Intel travolta in Borsa: la guidance gela Wall Street, tra crisi dei chip di memoria e PC in picchiata

Il titolo, più che raddoppiato da inizio anno, crolla dopo le previsioni sul quarto trimestre. Boom dei data center, ma la carenza di memorie frena i PC e una fabbrica in Israele ferma la produzione
Indice dei contenuti
Tonfo in Borsa per Intel dopo la guidance
Le azioni Intel sono crollate di oltre il 27% prima dell’apertura di Wall Street, dopo che il gruppo ha previsto per il quarto trimestre ricavi tra 15 e 16 miliardi di dollari, contro i circa 17 miliardi stimati in media dagli analisti. Alcune previsioni superavano i 18 miliardi, secondo i dati compilati da Bloomberg.
L’utile rettificato atteso è di 25 centesimi per azione, meno dei 43 previsti dal mercato.
La caduta arriva dopo una corsa straordinaria: fino alla chiusura precedente il titolo aveva più che raddoppiato il valore da inizio anno, circa il 150%, sulla scommessa che Intel diventasse una protagonista dell’era dell’intelligenza artificiale.
Un terzo trimestre sopra le attese
I conti pubblicati erano in realtà buoni. Le vendite del terzo trimestre sono salite del 21% a 16,5 miliardi di dollari, in linea con le attese, e l’utile è stato di 52 centesimi per azione contro i 41 stimati.
La divisione data center e intelligenza artificiale ha incassato 7,3 miliardi (+78%), mentre il foundry, che produce chip per clienti esterni, ha registrato vendite per 6,7 miliardi (+58%). Il comparto PC è invece sceso del 5% a 8,1 miliardi.
Il margine lordo, pari al 43% nel terzo trimestre, è previsto in calo al 38% nel quarto. Intel prevede investimenti in impianti e attrezzature per circa 20 miliardi nel 2026, destinati ad aumentare in modo significativo l’anno prossimo.
Il CFO Dave Zinsner definisce il 2027 un «anno di investimento» e avverte che con ogni probabilità non ci sarà generazione di flusso di cassa libero, soprattutto per i prodotti per i data center.
Il nodo memorie: PC in crisi fino al 2027
Il problema principale è il mercato dei personal computer. I produttori di portatili e desktop faticano con la carenza di chip di memoria e con i prezzi dei componenti, saliti in modo marcato. Questo ha tagliato le spedizioni e la domanda: Intel stima che il mercato dei PC scenda del 12% nel 2026 e di un altro 10% nel 2027, con un calo che durerà almeno fino alla prima metà del prossimo anno.
Il CEO Lip-Bu Tan indica la memoria come una delle sfide principali: «Il prezzo della memoria è salito moltissimo», ha detto, prevedendo per il 2027 un problema «molto grave» per tutto il settore. Il paradosso è che la corsa all’IA alimenta la domanda dei chip di Intel per i server, ma crea anche la scarsità di memorie che penalizza i PC.
Fabbrica in Israele e problemi di fornitura
Tan ha ammesso di essere «un po’ deluso» per l’incapacità di soddisfare la domanda dei clienti. L’unità data center avrebbe fatto ancora meglio senza la carenza di alcune materie prime e la chiusura di uno stabilimento in Israele.
L’impianto, danneggiato da un incendio, è rimasto fermo due settimane e riprenderà a lavorare nei prossimi giorni. La chiusura costerà 300 milioni di dollari di ricavi nel quarto trimestre e un importo simile nei primi tre mesi del 2027.
Il passaggio dal silicio grezzo ai componenti finiti richiede circa tre mesi e un’interruzione di corrente con i wafer nelle macchine spesso li rende inutilizzabili.
La strategia di rilancio di Tan
Il gruppo, guidato da Tan dal marzo 2025, ha migliorato i conti, tagliato posti di lavoro e attratto investitori come Nvidia e il governo americano.
Intel resta ottimista sul lungo periodo e cerca grandi clienti per il foundry. Deve però ancora recuperare la leadership tecnologica e ha perso quote di mercato a favore di AMD nei chip per PC e server, senza riuscire a entrare davvero nel mercato degli acceleratori AI dominato da Nvidia.
Il parere degli analisti
- Asa Hiken, Emarketer. Secondo l’analista senior, i conti mostrano le difficoltà di Intel nel trasformare la recente ripresa in un recupero stabile. Nonostante il boom dei processori per server, il quadro deludente dimostra che «la forte domanda non basta» a superare le sfide a breve, in particolare la debolezza del business PC.
- Jay Goldberg, Seaport Research Partners. L’analista senior di semiconduttori ed elettronica indica nei vincoli di fornitura un fattore decisivo per il futuro di Intel.
- Jefferies e Piper Sandler. Il 30 ottobre Jefferies ha abbassato il target price da 120 a 85 dollari e Piper Sandler da 110 a 90. Le fonti non riportano i nomi degli analisti.
- CNBC Investing Club. Ha tagliato il target price a 100 dollari, con il rating in revisione. Scrive che le stime dovranno essere riviste al ribasso per diversi trimestri, perché la debolezza dell’elettronica di consumo durerà fino al 2027.
- John Vinh, KeyBanc. Prima dei conti: rating Overweight con target price a 155 dollari, confermato il 15 ottobre. È una valutazione precedente al crollo e può cambiare.
Prima dei risultati il quadro era diviso: il consenso su Intel era ‘hold’, con 27 analisti su 49 che consigliavano di mantenere il titolo.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!



