Tenaris tenta il rimbalzo: si spera nella riapertura di Hormuz

I risultati trimestrali della società petrolifera diffusi ieri avevano superato le attese degli analisti, ma l’outlook veniva considerato cauto, anche se pesano ancora le condizioni di volatilità del mercato del petrolio.
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Azioni Tenaris in recupero
Prova a rimbalzare Tenaris dopo il calo di ieri arrivato a seguito di una trimestrale che ha deluso sull’outlook a cui si aggiungeva il calo del greggio. A pesare erano stati soprattutto i timori per il rallentamento atteso nel secondo trimestre a causa delle tensioni in Medio Oriente e delle difficoltà logistiche legate allo Stretto di Hormuz, oltre al passaggio di consegne tra Paolo Rocca e il nuovo ceo, Gabriel Podskubka.
Il titolo guadagna il 2% nelle prime due ore di seduta odierna, arrivando a toccare un massimo di 25,30 euro, portando così al 52% la crescita ottenuta nel corso di questo 2026.
Buono l'andamento anche degli altri petroliferi a Milano, con Eni a +2,20% a 22,8 euro, e Saipem meno mosso a +0,1% con scambi a 4,3 euro circa.
Intanto il petrolio è in rialzo, con il Brent a 100 dollari al barile (+0,20%) e il Wti a quota 94,5 dollari (+0,10%).
I conti del primo trimestre 2026
I conti del primo trimestre hanno visto l'utile a +9% e i ricavi a +6% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, in entrambi i casi superando le previsioni degli analisti, nonostante il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello stretto di Hormuz.
WebSim Intermonte parla di “solide prestazioni operative in uno scenario altamente volatile” e conferma che i risultati del primo trimestre sono stati “migliori del previsto, con ricavi e margini operativi sostenuti da volumi e prezzi medi di vendita più elevati”.
Outlook cauto
I dubbi del mercato, secondo la sim, riguardano il fatto che, per il secondo trimestre, Tenaris prevede che “i ricavi siano impattati dalla diminuzione delle spedizioni verso il Medio Oriente” e che “i margini subiscano l'impatto dell'aumento dei costi logistici, oltre che di un minore assorbimento dei costi fissi”, anche se “l'outlook resta comunque costruttivo".
Inoltre, la società non ha dato indicazioni quantitative sul prossimo futuro: Tenaris, spiegano gli esperti di Barclays, "non ha fornito alcuna indicazione sulle vendite o sui margini per il secondo trimestre (l'Ebitda previsto dal consensus è attualmente di 674 milioni di dollari rispetto ai 735 milioni del primo trimestre), ma si è limitata a precisare che le vendite risentiranno del calo delle spedizioni verso il Medio Oriente e che la società dovrà sostenere costi logistici più elevati".
Comunque, per la seconda metà del 2026, è prevista “una ripresa del fatturato e dei margini, nell'ipotesi che lo stretto di Hormuz venga riaperto nel breve termine”, concludono da Barclays. Una visione che secondo gli analisti di Jefferies, "rimane comunque molto cauta".
Per il secondo trimestre il consensus attende ricavi per 2,93 miliardi di dollari (-5% su trimestre) e un margine del 23% (-70 punti base su trimestre).
Segnali positivi
Oggi, però, gli analisti tornano a guardare alle indicazioni più costruttive. Equita sottolinea che, se il secondo trimestre 2026 sarà “più debole delle attese”, esprime “fiducia sul secondo semestre”, evidenziando come il management si aspetti “un recupero dei volumi nel periodo, con livelli vicini a quelli del primo trimestre”, assumendo una riapertura dello Stretto di Hormuz.
Secondo la sim, il secondo trimestre dovrebbe comunque risentire delle disruption in Medio Oriente, con margini Ebitda previsti in flessione di circa 200 punti base per effetto della 'leva operativa e dei maggiori costi logistici', oltre al dossier Hormuz. Tuttavia, nella seconda metà dell'anno “i prezzi sono attesi in aumento in misura sufficiente a compensare i maggiori costi”.
Equita evidenzia inoltre segnali positivi dal Nord America - che vale circa il 49% delle vendite del gruppo nel 2025 - dove “i clienti stanno iniziando ad aggiungere rigs, con aspettative di circa 50 rigs (impianti di perforazione) addizionali entro fine anno”. Anche sul fronte offshore il broker segnala una view più costruttiva: “La pipeline resta molto forte, inclusi i progetti deepwater, con alcuni FID anticipati rispetto alla pianificazione originaria”. Sul Medio Oriente, invece, Equita ricorda che “Arabia Saudita e UAE sono rimasti operativi, mentre le principali disruption si sono registrate in Iraq, Kuwait e Qatar”.
Gli analisti di WebSim evidenziano che “una volta riaperto lo stretto, l’attività nella zona darà inizialmente priorità al ripristino della produzione ai livelli precedenti”, mentre nel resto del mondo il business dovrebbe essere “supportato da maggiori investimenti nel gas di scisto a ciclo breve e dall'approvazione di progetti offshore”. Intermonte resta comunque prudente sul titolo dopo il rally degli ultimi mesi e conferma la raccomandazione 'neutral', pur alzando il target price a 23 euro da 21 euro.
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