Mps, i soci affondano il piano Lovaglio: bocciata la fusione con Mediobanca, Intesa verso l'Opas

Quasi due terzi del capitale presente in assemblea (63,65%) hanno detto no all'incorporazione di Piazzetta Cuccia, dopo la bocciatura del buyback: il fronte guidato da Delfin e Caltagirone ha i numeri per respingere anche le Ops difensive su Banco Bpm e Banca Generali. Per la banca guidata da Carlo Messina, con tutte le autorizzazioni in tasca, l'offerta da circa 31,4 miliardi potrebbe partire nella seconda metà di novembre.
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La bocciatura: no alla fusione con Mediobanca
Bocciata. L'assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunita oggi giovedì 29 ottobre, ha respinto la fusione per incorporazione di Mediobanca: contrario il 63,65% del capitale presente, quasi due terzi dei voti, contro il quorum dei due terzi favorevoli che sarebbe servito per approvarla.
Poco prima i soci avevano già affossato il buyback al servizio dei piani di incentivazione del personale, respinto da oltre la metà del capitale presente. Approvate solo le conferme nel cda di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, con l'89% e l'86,8%.
Il verdetto era scritto nei numeri: presente il 65,86% del capitale sociale, con Delfin al 17,53% e il gruppo Caltagirone al 12,66% (a fronte del 13,49% detenuto a maggio), insieme circa il 46% dei presenti, ben oltre il terzo sufficiente a bloccare ogni delibera straordinaria. In sala anche BlackRock (4,66%) e, novità emersa dalla relazione del presidente Cesare Bisoni, Barclays con un'esposizione aggregata del 3,77% (circa 1% in azioni e 2,77% tramite strumenti finanziari).
Assenti, come annunciato, il Tesoro (4,86%) e Banco Bpm (3,74%), che ha citato il conflitto di interesse; hanno disertato i lavori anche i tre consiglieri di minoranza Nicola Maione, Stefano Boccardelli e Paola De Martini.
Bisoni ha anticipato la parte straordinaria, rinviando i punti ordinari sul trasferimento della quota Generali e sul maxi-dividendo da 4 miliardi. Al momento della stesura di questo articolo erano in corso le votazioni sulle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e sulla riduzione del capitale da 17,98 a 10 miliardi: con Delfin e Caltagirone schierati per il no, anche questa bocciatura è aritmeticamente certa e con essa cade l'intero piano difensivo dell'ad Luigi Lovaglio.
Lovaglio: «sorpresi dal cambio di rotta di Intesa»
Davanti ai soci Lovaglio ha difeso l'integrazione con Piazzetta Cuccia, definendola «il completamento societario di un progetto industriale avviato lo scorso anno» che «sta funzionando meglio di quanto avevamo previsto», con la revisione al rialzo delle sinergie come prova concreta.
Il manager ha ammesso di conoscere «le posizioni di alcuni grandi azionisti» e la difficoltà dei numeri, ma ha puntato il dito contro Intesa Sanpaolo: «inizialmente favorevole alla fusione e successivamente incline ad auspicare che non venisse approvata». Un cambio di posizione che, a suo dire, «modifica il contesto dell'assemblea».
La fusione con Mediobanca non rientrava tra le condizioni di decadenza dell'Opas, ma Ca' de Sass aveva dichiarato di preferirne la bocciatura, per rinviare il tema a dopo la conclusione dell'offerta. Secondo indiscrezioni raccolte da Il Giornale d'Italia, Lovaglio e Bisoni non intendono dimettersi e resteranno alla guida della banca nei prossimi mesi.
Nelle risposte scritte ai soci, Mps ha inoltre precisato che a oggi non è in agenda alcun incontro tra Lovaglio e Carlo Messina.
Intesa ha tutte le autorizzazioni: Opas verso la seconda metà di novembre
Il voto di Siena arriva a due giorni dal via libera della Banca centrale europea, comunicato da Intesa Sanpaolo nella serata di martedì 27 ottobre: autorizzazione preventiva all'acquisizione del controllo diretto di Mps e di quello indiretto di Mediobanca, Mediobanca Premier, Compass Banca e Wise Dialog Bank, oltre a una partecipazione qualificata in Banca Progetto e al permesso di detenere una quota superiore al 10% dei fondi propri consolidati del gruppo.
