzato nelle ultime settimane grazie alle iniziative di retention avviate dal gruppo.</p><p>Per Mps la partita è strategica. <strong>L’integrazione delle reti di consulenti finanziari di Mediobanca Premier in Banca Widiba rappresenta infatti uno dei tasselli centrali del nuovo gruppo</strong>. Lovaglio ha annunciato che Widiba adotterà una nuova denominazione che includerà anche il marchio Mediobanca, segnale evidente della volontà di preservare il valore commerciale del brand di Piazzetta Cuccia.</p><p><br/></p><p>Negli ultimi mesi Lovaglio era stato fra i manager più espliciti nel sostenere che il consolidamento del settore bancario italiano sarebbe proseguito. Oggi però il messaggio appare più prudente.</p><p>L’amministratore delegato ha spiegato che la priorità assoluta resta il completamento dell’integrazione con Mediobanca e la realizzazione delle sinergie promesse al mercato. <strong>Anche sul dossier Generali, partecipazione storica di Mediobanca che resta nel nuovo assetto del gruppo, il tono è stato molto cauto: </strong>una presenza “bella da avere”, utile per generare ricavi e partnership industriali, ma non il centro della strategia.</p><p>Intanto gli analisti continuano a mantenere un atteggiamento generalmente favorevole sul titolo. <strong>Su 12 esperti che seguono Mps, otto consigliano di comprare le azioni</strong> mentre quattro hanno una raccomandazione neutrale. La media dei target price è pari a 10,3 euro, circa il 10% sopra le quotazioni attuali.</p><p></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/a3b1b0f1850112876d67b5ac93e96ff334619e74-1000x563.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Asta Bot 12 maggio 2026 - 12 mesi]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/asta-bot-12-maggio-2026/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=asta-bot-12-maggio-2026</link>
            <guid>f12b2878-c5d6-49aa-9d1d-7ea166a635b8</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 10:45:52 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Asta BOT del 12 maggio 2026 con BOT a 12 mesi in emissione. Tutte le caratteristiche e i rendimenti.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 maggio si terrà l’asta BOT, che includerà un BOT 12 mesi in emissione e la riapertura di un bot a 12 mesi (vita residua 2 mesi). Le prenotazioni andranno completate come di consueto il giorno precedente, mentre il regolamento delle sottoscrizioni arriverà il 14 maggio. In totale, l’emissione ordinaria vale 10 miliardi di euro.</p><p>L’emissione dei <strong>BOT</strong> si svolgerà nel corso di quattro giorni in totale:</p><ul><li>l&#x27;11 maggio scadrà il termine per la prenotazione da parte del pubblico;</li><li>il 12 maggio entro le 11:00 dovranno essere presentate le domande in asta;</li><li>il 13 maggio, entro le 15:30, potranno essere presentate le domande in asta supplementari;</li><li>il 14 maggio verrà pubblicato il regolamento delle sottoscrizioni.</li></ul><p><strong>I prodotti</strong> messi a disposizione saranno due in totale:</p><ul><li>la prima tranche del BOT con scadenza 14 maggio 2027 (12 mesi)</li><li>la riapertura del BOT con scadenza 14 luglio 2026 (2 mesi di vita residua)</li></ul><ul><li><strong>Codice ISIN</strong>: IT0005709289</li><li><strong>Durata</strong>: 365 giorni</li><li><strong>Data di emissione</strong>: 14 maggio 2026</li><li><strong>Data di scadenza</strong>: 14 maggio 2027</li><li><strong>Tranche</strong>: prima</li><li><strong>Importo minimo offerto</strong>: 8,5 miliardi di euro</li></ul><p>I BOT possono essere sottoscritti per un importo minimo di mille euro.</p><p><strong>RENDIMENTO BOT 12 MESI</strong></p><p>Il MEF ha comunicato che nell’asta del BOT a 12 mesi con ISIN IT0005709289 sono stati collocati <strong>8,5 miliardi di euro</strong> nel corso di un&#x27;asta di BOT a 12 mesi, come reso noto dalla Banca d&#x27;Italia.</p><p>La richiesta è stata di oltre 12,281 miliardi di euro, per un cover ratio di 1,45, con <strong>rendimento medio del 2,699%</strong>. Il prezzo di aggiudicazione è sotto la pari, a 97,336.</p><p><br/></p><ul><li><strong>Codice ISIN</strong>: IT0005660029</li><li><strong>Durata</strong>: 61 giorni (vita residua 2 mesi)</li><li><strong>Data di emissione</strong>: 14 luglio 2025</li><li><strong>Data di scadenza</strong>: 14 luglio 2026</li><li><strong>Tranche</strong>: terza</li><li><strong>Importo minimo offerto</strong>: 1,5 miliardi di euro</li></ul><p>I BOT possono essere sottoscritti per un importo minimo di mille euro.</p><p><strong>RENDIMENTO BOT 12 MESI</strong></p><p>Il MEF ha comunicato che nell’asta del BOT a 12 mesi con ISIN IT0005660029 sono stati collocati <strong>1,5 miliardi di euro</strong> nel corso di un&#x27;asta di BOT a 12 mesi, come reso noto dalla Banca d&#x27;Italia.</p><p>La richiesta è stata di oltre 2,619 miliardi di euro, per un cover ratio di 1,75, con <strong>rendimento medio del 2,116%</strong>. Il prezzo di aggiudicazione è sotto la pari, a 99,643.</p><p></p><p>Al 30 aprile 2026 la circolazione dei BOT era pari a 141.856,885 milioni di euro, di cui 5.049,605 di BOT a 3 mesi, 30.957,280 di BOT a sei mesi e 105.850,000 di BOT annuali.</p><p>Il 14 maggio 2026 andranno in scadenza 8.500 milioni di BOT <br/></p><p>Consulta <a href="https://www.orafinanza.it/it/prossima-emissione-titoli-di-stato-maggio">tutte le emissioni di maggio</a>.</p><p>I <strong>BOT</strong> sono <strong>titoli di Stato italiani a breve termine</strong> (fino a <strong>12 mesi</strong>), usati soprattutto per <strong>gestire la liquidità</strong>. Sono titoli <strong>zero coupon</strong>, cioè <strong>non pagano cedole</strong>: il guadagno deriva dalla differenza tra il <strong>prezzo di acquisto (inferiore a 100)</strong> e il <strong>rimborso a 100 alla scadenza</strong>.</p><p><strong>Come funziona il rendimento</strong></p><ul><li>Il rendimento nasce dallo <strong>scarto di emissione</strong> (prezzo di acquisto → rimborso a 100).</li><li>È <strong>prevedibile</strong> se si porta il titolo a scadenza.</li><li>Il rendimento annualizzato dipende da <strong>prezzo e durata</strong> (3, 6 o 12 mesi) e dall’andamento dei tassi.</li></ul><p><strong>Caratteristiche principali</strong></p><ul><li><strong>Valuta:</strong> euro</li><li><strong>Durata:</strong> fino a 12 mesi</li><li><strong>Rimborso:</strong> alla pari (100) in un’unica soluzione</li><li><strong>Valore minimo:</strong> 1.000 euro</li></ul><p><strong>Come investire</strong></p><p>I BOT possono essere acquistati sia in fase di emissione, tramite asta, sia successivamente sul mercato secondario. I risparmiatori privati non partecipano direttamente alle aste del Tesoro, ma possono sottoscrivere i BOT attraverso intermediari finanziari autorizzati, come banche, Poste Italiane o piattaforme di trading online. Per farlo è necessario disporre di un conto titoli e comunicare all’intermediario la quantità di BOT che si intende acquistare entro il giorno lavorativo precedente all’asta. Il valore nominale minimo acquistabile è pari a 1.000 euro o multipli.</p><p>In alternativa, è possibile comprare o vendere BOT già emessi sul mercato secondario, in particolare sul MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni). In questo caso il prezzo non è quello fissato in asta, ma dipende dalle condizioni di mercato e dall’andamento dei tassi di interesse. Se il BOT viene mantenuto fino alla scadenza, il rimborso avviene sempre alla pari, mentre se viene venduto prima della scadenza il risultato dell’operazione può essere un guadagno o una perdita, in base al prezzo di vendita.</p><p>Puoi approfondire su <a href="https://www.orafinanza.it/it/buoni-ordinari-del-tesoro-guida-ai-bot">cosa sono i BOT e come funzionano</a></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Titoli di Stato</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/537cd67c81b1035d07ea0817ffb8d4c1e5f37e2d-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street, la narrativa dell'intelligenza artificiale è più forte della Fed?]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-la-narrativa-dell-intelligenza-artificiale-e-piu-forte-della-fed/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-la-narrativa-dell-intelligenza-artificiale-e-piu-forte-della-fed</link>
            <guid>dd0f09a2-60ee-4694-9f30-9c77888c6331</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 09:30:44 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L&#x27;azionario a stelle e strisce continua a correre sui massimi storici, trainato quasi interamente dai semiconduttori e dalla narrativa sull’intelligenza artificiale. Ma dietro il rally emergono segnali sempre più estremi: concentrazione record, valutazioni tese, mercati obbligazionari in allerta e aspettative sulla Fed completamente ribaltate. Il CPI americano di aprile potrebbe ora diventare il vero test per capire se l’AI può davvero continuare a sostenere il mercato anche con inflazione elevata e tassi ancora restrittivi.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il treno americano non si ferma, e farlo notare ormai suona quasi banale. Nonostante le preoccupazioni che continuano ad accompagnare gli investitori globali, anche ieri <strong>Wall Street ha archiviato l’ennesima seduta sui massimi storici</strong>, con lo S&amp;P 500 al sedicesimo record dell’anno e il Nasdaq 100 al dodicesimo. Ma, come si legge nel commento di <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong> per l’Italia, sotto la superficie di questi numeri continua a muoversi qualcosa di molto più complesso.</p><p>Dai minimi del 30 marzo, lo S&amp;P 500 ha guadagnato il 17%, il Nasdaq 100 il 28%. Ieri il Nasdaq ha chiuso in rialzo con soli 40 titoli positivi. Lo S&amp;P 500 ha fatto lo stesso con appena 215, cioè il 43% dei componenti. Il restante 57% ha semplicemente assistito. Come osserva Debach, l<strong>a concentrazione ha un nome ormai ben noto: semiconduttori</strong>. L&#x27;industria pesa oggi il 14,46% del paniere S&amp;P 500, contro l&#x27;8,25% del software, seconda industria per peso. Il SOX, l&#x27;indice dei semiconduttori, rappresenta un record del 23% della capitalizzazione di mercato dell&#x27;intero S&amp;P 500, una quota raddoppiata negli ultimi due anni mentre il settore metteva a segno un rally del +146%, distanziando nettamente l&#x27;indice principale. <strong>Da inizio anno, l’industria dei semiconduttori sullo S&amp;P 500 segna un rendimento del 74%, con un contributo di 387 punti base sugli 8,7% di rendimento complessivo del VOO</strong>. In altre parole, spiega Debach, quasi la metà del rendimento del principale ETF sull&#x27;S&amp;P 500 proviene da una singola industria che rappresenta meno di un settimo del paniere. La concentrazione non è più solo una caratteristica del mercato attuale ma è diventata il mercato stesso.</p><p>Ed è qui che il paradosso centrale di questo ciclo si manifesta in tutta la sua anomalia. In quegli stessi tre mesi in cui lo S&amp;P 500 saliva del 17%, il FEDWatch ha ribaltato completamente le sue aspettative. <strong>Il mercato azionario ha, letteralmente, ignorato tutto il percorso della Fed</strong>. Alla fine, secondo Debach, la narrativa convenzionale del bull market americano post-pandemia era costruita su tassi bassi, politica monetaria accomodante e un Fed put implicito sotto ogni correzione. Quella narrativa sembra ormai tecnicamente morta. Il mercato non prezza più tagli a dicembre 2026, in alcuni momenti ha prezzato rialzi, e lo S&amp;P 500 ha toccato il sedicesimo massimo storico. Evidentemente <strong>la narrativa AI ha reso la Fed quasi irrilevante</strong>.</p><p>Eppure, non mancano voci fuori dal coro, e non voci qualsiasi. <strong>Michael Burry</strong>, l&#x27;investitore reso famoso da &quot;The Big Short&quot; per aver anticipato il crollo immobiliare del 2008, ha pubblicato un post su Substack paragonando <strong>l&#x27;attuale mercato guidato dall&#x27;AI agli ultimi mesi della bolla dot-com</strong>. La sua osservazione più diretta: il mercato non reagisce più ai dati economici in modo logico. Nella stessa settimana, <strong>Paul Tudor Jones</strong> ha dichiarato alla CNBC che<strong> il mercato odierno assomiglia molto al 1999</strong>, circa un anno prima del picco dei titoli tecnologici. Due investitori con track record difficilmente contestabili, evidenzia Debach, sebbene non immuni anche loro da previsioni errate, con la stessa metafora storica in testa.</p><p>Debach aggiunge <strong>il rapporto tra S&amp;P 500 e M2 Money Stock, cioè il valore del mercato azionario rapportato alla quantità di moneta circolante nell&#x27;economia americana, che si trova oggi su nuovi massimi storici, praticamente oggi oltre i livelli della bolla dot-com.</strong> L&#x27;idea di fondo è che i prezzi degli asset non esistono nel vuoto. Dipendono dalla liquidità disponibile nel sistema e dal costo del denaro. Negli anni &#x27;90, questo rapporto esplose durante la bolla dot-com: il mercato cresceva molto più velocemente della massa monetaria, segnalando che gli investitori pagavano multipli sempre più elevati rispetto alla base monetaria reale. </p><p>Poi arrivò il 2000. Nel 2008 accadde qualcosa di diverso: il rapporto crollò non solo per la discesa dell&#x27;S&amp;P 500, ma perché la Fed espanse violentemente la base monetaria, generando una diluizione del valore relativo dell&#x27;equity. Oggi, precisa Debach, quel rapporto è tornato ai massimi storici, sostanzialmente poco sui livelli della bolla dot-com. Questo suggerisce che <strong>il mercato azionario sta crescendo più velocemente della liquidità disponibile</strong>, che gli investitori stanno pagando multipli molto elevati, e che l&#x27;equity sta assorbendo una quota straordinaria della potenza monetaria del sistema. Non è un segnale di crollo imminente, secondo Debach, ma un promemoria di come quando un mercato sale molto più rapidamente della liquidità sottostante, si sta entrando in una fase dove le aspettative contano più della prudenza.</p><p>A dirlo a modo loro sono anche i mercati obbligazionari. Il breakeven a 10 anni si trova a 2,47%, ben sopra il target Fed del 2% e in tendenza ascendente. Il rapporto tra TIPS e Treasury nominali a scadenza intermedia (IEF), è a 1,18, sui massimi dal 2022 e in avvicinamento a quei picchi con una continuità che racconta di una domanda crescente di protezione dall&#x27;inflazione da parte degli investitori obbligazionari. Il 5-Year, 5-Year Forward Inflation Expectation Rate offre invece un segnale parzialmente più rassicurante, a 2,27% e in lieve calo, suggerendo che le aspettative di lungo periodo restano ancorate. </p><p>I due mercati leggono dunque lo stesso contesto in modo diverso per Debach: <strong>l&#x27;azionario prezza un futuro dominato dalla produttività AI, l&#x27;obbligazionario prezza un rischio inflazionistico residuo che non scompare</strong>. I rendimenti dei decennali si trovano già al 4,427%, con i biennali che testano il 4%. Quando due mercati di questa dimensione camminano in direzioni opposte per un periodo prolungato, storicamente uno dei due si sbaglia. Il problema è che non sappiamo mai in anticipo quale.</p><p>Ed è esattamente <strong>in questo contesto che arriva oggi, alle 14:30, il CPI di aprile, il dato più atteso della settimana.</strong> Il consensus stima un&#x27;inflazione headline a +3,7% annuo, un&#x27;accelerazione rispetto al 3,3% di marzo, con il core a +2,7% annuo. Come si legge nella nota di eToro, una lettura leggermente più ottimistica sul core offrirebbe al mercato obbligazionario qualche argomento per rivalutare le probabilità di rialzo che aveva iniziato a prezzare in modo aggressivo a inizio maggio. Se invece dovesse sorprendere al rialzo, la narrativa di una Fed costretta ad alzare i tassi tornerebbe con forza, nonostante il prossimo insediamento di Warsh di questo venerdì.</p><p>In questo ultimo caso, conclude Debach, <strong>la narrativa dell&#x27;intelligenza artificiale sarà ancora sufficiente a proteggere Wall Street da una Fed costretta a considerare seriamente un ritorno ai rialzi?</strong></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/5bbde05ec866fa1b4133e592a6932f24791e4516-4500x2531.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo di cittadinanza sull’AI in Corea]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-di-cittadinanza-sull-ai-in-corea/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-di-cittadinanza-sull-ai-in-corea</link>
            <guid>4956083b-373b-424d-a946-e9de5b1dd07a</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 06:45:21 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L’indice Kospi di Seul è arrivato a perdere stanotte il 5%, stamattina -2,5%. Un importante politico sudcoreano ha affermato che il Paese dovrebbe pagare ai cittadini un &quot;dividendo&quot; utilizzando le tasse sui profitti derivanti dall&#x27;intelligenza artificiale.</p><p>In Asia Pacifico sale il Nikkei e scendono e borse di Shanghai e Mumbai. Barclays ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL del Giappone per il 2026, portandole da +0,9% a +0,7%, mentre le previsioni sull&#x27;inflazione core sono state alzate dal 2,1% al 2,3%. La banca inglese conferma la propria previsione di rialzi dei tassi da parte della Banca del Giappone.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La proposta di una tassazione degli utili generati dall’intelligenza artificiale nella Corea del Sud ha innervosito stanotte le borse dell’Asia Pacifico ed ha indebolito i future di Wall Street.</p><p>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -0,5%. La guerra in Iran resta congelata, così come resta bloccato lo Stretto di Hormuz, <strong>il petrolio WTI</strong> si mantiene così intorno ai cento dollari il barile e le obbligazioni, minacciate da una sempre più probabile ripartenza dell’inflazione, peggiorando ulteriormente.</p><p>Il novanta per cento delle società dell’indice S&amp;P500 di Wall Street ha presentato i conti del trimestre e quindi da questo fronte non dovrebbero arrivare notizie di rilievo nei prossimi giorni. Se ne riparla la settimana prossima con i conti di <strong>Nvidia</strong>. Anche la trimestrale di <strong>Wal-Mart</strong> è di quelle importanti per tutto il mercato.</p><p>La situazione è tesa mentre Stati Uniti e Iran non riescono a raggiungere un accordo di pace. Ma è proprio per questo che il settore energetico è stato oggi, con un ampio margine, il settore con la migliore performance sul mercato. E Wall Street si è ostinatamente rifiutata di farsi turbare dal conflitto nelle ultime settimane, soprattutto dopo l&#x27;entusiasmo per i solidi risultati trimestrali delle aziende.</p><p>Questo trimestre ha dimostrato che <strong>l&#x27;ottimismo sull&#x27;intelligenza artificiale è considerato da quasi tutte le società un vantaggio destinato a durare nel tempo.</strong> &quot;Tutti i principali fornitori di servizi cloud hanno segnalato che l&#x27;offerta di infrastrutture per l&#x27;IA rimane limitata, non la domanda&quot;, scrive Anthony Saglimbene, Chief Market Strategist di Ameriprise. &quot;In parole semplici, questo significa probabilmente che il ciclo di investimenti ha una base di domanda che si estende ben oltre il trimestre in corso.&quot;</p><p>Un importante politico sudcoreano ha affermato che il Paese dovrebbe pagare ai cittadini un <strong>&quot;dividendo&quot; utilizzando le tasse sui profitti derivanti dall&#x27;intelligenza artificiale,</strong> sottolineando la crescente pressione per redistribuire i guadagni di un boom che ha arricchito produttori di chip come Samsung Electronics Co. e SK Hynix Inc.</p><p>I commenti, pubblicati su Facebook dal responsabile delle politiche presidenziali Kim Yong-beom, hanno alimentato forti oscillazioni nei titoli azionari coreani martedì, mentre gli investitori cercavano di comprendere la portata delle proposte. </p><p><strong>L&#x27;indice di riferimento Kospi è crollato fino al 5,1</strong>%, per poi recuperare parte delle perdite dopo che l&#x27;influente consigliere politico ha chiarito di voler attingere alle &quot;entrate fiscali in eccesso&quot; generate dal boom dell&#x27;IA, piuttosto che introdurre una nuova imposta straordinaria sugli utili aziendali. Le azioni di Samsung e SK Hynix hanno recuperato gran parte delle perdite iniziali. L&#x27;episodio è l&#x27;ultimo esempio di come i politici richiamino l&#x27;attenzione su come l&#x27;avvento dell&#x27;IA rischi di ampliare il divario tra ricchi e poveri. In Corea del Sud, tale preoccupazione è emersa in appelli pubblici ai leader del settore affinché condividano maggiormente i profitti derivanti dal boom globale delle infrastrutture per l&#x27;intelligenza artificiale.</p><p><strong>Samsung, il cui utile operativo è aumentato di 48 volte nel trimestre di marzo,</strong> dovrebbe superare Apple Inc. e Alphabet Inc., posizionandosi al secondo posto, dopo Nvidia Corp., tra le aziende tecnologiche più redditizie al mondo. SK Hynix non è molto indietro, con un utile previsto di 239 trilioni di won nel 2026.</p><p><strong>&quot;Questo è anche un segnale che le economie asiatiche vogliono dare un segnale di partecipazione al futuro condiviso c</strong>he prevede la digitalizzazione e, naturalmente, l&#x27;intelligenza artificiale&quot;, ha dichiarato a Bloomberg Christy Tan, senior investment strategist del Franklin Templeton Institute.</p><p>L’indice <strong>Nikkei</strong> di Tokyo è in rialzo dello 0,5%. Volano i rendimenti delle obbligazioni del Giappone, il tasso del decennale è a 2,53%, livello che non si vedeva da circa trent’anni.</p><p>ll conflitto nel Medio Oriente sta pesando sull&#x27;economia giapponese più del previsto. <strong>Barclays ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL del Giappone per il 2026, portandole da +0,9% a +0,7%, mentre le previsioni sull&#x27;inflazione core sono state alzate dal 2,1% al 2,3%.</strong> La revisione riflette l&#x27;impatto dell&#x27;aumento del prezzo del petrolio, passato da una previsione pre-conflitto di 65 dollari al barile agli attuali 100 dollari, con un rincaro complessivo di circa il 50% dall&#x27;inizio delle tensioni. Sul fronte borsistico, l&#x27;incertezza energetica e il deterioramento delle ragioni di scambio rappresentano un rischio strutturale per i settori industriali e chimici, che pesano sull&#x27;outlook del mercato azionario.</p><p>Gli economisti Naohiko Baba, Takashi Onoda e James Barber affermano che il punto più critico riguarda la <strong>nafta</strong>, il cui prezzo è quasi raddoppiato da febbraio, superando i picchi raggiunti dopo l&#x27;invasione russa dell&#x27;Ucraina nel 2022. Il Giappone importa il 45% della sua nafta da paesi del Medio Oriente come Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar, e i segnali di carenza stanno già emergendo: il tasso di utilizzo degli impianti di produzione di etilene è sceso a un minimo storico del 68,6% in marzo.</p><p>Sul petrolio greggio, il governo afferma di avere un piano per garantire circa il 60% del fabbisogno di maggio attraverso forniture alternative dagli Stati Uniti e da altri paesi, ma per la quota rimanente ha dovuto ricorrere a una seconda immissione di riserve nazionali equivalente a venti giorni di consumo. Le scorte totali si sono ridotte da 243 a 211 giorni.</p><p>Per attutire l&#x27;impatto sulle famiglie, Tokyo mantiene sussidi alla benzina per tenere il prezzo al dettaglio a 170 yen al litro, con un programma da 1.150 miliardi di yen. Il governo sta inoltre valutando l&#x27;introduzione di sussidi su elettricità e gas per il terzo trimestre, con uno stanziamento potenziale di 500 miliardi di yen.</p><p>Nonostante la revisione al ribasso della crescita, <strong>Barclays conferma la propria previsione di rialzi dei tassi da parte della Banca del Giappone</strong>: un primo aumento in giugno, un secondo in ottobre e un terzo nell&#x27;aprile 2027, con un tasso terminale dell’1,5.</p><p><strong>Un elemento di incertezza politica riguarda tuttavia la composizione futura del board della Banca del Giappone.</strong> Il primo ministro Takaichi ha già nominato due banchieri centrali con orientamento accomodante, e gli attuali membri più hawkish vedranno i propri mandati scadere nel luglio 2027. Barclays ritiene che questa evoluzione renderà ulteriori rialzi dei tassi più difficili dal luglio 2027 in poi.</p><p>Cross a 157,5.<br/>La ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha confermato che il suo team sta collaborando strettamente con il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent sulla politica valutaria, segnalando un <strong>tacito consenso da parte degli Stati Uniti al recente presunto intervento del Giappone sul mercato valutario</strong>.</p><p>&quot;Per quanto riguarda le recenti manovre valutarie, abbiamo confermato che il Giappone e gli Stati Uniti si stanno coordinando molto bene e mantengono una stretta comunicazione&quot;, ha dichiarato Katayama ai giornalisti martedì, dopo i colloqui con Bessent a Tokyo.</p><p>&quot;Abbiamo anche ribadito che continueremo a lavorare a stretto contatto sulle valute, in linea con la dichiarazione congiunta rilasciata lo scorso settembre&quot;, ha aggiunto, precisando che l&#x27;accordo afferma chiaramente che l&#x27;intervento valutario è tra le opzioni per affrontare l&#x27;eccessiva volatilità del mercato dei cambi.</p><p>&quot;Credo che su questo punto abbiamo ricevuto piena comprensione&quot;, ha concluso Katayama.</p><p>Indice CSI 300 dei listini di Shangai e Shenzhen +0,2%. <strong>L’utilizzo delle linee di swap della Banca Popolare Cinese da parte delle banche centrali di tutto il mondo ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due anni nel primo trimestre,</strong> sottolineando la crescente domanda internazionale di valuta cinese. Alla fine di marzo, le banche centrali di tutto il mondo avevano prelevato un totale di 111,6 miliardi di yuan (16,4 miliardi di dollari) dalle linee di swap valutarie della Banca Popolare Cinese, il livello più alto da marzo 2024, secondo il rapporto trimestrale della banca centrale cinese pubblicato lunedì scorso. L&#x27;aumento di 17,4 miliardi di yuan rispetto al trimestre precedente ha segnato il più forte incremento trimestrale dal 2023, secondo i calcoli di Bloomberg.</p><p>Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto un momento particolarmente precario lunedì, quando il presidente Donald Trump ha affermato che l&#x27;accordo è in &quot;stato di massima allerta&quot;.</p><p>Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, <strong>Trump ha definito la risposta dell&#x27;Iran alla sua proposta &quot;un pezzo di spazzatura</strong>&quot; e ha detto di &quot;non aver nemmeno finito di leggerla&quot;.</p><p>Trump non ha indicato se gli Stati Uniti riprenderanno gli attacchi militari contro l&#x27;Iran, come aveva precedentemente minacciato, qualora la leadership della Repubblica Islamica non accettasse le sue condizioni. A Fox News, il presidente ha detto che sta valutando la possibilità di riattivare un piano per scortare le navi attraverso la vitale via d&#x27;acqua.</p><p>Tuttavia, quando gli è stato chiesto se fosse possibile raggiungere una soluzione diplomatica, Trump ha affermato che è &quot;molto probabile&quot;.<br/>Il Wall Street Journal riporta che gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto attacchi militari contro l’Iran nelle scorse settimane.</p><p>L&#x27;anomalia nei dati sull&#x27;inflazione americana sta diventando un problema concreto per la Federal Reserve: i due principali indicatori usati per misurarla raccontano storie opposte, e il divario si sta allargando a una velocità mai vista dagli anni Ottanta. <strong>Lo scenario che si delinea, secondo PIMCO, è quello della stagflazione</strong>.</p><p>Da un lato c&#x27;è l&#x27;indice dei prezzi al consumo, quello che campeggia sui giornali ogni mese, che appare tutto sommato sotto controllo. Dall&#x27;altro la misura delle spese per consumi personali — quella preferita dalla Fed per calibrare i tassi d&#x27;interesse — è balzata dal 2,4% di novembre 2025 al 4,4% di marzo 2026. Un&#x27;accelerazione brusca, che rischia di restare in gran parte invisibile all&#x27;opinione pubblica. A fotografare questa anomalia è Tiffany Wilding, economista di PIMCO, che parla di “una delle inversioni più ampie dal 1985”.</p><p>Perché i due indicatori divergono? La differenza non è solo tecnica. La misura delle spese per consumi personali ha un perimetro più ampio: include anche le spese sanitarie pagate dai datori di lavoro o dallo stato, e aggiorna i propri pesi in tempo reale. Di conseguenza cattura con più precisione ciò che accade nei settori tecnologici, che pesano molto di più in questo paniere rispetto all&#x27;altro indice, dove invece l&#x27;affitto ha un ruolo dominante.</p><p>Ed è proprio la tecnologia il cuore del problema. <strong>La corsa agli investimenti nell&#x27;intelligenza artificiale sta generando una domanda enorme di chip, memoria e server, che si riversa a cascata sui prezzi di computer, smartphone, servizi di streaming e telefonia mobile</strong>. A complicare il quadro si aggiunge il conflitto con l&#x27;Iran, che ha fatto salire i prezzi dell&#x27;energia — essenziale per produrre semiconduttori — e ha fatto raddoppiare il prezzo dell&#x27;elio, componente insostituibile nella fabbricazione dei chip, con alcune fabbriche asiatiche che dichiarano scorte sufficienti per soli sei mesi.</p><p>Non mancano altri fattori: i dazi stanno trasferendo i loro effetti sui prezzi finali, in particolare sull&#x27;abbigliamento, e i rincari stagionali nei servizi digitali si sono concentrati proprio nelle categorie con più peso nel paniere della Fed.</p><p>La buona notizia è che il mercato del lavoro americano non è surriscaldato come nel biennio 2021-2022, e il rischio di una spirale prezzi-salari appare per ora limitato. Nel lungo periodo, inoltre, l&#x27;intelligenza artificiale potrebbe portare guadagni di produttività capaci di compensare parte delle pressioni attuali. Ma alzare i tassi è considerato uno scenario estremo, e tagliare con un&#x27;inflazione persistentemente alta è altrettanto difficile.</p><p>Sullo stesso argomento, <strong>l’Economic Team di Payden &amp; Rygel afferma che i massicci investimenti in infrastrutture AI non stanno — almeno per ora — generando i guadagni di produttività che potrebbero compensarne gli effetti inflazionistici</strong>. La crescita della produttività americana al 2,9% annuo nel primo trimestre 2026 è infatti in larga parte un artificio statistico: con un&#x27;occupazione quasi ferma e un PIL ancora resiliente, il rapporto output/ore lavorate sale meccanicamente. Gli indicatori più affidabili, quelli osservati dalla Federal Reserve di San Francisco raccontano invece di un rallentamento dell&#x27;efficienza sottostante.</p><p><br/></p><p>Il tasso del decennale è a 4,42%.<br/><strong>Goldman Sachs rinvia di tre mesi le attese sui prossimi tagli dei tassi della Federal Reserve. Nel nuovo scenario elaborato dall’economista David Mericle, la banca prevede ora due riduzioni del costo del denaro tra dicembre 2026 e marzo 2027</strong>.</p><p>Alla base della revisione c’è la persistenza dell’inflazione negli Stati Uniti. Secondo il report, il rincaro dell’energia continuerà a mantenere l’inflazione “core” – al netto delle componenti più volatili – vicino al 3%, sopra il target del 2% fissato dalla Fed.</p><p>Mericle spiega che “serviranno dati sull’inflazione più deboli e un ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro perché la Fed possa iniziare a tagliare i tassi quest’anno”. Ma, aggiunge, Goldman Sachs continua ad aspettarsi che “queste condizioni vengano raggiunte, anche se più lentamente”.</p><p>La banca conferma invece la stima sul livello finale dei tassi, previsto tra il 3% e il 3,25%. Secondo Goldman Sachs, diversi membri della Federal Reserve considerano ancora probabili almeno due tagli nel medio termine. Cresce però anche la possibilità che, se l’economia americana continuerà a reggere agli attuali livelli dei tassi, la banca centrale scelga di non intervenire.</p><p>Nonostante il rinvio dei tagli, Goldman Sachs mantiene una posizione più accomodante rispetto ai mercati, giudicando poco probabile un nuovo rialzo del costo del denaro.</p><p>La banca riduce infine il rischio di recessione negli Stati Uniti nei prossimi dodici mesi: la probabilità stimata scende al 25%, dal 30% precedente.</p><p><strong>Mediobanca</strong> ha registrato un utile operativo di 552 milioni di euro nel primo trimestre 2026, in crescita del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua.</p><p>L&#x27;utile netto si è attestato a 323 milioni di euro, in calo del 3% anno su anno principalmente per la maggiore tassazione e componenti non ricorrenti.</p><p><strong>Monte Dei Paschi</strong>. Utile netto del trimestre pari a 520,8 mln euro,superiore a consensus fornito da banca</p><p><strong>Telecom Italia</strong>. L’Antitrust ha avviato un&#x27;istruttoria sull&#x27;accordo tra Tim e Fastweb per l&#x27;infrastruttura 5G e la condivisione della loro rete mobile, come ha fatto sapere l&#x27;autorità nel proprio bollettino. Moody&#x27;s ha alzato il rating di Tim a &#x27;Ba1&#x27; da &#x27;Ba2&#x27; con outlook stabile. Il miglioramento riflette la solida strategia dell&#x27;azienda che sta sostenendo una ripresa duratura degli utili e un miglioramento degli indicatori di credito.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Cina tra i protagonisti del nuovo ordine farmaceutico globale]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/cina-tra-i-protagonisti-del-nuovo-ordine-farmaceutico-globale/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=cina-tra-i-protagonisti-del-nuovo-ordine-farmaceutico-globale</link>
            <guid>da2ae746-0320-4f3a-acff-6c67763f3ccb</guid>
            <pubDate>Tue, 12 May 2026 06:15:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Dopo aver scalato e conquistato il controllo di un settore dopo l&#x27;altro nel corso degli ultimi decenni, la Cina sta rapidamente emergendo come una potenza significativa nel campo della medicina</p><p><em>A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM</em></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Secondo lettura dell’inflazione della Germania di MoM di aprile che non dovrebbe scostarsi dal +0,6% (dal +1,1% di marzo) della lettura flash e che dovrebbe portare il tendenziale annuo al +2,9% (dal +2,7% di marzo) e indice ZEW di maggio (stima -29,2 punti contro -17,2 di aprile). Produzione industriale dell’Italia MoM di marzo (stima +0,2% contro +0,1% di febbraio).</p><p></p><p>Sul fronte statunitense, è atteso il CPI MoM di aprile al +0,6% (da +0,9% di marzo) che dovrebbe portare il tendenziale annuo al +3,7% (dal +3,3% di marzo).</p><p></p><p>Abbiamo scritto più volte che la Cina ha la leadership in diversi settori industriali e in molti altri la sta gradualmente conquistando. C’è tuttavia un settore che sta diventando strategico per la Cina, ed è quello farmaceutico.</p><p></p><p>Dopo aver scalato e conquistato il controllo di un settore dopo l&#x27;altro nel corso degli ultimi decenni, la Cina sta rapidamente emergendo come una potenza significativa nel campo della medicina. Di fatto, la Cina è già il secondo maggior sviluppatore al mondo di nuovi farmaci dopo gli Stati Uniti. Questo è poco riconosciuto dagli investitori, così come il fatto che la Cina stia rapidamente risalendo la catena del valore nel settore farmaceutico utilizzando lo stesso schema con cui è diventata una potenza manifatturiera: entrare dalla fascia bassa, fornire enormi sussidi governativi, scalare senza sosta, costruire capacità produttiva, dare priorità allo sviluppo del capitale umano e sfruttare la tecnologia e l&#x27;innovazione occidentali.</p><p></p><p>Il risultato è la sorprendente transizione della Cina dalle biciclette alle biotecnologie e la conseguente nascita di una superpotenza farmaceutica. Sì, lo sappiamo che la Cina soffre ancora di una reputazione, costruitasi in decenni, secondo cui la qualità e la sicurezza dei suoi farmaci sono inferiori a quelle americane. Ma i tempi stanno cambiando.</p><p></p><p>Analizziamo come di consueto i dati:</p><ul><li>secondo The Journal of the American Medical Association, la Cina ha rappresentato il 40% della sperimentazione farmaceutica globale in fase iniziale nel terzo trimestre del 2025, contro il 35% degli Stati Uniti. In crescita rispetto a una quota di appena l&#x27;8% di un decennio fa;</li><li>circa un farmaco generico su quattro assunto dagli americani dipende da ingredienti provenienti dalla Cina;</li><li>la Cina fornisce circa un terzo dei principi attivi farmaceutici (API) mondiali;</li><li>secondo Bloomberg Intelligence, dei circa 160 nuovi farmaci contro l&#x27;obesità in fase di sviluppo nel mondo, un terzo proviene dalla Cina;</li><li>I partner stranieri hanno firmato un numero record di 157 accordi cinesi (per un valore di 136 miliardi di dollari) nel 2025;</li><li>secondo Goldman Sachs, i leader farmaceutici cinesi sono ora responsabili di circa il 70% dei coniugati anticorpo-farmaco (ADC) a livello mondiale;</li><li>le aziende cinesi rappresentano ora circa il 24% di tutti i candidati farmaci first-in-class in fase di sviluppo globale.</li></ul><p></p><p>Cercando di riassumere quanto sopra, non possiamo più dire che il mondo della &quot;Big Pharma&quot; poggia sulle spalle delle aziende statunitensi ed europee. Questo è il passato. Il presente e il futuro sono e saranno cinesi. Solo nell&#x27;ultimo decennio, il ruolo (e la quota) della Cina nello sviluppo farmaceutico globale in fase iniziale è cresciuto in modo vertiginoso attraverso diverse modalità farmaceutiche e aree terapeutiche, che si tratti di biologici, oncologia o malattie metaboliche. Come ha recentemente osservato il Journal of the American Medical Association, &quot;lo sviluppo farmaceutico globale in fase iniziale è quasi raddoppiato nell&#x27;ultimo decennio, passando da un sistema dominato dagli Stati Uniti a una struttura a 2 poli incentrata su Stati Uniti e Cina.”</p><p></p><p>L&#x27;ascesa della Cina come gigante delle scienze della vita è stata sostenuta da una serie di fattori, tra cui riforme normative, sussidi statali, un&#x27;enorme base di pazienti, ingenti investimenti in R&amp;S, un sistema sanitario centralizzato e un solido bacino di talenti nel campo biologico. Riguardo a quest&#x27;ultimo aspetto, la Cina laurea cinque volte il numero di studenti in medicina e biomedicina rispetto agli Stati Uniti ogni anno. Inoltre, date le politiche migratorie statunitensi più restrittive, alcuni dei migliori e più brillanti talenti medici cinesi negli Stati Uniti stanno tornando a casa, ovvero in Cina.</p><p></p><p>La biotecnologia cinese eccelle in velocità, scala e bassi costi. Per esempio, le sperimentazioni cliniche in Cina sono da due a tre volte più rapide rispetto agli Stati Uniti e meno costose. Come osservato da The Economist: &quot;le aziende cinesi possono portare un farmaco dalla scoperta all&#x27;inizio delle sperimentazioni sull&#x27;uomo in circa la metà del tempo medio dell&#x27;industria globale. Un vasto bacino di pazienti rende più facile l&#x27;arruolamento, e un&#x27;ampia rete di centri di sperimentazione accelera ulteriormente i processi”.</p><p></p><p>In questo contesto, non sorprende che i nuovi farmaci made in China stiano attirando capitali e attenzione da parte delle aziende farmaceutiche e biotecnologiche statunitensi. Gli accordi di out-licensing sono cresciuti vertiginosamente nell&#x27;ultimo decennio, raggiungendo un record di 157 lo scorso anno, in aumento rispetto ai 94 accordi del 2024 e ai soli cinque di un decennio fa (come noto, gli accordi di out-licensing prevedono tipicamente che un&#x27;azienda in Cina conceda a un&#x27;altra impresa come ad esempio una grande casa farmaceutica statunitense i diritti esclusivi per sviluppare ulteriormente, produrre e commercializzare un farmaco una volta entrato nella fase di sperimentazione sull&#x27;uomo).</p><p></p><p>A riprova della profondità dei legami farmaceutici sino-americani, secondo un recente sondaggio della Biotechnology Innovation Organization, un&#x27;associazione di categoria statunitense, circa l’80% delle 124 aziende biofarmaceutiche statunitensi intervistate ha partner di sviluppo e produzione con sede in Cina. Storicamente, questi legami riflettevano il ruolo della Cina come principale fornitore mondiale di generici a basso costo e di principi attivi farmaceutici (API) utilizzati in tutto, dagli antibiotici ai farmaci antitumorali. Questo modello era di tipo commodity, ovvero alti volumi, bassi margini, imitazione anziché innovazione e scarsa differenziazione.</p><p></p><p>Ma oggi la situazione è completamente diversa. Sospinta da vari fattori interni e da legami occidentali in espansione, la Cina sta risalendo la catena del valore del settore farmaceutico. Gli investitori devono affinare il loro sguardo quando si tratta della biotecnologia cinese. Devono riconoscere gli schemi del passato, secondo cui la Cina entra in un settore dalla fascia bassa, per poi accelerare in modo iper-veloce verso la creazione di valore più competitiva e redditizia della fascia alta. Si pensi all&#x27;acciaio, alla cantieristica navale, alle energie rinnovabili, ai veicoli elettrici e ora alla biotecnologia. Abbiamo già visto questo film.</p><p></p><p>Ma come si svilupperà tutto questo resta ancora da vedere. Molte domande rimangono aperte, come per esempio se i farmaci cinesi a basso costo eroderanno i margini dei leader farmaceutici statunitensi e se i crescenti legami biotecnologici tra Stati Uniti e Cina cadranno vittima delle tensioni geopolitiche in aumento e ancora se la Cina riuscirà a continuare a ridurre il divario di innovazione biotecnologica con gli Stati Uniti.</p><p></p><p>Non abbiamo ovviamente le risposte a queste domande che solo tempo darà. Siamo comunque convinti però che si stia delineando un nuovo ordine farmaceutico globale che vedrà sicuramente la Cina trai protagonisti.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Opinioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9c5ae875e4bc9371bf0c799aac8b2eb433e4019-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dal mito del “modello Yale” al ritorno alla semplicità]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dal-mito-del-modello-yale-al-ritorno-alla-semplicita/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dal-mito-del-modello-yale-al-ritorno-alla-semplicita</link>
