Premio fino all’8,25% annuo con l’obbligazione di Barclays sul rendimento del BTP decennale

Cedole annue condizionate dell’8,25% con effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato. Queste le caratteristiche vincenti della nuova obbligazione di Barclays con Isin XS3341155771 costruita sull’indice Solactive BTP 10Y, che replica il rendimento del BTP decennale. Il bond riconosce ogni anno una cedola lorda di 8,25 euro, pari a un ritorno dell'8,25% annuo, a condizione che il rendimento del titolo di Stato italiano non superi il 4,20% (attualmente al 3,7%). La presenza dell’effetto memoria consente di recuperare eventuali premi non distribuiti negli anni precedenti qualora la condizione torni a essere rispettata.
È prevista una finestra di rimborso anticipato dopo dodici mesi di vita, con la prima data fissata al 28 aprile 2027 e poi con cadenza annuale: in quel caso l’obbligazione verrebbe richiamata se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,40% (attualmente al 3,7%). Il bond è sempre rivendibile sul mercato secondario e, in assenza di rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 28 aprile 2038 garantisce la restituzione del 100% del nominale, pari a 100 euro (taglio minimo tradabile di 1.000 euro).
Acquistando l'obbligazione s e ipotizzando l’incasso di tutti i premi previsti nell’arco dei dodici anni di vita, il rendimento potenziale complessivo arriverebbe al +99% a scadenza (senza contare il reinvestimento delle cedole percepite ma con effetto memoria), un ritorno superiore rispetto a quello ottenibile con un investimento diretto in un tradizionale BTP, le cui cedole però non sono condizionate.
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La miscela vincente tra cedole alte ed effetto memoria
Un’obbligazione che punta ad amplificare il rendimento del nostro BTP. Barclays colloca sul mercato il prodotto con Isin XS3341155771, costruito per replicare l’andamento del titolo di Stato italiano a dieci anni e offrire un premio aggiuntivo ma condizionato. L’obiettivo è combinare protezione totale del nominale e flussi periodici, attraverso cedole annuali con memoria dell’8,25% lordo.
La struttura prevede la distribuzione della cedola a condizione che il sottostante, l’indice Solactive BTP 10Y, che replica il rendimento del decennale italiano, non superi la soglia del 4,20% (attualmente al 3,7%). Si tratta di un livello di forte stress per il mercato che negli ultimi dieci anni è stato superato solo per un periodo limitato di tempo: due giorni lo scorso mese (per l’effetto del conflitto tra Usa e Iran) e circa un anno tra il 2022 e il 2023. Bisogna risalire alla crisi del debito del 2011 per ritrovare rendimenti sopra il 4,20%, anche allora concentrati in una finestra temporale limitata.
Nella storia più recente e nel quadro macroeconomico attuale, l’ipotesi di un rendimento stabilmente oltre il 4,20% nel lungo periodo appare poco probabile. Un livello simile implicherebbe un incremento rilevante della spesa per interessi per lo Stato e, con un debito elevato, eserciterebbe pressione sulla tenuta dei conti pubblici, con possibili interventi correttivi di finanza pubblica o misure di sostegno da parte della Bce che tenderebbero a far calare i tassi. Anche in scenari inflattivi senza crescita, l’aumento dei prezzi porterebbe a una recessione con il conseguente effetto deflattivo.
In scenari di forte stress per il mercato, la presenza dell’effetto memoria riduce il rischio di mancato incasso delle cedole: se la soglia venisse superata temporaneamente durante le date di valutazione, il successivo rientro sotto il 4,20% permetterebbe di recuperare anche tutti i premi non distribuiti in precedenza, senza perderne nessuno.
Un altro punto di forza è l’autocall: dopo dodici mesi di vita (dal 28 aprile 2027) è prevista la possibilità di rimborso anticipato se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,40%, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (3,70%). La data di valutazione del rimborso anticipato si ripresenterà con cadenza annuale.