Nello stesso giorno la Banca d'Italia ha autorizzato le partecipazioni indirette in Monte Paschi Fiduciaria, Spafid, MBPS Leasing, MBCredit Solutions, MBFacta e Mediobanca Sgr, oltre alle quote in Fidi Toscana e nelle Sgr del gruppo Generali.
Ieri mercoledì 28 ottobre Intesa ha reso noto di aver ricevuto anche tutte le autorizzazioni preventive dalle autorità estere. Resta ora l'ok della Consob al documento d'offerta, atteso entro dieci giorni: se tutto filerà liscio, l'Opas potrà partire nella seconda metà di novembre, indipendentemente dai tempi dell'istruttoria Antitrust.
Messina ha ribadito che l'operazione non è «di potere» ma «crea valore» e che consentirebbe a Intesa di diventare azionista di Generali con il 13,3% tramite Mediobanca, mettendone «in sicurezza l'indipendenza»: un elemento di stabilità da condividere con Unicredit, Delfin, Caltagirone e Benetton senza interferire nella gestione.
I numeri dell'offerta: 1,25 euro cash più 1,6 azioni Intesa
La svolta nella partita è arrivata il 3 ottobre con il rilancio di Intesa: componente in contanti salita da 1 a 1,25 euro per azione Mps, concambio invariato a 1,6 azioni Intesa di nuova emissione per ogni titolo senese.
Ai prezzi di riferimento del 5 giugno il corrispettivo valeva 10,341 euro per azione, con un premio del 15,3%; il controvalore complessivo, in caso di adesione totalitaria, è stimato in circa 31,4 miliardi di euro. Il rilancio era subordinato alla bocciatura, da parte dell'assemblea, delle due Ops e della riduzione di capitale legata al maxi-dividendo.
Ai prezzi di metà seduta di oggi (Intesa a 5,935 euro, -0,92%) il valore implicito dell'offerta è di circa 10,75 euro per azione Mps, mentre il titolo senese scambia a 10,896 euro (+0,18%): il mercato prezza l'offerta leggermente sotto la quotazione corrente, segno che gli investitori considerano l'esito scontato e non escludono ulteriori ritocchi.
In Borsa anche gli altri protagonisti del dossier sono in lieve calo: Mediobanca a 25,67 euro (-0,54%), Banco Bpm a 13,71 euro (-0,65%), Banca Generali a 60,35 euro (-0,58%).
Unipol, Bper e i titoli in Borsa: cosa guardare ora
Nel disegno di Intesa un tassello chiave è Unipol, che con Carlo Cimbri ha completato l'aumento di capitale da 2,5 miliardi finalizzato all'acquisizione delle 635 filiali di Mps. In caso di successo dell'Opas gli sportelli passeranno a Bper, il cui ad Gianni Franco Papa ha già confermato la disponibilità ad accoglierli.
Intesa Sanpaolo ha chiuso ieri a 5,99 euro e da inizio ottobre perde circa il 7% (6,378 euro il 1° ottobre): il titolo è sotto la media mobile a 50 giorni (6,53 euro) e a quella a 200 giorni (6,03 euro), con il massimo a 52 settimane a 6,937 euro.
Sul piano fondamentale la banca capitalizza circa 102 miliardi di euro, tratta a un P/E di 10,8 (9,5 sugli utili attesi), a 1,46 volte il patrimonio netto e offre un rendimento da dividendo del 3,2%; il target medio del consenso degli analisti è di 7,29 euro, con un potenziale di oltre il 20% rispetto ai prezzi attuali.
Mps capitalizza 33,3 miliardi, ha un P/E di 9,2 (6,2 forward), un P/B di 1,25 e un dividend yield del 7,9%; il titolo è sotto la media a 50 giorni (11,49 euro) ma sopra quella a 200 giorni (9,91 euro), e il target medio del consenso è 11,77 euro.
Per gli investitori i nodi da seguire sono tre: la formalizzazione del voto finale sulle Ops e sulla riduzione di capitale, i tempi dell'ok Consob al prospetto e, in prospettiva, la diluizione per i soci Intesa legata all'emissione delle nuove azioni al servizio del concambio.
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