            <guid>6212a3dc-9b5a-4019-addd-b05f261b8302</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 14:15:56 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Per anni private equity, hedge fund e asset reali sono stati considerati la chiave per battere i mercati tradizionali. Il celebre “modello Yale” ha rivoluzionato i portafogli istituzionali promettendo rendimenti più elevati e maggiore diversificazione. Oggi però quel paradigma viene sempre più messo in discussione: tra costi elevati, accesso limitato ai migliori gestori e risultati spesso inferiori alle attese, molti investitori stanno riscoprendo il valore della semplicità, della liquidità e del tradizionale portafoglio 60/40.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Gli anni 2000 sono stati caratterizzati da un diffuso entusiasmo nel mondo degli investimenti istituzionali per il cosiddetto <strong>“modello Yale”</strong>. Sviluppato da David Swensen, storico Chief Investment Officer dello Yale Endowment, tale approccio privilegiava un’<strong>allocazione fortemente orientata verso strumenti alternativi</strong> (come private equity, hedge fund e asset reali) rispetto al tradizionale portafoglio 60/40 composto da azioni e obbligazioni quotate. L’assunto di fondo era che i mercati privati, meno liquidi e più inefficienti, potessero offrire <strong>premi al rischio superiori</strong> per gli investitori pazienti. </p><p>Questa narrativa, si legge nel commento a cura di <strong>Jeffrey Cleveland</strong>, Chief Economist di <strong>Payden &amp; Rygel</strong>, ha esercitato una forte attrazione su fondi pensione e fondazioni di ogni dimensione, spingendoli a inseguire i <strong>rendimenti associati al private equity e agli hedge fund</strong>, spesso senza considerare adeguatamente vincoli operativi, esigenze di liquidità e risorse interne.</p><p>A partire dalla pubblicazione di <em>Pioneering Portfolio Management</em> nel 2000, i fondi pensione pubblici statunitensi hanno progressivamente modificato la composizione dei propri portafogli. Nel 2001, gli investimenti alternativi rappresentavano circa il 14% degli asset rischiosi; <strong>nel 2021, tale quota si avvicinava al 40%</strong> (vedi figura sotto). Analogamente, spiega Cleveland, i grandi fondi di dotazione hanno superato <strong>il 50% di allocazione in alternativi</strong>, mentre anche quelli più piccoli hanno raggiunto quote prossime al 20%. Questa trasformazione è stata finanziata principalmente riducendo l’esposizione alle azioni quotate (dal 59% al 47%) e triplicando quella verso strumenti alternativi (dall’11% al 30% in due decenni). </p><p>Tale evoluzione non è stata guidata da vincoli di finanziamento o da un aumento della propensione al rischio, bens<strong>ì dall’applicazione di modelli teorici di allocazione, </strong>in particolare quelli basati sull’analisi media-varianza, che attribuivano agli alternativi rendimenti attesi più elevati e minore correlazione con i mercati pubblici. Il punto critico, secondo Cleveland, risiede proprio nelle ipotesi: bastano assunzioni relativamente semplici su rendimenti e correlazioni per rendere gli alternativi apparentemente più attraenti. Negli ultimi due decenni, <strong>l’“alfa percepito” di queste asset class è aumentato di circa 58 punti base</strong>, spingendo ulteriormente le allocazioni. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Tuttavia, i benefici teorici degli investimenti alternativi si manifestano principalmente per le grandi istituzioni dotate di risorse, competenze e accesso privilegiato. In primo luogo, sottolinea Cleveland, l’accesso ai migliori fondi non è uniforme: gli investitori più grandi ottengono le opportunità più interessanti, mentre quelli più piccoli spesso si collocano su segmenti meno performanti del mercato. I dati mostrano che, in quasi tutti gli ultimi 24 anni, almeno un fondo pensione ha sottoperformato il mercato azionario attraverso il private equity. In secondo luogo, <strong>i costi sono significativamente più elevati</strong>. Commissioni di gestione fino al 2%, commissioni di performance del 20% e ulteriori spese operative possono portare il costo complessivo per i piccoli investitori al 3-4% annuo. Infine, gli investimenti in asset privati richiedono strutture organizzative complesse per Cleveland: due diligence approfondita, monitoraggio continuo, gestione dei flussi di cassa e supervisione delle valutazioni. In assenza di tali capacità, l’investitore si espone al rischio di detenere strumenti opachi e difficilmente valutabili.</p><p>Un ulteriore elemento critico riguarda la diversificazione per Cleveland: se per le grandi istituzioni è possibile costruire portafogli ampi e ben articolati, le realtà più piccole spesso non dispongono della scala necessaria. Inoltre, nel tempo, <strong>i benefici di diversificazione degli alternativi si sono ridotti</strong>: i rendimenti di private equity e immobiliare tendono a seguire da vicino quelli dei mercati azionari, mentre le obbligazioni pubbliche hanno mantenuto una correlazione negativa più stabile.</p><p>È quindi lecito domandarsi se gli investitori abbiano sostituito strumenti di diversificazione collaudati con alternative più costose e meno trasparenti. <strong>Un’eccezione interessante è rappresentata dall’oro</strong>, che offre liquidità, costi contenuti e una correlazione di lungo periodo prossima allo zero con l’azionario, contribuendo alla resilienza del portafoglio.</p><p>Immaginando uno scenario alternativo in cui le istituzioni fossero rimaste ancorate ai mercati pubblici, con un portafoglio 60% azioni e 40% obbligazioni Usa, tale strategia, pur con una maggiore volatilità nel breve periodo, nel lungo termine avrebbe generato una <strong>sovraperformance rispetto al rendimento mediano dei fondi pensione pari a circa il 50%</strong>, anche in assenza di ribilanciamento (vedi figura sotto). I vantaggi sarebbero stati evidenti per Cleveland: minori costi, maggiore trasparenza, liquidità costante e una governance più semplice. Strategie attive limitate, come l’aumento dell’esposizione obbligazionaria nelle fasi di ribasso, avrebbero ulteriormente migliorato i risultati.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>La percezione di stabilità associata ai mercati privati è in parte illusoria. L’assenza di valutazioni giornaliere riduce la volatilità apparente, mentre i prezzi reali possono adeguarsi con ritardo (vedi figura sotto). Tuttavia, evidenzia Cleveland, questa stabilità ha un costo: in situazioni di stress, la liquidità può venire meno, rendendo difficile disinvestire. Al contrario, <strong>i mercati pubblici offrono trasparenza immediata</strong>: i prezzi si adeguano rapidamente, ma garantiscono la presenza di controparti anche nelle fasi di maggiore tensione. Per le istituzioni più piccole, ciò si traduce in una gestione più semplice e controllabile, senza richieste di capitale o vincoli operativi complessi.</p><p>Il vero vantaggio del modello Yale non risiedeva tanto negli strumenti alternativi, quanto in fattori difficilmente replicabili per Cleveland: <strong>dimensione, governance e accesso privilegiato</strong>. Solo poche istituzioni dispongono delle risorse necessarie per sfruttare appieno tali opportunità. Per molte realtà, una strategia più semplice (basata su azioni pubbliche, obbligazioni di qualità ed eventualmente un diversificatore a basso costo come l’oro) avrebbe rappresentato una scelta più efficiente in termini di rendimento corretto per il rischio, costi e complessità gestionale.</p><p>Guardando al futuro, conclude Cleveland, il 2026 potrebbe segnare un ritorno a questa impostazione: un portafoglio trasparente, liquido e a basso costo. In ultima analisi, la vera alternativa non risiede negli strumenti complessi, ma nella semplicità. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/6ed8e8136ce1791e3481a1818d2e3afa09423b31-1000x384.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Intel vola ancora: voci su intesa con Apple per la fornitura di chip]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-intel-vola-ancora-voci-su-intesa-con-apple-per-la-fornitura-di-chip/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-intel-vola-ancora-voci-su-intesa-con-apple-per-la-fornitura-di-chip</link>
            <guid>e0e9c223-42ff-4e7c-bb58-3eb4783df32e</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 13:30:15 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Le due società avrebbero raggiunto un accordo preliminare secondo indiscrezioni di stampa dopo le indiscrezioni della scorsa settimana.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Non si ferma la corsa di Intel a Wall Street dopo le nuove indiscrezioni circa un accordo con Apple dopo <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-intel-possibile-alternativa-di-apple-a-tsmc-sui-chip-ia/">quanto emerso la scorsa settimana</a>.</p><p>Con l’apertura della borsa di New York, il titolo del produttore di chip guadagna il 4% dopo il +13,96% di venerdì scorso, salendo così a 130 dollari.</p><p>Per le azioni Intel si tratta del proseguimento di una straordinaria corsa: il produttore ha guadagnato il 125% nell’ultimo mese e il 230% da inizio anno.</p><p>Lo scatto odierno arriva dopo un articolo del Wall Street Journal in cui si riporta di un <strong>accordo preliminare con Apple</strong> per la produzione di chip per i dispositivi di Cupertino.</p><p>L&#x27;articolo, citando fonti vicine alla vicenda, afferma che le due società sono state in trattative intense per oltre un anno e hanno finalizzato un accordo formale nei mesi scorsi.</p><p>Non è ancora stato specificato quali prodotti Apple saranno inclusi nell&#x27;accordo. Apple vende oltre 200 milioni di iPhone all&#x27;anno, oltre a milioni di iPad e computer Mac, ma le fonti citate dal WSJ non hanno ancora indicato quali linee di prodotti saranno le prime a integrare i chip prodotti da Intel, mentre nessuna delle due società ha confermato la notizia.</p><p><br/></p><p>L&#x27;accordo sarebbe giunto dopo mesi di negoziati e sotto la <strong>pressione dell’amministrazione statunitense</strong>. Il media statunitense sottolinea che la scorsa estate il governo ha convertito quasi 9 miliardi di dollari di aiuti federali a Intel in una partecipazione azionaria del 10%, per poi utilizzare questo supporto per attrarre clienti strategici. Apple sarebbe stata uno degli obiettivi prioritari di questa strategia industriale.</p><p>L’articolo aggiunge che il Segretario al Commercio <strong>Howard Lutnick</strong> ha avuto incontri nel corso dell&#x27;ultimo anno con dirigenti Apple, tra cui <strong>Tim Cook</strong>, nonché con rappresentanti di Nvidia e SpaceX, per promuovere le relazioni commerciali con Intel.</p><p>Secondo le stesse fonti, il Presidente Trump avrebbe personalmente sostenuto questa opzione con Cook durante un incontro alla Casa Bianca.</p><p><br/></p><p>L&#x27;annuncio rappresenta un passo significativo per <strong>Intel Foundry Services</strong>, la divisione attraverso la quale Intel intende produrre sia i propri chip che quelli di terze parti. Il Wall Street Journal osserva che sia la divisione di progettazione che quella di produzione di Intel avevano registrato prestazioni inferiori alle aspettative per anni prima che Lip-Bu Tan assumesse la carica di CEO nel 2025. Da allora, l&#x27;azienda ha subìto cambiamenti ai vertici e ha rafforzato il suo impegno verso i processi produttivi più avanzati, tra cui il Node 14A.</p><p>Per Intel, l&#x27;accordo avrebbe un valore sia industriale che simbolico. Per anni, l&#x27;azienda è stata il fornitore di CPU per i Mac, fino a quando Apple non ha sostituito quei chip con i propri progetti basati sull&#x27;architettura ARM a partire dal 2020. Ora, un eventuale ritorno di Intel nell&#x27;ecosistema Apple non implicherebbe la progettazione di processori, bensì la loro produzione per un&#x27;azienda che si affida ancora a terze parti per la realizzazione dei suoi chip.</p><p>Il Wall Street Journal colloca inoltre questo accordo nel contesto dei <strong>problemi di capacità produttiva</strong> che affliggono Apple. L&#x27;azienda di Cupertino si affida a TSMC per la produzione dei chip progettati per iPhone, iPad e Mac, ma la forte domanda di capacità produttiva da parte di Nvidia e di altri produttori di chip per l&#x27;intelligenza artificiale ha ridotto il margine di manovra di Apple nell&#x27;assicurarsi le forniture.</p><p>Nelle sue ultime due conference call sui risultati finanziari, Cook ha attribuito parte delle limitazioni di approvvigionamento all&#x27;insufficiente disponibilità di chip avanzati.</p><p>Il manager ha persino recentemente indicato che per alcuni modelli di Mac, come il Mac mini e il Mac Studio, potrebbero essere necessari diversi mesi per raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta. Questo contesto aiuta a spiegare l&#x27;interesse nell&#x27;aprire un secondo canale produttivo.</p><p>Gli analisti di <strong>Lynx Equity</strong> hanno affermato che l&#x27;articolo del WSJ &quot;aggiunge ulteriore slancio a un titolo Intel che è già in forte crescita quest&#x27;anno&quot;, ribadendo la sua preferenza per Intel rispetto ad AMD e fissando un prezzo obiettivo di 175 dollari.</p><p>&quot;Con il coinvolgimento di due importanti aziende, i timori sulla sostenibilità di Intel Foundry Services dovrebbero diminuire nella mente degli investitori&quot;, ha scritto l&#x27;analista.</p><p>Il broker ha avvertito che la monetizzazione a breve termine della potenziale operazione potrebbe rimanere limitata a causa dei requisiti di sviluppo del processo, ma ha affermato che è improbabile che gli investitori aspettino.</p><p>La società ha inoltre segnalato un impatto positivo per i titoli del settore delle apparecchiature per semiconduttori, prevedendo che ASML, Lam Research, Applied Materials e KLA ne trarranno beneficio, pur sottolineando che un aumento significativo della spesa per le apparecchiature per la fabbricazione di wafer è improbabile prima del 2028.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/fce49933d66d53088e2a8f9e6707a6a8058480bd-1000x750.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Cautela a Wall Street dopo il rifiuto di Trump all’Iran]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/cautela-a-wall-street-dopo-il-rifiuto-di-trump-all-iran/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=cautela-a-wall-street-dopo-il-rifiuto-di-trump-all-iran</link>
            <guid>693d6707-d68b-43ae-986e-ccfaebe7f08c</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 12:15:12 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il presidente degli Stati Uniti ha detto no alla proposta iraniana di pace facendo balzare ancora i prezzi del petrolio e aumentando l’incertezza su una soluzione rapida del conflitto in Medio Oriente.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Cautela a Wall Street prima dell’apertura della prima seduta della settimana dopo il rally della scorsa settimana, con l’attenzione puntata ancora sul conflitto in Medio Oriente.</p><p>I future sui principali indici della Borsa di New York (<strong>Nasdaq</strong>, <strong>Dow Jones</strong> e <strong>S&amp;P500</strong>) scambiano intorno la parità, mentre il dollaro guadagna leggermente nei confronti dell’euro, con la coppia <strong>EUR/USD</strong> a 1,1765, mentre il <strong>Bitcoin</strong> si porta sopra gli 81 mila dollari.</p><p>In flessione i prezzi dei metalli preziosi come l’<strong>oro</strong>, a 4.669 dollari, e l’<strong>argento</strong>, a 81,15 dollari l’oncia.</p><p>Dal fronte del petrolio, il <strong>Brent</strong> sale a 104,40 dollari mentre il <strong>greggio WTI</strong> si attesta a 98,60 dollari al barile.</p><p>Il rialzo dei prezzi dell’oro nero arriva dopo il <a href="https://www.orafinanza.it/it/prezzi-petrolio-brent-donald-trump-iran">rifiuto da parte del presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong></a> della risposta iraniana, alimentando i timori che il conflitto, in corso da 10 settimane, possa protrarsi e mantenere paralizzato il traffico marittimo attraverso lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>.</p><p>Le tensioni geopolitiche sono rimaste al centro dell&#x27;attenzione dopo che l&#x27;Iran avrebbe presentato ai negoziatori statunitensi una proposta di pace rivista, chiedendo la fine del conflitto prolungato e la revoca delle sanzioni contro Teheran, secondo quanto riportato dall&#x27;agenzia di stampa iraniana Tasnim. Trump, però, ha respinto con fermezza la proposta in un post su Truth Social, definendo la risposta dell&#x27;Iran &quot;totalmente inaccettabile&quot;.</p><p>“I motivi per tornare al tavolo delle trattative passano dall&#x27;ovvietà di sintesi tra due massimalismi per ora difficilmente conciliabili”, commentano gli strategist di <strong>Intesa Sanpaolo</strong>, che aggiungono: “Non è una questione di ottimismo/pessimismo, ma la clessidra dell&#x27;energy crunch (della scarsità di combustibili fossili e derivati di tutti i tipi) continua a scorrere&quot;.</p><p><br/></p><p>Domani l’attenzione sarà rivolta verso i dati sull’<strong>inflazione</strong> del mese di aprile negli Stati Uniti, fondamentale per cercare di capire per quanto tempo la Federal Reserve, sotto la guida di <strong>Kevin Warsh</strong>, lascerà i tassi d&#x27;interesse invariati.</p><p>Gli economisti prevedono un netto aumento dello 0,6% dell&#x27;indice dei prezzi al consumo per il mese, secondo la stima mediana del sondaggio Bloomberg, dato che segue il maggiore incremento mensile registrato a marzo dal 2022.</p><p>Dall&#x27;inizio del conflitto in Medio Oriente, a fine febbraio, gli operatori di mercato non solo hanno già scontato un taglio dei tassi da parte della Fed, ma hanno anche iniziato a scommettere sul fatto che Warsh, scelto da Trump per sostituire Jerome Powell alla fine del suo mandato questa settimana, potrebbe dover aumentare i costi di finanziamento il prossimo anno.</p><p>&quot;L&#x27;impennata dei mercati, trainata da utili solidi, dall&#x27;entusiasmo per l&#x27;intelligenza artificiale e dalle speranze di uno shock energetico di breve durata, dovrà affrontare una prova più dura nella corso di questa settimana&quot;, spiega <strong>Laura Cooper</strong>, stratega globale degli investimenti e responsabile del credito macroeconomico presso Nuveen. &quot;Un&#x27;inflazione più elevata negli Stati Uniti potrebbe spingere al rialzo i rendimenti, mentre un calo delle vendite al dettaglio potrebbe iniziare a rilevare l&#x27;impatto dell&#x27;aumento dei prezzi della benzina sui consumatori&quot;, prevede l&#x27;esperta.</p><p>La <strong>stagione delle trimestrali</strong> dei primi tre mesi del 2026 sta per concludersi, dopo che una prestazione delle aziende decisamente superiore alle attese, in particolare nel settore tech, ha contribuito a spingere i mercati azionari verso nuovi massimi.Tra i nomi di spicco di questa settimana figurano <strong>Cisco</strong> e il produttore di apparecchiature per semiconduttori <strong>Applied Materials</strong>, mentre i colossi <strong>Nvidia</strong> e <strong>Walmart</strong> pubblicheranno i loro risultati più avanti nel corso di questo mese.</p><p>Secondo LSEG, gli utili dell&#x27;S&amp;P 500 nel primo trimestre sono sulla buona strada per crescere di quasi il 29% su base annua, in gran parte grazie ai colossi di Wall Street legati all&#x27;intelligenza artificiale. </p><p>&quot;Mentre gli utili rimangono favorevoli, il sentiment è su un terreno più volatile&quot;, hanno affermato gli strateghi di <strong>HSBC</strong>, aggiungendo che il recente rally ha avuto un&#x27;ampiezza relativamente limitata. La maggior parte dei titoli è ancora scambiata al di sotto dei massimi delle ultime 52 settimane, il che suggerisce un margine di ulteriore rialzo se la partecipazione dovesse ampliarsi, hanno sottolineato gli esperti.</p><p>I mercati azionari stanno raggiungendo livelli record dopo un rally, seppur limitato, guidato dal settore tecnologico, trainato da solidi utili e da un rinnovato ottimismo sull&#x27;intelligenza artificiale, nonostante la guerra in corso. Questa settimana, gli investitori seguiranno con attenzione la visita di Trump al presidente cinese Xi Jinping per valutare se potrà influenzare la situazione relativa al conflitto.</p><p>L&#x27;andamento positivo dei mercati azionari &quot;è comprensibile&quot;, secondo <strong>Grace Peters</strong>, responsabile globale della strategia di investimento presso JP Morgan Private Bank. &quot;Il fattore determinante è l&#x27;aumento degli investimenti in conto capitale. Questo non è legato solo allo sviluppo dell&#x27;IA, ma anche ai governi che indirizzano i capitali e alle aziende che seguono l&#x27;esempio&quot;.</p><p>Mentre l&#x27;S&amp;P500 ha chiuso il mese di aprile con il più grande guadagno percentuale mensile dal novembre 2020, gli analisti di <strong>HSBC</strong> hanno alzato il loro target price di fine anno per l’indice, implicando un rialzo di circa il 3,4% rispetto alla chiusura di venerdì a 7.398,93 punti.</p><p>Il broker prevede per il 2026 una crescita dell&#x27;utile per azione di circa il 20% o 325 dollari per l&#x27;indice, con le cosiddette ‘Magnifiche Sette’, le società tecnologiche a grande capitalizzazione, che continueranno a trainare gran parte dei guadagni.</p><p>Gli strateghi hanno aggiunto che l&#x27;indice <strong>potrebbe superare gli 8.000 punti</strong> se le valutazioni più solide del settore tecnologico – potenzialmente trainate dalle elevate valutazioni delle IPO – coincidessero con una ripresa dei settori in ritardo, con un aumento più ampio degli utili guidato dall&#x27;intelligenza artificiale in tutti i settori e con un contesto economico favorevole.</p><p><br/></p><p><strong>Intel</strong> (+5%): continua la crescita dopo il +14% di venerdì scorso sulla scia di una notizia relativa a un accordo preliminare per la produzione di chip con Apple che confermerebbe così le <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-intel-possibile-alternativa-di-apple-a-tsmc-sui-chip-ia/">indiscrezioni dei giorni scorsi</a>.</p><p><strong>Circle</strong> (+2%): aumento dei ricavi nel primo trimestre e dei proventi da riserve, trainati dalla maggiore adozione e circolazione della sua stablecoin.</p><p><strong>Mosaic</strong> (-4%): utile rettificato nel primo trimestre di 5 centesimi per azione, inferiore alla stima di 24 centesimi per azione (dati LSEG).</p><p><strong>TargetHospitality</strong> (+10%): aumentate le previsioni di ricavi per l&#x27;anno fiscale 2026 da 320-330 milioni di dollari a 370-380 milioni.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Bce fra inflazione e recessione: il mercato scommette su due rialzi nel 2026]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/bce-fra-inflazione-e-recessione-il-mercato-scommette-su-due-rialzi-nel-2026/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=bce-fra-inflazione-e-recessione-il-mercato-scommette-su-due-rialzi-nel-2026</link>
            <guid>4377b048-890f-441b-b2b3-624a23aa9717</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 12:00:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Gli economisti consultati da Bloomberg prevedono un aumento dell’inflazione nell’Eurozona a causa della crisi energetica. Ma la crescita europea continua a rallentare, complicando le scelte di Francoforte.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La guerra fra Israele e Iran, con il conseguente rialzo dei prezzi dell’energia, sta cambiando rapidamente le aspettative dei mercati sulla politica monetaria europea. Dopo mesi in cui gli investitori avevano scommesso su un graduale allentamento del costo del denaro, ora<strong> torna a farsi strada uno scenario opposto: quello di nuovi rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.</strong></p><p>Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Bloomberg fra gli economisti, la maggioranza degli intervistati ritiene che <strong>la Bce sarà costretta a intervenire due volte nel corso del 2026, con aumenti da 25 punti base previsti a giugno e a settembre.</strong> Se lo scenario si concretizzasse, il tasso sui depositi — oggi fermo al 2% — salirebbe al 2,50%.</p><p><br/></p><p>A spingere verso una politica monetaria più restrittiva è soprattutto il rischio che il conflitto in Medio Oriente provochi un aumento duraturo dei prezzi energetici.<strong> Il petrolio resta estremamente sensibile all’evoluzione della crisi,</strong> mentre il mercato del gas naturale europeo continua a mostrare una forte vulnerabilità geopolitica.</p><p>Per la Bce il problema è evidente: un nuovo shock energetico rischia di rallentare la discesa dell’inflazione proprio nel momento in cui Francoforte sperava di poter archiviare definitivamente l’emergenza dei prezzi.</p><p>Il sondaggio di Bloomberg mostra un peggioramento delle attese inflazionistiche. <strong>Gli economisti prevedono ora che l’inflazione media dell’Eurozona nel 2026 salga al 2,9%, leggermente sopra il 2,8% stimato nel precedente sondaggio. </strong>Solo nel 2028 il dato dovrebbe tornare pienamente in linea con l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce.</p><p><br/></p><p>Finora la Banca Centrale Europea ha evitato di reagire in modo immediato all’aumento delle tensioni geopolitiche. Il Consiglio direttivo preferisce osservare l’evoluzione della situazione prima di prendere <strong>decisioni che potrebbero aggravare il rallentamento economico europeo.</strong></p><p>Tuttavia, il linguaggio utilizzato da alcuni esponenti dell’istituto sta diventando più severo. <strong>Isabel Schnabel,</strong> membro del Comitato esecutivo della Bce e considerata una delle voci più rigoriste dell’Eurotower, ha avvertito nei giorni scorsi che <strong>un allargamento dello shock energetico potrebbe rendere necessario un irrigidimento della politica monetaria.</strong></p><p>Anche il vicepresidente uscente <strong>Luis de Guindos</strong> ha sottolineato come il quadro attuale sia caratterizzato da un livello di incertezza “brutale”. Secondo de Guindos, molto dipenderà dalla situazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Un’eventuale chiusura o limitazione del traffico marittimo avrebbe effetti immediati sui prezzi energetici globali.</p><p><br/></p><p>Ma la politica monetaria europea non può dipendere soltanto da Hormuz e dal petrolio. Infatti, il quadro economico europeo continua a mostrare segnali di fragilità. Ed è proprio questa debolezza che impedisce ai mercati di sposare uno scenario di stretta monetaria prolungata.</p><p><strong>Gli economisti interpellati da Bloomberg hanno ridotto le stime di crescita dell’Eurozona per il 2026 allo 0,8%, contro lo 0,9% previsto in precedenza</strong>. Per il 2027 la crescita attesa è dell’1,3%, mentre nel 2028 dovrebbe salire all’1,5%.</p><p>In altre parole, gli investitori vedono una Bce costretta a muoversi su un terreno estremamente delicato: da un lato il rischio inflazione alimentato dall’energia, dall’altro un’economia europea che continua a crescere troppo poco.</p><p>Non a caso, lo stesso sondaggio suggerisce che dopo i due rialzi previsti nel 2026<strong> potrebbe arrivare un nuovo taglio dei tassi già nella primavera del 2027</strong>. Uno scenario che riflette tutta l’incertezza che domina oggi i mercati finanziari europei.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/acc59dca6b119ea51d74e4976dad68d8fa8190d2-1000x706.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Eni 2026: Ammontare e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-eni-acconto-saldo-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-eni-acconto-saldo-e-date-stacco</link>
            <guid>b351e1ea-b64b-401e-a9f8-74e7c4c4630b</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 09:00:27 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il dividendo Eni staccherà la quarta tranche da 0,27 euro il 18 maggio 2026. L&#x27;assemblea degli azionisti ha approvato un dividendo annuale 2026 di 1,1 euro per azione.</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il dividendo Eni è suddiviso in 4 rate trimestrali, pagate a marzo, maggio, settembre e novembre. Per il 2026, Eni ha annunciato un dividendo complessivo annuale di 1,05 euro per azione, in aumento del 5% rispetto al 2025. </p><p>Per chi si sta chiedendo <strong>quando sarà il prossimo dividendo Eni</strong>, il Consiglio di Amministrazione di Eni ha deliberato di distribuire agli azionisti la <strong>quarta e ultima tranche</strong> il 18 maggio 2026, con pagamento dal 20 maggio 2026, per un ammontare di <strong>0,27 euro per azione (dividendo complessivo annuale pari a 1,05 euro)</strong>.</p><p><strong>Quando stacca il dividendo Eni?</strong> La quarta tranche del dividendo Eni 2026 verrà staccata in data<strong> 18 maggio 2026,</strong> come previsto dal <a href="https://www.orafinanza.it/it/eni-calendario-finanziario-dividendi-trimestrali-assemblea-azionisti">calendario finanziario Eni</a>.</p><p>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni Eni in portafoglio fino a lunedì 18 maggio 2026, giorno dello stacco del dividendo. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui Eni riconosce ufficialmente il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando acquistare azioni Eni per ricevere il dividendo?</strong> Per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre aver acquistato le azioni Eni <strong>entro venerdì 15&nbsp; maggio, ovvero il giorno prima della data di stacco</strong>. Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Eni?</strong> Il dividendo Eni verrà messo in pagamento da mercoledì <strong>20 maggio 2026.</strong> La data di pagamento segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p><p></p><p>L&#x27;assemblea degli azionisti, riunitasi il 6 maggio 2026 in occasione dell&#x27;approvazione del bilancio Eni 2025, ha approvato la distribuzione di un <strong>dividendo Eni 2026</strong> <strong>di 1,1 euro per azione </strong>(in aumento del +5%) da distribuire a <strong>settembre 2026</strong> (0,27 euro per azione), <strong>novembre 2026</strong> (0,27 euro per azione), <strong>marzo 2027</strong> (0,28 euro per azione), e <strong>maggio 2027</strong> (0,28 euro per azione).</p><p>Inoltre, l&#x27;assemblea ha approvato l’eventuale distribuzione di un dividendo straordinario, collegato all’andamento di specifiche variabili di mercato.<br/></p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p><p><strong>Quanto ha remunerato Eni i suoi azionisti nel corso degli anni?</strong> Ecco l&#x27;entità dei dividendi Eni distribuiti dal 2001 ad oggi </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/85ef1fcd7702f7307b698cca3bba5fd6fcc8990f-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Unipol 2026: ammontare e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-unipol-2025-ammontare-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-unipol-2025-ammontare-e-date-stacco</link>
            <guid>4a712de4-b6bc-45c7-8919-0a5e96fb3c65</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 08:45:48 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Unipol distribuirà un dividendo annuale di 1,12 euro per azione, già approvato dall&#x27;Assemblea.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>L&#x27;assemblea degli azionisti di Unipol Assicurazioni ha dato il via libera alla distribuzione di un <strong>dividendo pari a 1,12 euro</strong> per ogni azione, per un ammontare complessivo pari a circa 804 milioni di euro.</p><p>Questo valore, corrispondente a un <strong>dividend yield del 5,7% </strong>(calcolato sul prezzo di chiusura per azione medio di gennaio 2026), rappresenta un incremento del 31,8% rispetto agli 0,85 euro per azione del 2024. Il dividendo è stato confermato dall&#x27;Assemblea degli Azionisti, riunitasi il 29 aprile 2026 <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-unipol-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>.</p><p><strong>Quando stacca il dividendo Unipol?</strong> Il dividendo Unipol staccherà il <strong>18 maggio 2026</strong>, con record date il 19 maggio 2026.</p><p>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni Unipol in portafoglio fino al 18 maggio, giorno dello stacco del dividendo. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui Unipol riconosce ufficialmente il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando comprare azioni Unipol per ricevere il dividendo?</strong> Pertanto, per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>aver acquistato le azioni Unipol entro venerdì 15 maggio</strong>, ovvero il giorno prima della data di stacco. Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Unipol?</strong> Il dividendo Unipol verrà messo in pagamento dal <strong>20 maggio 2026</strong>. La data di pagamento segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p><p><br/></p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e8a56dec70cd5e2547e2ff7e1afe671e2d317d80-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Tenaris accelera in Europa: acquisita Artrom Steel Tubes ]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-tenaris-accelera-in-europa-acquisita-artrom-steel-tubes/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-tenaris-accelera-in-europa-acquisita-artrom-steel-tubes</link>
            <guid>f3faeca7-64a9-47f5-b50f-11472ca1edd5</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 08:45:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Operazione strategica per rafforzare la presenza industriale e ampliare l’offerta nel segmento europeo dei tubi in acciaio.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tenaris</strong> compie un nuovo passo nella propria strategia di espansione internazionale annunciando la firma di un accordo definitivo per l’acquisizione del 100% di <strong>Artrom Steel Tubes</strong>, società rumena controllata dalla statunitense GLGH Steel. Il valore complessivo dell’operazione è pari a <strong>86 milioni di euro</strong>, al netto di liquidità e debiti, inclusa una componente normalizzata di capitale circolante.</p><p>Il closing è atteso nel quarto trimestre del 2026 ed è subordinato alle consuete approvazioni regolamentari, tra cui il via libera delle autorità antitrust dell’Unione Europea e del governo rumeno.</p><p>A Piazza Affari, intanto, le azioni Tenaris scambiano sopra la parità (+0,40%) dopo due ore di contrattazioni, salendo fino ad un massimo di 25,83 euro.</p><p><br/></p><p>Artrom Steel Tubes rappresenta un asset industriale di rilievo nel panorama europeo, con una <strong>capacità produttiva annua di circa 450.000 tonnellate di acciaio</strong> nello stabilimento di Reșița e una capacità di laminazione fino a 200.000 tonnellate di tubi senza saldatura nello stabilimento di Slatina.</p><p>L’integrazione di queste attività consentirà a Tenaris di rafforzare significativamente la propria presenza manifatturiera nel continente e di ampliare la gamma di prodotti destinati al segmento industriale.</p><p><br/></p><p>L’operazione si inserisce in una strategia più ampia del gruppo volta a consolidare la propria leadership globale nei tubi in acciaio per l’industria energetica, affiancando al core business legato a petrolio e gas una crescente diversificazione verso applicazioni industriali. In un contesto di trasformazione del settore energetico e di progressiva transizione verso modelli più sostenibili, Tenaris punta infatti a rafforzare la resilienza del proprio portafoglio e a cogliere nuove opportunità di crescita nei mercati europei.</p><p>Negli ultimi anni, la società ha continuato a investire nell’innovazione tecnologica, nell’efficienza operativa e nella sostenibilità dei processi produttivi, elementi chiave per mantenere competitività in uno scenario globale sempre più complesso. L’acquisizione di Artrom si inserisce in questo percorso, contribuendo a migliorare la flessibilità industriale e la capacità di risposta alle esigenze dei clienti.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/33df54e50bb37487fa4ab69741b30fb0dddc67e4-879x438.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Inwit 2026: Ammontare e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-inwit-ammontare-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-inwit-ammontare-e-date-stacco</link>
            <guid>a5030623-1cb8-47c9-bc6b-11327013ca19</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 08:45:22 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Inwit distribuirà un dividendo di 0,5543 euro per azione, già approvato dall&#x27;Assemblea. Il dividendo Inwit verrà staccato il ​​18 maggio 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>L’Assemblea degli Azionisti ha approvato la distribuzione di un <strong>dividendo di 0,5543 euro per azione ordinaria,</strong> in crescita del 7,5% rispetto agli 0,33 euro dello scorso anno.</p><p>Il dividendo è già stato approvato dall&#x27;Assemblea degli Azionisti di Inwit che si è riunita il 30 aprile 2026, <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-inwit-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>.</p><p></p><p><strong>Quando stacca il dividendo Inwit?</strong> Il dividendo<strong> </strong>Inwit staccherà il <strong>​​18 maggio 2026</strong>, con record date il 19 maggio 2026.</p><p>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni Inwit in portafoglio fino al 18 maggio, giorno dello stacco del dividendo. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui Inwit riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. Pertanto, per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>aver acquistato le azioni Inwit entro venerdì 15 maggio,</strong> ovvero il giorno prima della data di stacco. Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Inwit?</strong> Il dividendo Inwit verrà messo in pagamento dal<strong> 20 maggio 2026</strong>. La data di pagamento segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p><p><strong>Quanto ha remunerato Inwit i suoi azionisti nel corso degli anni?</strong> Ecco l&#x27;entità dei dividendi <strong>Inwit</strong> distribuiti dall’IPO ad oggi. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90a013458a13f34cd6aabd043e972f4e8ee63fc-1000x750.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendi maggio 2026 Borsa italiana]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendi-maggio-borsa-italiana/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendi-maggio-borsa-italiana</link>
            <guid>4ebd9b7e-26eb-484f-ad95-0df5bfc30189</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 08:30:01 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Maggio è il mese più atteso per i dividendi, e anche quest’anno sono numerose le società che staccheranno un dividendo, tra cui Intesa Sanpaolo, Tenaris, Moncler e BPER Banca.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nel mese di maggio 2026 la nuova tornata di stacco dividendi a Piazza Affari si concentrerà attorno alla data del <a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-18-maggio-2026"><strong>18 maggio 2026</strong></a>, giorno in cui svariate società di Borsa Italiana staccheranno il dividendo.</p><p>Dopo l’appuntamento con i<a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-aprile-borsa-italiana"> dividendi di aprile 2026</a>, ricca di nomi del calibro di Unicredit, Banco BPM e Ferrari, la stagione dei dividendi di maggio 2026 non è certo da meno.</p><p>Ricordiamo che i dividendi sono <strong>soggetti all’approvazione da parte delle Assemblee degli Azionisti </strong>delle rispettive società.</p><p></p><p>Di seguito le date dei dividendi dei componenti del FTSE Mib di Borsa Italiana di maggio 2026</p><ul><li><strong>Dividendo A2A: </strong>L&#x27;assemblea degli azionisti di A2A ha approvato la distribuzione di un dividendo di <strong>0,104 euro</strong> per azione ordinaria, in crescita del 4% rispetto al lo scorso anno</li><li><strong>Dividendo Avio</strong>: L&#x27;assemblea degli azionisti di Avio ha confermato la distribuzione di un dividendo di <strong>0,14846</strong> <strong>euro</strong> per azione, corrispondente a un monte dividendi pari a 6,8 milioni di euro.</li><li><strong>Dividendo Amplifon: </strong>L&#x27;assemblea degli azionisti di Amplifon ha approvato la proposta di distribuire un dividendo unitario 2026 (relativo all’esercizio 2025) di <strong>0,29 euro per azione</strong>, in linea con il dividendo distribuito lo scorso anno. Il dividendo corrisponde a un pay-out pari al 69,8% dell’utile netto consolidato per azione.</li><li><strong>Dividendo Azimut</strong>: L&#x27;assemblea degli azionisti di Azimut ha approvato la proposta di distribuire un dividendo unitario 2026 (relativo all’esercizio 2025) di <strong>2,00 euro</strong> per azione. Il dividendo corrisponde a un dividend yield del 5,9%, calcolato sul prezzo di chiusura del 5 marzo 2026.</li><li><strong>Dividendo Banca MPS</strong>: L&#x27;assemblea degli azionisti di MPS ha confermato la distribuzione di un dividendo di <strong>0,86</strong> <strong>euro</strong> per azione</li><li><strong>Dividendo BPER Banca</strong>: L&#x27;assemblea degli azionisti di BPER Banca ha confermato la distribuzione di un saldo dividendo di <strong>0,56 euro</strong> per azione, che si aggiunge all’acconto di 0,10 euro già pagato a novembre 2025. Il totale arriva così a 0,66 euro per azione, in miglioramento rispetto agli 0,60 euro distribuiti lo scorso anno.</li><li><strong>Dividendo</strong> <strong>Brunello Cucinelli</strong>: Brunello Cucinelli staccherà un dividendo 2026 pari a <strong>1,04 euro</strong> per azione, per un ammontare complessivo di 66 milioni di euro. Il dividendo corrisponde a un payout ratio del 50%.</li><li><strong>Dividendo Diasorin</strong>: L&#x27;Assemblea degli Azionisti di Diasorin ha approvato la distribuzione di un dividendo di <strong>1,30 euro</strong> per azione ordinaria, in crescita dell&#x27;8% rispetto allo scorso anno e corrispondente ad un monte dividendi pari a circa 66,5 milioni di euro.</li><li><strong>Dividendo Eni</strong>: il Consiglio di Amministrazione di Eni ha deliberato di distribuire agli azionisti l&#x27;ultima delle quattro tranche da <strong>0,26 euro</strong> per azione (dividendo complessivo annuale pari a 1,05 euro).</li><li><strong>Dividendo</strong> <strong>Finecobank</strong>: FinecoBank distribuirà un dividendo unitario 2026 (relativo all’esercizio 2025) di <strong>0,79 euro</strong> per azione. Il dividendo, già approvato dall&#x27;Assemblea degli Azionisti, è in aumento del 7% rispetto ai 0,74 euro dell&#x27;anno precedente.</li><li><strong>Dividendo Generali:</strong> Generali distribuirà un dividendo unitario 2026 (relativo all’esercizio 2025) di <strong>1,64 euro</strong> per azione, in crescita del 14,7% rispetto allo scorso anno</li><li><strong>Dividendo</strong> <strong>Intesa Sanpaolo</strong>: l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Intesa Sanpaolo ha approvato la distribuzione di un saldo dividendo Intesa pari a <strong>0,19 euro</strong> per azione, da sommare all&#x27;acconto dividendi di 0,186 euro già pagato a novembre 2025, per un totale di 0,376 euro per azione.</li><li><strong>Dividendo Inwit: </strong>l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Inwit ha deliberato la distribuzione di un dividendo di <strong>0,5543 euro</strong> per azione ordinaria, in crescita del 7,5% rispetto allo scorso anno.</li><li><strong>Dividendo Italgas</strong>: l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Italgas ha deliberato la distribuzione di un dividendo di <strong>0,432 euro</strong> per azione.</li><li><strong>Dividendo Lottomatica</strong>: Lottomatica distribuirà un dividendo di <strong>€0,44</strong> per azione.</li><li><strong>Dividendo Moncler</strong>: Moncler distribuirà un dividendo di <strong>1,40 euro </strong>per azione ordinaria, per un ammontare complessivo di 380,2 milioni di euro.</li><li><strong>Dividendo Nexi</strong>: l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Nexi ha dato il via libera alla distribuzione di un dividendo di <strong>0,30 euro </strong>per azione, in aumento del 20% rispetto al dividendo dello scorso anno (0,25 euro per azione). L&#x27;ammontare complessivo corrisponde a circa 350 milioni di euro per il 2026 e a un dividend yield pari a circa il 9% sulla base del prezzo dell’azione Nexi al 4 marzo 2026.</li><li><strong>Dividendo Recordati</strong>: l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Recordati ha confermato un saldo dividendo pari a <strong>0,71 euro</strong> per azione, da sommare all&#x27;acconto dividendi di 0,63 euro già pagato a novembre 2025, per un totale di 1,34 euro per azione.</li><li><strong>Dividendo Saipem</strong>: il Consiglio di Amministrazione di Saipem ha deliberato di proporre all&#x27;Assemblea ordinaria degli Azionisti la distribuzione di una cedola di <strong>0,17</strong> euro per azione</li><li><strong>Dividendo Tenaris</strong>: Il CdA di Tenaris intende proporre all&#x27;assemblea generale annuale degli azionisti un saldo dividendo Tenaris pari a <strong>0,60 dollari </strong>per azione (1,20 dollari per ADS), da sommare all&#x27;acconto dividendi di 0,29 dollari già pagato a novembre 2025, per un totale di 0,89 dollari per azione.</li><li><strong>Dividendo Unipol</strong>: l&#x27;Assemblea degli Azionisti di Unipol ha accettato la proposta di distribuire un dividendo pari a <strong>1,12 euro</strong> per ogni azione, per un ammontare complessivo pari a circa 804 milioni di euro.<br/></li></ul><p>Puoi consultare il <a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">calendario dividendi FTSE MIB</a> per il 2026, sempre aggiornato con le ultime informazioni sui dividendi.</p><p>Gli investitori interessati a ricevere il dividendo di una società devono tener conto delle scadenze per assicurarsi di avere diritto ai proventi. <strong>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni in portafoglio fino al giorno dello stacco del dividendo</strong>. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui la società riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. Pertanto, per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre aver acquistato le azioni il giorno prima della data di stacco.</p><p>Ecco un esempio: se la data di stacco è lunedì 18 maggio, le azioni devono essere acquistate entro l&#x27;ultimo giorno di negoziazione precedente allo stacco, in questo caso, venerdì 15 maggio. Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p>Di seguito le risposte ai dubbi più comuni tra gli investitori:</p><ol><li><strong>Posso ricevere il dividendo se vendo il titolo il giorno dello stacco? </strong>Sì, poiché il titolo sarà già quotato ex dividendo in quel giorno, la transazione sarà neutrale e l&#x27;investitore avrà diritto al dividendo.</li><li><strong>Posso ricevere il dividendo se vendo il titolo il giorno prima dello stacco? </strong>No, poiché l&#x27;investitore non possiede più le azioni al momento dello stacco, non avrà diritto a ricevere il dividendo.</li><li><strong>Posso ricevere il dividendo se acquisto il titolo il giorno dello stacco?</strong> Anche in questo caso, la risposta è no. Gli investitori devono acquistare le azioni prima dello stacco per avere diritto al dividendo.</li></ol><p>Infine, dopo il giorno di stacco, gli azionisti possono vendere le azioni e ancora ricevere il dividendo. La data di pagamento è generalmente fissata dopo due giorni lavorativi di Borsa aperta (t+2) e segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/dba8f511821fbd9ca6e63b9c31c2f82d415334bb-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[3 BTP Medio Lungo Termine in asta il 13 maggio 2026]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/3-btp-medio-lungo-termine-in-asta-il-13-maggio-2026/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=3-btp-medio-lungo-termine-in-asta-il-13-maggio-2026</link>