C’è l’eventualità che nel giro di pochi anni l’obbligazione potrebbe essere richiamata. In tal caso l’investitore si troverebbe con il capitale protetto al 100%, un pick-up (rendimento superiore) rispetto al BTP e una maturity molto corta. Il paragone con scadenze più brevi migliora ulteriormente lo scenario per l'investitore: un BTP a due anni rende il 2,8%, a cinque anni il 3,1%, mentre il bond di Barclays riconosce un ritorno superiore dell’8,25%. In caso di autocall già alla prima finestra utile del 28 aprile 2027, l’investitore riceverebbe una cedola (8,25 euro), per un rendimento dell'8,25% annuo. La possibilità di rimborso anticipato si ripresenterà ad aprile di ogni anno.
In caso di mancato evento di autocall, il rimborso a scadenza (28 aprile 2038) sarà pari al 100% del valore nominale di 100 euro, indipendentemente dall’andamento del sottostante, salvo evento di credito dell’emittente Barclays (Standard & Poor’s: A+, Fitch: A+ e Moody’s: A1).
Ogni anno una cedola con memoria di 8,25 euro
Il flusso cedolare insieme all’effetto memoria sono i punti di forza dell’obbligazione con Isin XS3341155771. Ogni anno l’investitore può incassare una cedola con memoria dell’8,25% del nominale (100 euro). Al momento, il pick-up (maggiore rendimento) del bond di Barclays rispetto al rendimento del BTP (abbiamo utilizzato una scadenza a 12 anni) è del 4,25% annuo lordo (8,25% vs 4%). Al netto delle tasse, considerando la tassazione al 26% per il bond e quella agevolata del BTP al 12,5%, il pick-up è intorno al 2,6% annuo (6,1% vs 3,5%).
A ogni data di osservazione annuale l’obbligazione prevede la distribuzione della cedola qualora il sottostante non superi la barriera fissata al 4,20%. Il sottostante è l’indice Solactive BTP 10Y, che replica l’andamento del rendimento del BTP decennale italiano (attualmente al 3,85%), rendendo il bond direttamente collegato ai movimenti del titolo di Stato.
Elemento centrale della struttura è l’effetto memoria. Se in una determinata fase il rendimento dovesse superare temporaneamente la soglia del 4,20%, come accaduto durante gli spike degli anni passati, le cedole non verrebbero annullate ma resterebbero “in memoria” all’interno del prodotto. Nelle successive date di osservazione, al verificarsi delle condizioni richieste per il pagamento, l’investitore riceverebbe in un’unica soluzione tutte le cedole non corrisposte in precedenza, insieme a quella maturata in quel periodo.
La logica dell’obbligazione punta ad aumentare le probabilità di incassare l’intero flusso cedolare grazie all’effetto memoria, riducendo l’impatto di eventuali superamenti temporanei della barriera. Acquistando il prodotto a 100 euro, le 12 cedole previste possono portare a un rendimento complessivo che potrebbe raggiungere il +99% a scadenza (28 aprile 2038). Il calcolo è conservativo nel senso che non si è contabilizzato il reinvestimento delle cedole.
Possibilità di rimborso anticipato dopo il primo anno
L’obbligazione con Isin XS3341155771 potrebbe non arrivare alla scadenza naturale grazie al meccanismo di rimborso anticipato (autocall), attivabile a partire dal dodicesimo mese di vita. Dalla data di osservazione del 28 aprile 2027, e successivamente con cadenza annuale, il prodotto sarà ritirato in anticipo se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al livello autocall fissato al 3,40%, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (3,7%).
L’autocall è pensato per aumentare le probabilità di restituzione del nominale di 100 euro, insieme all’ultima cedola maturata e a quelle eventualmente non distribuite grazie all’effetto memoria. Se l’autocall dovesse già scattare il 28 aprile 2027, l’investitore incasserebbe una cedola di 8,25 euro, per un rendimento annualizzato pari all’8,25%.
