Anche se l’AI rallenta, Nvidia resta la migliore scommessa sui chip

Il titolo perde il 3,3% dopo l’appello a frenare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ma Nvidia continua a crescere a ritmi fuori scala: ricavi attesi a 411 miliardi quest’anno e 680 miliardi nel 2027, con un P/E forward di 21 volte.
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Cali diffusi a Wall Street fra i produttori di chip
La richiesta di rallentare la corsa dell’intelligenza artificiale ha fatto una prima vittima a Wall Street: i titoli dei semiconduttori. Nvidia ha chiuso lunedì a 210,90 dollari, in calo del 3,3%, mentre sono scese ancora di più Broadcom e AMD. La reazione è comprensibile. Se Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI e, almeno a parole, Elon Musk chiedono di mettere un freno allo sviluppo dell’AI, il primo pensiero degli investitori va alle centinaia di miliardi spesi ogni anno per costruire la potenza di calcolo necessaria ad alimentarla.
Per Nvidia, principale fornitore mondiale degli acceleratori utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di AI, un rallentamento sarebbe certamente una cattiva notizia. Ma fra chiedere di procedere con maggiore cautela nello sviluppo dei modelli e tagliare gli investimenti in chip e data center c’è ancora una distanza enorme.
È il punto sul quale insistono anche gli analisti. Jeffrey Favuzza di Jefferies osserva che dalle dichiarazioni del weekend non è emerso alcun segnale concreto di riduzione della spesa e che lo stesso Amodei non ha chiesto di interrompere l’addestramento dei modelli. Jordan Klein di Mizuho la mette ancora più semplicemente: contano più i fatti delle parole. Parlare di sicurezza e regolamentazione è una cosa, ridurre capex, data center e capacità di calcolo è un’altra.
Il rischio OpenAI e Anthropic
Questo non significa che Nvidia non abbia qualcosa da perdere. Il gruppo ha investito 30 miliardi di dollari in OpenAI e si è impegnato a investirne fino a 10 miliardi in Anthropic. Un rallentamento delle due società potrebbe ridurre nel tempo la loro domanda di chip e, soprattutto, rinviare le maxi-Ipo dalle quali Nvidia potrebbe ricavare importanti plusvalenze.
Ma negli ultimi anni il Ceo di Nvidia, Jensen Huang, ha lavorato proprio per evitare che il destino di Nvidia dipendesse da pochi grandi clienti. Il gruppo ha investito in decine di società dell’ecosistema AI, sostiene lo sviluppo dei modelli open source e all'inizio di settembre ha annunciato l’acquisizione per 12,9 miliardi di dollari di Hugging Face, una delle piattaforme più importanti per lo sviluppo e la distribuzione di modelli aperti.
E poi c’è Elon Musk. Il patron di Tesla e SpaceX ha scritto che “Dario ha ragione”, schierandosi con Amodei, ma non ha assunto alcun impegno a ridurre i propri investimenti. Anzi, domenica si è detto molto fiducioso che già l’anno prossimo SpaceX possa portare nello spazio server per l’intelligenza artificiale equipaggiati con chip Nvidia. Musk ha precedentemente indicato Nvidia come fornitore esclusivo dei processori destinati ai suoi futuri data center orbitali.
Per ora la domanda continua ad accelerare
Il dato più importante per chi investe in Nvidia rimane quindi quello comunicato dall’azienda il 26 agosto. Nel secondo trimestre i ricavi sono più che raddoppiati a 96,2 miliardi di dollari, contro i 92,5 miliardi attesi dagli analisti, mentre la divisione Data Center ha raggiunto 89 miliardi.
Ancora più importante è stato quello che Nvidia ha detto sul futuro. Per il trimestre in corso prevede ricavi per circa 108 miliardi di dollari e per il prossimo esercizio fiscale ha indicato una crescita delle vendite intorno al 70%, contro il 45% che Wall Street si aspettava prima dei risultati.
La direttrice finanziaria Colette Kress ha spiegato che la domanda sta accelerando e che il vero limite alla crescita continua a essere la disponibilità di componenti. Jensen Huang ha sintetizzato il quadro dicendo che la costruzione dell’infrastruttura mondiale dell’AI procede “a pieno ritmo”.
È difficile conciliare queste indicazioni con l'idea di un imminente crollo degli investimenti.
Utili raddoppiati e P/E a 21 volte
Anche le stime di Wall Street aiutano a mettere nella giusta prospettiva il ribasso di lunedì. Il consensus prevede che l’esercizio che si chiuderà il prossimo 31 gennaio termini con ricavi per 411 miliardi di dollari, +90%, e un utile di 242 miliardi, praticamente raddoppiato.
Nel 2027 la crescita dovrebbe rallentare, ma “rallentare”, nel caso di Nvidia, significa arrivare a 680 miliardi di dollari di fatturato, +65%, e a 376 miliardi di utile, +55%.
Numeri che rendono particolarmente interessante la valutazione del titolo. A 210,90 dollari Nvidia tratta a circa 21 volte gli utili attesi, contro le 19 volte dell'S&P 500. Un premio sorprendentemente modesto per una società alla quale il mercato attribuisce ancora tassi di crescita incomparabilmente superiori a quelli della grande maggioranza delle aziende americane.
Il titolo è salito del 13% dall'inizio dell'anno e del 18% negli ultimi dodici mesi: performance importanti, ma ormai lontane dalle impennate degli anni passati.
Wall Street, almeno per ora, non sembra avere molti dubbi. Dei 61 analisti che seguono Nvidia, 58 consigliano di comprare le azioni. Il target price medio è 328 dollari, il 55% sopra la quotazione attuale.
La richiesta di rallentare l’AI introduce quindi un nuovo rischio e sarebbe sbagliato ignorarlo. Ma perché diventi un problema serio per Nvidia deve succedere qualcosa che ancora non si vede: le parole di Amodei, Altman e Musk devono trasformarsi in minori investimenti, meno data center e meno ordini di chip. Fino a quel momento, anche se la corsa dell’AI dovesse rallentare, Nvidia potrebbe continuare a essere il modo migliore per scommettere sulla sua crescita.
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