            <guid>f9aab5e3-879f-4bf7-961d-4192fe0cae12</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 08:15:49 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>3 BTP Medio Lungo Termine vanno in asta il 13 maggio 2026. Tutte le caratteristiche e i dettagli.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha annunciato le caratteristiche di 3 BTP Medio Lungo Termine in asta il 13 maggio 2026. Di seguito, i dettagli principali:</p><p><br/></p><ul><li><strong>Codice ISIN</strong>: IT0005689960</li><li><strong>Data di emissione</strong>: 15 gennaio 2026</li><li><strong>Data di scadenza</strong>: 15 marzo 2029</li><li><strong>Cedola annuale</strong>: 2,40%</li><li><strong>Data pagamento cedola</strong>: 15 settembre 2026. Scadenza cedole successive: 15 settembre - 15 marzo di ogni anno)</li><li><strong>Tranche</strong>: Nona</li><li><strong>Importo minimo offerto</strong>: 2,5 miliardi di euro</li><li><strong>Importo massimo offerto</strong>: 3 miliardi di euro</li><li><strong>Provvigione di collocamento</strong>: 0,100%</li><li><strong>% Importo asta supplementare</strong>: 20% (600 milioni di euro)</li></ul><ul><li><strong>Codice ISIN</strong>: IT0005704868</li><li><strong>Data di emissione</strong>: 15 aprile 2026</li><li><strong>Data di scadenza</strong>: 15 giugno 2033</li><li><strong>Cedola annuale</strong>: 3,30%</li><li><strong>Data pagamento cedola</strong>: 15 giugno 2026 (Prima cedola corta con tasso lordo pari a 0,553022% corrispondente ad un periodo di 61 giorni su un semestre di 182.- Scadenza cedole successive: 15 dicembre - 15 giugno di ogni anno)</li><li><strong>Tranche</strong>: Terza</li><li><strong>Importo minimo offerto</strong>: 2,75 miliardi di euro</li><li><strong>Importo massimo offerto</strong>: 3,25 miliardi di euro</li><li><strong>Provvigione di collocamento</strong>: 0,150%</li><li><strong>% Importo asta supplementare</strong>: 20% (650 milioni di euro)</li></ul><ul><li><strong>Codice ISIN</strong>: IT0005321325 * Il titolo presenta almeno una tranche emessa &quot;ad hoc&quot; per operazioni REPO</li><li><strong>Data di emissione</strong>: 1 settembre 2017</li><li><strong>Data di scadenza</strong>: 1 settembre 2038</li><li><strong>Cedola annuale</strong>: 2,95%</li><li><strong>Data pagamento cedola</strong>: 1 settembre 2026</li><li><strong>Tranche</strong>: Undicesima</li><li><strong>Importo minimo offerto</strong>: 1 miliardo di euro</li><li><strong>Importo massimo offerto</strong>: 1,25 miliardi di euro</li><li><strong>Provvigione di collocamento</strong>: 0,200%</li><li><strong>% Importo asta supplementare</strong>: 20% (250 milioni di euro)</li></ul>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Titoli di Stato</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/537cd67c81b1035d07ea0817ffb8d4c1e5f37e2d-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Intesa Sanpaolo, primi rialzi dei target price degli analisti dopo i conti]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-intesa-sanpaolo-primi-rialzi-dei-target-price-degli-analisti-dopo-i-conti/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-intesa-sanpaolo-primi-rialzi-dei-target-price-degli-analisti-dopo-i-conti</link>
            <guid>0cc48826-f8ff-41ef-9d15-def30e14734b</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 07:45:41 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La banca torinese aveva comunicato un trimestre definito dal Ceo come “migliore di sempre” e ha confermato le previsioni per l’anno in corso, in linea con l’avanzamento del piano.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intesa Sanpaolo</strong> ancora sotto osservazione dopo i conti del primo trimestre 2026 presentati venerdì scorso. La banca ha riportato nel periodo una crescita del 5,6% per l’<strong>utile netto</strong>, salito a 2,761 miliardi di euro rispetto ai 2,615 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.</p><p>I <strong>proventi operativi netti</strong> sono cresciuti del 5,3% rispetto al primo trimestre 2025, con un +3,1% per le commissioni nette, un +3% per il risultato dell&#x27;attività assicurativa, un forte aumento per il risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value e un +0,1% per gli interessi netti.</p><p>Il Consigliere Delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo, <strong>Carlo Messina</strong> ha definito i conti della banca come “il miglior trimestre di sempre” e ha confermato la solidità della strategia dell’istituto.</p><p>Per il 2026, la banca conferma <strong>l&#x27;obiettivo di circa 10 miliardi di euro</strong>, in linea con la progressione prevista dall&#x27;avanzamento del Piano. Con una delle remunerazioni per gli azionisti più elevate nel panorama bancario europeo, quest&#x27;anno restituiremo circa 9,4 miliardi di euro agli azionisti, considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l&#x27;atteso interim dividend di novembre.</p><p><br/></p><p>A Piazza Affari, però, l’accoglienza era stata fredda: le azioni Intesa Sanpaolo hanno chiuso la seduta post conti con un calo dell’1,97%, mentre oggi scambiano di poco sopra la parità (+0,40%), a 5,838 euro.</p><p>Più positivi gli analisti. <strong>Barclays</strong> ha alzato il target price a 6,9 euro per azione dai precedenti 6,6 euro (overweight confermato), mentre <strong>Oddo BHF</strong> lo ha incrementato a 7,1 euro per azione dai precedenti 7 euro (outperform confermato).</p><p><strong>Banca Akros </strong>ha alzato il prezzo obiettivo da 5,9 a 6,3 euro, confermando la raccomandazione accumulate. &quot;Solida partenza d&#x27;anno, l&#x27;outlook lascia spazio per upside&quot;, spiegano gli analisti.</p><p>Anche gli esperti di <strong>Equita</strong> si sono espressi favorevolmente sul titolo, incrementando del 2% il tp, a 7,4 euro, confermando la raccomandazione buy. “A valle dei solidi risultati del primo trimestre e delle indicazioni emerse durante la call, abbiamo alzato le stime di utile 2026-2028 del 2% in media principalmente per riflettere una migliore dinamica di net interest income per evoluzione dei tassi di interesse. Sul 2026, incorporando anche la sorpresa del primo trimestre, stimiamo un utile a 10,3 miliardi di euro&quot;, spiegano gli analisti.</p><p>Infine, più cauta <strong>Morgan Stanley</strong>, che ha abbassato a equal weight da overweight la raccomandazione sul titolo, tagliando anche il target price a 6,6 euro per azione dai precedenti 6,8 euro. I risultati del primo trimestre, nota MS, sono stati in linea con le attese del consenso sul net interest income e decisamente migliori in termini di costi e dopo i conti gli esperti hanno aumentato di circa l&#x27;1% le stime di Eps 2026-2027. Il rating scende alla luce del fatto che per gli analisti non ci sono catalizzatori in vista per il titolo.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/b9f674f4bac2f53f94ae0a4266f949a5c50d816f-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Nexi 2026: ammontare e stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-nexi-ammontare-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-nexi-ammontare-e-date-stacco</link>
            <guid>dc02e903-1d03-4f32-a84e-d8f8ea9edf35</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 07:45:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Nexi distribuirà un dividendo di 0,30 euro per azione, già approvato dall&#x27;Assemblea degli Azionisti, che verrà staccato il 18 maggio 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>L&#x27;assemblea degli azionisti di Nexi ha approvato la distribuzione di un <strong>dividendo di 0,30 euro per azione</strong>, in aumento del 20% rispetto al dividendo dello scorso anno (0,25 euro per azione). L&#x27;ammontare complessivo corrisponde a circa 350 milioni di euro per il 2026 e a un dividend yield pari a circa il 9% sulla base del prezzo dell’azione Nexi al 4 marzo 2026.<br/></p><p><strong>Quando stacca il dividendo Nexi?</strong> Il dividendo Nexi, già approvato da parte dell’Assemblea del 29 aprile 2026 <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nexi-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>, staccherà il <strong>18 maggio 2026</strong>, con record date il 19 maggio 2026.</p><p>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni Nexi in portafoglio fino al 18 maggio, giorno dello stacco del dividendo. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui Nexi riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. </p><p><strong>Quando comprare azioni Nexi per ricevere il dividendo?</strong> Pertanto, per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>aver acquistato le azioni Nexi entro venerdì 15 maggio</strong>, ovvero il giorno prima della data di stacco. Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Nexi?</strong> Il dividendo Nexi verrà messo in pagamento dal <strong>20 maggio 2026</strong>. La data di pagamento segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/65e7121e0ec1357feb9e9dde74b61d317f279c0f-1000x665.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Petrolio ancora in rialzo dopo il no di Trump all’Iran]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/prezzi-petrolio-brent-donald-trump-iran/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=prezzi-petrolio-brent-donald-trump-iran</link>
            <guid>240f1b0f-d955-49ac-b3f6-41ef49d096a5</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 07:15:13 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il presidente degli Stati Uniti ha avvertito che, se i negoziati dovessero fallire definitivamente, gli Stati Uniti riprenderebbero i bombardamenti con un&#x27;intensità molto superiore rispetto al passato.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>“Non mi piace, totalmente inaccettabile!&quot;. Con queste parole, <strong>Donald Trump</strong> rifiuta l’ennesima proposta di pace dell’Iran, facendo aumentare ancora i prezzi del petrolio e spingendo così il <strong>Brent </strong>di nuovo sopra quota 100.</p><p>Il benchmark del mare del Nord scambia a 104,48 dollari questa mattina, balzando del 3%, seguito sulla stessa scia dal prezzo dei future sul <strong>greggio WTI</strong>, saliti a 98,89 dollari al barile.<br/></p><p>I media statali iraniani hanno riportato che Teheran ha respinto l’ultima proposta statunitense perché avrebbe significato arrendersi a quelle che ha definito le “richieste eccessive” del presidente Trump.</p><p>L&#x27;Iran ha poi presentato una controproposta che, secondo i media iraniani, punterebbe alla “fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano”, chiedendo agli Stati Uniti anche il “pagamento dei danni di guerra” ed “il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz”, oltre alla “revoca delle sanzioni statunitensi e il rilascio degli asset iraniani congelati dagli USA”.</p><p>La proposta, dunque, <strong>lascia in secondo piano la questione del nucleare</strong>, anche se, secondo il Wall Street Journal, farebbe anche “concessioni significative” riguardo alle attività legate all’uranio come lo stop all’arricchimento, anche se per un periodo più breve dei vent’anni richiesti dagli USA ed escludendo il totale smantellamento degli impianti nucleari.</p><p>Inoltre, Teheran avrebbe acconsentito alla riduzione delle scorte di uranio altamente arricchito, da ricollocare presso un Paese terzo, non negli Stati Uniti, chiedendo anche garanzie per la restituzione delle scorte nel caso in cui le trattative dovessero fallire. Le trattative sul nucleare comunque dovrebbero partire nei 30 giorni successivi alla fine delle operazioni militari.</p><p>Trump ha poi avvertito che, se i negoziati dovessero fallire definitivamente, gli Stati Uniti riprenderebbero i bombardamenti con un&#x27;intensità molto superiore rispetto all&#x27;operazione battezzata ‘Epic Fury’.<br/><br/></p><p>Secondo <strong>Morgan Stanley</strong>, il mercato petrolifero è impegnato in una &quot;corsa contro il tempo&quot;, poiché i fattori che finora hanno contribuito a contenere l&#x27;aumento dei prezzi dovuto alla guerra con l&#x27;Iran potrebbero non essere più validi se lo <strong>Stretto di Hormuz</strong> dovesse rimanere chiuso fino a giugno.</p><p>Nonostante la perdita di quasi un miliardo di barili, i future non sono riusciti a superare i livelli del 2022, quando iniziò l’invasione russa all’Ucraina, poiché il mercato era entrato nella crisi con riserve e gli investitori continuavano ad aspettarsi la riapertura dello stretto, spiegano in una nota gli analisti della banca, tra cui <strong>Martijn Rats</strong>. Inoltre, l&#x27;aumento delle esportazioni di greggio dagli Stati Uniti, unito al rallentamento delle importazioni dalla Cina, ha contribuito a proteggere il mercato dallo shock.</p><p>Guardando al futuro, una chiusura più prolungata di quanto Cina o Stati Uniti possano sostenere &quot;potrebbe causare una rinnovata tensione&quot;, hanno concluso. Sebbene la nazione asiatica sembri al momento in una posizione favorevole, &quot;la capacità degli Stati Uniti di mantenere questo elevato livello di esportazioni è difficile da valutare, ma appare sotto pressione&quot;, hanno affermato.</p><p>Attualmente, lo scenario di base di Morgan Stanley prevede la riapertura del porto di Hormuz prima che gli Stati Uniti debbano ridurre le esportazioni e la Cina debba arrestare il calo delle importazioni, ma se l&#x27;interruzione dovesse persistere, è probabile un aumento dei prezzi.</p><p>&quot;Il percorso è fondamentale: una riapertura a giugno con le riserve statunitensi e cinesi ancora parzialmente intatte è lo scenario di base; una chiusura che si protrae fino a fine giugno o addirittura luglio è lo scenario in cui il prezzo del Brent, finora rimasto invariato, dovrà subire un calo che è riuscito a evitare&quot;, spiegano gli analisti, riferendosi ai future del benchmark globale del petrolio greggio.</p><p>Nello scenario di base, tuttora in vigore, della banca, <strong>il Brent è previsto a 110 dollari al barile in questo trimestre</strong>, a <strong>100 dollari nei tre mesi successivi </strong>e a <strong>90 dollari tra ottobre e dicembre</strong>, con previsioni invariate. Nello scenario rialzista – basato su una chiusura più lunga – i prezzi sono previsti tra i 130 e i 150 dollari.</p><p>&quot;L&#x27;aumento di 3,8 milioni di barili al giorno nelle esportazioni statunitensi e il taglio di 5,5 milioni di barili al giorno nelle importazioni cinesi hanno protetto il resto del mondo da una carenza di 9,3 milioni di barili al giorno, una quantità molto significativa&quot;, hanno affermato gli analisti in una sezione intitolata &quot;Una corsa contro il tempo&quot;.<br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/8cf056daddd4986e3bda3b34417e004cea0f3540-865x430.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Trump fa lo sgambetto al toro]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/trump-fa-lo-sgambetto-al-toro/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=trump-fa-lo-sgambetto-al-toro</link>
            <guid>a7c74659-903a-413e-9648-808064d88e07</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 06:30:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>&quot;Ho appena letto la risposta dei cosiddetti &#x27;rappresentanti&#x27; iraniani. Non mi piace, è totalmente inaccettabile!”, ha scritto ieri sera sui social Trump. Teheran, secondo quanto dice il Wall Street Journale, aveva proposto di fermare la guerra, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare il negoziato sul nucleare più avanti.</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il secco no di Donald Trump alla controproposta di pace arrivata ieri sera dall’Iran sta ridimensionando, ma non spegnendo, la spinta del tema dell’intelligenza artificiale sull’azionario mondiale. Sale il petrolio e tornano a indebolirsi le obbligazioni.</p><p><strong>Le borse dell’Europa</strong> dovrebbero aprire intorno alla parità. Future del Dax di Francoforte invariato.</p><p><strong>L’indice MSCI All Countries delle borse mondiali ha guadagnato la scorsa settimana il 2,4%, nei giorni passati sono arrivati anche nuovi record</strong>.<br/>A Wall Street, il Nasdaq è salito del 4,5% e l’S&amp;P500 del 2,4%. In Europa, il Ftse Mib di Milano ha registrato una performance simile a quella dell’S&amp;P500, mentre le altre borse dell’Europa sono salite meno.<br/>L’azionario è salito mentre i prezzi dell’energia sono scesi: <strong>petrolio tipo Brent</strong> -6,5% la scorsa settimana. L’allontanarsi di una ripresa dell’inflazione ha portato su <strong>l’obbligazionario</strong>: il future del Bund a dieci anni è salito la scorsa settimana dello 0,7%. Quasi tutte le <strong>valute</strong> si sono apprezzate sul dollaro, di più il Rand del Sudafrica (+1,7%), il peso del Messico (+1,6%).</p><p><strong>Questa settimana l’evento più importante per i mercati finanziari è l’incontro Trump-Xi</strong>. Ugualmente rilevante è il voto del Senato sulla nomina di Kevin Warsh a governatore Fed. Giovedì sarà il giorno del passaggio di consegne tra Jerome Powell e Kevin Warsh. Powell ha già indicato che rimarrà all’interno del Board fino a quando non si sarà conclusa l’inchiesta in corso, mantenendo un profilo basso.</p><p>Il team di strategist di Monte Paschi Corporate&amp;Investment Banking invita a considerare <strong>i dati sull’inflazione di aprile relativi all’area euro ed agli Stati Uniti</strong>: il consensus si aspetta un rialzo del 3,7% del dato principale (dal 3,3%), mentre per quella core il rialzo è atteso più contenuto (2,7% da 2,6%). Giovedì ci sono le vendite al dettaglio di aprile che potrebbero risentire dell’effetto guerra.</p><p>In Cina, lunedì sono previsti i dati su prezzi alla produzione ed inflazione, con i primi attesi in deciso rialzo.</p><p>Lato banche centrali, proseguiranno gli interventi dei membri BCE e Fed che dovrebbero confermare la posizione dei due istituti espressa dopo le rispettive riunioni.</p><p><br/></p><p>Il presidente <strong>Trump</strong> ha affermato che la risposta dell&#x27;Iran alla proposta statunitense di porre fine alla guerra è inaccettabile. <strong>&quot;Ho appena letto la risposta dei cosiddetti &#x27;rappresentanti&#x27; iraniani. Non mi piace, è totalmente inaccettabile!&quot;</strong>, ha scritto sui social media domenica.</p><p>L&#x27;Iran ha formalmente inviato una risposta di diverse pagine all&#x27;ultima proposta statunitense per porre fine alla guerra, esponendo dettagliatamente le proprie richieste, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza della risposta al Wall Street Journal.</p><p>Resta inevasa la richiesta statunitense di impegni preventivi sul destino del programma nucleare iraniano e delle sue scorte di uranio altamente arricchito. <strong>L&#x27;Iran propone invece la fine dei combattimenti e una graduale apertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale,</strong> a condizione che gli Stati Uniti revochino il blocco navale e portuale iraniano, hanno affermato le fonti.</p><p><strong>Teheran chiede che le questioni nucleari siano negoziate nei prossimi 30 giorni</strong>, hanno aggiunto le fonti.</p><p>Teheran potrebbe sospendere l&#x27;arricchimento dell&#x27;uranio, ma per un periodo più breve rispetto alla moratoria di 20 anni proposta dagli Stati Uniti. In ogni caso, non ci sarà uno smantellamento degli impianti nucleari.</p><p>L’agenzia Tasnim ha scritto che la ricostruzione del Wall Street Journal non è veritiera ed afferma che l&#x27;Iran ha chiesto la revoca delle sanzioni imposte dall&#x27;Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri (OFAC) statunitense sulle vendite di petrolio iraniano per un periodo di 30 giorni. La Repubblica Islamica chiede inoltre lo sblocco dei fondi congelati all’estero.</p><p>Per i governanti iraniani, una delle complicazioni è rappresentata d<strong>all&#x27;assenza della loro Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che si è tenuto lontano dalla scena pubblica da quando, secondo quanto riferito, è rimasto ferito nell&#x27;attentato in cui perse la vita suo padre all&#x27;inizio della guerra.</strong> Le precedenti Guide Supreme avevano l&#x27;ultima parola sulle questioni importanti relative alla sicurezza nazionale.</p><p>Il <strong>petrolio</strong> tipo Brent guadagna oltre il quattro per cento a 105,5 dollari il barile.</p><p>Il <strong>Treasury Note</strong> a dieci anni si indebolisce a 4,39% di tasso di rendimento, +3 punti base.</p><p>La guerra in Iran potrebbe indurre la Federal Reserve a rinviare ulteriormente i tagli dei tassi d’interesse e, al contrario, ad aumentarli, ha dichiarato al Financial Times Dan Ivascyn, Chief Investment Officer di Pimco.</p><p>Il CIO della importante società di gestione obbligazionaria ha affermato che l&#x27;impennata dei prezzi dell&#x27;energia legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz crea una nuova sfida per i responsabili politici statunitensi, già molto impegnati nel contenimento dell’inflazione all&#x27;obiettivo del 2%.<br/>”Gli Stati Uniti sono più lontani da quell&#x27;obiettivo, ma assisteremo a un ulteriore inasprimento, come sembra oggi in Europa, nel Regno Unito e forse anche in Giappone, e non lo escluderei del tutto nemmeno per gli Stati Uniti&quot;, ha dichiarato Ivascyn al FT.</p><p>Qualsiasi riduzione dei tassi statunitensi sarebbe controproducente “data la dinamica dell’inflazione e l’incertezza che la circonda”, affermando che una mossa del genere “potrebbe benissimo portare a tassi intermedi a lungo termine più elevati”.</p><p>L&#x27;amministratore delegato di Franklin Templeton, Jenny Johnson, ha dichiarato al FT che &quot;per la Fed sarà più difficile tenere sotto controllo l&#x27;inflazione&quot;. Gli investitori stanno mostrando un crescente interesse per gli asset protetti dall&#x27;inflazione, secondo quanto riportato da Johnson.<br/></p><p>Si rafforza il dollaro su <strong>euro</strong>, a 1,175.</p><p>Vladimir Putin, all’indomani della parata della Vittoria sulla piazza Rossa a Mosca, afferma che <strong>la pace in Ucraina è a portata di mano e si dice disponibile a parlare con l’Europa</strong>. Il presidente ha indicato come mediatore ideale l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Zelenskyj non chiude alle trattative ma denuncia le violazioni della tregua di tre giorni (termina oggi) annunciata da Mosca.</p><p>Borse della <strong>Cina</strong> contrastate. Hang Seng di Hong Kong -0,2%. CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen +1,3%.<br/><strong>L&#x27;indice dei prezzi al consumo </strong>in Cina e&#x27; aumentato dello 0,3% nell&#x27;aprile 2026 rispetto al mese precedente, invertendo il calo dello 0,7% registrato in precedenza e sorprendendo il consenso che indicava una diminuzione dello 0,1%.</p><p>I prezzi alla produzione in Cina sono aumentati del 2,8% su base annua nell&#x27;aprile 2026, accelerando rispetto al +0,5% del mese precedente e superando le previsioni di mercato dell&#x27;1,5%. Lo rileva il National Bureau of Statistics of China. Si tratta del secondo incremento mensile consecutivo e del ritmo piu&#x27; rapido da luglio 2022.</p><p><strong>Indice Nikkei di Tokyo</strong> -0,4%, dal +0,5% di stanotte.<br/><strong>Alphabe</strong>t prevede di emettere <strong>obbligazioni in yen</strong> per la prima volta, una mossa che potrebbe contribuire a finanziare gli investimenti in un contesto di crescente competizione nel campo dell&#x27;intelligenza artificiale. Il prestito avviene a pochi mesi dall&#x27;emissione di obbligazioni in sterline e franchi svizzeri, le prime in queste valute, insieme a un&#x27;emissione di debito in dollari statunitensi.</p><p><strong>Borsa della Corea del Sud</strong> +4,5%, nuovo record. JP Morgan ha di nuovo alzato le previsioni per fine anno dell’indice Kospi di Seul.</p><p><br/></p><p>I mercati azionari globali hanno toccato nuovi massimi la scorsa settimana. Secondo gli strategist di Barclays, &quot;<strong>il FOMO rimane forte</strong>&quot; e la convinzione diffusa che l&#x27;amministrazione americana abbia tutto l&#x27;interesse a raggiungere un&#x27;intesa rapida — potenzialmente prima del vertice tra Xi e Trump in programma la prossima settimana — &quot;ha ulteriormente rafforzato il bias verso la de-escalation, contribuendo a sbloccare la paralisi dei mercati”. (<strong>FOMO</strong> è l&#x27;acronimo di <em>Fear Of Missing Out</em>, letteralmente &quot;paura di restare fuori”).</p><p>A sostenere il comparto azionario concorrono anche i fondamentali: la crescita della massa monetaria continua a fornire un vento favorevole alla <strong>liquidità</strong>. Sul fronte degli utili, <strong>la stagione del primo trimestre ha sorpreso in positivo, con risultati ampiamente al di sopra delle stime. </strong>Il team di strategia europea sottolinea come questo risultato sia dovuto &quot;in larga misura alla forza dei titoli legati all&#x27;in<strong>telligenza artificiale e al settore tecnologico</strong> statunitense”.</p><p>Lo Stretto di Hormuz però resta chiuso e lo shock energetico è stato finora mitigato principalmente attraverso un massiccio utilizzo delle scorte strategiche. &quot;Ma <strong>questi cuscinetti si stanno erodendo rapidamente&quot;</strong>, avvertono gli analisti, &quot;e il rischio di distruzione della domanda aumenta in modo incrementale”. In questo quadro, Barclays avverte che un&#x27;ulteriore accelerazione dei mercati è &quot;subordinata a progressi tangibili riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz&quot;. La partecipazione al rally non è ampia, in particolare in Europa, dove lo shock energetico funge da tetto al potenziale di rialzo. Per il team guidato da Emmanuel Cu, se la riapertura dello Stretto si concretizzasse, a beneficiarne in misura relativamente più marcata sarebbero le <strong>borse europee</strong>, che hanno accumulato un forte ritardo dall&#x27;inizio del conflitto. Gli analisti indicano in particolare &quot;<strong>i titoli esposti ai consumi e quelli sensibili ai tassi d&#x27;interesse&quot; </strong>come i candidati principali a un recupero, in quanto &quot;sono quelli che hanno sofferto di più”.</p><p><strong>Intesa Sanpaolo</strong>. Morgan Stanley ha tagliato il rating a &#x27;equal weight&#x27; da &#x27;overweight&#x27; e il target price a 6,6 da 6,8 euro.</p><p>La banca ha confermato l&#x27;outlook 2026, ritenendo prematuro un upgrade dopo soli tre mesi, ma l&#x27;AD ha indicato una prosecuzione dei trend favorevoli osservati a inizio 2026, con sorprese positive attese da margine di interesse e costi.</p><p>Il Cfo Luca Bocca ha detto agli analisti che l&#x27;aumento del margine di interesse pronosticato per quest&#x27;anno sul 2025 sarà&#x27; “significativo&quot;.</p><p><br/></p><p><strong>Intesa Sanpaolo, Generali.</strong> I vincoli antitrust impediscono a Intesa, data la sua leadership di mercato, di prendere in considerazione qualsiasi operazione di M&amp;A riguardante la compagnia assicurativa Generali. Lo ha dichiarato l&#x27;AD Carlo Messina nella call sui risultati trimestrali che hanno registrato un record per utile netto e commissioni.</p><p>Delfin difenderà la posizione secondo cui le deliberazioni dei soci approvate il 27 aprile sono conformi al diritto lussemburghese, ha precisato la holding della famiglia Del Vecchio venerdì a fronte del ricorso presentato da Rocco Basilico. Delfin ritiene che tale ricorso sia infondato e non possa incidere né sul trasferimento delle quote né sulle delibere regolarmente adottate.</p><p>Secondo il Sole 24 Ore di sabato Leonardo Maria Del Vecchio è prossimo a formalizzare l&#x27;accordo raggiunto con la madre Nicoletta Zampillo per il trasferimento della nuda proprietà sulla quota del 12,5% in Delfin, mossa che lo proietta al 50% della holding. Presenterà inoltre istanza contro l&#x27;esercizio dei diritti di voto da parte di Rocco Basilico sul proprio 12,5%, scrive il quotidiano, spiegando che il ricorso di Basilico argomenta che la delibera del 27 aprile sul passaggio delle quote, approvata con il 75% del capitale, avrebbe richiesto una maggioranza dell&#x27;88%.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[L’AIE rilascerà diversi milioni di barili, ma non tutti i greggi sono uguali]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/l-aie-rilascera-diversi-milioni-di-barili-ma-non-tutti-i-greggi-sono-uguali/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=l-aie-rilascera-diversi-milioni-di-barili-ma-non-tutti-i-greggi-sono-uguali</link>
            <guid>b0c8f592-4891-49bb-b6ba-c2c43e8ac0d7</guid>
            <pubDate>Mon, 11 May 2026 06:15:05 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La crisi dello Stretto di Hormuz sta causando la più grande interruzione del commercio di petrolio e di prodotti raffinati della storia. Diversi sono tuttavia i fattori mitiganti che hanno ridotto la carenza effettiva dell&#x27;offerta a circa la metà dell&#x27;interruzione nominale.</p><p><em>A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM</em></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Si apre una settimana dominata dai dati sull’inflazione USA. Si inizia martedì 12 con il CPI di aprile, atteso in rialzo mensile allo 0.3-0.6% MoM con core in moderazione. L’attenzione è comunque alta per confermare o smentire un possibile re-acceleration dell’inflazione. Mercoledì 13 seguirà il PPI, mentre giovedì 14 arriveranno le Retail Sales.</p><p></p><p>Un CPI più caldo del previsto rafforzerebbe la narrativa di una Fed “higher for longer”, pesando sulle azioni (soprattutto growth/tech), obbligazionario e dollaro forte. Viceversa, dati soft favorirebbero un risk-on, un taglio di tassi attesi e una debolezza del USD. I mercati sono già in rally su earnings forti e sorprese negative sull’inflazione potrebbero interromperlo bruscamente. Ci aspettiamo una crescita della volatilità tra martedì e giovedì. Da non sottovalutare poi le tensioni geopolitiche e il meeting Trump-Xi che potrebbero influenzare sentiment su trade e commodities.</p><p></p><p></p><p>Sappiamo che la crisi dello Stretto di Hormuz sta causando la più grande interruzione del commercio di petrolio della storia, interessando circa 20 mbd (milioni di barili al giorno) — ovvero circa il 20% dell&#x27;offerta globale di greggio e prodotti raffinati. I flussi di esportazione si sono di fatto arrestati a metà aprile, colpendo in particolare l&#x27;Asia e l&#x27;Europa per due ragioni. In primo luogo, l&#x27;82% delle esportazioni da Hormuz è solitamente diretto verso l&#x27;Asia, coprendo circa il 60% delle importazioni della regione e il 45% della sua domanda. In secondo luogo, la chiusura di raffinerie, la scarsa capacità di raffinazione residua, le restrizioni sulle importazioni russe e le scarse scorte di carburante per aerei (jet fuel) hanno esposto l&#x27;Europa ad una carenza di quest&#x27;ultimo. Le importazioni di jet fuel coprono il 30% della domanda europea, il 75% delle quali transita per Hormuz (circa 0,375 mbd).</p><p></p><p>Tuttavia, diversi fattori mitiganti hanno ridotto la carenza effettiva dell&#x27;offerta a circa la metà dell&#x27;interruzione nominale, contribuendo a limitarne l&#x27;impatto globale. Questi includono:</p><ul><li>condizioni iniziali di eccesso di offerta per circa 3 mbd;</li><li>reindirizzamento di oleodotti e rotte portuali per circa 5 mbd;</li><li>scorte globali ai massimi da cinque anni, con un prelievo immediato dalle scorte commerciali e dai depositi galleggianti;</li><li>brevi deroghe alle sanzioni per Iran e Russia;</li><li>aumento del tasso di utilizzo della capacità di raffinazione nell&#x27;area OCSE Americhe verso i massimi stagionali pluridecennali e incremento delle esportazioni di prodotti raffinati degli Stati Uniti;</li><li>sostituzione del combustibile. Insieme, questi fattori implicano una perdita netta di offerta globale più vicina ai 10 mbd rispetto ai 20 mbd dell&#x27;interruzione dichiarata, aiutando a estendere la copertura delle scorte e a limitare gli effetti macroeconomici globali.</li></ul><p></p><p>La difficoltà nel sostituire il greggio pesante e acido (heavy sour) del Medio Oriente, unita all&#x27;elevata concentrazione della capacità di raffinazione in Asia e alla scarsa capacità residua altrove, ha portato ad acute carenze localizzate di materie prime per la raffinazione e prodotti raffinati. Alle prese con una carenza di circa 8 mbd, scorte esigue in molti paesi, sollievo immediato limitato e pressioni sull&#x27;accessibilità dei carburanti, l&#x27;Asia ha sopportato il peso maggiore della contrazione della domanda di petrolio e dello stress economico.</p><p></p><p>I tagli ai consumi, attuati tramite il lavoro da casa, la riduzione dei viaggi di lavoro, l&#x27;aumento del trasporto ferroviario, i prezzi più elevati e la soppressione dell&#x27;uso di petrolio a basso valore, hanno assorbito rapidamente una parte significativa dello shock. Secondo le stime dell&#x27;AIE (Agenzia Internazionale dell&#x27;Energia), il consumo globale è probabilmente sceso di circa 2,3 mbd in aprile su base annua, principalmente nel Sud-est asiatico e in Medio Oriente. Grazie a scorte di petrolio provenienti da Hormuz pari a circa otto mesi di importazioni e a un&#x27;ampia capacità di raffinazione, la Cina è stata finora meno colpita, e l&#x27;allentamento delle restrizioni alle esportazioni a partire da maggio aiuterà ad alleviare la scarsità di offerta regionale.</p><p></p><p>Un rilascio coordinato dall&#x27;AIE (Agenzia Internazionale dell&#x27;Energia) di 400 mb (milioni di barili) dalle Riserve Strategiche di Petrolio (SPR) — di cui 172 mb provenienti dagli Stati Uniti e rappresentanti circa il 22% delle riserve strategiche totali detenute dai 32 paesi OCSE che sono anche membri dell&#x27;AIE, equivalenti a circa 40 giorni di carenza netta di approvvigionamento globale legata a Hormuz — può contribuire solo in misura limitata ad alleviare la penuria globale di offerta. Come sappiamo, non tutti i greggi sono uguali. Le raffinerie asiatiche sono in gran parte configurate per il greggio medio/pesante e acido (medium/heavy sour) del Medio Oriente, che produce più carburante per aerei (jet fuel) e gasolio rispetto alla benzina, e sono generalmente incompatibili con il greggio leggero e dolce (light sweet) come quello statunitense. Anche laddove una sostituzione parziale è possibile, le rese di jet fuel e gasolio sono significativamente inferiori.</p><p></p><p>Anche i vincoli logistici aggiungono attrito. Gli analisti stimano, ad esempio, un ritardo fino a due mesi tra un rilascio dalle SPR statunitensi e la produzione raffinata asiatica. Nel complesso, riflettendo il collo di bottiglia della raffinazione, i vincoli sull&#x27;offerta globale di jet fuel e gasolio hanno spinto i prezzi al rialzo molto più di quanto siano aumentati i prezzi del petrolio, in modo più coerente con un prezzo del Brent compreso tra 150 e 175 dollari al barile.</p><p></p><p>Sebbene l&#x27;esposizione dell&#x27;Europa al greggio scambiato attraverso Hormuz sia più modesta (circa il 5% del consumo totale di petrolio), la sua dipendenza dalle importazioni di jet fuel e gasolio è elevata. Circa il 63% del rilascio europeo dalle SPR è quindi costituito da prodotti raffinati. Tuttavia, le scorte di jet fuel sono relativamente esigue, non da ultimo a causa dei costi di stoccaggio specializzato relativamente più elevati che aggravano lo stress dell&#x27;industria aeronautica e impongono tagli precauzionali ai consumi.</p><p></p><p>I solidi fondamentali dell&#x27;economia statunitense e l&#x27;autosufficienza energetica sono stati elementi centrali per la stabilità economica globale di fronte allo shock petrolifero di Hormuz. Gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di greggio ad aprile e le loro esportazioni nette di prodotti petroliferi raffinati sono salite a 6 mbd (milioni di barili al giorno) ad aprile, in crescita del 20% su base annua (YoY). Questo, unito a una minore intensità energetica, a una quota inferiore della benzina sulla spesa dei consumatori e al sostegno fiscale dell&#x27;One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), ha contribuito a limitare l&#x27;impatto dell&#x27;interruzione di Hormuz sia sull&#x27;economia statunitense sia su quella globale.</p><p></p><p>I dati in arrivo mostrano che la crescita interna degli Stati Uniti ha continuato ad essere sostenuta dalla ripresa del settore degli investimenti in conto capitale (capex) e industriale trainata dall&#x27;IA, da una crescita della produttività superiore alle attese, da una spesa al consumo costante e da una solida crescita degli utili. Il PIL reale del primo trimestre è cresciuto del 2,0% annualizzato, vicino al potenziale e in linea con le attese, trainato dal forte incremento degli investimenti in beni strumentali per le imprese (in aumento del 17% annualizzato). I solidi guadagni negli ordini di beni capitali a marzo suggeriscono che la crescita degli investimenti mantiene slancio anche nel secondo trimestre. La maggior parte dei sondaggi sulle imprese si colloca in territorio espansivo e i prestiti bancari commerciali e industriali sono aumentati fortemente a marzo, registrando il maggiore incremento degli ultimi tre anni.</p><p></p><p>La combinazione di una crescita resiliente con solidi guadagni in termini di efficienza e produttività ha mantenuto in fase ascendente sia gli utili societari sia la propensione al rischio degli investitori. Le aspettative sugli utili prospettici per il 2026 e il 2027 hanno continuato a salire e l&#x27;ampiezza della crescita degli utili tra gli indici a Larga, Media e Piccola Capitalizzazione è aumentata fino a livelli tipici dei mercati rialzisti. I cicli espansivi del settore manifatturiero tendono inoltre a favorire i mercati emergenti e i mercati azionari esteri in generale, con i mercati non statunitensi che contribuiscono in modo significativo all&#x27;attuale ciclo di crescita degli utili.</p><p></p><p>Alla luce di un solido ritmo di crescita globale del 3,9% nel 4Q25 e degli effetti globali positivi derivanti dalla riduzione delle tariffe statunitensi, dalle ricadute globali legate all&#x27;IA, dagli stimoli dell&#x27;OBBBA e dall&#x27;aumento della spesa per la difesa in tutto il mondo, il Fondo Monetario Internazionale si stava preparando a rivedere al rialzo le proprie previsioni di crescita globale per il 2026 prima dell&#x27;escalation del conflitto con l&#x27;Iran. Al contrario, il suo scenario di base (che presuppone una risoluzione imminente del conflitto) è stato modestamente rivisto al ribasso al 3,1%, principalmente a causa di una crescita più lenta dei mercati emergenti legata allo stress energetico. Questo dato si confronta con il 3,4% del periodo 2024-2025 e con una crescita media del 3,7% tra il 2000 e il 2019. In uno scenario energetico &quot;avverso&quot; (con il petrolio vicino a 100 dollari/barile nel 2026 e 75 dollari/barile nel 2027), la crescita globale è prevista in rallentamento al 2,5% nel 2026, con un rimbalzo a un 3% inferiore alla media nel 2027. Uno scenario &quot;grave&quot; (petrolio a 110 dollari nel 2026 e 125 dollari nel 2027) vedrebbe la crescita avvicinarsi al 2% sia nel 2026 sia nel 2027 (livelli prossimi a quelli recessivi).</p><p></p><p>In sintesi, la crisi di Hormuz rappresenta uno shock energetico grave ma molto concentrato a livello regionale. Il preesistente eccesso di offerta globale, i cuscinetti delle scorte, il reindirizzamento dell&#x27;offerta, l&#x27;aggiustamento della domanda e la resilienza economica ed energetica degli Stati Uniti hanno contribuito finora a prevenire un impatto economico globale di rilievo. L&#x27;AIE stima che circa l&#x27;80% della capacità bloccata (stranded capacity) potrebbe essere ripristinato entro due mesi dalla riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz.</p><p></p><p>Inoltre, sempre secondo l&#x27;AIE, alla metà di aprile circa 171 mb (milioni di barili) erano stoccati in petroliere nel Golfo e altri 262 mb in depositi a terra (circa 40 giorni dell&#x27;attuale carenza globale), costituendo un importante ponte verso l&#x27;eventuale normalizzazione delle esportazioni. Gli analisti ritengono inoltre che una capacità inutilizzata di circa 5 mbd all&#x27;inizio della guerra con l&#x27;Iran, in gran parte localizzata in Arabia Saudita, sostenga la ripresa delle esportazioni una volta risolto il conflitto. Chiaramente, più a lungo persiste l&#x27;interruzione, maggiore è il rischio di un deragliamento. Per ora, tuttavia, i mercati finanziari continuano a scontare una tempestiva normalizzazione dei flussi di petrolio e una continuata espansione economica.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Opinioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9c5ae875e4bc9371bf0c799aac8b2eb433e4019-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA["Sell in May and go away", davvero? Cosa dicono 28 anni di Ftse Mib]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/sell-in-may-and-go-away-davvero-cosa-dicono-28-anni-di-ftse-mib/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=sell-in-may-and-go-away-davvero-cosa-dicono-28-anni-di-ftse-mib</link>
