Eni tra le favorite di Equita nel settore oil

Secondo la sim, il gruppo italiano beneficia dell’aumento dei prezzi del petrolio e una maggiore rilevanza strategica del settore energetico potrebbe contribuire a sostenere i multipli di valutazione, attualmente ancora scontati.
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Azioni Eni positive
Luci su Eni a Piazza Affari, mentre l’andamento del petrolio continua a condizionare i mercati finanziari con la crisi in Medio Oriente che sembra ancora lontana dalla sua fine.
Il titolo del gruppo italiano, scambiato a 22,15 euro, guadagna il 2% in apertura di seduta odierna, tra le poche in verde tra le componenti del Ftse Mib (-1,15%), insieme a Saipem, Nexi e Inwit.
Continua il momento positivo per le azioni Eni, in crescita di oltre il 20% solo nell’ultimo mese e del 34% negli ultimi 12 mesi.
Le ultime dal fronte del petrolio
Il settore azionario legato all’oil resta fortemente condizionato ai prezzi del petrolio e, questa mattina, il Brent resta sopra quota 100 dollari al barile (102), mentre il greggio WTI sale a 97,30 dollari.
Prezzi che restano alti, dunque, nonostante la notizia di ieri sera della deroga di 30 giorni decisa dagli Stati Uniti che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo messo in mare prima del 12 marzo.
Inoltre, l’IEA ieri ha annunciato un rilascio coordinato fino a 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per fronteggiare le disruption del mercato energetico legate al conflitto US-Israele / Iran e alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.
L’intervento è stato approvato all’unanimità dai 32 paesi membri e rappresenta la più grande liberazione di scorte nella storia dell’agenzia (vs precedente record di 182 milioni di barili nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina). La misura era già stata ipotizzata a inizio settimana.
Il petrolio sarà rilasciato dalle scorte obbligatorie (equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette) detenute dai paesi IEA (circa 1,25 miliardi bbl di stock pubblici, pari a circa 30% delle scorte OCSE). Non è ancora chiaro il mix tra crude e prodotti raffinati, i tempi di rilascio né la ripartizione per paese; il Giappone ha già annunciato 80 milioni bbl a partire dal 16 marzo.
La misura arriva dopo 10 giorni di forte volatilità dei prezzi energetici causata dalla chiusura dello stretto, che interessa circa 20 mbg di petrolio/prodotti raffinati, con impatti su produzione, stoccaggi e infrastrutture della regione. Tuttavia la misura compenserà solo 20-25 giorni di fermo dei transiti.
“Riteniamo che il rilascio di scorte rappresenti un intervento straordinario per stabilizzare il mercato nel breve periodo, ma l’efficacia dipenderà dalla durata delle disruption fisiche nel Golfo. Se la chiusura di Hormuz dovesse protrarsi, anche un rilascio di questa entità potrebbe solo attenuare – ma non compensare – il deficit di offerta globale”, spiegano da Equita.
"Il conflitto si è ora spostato oltre uno shock geopolitico di breve durata ed è entrato in una fase in cui le perdite di offerta sono sempre più strutturali piuttosto che transitorie", secondo gli analisti di ANZ in una nota, aggiungendo che "la volatilità dei prezzi probabilmente rimarrà elevata, ma l’inclinazione è sempre più al rialzo. Soprattutto, più a lungo persiste l’interruzione, più alto è il prezzo richiesto per ripristinare gli equilibri di mercato".
I favoriti nel settore
Tra i titoli del settore Oil & Gas, gli analisti di Equita citano, tra i loro favoriti, Eni (buy), in quanto “beneficia delle stime grazie all’andamento favorevole dei prezzi di greggio, gas e prodotti raffinati”. La sensitivity, proseguono dalla sim, “indica un incremento di circa +3% dell’utile per ogni dollaro/barile di Brent e +2% per ogni dollaro/mmbtu di LNG (circa +0,8% per euro al MWh di TTF). Inoltre, una maggiore rilevanza strategica del settore energetico potrebbe contribuire a sostenere i multipli di valutazione, attualmente ancora scontati di oltre il 25% rispetto allo STOXX 600. Permane tuttavia un rischio operativo legato all’area del Medio Oriente (UAE a circa 3% della produzione)".
Nel comparto, Equita indica tra i suoi favoriti anche d’Amico (buy), che “potrebbe beneficiare di un ulteriore sostegno ai noli in caso di interruzioni logistiche o rallentamento dei flussi provenienti dal Golfo. Sensitivity 2026: una variazione di ±1.000 dollari/giorno nei noli spot comporterebbe un effetto di circa ±7,2 milioni di dollari sull’utile netto (circa ±10%)”.
Infine, anche Repsol (hold) è tra i “principali beneficiari dell’attuale scarsità di prodotti raffinati, grazie alla sua forte esposizione al downstream, la più elevata tra le major europee. Sensitivity: circa +1% sull’utile per ogni dollaro/barile di Brent e +6% per ogni dollaro/barile di margine di raffinazione”.
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