Mps, lo stop di Bpm apre la strada a Intesa Sanpaolo?

Il cda di Piazza Meda aveva comunicato che non sono state create le condizioni per raggiungere un accordo con Siena e sulla vicenda pesa la posizione di Crédit Agricole che potrebbe aver messo il veto sull’operazione.
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Stop alle trattative tra Banco Bpm e Mps
Banco Bpm annuncia la fine delle trattative per la fusione con Banca Monte dei Paschi di Siena e sono in molti a pensare che questo non può che lasciare campo libero all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Piazza Salimbeni.
Il tutto è accaduto venerdì scorso, 31 luglio: il consiglio di amministrazione di Piazza Meda aveva deliberato all’unanimità di interrompere le interlocuzioni relative ad una potenziale business combination con Mps, ritenendo che non si siano create le condizioni per raggiungere un accordo condiviso tra le parti.
Secondo quanto scrive MF, la decisione del Banco sarebbe stata condizionata dalla lunghezza del negoziato, avviato da quasi due mesi senza risultati concreti.
Da parte sua, Mps ha preso atto della posizione espressa dal banco, confermando che continuerà a valutare tutte le opzioni strategiche nell'interesse degli stakeholder.
Stop anche da Crédit Agricole
A pesare, aggiunge il quotidiano, sarebbe stata anche la freddezza di Crédit Agricole. Nella stessa giornata, infatti il management francese, primo azionista di Bpm con una quota del 29,3%, affermava di non essere a conoscenza di alcun progetto concreto di aggregazione con Mps, di ritenere difficile individuare una creazione di valore per gli azionisti di Piazza Meda in un'operazione di questo tipo e che, alla luce della propria partecipazione, qualsiasi operazione straordinaria su Bpm richiederebbe necessariamente il consenso degli stessi francesi.
Contestualmente, la banca francese, pur ribadendo di non aver richiesto l'autorizzazione a superare la soglia del 30%, ha indicato come scenario preferibile una fusione tra Bpm e Crédit Agricole Italia, ipotesi che li porterebbe a detenere circa il 45% del capitale della combined entity.
Si rafforza l’Opas di Intesa Sanpaolo
Per gli analisti di Equita, l'interruzione delle trattative tra Mps e Banco Bpm “rafforza la valenza industriale e finanziaria dell'offerta presentata da Intesa Sanpaolo, che continua a rappresentare la soluzione con il maggiore potenziale di creazione di valore per gli azionisti delle due banche e difficilmente replicabile attraverso operazioni alternative”.
Intanto, il Financial Times ha riportato indiscrezioni secondo cui, tra le alternative allo studio, vi sarebbe anche una potenziale acquisizione di Banco Bpm da parte di Mps mediante un'offerta carta contro carta, subordinata a un'intesa con Crédit Agricole, che secondo il quotidiano non sarebbe stata ancora contattata, per Equita “tale scenario risulta di complessa realizzazione”.
Oltre alla necessità di ottenere il consenso di Crédit Agricole e di raggiungere un accordo su aspetti chiave quali governance, composizione del board e partnership commerciali, l'operazione richiederebbe anche l'approvazione dell'assemblea straordinaria di Mps. “Quest'ultimo passaggio appare tutt'altro che scontato, considerata l'attuale frammentazione dell'azionariato”, secondo il broker.
In questo contesto, “riteniamo che l'offerta di Intesa Sanpaolo risulti più attraente per gli azionisti Mps, in quanto incorpora già un premio del 12,5% a cui aggiungere un EPS accreation della combined entity stimata nell'ordine del +8% a regime”, proseguono dalla sim.
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