            <guid>34a43b98-1f90-43e6-ae83-8edba03847e5</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 13:45:52 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>“Sell in May and go away” è davvero una regola di mercato o soltanto uno dei miti più resistenti di Wall Street? Guardando ai numeri del Ftse Mib, la risposta sorprende. Negli ultimi quasi trent’anni, il semestre estivo si è rivelato sistematicamente il più debole per Piazza Affari, con rendimenti medi negativi e alcune delle peggiori crisi concentrate proprio tra maggio e ottobre. Ma ridurre tutto a una formula automatica sarebbe un errore tanto quanto ignorare il fenomeno.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>C&#x27;è una frase che ogni anno, puntuale come le rondini, torna a fare capolino nelle conversazioni tra investitori: <strong>sell in May and go away</strong>. Sei parole che sono diventate parte integrante del folklore finanziario globale, un mantra stagionale che suggerisce come i mesi caldi rappresentino una fase di debolezza strutturale dei mercati, e che sia prudente alleggerire le posizioni prima di rientrare soltanto in autunno. Ma al di là delle battute sui banchieri di Wall Street che abbandonano Manhattan per i Hamptons, vale la pena chiedersi se questo adagio abbia un fondamento nei numeri o se sia, come molti sostengono, poco più che superstizione travestita da strategia. Come si legge nel commento di <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong> per l’Italia, la risposta, come sempre accade quando i dati vengono letti con onestà intellettuale, è scomoda per entrambe le fazioni. Né per chi vorrebbe liquidare il &quot;Sell in May&quot; come folklore da bar, né per chi lo eleva a sistema operativo infallibile.</p><p>Partiamo dall&#x27;America, dove il detto ha le sue radici più profonde. <strong>Dal 1950, il semestre che va da maggio a ottobre è stato storicamente il peggior periodo rolling a sei mesi per l&#x27;S&amp;P 500, con un rendimento medio di appena il 2%</strong>. Ma limitarsi alla media è un esercizio pericoloso per Debach, quasi quanto ignorarla del tutto. Dietro quel 2% convivono universi paralleli: c&#x27;è il 1954, quando l&#x27;indice americano guadagnò oltre il 20% nella seconda metà dell&#x27;anno, in rotta verso un +45% annuale tra i più brillanti della storia “moderna”. E c&#x27;è il 2008, quando il mercato crollò del 39%, gran parte del quale concentrato proprio nell&#x27;ultimo trimestre, a ricordarci che l&#x27;autunno non è necessariamente sinonimo di sicurezza. Come si legge nel commento di Debach, trasformare una tendenza statistica in una regola meccanica significa rinunciare al giudizio, esporsi a costi fiscali e transazionali non banali, e soprattutto credere che i mercati si muovano secondo il calendario delle vacanze più che secondo le condizioni macroeconomiche. Gli algoritmi, che oggi muovono la maggior parte dei volumi, alla fine non prenotano vacanze.</p><p>Detto questo, il salto da New York a Milano non è neutro. Anzi, è proprio qui che la storia si fa (forse) più interessante per Debach. Spostando l’analisi su Piazza Affari, il fenomeno abbandona i contorni della semplice curiosità statistica per assumere quelli di una dinamica più strutturale. <strong>Osservando il Ftse Mib nella sua versione price return su un arco temporale che va da gennaio 1998 ad aprile 2026 emergono quasi ventotto anni di storia di mercato italiana</strong>, con tutto quello che questo comporta: la bolla tecnologica, il crollo del 2008, la crisi del debito sovrano, il Covid, il ciclo più aggressivo di rialzi Bce degli ultimi vent’anni, guerre, shock energetici e dazi. Un campione sufficientemente ampio e variegato da distinguere il segnale dal rumore.</p><p><strong>Il quadro che emerge dai rendimenti medi su base rolling semestrale è interessante. Il periodo peggiore in assoluto tra tutte le finestre semestrali? Maggio- ottobre, con un rendimento medio di -3%. Subito sopra, aprile-settembre con -2,7%. Poi marzo-agosto a -0,6%.</strong> In sostanza, spiega Debach, qualunque finestra semestrale che includa il cuore dell&#x27;estate è sistematicamente la più debole. Per contro, i periodi che abbracciano autunno e inverno dominano la classifica: novembre-aprile in media +6,8%, ottobre-marzo +6,7%, settembre-febbraio +4,8%. Il differenziale tra il periodo migliore e quello peggiore supera i nove punti percentuali. Non su un arco di cinque anni. Su quasi tre decenni.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Ma è la mediana, non la media, il dato che toglie ogni dubbio residuo. La media è distorta dagli outlier per Debach: un 2008 catastrofico o un 2021 euforico spostano il dato in modo non rappresentativo. La mediana è l&#x27;anno tipico, evidenzia Debach, quello che si trova esattamente a metà della distribuzione storica. E la mediana per il periodo maggio-ottobre sul Ftse Mib è di appena +1,5%. Quella per novembre-aprile sale a +7,9%. Oltre cinque punti percentuali di differenza nel dato che, per costruzione, non è distorto da nessun anno anomalo. È semplicemente la performance più ricorrente, quella che ci aspetteremmo nell&#x27;anno &quot;di mezzo&quot;, né particolarmente buono né particolarmente cattivo. <strong>L&#x27;anno tipico a Piazza Affari vede il mercato quasi piatto in estate e vivace in inverno.</strong></p><p><strong>Una tesi comune a difesa della debolezza estiva è quella dei dividendi. Piazza Affari è tra le piazze europee con il dividend yield più elevato</strong>, e i principali stacchi cedola avvengono tra primavera ed estate: non sorprende dunque, secondo questa lettura, che il price return ne risenta artificialmente. Una spiegazione plausibile, ma i dati Total Return la ridimensionano in modo netto. Debach analizza i dati a disposizione, ovvero dal 2013, il semestre maggio-ottobre nel Total Return vede la sua mediana salire al 3,8%, i dividendi migliorano il carry, come atteso. Ma nello stesso arco temporale, la mediana del semestre invernale nel Total Return schizza al 14,2%. Il gap, anziché ridursi, si allarga ulteriormente: da circa cinque a oltre dieci punti percentuali. I dividendi attenuano il dolore estivo, certo, ma non colmano il divario. Il pattern stagionale non è un mero effetto contabile. È qualcosa di più profondo, osserva Debach, radicato nelle dinamiche di liquidità, nei flussi istituzionali e nella struttura stessa del mercato italiano.</p><p>I dividendi attenuano il fenomeno, non lo cancellano. I semestri invernali continuano infatti a dominare nettamente. Quindi il pattern non dipende solo dagli stacchi cedola. Guardando anno per anno, sottolinea Debach, la storia acquista ulteriore profondità. <strong>Tra i dati disponibili dal 1998 al 2026 (Ftse Mib non Total Return), il semestre estivo ha battuto la sua mediana storica in diversi casi, ma quasi sempre in corrispondenza di catalizzatori eccezionali:</strong> il 2003/04, primo anno di recupero post-bolla tecnologica; il 2009, il grande rimbalzo post-Lehman con +15% tra maggio e ottobre; il 2021, l&#x27;anno della riapertura post-Covid alimentata da stimoli fiscali e monetari senza precedenti; il 2025, con un notevole +14,8% nel Price Return e addirittura +17,7% nel Total Return. Anni in cui non essere investiti avrebbe significato perdere una quota rilevante dei guadagni dell&#x27;intero ciclo. Per contro, il semestre invernale ha deluso sistematicamente solo nei momenti di crisi sistemica imprevedibile: il 2008 (-16,2% nonostante si fosse già in piena caduta libera), il 2020 (-22% durante la prima ondata Covid), il 2016 (-17,1%). Come si legge nel commento di eToro, <strong>i momenti in cui &quot;stare investiti in inverno&quot; ha davvero deluso sono quelli in cui nessun modello stagionale, né alcun modello tout court, sarebbe stato in grado di proteggerti</strong>.</p><p>Vale la pena soffermarsi anche sulla concentrazione delle grandi crisi estive. <strong>Il periodo maggio-ottobre non è solo avaro di rendimenti medi: è la finestra temporale in cui si sono concentrate le fasi di stress più acute su Piazza Affari.</strong> Nel 2001, -25,6%. Nel 2002, -27,5%. Nel 2008, -37,1%. Nel 2011, -28,5%. Nel 2018, -20,6%. Il mercato italiano, che agisce spesso come proxy ad alto beta del rischio europeo, più esposto alle tensioni sul debito sovrano, alle crisi bancarie periferiche, alle oscillazioni dello spread. mostra una fragilità strutturale che nei mesi estivi tende ad amplificarsi. La liquidità si riduce, gli investitori istituzionali alleggeriscono le posizioni in vista della pausa estiva, e qualsiasi shock esogeno (geopolitico, monetario o creditizio) trova un mercato con meno ammortizzatori. Il risultato, storicamente, è stato una volatilità al ribasso più pronunciata proprio in quella finestra temporale.</p><p>A questo punto, <strong>la domanda non è &quot;il Sell in May funziona?&quot;, ma piuttosto: &quot;come si usa correttamente questa informazione?&quot;</strong>. La risposta non è quella che ci si aspetterebbe. Per Debach, non è &quot;vendi a maggio&quot; e non è nemmeno &quot;ignora la stagionalità perché tanto i mercati sono imprevedibili&quot;. È qualcosa di più articolato, e probabilmente meno soddisfacente per chi cerca regole semplici. <strong>La stagionalità è una mappa del rischio, non una bussola operativa</strong>. Per Debach descrive la distribuzione storica del premio al rischio nel corso dell&#x27;anno: ci dice che, tendenzialmente, il mercato italiano ha concentrato i suoi guadagni nel semestre freddo e le sue fragilità in quello caldo. Questa informazione è utile come contesto. Per calibrare la dimensione delle posizioni, per valutare il timing di ingresso su nuovi investimenti, per comprendere in quale fase del ciclo stagionale ci si trova quando arriva uno shock. Per Debach non è utile come algoritmo: il fatto che ottobre segni statisticamente l&#x27;inizio del semestre migliore non significa che il prossimo novembre sarà positivo, così come il fatto che maggio sia storicamente il mese di ingresso nel periodo più debole non significa che giugno sarà negativo. Chi ha venduto a maggio 2025 si è perso un semestre estivo di quasi il 15% sul Ftse Mib Price Return (quasi 18% Total Return). Chi aveva venduto a maggio 2008 aveva invece anticipato uno dei drawdown più devastanti dell&#x27;era moderna. Il calendario è lo stesso; il contesto macroeconomico, i fondamentali, i livelli di valutazione e le politiche monetarie no.</p><p>La conclusione, dunque, non è quella che ci si aspetterebbe. Non è &quot;vendi a maggio&quot; né &quot;ignora la stagionalità&quot;. È qualcosa di più sfumato. <strong>La stagionalità sul Ftse Mib è un&#x27;anomalia statistica reale, documentata su quasi tre decenni di dati, più pronunciata di quanto non lo sia sul mercato americano, e degna di attenzione.</strong> Non come regola operativa meccanica, ma come contesto. Come uno dei tanti elementi da considerare nella costruzione di una visione di mercato. Il giusto peso da darle è quello di un input aggiuntivo, non di una strategia autonoma. Analogamente, secondo Debach, avrebbe poco senso ignorarla completamente in nome di un&#x27;ortodossia del &quot;buy and hold&quot; che, pur corretta nel lungo periodo, non tiene conto delle specificità strutturali dei mercati. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: riconoscere che i mercati hanno ritmi propri (influenzati da liquidità, comportamento degli investitori istituzionali, flussi di capitali stagionali) senza trasformare questa consapevolezza in un algoritmo rigido che prescinde dal contesto macro, dalla valutazione e dai fondamentali.</p><p><strong>&quot;Sell in May and go away&quot; è, alla fine, un punto di partenza</strong>. <strong>Chi lo cita come verità assoluta ha torto. Chi lo liquida come superstizione ha altrettanto torto. I numeri dicono che c&#x27;è qualcosa lì. Ma &quot;qualcosa&quot; non è tutto</strong>. Nel 1998, un investitore che avesse sistematicamente detenuto il Ftse Mib soltanto nei semestri freddi avrebbe incassato una performance mediana di +7,9% all&#x27;anno, contro +1,5% di chi fosse rimasto in campo anche d&#x27;estate. La differenza, capitalizzata su quasi tre decenni, è la differenza tra un portafoglio e un patrimonio. Come conclude Debach, <strong>non è garanzia di nulla per il futuro, ma liquidarlo come semplice folklore finanziario rischia di essere un errore almeno quanto seguirlo ciecamente</strong>.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/de8cc63ba8197de0a8d402dd54cbae94188374cc-5184x3456.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Report sul lavoro Usa migliore delle attese, ma salari più deboli spingono giù il dollaro]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/report-sul-lavoro-usa-migliore-delle-attese-ma-salari-piu-deboli-spingono-giu-il-dollaro/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=report-sul-lavoro-usa-migliore-delle-attese-ma-salari-piu-deboli-spingono-giu-il-dollaro</link>
            <guid>8050a18d-8a0f-41bb-b8e9-2c0eb7f3474c</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 13:30:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>I dati di aprile sui Non-Farm Payrolls (NFP) mostrano che ad aprile sono stati creati 115 mila nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>L’US Bureau of Labor Statistics ha comunicato che, nel mese di aprile, <strong>l’occupazione nei settori non agricoli è aumentata di 115 mila unità</strong>, un dato superiore alle attese del <strong>consensus, ferme a +65 mila</strong> nuovi impieghi. <strong>Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,3%</strong>, in linea con le aspettative del mercato.</p><p>Il dato headline, si legge nel commento a cura di <strong>Filippo Diodovich</strong>, Senior Market Strategist di <strong>IG Italia</strong>, conferma una dinamica occupazionale ancora resiliente: <strong>l’economia americana continua a creare posti di lavoro, seppur a un ritmo più contenuto rispetto alle fasi più robuste del ciclo</strong>. I nuovi impieghi si sono concentrati soprattutto nella sanità, nei trasporti e magazzinaggio e nel commercio al dettaglio, mentre l’occupazione nel governo federale ha continuato a diminuire.</p><p>Le revisioni dei mesi precedenti sono state leggermente negative nel complesso per Diodovich. <strong>Il dato di febbraio è stato rivisto al ribasso di 23 mila unità</strong>, da -133 mila a -156 mila, mentre<strong> quello di marzo è stato rivisto al rialzo di 7 mila unità</strong>, da +178 mila a +185 mila. Nel complesso, febbraio e marzo mostrano quindi 16 mila posti di lavoro in meno rispetto alle stime precedenti.</p><p><strong>Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso lievemente al 61,8%</strong>, dal 61,9% di marzo, mentre il rapporto occupati/popolazione si è attestato al 59,1%. Da monitorare, puntualizza Diodovich, anche<strong> l’aumento delle persone impiegate part-time per ragioni economiche, salite di 445 mila unità a 4,9 milioni</strong>. È un dettaglio non secondario, perché segnala una certa fragilità sotto la superficie di un dato occupazionale apparentemente positivo.</p><p>La parte più rilevante del report, secondo Diodovich, arriva dai salari. <strong>La retribuzione oraria media nel settore privato è aumentata di 6 centesimi</strong>, pari a +0,2% mese su mese, contro attese per un incremento dello 0,3% m/m. <strong>Su base annua, la crescita salariale si è attestata al 3,6%</strong>, sotto il consensus al 3,8% a/a.</p><p>È proprio questo elemento, precisa Diodovich, ad aver cambiato la lettura del dato sui mercati. <strong>Nonostante payroll superiori alle attese, la crescita più contenuta dei salari ha alimentato l’idea che le pressioni inflazionistiche dal mercato del lavoro siano meno intense del previsto</strong>. In altre parole, sintetizza Diodovich, il report è positivo sul fronte occupazionale, ma più rassicurante sul fronte inflazione.</p><p>Per la Federal Reserve, il dato non segnala un deterioramento immediato del mercato del lavoro, ma offre comunque un <strong>argomento a favore di una politica monetaria meno restrittiva nei prossimi mesi</strong>. La creazione di 115 mila posti di lavoro rende difficile parlare di economia in frenata brusca, ma salari al 3,6% annuo e sotto le attese <strong>riducono il rischio di una nuova accelerazione inflazionistica alimentata dal costo del lavoro</strong>.</p><p>La reazione del mercato valutario è stata coerente con questa lettura.<strong> Il dollaro ha perso terreno contro le principali valute</strong> (vedi grafico del dollar index qui sotto) perché, secondo Diodovich, gli investitori hanno dato <strong>maggiore peso alla bassa crescita salariale rispetto al dato positivo sui nuovi occupati</strong>. Come spiega Diodovich il ragionamento è abbastanza chiaro: se i salari rallentano più del previsto, le pressioni inflazionistiche potrebbero restare sotto controllo e la Fed avrebbe più spazio per tagliare i tassi nel corso dell’anno.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Il report NFP di aprile, quindi, <strong>non è debole in senso assoluto</strong>. Anzi, i nuovi posti di lavoro sono risultati ben superiori alle attese. Ma la combinazione tra disoccupazione stabile, partecipazione in lieve calo, aumento del part-time involontario e soprattutto salari inferiori al consensus restituisce un quadro più sfumato per Diodovich: <strong>il mercato del lavoro tiene, ma non mostra segnali di surriscaldamento</strong>.</p><p>I dati di aprile riducono quindi <strong>il rischio di un brusco rallentamento dell’economia Usa</strong>, ma rafforzano allo stesso tempo l’idea che le pressioni inflazionistiche legate ai salari stiano perdendo forza. Per i mercati, conclude Diodovich, questa combinazione ha favorito una <strong>lettura leggermente più dovish della Fed e ha spinto il dollaro al ribasso sui mercati valutari</strong>.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/a93343648c7f0484b305b7e84ee53b00072af443-5616x3744.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Stellantis accelera con Leapmotor: nuovi modelli elettrici e produzione rafforzata in Spagna]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-stellantis-leapmotor-espansione-partnership-produzione-spagna-elettriche/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-stellantis-leapmotor-espansione-partnership-produzione-spagna-elettriche</link>
            <guid>39837a21-9c03-4a4d-8e0e-e8c27f759455</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 13:15:43 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Allo studio nuove linee a Saragozza e un modello per Villaverde dal 2028, mentre cresce la joint venture globale iniziata a fine 2023 tra i due giganti.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La collaborazione tra <strong>Stellantis</strong> e <strong>Zhejiang Leapmotor Technology Co., Ltd.</strong> entra in una nuova fase. I due gruppi hanno annunciato di voler esplorare l’espansione della partnership strategica, avviando studi di fattibilità e attività preliminari per rafforzare la cooperazione industriale e commerciale dopo i primi risultati positivi ottenuti dalla joint venture Leapmotor International.</p><p>Uno dei pilastri della possibile espansione riguarda la Spagna. Le parti stanno valutando un forte incremento della produzione nello stabilimento Stellantis di Figueruelas, vicino a <strong>Zaragoza</strong>, con l’ipotesi di una nuova linea dedicata a un inedito C-SUV elettrico di <strong>Opel</strong>, con possibile avvio nel 2028. Il sito, che già produce <strong>Peugeot</strong> 208 e <strong>Lancia</strong> Ypsilon, potrebbe inoltre accogliere già dal 2026 la produzione del C-SUV Leapmotor B10. Il nuovo modello Opel beneficerebbe di componenti competitivi provenienti dall’ecosistema Leapmotor, con l’obiettivo di rendere i veicoli elettrici più accessibili ai clienti europei.</p><p>Un secondo fronte di collaborazione riguarda gli acquisti e la supply chain. Attraverso LPMI, Stellantis e Leapmotor intendono sfruttare le economie di scala e l’ecosistema cinese dei veicoli a nuova energia per rafforzare la competitività dei prezzi, mantenendo al contempo il contributo della filiera europea per aumentare resilienza e velocità di sviluppo dei nuovi modelli.</p><p>Novità importanti anche per lo stabilimento di Villaverde, a <strong>Madrid</strong>. L’espansione potrebbe includere l’assegnazione di un nuovo modello Leapmotor dalla prima metà del 2028, in vista della fine della produzione della <strong>Citroën</strong> C4. È inoltre allo studio il trasferimento della proprietà del sito alla controllata spagnola di LPMI, con produzione destinata ai mercati europeo, mediorientale e africano nel rispetto dei requisiti “Made in Europe”.</p><p>“Questo piano per espandere la nostra partnership di successo con Leapmotor è una vittoria per entrambi”, ha dichiarato <strong>Antonio Filosa</strong>, sottolineando il potenziale in termini di occupazione, localizzazione produttiva e accessibilità dei veicoli elettrici. Sulla stessa linea <strong>Zhu Jiangming</strong>, che ha evidenziato come la combinazione tra tecnologia Leapmotor e presenza globale Stellantis renda la collaborazione “straordinariamente potente”.</p><p>Le due aziende proseguono ora le discussioni per arrivare agli accordi definitivi, subordinati alle autorizzazioni necessarie, con l’obiettivo di dare vita a una cooperazione industriale ancora più ampia nei prossimi anni.</p><p><br/></p><p>“Riteniamo siano mosse coerenti con l’obiettivo di comprimere i costi di produzione e riduzione dei costi fissi (in particolare in caso di cessione di impianti)”, scrivono gli analisti di <strong>Equita</strong> che sulle azioni Stellantis mantengono la raccomandazione hold con target price a 7,60 euro rispetto ai 6,48 euro di oggi (+1%).</p><p>“L’impatto resta da quantificare e comunque dilazionato su più anni, riteniamo non sia tale da rimuovere le preoccupazioni sulla bassa redditività dell’area EMEA sottoposto alla forte concorrenza soprattutto dei brand cinesi”, proseguono dalla sim. “Per questo non escludiamo che altri annunci possano seguire”, concludono da Equita.</p><p><br/></p><p>L’accordo affonda le radici nell’<strong>ottobre 2023</strong>, quando Stellantis è diventata il principale azionista singolo di Leapmotor con una quota di circa il 21%.</p><p>Contestualmente è nata Leapmotor International (LPMI), joint venture controllata al 51% da Stellantis con diritti esclusivi per la produzione e la vendita dei modelli del marchio fuori dalla Cina.</p><p>Negli ultimi 18 mesi la crescita in Europa è stata significativa: dal debutto dei modelli T03 e C10 nel 2024, la rete è arrivata a oltre 850 punti vendita e assistenza e più di 40.000 consegne nel 2025, con espansione anche in Sud America, Asia-Pacifico, Medio Oriente, Africa e più recentemente in Messico.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/3bd75487f64d32b902f30beec076d304632eb484-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Report sul Lavoro USA solido, Wall Street verso apertura positiva]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/report-sul-lavoro-usa-solido-wall-street-verso-apertura-positiva/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=report-sul-lavoro-usa-solido-wall-street-verso-apertura-positiva</link>
            <guid>b9d29f9e-bbcc-4ff9-8156-4f6fc36971af</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 12:45:07 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>I dati sull&#x27;occupazione sono stati superiori alle attese, allontanando i timori di una recessione ma anche le possibilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Wall Street che sembra dirigersi verso nuovi record, sostenuta dai dati macroeconomici diffusi oggi e dalla corsa del settore tecnologico.<br/>Le <strong>buste paga del settore non agricolo </strong>di aprile sono state 115 mila, superando le attese (65 mila) ma inferiori alle 185 mila del mese precedente, con la <strong>retribuzione media oraria</strong> salita del 3,6% (3,8% atteso e +3,5% il dato precedente) a livello annuale e mensilmente dello 0,2% (+0,3% atteso e +0,2% precedente).</p><p>Infine, fermo il <strong>tasso di disoccupazione</strong>, rimasto al 4,3%, in linea con le attese e il dato precedente.</p><p>&quot;I dati sull&#x27;occupazione, superiori alle attese, evidenziano il fatto che non siamo vicini alla recessione. È difficile immaginare un taglio dei tassi da parte della Fed in questo momento. Analizzeremo i dettagli, ma dato che i mercati dei tassi hanno già scontato un taglio, non riteniamo che ci saranno importanti variazioni dei rendimenti dei titoli del Tesoro&quot;, secondo <strong>Ira Jersey</strong>, responsabile della strategia sui tassi di interesse statunitensi di Bloomberg Intelligence.<br/></p><p>I future sui principali indici di <strong>Wall Street </strong>avevano passato la mattina sopra la parità, per poi accelerare al rialzo e ora guadagnano oltre mezzo punto percentuale, con lo S&amp;P500 sulla buona strada per la sesta settimana consecutiva di rialzi, il periodo di crescita più lungo da ottobre 2024.</p><p>Il dollaro continuava a cedere nei confronti dell’euro, con la coppia <strong>EUR/USD</strong> a 1,1776, mentre il <strong>Bitcoin </strong>cede l’1% e scende a 80.200 dollari.</p><p>L’<strong>oro</strong> resta stabile, a 4.700 dollari (prezzo spot), mentre l’<strong>argento</strong> sale a 80,70 dollari l’oncia.</p><p>Stabili i prezzi del petrolio: <strong>Brent </strong>che balla intorno ai 100 dollari e <strong>greggio WTI </strong>a 94,70 dollari al barile.</p><p><br/></p><p>I titoli tecnologici tornano protagonisti con <strong>Microchip Tecnology</strong> in forte rialzo nel pre market dopo aver previsto ricavi del primo trimestre superiori alle stime grazie alla forte domanda dei suoi chip utilizzati nei settori industriale e automobilistico. Sulla scia di questo rialzo, salgono anche altri produttori di chip come Qualcomm registra (+4%) e Nvidia.</p><p>“L&#x27;attenzione è rimasta concentrata sulla solidità degli utili provenienti dagli Stati Uniti&quot;, ha affermato <strong>Kerry Craig, stratega</strong> di mercato globale presso JP Morgan Asset Management. Il contesto degli utili e il miglioramento del sentiment degli investitori hanno spinto gli strateghi di RBC Capital Markets ad alzare il target price a 12 mesi per l&#x27;S&amp;P 500 a 7.900, da 7.750. </p><p><strong>Mohit Kumar</strong>, stratega di Jefferies, ha affermato che la società mantiene una posizione long sul settore tecnologico, in quanto gli utili non dovrebbero risentire di una modesta stagflazione.</p><p>&quot;Per ora, il sentiment degli investitori rimane forte, poiché il mercato azionario non sembra risentire degli alti prezzi del petrolio&quot;, sottolinea <strong>Marija Veitmane</strong>, responsabile della ricerca azionaria presso State Street Global Markets, che aggiunge: “Continuiamo a sottolineare che la solidità degli utili è fortemente concentrata nei settori IT. Questi settori sono anche i meno esposti alle catene di approvvigionamento fisiche e al trasferimento dei prezzi delle materie prime”.</p><p>Intanto, in Medio Oriente l&#x27;esercito iraniano ha sequestrato una petroliera per &quot;tentativo di interrompere le esportazioni di petrolio&quot;, secondo quanto riportato dall&#x27;agenzia di stampa semi-ufficiale <strong>Tasnim</strong>. Le forze statunitensi hanno preso di mira siti di lancio di missili e droni e altre infrastrutture militari in Iran, ritenute responsabili degli attacchi alle navi da guerra statunitensi in transito nello stretto.</p><p>Gli scontri si sono verificati mentre gli Stati Uniti attendono una risposta dall&#x27;Iran su una proposta di accordo per la riapertura dello <strong>Stretto di Hormuz</strong> e la fine della guerra e il presidente Donald Trump ha minacciato attacchi più intensi se l&#x27;Iran rifiuterà le sue condizioni.</p><p>Per <strong>Skylar Montgomery Koning</strong>, macro stratega di Bloomberg, &quot;Qualsiasi accenno a un accordo in Medio Oriente prima del vertice Cina-USA della prossima settimana è sufficiente a far salire i mercati azionari nel breve termine. Un accordo rapido e completo sembra improbabile, ma per i mercati il ​​punto cruciale è che lo Stretto di Hormuz potrebbe riaprire mentre i negoziati proseguono. Questo conta più delle dinamiche geopolitiche sottostanti&quot;.</p><p><br/></p><p><strong>Expedia</strong> (-8%): prevede per il trimestre in corso prenotazioni lorde inferiori alle stime di Wall Street, poiché il conflitto in Medio Oriente influisce sulla domanda, facendo scendere le sue azioni del 6% nelle contrattazioni after-hour.</p><p><strong>Coinbase</strong> (-3%): perdita netta nel primo trimestre di 1,49 dollari per azione, superiore alle attese degli analisti di 27 centesimi per azione (dati LSEG).</p><p><strong>CoreWeave</strong> (-9%): prevede ricavi nel secondo trimestre compresi tra 2,45 e 2,6 miliardi di dollari, al di sotto delle stime degli analisti, pari a 2,69 miliardi.</p><p><strong>Cloudflare</strong> (-13%): prevede ricavi nel secondo trimestre compresi tra 664 e 665 milioni di dollari, appena al di sotto della stima degli analisti di 665,3 milioni (dati LSEG).</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Intesa vola nei conti grazie al trading: utile sopra le stime a 2,76 miliardi]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/intesa-vola-nei-conti-grazie-al-trading-utile-sopra-le-stime-a-2-76-miliardi/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=intesa-vola-nei-conti-grazie-al-trading-utile-sopra-le-stime-a-2-76-miliardi</link>
            <guid>963dca7d-d3f6-49c1-b65a-561704076d71</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 12:00:16 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La prima banca italiana batte le previsioni del mercato e conferma l’obiettivo di 10 miliardi di utile nel 2026. Il titolo però scende in Borsa dopo la pubblicazione dei risultati. Nuovo buyback da 2,3 miliardi di euro</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi tre mesi del 2026 Intesa Sanpaolo ha fatto <strong>meglio delle attese</strong>, ma dopo la diffusione dei risultati <strong>il titolo della maggiore banca italiana perde quasi il 2% a 5,81 euro</strong>, in una seduta in cui gli investitori sembrano preferire prendere profitto dopo il forte recupero degli ultimi dodici mesi, periodo nel quale le azioni sono salite del 20%. Dall’inizio dell’anno, invece, la performance resta leggermente negativa (-2%).</p><p><strong>I numeri pubblicati venerdì 8 maggio</strong> mostrano comunque un trimestre molto solido. <strong>L’utile netto è salito a 2,76 miliardi di euro, superando nettamente i 2,59 miliardi attesi dagli analisti </strong>e risultando anche superiore ai 2,61 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. A spingere i conti sono stati soprattutto i ricavi da trading, quasi raddoppiati rispetto a un anno fa, insieme a una riduzione delle rettifiche sui crediti, scese a 170 milioni di euro.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Anche i ricavi complessivi hanno fatto meglio delle aspettative. Il gruppo guidato dall’<strong>amministratore delegato Carlo Messina </strong>ha registrato <strong>proventi per 7,15 miliardi di euro contro i 6,95 miliardi previsti dal consensus.</strong> Il margine di interesse si è attestato a 3,64 miliardi, mentre le commissioni nette hanno raggiunto 2,52 miliardi, confermando il crescente peso delle attività meno legate al tradizionale business del credito.</p><p><br/></p><p>Proprio questo è uno degli elementi strategici su cui Messina insiste da tempo. In un contesto di tassi d’interesse destinati gradualmente a normalizzarsi, Intesa punta sempre di più sulle attività assicurative, sul risparmio gestito e sul wealth management per sostenere la crescita dei ricavi. <strong>Una scelta che consente alla banca di ridurre la dipendenza dal margine di interesse e di mantenere elevata la redditività </strong>anche in uno scenario meno favorevole per il settore bancario.</p><p><br/></p><p>Sul fronte dei costi, il trimestre mostra ulteriori segnali di efficienza. Le spese operative sono diminuite e prosegue il piano annunciato nei mesi scorsi che prevede <strong>circa 6.100 uscite nei prossimi anni,</strong> pari a circa il 7% della forza lavoro del gruppo.</p><p><br/></p><p>La banca ha inoltre <strong>confermato gli obiettivi per l’intero 2026, indicando un utile netto atteso attorno ai 10 miliardi di euro</strong>. Confermata anche la politica di remunerazione degli azionisti, con un payout pari al 95% degli utili.</p><p>Nel trimestre Intesa ha maturato distribuzioni agli azionisti per 2,6 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi sotto forma di dividendi. A questi si aggiungono i 3,3 miliardi di saldo dividendi relativi al 2025 che saranno pagati nel maggio 2026 e <strong>un nuovo programma di buyback da 2,3 miliardi di euro, il cui avvio è previsto per luglio.</strong></p><p><br/></p><p>Resta molto solida anche la posizione patrimoniale. Il coefficiente Cet1 ratio si è attestato al 13% a fine marzo, un livello considerato ampiamente rassicurante dal mercato.</p><p>Continua infine il progressivo ridimensionamento dell’esposizione verso la Russia. Rispetto a giugno 2022, la riduzione supera ormai il 94%, pari a oltre 3,4 miliardi di euro. L’esposizione residua rappresenta oggi appena lo 0,05% del totale dei crediti verso clientela del gruppo.</p><p><br/></p><p>Nonostante il calo del titolo dopo i risultati<strong>, il giudizio degli analisti resta ampiamente favorevole. Su 21 esperti che seguono Intesa Sanpaolo, ben 17 consigliano di acquistare le azioni.</strong> La media dei target price è pari a 6,61 euro, livello che implica un potenziale rialzo di circa l’11% rispetto alle quotazioni attuali.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e027cfe120bd2d7520f784a4017f4f241d76610c-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Tenaris tenta il rimbalzo: si spera nella riapertura di Hormuz]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-tenaris-tenta-il-rimbalzo-si-spera-nella-riapertura-di-hormuz/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-tenaris-tenta-il-rimbalzo-si-spera-nella-riapertura-di-hormuz</link>
            <guid>6e4eb419-6643-4175-b42b-0bc1cbfee689</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 09:15:09 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>I risultati trimestrali della società petrolifera diffusi ieri avevano superato le attese degli analisti, ma l’outlook veniva considerato cauto, anche se pesano ancora le condizioni di volatilità del mercato del petrolio.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Prova a rimbalzare <strong>Tenaris</strong> dopo il calo di ieri arrivato a seguito di una trimestrale che ha deluso sull’outlook a cui si aggiungeva il calo del greggio. A pesare erano stati soprattutto i timori per il rallentamento atteso nel secondo trimestre a causa delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà logistiche legate allo Stretto di Hormuz, oltre al passaggio di consegne tra Paolo Rocca e il nuovo ceo, Gabriel Podskubka.</p><p>Il titolo guadagna il 2% nelle prime due ore di seduta odierna, arrivando a toccare un massimo di 25,30 euro, portando così al 52% la crescita ottenuta nel corso di questo 2026.</p><p>Buono l&#x27;andamento anche degli altri petroliferi a Milano, con Eni a +2,20% a 22,8 euro, e Saipem meno mosso a +0,1% con scambi a 4,3 euro circa.</p><p>Intanto il petrolio è in rialzo, con il Brent a 100 dollari al barile (+0,20%) e il Wti a quota 94,5 dollari (+0,10%).</p><p><br/></p><p>I conti del primo trimestre hanno visto l&#x27;utile a +9% e i ricavi a +6% rispetto allo stesso periodo dell&#x27;anno scorso, in entrambi i casi superando le previsioni degli analisti, nonostante il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz.</p><p><strong>WebSim Intermonte</strong> parla di “solide prestazioni operative in uno scenario altamente volatile” e conferma che i risultati del primo trimestre sono stati “migliori del previsto, con ricavi e margini operativi sostenuti da volumi e prezzi medi di vendita più elevati”.</p><p>I dubbi del mercato, secondo la sim, riguardano il fatto che, per il secondo trimestre, Tenaris prevede che “i ricavi siano impattati dalla diminuzione delle spedizioni verso il Medio Oriente” e che “i margini subiscano l&#x27;impatto dell&#x27;aumento dei costi logistici, oltre che di un minore assorbimento dei costi fissi”, anche se “l&#x27;outlook resta comunque costruttivo&quot;.</p><p>Inoltre, la società non ha dato indicazioni quantitative sul prossimo futuro: Tenaris, spiegano gli esperti di <strong>Barclays</strong>, &quot;non ha fornito alcuna indicazione sulle vendite o sui margini per il secondo trimestre (l&#x27;Ebitda previsto dal consensus è attualmente di 674 milioni di dollari rispetto ai 735 milioni del primo trimestre), ma si è limitata a precisare che le vendite risentiranno del calo delle spedizioni verso il Medio Oriente e che la società dovrà sostenere costi logistici più elevati&quot;.</p><p>Comunque, per la seconda metà del 2026, è prevista “una ripresa del fatturato e dei margini, nell&#x27;ipotesi che lo stretto di Hormuz venga riaperto nel breve termine”, concludono da Barclays. Una visione che secondo gli analisti di <strong>Jefferies</strong>, &quot;rimane comunque molto cauta&quot;.</p><p>Per il secondo trimestre il consensus attende ricavi per 2,93 miliardi di dollari (-5% su trimestre) e un margine del 23% (-70 punti base su trimestre).</p><p><br/></p><p>Oggi, però, gli analisti tornano a guardare alle indicazioni più costruttive. <strong>Equita</strong> sottolinea che, se il secondo trimestre 2026 sarà “più debole delle attese”, esprime “fiducia sul secondo semestre”, evidenziando come il management si aspetti “un recupero dei volumi nel periodo, con livelli vicini a quelli del primo trimestre”, assumendo una riapertura dello Stretto di Hormuz.</p><p>Secondo la sim, il secondo trimestre dovrebbe comunque risentire delle disruption in Medio Oriente, con margini Ebitda previsti in flessione di circa 200 punti base per effetto della &#x27;leva operativa e dei maggiori costi logistici&#x27;, oltre al dossier Hormuz. Tuttavia, nella seconda metà dell&#x27;anno “i prezzi sono attesi in aumento in misura sufficiente a compensare i maggiori costi”.</p><p>Equita evidenzia inoltre segnali positivi dal Nord America - che vale circa il 49% delle vendite del gruppo nel 2025 - dove “i clienti stanno iniziando ad aggiungere rigs, con aspettative di circa 50 rigs (impianti di perforazione) addizionali entro fine anno”. Anche sul fronte offshore il broker segnala una view più costruttiva: “La pipeline resta molto forte, inclusi i progetti deepwater, con alcuni FID anticipati rispetto alla pianificazione originaria”. Sul Medio Oriente, invece, Equita ricorda che “Arabia Saudita e UAE sono rimasti operativi, mentre le principali disruption si sono registrate in Iraq, Kuwait e Qatar”.</p><p>Gli analisti di WebSim evidenziano che “una volta riaperto lo stretto, l’attività nella zona darà inizialmente priorità al ripristino della produzione ai livelli precedenti”, mentre nel resto del mondo il business dovrebbe essere “supportato da maggiori investimenti nel gas di scisto a ciclo breve e dall&#x27;approvazione di progetti offshore”. Intermonte resta comunque prudente sul titolo dopo il rally degli ultimi mesi e conferma la raccomandazione &#x27;neutral&#x27;, pur alzando il target price a 23 euro da 21 euro.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/346e4006635225f11d835bde5ea3dc29b1885e87-876x435.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Commerzbank alza la guidance e apre a UniCredit ma solo con premio]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-commerzbank-risultati-primo-trimestre-guidance-2026-unicredit-ops/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-commerzbank-risultati-primo-trimestre-guidance-2026-unicredit-ops</link>
            <guid>2937f4be-c178-45d3-8be3-8f0f6b85a4c4</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 08:00:39 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La banca tedesca definisce “molto forte” il suo primo trimestre 2026 e ha aumentato le sue previsioni al 2030, mentre sull’Ops di Piazza Gae Aulenti si mostra disponibile al dialogo ma solo a certe condizioni.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Un primo trimestre 2026 “molto forte”, caratterizzato da un significativo aumento sia dei ricavi che dell’utile operativo. Questi gli elementi sottolineati dal management sui risultati di <strong>Commerzbank</strong> nei primi tre mesi dell’anno che hanno visto proseguire la strategia ‘Momentum’ “alla base della solida performance in termini di utili per quasi un anno e mezzo”.</p><p>La banca ha “raggiunto o superato tutti gli obiettivi di crescita, dimostrando così la sua capacità di ottenere risultati”, sottolinea i dirigenti dell’istituto tedesco.</p><p>A Francoforte, però, le azioni Commerzbank aprono la seduta post conti in calo del 3%, per poi recuperare col passare dei minuti, scendendo fino ad un minimo di 36,95 euro, a causa delle preoccupazioni degli investitori per i costi di ristrutturazione e per l’incertezza legata alla possibile acquisizione da parte di <strong>UniCredit</strong>.</p><p>L’istituto tedesco ha riportato un utile netto in aumento e ha annunciato ambiziosi obiettivi di lungo periodo, ma il mercato ha reagito negativamente al piano che prevede <strong>circa 3.000 tagli di posti di lavoro</strong>, <strong>costi di ristrutturazione per circa 450 milioni di euro</strong> e <strong>forti investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale</strong>, misure che ridurranno la redditività nel breve termine.</p><p>A pesare sul sentiment resta inoltre la partita aperta per il controllo della banca: l’offerta di takeover avanzata da <strong>UniCredit</strong>, pari a circa 31 euro per azione e inferiore ai prezzi di mercato, è interpretata come un <strong>limite al potenziale rialzo del titolo</strong> e <strong>aumenta l’incertezza strategica</strong>, mentre il piano industriale presentato da Commerzbank viene letto come una mossa difensiva per rafforzare l’indipendenza. L’insieme di aspettative già elevate, costi immediati e rischio di operazioni straordinarie ha quindi innescato prese di profitto tra gli investitori.</p><p><br/></p><p>In dettaglio, la banca tedesca guidata dall&#x27;Ad <strong>Bettina Orlopp</strong> ha chiuso il primo trimestre 2026 con un <strong>risultato operativo in crescita dell&#x27;11%</strong>, raggiungendo il record di 1,4 miliardi, e con un utile netto di 913 milioni, migliore delle attese (+9% vs 834 milioni dello stesso periodo dell&#x27;anno precedente).I <strong>ricavi</strong> sono cresciuti del 5% a 3,2 miliardi, ma sotto le stime del consensus.</p><p>I <strong>proventi netti da commissioni</strong> sono aumentati del 9% raggiungendo il massimo storico di 1,1 miliardi di euro - i proventi netti da interessi sono rimasti stabili a 2 miliardi, nonostante il calo dei tassi di interesse. Il rapporto costi/ricavi è migliorato di 3 punti percentuali attestandosi al 53%. Il Net RoTE è salito di 1,6 punti percentuali al 12,7%. Il <strong>coefficiente CET 1</strong> al 31 marzo 2026 era pari al 14,5%, rispetto al 14,7% a fine 2025. Il rapporto di leva finanziaria era del 4,3%, invariato rispetto a fine 2025.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Sulla base di questo &quot;ottimo inizio d&#x27;anno&quot;, sottolinea l&#x27;istituto, Commerzbank rivede al rialzo le previsioni per l&#x27;esercizio 2026, quelle al 2028 e fissa nuovi obiettivi di crescita e finanziari per il 2030 puntando su crescita e intelligenza artificiale come motori principali di redditività.</p><p>In particolare, l’istituto ora prevede un <strong>utile netto di circa 4,2 miliardi di euro nel 2026</strong>, rispetto ai precedenti obiettivi inferiori, sostenuto da ricavi attesi in crescita a <strong>circa 14,2 miliardi di euro</strong>. La banca punta inoltre a un <strong>RoTE di circa il 16% nel 2026</strong>, con un <strong>cost-income ratio intorno al 52%</strong>, segnalando quindi un miglioramento della redditività e dell’efficienza operativa più rapido del previsto grazie alla solidità del business core, alla crescita delle commissioni e ai benefici attesi dalle iniziative di digitalizzazione e all&#x27;ottimizzazione dei costi.</p><p>Per quanto riguarda il triennio che termina al <strong>2028</strong>, la banca prevede ora un <strong>ritorno sul capitale tangibile (RoTE) di circa il 17%</strong>, in aumento rispetto al precedente target del 15%, con un ulteriore miglioramento fino al 21% nel 2030; l’utile netto è atteso salire a 4,6 miliardi nel 2028 e a 5,9 miliardi nel 2030, mentre i ricavi dovrebbero raggiungere rispettivamente 15 miliardi e 16,8 miliardi, con una crescita media annua del 6%.</p><p>A sostenere l’espansione saranno sia il margine di interesse – stimato a 9,8 miliardi nel 2028 e 11,2 miliardi nel 2030 – sia le commissioni, mentre il cost-income ratio è previsto in miglioramento al 48% nel 2028 e al 43% nel 2030. Il gruppo investirà inoltre circa 600 milioni di euro in intelligenza artificiale tra il 2026 e il 2030, con un contributo atteso di circa 500 milioni annui dal 2030, confermando al tempo stesso una politica di distribuzione agli azionisti pari al 100% dell’utile fino al raggiungimento di un CET1 del 13,5%.</p><p>&quot;Abbiamo iniziato l&#x27;anno con risultati da record”, sottolineava Orlopp, aggiungendo che “questo dimostra che la nostra strategia sta funzionando e che ha un potenziale maggiore di quanto inizialmente previsto. Stiamo crescendo più rapidamente del previsto e i nostri nuovi obiettivi fino al 2030 lo riflettono: ambiziosi ma affidabili nella loro realizzazione. Ogni alternativa deve essere valutata alla luce di questi risultati&quot;.</p><p><br/></p><p>In base alla crescita prevista, il potenziale di remunerazione del capitale di Commerzbank viene previsto come “elevato” nei prossimi anni. La banca prevede di mantenere un <strong>payout ratio del 100% dell&#x27;utile netto</strong>, escluse le voci straordinarie e non ricorrenti e al netto dei pagamenti delle cedole dell&#x27;Additional Tier 1 (AT1), fino a quando il suo rapporto CET1 non raggiungerà il livello target del 13,5%. La remunerazione del capitale continuerà ad essere attuata attraverso una combinazione di dividendi e riacquisto di azioni proprie.</p><p>Per l&#x27;esercizio 2025, Commerzbank intende restituire ai propri azionisti un totale di circa 2,7 miliardi di euro. Tale importo corrisponde al 100% dell&#x27;utile netto prima delle spese di ristrutturazione e al netto dei pagamenti delle cedole AT1.</p><p>Oltre a due riacquisti di azioni proprie già completati, per un volume complessivo di circa 1,5 miliardi di euro, la Banca prevede di distribuire un <strong>dividendo record di 1,10 euro per azione </strong>(2024: 0,65 euro per azione), previa approvazione dell&#x27;Assemblea Generale degli azionisti del 20 maggio 2026: questo si traduce in un pagamento totale di dividendi pari a circa 1,2 miliardi di euro.</p><p>La banca tedesca si è espressa anche in merito all&#x27;Ops lanciata da <strong>Unicredit</strong>, sottolineando che Piazza Gae Aulenti &quot;<strong>non offre alcun premio</strong> e il <strong>piano di integrazione</strong> comunicato rimane<strong> vago</strong> e presenta notevoli rischi di esecuzione&quot;.</p><p>Nonostante questo, Commerzbank &quot;rimane<strong> aperta al dialogo</strong> qualora UniCredit fosse disposta a <strong>offrire un premio attraente</strong> e a impegnarsi apertamente in un piano che tenga conto dei pilastri fondamentali del modello di business e della strategia di Commerzbank&quot;, pur ribadendo che esprimerà il proprio parere motivato sull&#x27;Ops a tempo debito, nei termini previsti dalla legge. Dal punto di vista di Commerzbank, ha aggiunto la banca tedesca, il piano comunicato da UniCredit &quot;presenta <strong>notevoli rischi di esecuzione</strong>, ricorrendo al contempo a narrazioni fuorvianti che screditano Commerzbank&quot;.</p><p>Se la banca italiana &quot;chiede agli azionisti di Commerzbank di accettare un esito altamente incerto e di rinunciare al potenziale di crescita e al controllo senza alcun premio”, conclude il management dei tedeschi, Commerzbank “continuerà ad agire nel migliore interesse dei propri azionisti e delle altre parti interessate e a concentrarsi sulla creazione di valore sostenibile&quot;.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/1c316400583ebda1276871769161bbccbc044c20-901x457.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Enel, calano i ricavi ma guidance 2026 confermata]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-enel-risultati-primo-trimestre-2026-guidance-confermata/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-enel-risultati-primo-trimestre-2026-guidance-confermata</link>
            <guid>f0f932bf-c51f-4f17-8356-b984d7bef3eb</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 07:15:44 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La riduzione dei ricavi in Italia, dovuta a minori quantità di energia elettrica vendute, il prezzo più basso e i minori volumi scambiati sul mercato wholesale incidono sul fatturato del gruppo italiano.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Trimestrale con luci e ombre per <strong>Enel</strong>, con i ricavi in diminuzione nonostante l’utile in crescita. Fredda l’accoglienza a Piazza Affari, dove il titolo apre intorno la parità, a 9,658 euro</p><p>Secondo quanto comunicato ieri a mercato chiuso, i primi tre mesi del 2026 hanno visto il gruppo realizzare <strong>ricavi</strong> per 20.588 milioni di euro, in calo del 6,7% rispetto ai 22.074 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, a causa principalmente della riduzione dei ricavi in Itala dovuta a minori quantità di energia elettrica vendute, a prezzi medio più bassi applicati ai clienti finali e ai minori volumi scambiati sul mercato wholesale.</p><p>L&#x27;<strong>utile netto ordinario </strong>sale a 1.941 milioni, in aumento di 73 milioni rispetto al primo trimestre 2025 (+3,9%) grazie al positivo andamento della gestione operativa ordinaria osservato a livello di Ebitda, al miglior contributo delle Stewardship attive nel settore dell&#x27;energia rinnovabile (Grecia, Sudafrica e Australia) e al contenimento del costo del debito, parzialmente compensato dalle maggiori imposte.</p><p>Il <strong>risultato netto ordinario per azione (Eps)</strong> è pari a 0,208 euro rispetto a 0,189 euro nel primo trimestre 2025 (+6,2%), mentre quello <strong>netto </strong>del gruppo è sceso a 1.861 milioni dai 2.007 milioni dell&#x27;analogo periodo del 2025.</p><p>L&#x27;<strong>Ebitda ordinario </strong>sale a 6.003 milioni dai 5.7971 milioni nel primo trimestre 2025 (+3,6%).</p><p>La positiva performance registrata principalmente in Spagna e in America Latina ha più che compensato la riduzione dei margini in Italia.</p><p>Gli <strong>investimenti</strong> ammontano a 2.301 milioni, in aumento di 227 milioni rispetto al primo trimestre del 2025 (+10,9%).</p><p>L&#x27;<strong>indebitamento finanziario netto</strong> si assesta a 57.830 milioni di euro (57.182 milioni di euro a fine 2025, +1,1%).</p><p>I <strong>flussi di cassa</strong> generati dall&#x27;attività operativa e gli effetti derivanti dalle nuove emissioni di prestiti obbligazionari non convertibili subordinati ibridi perpetui hanno soddisfatto il fabbisogno finanziario connesso agli investimenti del periodo, al pagamento di dividendi, all&#x27;acquisto da parte di Enel ed <strong>Endesa</strong> di azioni proprie nell&#x27;ambito delle operazioni di share buyback e alle operazioni straordinarie. L&#x27;incremento del debito è da ricondurre all&#x27;andamento dei tassi di cambio.</p><p><br/></p><p>Confermati gli obiettivi di crescita presentati al <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-enel-aumentano-gli-investimenti-nel-nuovo-piano-strategico-2026-2028/">Capital markets day lo scorso febbraio</a>. In particolare, Enel ribadisce la previsione per il 2026 di un <strong>Ebitda ordinario</strong> compreso tra 23,1 e 23,6 miliardi di euro e un utile netto ordinario compreso tra 7,1 e 7,3 miliardi di euro.</p><p>Alla luce della “solida performance” del primo trimestre, la guidance fornita ai mercati finanziari in occasione della presentazione del Piano Strategico 2026-2028 è confermata: nel 2026, il gruppo prevede un <strong>utile netto ordinario per azione (Eps) compreso tra 0,72 e 0,74 euro</strong>.</p><p><br/></p><p>Ieri Enel ha pubblicato anche il report contenente i suoi dati operativi del primo trimestre dell&#x27;anno 2026, come di consueto in anticipo rispetto all&#x27;approvazione da parte del cda e alla divulgazione dei dati economico-finanziari contenuti nei documenti contabili periodici.</p><p>Nei primi tre mesi dell&#x27;anno, la <strong>produzione consolidata</strong> di energia elettrica è stata pari a 47.801 GWh, in <strong>crescita del 2,4%</strong> rispetto al pari periodo 2025. Una dinamica che beneficia dell&#x27;incremento dell&#x27;output convenzionale (+17,1% a 9.235 GWh) – sostenuto dalle centrali a CCGT (+28,5%) - a fronte della sostanziale stabilità della generazione &quot;Emission Free&quot; (rinnovabili + nucleare) (-0,6% a 38.566 GWh). Qui, in particolare, l&#x27;eolico aumenta del 4,3% a 11.905 GWh, mentre l&#x27;idroelettrico flette del -5,3% a 13.783 GWh e il nucleare del -4,4% s 6.818 GWh.</p><p>Con riferimento alla sola Italia, la produzione di Enel ha accelerato del 13,9% a 8.571 GWh, grazie al forte contributo della generazione convenzionale (+47,0% a 2.959 GWh) e il consolidamento dell&#x27;output rinnovabile (+1,8% a 5.612 GWh).</p><p><br/></p><p><em>Fonte: sito web ufficiale di Enel</em></p><p><br/></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/44a161cc2a6b0566123cb52f05e9e1fff666dec9-873x434.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Rialzo in pausa dopo i record]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/rialzo-in-pausa-dopo-i-record/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=rialzo-in-pausa-dopo-i-record</link>
            <guid>79954cb3-f1a6-4788-89f0-a20f9adbddbb</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 06:30:41 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi militari in Iran dopo che imbarcazioni di Teheran avevano aperto il fuoco contro tre cacciatorpediniere della Marina in navigazione nello Stretto di Hormuz.</p><p>Trump ha precisato ai giornalisti che il cessate il fuoco è ancora in vigore.</p><p>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -0,7%.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri a Wall Street sembrava un’altra seduta da record, anche il Dow Jones, più lento a causa della sua bassa esposizione al tema dell’intelligenza artificiale, dava l’impressione di volersi spingere per la prima volta nella storia oltre quota 50.000 punti, ma le vicende nel Golfo Persico hanno ad un certo punto fermato il rialzo. In serata il Wall Street Journal ha riportato che gli Stati Uniti stavano riprendendo ad accompagnare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, gli iraniani hanno subito attaccato e il prezzo del petrolio è tornato a salire.</p><p>L’S&amp;P500 ha chiuso in ribasso dello 0,4%, prima seduta di variazione negativa dopo due da record.</p><p><strong>Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi militari in Iran dopo che imbarcazioni di Teheran avevano aperto il fuoco contro tre cacciatorpediniere della Marina in navigazione nello Stretto di Hormuz</strong>. L&#x27;attacco iraniano contro tre navi da guerra statunitensi ha coinvolto “ numerosi missili, droni e piccole barche&quot;, secondo una dichiarazione del Comando Centrale degli Stati Uniti di giovedì, che ha aggiunto che &quot;nessuna risorsa statunitense è stata colpita”.</p><p>Le forze americane hanno risposto eliminando le “minacce in arrivo” e prendendo di mira i siti di lancio di missili e droni iraniani, le postazioni di comando e controllo e le strutture di intelligence ritenute “responsabili dell&#x27;attacco alle forze statunitensi”, ha affermato.</p><p>Intanto alla Casa Bianca si sta aspettando che l&#x27;Iran risponda alla proposta di riaprire lo stretto e porre fine al conflitto. &quot;Proprio come li abbiamo messi fuori combattimento di nuovo oggi, li metteremo fuori combattimento in modo molto più duro e molto più violento in futuro, se non firmano il loro accordo, SUBITO!&quot;, ha detto il presidente Donald Trump in un post sui social media.</p><p>Poco dopo, sempre in serata, lo stesso <strong>Trump ha precisato ai giornalisti che il cessate il fuoco è ancora in vigore nonostante le tensioni, minimizzando le azioni dell’Iran</strong> e mettendo in guardia dalle conseguenze. “Oggi ci hanno preso in giro. Li abbiamo spazzati via”, ha detto “Vi farò sapere quando non ci sarà più il cessate il fuoco”, ha aggiunto. “Non avrete bisogno di saperlo, dovrete semplicemente guardare un unico grande bagliore che proviene dall’Iran”.</p><p>Il greggio tipo WTI è in rialzo dell’1% a 95,5 dollari il barile, la settimana sta per chiudersi con un ribasso dell’8% circa.</p><p><strong>Non è necessario limitare le esportazioni statunitensi di petrolio o di carburante per aerei per far fronte alle carenze globali scatenate dalla guerra con l’Iran</strong>. “Non ne abbiamo bisogno”, ha dichiarato Trump ai giornalisti a Washington. “Disponiamo di enormi quantità di petrolio”. Bloomberg scrive che gli esperti la pensano in un altro modo: la riserva di approvvigionamento statunitense sta raggiungendo i propri limiti e non è chiaro per quanto tempo le esportazioni potranno essere mantenute a questo livello prima di avere un impatto sul mercato interno.</p><p>Trump ha minimizzato la preoccupazione e ha lodato l’impennata delle esportazioni. “Le navi stanno arrivando fin dove prima andavano a Hormuz”, ha detto. “Abbiamo centinaia di navi che arrivano in Texas, in Louisiana e in Alaska, si riforniscono, e poi tornano indietro e fanno un sacco di soldi”.</p><p><strong>Un tribunale federale del commercio ha inferto un nuovo duro colpo all&#x27;agenda economica dell’amministrazione Trump: i dazi globali del 10% imposti dal presidente l’anno scorso sono stati dichiarati illegali</strong>. Il verdetto arriva dopo che la Corte Suprema aveva annullato i dazi precedentemente imposti.</p><p>Ieri sera una giuria composta da tre giudici della Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti a Manhattan ha accolto la richiesta di un gruppo di piccole imprese e di due dozzine di Stati, per lo più guidati dai democratici, di invalidare i dazi. Trump aveva imposto i dazi del 10% a febbraio ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974, che non era mai stata invocata in precedenza. Per ora, tuttavia, la corte ha solo impedito all’amministrazione di applicare immediatamente i dazi alle due aziende che hanno intentato causa e allo Stato di Washington, chiarendo che non stava emettendo una cosiddetta “ingiunzione universale”. Il collegio ha ritenuto che gli altri Stati non avessero legittimazione ad agire perché non sono importatori diretti, sostenendo invece di aver subito un danno, dovendo pagare prezzi più alti per le merci quando le imprese hanno trasferito i costi dei dazi.</p><p><br/></p><p><strong>Le borse dell’Europa</strong> dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -0,7%.</p><p><br/></p><p>Sei ore di intenso negoziato, iniziato nella serata di mercoledì e terminato a notte fonda, non sono bastate ad arrivare alla fumata bianca sull&#x27;intesa sui dazi con gli Usa. Il trilogo, il tavolo che riunisce Consiglio, Commissione ed Eurocamera, si è concluso con “progressi sostanziali&quot; ma s<strong>enza il via libera all&#x27;accordo di Turnberry</strong>. <strong>&quot;L&#x27;ok ci sarà il 19 maggio&quot;, hanno promesso le parti,</strong> guardando soprattutto Oltreoceano e alla possibile reazione di Donald Trump. Poche ore dopo, la risposta del presidente americano. Questa volta non è stata una minaccia, ma un ultimatum, anche se dalle coordinate temporali ragionevoli. <strong>&quot;Se entro il 250esimo compleanno degli Usa&quot;, il 4 luglio. l&#x27;Europa non rispetterà l&#x27;accordo &quot;le tariffe schizzeranno immediatamente a livelli ben più elevati&quot; rispetto al 15%</strong> previsto.<br/>Trump lo ha detto direttamente alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con cui ha avuto una conversazione telefonica. Chi temeva che il tycoon concretizzasse subito la minaccia del 25% ad auto e camion europei ha tirato un sospiro di sollievo.</p><p>Il pressing della Commissione per un via libera il 19 maggio sarà costante nei prossimi giorni. La telefonata Trump-von der Leyen certamente chiarisce il quadro commerciale da qui ai prossimi due mesi. Ma la postura di Washington non cambia. L&#x27;ambasciatore in Ue, Andrew Puzder, non a caso ha incontrato la vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata dei Patrioti, Mieke Andriese, con un focus proprio sui dazi. Gli Usa sanno che, all&#x27;interno della Plenaria, il fronte anti-Trump negli ultimi mesi è cresciuto e cercano di puntellare il sostegno in quei gruppi tradizionalmente più vicini al movimento Maga.</p><p><strong>L’indice MSCI Asia Pacific è in ribasso dello 0,8%, ben avviato verso una delle migliori settimane dell’anno.</strong></p><p>Nonostante episodi di volatilità, gli investitori sono rimasti concentrati sugli sforzi di de-escalation degli Stati Uniti, scommettendo che un allentamento delle tensioni possa mantenere sotto controllo i prezzi dell’energia e sostenere il contesto generale favorevole agli asset rischiosi.</p><p><strong>“Le azioni stanno guardando oltre la guerra, mentre il petrolio continua a mantenere il suo premio legato al conflitto</strong>”, ha affermato Hebe Chen, analista senior di mercato presso Vantage Global Prime a Sydney. Si tratta di “una divergenza che indica che <strong>i mercati hanno silenziosamente concluso che lo scenario peggiore si sta allontanando</strong> e hanno voltato pagina, anche se l’accordo non è ancora definitivo.”</p><p>Indice <strong>Nikkei di Tokyo</strong> -0,4%. Nel listino giapponese si mette in luce Sony, il titolo sale del 7% dopo l’annuncio di un piano di buy back.</p><p>Hang Seng di Hong Kong -1%. <strong>CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen</strong> -0,5%.</p><p><strong>I prezzi del caffè ai massimi storici stanno creando una situazione delicata che potrebbe portare a crisi future, ha detto ieri Andrea Illy,</strong> presidente di Illycaffe, parlando con i giornalisti a San Paolo.</p><p>Illy, che mercoledì ha incontrato il ministro dell&#x27;Agricoltura brasiliano Andre de Paula, ha detto che il Paese è in grado di affrontare meglio le sfide causate da eventi climatici estremi, citando varietà di caffè più resistenti e migliori pratiche agricole.</p><p>&quot;Stiamo anche vivendo uno scenario di prezzi storicamente elevati; questo crea una situazione delicata&quot;, ha detto in una conferenza stampa.</p><p>&quot;C&#x27;è il rischio di un&#x27;eccessiva espansione della produzione e di future crisi dei prezzi, così come il rischio opposto di una riduzione dell&#x27;offerta causata da eventi meteorologici estremi”.</p><p>Ieri mattina, il caffè Arabica ha toccato il minimo degli ultimi 18 mesi a 2,7280 dollari la libbra, ma i prezzi rimangono comunque elevati se confrontati con quelli dell’ultimo decennio.</p><p><strong>Enel</strong> ha chiuso il primo trimestre con un risultato netto ordinario di gruppo pari a 1,94 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, grazie al positivo andamento della gestione operativa ordinaria a livello di Ebitda e al miglior contributo nel settore dell’energia rinnovabile in Grecia, Sudafrica e Australia. L&#x27;Ebitda ordinario è stato di 6 miliardi, in aumento del 3,6%. Confermata la guidance per l’anno.</p><p>Nella call con gli analisti, il Cfo, Stefano De Angelis, ha detto che il gruppo non prevede che eventuali operazioni di m&amp;a abbiano un impatto significativo sui risultati 2026.</p><p><br/></p><p><strong>Pirelli</strong> ha chiuso il primo trimestre con un utile netto in crescita del 23,3% a 156,8 milioni di euro, grazie a minori oneri finanziari. La società ha anche alzato le previsioni sui ricavi per l&#x27;intero anno 2026 a un valore compreso tra 6,75 e 6,95 miliardi di euro, citando un miglioramento delle prospettive di price/mix.</p><p><br/></p><p><strong>Unicredit</strong>. La Germania respinge le acquisizioni ostili e aggressive nel settore bancario, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz in un evento a Berlino, riferendosi all&#x27;offerta pubblica di acquisto lanciata da UniCredit su Commerzbank .</p><p><br/></p><p><strong>Leonardo</strong>. L’azionista di minoranza statunitense Guy Wyser-Pratt chiede un&#x27;indagine sul voto dell&#x27;assemblea di giovedì con cui è stato eletto un nuovo cda, incluso i candidati del governo per le posizioni di Amministratore Delegato e Presidente, ovvero Lorenzo Mariani e Francesco Macrì.</p><p>&quot;Agli azionisti non è stata data alcuna opportunità di parlare, porre domande o interagire con il management o il consiglio di amministrazione&quot;, ha dichiarato Wyser-Pratt in un comunicato. &quot;Questa non è un&#x27;assemblea degli azionisti. È una formalità, orchestrata per ratificare un risultato predeterminato.”</p><p><br/></p><p><strong>Safilo</strong> ha chiuso il trimestre con vendite nette pari a 272,9 milioni di euro, +0,4% a cambi costanti e un Margine industriale lordo al 62%, +150 punti base rispetto al 60,5%. Il free cash flow si attesta a 17,5 milioni, prima dell&#x27;acquisto di un&#x27;ulteriore partecipazione azionaria in Inspecs Group per circa 5 milioni.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Le IPO nel mondo hanno raggiunto i 30,9 miliardi di dollari]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/le-ipo-nel-mondo-hanno-raggiunto-30-9-miliardi-di-dollari/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=le-ipo-nel-mondo-hanno-raggiunto-30-9-miliardi-di-dollari</link>
            <guid>373b210a-6376-40cf-b391-f7d7ff0c2979</guid>
            <pubDate>Fri, 08 May 2026 06:15:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Le attività di deal-making hanno iniziato il 2026 in modo molto forte, in particolare quella di M&amp;A. Gli Stati Uniti hanno generato il 52% dei volumi globali di M&amp;A e le operazioni superiori a 10 miliardi di dollari sono aumentate del 47%</p><p><em>A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM</em></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Produzione industriale delle Germania MoM di marzo in uscita oggi (stima +0,4% contro -0,3% di febbraio), tasso di disoccupazione USA di aprile (stima 4,3%, invariato rispetto a marzo), variazione occupati USA di aprile (stima 73k contro 178k di marzo) e fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan di maggio (stima 49,3 punti contro 49,8 di aprile).</p><p></p><p>Minori delle attese le richieste settimanali USA alla disoccupazione (200k contro 205 attese) e in crescita rispetto alle 190k della scorsa settimana. In forte calo la produttività del 1Q26 (0,8% contro 1,6% del 4Q25), in parte per effetto dello shutdown. Produttività che, se dovesse mantenersi debole, “sosterrebbe” sempre meno l’inflazione e metterebbe ulteriore pressione alla Fed.</p><p></p><p>L&#x27;attività globale di deal-making è entrata nel 2026 con un forte slancio, facendo seguito a un robusto 2025. Le aziende alla ricerca di esposizione verso lo sviluppo delle infrastrutture di intelligenza artificiale (IA) hanno beneficiato di venti favorevoli sul fronte fiscale, della riduzione dei costi di indebitamento e di un solido scenario macroeconomico. Queste fondamenta positive sostengono le previsioni degli analisti di una continua forza del settore, con le attività di M&amp;A e di IPO ben posizionate per un ulteriore progresso nel corso del 2026.</p><p></p><p>Nel primo trimestre del 2026, il valore globale delle operazioni di M&amp;A è balzato a 1.200 miliardi di dollari, segnando l&#x27;inizio d&#x27;anno più forte dal 2021 e il terzo trimestre consecutivo sopra la soglia dei 1.000 miliardi.</p><p></p><p><strong>L’attività di M&amp;A dal 2017 al 1Q26</strong></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><em>Fonte: LSEG Data &amp; Analytics</em></p><p></p><p>Allo stesso modo, i proventi delle IPO globali hanno raggiunto i 30,9 miliardi di dollari, toccando il massimo degli ultimi quattro anni. La rinascita dell&#x27;attività riflette l&#x27;accelerazione dell&#x27;adozione dell&#x27;IA e fondamentali economici resilienti, con investimenti di capitale costanti e una spesa per i consumi in salute che sostengono la fiducia delle imprese.</p><p></p><p>Sul fronte interno, gli Stati Uniti si sono confermati una roccaforte per le operazioni finanziarie, rappresentando il 52% dei volumi globali di M&amp;A e il 27% delle emissioni globali di IPO nel primo trimestre, sottolineando la profondità e la resilienza dei mercati dei capitali statunitensi. In particolare, le operazioni di M&amp;A di valore superiore ai 10 miliardi di dollari sono aumentate del 47% su base annua, segnando il trimestre più forte, a fronte di un aumento del solo 3% per le operazioni inferiori ai 500 milioni di dollari. Sebbene questa divergenza suggerisca che l&#x27;attività rimanga concentrata verso l&#x27;alto (top-heavy), essa segnala anche la solidità di bilancio e la flessibilità delle grandi corporation nell&#x27;eseguire operazioni in contesti turbolenti come quelli attuali.</p><p></p><p>L&#x27;instabilità geopolitica all&#x27;inizio del 2026 ha mutato lo scenario. Alcune grandi operazioni sono state accelerate rispetto ai piani, mentre altre sono state posticipate a causa delle preoccupazioni per un conflitto prolungato in Medio Oriente. Di conseguenza, sono riemersi i timori di stagflazione, che potrebbero frenare l&#x27;attività di deal-making. A nostro avviso, tuttavia, gli indicatori di mercato offrono attualmente prove limitate del fatto che la stagflazione possa rappresentare un rischio sostenuto e a lungo termine per il futuro.</p><p></p><p>Ricordando il Giorno della Liberazione del 2 aprile 2025, prevediamo che l&#x27;attività si manterrà stabile per poi accelerare nella seconda metà dell&#x27;anno, quando le condizioni dovrebbero stabilizzarsi e potrebbero concretizzarsi potenziali tagli dei tassi di interesse. Detto ciò, potrebbero emergere sfide nel breve termine qualora la concentrazione delle operazioni iniziasse a comprimere la liquidità, l&#x27;incertezza geopolitica persistesse, le aspettative sui tassi cambiassero o la volatilità del mercato azionario aumentasse.</p><p></p><p>Per il momento, l&#x27;attività di M&amp;A rimane robusta e anche il calendario delle future IPO appare promettente. Sono previste operazioni nei settori dei Beni di Consumo, dell&#x27;Energia, dell&#x27;Industria e delle Tecnologie dell&#x27;Informazione. Non escludiamo che le società possano adottare un approccio più prudente nel contesto attuale, ma le stime indicano una solidità costante per tutto il 2026, mentre le aziende lavorano per scalare e potenziare i propri modelli di business.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Opinioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9c5ae875e4bc9371bf0c799aac8b2eb433e4019-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Eni sotto pressione col calo del greggio ma arrivano nuove scoperte e decisioni strategiche ]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-eni-sotto-pressione-col-calo-del-petrolio-ma-arrivano-nuove-scoperte-e-decisioni-strategiche/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-eni-sotto-pressione-col-calo-del-petrolio-ma-arrivano-nuove-scoperte-e-decisioni-strategiche</link>
            <guid>2327dc73-9e6f-4e3f-badf-d27d3dd2762b</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 13:15:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Test eccezionali in Indonesia, nascita della joint venture Searah e via libera a dividendi, buyback e nuovo cda. Diverse novità per il gruppo italiano, oggi in sofferenza in borsa a causa del calo delle quotazioni del petrolio.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eni</strong> si muove in una fase di debolezza in Borsa, risentendo del recente arretramento delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali.</p><p>Il titolo cede il 2% quando mancano circa due ore alla chiusura di Piazza Affari, scendendo a 22,46 euro, in linea con l’andamento dell’azionario legato al greggio come Tenaris (-5%), indebolita anche dalla trimestrale, e con Saipem (-4%).</p><p>Come spesso accade per le major energetiche, il calo del prezzo del greggio si riflette sulle prospettive di ricavi e margini del settore, alimentando prese di profitto e un clima di cautela tra gli investitori. Il Brent, infatti, continua la sua discesa e scende a 97,60 dollari al barile, condizionando il settore.</p><p>Nonostante questa pressione di breve periodo, il gruppo continua a rafforzare il proprio profilo industriale con nuove scoperte, operazioni strategiche e decisioni societarie rilevanti che puntano a sostenere la crescita futura.</p><p><br/></p><p>Sul fronte upstream, Eni ha annunciato risultati definiti “eccezionali” dai test di produzione eseguiti sulla scoperta Geliga 1 nel Bacino del Kutei, in <strong>Indonesia</strong>. Le prove hanno confermato l’elevata qualità del giacimento e la capacità di sostenere livelli produttivi significativi. Durante il test, il pozzo ha erogato portate fino a 1,7 milioni di metri cubi standard di gas al giorno – limite imposto dalla capacità dell’impianto di perforazione – con variazioni di pressione minime, segnale di un’eccellente produttività.</p><p>Sulla base dei risultati, il pozzo Geliga 1 potrebbe produrre in modo sostenibile circa 5,7 milioni di metri cubi di gas al giorno e circa 10.000 barili di condensati. Il giacimento si trova nel Blocco Ganal, offshore a circa 70 chilometri dalla costa del Kalimantan orientale, ed è stato perforato fino a 5.100 metri di profondità in acque di circa 2.000 metri. Le stime preliminari indicano risorse in posto pari a circa 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati.</p><p>La scoperta è adiacente al giacimento a gas Gula, non ancora sviluppato, stimato in circa 56 miliardi di metri cubi di gas e 75 milioni di barili di condensati. Considerate insieme, le due scoperte potrebbero sostenere una produzione incrementale di circa 28 milioni di metri cubi di gas e 80.000 barili al giorno di condensati.</p><p><br/></p><p>È in preparazione il Piano di Sviluppo che sarà presentato al governo indonesiano nelle prossime settimane e che punta a un fast track per la creazione di un terzo hub produttivo nel Bacino del Kutei, accanto ai progetti South Hub e North Hub.</p><p>Parallelamente, sono in corso studi per aumentare ulteriormente la capacità di liquefazione dell’impianto di Bontang, con la possibile riattivazione di due treni di liquefazione oggi inattivi.</p><p>Il Blocco Ganal è operato da Eni con una quota dell’82%, mentre Sinopec detiene il restante 18%. Questo asset rientra nel portafoglio dei 19 blocchi che confluiranno in Searah, la nuova società a partecipazione paritetica tra Eni e <strong>Petronas</strong> annunciata nel novembre 2025. </p><p>La joint venture svilupperà circa 3 miliardi di barili equivalenti di risorse scoperte e rafforzerà la presenza nel Sud Est asiatico. Il closing dell’operazione è previsto nel secondo trimestre del 2026, mentre è in corso la cessione a terzi del 10% degli asset conferiti da Eni Indonesia. </p><p>La scoperta Geliga contribuisce ad accrescere il valore di questa operazione. Il gruppo è presente in Indonesia dal 2001 e produce oggi circa 90.000 barili equivalenti al giorno.</p><p><br/></p><p>Sul fronte societario, l’assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio 2025, chiuso con un utile di oltre 4,4 miliardi di euro, destinato integralmente a riserva disponibile. È stato inoltre nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio fino al 2028, composto da nove membri e presieduto da Giuseppina Di Foggia, con la conferma dell’amministratore delegato Claudio Descalzi.</p><p>L’assemblea ha deliberato compensi annuali pari a 90.000 euro lordi per il presidente del CdA e 80.000 euro per ciascun consigliere, oltre alla nomina del nuovo Collegio Sindacale.</p><p>Via libera anche a un <strong>ampio programma di remunerazione degli azionisti</strong>, con autorizzazione all’acquisto di azioni proprie fino a 303 milioni di titoli per un esborso massimo di 4 miliardi di euro e alla possibile cancellazione fino a 297,9 milioni di azioni.</p><p>Approvata inoltre la <strong>distribuzione di 1,1 euro per azione</strong> in quattro tranche tra settembre 2026 e maggio 2027, in luogo del dividendo ordinario, con la possibilità di un dividendo straordinario qualora sussistano le condizioni previste. L’assemblea ha infine autorizzato la riduzione e l’utilizzo della riserva di rivalutazione per oltre 2,8 miliardi di euro a supporto della distribuzione agli azionisti.</p><p>Nel complesso, mentre il titolo risente della volatilità del petrolio, le nuove scoperte, la joint venture in Asia e le decisioni dell’assemblea delineano una strategia orientata alla crescita e alla remunerazione degli investitori nel medio-lungo periodo.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/da8aef0830a3f6826461210073d421e338431094-851x433.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Tassazione Crypto in Italia: come sono tassate criptovalute e Bitcoin]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/bitcoin-ecco-come-sono-tassati-in-italia/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=bitcoin-ecco-come-sono-tassati-in-italia</link>
            <guid>04a00dac-f3d7-44f1-bd2f-ef5e0c7fb986</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 13:00:02 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Tassazione crypto e criptovalute in Italia aggiornata alla Legge di Bilancio 2026. Scopri aliquote, obbligo di dichiarazione, novità su tasse crypto e tassazione bitcoin.</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Le criptovalute sono virtuali, ma le tasse del Fisco italiano sono più reali che mai. Se fino a pochi anni fa la normativa era ancora nebulosa e frammentata, oggi, con le novità introdotte dalla <strong>Legge di Bilancio 2026</strong>, il quadro fiscale su <strong>tassazione crypto, tasse cripto e tassazione bitcoin</strong> è finalmente più definito, anche se tutt&#x27;altro che semplice.</p><p><br/></p><p>Per anni il Fisco italiano ha assimilato le criptovalute alle <strong>valute estere</strong>, basandosi su una sentenza della Corte di Giustizia dell&#x27;UE del 2015. Questa impostazione era tuttavia controversa, poiché le cripto non hanno corso legale e i wallet non sono equiparabili a conti correnti bancari.</p><p>Con la <strong>Legge di Bilancio 2023</strong> il legislatore ha finalmente introdotto una disciplina fiscale specifica per le cripto-attività, superando l&#x27;assimilazione forzata alle valute estere e inquadrandole come fonte autonoma di <strong>redditi diversi</strong> ai sensi del TUIR.</p><p>Oggi è importante distinguere tra diverse categorie di cripto-attività, perché, come vedremo, <strong>non tutte sono tassate allo stesso modo</strong>.</p><p>Il riferimento principale per la <strong>tassazione delle criptovalute</strong> (per persone fisiche non imprenditori) è l&#x27;<strong>articolo 67 del TUIR</strong>, comma 1, lettera c-sexies. Questa norma include tra i redditi diversi:</p><ul><li>le <strong>plusvalenze</strong> da cessione a titolo oneroso di cripto-attività</li><li>le plusvalenze da <strong>permuta</strong> tra cripto-attività diverse</li><li>le plusvalenze da <strong>rimborso</strong> di cripto-attività</li></ul><p>La base imponibile è la differenza tra il corrispettivo percepito e il <strong>costo di acquisto documentato</strong>. Se non si riesce a documentare il prezzo di carico, il costo si considera pari a zero, il che significa che si viene tassati sull&#x27;intero importo incassato.</p><p><strong>Quando scatta la tassazione?</strong> La tassazione coincide con la <em>realizzazione</em> della plusvalenza, cioè quando si converte la cripto in valuta legale, quando si scambia con un&#x27;altra cripto-attività o la si usa per un pagamento.</p><p>Le <strong>minusvalenze</strong> possono essere compensate con plusvalenze della stessa natura entro il quarto periodo d&#x27;imposta successivo. <a href="https://www.orafinanza.it/it/minusvalenze-come-recuperarle-coi-certificates">Come compensare le minusvalenze in portafoglio?</a> </p><p>Ecco come è cambiata la <strong>tassazione crypto</strong> negli ultimi anni:</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><strong>Dal 2025</strong> la Legge di Bilancio 2025 ha eliminato la franchigia di 2.000 euro e alzato l&#x27;aliquota al <strong>33%</strong>. Questo significa che <strong>anche piccoli guadagni sono fiscalmente rilevanti</strong>, senza alcuna soglia minima di esenzione.</p><p><br/></p><p>La <strong>Legge di Bilancio 2026</strong>, con l&#x27;articolo 13, introduce importanti novità per chi investe in cripto-attività. Ecco i punti principali:</p><p><strong>Aliquota agevolata al 26% per i token di moneta elettronica in euro</strong></p><p><strong>Regime fiscale più favorevole</strong> per gli <em>e-money token denominati in euro</em>: strumenti digitali che mantengono un valore stabile rispetto all&#x27;euro e sono coperti da riserve interamente in euro, disciplinati dal Regolamento UE 2023/1114 (MiCAR). Per questi token si applica un&#x27;aliquota sostitutiva del <strong>26% anziché del 33%</strong>.</p><p><strong>Le altre cripto-attività</strong> (Bitcoin, Ethereum, altcoin, ecc.), invece, restano soggette all&#x27;aliquota ordinaria al <strong>33%</strong>.</p><p><strong>Conversione euro ↔ token: nessuna plusvalenza</strong></p><p>Un chiarimento fondamentale: la semplice <strong>conversione da euro a token di moneta elettronica (o viceversa) non genera plusvalenze o minusvalenze</strong>. Il legislatore riconosce che si tratta solo di un cambio di forma della stessa valuta, non di un evento fiscalmente rilevante.</p><p>La <strong>tassazione bitcoin</strong>, e delle altre criptovalute, scatta ogni volta che si realizza una plusvalenza. In pratica:</p><ul><li><strong>Vendi bitcoin in euro</strong>: se hai guadagnato rispetto al prezzo di acquisto, la plusvalenza è tassata al 33%</li><li><strong>Scambi bitcoin con ETH o altra cripto</strong>: è un evento imponibile</li><li><strong>Usi bitcoin per pagare beni/servizi</strong>: anche questo è considerato cessione e può generare plusvalenza tassabile</li><li><strong>Mantieni bitcoin nel wallet senza vendere</strong>: nessuna imposta da pagare (la tassazione è sul realizzo, non sul possesso)</li></ul><p><strong>Non è più prevista alcuna soglia minima</strong>: dal 2025 anche plusvalenze di pochi euro devono essere dichiarate.</p><p>Chi detiene criptovalute è tenuto a compilare il <strong>Quadro RW</strong> della dichiarazione dei redditi, il quadro dedicato al monitoraggio degli investimenti finanziari esteri e patrimoniali.</p><p>Dichiarare le cripto nel Quadro RW è un adempimento formale che <strong>non comporta il pagamento di imposte</strong>, ma la mancata dichiarazione può portare a <strong>sanzioni</strong>.</p><p>La dichiarazione riguarda il controvalore in euro delle cripto-attività detenute al 31 dicembre dell&#x27;anno di riferimento, calcolato al cambio indicato sulla piattaforma d&#x27;acquisto. Negli anni successivi si indica il valore detenuto a fine anno o alla data di vendita.</p><p><strong>Attenzione</strong>: non c&#x27;è più una soglia minima oltre cui scatta l&#x27;obbligo. È buona prassi dichiarare qualunque posizione in cripto-attività.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Formazione</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/c0b9a627d7f5768e0b3327a2c9f414f59bfcb24d-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Ftse Mib, come cambia la Borsa italiana andando oltre le banche]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/ftse-mib-come-cambia-la-borsa-italiana-andando-oltre-le-banche/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=ftse-mib-come-cambia-la-borsa-italiana-andando-oltre-le-banche</link>
            <guid>49aa7e53-7c0d-4866-8945-325394f1b140</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 12:45:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il maggiore indice italiano Ftse Mib non è più soltanto il listino delle banche e dei dividendi. Nel 2026 Piazza Affari sta vivendo una trasformazione profonda, guidata dall’ascesa della tecnologia, dal ritorno dell’energia e dal peso crescente degli industriali legati a infrastrutture, difesa e semiconduttori. Le banche restano dominanti, ma qualcosa negli equilibri interni del mercato italiano sta cambiando. E mentre STMicroelectronics, Prysmian e Leonardo guadagnano centralità, il massimo storico del 2000 torna improvvisamente visibile all’orizzonte.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il Ftse Mib del 2026 sta vivendo una trasformazione silenziosa. Non abbastanza radicale da cancellarne la natura storica, ma sufficientemente profonda da <strong>modificarne gli equilibri interni</strong>. </p><p>A dirlo è <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong>, spiegando che per anni, infatti, il principale mercato italiano è stato percepito come un listino quasi monoculturale: <strong>banche, dividendi, tassi d’interesse</strong>. Detto in maniera provocatoria, lo spauracchio degli investitori growth e il paradiso dei cassettisti. Un indice percepito prigioniero di una monocultura bancaria e apprezzato quasi esclusivamente per la generosità delle sue cedole. E in parte, i numeri continuano a confermarlo. <strong>A fine aprile 2026 il dividend yield è del 4,23%, il comparto bancario pesa ancora il 37,48% dell’intero Ftse Mib</strong> (tornando nuovamente a superare nuovamente la somma dei settori Industriali, Energia e Utilities), mentre <strong>UniCredit e Intesa Sanpaolo rappresentano insieme oltre il 27%</strong> dell’indice.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Ma limitarsi a questa fotografia significherebbe perdere il cambiamento più interessante emerso nel primo quadrimestre dell’anno. Certo, precisa Debach, togliamo ogni dubbio, il Ftse Mib non ha smesso di essere un listino finanziario, ma diciamo almeno come <strong>sta tentando di smettere di essere soltanto quello</strong>.</p><p>Il segnale più dirompente di questo pivot setto<strong>riale è l&#x27;ascesa prepotente della tecnologia</strong>. Se a fine dicembre 2025 il peso del comparto Tech era poco più che una comparsa, fermo al 2,27% con 14,4 miliardi di capitalizzazione, ad aprile 2026 <strong>la sua rilevanza è quasi raddoppiata, toccando il 4,30%</strong>. Il protagonista assoluto (essendo l’unico titolo tecnologico del Ftse Mib) di questa accelerazione è <strong>STMicroelectronics</strong>. Come si legge nel report di eToro, la società non è più solo una componente del listino, ma è diventata l&#x27;ariete che ha scardinato la vecchia gerarchia settoriale. E aprile rappresenta il momento in cui questo cambiamento emerge con maggiore chiarezza.</p><p>Il Ftse Mib chiude il mese con un <strong>rialzo vicino al 9%, segnando la miglior performance mensile da gennaio 2023</strong>, oltre due anni fa. Ma ciò che colpisce non è soltanto la forza del movimento, evidenzia Debach, quanto la sua composizione interna. <strong>STM </strong>contribuisce da sola per circa 177 bps alla performance del mese, <strong>quasi il 20% dell’intero rialzo</strong>. <strong>Prysmian </strong>aggiunge altri 137 bps, <strong>circa il 15%</strong>. Insieme, due titoli con un peso aggregato di poco superiore al 7% hanno spiegato oltre un terzo (il 35%) della corsa di aprile. <strong>UniCredit e Intesa restano il cuore pulsante del listino</strong>, entrambe in rialzo a doppia cifra nel mese e con quasi 150 bps di contributo ciascuna, circa il 34% complessivo della performance del Ftse Mib. Ma questa volta il rally non è stato soltanto una storia di banche per Debach. <strong>Tecnologia e industriali sono tornati a condividere il palco</strong>, segnale di un mercato più largo, più partecipato e meno dipendente da un’unica narrativa settoriale.</p><p>Le banche restano dominanti. <strong>Utilities ed energia continuano a rappresentare insieme oltre un quarto del listino</strong>. Ma, sottolinea Debach, il mercato sta iniziando a sviluppare driver alternativi ai soli tassi d’interesse.</p><p>Marzo, ad esempio, è stato lo stress test di questa nuova struttura. Il Ftse Mib ha <strong>corretto di oltre il 6%</strong>, trascinato dal crollo dei bancari. UniCredit ha sottratto 237 bps alla performance mensile dell’indice, Intesa altri 155 bps. Ma mentre i giganti del credito affondavano, <strong>Eni metteva a segno un rialzo del 26%</strong>, agendo come stabilizzatore fondamentale. Non abbastanza, certo, da neutralizzare il peso dei finanziari, ma almeno in grado di mostrare una seconda gamba.</p><p>È da qui che, secondo Debach, nasce la metamorfosi del 2026. Non dalla scomparsa delle banche, ma <strong>dal consolidamento di comparti che per decenni sono stati considerati semplici satelliti</strong> del polo bancario-assicurativo.</p><p>Basti pensare come <strong>il settore bancario passa da 259,2 miliardi di market cap a fine 2025 a 257 miliardi a fine aprile 2026</strong>, complice anche l’uscita a marzo di Banca Popolare di Sondrio. Apparentemente poco cambia, ma <strong>il peso sull’indice cala dal 40,78% al 37,48%</strong> e questo suggerisce che il resto del mercato è cresciuto più velocemente delle banche.</p><p>Ed è qui che emergono i nuovi driver per Debach. La tecnologia è certamente il caso più evidente. Ma c’è anche il tema energia. A dicembre il comparto valeva 52,8 miliardi, circa l’8,3% del Ftse Mib. <strong>Ad aprile arriva a quasi 74 miliardi, oltre il 10,7%</strong>. Eni diventa, a fine gennaio, il quarto titolo del listino, superando Ferrari e Generali per peso specifico.</p><p>Anche gli industriali mostrano un cambiamento strutturale.<strong> Prysmian e Leonardo diventano due protagonisti </strong>sempre più centrali dell’indice. A dicembre gli industriali valevano circa 51,7 miliardi, ad aprile oltre 64 miliardi (ricordando come a marzo si è assistito all’ingresso di Avio nel listino).</p><p>Persino la concentrazione interna riflette questo cambiamento. Come si legge nell&#x27;analisi di eToro, <strong>i primi tre titoli del listino passano dal 41% circa di gennaio al 38,4% di aprile</strong>, lasciando spazio a una nuova Top 10 più eterogenea. Certo le prime dieci aziende continuano a rappresentare quasi il 71% dell’intero indice, ma <strong>la leadership non è più compressa soltanto su UniCredit, Intesa ed Enel</strong>.</p><p>A fine aprile, la gerarchia del benchmark italiano riflette questa nuova identità settoriale:</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Il movimento più emblematico, oltre alla salita di STM (assente dalla top 10 ad inizio anno, ed ora salita fino all’ottava posizione) riguarda <strong>Ferrari, scivolata dal quinto al settimo posto per peso nel listino</strong>. Un segnale che, secondo Debach, conferma come il settore auto continui a perdere centralità all’interno del mercato italiano. Dopo l’uscita di Stellantis dalla top ten, a fine gennaio, anche il ridimensionamento relativo di Ferrari racconta un comparto che fatica a mantenere il peso degli ultimi anni. Basta guardare i numeri. Un anno fa la capitalizzazione complessiva del settore automotive italiano sfiorava i 68 miliardi di euro, pari a circa il 12,3% del Ftse Mib. Oggi, <strong>complice anche l’uscita di Pirelli dal listino principale milanese, il valore aggregato si è ridotto a circa 48 miliardi</strong>, poco più del 7% dell’indice. Una contrazione che riflette non soltanto il repricing del settore, ma anche il cambio di leadership interna del listino.</p><p>Anche il dividend yield, evidenzia Debach, racconta questo cambio di narrativa. <strong>Scende dal 4,46% di dicembre al 4,23% di aprile</strong>. Non significa che, precisa Debach, il mercato italiano abbia smesso di essere un mercato da dividendi. Significa però che <strong>il rialzo dei prezzi sta iniziando a contare più della sola componente cedolare</strong>, segnale di un listino che prova lentamente a farsi premiare non solo per il rendimento distribuito, ma anche per la crescita del capitale.</p><p>Ed è forse proprio questa la vera fotografia del Ftse Mib del 2026. Un indice che, secondo Debach, non ha rinnegato la propria natura, ancora concentrato, ancora profondamente bancario, ancora fortemente esposto a utilities ed energia. Ma allo stesso tempo <strong>un mercato che sta cercando di ampliare la propria identità, costruendo accanto alla storica anima finanziaria una seconda gamba fatta di semiconduttori, infrastrutture elettriche, difesa ed energia</strong>.</p><p>Il tutto mentre <strong>il massimo storico di 50.109 punti del 6 marzo 2000 torna improvvisamente visibile all’orizzonte</strong>. Come i marinai che dopo mesi in mare iniziavano a gridare “Terra!”, anche il mercato italiano torna finalmente a intravedere un livello rimasto irraggiungibile per oltre venticinque anni. Non più soltanto una soglia tecnica o psicologica, conclude Debach, ma il simbolo di un listino che sta lentamente cercando di <strong>ampliare la propria narrativa oltre il tradizionale asse banche-dividendi-tassi</strong>.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d82cc4da7e2a3a551016ca2a0390d004275276e5-3000x2002.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street attende buone notizie dal conflitto in Medio Oriente]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-attende-buone-notizie-dal-conflitto-in-medio-oriente/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-attende-buone-notizie-dal-conflitto-in-medio-oriente</link>
            <guid>f2fd51ab-e041-447d-9d8b-a5afd4f2cb92</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 12:30:44 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Segnali positivi arrivano dall’Iran che starebbe valutando una proposta statunitense per porre fine alla guerra che dura da quasi dieci settimane e si prevede che fornirà una risposta già oggi.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Wall Street intorno la parità ma sempre vicino a livelli record mentre il sentiment resta sostenuto dalle speranze di pace in Medio Oriente.</p><p>Con i future sui principali indici della Borsa di New York (<strong>S&amp;P500</strong>, <strong>Nasdaq</strong> e <strong>Dow Jones</strong>) poco mossi, il dollaro cede ancora nei confronti dell’euro, con il cross <strong>EUR/USD</strong> a 1,1770, mentre il <strong>Bitcoin</strong> perde l’1% e scende a 81 mila dollari.</p><p>In picchiata (-3%) il petrolio: <strong>Brent</strong> a 97,55 e <strong>greggio WTI</strong> a 91,30 dollari al barile.</p><p>Dal fronte macro, oggi erano attesi i dati sulle <strong>richieste iniziali di sussidi di disoccupazione</strong> della settimana terminata il 2 maggio, risultati 200 mila, in linea con le attese (205 mila) e alle 189 mila precedenti.</p><p><br/></p><p>Secondo quanto riportato dalla CNN, l&#x27;<strong>Iran</strong> starebbe valutando una proposta statunitense per porre fine alla guerra che dura da quasi dieci settimane e si prevede che fornirà una risposta già oggi.</p><p>La speranza che un accordo possa portare alla riapertura dello Stretto fa salire l&#x27;azionario globale a livelli record mentre i prezzi del greggio scendono ulteriormente sotto i 100 dollari il barile.</p><p>&quot;Sebbene non sia ancora stato raggiunto un accordo di pace definitivo, i mercati stanno chiaramente scontando un significativo passo avanti verso una soluzione&quot;, spiega <strong>Francisco Simón</strong>, responsabile della strategia di investimento presso Santander Asset Management. &quot;Il punto chiave è che ciò riduce la probabilità degli scenari più negativi, in particolare quelli che prevedono uno shock più prolungato alla crescita globale&quot;, ha aggiunto.</p><p>Gli investitori ora attendono ulteriori aggiornamenti dopo che Washington ha presentato una proposta che prevede la graduale riapertura della via navigabile e la revoca del blocco americano sui porti iraniani, secondo una fonte a conoscenza della questione. I negoziati sul programma nucleare iraniano si terranno in un secondo momento.</p><p>Si prevede che l&#x27;Iran invii una risposta tramite il Pakistan nei prossimi giorni. A dimostrazione del fatto che le tensioni rimangono elevate, Israele ha annunciato l&#x27;uccisione di un comandante di Hezbollah in Libano.</p><p>Tuttavia, è improbabile che il prezzo del petrolio torni ai livelli prebellici, anche se l&#x27;offerta venisse ripristinata rapidamente, dati i livelli di scorte ridotti e il persistente premio di rischio geopolitico, <strong>Roberto Scholtes</strong>, responsabile della strategia presso Singular Bank. &quot;Prevedo che il rendimento dei titoli decennali si stabilizzi intorno al 4,2%, il che dovrebbe fornire solo un supporto limitato ai mercati azionari&quot;, ha aggiunto.</p><p>In vista della pubblicazione prevista per domani dei dati sull&#x27;occupazione di aprile e con oltre l&#x27;80% delle società dell&#x27;indice S&amp;P500 già in fase di pubblicazione, alcuni investitori ritengono che la prossima fase rialzista per i mercati azionari sarà trainata dalle aspettative di un taglio dei tassi di interesse da parte della <strong>Federal Reserve</strong>. A questo proposito, il calo dei prezzi del petrolio sarebbe più importante dello stato del mercato del lavoro, mentre i mercati monetari prevedono che l’istituto centrale manterrà i tassi invariati fino alla fine dell&#x27;anno.</p><p>&quot;Mi aspetto che i mercati azionari si consolidino, a meno che le curve dei rendimenti non si abbassino a seguito di rinnovate aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed&quot;, afferma <strong>Scholtes</strong>, evidenziando che &quot;I rendimenti obbligazionari rimangono strettamente correlati ai prezzi del petrolio e dovrebbero diminuire se i prezzi si allentassero in seguito a un accordo di pace&quot;.</p><p><br/></p><p><strong>McDonald&#x27;s</strong> (+3%): crescita delle vendite negli Stati Uniti del 3,9% nel primo trimestre, mancando le aspettative di un aumento del 4,2%.</p><p><strong>Snap</strong> (-9%): prevede ricavi per il secondo trimestre compresi tra 1,52 e 1,55 miliardi di dollari, in linea con le stime.</p><p><strong>Beyond Meat</strong> (-11%): prevede un ricavo nel secondo trimestre compreso tra 60 e 65 milioni di dollari, al di sotto delle stime degli analisti di circa 67 milioni.</p><p><strong>Whirlpool</strong> (-16%): ricavi nel primo trimestre per 3.272 milioni di dollari, mancando le stime degli analisti di 3.4445 milioni.</p><p><strong>Catalyst Pharmaceuticals</strong> (+1%): annunciato l’acquisto della società da parte dell&#x27;italiana Angelini Pharma attraverso un&#x27;operazione del valore di 4,1 miliardi di dollari, a 31,5 dollari in contanti per ogni azione, con un premio del 3% rispetto all&#x27;ultimo prezzo di chiusura della società.</p><p><strong>Papa John&#x27;s International</strong> (-3%): ricavi trimestrali scesi del 7,7% a 478,6 milioni di dollari, rispetto alla stima media degli analisti di 485,7 milioni (dati LSEG).</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Russia, svolta per Unicredit: accordo per vendere AO Bank]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/russia-svolta-per-unicredit-accordo-per-vendere-ao-bank/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=russia-svolta-per-unicredit-accordo-per-vendere-ao-bank</link>
            <guid>32f0e73d-9596-4b3c-88e0-02818fa9cf26</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 10:45:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Firmata un’intesa non vincolante con un investitore degli Emirati Arabi Uniti per la cessione della controllata di Mosca AO Bank. Atteso un beneficio di 35 punti base sul capitale. Impatto negativo sui conti, ma nessun effetto sui dividendi</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Unicredit prova ancora una volta a chiudere il capitolo Russia e questa volta il mercato sembra convinto che l’operazione possa andare in porto. La banca guidata da Andrea Orcel ha annunciato giovedì 7 maggio la <strong>firma di un term sheet non vincolante con un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti per la cessione di una parte rilevante delle attività della controllata russa AO Bank.</strong></p><p>La notizia è stata accolta positivamente in Borsa: a metà seduta l<strong>e azioni Unicredit salgono dell’1% a 71,69 euro,</strong> mentre l’indice FTSE MIB è quasi invariato. Gli investitori vedono infatti nell’operazione un passo importante verso la riduzione di uno dei principali fattori di rischio che ancora pesano sul gruppo bancario italiano.</p><p><br/></p><p>Uscire dalla Russia si è rivelato negli ultimi anni un percorso estremamente difficile per tutte le banche occidentali presenti nel Paese dopo l’invasione dell’Ucraina. Il problema non è soltanto trovare un compratore disposto a rilevare gli asset, ma soprattutto <strong>ottenere il benestare delle autorità russe</strong>, diventato indispensabile per qualsiasi operazione di vendita.</p><p>Secondo quanto comunicato da Unicredit, l’acquirente è “un investitore privato consolidato con sede negli Emirati Arabi Uniti”, con relazioni di lungo corso con il sistema istituzionale e imprenditoriale russo. Proprio questo elemento viene interpretato dal mercato come un possibile fattore favorevole per ottenere le autorizzazioni necessarie da parte di Mosca.</p><p><strong>La banca italiana manterrà comunque una presenza limitata nel Paese, focalizzata soprattutto sui pagamenti internazionali in euro e dollari </strong>destinati alla clientela corporate occidentale e russa non soggetta a sanzioni.</p><p><br/></p><p>La struttura dell’accordo è piuttosto articolata. Unicredit procederà innanzitutto allo spin-off di una parte delle attività di AO Bank in una nuova entità separata, chiamata “New Bank”, che resterà interamente controllata dal gruppo italiano.</p><p>Successivamente, AO Bank con le attività residue sarà ceduta all’investitore emiratino e diventerà la “Remaining Bank”. Al termine del processo Unicredit controllerà il 100% della New Bank, mentre l’acquirente deterrà integralmente la Remaining Bank.</p><p>La banca ha sottolineato che l’operazione è stata progettata per garantire “continuità e stabilità” sia ai clienti sia ai dipendenti durante tutta la fase di transizione.</p><p><br/></p><p>Dal punto di vista patrimoniale, l’effetto dell’operazione viene giudicato favorevole. <strong>Unicredit stima infatti un beneficio complessivo sul capitale pari a circa 35 punti base.</strong></p><p>Il gruppo spiega che l’impatto negativo iniziale al closing, previsto tra 20 e 25 punti base, sarà più che compensato dalla forte riduzione della perdita potenziale nello scenario estremo legato alla Russia. Nei conti del primo trimestre 2026 il rischio massimo teorico era stato quantificato in un impatto negativo di circa 93 punti base sul Cet1 ratio. Dopo l’operazione questo rischio scenderebbe a circa 30-40 punti base.</p><p>Molto più pesante appare invece l’effetto sul conto economico. <strong>Unicredit prevede infatti un impatto negativo cumulato compreso tra 3 e 3,3 miliardi di euro, </strong>di cui circa 1,6-1,8 miliardi legati all’effetto della riserva cambi. La banca precisa però che questa componente è “non monetaria” e non ha impatto sul capitale.</p><p><strong>Il gruppo ha inoltre rassicurato il mercato sul fatto che l’operazione non avrà conseguenze sulla distribuzione agli azionisti né sugli obiettivi del piano industriale “Unicredit Unlimited 2028-2030”.</strong></p><p><br/></p><p>La questione Russia aveva assunto negli ultimi mesi anche un forte rilievo politico in Italia. L’uscita dal Paese era infatti una delle <strong>condizioni indicate dal governo italiano per concedere il via libera all’operazione su Banco BPM.</strong></p><p>Proprio l’impossibilità di completare in tempi brevi una cessione delle attività russe aveva contribuito al naufragio del progetto. L’annuncio di oggi mostra però che Unicredit non ha mai smesso di lavorare a una soluzione e potrebbe contribuire a <strong>migliorare i rapporti con le autorità italiane in vista di eventuali future operazioni strategiche.</strong></p><p>Il perfezionamento definitivo della cessione è atteso nel primo semestre del 2027 ed è subordinato alla firma degli accordi vincolanti, all’attuazione dello spin-off e soprattutto all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari necessarie.</p><p></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/a6b865a02e4e736aef5de0bb850d4c538a17e9a8-800x399.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Italgas: ammontare e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-italgas-ammontare-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-italgas-ammontare-e-date-stacco</link>
            <guid>a8cd0124-f1ca-408f-87aa-05dbbf722595</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 09:15:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Italgas distribuirà un dividendo annuale di 0,432 euro per azione. Il dividendo verrà staccato il 18 maggio 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell&#x27;approvazione del bilancio 2025, l&#x27;assemblea degli azionisti di Italgas ha confermato la distribuzione di un <strong>dividendo di 0,432 euro per azione</strong>. Questo valore rappresenta un incremento del 13,3% rispetto al dividendo distribuito lo scorso anno, pari a 0,406 euro per azione.</p><p>Il dividendo è già stato confermato dall&#x27;<strong>Assemblea degli Azionisti </strong>convocata il 21 aprile 2026, <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-italgas-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>.</p><p><strong>Quando stacca il dividendo Italgas?</strong> Il dividendo Italgas staccherà il <strong>18 maggio 2026</strong>, con record date il 19 maggio 2026.</p><p>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni Italgas in portafoglio fino al 18 maggio, giorno dello stacco del dividendo. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui Italgas riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. Pertanto, per essere idonei a ricevere il dividendo, <strong>occorre aver acquistato le azioni Italgas entro venerdì 15 maggio, ovvero il giorno prima della data di stacco.</strong> Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Italgas?</strong> Il dividendo Italgas verrà messo in pagamento dal <strong>20 maggio 2026</strong>. La data di pagamento segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p><p></p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d2cc97a2ca8f6d7f3fe623f957b44d9fe3a29b1e-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Poste Italiane si accende con l’aumento della guidance]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-poste-italiane-risultati-primo-trimestre-2026-guidance/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-poste-italiane-risultati-primo-trimestre-2026-guidance</link>
            <guid>5d5676ed-12ac-4c3f-9ac2-112dac75a5bc</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 09:00:12 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Per alcuni analisti, il rialzo delle previsioni per quest’anno risulta sorprendente e dovrebbe portare ad un incremento delle stime di consenso.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Alzata la guidance 2026 di <strong>Poste italiane</strong> a seguito del miglior primo trimestre della sua storia. La società di servizi postali ora si attende un Ebit rettificato per l’anno in corso pari a 3,4 miliardi di euro, superiore ai 3,3 miliardi comunicati in precedenza.</p><p>La nuova guidance sull&#x27;Ebit adjusted 2026 è di circa l&#x27;1% oltre le stime del mercato, sottolineano gli esperti di <strong>Banca Akros</strong>, mentre si tratta di una revisione “sorprendente” secondo gli analisti di <strong>Kepler Cheuvreux</strong>, “arrivata dopo solo un trimestre e dovrebbe portare a un incremento delle stime del consenso”.</p><p>Positiva anche l’accoglienza a Piazza Affari, dove le azioni Poste Italiane guadagnano il 3% nelle prime due ore di contrattazioni, salendo così a 23,49 euro e portando a +8% la performance da inizio anno.</p><p><br/></p><p>Il gruppo ha registrato <strong>ricavi</strong> a 3,455 miliardi di euro (+8%) nei primi tre mesi del 2026, con un <strong>Ebit adjusted</strong> a 905 milioni (+13%) e un <strong>utile netto</strong> a 617 milioni (+3,3%).</p><p>&quot;Si tratta del nostro quarto primo trimestre consecutivo concluso con risultati a livelli record, grazie al solido contributo di tutte le divisioni di business”, sottolinea <strong>Matteo Del Fante</strong>, amministratore delegato di Poste Italiane. </p><p>Ulteriori novità potrebbero arrivare il prossimo 24 luglio, quando verrà presentato il <strong>piano strategico 2026-2030</strong> contestualmente ai risultati del secondo trimestre.</p><p><br/></p><p>I conti trimestrali sono &quot;forti&quot;, commentano gli analisti di <strong>Morgan Stanley</strong>, che sul titolo hanno una raccomandazione equal-weight e un prezzo obiettivo a 23 euro.</p><p><strong>Kepler Cheuvreux</strong> conferma la raccomandazione hold su Poste I. dopo i conti, caratterizzati da ricavi e Ebit adjusted al di sopra delle attese di questi analisti e del consenso.</p><p>Gli analisti di <strong>Banca Akros</strong> definiscono &quot;solida&quot; la partenza d&#x27;anno del gruppo, con i conti del primo trimestre che hanno mostrato ricavi ed Ebit adjusted del 2% e del 5% superiori al consenso.</p><p>L&#x27;Ebit adjusted è stato del 5% superiore al consenso, segnalano gli analisti di <strong>Bank of America</strong>, che sul titolo hanno una raccomandazione buy e un prezzo obiettivo a 28,8 euro.</p><p>Infine, <strong>Equita</strong> conferma la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 27,4 euro dopo risultati &quot;migliori delle attese a livello di Ebit adjusted (in linea in termini di bottom line)”, ricavi dei servizi finanziari e dei servizi postali e di spedizione in crescita rispettivamente dell&#x27;11% e del 6% e un EBIT rettificato del primo trimestre risultato superiore del 5% alle stime.</p><p><br/></p><p><em>Fonte: sito web ufficiale di Poste Italiane</em></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/398334d2992106312176713f768dd553402de5f5-867x438.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dividendo Recordati 2026: acconto, saldo e date stacco]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/dividendo-recordati-acconto-saldo-e-date-stacco/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=dividendo-recordati-acconto-saldo-e-date-stacco</link>
            <guid>21378c32-11ba-45cc-a7ea-3db7807b14c1</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 09:00:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Recordati staccherà un saldo sul dividendo pari a 0,71 euro per azione il 18 maggio 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>L&#x27;Assemblea degli Azionisti di Recordati ha dato il via libera alla distribuzione di un <strong>saldo dividendo&nbsp; pari a</strong> <strong>0,71 euro</strong> <strong>per azione</strong>, da sommare all&#x27;acconto dividendi di 0,63 euro già pagato a novembre 2025, per un totale di 1,34 euro per azione.</p><p>L&#x27;ammontare complessivo, già confermato da parte dell&#x27;Assemblea degli Azionisti del 29 aprile 2026 (<a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-recordati-calendario-finanziario">come da calendario finanziario</a>), è in aumento del 5,5% rispetto allo scorso anno.</p><p><strong>Quando stacca il dividendo Recordati?</strong> Il dividendo Recordati, già approvato dall’Assemblea, staccherà il <strong>18</strong> <strong>maggio 2026</strong>.</p><p>Il diritto a percepire il dividendo si concretizza solamente se gli azionisti mantengono le azioni Recordati in portafoglio fino al <strong>18 maggio</strong>, giorno dello stacco del dividendo. La data di stacco, o ex-date, rappresenta il momento in cui Recordati riconosce ufficialmente il diritto al dividendo. </p><p><strong>Quando comprare le azioni Recordati per ricevere il dividendo? </strong>Per essere idonei a ricevere il dividendo, occorre <strong>aver acquistato le azioni Recordati entro venerdì 15 maggio ovvero il giorno prima della data di stacco.</strong> Acquistare le azioni il giorno stesso dello stacco non garantisce il diritto al dividendo.</p><p><strong>Quando paga il dividendo Recordati?</strong> Il dividendo Recordati verrà messo in pagamento dal <strong>20 maggio 2026</strong>. La data di pagamento segna il momento in cui gli investitori ricevono i proventi.</p><p><a href="https://www.orafinanza.it/it/dividendi-2023-calendario-dividendi-borsa-italiana">Consulta il calendario aggiornato dei dividendi Ftse Mib.</a></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Dividendi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/203957da60d6ad7dc59b90b962af8b5d12a7ab6d-1000x562.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Bper Banca, delude la guidance nonostante l’aumento dell’utile]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-bper-banca-delude-la-guidance-nonostante-l-aumento-dell-utile/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-bper-banca-delude-la-guidance-nonostante-l-aumento-dell-utile</link>
            <guid>bbc439e7-e387-4324-bcb2-5d341ee75424</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 08:15:22 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Maggiori proventi e margine di interesse in aumento per la banca emiliana ma il mercato e gli analisti restano freddi davanti ai conti del primo trimestre 2026.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Utile netto superiore alle attese per <strong>Bper Banca</strong> nei primi tre mesi dell’anno, grazie a maggiori proventi netti da interessi e commissioni a seguito della fusione con Banca Popolare di Sondrio, ma la guidance ha lasciato l’amaro in bocca a mercato e analisti.</p><p>Così, il titolo della banca emiliana apre la seduta di Piazza Affari segnando un calo del 2%, a 12,586 euro, sottoperformando un Ftse Mib in parità dopo due ore di scambi.</p><p>La performance delle azioni Bper Banca si mantiene positiva in questo 2026 nonostante il calo odierno, ancora in crescita del 9% rispetto a inizio gennaio (11,77 euro).</p><p><br/></p><p>La banca ha annunciato un primo trimestre con un <strong>utile netto di 549 milioni di euro</strong>, superiore alle previsioni degli analisti raccolte da Reuters, di 510 milioni.</p><p>I <strong>proventi operativi netti</strong> sono arrivati a 1,774 miliardi e il margine di interesse si è attestato a 1,087<strong> miliardi</strong>, con una dinamica commerciale trimestrale positiva di 13,3 milioni al netto dell&#x27;effetto calendario (-20,9 milioni.</p><p>Il <strong>margine di interesse netto</strong> è aumentato a 1,09 miliardi, con una crescita di circa il 34% su base annua, trainata dal contributo del gruppo ampliato.</p><p>I <strong>ricavi netti da commissioni</strong> sono saliti a 681 milioni di euro, in crescita di circa il 26% su base annua, sostenuti dalla crescita delle commissioni di gestione patrimoniale e bancassicurazione, in linea con l&#x27;obiettivo della banca di espandere le attività che generano commissioni.</p><p>L&#x27;effetto combinato di maggiori margini di interesse e commissioni ha incrementato i ricavi core di oltre il 24% rispetto allo stesso periodo dell&#x27;anno precedente.</p><p>Il cost/income ratio si è attestato al 45,1%, con oneri operativi a 799,9 milioni. Il costo del credito annualizzato è risultato particolarmente contenuto a 27 punti base, con rettifiche su finanziamenti alla clientela di 85,6 milioni.</p><p>Il <strong>CET1 ratio si attesta al 14,9%</strong>, il Tier 1 al 17,2% e il Total Capital al 19,1%.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Escludendo il contributo dell&#x27;ex <strong>Gruppo Banca Popolare di Sondrio</strong>, il margine di interesse Bper sale a 819,7 milioni (+1% anno su anno) e le commissioni nette a 568 milioni (+5,0%), trainate dai servizi di investimento (+7,8%) e dal comparto assicurativo danni e protezione (+27,4%).</p><p>Gli oneri operativi scendono a 656,6 milioni (-1,6%), grazie alle iniziative di efficientamento che hanno ridotto le altre spese amministrative del 14,3%.</p><p>Il cost/income è stabile al 48,5%. L&#x27;utile ordinario di pertinenza della capogruppo è pari a 405,4 milioni. I crediti netti crescono a 92,8 miliardi (+3,6%), con nuovi finanziamenti a 6,0 miliardi (+36,2%). &quot;Grazie al completamento dell&#x27;integrazione di Banca Popolare di Sondrio, possiamo oggi far leva su un modello industriale ancora più distintivo e su una maggiore forza e solidità data dalle nuove dimensioni e dalla più ampia base di risorse di capitale”, spiega l’ad <strong>Gianni Franco Papa</strong>.</p><p>“Questo assetto assume ulteriore valore alla luce della complessità e dell&#x27;incertezza del contesto macroeconomico e geopolitico in cui operiamo, che ci vede impegnati ad assicurare costante supporto ai clienti - privati, famiglie e imprese - anche in questi momenti delicati e complessi. Trimestre dopo trimestre, i risultati dimostrano l&#x27;efficacia del nostro modello e ci stimolano a proseguire in questa direzione, ancora più determinati e forti, insieme alle nuove colleghe e ai nuovi colleghi&quot;, concludeva Papa.</p><p>La banca prevede ricavi complessivi in lieve aumento nel 2026, con il margine di interesse atteso sostanzialmente stabile o in progresso a una cifra bassa e le commissioni nette in crescita a metà singola cifra, a conferma di una dinamica commerciale ancora positiva.</p><p>In termini di redditività, Bper stima un <strong>utile netto intorno a 2,35 miliardi di euro</strong> e un <strong>RoTE vicino al 20%</strong>, livelli che riflettono una performance ancora elevata rispetto al capitale impiegato. Sul versante patrimoniale, il <strong>CET1 ratio</strong> è visto attorno al 14,5%, includendo l’impatto del buyback, a conferma di una posizione di capitale solida e ampiamente sopra i requisiti regolamentari.</p><p>Sul fronte dei <strong>costi</strong>, l’istituto punta a mantenere una disciplina rigorosa, con costi operativi sotto controllo e un rapporto cost/income attorno al 45%. Anche il costo del rischio è indicato su livelli contenuti, sotto i 40 punti base, elemento che rafforza il profilo di qualità dell’attivo e sostiene la capacità della banca di generare utili.</p><p>Guidance “prudente” secondo gli analisti di <strong>Jefferies</strong> (rating buy e prezzo obiettivo a 14 euro), arrivata dopo conti definiti dal broker come “solidi trend core”.</p><p>Ulteriori dettagli saranno forniti in occasione dell’aggiornamento del Piano Industriale ‘B:Dynamic | Full Value 2027’, previsto il <strong>6 agosto 2026</strong>, subordinatamente agli sviluppi di mercato legati allo scenario geopolitico e macroeconomico.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/0a620b628bc162faff4b49af81aa8446d1c45350-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Tonfo Campari con trimestrale debole e sotto le attese]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-campari-trimestrale-risultati-primo-trimestre-2026/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-campari-trimestrale-risultati-primo-trimestre-2026</link>
            <guid>67f885cb-e052-4fbc-826c-517ac73a910d</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 07:30:43 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Nonostante la conferma della guidance 2026, il primo trimestre del gruppo ha visto calare le vendite in gran parte a causa di fattori temporanei che potrebbero comunque incidere sull&#x27;anno secondo alcuni analisti.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Inizio da incubo per <strong>Campari </strong>a Piazza Affari, preda delle vendite dopo la trimestrale diffusa ieri caratterizzata dal calo delle vendite.</p><p>Il titolo del gruppo degli aperitivi arriva a cedere il 12% nella prima mezz’ora di scambi, scendendo fino ad un minimo di 5,74 euro, nonostante l’andamento positivo del Ftse Mib (+0,20%).</p><p>Nonostante il calo, l’andamento delle azioni Campari resta positivo in questo 2026: +4% rispetto ai livelli di inizio gennaio (5,51 euro).</p><p><br/></p><p>Il primo trimestre del 2026 di <strong>Campari</strong> ha visto le vendite calare del 3,4%, a 643 milioni di euro, riflettendo una crescita organica del 2,9%, un calo del 2,2% per l’effetto perimetro (guidato dalla cessione di Cinzano) e dall’effetto cambio, pari a -4,1%, in particolare dovuto al dollaro statunitense e quello giamaicano. Numeri inferiori al consensus che si attendeva 651 milioni dalle vendite.</p><p>A livello di aree geografiche, Campari resiste in <strong>Europa</strong> (43% delle vendite del gruppo), con un +1,9%, in <strong>Nord America</strong> (38% delle vendite), dove sale del 2,2% grazie ai risultati di Aperol e Espolon, nei ‘<strong>Mercati in via di sviluppo</strong>’ (12% delle vendite), in crescita del 12,7%, e in <strong>Apac</strong> (+1,9%).</p><p>Calano le vendite, invece, in <strong>Asia Pacifico e Global travel retail </strong>(7% delle vendite), segnando un -1,6%.</p><p><br/></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Alla luce di questi risultati, Campari ha <strong>confermato la guidance per il 2026</strong>. La società si attende ancora “una sovraperformance rispetto al settore, con un ritmo di crescita del 3%”. Pur in presenza dell&#x27;impatto dei dazi USA sull&#x27;anno intero, il gruppo prevede un<strong> margine Ebit rettificato</strong> in aumento contenuto in termini organici, con una maggiore contribuzione nella seconda metà dell&#x27;anno.</p><p>Il <strong>margine lordo</strong> dovrebbe beneficiare di impatti favorevoli sul costo del venduto, parzialmente compensati da un impatto dei dazi stimato su base annua in 30 milioni circa.</p><p>Parallelamente, il gruppo continuerà a beneficiare del programma di contenimento dei costi, con un risparmio stimato di circa 70 punti base sul margine nel 2026 e di 200 punti base complessivi entro la fine del 2027.</p><p>Infine, Campari prevede un <strong>effetto perimetro negativo pari a 70 milioni circa sulle vendite nette</strong> e <strong>30 milioni sull&#x27;Ebit rettificato</strong>, riconducibile alle cessioni di brand non prioritari.</p><p>“Abbiamo iniziato il 2026 con una performance solida nel trimestre più contenuto, grazie all&#x27;implementazione della strategia focalizzata su un minor numero di iniziative, ma di maggiore impatto strategico. Nonostante il contesto operativo sfidante, abbiamo aumentato quote di mercato in quasi tutti i nostri principali mercati a livello globale, in particolare sui brand prioritari. Allo stesso tempo, i nostri investimenti nei brand e nella pipeline di innovazione stanno progredendo positivamente in vista del picco stagionale. Questo solido avvio ci consente di confermare la nostra guidance per il 2026”, spiega il ceo <strong>Simon Hunt</strong>.</p><p>Netto il giudizio degli analisti. <strong>AlphaValue</strong>, che conferma la raccomandazione add sulle azioni Campari con prezzo obiettivo a 7,28 euro, ritiene che la crescita organica segnata nel primo trimestre sia stata “debole e sotto il consenso”, nonostante la conferma della guidance.</p><p>La crescita organica dei ricavi nel primo trimestre è stata &quot;soft e sotto le attese, in gran parte a causa di fattori temporanei che potrebbero comunque incidere&quot; sull&#x27;anno, commentano gli analisti di <strong>Intesa Sanpaolo</strong>, secondo cui la visibilità si sta deteriorando. Rating neutral, prezzo obiettivo a 6,5 euro.</p><p>Il risultato inferiore alle attese “è stato determinato principalmente dall&#x27;ottimizzazione delle scorte negli Stati Uniti, con una conseguente perdita di 10 milioni di euro sul fatturato”, osservano da <strong>JP Morgan</strong>.</p><p>“Sebbene il produttore di liquori si stia riprendendo più velocemente dei suoi concorrenti europei, il ritmo della sua ripresa è a forma di ‘U’ e non a forma di ‘V’”, spiega <strong>Jefferies</strong>, aggiungendo che “la crescita del segmento aperitivo del 2,1% nel primo trimestre è inferiore a quanto necessario per una rivalutazione sostenuta”.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/ac2bbb029a39d9ae633a0f9c25d9d079aed8c266-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Per le borse l’accordo Iran-Stati Uniti è già qui]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/per-le-borse-l-accordo-iran-stati-uniti-e-gia-qui/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=per-le-borse-l-accordo-iran-stati-uniti-e-gia-qui</link>
            <guid>3b32e402-e398-4fb5-8608-e3a248b8bd8b</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 06:15:07 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>L&#x27;Iran dovrebbe rispondere a breve in merito alla bozza d&#x27;intesa americana. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn.</p><p>Record a Wall Street per l’S&amp;P500 e per il Nasdaq. Sale ai massimi della storia l’indice MSCI Asia Pacific, +2%.</p><p>Indice Kospi di Seul +1%. Il mercato azionario sudcoreano ha superato quello canadese, posizionandosi al settimo posto nella classifica mondiale</p><p>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire intorno alla parità, future del Dax di Francoforte +0,1%.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Le aspettative di una prossima riapertura dello Stretto di Hormuz hanno spinto ancora più giù il petrolio ed hanno fornito altro propellente al rialzo delle azioni.</p><p>A Wall Street, anche per effetto della spinta delle società dei semiconduttori, ma non solo per quelle, sono arrivati ieri altri record. <strong>Nasdaq</strong> +2%: da inizio trimestre, piò o meno dall’inizio della tregua nel Golfo Persico, +19,7%. <strong>S&amp;P500</strong> +1,5%, +12,8% dai primi di aprile.</p><p><strong>Il Ftse Mib di Milano,</strong> in rialzo del 2,3%, ha toccato i massimi degli ultimi ventisei anni, +12% da inizio trimestre. Il Cac 40 di Parigi, ieri salito del 2,9%, guadagna nello stesso arco temporale, poco più del 6%.<br/>Le borse dell’Europa dovrebbero aprire intorno alla parità, future del Dax di Francoforte +0,1%.</p><p><strong>L’indice MSCI Asia Pacific</strong> sale del 2% e tocca un nuovo massimo storico.</p><p><strong>L&#x27;Iran dovrebbe rispondere a breve in merito alla bozza d&#x27;intesa americana. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn.</strong> Nelle ultime ore si è parlato di una risposta di Teheran nei prossimi due giorni o comunque prima del viaggio di Donald Trump in Cina, il 14-15 maggio. Gli iraniani “vogliono raggiungere un accordo. Abbiamo avuto colloqui molto proficui nelle ultime 24 ore ed è assai probabile che riusciremo a concluderlo, certo&quot;, ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ieri sera, nell’incontro alla Casa Bianca con i lottatori della Ufc.</p><p>NBC scrive che dietro all&#x27;improvviso dietrofront di Donald Trump sul Project Freedom c’è <strong>l&#x27;Arabia Saudita</strong>. Il regno aveva avvertito che non avrebbe consentito alle forze armate americane di far decollare velivoli dalla base aerea Prince Sultan, situata a sud-est di Riad, né di sorvolare lo spazio aereo saudita a sostegno dell&#x27;iniziativa.</p><p><strong>Il greggio tipo Brent è in rialzo dello 0,5% a 102 dollari, circa sei dollari in meno rispetto a ieri e undici in meno rispetto a martedì mattina.</strong><br/>I mercati energetici globali sono stati sconvolti dalla guerra, con la rotta marittima vitale in gran parte chiusa dalla fine di febbraio. Al momento, il punto nevralgico è sottoposto a un doppio blocco, con Teheran che ostacola il traffico, mentre la Marina degli Stati Uniti impedisce alle navi di fare scalo o di lasciare i porti iraniani per mettere sotto pressione l’industria petrolifera del Paese. Gli armatori rimangono cauti, con lo stretto ancora praticamente vuoto.</p><p>&quot;Il crollo del greggio è ancora una volta selvaggiamente e prematuramente ottimistico: l&#x27;unica cosa che conta per il mercato è come e quando lo Stretto di Hormuz riaprirà&quot;, ha detto Vandana Hari, fondatrice della società di analisi Vanda Insights. &quot;A questo punto, quella prospettiva è meno di una flebile ombra all&#x27;orizzonte&quot;, ha aggiunto.</p><p>La discesa del prezzo dell’energia ha ridimensionato le paure su una ripartenza dell’inflazione ed ha spinto all’ingiù i tassi di rendimento delle <strong>obbligazioni</strong> in tutto il mondo. Il Treasury Note a dieci anni tratta stamattina a 4,35%. Tasso del Bund tedesco al 3%, spread con il BTP a 74 punti base.</p><p><br/></p><p><strong>L’oro</strong>, un asset che non paga dividendi e spesso si muove in controtendenza all’andamento dei tassi di rendimento dei bond governativi, è salito ieri del 3%, stamattina a 4.700 dollari l’oncia.</p><p><br/></p><p>Il <strong>dollaro</strong> si sta indebolendo nei confronti delle valute di riferimento, euro a 1,175.</p><p><br/></p><p>La borsa di <strong>Tokyo</strong> riapre dopo le festività con un rialzo del 5,7%, <strong>nuovo massimo storico</strong>.</p><p>Lo yen si stabilizza dopo le forti oscillazioni delle ultime sedute: la valuta è al massimo delle ultime 10 settimane sul dollaro a 156,3. Gli operatori di mercato dicono che a muovere i prezzi sono state le autorità, intervenute per fermare l’indebolimento del cambio. “Il movimento fulmineo potrebbe in parte riflettere un intervento, poiché i funzionari giapponesi hanno probabilmente approfittato dell’ampia debolezza del dollaro”, ha affermato Elias Haddad, responsabile globale della strategia di mercato presso Brown Brothers Harriman.</p><p><strong>Indice Kospi di Seul</strong> +1%. Il mercato azionario sudcoreano ha superato quello canadese, posizionandosi al settimo posto nella classifica mondiale. La capitalizzazione di mercato totale delle società quotate in Corea è aumentata del 71% quest’anno, raggiungendo i 4,59 trilioni di dollari, mentre quella canadese è salita di circa il 7% a 4,5 trilioni di dollari, secondo i dati raccolti da Bloomberg.</p><p><strong>Arm Holdings Plc</strong> ha segnalato un rallentamento nel settore degli smartphone, che sta mettendo a dura prova una fonte fondamentale di ricavi per l’azienda produttrice di chip, pur promettendo che la crescita dei data center dedicati all’intelligenza artificiale compenserà ampiamente tale calo.</p><p>Le azioni Arm, più che raddoppiate da inizio anno, hanno registrato forti oscillazioni nelle contrattazioni di fine giornata, -6%.</p><p><strong>Anthropic ha siglato un accordo con SpaceX, l&#x27;azienda di Elon Musk, per potenziare le risorse di calcolo e soddisfare la crescente domanda del suo software di intelligenza artificiale Claude.</strong> Anthropic prevede di accedere a oltre 300 megawatt di capacità di calcolo da un grande data center di SpaceX a Memphis noto come Colossus 1, hanno dichiarato le società mercoledì. Anthropic ha affermato che la partnership aumenterà “sostanzialmente” le sue risorse di calcolo e le consentirà di aumentare i limiti di utilizzo per i suoi prodotti di IA.</p><p>I termini dell&#x27;accordo non sono stati resi noti. Altri sviluppatori di data center sono recentemente riusciti ad assicurarsi clienti a condizioni che vanno da 1,5 a 2 milioni di dollari per megawatt all’anno. A quel ritmo, l&#x27;accordo con Anthropic rappresenterebbe facilmente un business del valore di centinaia di milioni di dollari all&#x27;anno per xAI.</p><p><br/></p><p><strong>Poste Italiane </strong>ha rivisto al rialzo le proprie previsioni per l&#x27;anno, dopo aver riportato utili del primo trimestre superiori alle attese.<br/>Poste ha anche detto che la sua offerta di acquisto del monopolista telefonico Telecom Italia procede secondo i piani e che presenterà un nuovo piano strategico il 24 luglio.</p><p>Nei tre mesi al 31 marzo, l&#x27;utile prima degli interessi e delle imposte (Ebit), rettificato per escludere le voci straordinarie, si è attestato a 905 milioni di euro, in crescita del 14% su base annua e superiore al consenso degli analisti fornito dalla società, pari a 861 milioni di euro.</p><p>Poste ora prevede un Ebit rettificato per l&#x27;intero anno pari a 3,4 miliardi di euro, superiore ai 3,3 miliardi di euro previsti in precedenza.</p><p><br/></p><p><strong>Bper</strong> presenterà un aggiornamento del piano industriale al 2027 il 6 agosto, subordinatamente agli sviluppi di mercato legati allo scenario geopolitico e macroeconomico.<br/>Lo dice la banca nella nota in cui annuncia i risultati del primo trimestre che vedono un utile netto consolidato di periodo pari a 549 milioni di euro.</p><p>Il dato non include oneri di integrazione per 25,1 milioni e un impatto Ppa per 29,6 milioni, dice la nota.</p><p>Il margine di interesse è stato poco sopra 1 miliardo con una dinamica positiva rispetto al precedente trimestre di 13,3 milioni. Le commissioni nette sono cresciute a 680,9 milioni per un totale dei proventi operativi netti di 1,8 miliardi.</p><p>Il Cet1 a fine marzo si attesta al 14,9%.</p><p>La banca vede un Cet1 ratio nel 2026 al 14,5%, un margine di interesse &#x27;flat&#x27; o in crescita &#x27;low-single-digit&#x27; e commissioni in crescita ‘mid-single-digit’.</p><p><br/></p><p><strong>TIM</strong>. Sky ha chiesto un risarcimento danni tra 1,8 e 1,9 miliardi di euro in solido a Telecom Italia (Tim) e a Dazn sostenendo di aver subito perdite a causa delle violazione delle norme antitrust legata a un accordo del 2021 sulla distribuzione delle partite di Serie A.</p><p>La società ha registrato nel primo trimestre ricavi totali in aumento dell&#x27;1,4% a 3,3 miliardi di euro e un Ebitda After Lease a 0,8 miliardi in linea con le attese. Il debito netto After Lease si è attestato a 7,3 miliardi con la leva finanziaria sotto 2 volte. La società ha confermato la guidance per l&#x27;intero esercizio 2026.</p><p><br/></p><p><strong>Campari</strong> ha chiuso il primo trimestre con una crescita organica delle vendite nette pari al 2,9%. Il gruppo conferma la guidance per il 2026 con il ritmo di crescita organica osservato nel 2025 pari a circa il 3% atteso continuare quest&#x27;anno.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>La Finestra sui Mercati</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d90ace1e5b6f952f9e4c6458462ffb27ebe623bb-1200x628.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Economia USA nel mezzo di un delicato equilibrio]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/economia-usa-nel-mezzo-di-un-delicato-equilibrio/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=economia-usa-nel-mezzo-di-un-delicato-equilibrio</link>
            <guid>cbc483bc-d8e3-4fef-964b-70ac8091fe66</guid>
            <pubDate>Thu, 07 May 2026 06:15:00 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Gli investitori si concentrano sulla crescita economica e il mercato del lavoro, ignorando il prezzo dell’energia. I dati indicano che le famiglie danno maggiore priorità alla spesa rispetto al risparmio e dispongono di minori riserve finanziarie in caso di peggioramento delle condizioni economiche.</p><p><em>A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM</em></p><p></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Ordini all’industria delle Germania MoM di marzo (stima +1,1% da +0,9% di febbraio), vendite al dettaglio MoM dell’Europa di marzo (stima -0,3% contro-0,2% di febbraio), richieste USA di sussidi settimanali alla disoccupazione (stima 203k contro 189k della scorsa settimana) e produttività USA QoQ del1Q26 (stima +1% contro +1,8% del 4Q25).</p><p></p><p>Vendite al dettaglio MoM di marzo dell’Italia maggiori delle attese (+0,8% contro -0,4% attese) e in crescita rispetto a zero di febbraio, che portano il tendenziale annuo al +3,7% (dal +1,6% di febbraio). PMI Servizi di aprile dell’Europa, pari a 47,6 punti, in flessione rispetto ai 50,2 punti di marzo così come in flessione risulta il PMI Composito che scende a 48,8 punti (da 50,7 punti di marzo). Leggermente inferiori alle attese gli occupati ADP USA di aprile (109k contro 118k attesi), ma in crescita rispetto ai 61k di marzo.</p><p></p><p>Nonostante la persistente situazione di stallo geopolitico che ha mantenuto lo Stretto di Hormuz sostanzialmente chiuso e che la scorsa settimana ha spinto il prezzo del petrolio greggio WTI sopra i 100 dollari per la prima volta dall&#x27;annuncio del cessate il fuoco dell&#x27;8 aprile, i mercati azionari statunitensi hanno continuato a salire. L&#x27;indice S&amp;P 500 ha chiuso venerdì scorso ad un livello record, con gli investitori che hanno ignorato l&#x27;aumento dei prezzi dell&#x27;energia e si sono concentrati su un&#x27;economia che, per ora, si dimostra ancora solida. Una crescita robusta nel primo trimestre, segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro, utili consistenti e tassi di interesse che sono aumentati solo modestamente.</p><p></p><p>Questo contesto ha reso la riunione della Fed di mercoledì scorso particolarmente significativa. I membri del FOMC hanno mantenuto invariato il tasso sui fondi federali, ma la riunione ha registrato il maggior numero di dissensi dall&#x27;ottobre del 1992, con quattro dei dodici membri votanti contrari alla decisione. Anche la tempistica è stata degna di nota. Si trattava dell&#x27;ultima riunione presieduta da Powell, a conclusione di un mandato di otto anni caratterizzato da un consenso insolitamente forte.</p><p></p><p>Il governatore Miran si è nuovamente espresso contro, favorevole a un taglio dei tassi, mentre tre presidenti regionali della Fed hanno dissentito per un motivo diverso, contestando la formulazione della politica monetaria che, a loro avviso, segnalava una propensione all&#x27;allentamento in un momento in cui i rischi di inflazione rimangono elevati. In altre parole, il disaccordo non riguardava il livello attuale dei tassi, ma l&#x27;entità dei tagli che la Fed dovrebbe prendere in considerazione, mentre l&#x27;economia si trova ad affrontare potenziali shock dal lato dell&#x27;offerta provenienti dal Medio Oriente e l&#x27;inflazione si dimostra persistente.</p><p></p><p>Questo ci porta dritti al delicato equilibrio economico che continuiamo a sottolineare. La crescita reale del PIL nel 1Q26 si è attestata ad un solido 2% (tasso annuo destagionalizzato), un netto rimbalzo rispetto allo 0,5% del trimestre precedente, appesantito dallo shutdown governativo. Tuttavia, i dettagli suggeriscono anche un contesto di crescita più ristretto di quanto il 2% lasci intendere. Il trimestre ha infatti beneficiato di dinamiche fiscali favorevoli, sia per l&#x27;impulso stimolante del’OBBBA, sia per la spesa pubblica differita dal quarto trimestre, che si prevedeva avrebbe fornito un impulso significativo (l&#x27;Hutchins Center della Brookings Institution ha stimato che questo impulso fiscale da solo avrebbe potuto aggiungere circa il 2,1% alla crescita del primo trimestre).</p><p></p><p>Anche con maggiori rimborsi fiscali, la spesa dei consumatori è aumentata dell&#x27;1,6%, in calo rispetto all&#x27;1,9% del quarto trimestre e tra i dati più lenti degli ultimi due anni. A marzo il tasso di risparmio personale è sceso al 3,6%, un livello superato solo nell&#x27;immediato periodo successivo all&#x27;impennata dei consumi post-COVID e, prima ancora, nell&#x27;ottobre del 2008, negli ultimi mesi della Grande Crisi Finanziaria. Questo dato indica che le famiglie stanno dando sempre più priorità alla spesa rispetto al risparmio e dispongono di minori riserve finanziarie in caso di peggioramento delle condizioni economiche.</p><p></p><p>Un altro dato importante che emerge dal rapporto sul PIL è la concentrazione dell&#x27;impulso di crescita. Gli investimenti in settori affini all&#x27;intelligenza artificiale continuano a svolgere un ruolo sproporzionato, con le apparecchiature per l&#x27;elaborazione delle informazioni in crescita del 43,4% e i prodotti di proprietà intellettuale in aumento del 13%, trainati dal software. Insieme, queste categorie – circa il 13% dell&#x27;economia – hanno contribuito per 1,5% circa alla crescita complessiva del 2%, dopo aver contribuito per lo 0,96% alla crescita dello 0,5% registrata nel quarto trimestre del 2025, a conferma del perché la continua e ingente spesa per l&#x27;intelligenza artificiale sia stata rilevante non solo per una ristretta fetta del mercato azionario, ma anche per il quadro macroeconomico più ampio. Ciò contribuisce anche a spiegare perché alcuni responsabili della politica monetaria rimangono riluttanti ad inasprire ulteriormente le condizioni finanziarie, soprattutto in un mercato del lavoro ristretto e in rallentamento dall&#x27;inizio del 2025.</p><p></p><p>Nella sua conferenza stampa, Powell ha giustamente descritto l&#x27;attuale situazione economica come un &quot;insolito e precario equilibrio del mercato del lavoro, in cui se non hai un lavoro, non lo trovi a meno che qualcuno non si dimetta&quot;. Da questo punto di vista, mantenere aperta la possibilità di tagli nel 2026 può sembrare una strategia di gestione del rischio. Da un altro punto di vista, soprattutto con l&#x27;inflazione ancora al di sopra dell&#x27;obiettivo, il rischio maggiore è quello di tagliare troppo presto.</p><p></p><p>I dati sull&#x27;inflazione pubblicati lo stesso giorno hanno confermato il motivo per cui questo dibattito si sta intensificando. I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,7% su base mensile, sostenuti dall&#x27;aumento dei prezzi dell&#x27;energia, ma l&#x27;inflazione di base si è mantenuta stabile allo 0,3%, portando il dato su base annua al 3,2%, il livello più alto da gennaio 2024. Ancora più importante, la Fed si trova ormai al di sopra del suo obiettivo del 2% da oltre cinque anni, senza progressi dalla fine del 2024. Il rischio persistente è che ciò che inizia come un impulso legato all&#x27;energia e ai dazi si propaghi al settore dei servizi dell&#x27;economia statunitense e si radichi sempre più nei comportamenti e nelle azioni di consumatori e imprese.</p><p></p><p>Questo rapporto ha fatto ben poco per attenuare questa crescente preoccupazione. L&#x27;inflazione dei servizi è aumentata dello 0,3% e del 3,4% su base annua. Un indicatore più ristretto preferito dalla Fed, ovvero i servizi &quot;supercore&quot; al netto delle spese per l&#x27;alloggio, è aumentato dello 0,35%, portando i tassi annualizzati a tre e sei mesi rispettivamente a circa il 4,5% e il 4,2%. Considerato che l&#x27;inflazione continua ad essere elevata nei settori dell&#x27;economia che solitamente rallentano più lentamente, è comprensibile che alcuni funzionari della Fed siano restii a continuare a segnalare una propensione all&#x27;allentamento monetario.</p><p></p><p>In questo contesto, il candidato alla presidenza della Fed, Warsh, ha fatto un passo avanti nel processo di conferma questa settimana, superando un voto chiave nella Commissione bancaria del Senato. Il voto definitivo del Senato è previsto per la settimana dell&#x27;11 maggio, prima della scadenza del mandato di Powell il 15 maggio. Warsh erediterebbe una Fed che appare più divisa sulla strada da percorrere, mentre la Casa Bianca continua a premere per tassi di interesse più bassi. Se confermato, Warsh – che si è espresso a favore di una minore forward guidance – potrebbe accogliere con favore la pressione dei dissidenti per evitare un linguaggio che suoni come una promessa di taglio dei tassi. In ogni caso, il contesto di politica monetaria sta cambiando rapidamente e, sebbene riteniamo che la soglia per un aumento dei tassi rimanga alta, anche la soglia per un taglio dei tassi sembra alzarsi.</p><p></p><p>Guardando al futuro, è probabile che l&#x27;attenzione si sposterà nuovamente sul lato del mercato del lavoro, dove i dati recenti suggeriscono una stabilità. Il nostro scenario di base rimane quello di un&#x27;economia statunitense resiliente, ma con un margine di errore più ristretto e dove la crescita dipende sempre più da un insieme concentrato di fattori trainanti degli investimenti, la spesa dei consumatori sta rallentando e un basso tasso di risparmio lascia alle famiglie meno riserve se l&#x27;inflazione dovesse rimanere elevata più a lungo.</p><p></p><p>L&#x27;aspetto positivo per gli investitori è che le opportunità permangono. Man mano che l&#x27;intelligenza artificiale si diffonde oltre una manciata di nomi di spicco come quelli dei &quot;Magnifici Sette&quot;, continuiamo a vedere un numero crescente di aziende, grandi e piccole, che traggono vantaggio non solo dallo sviluppo dell&#x27;IA, ma anche dal suo utilizzo per aumentare la produttività e la redditività dei propri dipendenti.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Opinioni</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/e9c5ae875e4bc9371bf0c799aac8b2eb433e4019-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[UniCredit, pioggia di rialzi dei target price dagli analisti dopo i conti]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-unicredit-pioggia-di-rialzi-dei-target-price-dagli-analisti-dopo-i-conti/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-unicredit-pioggia-di-rialzi-dei-target-price-dagli-analisti-dopo-i-conti</link>
            <guid>a8241de7-f5b6-472b-89c0-b1b95eeb4490</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 13:00:47 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Diversi esperti rafforzano le loro previsioni sulle azioni della banca milanese dopo numeri oltre le attese diffusi ieri dal management dell’istituto e le parole di Orcel sulla strategia da seguire nei prossimi mesi.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Luci ancora su <strong>UniCredit</strong> dopo la <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-unicredit-guidance-2026-risultati-primo-trimestre-2026">trimestrale diffusa ieri</a>, caratterizzatasi per il miglior risultato della storia recente della banca guidata da <strong>Andrea Orcel</strong>, consolidando così un ciclo di espansione ormai lungo oltre cinque anni.</p><p>Piazza Gae Aulenti ha registrato numeri sopra le attese, rafforzando ulteriormente la fiducia sugli obiettivi futuri, e, nel corso della conference call con gli analisti, Orcel ha delineato le principali direttrici strategiche, tra opportunità di consolidamento in Italia, gestione della partecipazione in Generali e avvio dell&#x27;OPS su Commerzbank. L&#x27;amministratore delegato ha ribadito un approccio disciplinato, orientato alla creazione di valore e alla selettività nelle operazioni, in un contesto in cui il gruppo mantiene flessibilità strategica e attenzione alle opportunità di mercato.</p><p>A Piazza Affari, intanto, le azioni UniCredit chiudevano la seduta post conti con una crescita del 5,87%, mentre oggi il rally proseguiva anche grazie alle rinnovate speranze di pace in Medio Oriente che <a href="https://www.orafinanza.it/it/wall-street-scommette-sulle-speranze-di-pace-in-medio-oriente">stanno sostenendo i mercati</a>, portando il titolo sopra i 70 euro, ai massimi da quasi un mese.</p><p><br/></p><p>Oggi sono arrivati diversi rialzi dei target price sul titolo della banca da parte degli analisti a seguito dei conti, con gli esperti che sottolineano la forza dell’istituto milanese.</p><p><strong>Oddo BHF</strong> ha alzato da 72 a 76 euro il prezzo obiettivo, confermando la raccomandazione neutral, e i suoi esperti hanno aumentato le previsioni di Eps dell&#x27;1,8% sul 2026 e dell&#x27;1% sul 2027 dopo conti definiti &quot;solidi&quot;.</p><p><strong>Morgan Stanley</strong> ha aumentato da 84 a 87 euro il fair value, confermando la raccomandazione overweight, e ha incrementato le stime di Eps del 4% sul 2026 e di circa il 3% sul 2027-2028, posizionandosi di un 5% al di sopra del consenso.</p><p>Da 67 a 72 il rialzo deciso da <strong>Banca Akros</strong>, confermando la raccomandazione neutral, dopo conti “superiori alle attese del consenso, trainati da ricavi più forti”.</p><p><strong>Barclays</strong> lo ha alzato da 81 a 82,4 euro, confermando la raccomandazione overweight. &quot;Solidi trend operativi, molteplici fronti di crescita aperti&quot;, sintetizzano gli analisti, che sottolineano come i risultati trimestrali siano stati &quot;solidi&quot;. Aumentate le stime di Eps adjusted del 2% sul 2026 e dell&#x27;1% circa sul 2027-2028.</p><p>Ieri anche <strong>Equita</strong> aveva alzato il target price, portandolo da 86 a 87,5 euro, confermando la raccomandazione buy. Dalla sim analizzano la call di presentazione dei risultati che “ha fornito messaggi costruttivi sulla capacità di UniCredit di sostenere risultati solidi e in crescita robusta anche in uno scenario di mercato potenzialmente più sfidante, supportati da ricavi core resilienti e da significativi buffer di protezione. Unicredit ha ribadito la priorità nell&#x27;esecuzione del piano Unlimited, confermando un approccio disciplinato sull&#x27;M&amp;A&quot;. La stima di utile 2026 viene aumentata del 4%, mentre le previsioni 2027-2028 in media salgono del 2%.</p><p>Per quanto riguarda i conti, per Equita sono “migliori delle attese grazie ai maggiori ricavi (+7% sulle stime, +2% a livello di margine d&#x27;interesse), al maggiore contributo da investimenti e alla minore aliquota fiscale”. Le commissioni, a quota 2,431 miliardi, si posizionano del 4% sopra le stime di Equita grazie alla crescita del 4% a/a nonostante la base di confronto sfidante.</p><p>&quot;In particolare, si segnala un ottimo andamento dalle commissioni da attività di finanziamento e consulenza (+13% a/a a 0,5 miliardi) e di quelle da investimento a 0,8 miliardi (in crescita del +5% a/a)&quot;.</p><p>A livello di raccolta, le masse complessive (gestite e amministrate) hanno toccato nel trimestre i 17 miliardi, dopo i 13 miliardi del quarto trimestre 2025 e i 18 miliardi al 31/3/2025, e i prodotti assicurativi 4 miliardi &quot;nonostante un ragionevole rallentamento nel mese di marzo a causa delle incertezze geopolitiche&quot;.</p><p>Sul fronte del capitale, il Cet1 si è attestato al 14,2% contro il 14,3% atteso. &quot;Il calo di circa 55 bp t/t (14,7% nel 4° trim 2025) è legato principalmente sia al consolidamento della quota incrementale del 20% in Alpha (-49 bp) sia per un effetto temporaneo di -19 bp legato all&#x27;aumento di valore del patrimonio netto di Commerzbank e di Alpha&quot;, concludono da Equita.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/c0d8fc84f31efdae25867d2fb7943839cd39cc65-1000x667.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Guardare oltre la guerra, la view di BNP Paribas per i prossimi trimestri]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/guardare-oltre-la-guerra-la-view-di-bnp-paribas-per-i-prossimi-trimestri/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=guardare-oltre-la-guerra-la-view-di-bnp-paribas-per-i-prossimi-trimestri</link>
            <guid>efb962db-412f-4272-998d-81dc221fccd2</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 13:00:24 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La guerra in Medio Oriente sta cambiando rapidamente lo scenario macroeconomico globale, imponendo nuove pressioni su inflazione, banche centrali e mercati finanziari. Il mondo entra in una fase di crescita più debole ma non recessiva, sostenuta da megatrend strutturali come intelligenza artificiale, difesa e investimenti infrastrutturali. Ecco una mappa dettagliata dei vincitori e dei rischi che potrebbero ridefinire i mercati nei prossimi trimestri.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Il conflitto in Medio Oriente rappresenta uno <strong>shock destinato a lasciare effetti persistenti sull’economia globale</strong>, indipendentemente dall’evoluzione militare delle prossime settimane. Come si legge in un report firmato da <strong>BNP Paribas, </strong>il tema centrale non è tanto la probabilità di una recessione immediata, quanto il <strong>deterioramento progressivo delle condizioni macroeconomiche</strong> che stavano sostenendo il ciclo globale all’inizio del 2026.</p><p>La banca francese ha <strong>rivisto al ribasso le stime di crescita mondiale e al rialzo le aspettative sull’inflazione</strong>, delineando uno scenario caratterizzato da banche centrali più caute e restrittive. Il nodo principale resta l’energia. Un’eventuale compromissione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rischierebbe infatti di amplificare le tensioni su petrolio e gas naturale, con conseguenze dirette sui prezzi al consumo e sui costi industriali.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Secondo BNP Paribas, tuttavia, il contesto non è assimilabile agli shock energetici del passato. L’economia globale arriva a questa crisi con un <strong>momentum di crescita ancora relativamente robusto</strong>, sostenuto da investimenti pubblici, reshoring industriale e trasformazione tecnologica. È proprio questo equilibrio tra fragilità ciclica e forza strutturale a definire il concetto di<strong> “resilienza intaccata ma non compromessa”</strong> che attraversa tutto il report di BNP Paribas.</p><p>Per BNP Paribas, la vera differenza rispetto alle crisi geopolitiche del passato è che <strong>oggi il ciclo economico globale è sostenuto da driver strutturali</strong> di lungo periodo. <strong>L’intelligenza artificiale</strong> sta accelerando gli investimenti in semiconduttori, data center ed energia elettrica, mentre il<strong> riarmo occidentale</strong> continua a sostenere la produzione industriale in Europa e Stati Uniti. Questi fattori compensano almeno in parte il deterioramento del quadro macro tradizionale. </p><p>BNP Paribas descrive uno scenario obbligazionario molto diverso rispetto alle aspettative di inizio anno. La banca francese ritiene infatti che l’effetto combinato di inflazione energetica e maggiore spesa pubblica <strong>renderà più difficile per le banche centrali avviare cicli aggressivi di taglio dei tassi</strong>.</p><p>Negli Stati Uniti e nell’Eurozona il giudizio resta <strong>negativo sulla duration</strong>. BNP Paribas si aspetta un<strong> irripidimento delle curve dei rendimenti</strong>, segnale tipico di mercati che iniziano a incorporare inflazione persistente e premi al rischio più elevati sulle scadenze lunghe. In pratica, gli investitori richiedono <strong>rendimenti crescenti per detenere debito pubblico a lunga durata</strong>.</p><p>BNP Paribas evidenzia inoltre come il quadro europeo presenti differenze sempre più marcate tra i vari Paesi. <strong>La Francia appare il punto più vulnerabile dell’area euro</strong> a causa del riemergere delle preoccupazioni sul deficit pubblico e sulla sostenibilità fiscale. BNP Paribas prevede quindi un allargamento degli spread francesi rispetto al Bund tedesco.</p><p>Al contrario, <strong>Italia e Spagna potrebbero mostrare maggiore stabilità relativa</strong>. Secondo la banca francese, i mercati stanno premiando la maggiore disciplina fiscale percepita e il miglioramento del profilo politico rispetto agli anni precedenti. </p><p>Più articolato il quadro internazionale. In <strong>Giappone</strong>, BNP Paribas prevede un bear flattening, con <strong>rendimenti in rialzo soprattutto sul tratto breve della curva</strong> a causa della normalizzazione monetaria della Bank of Japan. Nel <strong>Regno Unito</strong>, invece, la banca francese si aspetta un bull flattening, scenario coerente con un <strong>rallentamento economico più marcato e aspettative di tagli dei tassi graduali</strong>.</p><p>Nei mercati emergenti la strategia si concentra invece sui Paesi dove il processo di allentamento monetario viene considerato strutturale. <strong>Brasile, Turchia e Ungheria</strong> rappresentano, secondo BNP Paribas, le storie più convincenti in termini di disinflazione e riduzione dei tassi reali. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Uno dei passaggi più interessanti del report riguarda il mercato valutario. BNP Paribas mantiene una <strong>visione negativa sul dollaro statunitense</strong>, una posizione che potrebbe apparire controintuitiva in un contesto geopolitico normalmente favorevole agli asset rifugio americani.</p><p>La banca francese ritiene però che <strong>il principale motore del cambio non sarà il classico “flight to quality”, ma piuttosto la riallocazione dei flussi globali di capitale</strong>. Il crescente fabbisogno fiscale statunitense, insieme al rallentamento relativo della crescita americana, rischia infatti di ridurre l’attrattività strutturale del dollaro nel medio periodo.</p><p>Il report evidenzia inoltre come molte economie asiatiche stiano beneficiando di un <strong>rafforzamento competitivo legato alla filiera tecnologica e alla domanda di semiconduttori</strong>. Per questo BNP Paribas individua nello yen giapponese e in alcune valute emergenti asiatiche le principali eccezioni all’indebolimento generalizzato delle divise globali.</p><p>Secondo BNP Paribas, il mercato valutario sta quindi entrando <strong>in una fase molto diversa rispetto al decennio dominato dal super-dollaro americano</strong>. La frammentazione geopolitica, il reshoring produttivo e la nascita di nuove catene di approvvigionamento regionali potrebbero ridisegnare in modo permanente gli equilibri valutari globali. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Nel comparto azionario, il messaggio di BNP Paribas è chiaro: <strong>i mercati stanno già guardando oltre la guerra</strong>. La relativa tenuta degli indici globali nelle settimane successive all’escalation in Medio Oriente dimostra come gli investitori continuino a <strong>scommettere sulla resilienza degli utili societari</strong>.</p><p>Tuttavia, la banca francese avverte che ulteriori rialzi nel breve periodo dipenderanno soprattutto dalla <strong>riapertura completa dello Stretto di Hormuz e dalla normalizzazione delle rotte energetiche</strong>. In assenza di questo elemento, il rischio di nuove fiammate sul petrolio potrebbe limitare il potenziale delle Borse.</p><p>Nel medio termine, BNP Paribas mantiene invece una<strong> visione costruttiva sugli investimenti legati al capex industriale</strong>. La banca francese preferisce infatti i settori collegati a<strong> sicurezza energetica, intelligenza artificiale, infrastrutture elettriche e difesa rispetto ai consumi tradizionali</strong>.</p><p>Il report individua chiaramente i nuovi vincitori del contesto geopolitico globale. Le aziende esposte a <strong>data center, semiconduttori, cyber security, difesa militare e reti energetiche</strong> dovrebbero beneficiare di una domanda strutturalmente crescente per molti anni.</p><p>Secondo BNP Paribas, il nuovo ciclo economico globale sarà infatti <strong>sempre meno guidato dai consumi e sempre più dagli investimenti strategici</strong>. Difesa, autonomia energetica e trasformazione digitale rappresentano i pilastri di questo cambiamento.</p><p>Anche nei mercati del credito la banca francese mantiene una posizione relativamente costruttiva. Dopo anni dominati dalla compressione estrema degli spread, <strong>le principali fonti di rendimento diventano ora carry, normalizzazione e selettiva compressione degli spread corporate</strong>. In altre parole, la capacità di scegliere emittenti solidi e business esposti ai megatrend strutturali diventa molto più importante rispetto al semplice beta di mercato.</p><p>Il report di BNP Paribas descrive quindi un mondo entrato in una <strong>nuova fase di instabilità permanente</strong>, ma anche di profonde opportunità industriali e finanziarie. La geopolitica non è più un fattore esterno ai mercati: è diventata il principale motore delle strategie di investimento.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/355b6b1a5e3cc77f92d4cd346d0748799383cbc8-7680x4050.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Leonardo: ordini record, margini in crescita e il mercato premia la svolta industriale]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/leonardo-ordini-record-margini-in-crescita-e-il-mercato-premia-la-svolta-industriale/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=leonardo-ordini-record-margini-in-crescita-e-il-mercato-premia-la-svolta-industriale</link>
            <guid>c7259360-3ffb-45ad-8196-77ab13683473</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 12:30:40 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Una trimestrale che rafforza la trasformazione di Leonardo: ordini in forte crescita, redditività in miglioramento e un backlog che supera i 56 miliardi di euro confermano il pieno inserimento nel superciclo globale della difesa. Dall’elettronica avanzata al cyber, passando per aeronautica e programmi NATO, Leonardo saluta Cingolani con una struttura sempre più integrata e ad alto valore aggiunto. Ma dietro i numeri record si apre anche una partita strategica decisiva: trasformare l’enorme portafoglio ordini in produzione, margini e cassa in un contesto geopolitico sempre più complesso.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Leonardo archivia il primo trimestre 2026 con numeri che confermano una <strong>trasformazione ormai evidente</strong>: il gruppo non è più percepito soltanto come un conglomerato industriale della difesa, ma come una <strong>piattaforma integrata capace di operare lungo tutta la catena della sicurezza</strong>, dall’elettronica ai sistemi terrestri, fino a cyber, spazio e piattaforme multi-dominio. </p><p>Come si legge nel commento di <strong>Gabriel Debach</strong>, market analyst di <strong>eToro</strong>, i numeri sono solidi e, soprattutto, qualitativamente convincenti. <strong>Gli ordini salgono del 31% a </strong>€<strong>9 miliardi, con un book-to-bill di circa 2x</strong>. In pratica, per ogni euro fatturato Leonardo acquisisce due euro di nuovo business. In un settore come quello della difesa, dove il backlog rappresenta visibilità industriale e stabilità futura, spiega Debach, è probabilmente il dato più importante dell’intera trimestrale. <strong>Il portafoglio ordini supera infatti €56,8 miliardi</strong>, oltre due anni e mezzo di copertura produttiva.</p><p>Buona anche la qualità della crescita. <strong>L’EBITA sale del 33% a €281 milioni</strong>, molto più rapidamente dei ricavi (+6,9%). È il segnale più evidente della leva operativa che il gruppo sta iniziando a esprimere. Come si legge nella nota di eToro, Leonardo non sta semplicemente beneficiando dell’aumento della domanda globale di difesa, <strong>sta migliorando il proprio mix industriale e la propria redditività</strong>. Il ROS sale dal 5,1% al 6,3%, con un’espansione di 120 basis point che conferma un progressivo spostamento verso business più profittevoli. </p><p>A guidare il miglioramento resta soprattutto l’<strong>Elettronica per la Difesa</strong>, cuore industriale del gruppo. Il segmento registra un ROS dell’11,6%, sostenuto da radar AESA, sensoristica avanzata, guerra elettronica, difesa missilistica e sistemi integrati. Non solo crescita quantitativa, evidenzia Debach, ma anche<strong> crescita ad alto valore aggiunto</strong>, in aree dove tecnologia, interoperabilità e software contano sempre di più.</p><p>Anche l’<strong>Aeronautica</strong> mostra però segnali che fino a poco tempo fa sembravano difficili da immaginare. Per anni Aerostrutture è stata uno dei principali punti deboli del gruppo, schiacciata dalla crisi del civile e dalle difficoltà della supply chain globale. Oggi il management parla apertamente di <strong>“parziali recuperi”, “maggiore saturazione dei siti produttivi” e “ripresa del mercato civile”</strong>. Il dato simbolico per Debach è <strong>il ritorno dell’EBITA in territorio positivo</strong>: da -€3 milioni nel primo trimestre 2025 a +€20 milioni nel 2026. Il ROS resta basso, al 2,1%, ma il cambio di direzione è evidente. Boeing, ATR e la filiera civile stanno lentamente tornando a normalizzarsi.</p><p>Il comparto<strong> Velivoli</strong> vive un vero superciclo. <strong>Gli ordini crescono del 148%</strong>, trainati da Eurofighter, M-346, C-27J e GCAP. Programmi che, osserva Debach, confermano il posizionamento di Leonardo all’interno del riarmo europeo e <strong>della crescente domanda NATO</strong>. </p><p>Anche il <strong>Cyber</strong> continua a crescere con logiche molto diverse rispetto ai business tradizionali della difesa. EBITA +36%, ROS al 7,5%, ordini +31%. È qui che, secondo Debach, emerge la volontà del gruppo di <strong>costruire un secondo motore strutturale</strong>, meno capital intensive e più legato a software, AI, cloud e sicurezza digitale.</p><p><strong>La risposta del mercato è positiva</strong> (titolo a +2% circa a Piazza Affari), nonostante un approccio volutamente prudente che ieri aveva invece affossato Ferrari. </p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Come si legge nella nota di eToro, l<strong>’upside rispetto alla guidance potrebbe tuttavia arrivare da IDV, dove i numeri non sono piccoli: +€1,1 miliardi ricavi, +€120 milioni EBITA, +€220 milioni FOCF in nove mesi.</strong></p><p>Eppure, <strong>dietro la forza dei comunicati, emergono anche interrogativi strategici molto più profondi</strong>. Perché la vera discussione attorno a Leonardo oggi non riguarda tanto la qualità dei risultati trimestrali, quanto la direzione industriale che il gruppo dovrà prendere nei prossimi anni. </p><p>Oggi è l&#x27;ultimo giorno di Roberto Cingolani come ceo del gruppo, da domani prenderà il suo posto Lorenzo Mariani. <strong>Cingolani lascia infatti un’azienda con risultati record, backlog ai massimi storici, margini in miglioramento e una capitalizzazione di mercato cresciuta di oltre il 400% dalla sua nomina del maggio 2023</strong>, da circa 5 miliardi di euro agli attuali 30 miliardi. È difficile leggere il possibile cambio di vertice come una <strong>bocciatura industriale o finanziaria</strong>. Piuttosto, spiega Debach, sembra il riflesso di un cambio di priorità imposto dal contesto geopolitico.</p><p>Intanto, nonostante le turbolenze interne alla governace del gruppo italiano, dal 27 febbraio, con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, Leonardo perde circa il 3,5%, ma <strong>la correzione appare decisamente più contenuta rispetto ai peer europei della difesa</strong>: Rheinmetall e Kongsberg cedonoe circa il 14%, Indra e Fincantieri quasi il 17%.</p><p>Il superciclo della difesa oggi aiuta tutti i player europei. Come conclude Debach, <strong>la vera differenza, nei prossimi anni, la farà la capacità di trasformare backlog in produzione, margini e soprattutto cassa</strong>. Execution industriale, integrazione IDV, gestione della supply chain e conversione del capitale circolante restano probabilmente le variabili più importanti da monitorare.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Analisi</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/70fc7643f8d6b23ed326cf3386f6e8b8719b344e-1000x666.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[AMD esplode a Wall Street: “L’AI farà correre anche le CPU”]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/amd-esplode-a-wall-street-ai-fara-correre-anche-cpu/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=amd-esplode-a-wall-street-ai-fara-correre-anche-cpu</link>
            <guid>f13564d4-7f27-4510-a221-7aa78a2febeb</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 12:00:05 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>I risultati trimestrali superano le attese e il titolo balza del 18% nel pre-market. La Ceo Lisa Su sostiene che l’intelligenza artificiale agentica rilancerà la domanda di CPU accanto alle GPU. Il mercato ora scommette su una nuova fase della sfida con Nvidia</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>AMD ha annunciato nella notte fra il 5 e il 6 maggio risultati trimestrali superiori alle attese e, soprattutto,<strong> una guidance molto aggressiva sul secondo trimestre</strong>. La reazione del mercato è stata un balzo delle quotazioni, con il titolo della società americana dei chip che stamattina <strong>nel pre-market di Wall Street segna un rialzo del 18% a 421 dollari, </strong>portando a oltre il 95% il progresso accumulato dall’inizio del 2026.</p><p>A impressionare gli investitori non sono stati soltanto i numeri del trimestre appena chiuso, ma soprattutto <strong>il messaggio lanciato dalla Ceo Lisa Su: la domanda legata all’intelligenza artificiale starebbe entrando in una fase ancora più potente del previsto</strong>, con un forte ritorno di centralità delle CPU accanto alle GPU.</p><p>Nel primo trimestre AMD ha registrato ricavi per 10,25 miliardi di dollari, in crescita del 38% rispetto a un anno fa e superiori ai 9,89 miliardi attesi dal consensus. L’utile adjusted per azione è salito a 1,37 dollari contro attese per 1,29 dollari.</p><p><strong>Il vero motore della crescita continua a essere il business dei data center, dove i ricavi sono balzati del 57% </strong>a 5,8 miliardi di dollari. Ormai oltre metà del fatturato totale del gruppo deriva dai chip destinati all’intelligenza artificiale e ai grandi centri di calcolo.</p><p><strong>“Il business data center è diventato il principale driver della crescita dei ricavi e degli utili”, ha dichiarato Lisa Su</strong>, aggiungendo che la crescita dei server “accelererà significativamente” nei prossimi trimestri man mano che AMD riuscirà ad aumentare la capacità produttiva.</p><p>Anche le previsioni per il secondo trimestre hanno sorpreso il mercato: AMD stima ricavi per circa 11,2 miliardi di dollari, nettamente superiori ai 10,5 miliardi previsti dagli analisti.</p><p><br/></p><p>Per anni il mercato dell’AI è stato quasi monopolizzato da Nvidia, che aveva accumulato un vantaggio tecnologico enorme grazie a oltre quindici anni di investimenti nei chip grafici e nel software di sviluppo.</p><p>Ma la crescita esplosiva della domanda sta spingendo i grandi clienti a diversificare i fornitori. Ed è qui che AMD sta cercando di ritagliarsi uno spazio molto più ampio rispetto al passato.</p><p>Secondo Barron’s, <strong>i due grandi accordi firmati con Meta e OpenAI rappresentano un passaggio cruciale. </strong>AMD inizierà nella seconda metà dell’anno le consegne del nuovo sistema rack-scale Helios, progettato per competere con le piattaforme Grace Blackwell e Vera Rubin di Nvidia, sistemi che possono superare i 3 milioni di dollari per installazione.</p><p>Meta avrebbe firmato un accordo pluriennale che prevede l’impiego fino a 6 gigawatt di GPU AMD nei propri data center AI, insieme a CPU ottimizzate per l’intelligenza artificiale.</p><p>Lisa Su ha spiegato che queste partnership garantiscono ad AMD “visibilità pluriennale” sui grandi programmi di espansione dei colossi dell’intelligenza artificiale.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/7fd540648963a7814957a5ecd909f2c6e3e161f0-4000x2242.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Wall Street scommette sulle speranze di pace in Medio Oriente]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/wall-street-scommette-sulle-speranze-di-pace-in-medio-oriente/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=wall-street-scommette-sulle-speranze-di-pace-in-medio-oriente</link>
            <guid>a74667cc-2e07-409f-8642-f3eeedba47ae</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 12:00:03 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Secondo indiscrezioni di stampa, sarebbe pronta una bozza di accordo per raggiungere una tregua nel conflitto tra Stati Uniti e Iran, facendo crollare i prezzi del petrolio, mentre anche le trimestrali delle società tecnologiche aiutano il sentiment.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>Splende il verde a Wall Street grazie alle speranze di pace in Medio Oriente e all’ottimismo arrivato a seguito delle trimestrali delle società tecnologiche.</p><p>A guidare la carica sono proprio i future sul <strong>Nasdaq 100</strong>, in crescita dell’1,50%, seguiti in scia da quelli sul <strong>Dow Jones</strong> (+1%) e da quelli sullo <strong>S&amp;P500</strong> (+0,80%).</p><p>Si indebolisce ancora di più il dollaro, con la coppia <strong>EUR/USD</strong> a 1,1765, sostenendo <a href="https://www.orafinanza.it/it/quotazioni-oro-donald-trump-conflitto-in-medio-oriente">ancora le quotazioni dei metalli preziosi</a> come l’<strong>oro</strong> (4.700 dollari) e l’<strong>argento</strong> (77 dollari).</p><p><br/></p><p>Secondo <strong>Axios</strong>, gli Stati Uniti ritengono di essere vicini a un accordo con l&#x27;Iran sulla base di un memorandum di una pagina per porre fine alla guerra. Nella sua forma attuale, la proposta prevede <strong>la fine del conflitto</strong> e l&#x27;inizio di un periodo di 30 giorni di negoziati su un accordo dettagliato per l&#x27;apertura dello Stretto di Hormuz, la limitazione del programma nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni statunitensi.</p><p>&quot;Wall Street continua a scommettere sul fatto che la guerra in Medio Oriente non si intensificherà nuovamente, interrompendo la corsa al rialzo del mercato, trainata dagli utili, verso i massimi storici&quot;, spiega <strong>Kyle Rodda</strong>, analista senior dei mercati finanziari di Capital.com.</p><p>&quot;C&#x27;è un alto rischio che, se questa scommessa si rivelasse errata, gli asset rischiosi subirebbero un brusco calo. Tuttavia, i segnali inviati dagli Stati Uniti sembrano rassicurare sul fatto che non siano interessati a riprendere le ostilità&quot;, ha aggiunto.</p><p>L&#x27;ottimismo per un accordo di pace in Medio Oriente aveva già ricevuto una spinta dalla brusca sospensione da parte del presidente Trump del piano statunitense per agevolare il transito delle navi nello Stretto di Hormuz.</p><p><br/></p><p>Le speranze di pace hanno spinto al ribasso le quotazioni del petrolio, scese sotto quota 100 dollari dopo un crollo a doppia cifra sia per il <strong>Brent</strong> (98,50 dollari) e per il <strong>greggio WTI</strong> (91,20 dollari).</p><p>Il prezzo era già calato dopo che Trump aveva annunciato improvvisamente martedì la sospensione del piano di Washington per il transito di navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz, citando &quot;grandi progressi&quot; nei colloqui con Teheran.</p><p>&quot;Il mercato continua a scontare una de-escalation e un allentamento delle restrizioni all&#x27;offerta&quot;, ha affermato <strong>Geoff Yu</strong>, senior macro strategist di BNY, che aggiunge: &quot;La strada da percorrere è accidentata, ma la direzione sembra chiara&quot;.</p><p>&quot;I mercati necessitano di un cessate il fuoco permanente in Medio Oriente e, soprattutto, della ripresa degli scambi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz per sostenere il rally&quot;, ha affermato Joachim Klement, responsabile della strategia di Panmure Liberum.</p><p>Anche i positivi risultati trimestrali del settore tecnologico stanno sostenendo i mercati, con il titolo del produttore di chip <strong>Advanced Micro Devices (AMD) </strong>che ha registrato un&#x27;impennata del 18% dopo un bilancio trimestrale incoraggiante e previsioni positive per il trimestre in corso. Nel frattempo, <strong>Supermicro</strong> ha guadagnato il 17% in seguito a una guidance trimestrale migliore del previsto e <strong>Walt Disney Company</strong> ha comunicato conti superiori alle attese.</p><p>&quot;Il settore tecnologico è stato ovviamente caratterizzato da risultati e aspettative di crescita degli utili&quot;, evidenzia <strong>Sunil Krishnan</strong>, responsabile dei fondi multi-asset di Aviva Investors. &quot;Le prospettive per il settore sembrano piuttosto chiare nei prossimi 12-18 mesi in termini di aumento della domanda, dato che stiamo assistendo a una maggiore adozione dell&#x27;intelligenza artificiale”, aggiunge l’esperto.</p><p>Il sentiment positivo degli investitori continua ad essere alimentato da una serie costante di risultati trimestrali superiori alle attese: circa l&#x27;85% delle società dell&#x27;indice S&amp;P 500 che hanno pubblicato i risultati ha superato le aspettative sugli utili, mentre circa il 77% ha registrato risultati superiori alle previsioni sui ricavi.</p><p><br/></p><p><strong>Advanced Micro Devices</strong> (+18%): prevede per il secondo trimestre ricavi superiore alle aspettative di Wall Street, grazie alla forte domanda di chip per l&#x27;intelligenza artificiale (IA).</p><p><strong>Super Micro Computer</strong> (+18%): prevede per il quarto trimestre ricavi compresi tra gli 11 e 12,5 miliardi di dollari, oltre la stima media degli analisti di 11,07 miliardi (dati LSEG). </p><p><strong>Walt Disney</strong> (+8%): ricavi nel secondo trimestre aumentati del 7% a 25,2 miliardi di dollari, superando la stima media degli analisti di 24,78 miliardi (dati LSEG). </p><p><strong>Kraft Heinz</strong> (+2%): vendite nel trimestre pari a 6,05 miliardi di dollari, superando le stime degli analisti di 5,89 miliardi, mentre l&#x27;utile per azione rettificato di 58 centesimi supera le aspettative di 8 centesimi (dati LSEG).</p><p><strong>Uber</strong> (+9%): prevede prenotazioni lorde per il secondo trimestre comprese tra 56,25 e 57,75 miliardi di dollari, superando la media di 56,07 miliardi prevista dagli esperti (dati LSEG).</p><p><strong>Marriott International</strong> (+0,50%): ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dei ricavi per camera per il 2026, portandole da 1,5-2,5% a 2-3%.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/92575c26cf3386f21d97e0790a2c04e228dd6d1c-700x350.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Eolico offshore, Orsted rialza la testa dopo il caos Usa]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/eolico-offshore-orsted-rialza-la-testa-dopo-il-caos-usa/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=eolico-offshore-orsted-rialza-la-testa-dopo-il-caos-usa</link>
            <guid>06012a32-bb07-4e28-894a-70877e8a6351</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 11:00:35 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Archiviata la brutta caduta del 2025 provocata dallo stop ai progetti statunitensi, il gruppo danese torna a convincere gli investitori. I risultati trimestrali mostrano una forte crescita operativa e il titolo ha recuperato quasi tutto il terreno perso</p><p><br/></p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>A poco più di un anno dal crollo in Borsa provocato dall’offensiva dell’amministrazione Trump contro l’eolico offshore, la danese Orsted mostra segnali di stabilizzazione. <strong>I risultati del primo trimestre 2026 </strong>pubblicati oggi, mercoledì 6 maggio, confermano il miglioramento operativo del gruppo e soprattutto la <strong>volontà di concentrarsi nuovamente sull’Europa</strong>, mercato considerato più prevedibile dal punto di vista regolamentare e politico.</p><p><strong>Il colosso danese dell’energia eolica offshore ha confermato la guidance per l’intero 2026, indicando un Ebitda superiore a 28 miliardi di corone danesi (3,75 miliardi di euro),</strong> al netto delle nuove partnership e delle commissioni legate a cancellazioni di progetti. Un segnale importante per gli investitori, dopo anni caratterizzati da forti svalutazioni, aumento dei costi di finanziamento e problemi politici negli Stati Uniti.</p><p>Nel primo trimestre l’Ebitda è salito dell’8% a 9,55 miliardi di corone danesi (1,2 miliardi di euro), grazie soprattutto alla <strong>forte crescita della produzione eolica offshore, aumentata di quasi il 30% </strong>grazie all’entrata a regime di nuovi impianti e a condizioni di vento favorevoli.</p><p><br/></p><p>Il vero punto di svolta strategico riguarda però la geografia degli investimenti. Dopo le pesanti perdite accumulate negli Usa, Orsted sta riducendo la propria esposizione americana per tornare a concentrarsi soprattutto sull’Europa settentrionale, dove l’eolico offshore continua a essere considerato un elemento centrale per la sicurezza energetica e la decarbonizzazione.</p><p>Secondo Bloomberg, il gruppo danese vuole <strong>“raddoppiare” il focus sul proprio mercato naturale: lo sviluppo di grandi parchi eolici offshore in Europa.</strong> Negli ultimi anni l’espansione americana si è rivelata molto più complessa del previsto, anche per effetto dell’<strong>opposizione politica dell’amministrazione Trump ai progetti eolici offshore già autorizzati.</strong></p><p>Le difficoltà erano esplose nell’estate del 2025, quando il titolo era precipitato da 179 a meno di 100 corone nel giro di poche settimane, dopo il blocco di alcuni progetti statunitensi. Da allora però la situazione si è gradualmente normalizzata. Orsted ha comunicato di avere già avviato la produzione di elettricità dal progetto Revolution Wind nel New England e di avere installato le prime turbine del progetto Sunrise Wind davanti alle coste di New York.</p><p>Restano comunque alcuni problemi operativi. La società ha annunciato che il completamento di un grande parco offshore tedesco slitterà al terzo trimestre 2026 a causa di problemi di connessione alla rete elettrica.</p><p><br/></p><p>La società danese è oggi considerata il leader globale nell’eolico offshore. Circa il 73% del fatturato deriva dallo sviluppo, costruzione e gestione di parchi eolici offshore. <strong>Nel 2025 il gruppo ha prodotto 18,7 TWh di energia eolica offshore e disponeva di una capacità installata di 10,2 GW.</strong></p><p>Accanto all’eolico offshore, Orsted mantiene attività nella distribuzione di elettricità, gas e bioenergia, oltre a una presenza nell’eolico onshore e nel fotovoltaico.</p><p>Dal punto di vista geografico <strong>il Regno Unito rappresenta il primo mercato del gruppo con quasi il 49% del fatturato, </strong>seguito dalla Danimarca, Taiwan e Germania. Gli Stati Uniti oggi valgono appena il 4,2% del giro d’affari totale, dato che mostra come il gruppo stia progressivamente riequilibrando la propria esposizione internazionale.</p><p><br/></p><p>In Borsa il recupero è stato notevole. <strong>Dall’inizio del 2026 le azioni Orsted sono salite del 27%, recuperando quasi completamente il terreno perso dopo il crollo dell’estate scorsa.</strong> Ai prezzi attuali di circa 162 corone danesi il gruppo capitalizza 222 miliardi di corone, pari a circa 29,7 miliardi di euro.</p><p>Secondo il consensus degli analisti, nel 2026 Orsted dovrebbe registrare ricavi per 77,9 miliardi di corone, in crescita del 6,4%, mentre l’utile netto è atteso risalire a quasi 12 miliardi di corone dopo il sostanziale pareggio del 2025.</p><p>Il titolo tratta a circa 19 volte gli utili stimati per il 2026 e il consensus mostra ancora cautela. Su 26 analisti che seguono il gruppo, soltanto 10 consigliano l’acquisto delle azioni mentre i restanti 16 mantengono una raccomandazione neutrale. Anche <strong>la media dei target price, pari a 161 corone, è praticamente allineata alle quotazioni correnti.</strong></p><p>Il mercato sembra quindi riconoscere a Orsted il merito di avere superato la fase più difficile della crisi americana. Ma dopo il forte recupero degli ultimi mesi, gli investitori si chiedono ora quanto spazio di rialzo resti ancora disponibile.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Approfondimenti</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/2c23f6972fb885b80986e5a0a813259b37193f73-1000x662.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Capitalizzazione Borsa Italiana: market cap delle società del FTSE MIB]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/capitalizzazione-borsa-italiana/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=capitalizzazione-borsa-italiana</link>
            <guid>cdde6d8e-b52c-43d6-965a-98c210897c44</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 09:00:39 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Capitalizzazione Borsa Italiana: scopri la capitalizzazione di tutte le 40 società del FTSE MIB a maggio 2026. Enel, Intesa Sanpaolo, UniCredit, ENI, Ferrari e tutte le altre blue chip di Piazza Affari.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>capitalizzazione di borsa</strong> è uno degli indicatori più importanti per valutare il peso di un&#x27;azienda sui mercati finanziari. In questo articolo trovi un aggiornamento completo sulla <strong>capitalizzazione Borsa Italiana</strong> delle 40 società che compongono il <strong>FTSE MIB</strong>, l&#x27;indice principale di Piazza Affari, con i dati aggiornati a maggio 2026.</p><p><strong>UniCredit</strong> è la terza società per capitalizzazione del FTSE MIB con <strong>105,42 miliardi di euro</strong> a maggio 2026, superando persino Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Andrea Orcel ha registrato una crescita straordinaria grazie a risultati record e a una strategia di espansione in Europa. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-unicredit-calendario-finanziario-dividendi-trimestrali-assemblea-azionisti/">calendario finanziario UniCredit 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Intesa Sanpaolo</strong> è la prima banca italiana e la prima società per capitalizzazione del FTSE MIB, con <strong>102,70 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il gruppo guidato da Carlo Messina è ormai stabilmente tra le banche più capitalizzate d&#x27;Europa, grazie a risultati record e a una strategia focalizzata sulla gestione patrimoniale. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-intesa-calendario-finanziario-dividendi-trimestrali-assemblea-azionisti/">calendario finanziario Intesa Sanpaolo 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Enel</strong> è la seconda società per capitalizzazione del FTSE MIB con <strong>98,76 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il colosso energetico, presente in oltre 30 paesi nel mondo, è uno dei titoli più trattati da investitori retail e istituzionali su Piazza Affari. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-enel-calendario-finanziario-dividendi-trimestrali-assemblea-azionisti/">calendario finanziario Enel 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>ENI</strong>, il gigante italiano degli idrocarburi e delle energie rinnovabili, vale <strong>70,76 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Nonostante le sfide della transizione energetica, ENI mantiene una capitalizzazione solida e un ruolo di primo piano nel panorama europeo del settore oil &amp; gas. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/eni-calendario-finanziario-dividendi-trimestrali-assemblea-azionisti/">calendario finanziario ENI 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Assicurazioni Generali</strong>, il Leone di Trieste e il principale gruppo assicurativo italiano, presenta una <strong>capitalizzazione di 59,41 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Con una presenza in oltre 50 paesi, è tra le compagnie assicurative più grandi d&#x27;Europa. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-generali-calendario-finanziario/">calendario finanziario Generali 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Ferrari</strong> continua a essere un&#x27;eccellenza italiana sui mercati globali, con una <strong>capitalizzazione di 54,20 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il Cavallino Rampante è tra i brand più premium e redditizi al mondo, con multipli di borsa che riflettono le aspettative di crescita nel segmento del lusso automobilistico. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-ferrari-calendario-finanziario">calendario finanziario Ferrari 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>STMicroelectronics</strong>, il principale produttore europeo di semiconduttori, presenta una <strong>capitalizzazione di 44,42 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È uno dei titoli tech più importanti dell&#x27;indice, con una forte esposizione ai mercati dell&#x27;automotive e dell&#x27;IoT.</p><p><strong>Prysmian</strong>, leader mondiale nella produzione di cavi per energia e telecomunicazioni, raggiunge una <strong>capitalizzazione di 41,16 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il gruppo beneficia della domanda strutturale per le reti elettriche e i cavi sottomarini legata alla transizione energetica. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-prysmian-calendario-finanziario/">calendario finanziario Prysmian 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Leonardo</strong>, il principale gruppo italiano della difesa e dell&#x27;aerospazio, registra una <strong>capitalizzazione di 31,82 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il titolo ha beneficiato in modo significativo dell&#x27;aumento delle spese militari in Europa, diventando uno dei preferiti dagli investitori nel comparto della difesa. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/leonardo-calendario-finanziario/">calendario finanziario Leonardo 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Poste Italiane</strong> vale <strong>29,31 miliardi di euro</strong> a maggio 2026, confermandosi come uno dei colossi del FTSE MIB grazie alla diversificazione nei servizi finanziari, assicurativi e logistici. È tra i titoli più diffusi nei portafogli degli investitori italiani. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-poste-italiane-calendario-finanziario/">calendario finanziario Poste Italiane 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Tenaris</strong>, produttore mondiale di tubi in acciaio per il settore energetico controllato dalla famiglia Rocca, raggiunge una <strong>capitalizzazione di 28,97 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È uno dei titoli industriali più solidi del FTSE MIB, con una base globale di clienti nel settore oil &amp; gas. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-tenaris-calendario-finanziario/">calendario finanziario Tenaris 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS)</strong>, dopo anni di ristrutturazione, sorprende con una <strong>capitalizzazione di 28,25 miliardi di euro</strong> a maggio 2026, tornando tra le banche di peso del FTSE MIB. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-mps-calendario-finanziario/">calendario finanziario Banca MPS 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>BPER Banca</strong> registra a maggio 2026 una <strong>capitalizzazione di 27,10 miliardi di euro</strong>, consolidando la propria posizione tra i grandi gruppi bancari italiani grazie a un percorso di aggregazioni avviato negli anni precedenti. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-bper-banca-calendario-finanziario/">calendario finanziario BPER Banca 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Snam</strong>, operatore delle infrastrutture del gas naturale in Italia, vale <strong>22,18 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. È un titolo tipicamente difensivo, molto apprezzato per la stabilità dei flussi di cassa regolati e la politica di dividendi generosa. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-snam-calendario-finanziario/">calendario finanziario Snam 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Terna</strong>, gestore della rete di trasmissione elettrica nazionale, vale <strong>20,49 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Come Snam, è considerato un titolo difensivo per eccellenza, con ricavi regolati e crescita garantita dagli investimenti nelle infrastrutture elettriche. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-terna-calendario-finanziario/">calendario finanziario Terna 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Banco BPM</strong>, terza banca italiana per attivi, vale <strong>19,05 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. Il gruppo si conferma tra i principali istituti di credito quotati a Piazza Affari. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-banco-bpm-calendario-finanziario/">calendario finanziario Banco BPM 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Stellantis</strong>, il quarto costruttore automobilistico al mondo nato dalla fusione di FCA e PSA, vale <strong>18,51 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. La capitalizzazione risente del difficile contesto del settore auto, con la transizione all&#x27;elettrico che continua a pesare sui margini. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-stellantis-calendario-finanziario/">calendario finanziario Stellantis 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Mediobanca</strong>, la banca d&#x27;affari milanese con partecipazioni strategiche in Generali e nel lusso, vale <strong>16,54 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È da sempre al centro delle dinamiche del capitalismo italiano e un punto di riferimento nel corporate banking. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-mediobanca-calendario-finanziario/">calendario finanziario Mediobanca 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Unipol</strong>, il principale gruppo assicurativo italiano indipendente con sede a Bologna, vale <strong>15,94 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. Il gruppo è attivo sia nel ramo danni che nel vita e controlla diverse realtà bancarie e assicurative italiane. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-unipol-calendario-finanziario">calendario finanziario Unipol 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Moncler</strong>, il brand del lusso fondato sull&#x27;iconico piumino, presenta una <strong>capitalizzazione di 14,36 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il gruppo, che include anche Stone Island, è uno dei titoli del lusso più seguiti dagli investitori internazionali su Piazza Affari. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-moncler-calendario-finanziario/">calendario finanziario Moncler 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Banca Mediolanum</strong>, tra le banche-assicurazioni più note in Italia, raggiunge a maggio 2026 una <strong>capitalizzazione di 14,05 miliardi di euro</strong>. Il modello basato sui consulenti finanziari continua a riflettersi positivamente sulla valorizzazione di mercato. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-banca-mediolanum-calendario-finanziario/">calendario finanziario Banca Mediolanum 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>FinecoBank</strong>, la banca diretta e di investimento del gruppo UniCredit, vale <strong>13,22 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. È uno dei titoli finanziari più seguiti dagli investitori per la qualità del modello di business basato sul risparmio gestito digitale. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-finecobank-calendario-finanziario/">calendario finanziario FinecoBank 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Italgas</strong>, leader in Italia nella distribuzione del gas naturale, presenta una <strong>capitalizzazione di 10,52 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. L&#x27;azienda si posiziona come un titolo difensivo molto apprezzato dagli investitori orientati ai dividendi. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-italgas-calendario-finanziario/">calendario finanziario Italgas 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Recordati</strong>, gruppo farmaceutico specializzato nelle malattie rare, vale <strong>10,37 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È uno dei titoli healthcare italiani più apprezzati per la solidità del modello di business e la crescita nei farmaci orfani. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-recordati-calendario-finanziario/">calendario finanziario Recordati 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Telecom Italia (TIM)</strong> vale <strong>10,13 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Dopo anni di ristrutturazione e la cessione della rete fissa, la società è entrata in una nuova fase come operatore di telecomunicazioni focalizzato sui servizi. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-telecom-calendario-finanziario/">calendario finanziario Telecom Italia 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Saipem</strong>, società di servizi e ingegneria per il settore energetico, registra una <strong>capitalizzazione di 9,29 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Dopo la difficile ristrutturazione degli anni precedenti, il gruppo ha ritrovato solidità operativa beneficiando della ripresa degli investimenti nel settore oil &amp; gas. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-saipem-calendario-finanziario/">calendario finanziario Saipem 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Buzzi</strong>, uno dei principali produttori di cemento in Europa, presenta una <strong>capitalizzazione di 9,03 miliardi di euro</strong> a maggio 2026, confermandosi come riferimento del settore dei materiali da costruzione a Piazza Affari. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-buzzi-calendario-finanziario/">calendario finanziario Buzzi 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Campari Group</strong>, colosso italiano degli spirits con brand iconici come Aperol, Campari e Wild Turkey, raggiunge una <strong>capitalizzazione di 7,84 miliardi di euro</strong> a maggio 2026, nonostante le pressioni sul settore dei consumi premium. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-campari-calendario-finanziario/">calendario finanziario Campari 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>A2A</strong> è la principale multiutility italiana per energia e ambiente. A maggio 2026 la sua <strong>capitalizzazione di borsa si attesta a 7,48 miliardi di euro</strong>, confermandosi come uno dei player di medie dimensioni nell&#x27;indice. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-a2a-calendario-finanziario/">calendario finanziario A2A</a> per le prossime date di assemblea, trimestrali e dividendo.</p><p><strong>INWIT (Infrastrutture Wireless Italiane)</strong>, la principale tower company italiana nata dalla fusione delle torri di TIM e Vodafone, vale <strong>6,72 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È un titolo molto seguito per l&#x27;esposizione alla crescita delle infrastrutture 5G. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-inwit-calendario-finanziario/">calendario finanziario INWIT 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Lottomatica Group</strong>, il leader italiano nel gioco legale e nelle scommesse, vale <strong>6,45 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. Quotata più di recente rispetto ad altri big dell&#x27;indice, cresce nella raccolta sia fisica che digitale.</p><p><br/></p><p><strong>Hera</strong>, multiutility attiva nel nord Italia nei servizi di energia, acqua e ambiente, vale <strong>5,90 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È una delle società a controllo pubblico più attive per la crescita per linee esterne nel settore delle utilities. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-hera-calendario-finanziario">calendario finanziario Hera 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Brunello Cucinelli</strong>, l&#x27;azienda del lusso &quot;umanistico&quot; con sede a Solomeo, vale <strong>5,64 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È uno dei brand del lusso italiano più apprezzati dagli investitori internazionali. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-brunello-cucinelli-calendario-finanziario/">calendario finanziario Brunello Cucinelli 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Azimut Holding</strong>, gruppo indipendente della gestione del risparmio, presenta una <strong>capitalizzazione di 5,27 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. La società è uno dei principali asset manager quotati in Italia. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-azimut-calendario-finanziario/">calendario finanziario Azimut 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Nexi</strong>, il principale operatore italiano nei pagamenti digitali, vale <strong>4,79 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. Il titolo riflette le sfide competitive del settore fintech europeo, ma la società mantiene una posizione dominante nel mercato domestico. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-nexi-calendario-finanziario/">calendario finanziario Nexi 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>DiaSorin</strong>, specializzata nella diagnostica molecolare e immunologica, vale <strong>4,36 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. È tra i principali player italiani nel settore healthcare quotati sul FTSE MIB. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-diasorin-calendario-finanziario/">calendario finanziario DiaSorin 2026</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Fincantieri</strong>, il principale costruttore navale italiano, registra una <strong>capitalizzazione di 4,30 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. Il gruppo beneficia di un portafoglio ordini robusto nel comparto delle navi da crociera e della difesa navale.</p><p><br/></p><p><strong>Iveco Group</strong>, produttore di veicoli commerciali e industriali, vale <strong>3,79 miliardi di euro</strong> in borsa a maggio 2026. Il titolo sconta le incertezze del settore automobilistico, ma il gruppo mantiene una base di business solida nei veicoli pesanti e speciali. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-iveco-calendario-finanziario/">calendario finanziario Iveco 2026</a> per le prossime date.</p><p><br/></p><p><strong>Amplifon</strong>, leader mondiale nella distribuzione di apparecchi acustici, registra a maggio 2026 una <strong>capitalizzazione di 2,51 miliardi di euro</strong>. È tra le società a minore capitalizzazione del FTSE MIB, ma con un posizionamento di nicchia molto solido a livello globale. Consulta il <a href="https://www.orafinanza.it/it/azioni-amplifon-calendario-finanziario/">calendario finanziario Amplifon</a> per le prossime scadenze.</p><p><br/></p><p><strong>Avio</strong>, azienda specializzata nella propulsione spaziale e nei lanciatori, vale in borsa <strong>1,48 miliardi di euro</strong> a maggio 2026. È la società con la capitalizzazione più bassa dell&#x27;intero indice FTSE MIB.</p><p><br/></p><p><em>Dati aggiornati a maggio 2026. Le capitalizzazioni sono espresse in miliardi di euro e si riferiscono alle quotazioni di mercato delle società componenti il FTSE MIB.</em></p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Formazione</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/d93142d0304bccf6aa5083b25df551b0a3c32f98-1264x764.png" length="0" type="image/png"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Scatto dell’oro dopo parole di Trump sul conflitto in Medio Oriente]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/quotazioni-oro-donald-trump-conflitto-in-medio-oriente/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=quotazioni-oro-donald-trump-conflitto-in-medio-oriente</link>
            <guid>366e3312-b6d2-4f05-b5be-40494d805112</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 09:00:26 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Il metallo prezioso ha guadagnato terreno a seguito della riduzione del premio per il rischio geopolitico, dopo che gli Stati Uniti hanno confermato che il fragile cessate il fuoco in corso con l&#x27;Iran è ancora in vigore, nonostante gli scontri osservati all&#x27;inizio della settimana.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oro</strong> che torna protagonista sui mercati sui timori di inflazione e in un contesto di maggiori speranze di un accordo di pace in Medio Oriente.</p><p>Le quotazioni del metallo giallo guadagnano il 3% questa mattina, salendo così oltre i 4.700 dollari sia per il prezzo spot che per il future con scadenza a giugno.</p><p>L&#x27;oro ha perso oltre il 12% dalla fine di febbraio quando era iniziata la guerra tra Stati Uniti, in coppia con Israele, e l’Iran.</p><p><br/></p><p>Il metallo prezioso ha guadagnato terreno a seguito “della riduzione del premio per il rischio geopolitico, dopo che gli Stati Uniti hanno confermato che il fragile cessate il fuoco in corso con l&#x27;Iran è ancora in vigore, nonostante gli scontri osservati all&#x27;inizio della settimana”, spiega <strong>Kelvin Wong</strong>, analista senior di Oanda.</p><p>Il presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump</strong>, ha lasciato intendere che si potrebbe raggiungere un accordo di pace con l&#x27;Iran, facendo scendere il dollaro e il petrolio a causa di un lieve indebolimento delle preoccupazioni sull&#x27;inflazione.</p><p>In un post sui social media, Trump ha affermato che sono stati compiuti &quot;grandi progressi&quot; con l&#x27;Iran e che avrebbe sospeso l&#x27;operazione guidata dagli Stati Uniti per aiutare le navi bloccate a uscire dallo Stretto di Hormuz, per verificare se si possa raggiungere un accordo definitivo.</p><p>Il Segretario alla Difesa statunitense <strong>Pete Hegseth</strong> ha dichiarato che la tregua iniziata poco meno di un mese fa sta reggendo, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che le operazioni offensive sono terminate e che Washington si sta concentrando sulla protezione del traffico marittimo nello Stretto. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i colloqui stanno &quot;facendo progressi&quot;.</p><p><br/></p><p>Sebbene gli Stati Uniti abbiano minimizzato la prospettiva di un ritorno alla guerra, le notizie di una nave mercantile colpita da un proiettile non identificato il giorno dopo gli scontri navali nello <strong>Stretto di Hormuz</strong> segnalano una persistente escalation di tensione.</p><p>Il percorso verso un accordo per la riapertura dello stretto, quindi, rimane incerto, e l&#x27;oro potrebbe continuare a subire pressioni nel breve termine, in quanto i timori inflazionistici alimentano le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve, che graverebbe sul metallo prezioso, che non genera rendimenti.</p><p>Gli operatori obbligazionari stanno aumentando le scommesse su un eventuale aumento dei tassi da parte della banca centrale, piuttosto che un taglio.</p><p>Le <strong>aspettative di un aumento dei tassi</strong> stanno guadagnando terreno in vista del rapporto sull&#x27;occupazione statunitense di venerdì prossimo che potrebbe mostrare una stabilizzazione del mercato del lavoro, consentendo ai rischi inflazionistici di diventare la principale preoccupazione degli investitori.</p><p>&quot;Fattori come i rischi per la crescita economica, il peggioramento delle relazioni geopolitiche, la volatilità valutaria e i rischi al ribasso per i mercati azionari continueranno a sostenere il ruolo dell&#x27;oro come strumento di diversificazione del portafoglio&quot;, scrivono in una nota gli analisti di <strong>ANZ</strong>.</p><p>&quot;Qualsiasi segnale di una nuova escalation delle tensioni tra i due Paesi si tradurrà in prese di profitto sui prezzi dell&#x27;oro, oppure in una chiusura delle posizioni lunghe nette a breve termine da parte degli speculatori&quot;, ha aggiunto Wong di Oanda.</p><p>I metalli preziosi si apprestano ad affrontare l&#x27;estate con un &quot;paradosso di posizionamento strutturale&quot;, prevede <strong>Nicky Shiels</strong>, responsabile della ricerca e della strategia sui metalli presso la società di trading MKS PAMP SA. Il volume nominale di denaro investito in oro rimane elevato, ma il posizionamento in termini di contratti e once resta contenuto. </p><p>&quot;Le prospettive rialziste a medio termine, basate sulla svalutazione, la frammentazione della catena di approvvigionamento e il crollo dell&#x27;ordine monetario, rimangono valide&quot;, ha affermato, &quot;ma il percorso a breve termine verso nuovi massimi richiede che i capitali istituzionali generalisti intervengano per colmare un vuoto che i modelli stagionali e la stanchezza degli investitori retail non possono colmare&quot;.</p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/ff0d6137c0627250628ef5ec36303efd3a467a9d-1000x668.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Amplifon ottimista sul 2026 dopo trimestrale solida]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-amplifon-risultati-primo-trimestre-2026-guidance/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-amplifon-risultati-primo-trimestre-2026-guidance</link>
            <guid>6f8fa315-936a-4be9-b6fb-4408b720de7e</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 08:15:38 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>La società si attende una crescita organica nell’anno in corso superiore al mercato di riferimento che permette al management di avere una buona visibilità sul secondo trimestre.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>“Stiamo assistendo ad uno sviluppo del mercato positivo e incoraggiante” in Europa. Con queste parole, il Ceo di <strong>Amplifon</strong>, <strong>Enrico Vita</strong>, evidenzia il buon momento della società in questo inizio 2026.</p><p>“Nei nostri mercati principali, come l&#x27;Italia e la Spagna stiamo ora osservando segnali chiari e sempre più evidenti di miglioramento”, spiegava il manager parlando nel corso della conferenza stampa di presentazione dei conti del primo trimestre 2026. “Prevediamo che il mercato europeo acquisisca progressivamente slancio, sostenuto da solidi fattori di domanda sottostanti e dalla normalizzazione delle condizioni di mercato. Riteniamo inoltre che l&#x27;andamento relativamente modesto registrato negli ultimi anni rispetto ai livelli storici abbia determinato un certo accumulo di domanda repressa che probabilmente sta ora iniziando a concretizzarsi”, aggiungeva.</p><p>Condizione positiva anche negli Stati Uniti, dove “stiamo assistendo a sviluppi positivi e promettenti: negli USA il mercato è cresciuto di circa il 3%, un miglioramento significativo rispetto all&#x27;ultimo trimestre, soprattutto grazie al solido segmento dei pagamenti privati, che ha più che compensato la persistente debolezza del canale assicurativo”, concludeva Vita.</p><p>Ottimismo accolto positivamente anche a <strong>Piazza Affari</strong>, dove le azioni Amplifon sono state acquistate in massa dopo l’apertura degli scambi, entrate in contrattazioni in ritardo per eccesso di richieste, con una crescita a doppia cifra (+13%) dopo circa un’ora e salendo così a 11,355 euro, ai livelli del marzo scorso.</p><p><br/></p><p>In fase di presentazione dei conti, Amplifon ha comunicato di attendersi per il 2026 <strong>una crescita organica superiore al 3% </strong>rispetto al 2025, performance superiore al mercato di riferimento nei principali paesi, e un significativo <strong>incremento del margine ebitda adjusted nell&#x27;ordine di 100 punti base</strong>.</p><p>La crescita organica si è “progressivamente rafforzata” nel primo trimestre dell&#x27;anno, e “abbiamo già una buona visibilità sul secondo trimestre dell&#x27;anno” con “aprile che ha avuto un inizio molto positivo, rafforzando la nostra fiducia nel fatto che la direzione che abbiamo intrapreso sia quella giusta e stia ora iniziando a produrre i risultati che ci aspettavamo”, spiegava Vita.</p><p>Guardando al resto del 2026, ha aggiunto il ceo, “vediamo un contesto favorevole e in miglioramento: confermiamo una <strong>progressiva ripresa della domanda di mercato</strong> con una crescita globale intorno al 3%. In questo contesto, siamo fiduciosi nella nostra capacità di continuare a registrare risultati superiori alla media nella maggior parte dei nostri mercati chiave, conquistando ulteriori quote di mercato. Ciò si tradurrà in un netto miglioramento della crescita organica, con livelli superiori al 3%, ripristinando così un solido percorso di crescita. Allo stesso tempo, prevediamo un significativo aumento della redditività, sostenuto dalla leva operativa e anche dalla continua attuazione del nostro programma &#x27;Fit4Growth&#x27;, con un miglioramento previsto del margine ebitda rettificato nell&#x27;ordine di 100 punti base”.</p><p><br/></p><p>“I risultati del trimestre evidenziano una <strong>performance solida</strong> e, a nostro avviso, segnano un chiaro punto di svolta per il nostro business: abbiamo ripreso a registrare una crescita organica solida e migliorato significativamente la redditività in tutte e tre le nostre regioni. Ciò che ci gratifica particolarmente è vedere il lavoro, le azioni e gli investimenti dell&#x27;anno passato convergere nel produrre risultati tangibili”, sottolinea Vita.</p><p>Nel dettaglio, i <strong>ricavi</strong> sono aumentati dello 0,8% a cambi costanti rispetto allo stesso trimestre 2025, a 579,8 milioni, principalmente grazie a una solida crescita organica del 2,2%, positiva in tutte le aree geografiche.</p><p>Le acquisizioni hanno contribuito positivamente ai ricavi per l&#x27;1%, mentre il programma di efficientamento ‘Fit4Growth&#x27; ha comportato un impatto del -2,4%, a seguito di interventi proattivi di ottimizzazione del network e la dismissione o cessazione di attività diluitive attuali o prospettiche.</p><p>L&#x27;<strong>EBITDA adjusted </strong>è stato pari a 141,8 milioni, in aumento dell&#x27;1,0% rispetto ai 140,4 milioni di euro del primo trimestre del 2025.</p><p>Il <strong>margine sui ricavi</strong> ha raggiunto il livello record di periodo del 24,5%, in aumento di 60 punti base rispetto all&#x27;elevata base comparativa del 23,9% registrata nel primo trimestre del 2025 (+20 punti base rispetto al 2024), anche grazie ai primi significativi risultati del programma di miglioramento della performance ‘Fit4Growth&#x27; e dopo continui investimenti in marketing per rafforzare ulteriormente gli asset distintivi del Gruppo. Al miglioramento dell&#x27;EBITDA adjusted hanno contribuito tutte le aree geografiche. </p><p>L&#x27;<strong>utile netto adjusted</strong> è stato pari a 44,4 milioni, in aumento del 6,7% rispetto ai 41,6 milioni di euro registrati nel primo trimestre del 2025. Il free cash flow adjusted è incrementato a 23,6 milioni di euro, dopo investimenti in Capex per 21 milioni di euro.</p><p>Infine, l&#x27;<strong>Indebitamento finanziario netto</strong> è pari a 1.014,6 milioni di euro, in riduzione rispetto a 1.045,5 milioni di euro al 31 dicembre 2025, dopo investimenti netti (Capex e realizzo per la cessione del business UK) per 11 milioni di euro, con una leva finanziaria pari a 1,84x al 31 marzo 2026, in miglioramento rispetto al 31 dicembre 2025. </p><p>&quot;Siamo molto soddisfatti dei risultati del primo trimestre del 2026 che segnano il ritorno a una solida crescita organica dei ricavi, con performance positive in tutte le aree geografiche, frutto delle iniziative e degli investimenti realizzati lo scorso anno”, conclude Vita nella nota, sottolineando che la società ha “raggiunto una profittabilità record per il primo trimestre anche grazie a una esecuzione dei piani di produttività più rapida rispetto al previsto”.</p><p><br/></p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Dopo i conti, gli analisti di <strong>Equita</strong> hanno alzato da 11 a 12 euro il prezzo obiettivo su Amplifon, confermando la raccomandazione hold. La società “ha riportato numeri del primo trimestre leggermente migliori delle attese in termini di crescita organica grazie a un&#x27;ottima performance nelle Americhe e in Asia Pacifico, che compensano un&#x27;Emea ancora debole. Decisamente migliori delle nostre attese e leggermente meglio del consensus i margini&quot;, spiegano dalla sim.</p><p>Tra gli altri broker, <strong>AlphaValue</strong> conferma la raccomandazione buy su Amplifon con prezzo obiettivo a 13,4 euro. &quot;La profittabilità del primo trimestre ha superato le attese&quot; e il management ha fornito indicazioni sulla redditività 2026 sopra le previsioni del mercato, commentano gli analisti, che citano anche una &quot;forte partenza di secondo trimestre&quot;. Nel complesso, conclude AlphaValue, &quot;le nostre stime probabilmente verranno riviste al rialzo&quot;.</p><p>I risultati del primo trimestre sono stati superiori alle attese, sottolineano gli esperti di <strong>Intesa Sanpaolo</strong> (rating neutral, target price a 17 euro), che citano anche la guidance sull&#x27;Ebitda adjusted margin oltre il consenso.</p><p>Per <strong>Barclays</strong> (equal weight e un prezzo obiettivo a 10 euro), i conti hanno evidenziato una crescita organica superiore alle attese, trainata dalle Americhe, e la guidance aggiornata è del 3% sopra il consenso nella parte bassa.</p><p>Infine, <strong>WebSim Intermonte</strong> scrive nel daily che i risultati trimestrali sono superiori alle attese e ha rivisto le stime per il 2026 &quot;con ricavi sostanzialmente invariati e Ebitda adjusted in rialzo di circa l&#x27;1% con un upgrade dell&#x27;Eps di circa il 2%&quot;. Confermato il rating di outperform e target price a 16 euro.</p><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/017853419fbc7545fcf1708f59c19a41bb5f717f-874x442.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Leonardo, “solida” partenza di 2026]]></title>
            <link>https://www.orafinanza.it/it/azioni-leonardo-risultati-primo-trimestre-2026/?utm_medium=feed&amp;utm_source=orafinanza&amp;utm_content=azioni-leonardo-risultati-primo-trimestre-2026</link>
            <guid>4b8e4366-c0f6-4d04-b9db-19a63e307c24</guid>
            <pubDate>Wed, 06 May 2026 07:15:58 GMT</pubDate>
            <description><![CDATA[<p>Gli analisti parlano di una trimestrale forte per il gruppo italiano, evidenziando l’aumento degli ordini e i ricavi superiori al consenso, mentre il gruppo conferma le guidance 2026 già comunicate al mercato.</p>]]></description>
            <content:encoded><![CDATA[<p>“Forti e sopra la attese”. È la sintesi degli analisti di <strong>Jefferies</strong> sui conti diffusi da <strong>Leonardo</strong> questa mattina prima dell’apertura del mercato. Gli esperti, che confermano la raccomandazione hold e il prezzo obiettivo a 62 euro sul titolo del gruppo, parlano di una “solida partenza d’anno”, con un Ebita del 10% superiore al consenso.</p><p>&quot;Forti ordini&quot;, del 16% oltre il consenso, ricavi in linea ed Ebit del 10% superiore alle attese del mercato&quot;, commentano gli analisti di <strong>Citi</strong>, che sul titolo hanno una raccomandazione buy e un prezzo obiettivo a 69 euro.</p><p>Anche il mercato condivide l’accoglienza positiva dei broker e le azioni Leonardo aprono la seduta odierna di Piazza Affari con una crescita del 4,50%, salendo così a 55,73 euro, tornando così ai livelli abbandonati lo scorso 22 aprile.</p><p><br/></p><p>Il gruppo ha chiuso il primo trimestre 2026 con un <strong>aumento degli ordini pari al 31%</strong> rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, confermando così il suo consolidato posizionamento nei mercati in cui opera, con un book-to-bill pari a circa 2.</p><p>Il <strong>portafoglio ordini</strong> ha così superato i 56 miliardi di euro, anche per effetto del consolidamento del business IDV, che determina un impatto pari a circa 5,6 miliardi, assicurando una copertura in termini di produzione superiore a 2,5 anni.</p><p>Tra gli altri dati, i <strong>ricavi</strong> hanno visto un incremento pari al 10% al netto dell’effetto cambio negativo derivante dalla traduzione dei componenti statunitensi (Leonardo DRS), a 4,4 miliardi di euro. </p><p>In crescita l&#x27;<strong>EBITA</strong>, pari a 281 milioni (+33% rispetto al periodo comparativo), confermandosi in sensibile aumento in tutti i settori di business, sul quale incidono in particolare le performance dell&#x27;Elettronica per la Difesa, nonostante l&#x27;impatto negativo dell&#x27;effetto cambio, gli Elicotteri e l&#x27;Aeronautica, grazie alla conferma del positivo andamento dei Velivoli e dei parziali recuperi dell&#x27;Aerostrutture e della partecipata GIE-ATR. </p><p>Il <strong>risultato netto adjusted</strong>, pari a 184 milioni (+60% rispetto al periodo comparativo), si presenta altresì in crescita, beneficiando dell&#x27;andamento dell&#x27;EBITA e dei minori oneri finanziari netti. Il <strong>free operating cash flow (FOCF)</strong>, negativo per 411 milioni, evidenzia un miglioramento del 29% circa rispetto alla performance del periodo comparativo, negativo per 580 milioni, confermando i risultati positivi raggiunti grazie alle iniziative di rafforzamento della performance operativa e della gestione del capitale circolante. Il dato evidenzia, tuttavia, l&#x27;usuale andamento infrannuale, caratterizzato da assorbimenti di cassa nella prima parte dell&#x27;anno.</p><p>Aumenta l’indebitamento netto di gruppo, a 3,049 miliardi, rispetto al 31 marzo 2025 (+43,5%), sul quale incide l&#x27;esborso sostenuto per le acquisizioni del business IDV (1,6 miliardi), in parte mitigato dall&#x27;andamento del FOCF.</p><p>L’amministratore delegato di Leonardo, <strong>Roberto Cingolani</strong>, parla di un primo trimestre con “ottimi risultati”, in cui tutti i principali indicatori economico-finanziari “registrano significativi progressi, a conferma dell&#x27;efficacia delle azioni commerciali e operative poste in essere dal Gruppo e della strategia tecnologica integrata alla base del Piano industriale”.</p><p>Il manager si è poi soffermato sulla finalizzazione dell&#x27;acquisizione del business Difesa di Iveco Group, spiegando che questa “costituisce un passaggio strategico rilevante che rafforza il nostro posizionamento nella difesa terrestre, completa il portafoglio e consolida il ruolo di Leonardo come Original Equipment Manufacturer capace di integrare software, hardware e servizi digitali per la sicurezza e la difesa&quot;.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p>Alla luce dei risultati ottenuti nei primi tre mesi dell’anno e delle aspettative per i successivi trimestri, la società <strong>conferma le guidance per l&#x27;intero anno</strong> <a href="https://www.orafinanza.it/it/leonardo-il-nuovo-piano-convince-mercato-e-analisti/">rese note a marzo 2026</a>.</p><p>In particolare, prevede <strong>ordini per circa 25 miliardi di euro</strong>, ricavi per circa 21 miliardi, Ebita a circa 2,03 miliardi, free cash flow operativo (FOCF) di circa 1,11 miliardi ed un indebitamento netto di gruppo di circa 0,8 miliardi.</p><p>Infine, la società ricorda che, a partire dal 1° aprile 2026, i risultati economici e finanziari del gruppo includeranno il contributo del business IDV, la cui operazione di acquisizione si è conclusa nella seconda metà di marzo.</p><p>Nel dettaglio, la società stima preliminarmente che il contributo di IDV per i 9 mesi aprile – dicembre del 2026 ai KPI del Gruppo, non incluso nei valori di Guidance, sia il seguente: ordini a 1,2 miliardi, ricavi 1,1 miliardi, EBITA a 0,12 miliardi e FOCF a 0,22 miliardi.</p><div style="display:none">Unknown block type "image", specify a component for it in the `components.types` option</div><p><br/></p>]]></content:encoded>
            <author>info@orafinanza.it (OraFinanza.it)</author>
            <category>Attualità</category>
            <enclosure url="https://cdn.sanity.io/images/aqm7bptb/production/c2e2fe0311a26a6f313eecf3c0a2037e4e6587c6-880x441.jpg" length="0" type="image/jpg"/>
        </item>
    </channel>
</rss>