Nel caso in cui il rendimento del BTP decennale si mantenesse sopra la soglia del 3,40%, il bond continuerebbe a essere negoziato sul mercato e a maturare le cedole condizionate previste dalla struttura. La possibilità di rimborso anticipato si ripresenterebbe esclusivamente alla successiva data di valutazione annuale, con la stessa modalità e non con frequenza trimestrale o semestrale come avviene per altri strumenti simili. La finalità della struttura è favorire l’incasso del maggior numero possibile di cedole nel corso della vita del prodotto.
Come già accaduto il primo mese di lancio del prodotto, con tassi in calo il bond può anche quotare sopra i 100 euro del valore di rimborso e l’investitore potrebbe venderlo prima della scadenza con un aggiuntivo guadagno.
I due scenari possibili alla scadenza naturale
L’obbligazione con Isin XS3341155771 nasce con l’obiettivo di arrivare alla scadenza naturale e offrire un rendimento elevato attraverso l’incasso di tutte le cedole grazie all’effetto memoria. Come tutti i bond prevede la restituzione del 100% del capitale investito alla data finale del 28 aprile 2038. Lo strumento si propone anche come soluzione per la componente a basso rischio del portafoglio, grazie all’elevato rating dell’emittente Barclays Bank PLC (Barclays), valutato A+ da Standard & Poor’s, A+ da Fitch e A1 da Moody’s. Il tutto unito a uno strumento con rischio valutato 3, un livello basso in una scala da 1 a 7.
Nel caso in cui l’autocall non si attivi prima della scadenza, alla data del 28 aprile 2038 si delineano due possibili scenari, legati al rendimento del BTP decennale rispetto alla soglia del 4,20%.
Nel primo scenario, con un rendimento del titolo di Stato a 10 anni pari o inferiore al 4,20% alla scadenza, l’investitore riceverebbe il rimborso del nominale pari a 100 euro, insieme all’ultima cedola annuale e a quelle trattenute in memoria. In questo caso verrebbero incassate 12 cedole pari a 8,25 euro ciascuna, per un rendimento cumulato del +99% in 12 anni. Il risultato sarebbe anche più elevato in caso di acquisto del bond sotto la pari, poiché al flusso cedolare si sommerebbe il capital gain derivante dalla differenza tra il rimborso a 100 euro e il prezzo di acquisto.
Nel secondo scenario, con un rendimento superiore al 4,20% alla scadenza, l’obbligazione verrebbe comunque rimborsata a 100 euro, ma senza il pagamento delle cedole relative ai periodi in cui la soglia è stata superata senza successivo rientro entro la scadenza. Al rimborso del nominale si aggiungerebbero le eventuali cedole già distribuite nel corso della vita del prodotto. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare delle cedole distribuite.
Spread sotto controllo e stabilità politica in Italia
Dopo una lunga fase in cui i mercati avevano scommesso su un percorso di graduale allentamento monetario da parte della Banca centrale europea (Bce), lo scenario è cambiato radicalmente nelle ultime settimane. Le aspettative di ulteriori tagli dei tassi sono state accantonate e il mercato ha dovuto fare i conti con un contesto tornato più inflazionistico, complice l’impennata dei prezzi energetici legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il risultato è stato un rialzo dei rendimenti obbligazionari e una revisione delle attese sulla politica monetaria. I governativi europei a dieci anni si mantengono su livelli elevati, riflettendo un contesto caratterizzato da maggiore incertezza macroeconomica e da aspettative di tassi più alti per un periodo più lungo.
Il cambiamento più significativo è arrivato dalla Bce. Nella riunione dell’11 giugno l’istituto guidato da Christine Lagarde ha infatti aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, interrompendo il ciclo di allentamento monetario avviato nel 2024. Il tasso sui depositi è stato portato al 2,25%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è salito al 2,40%. La decisione è stata motivata dal ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate in larga parte dal rincaro dell’energia e dalle conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
L’inflazione dell’Eurozona è tornata ad accelerare, attestandosi al 3,2% a maggio, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% perseguito dalla Bce. Anche le nuove proiezioni dell’istituto centrale indicano un’inflazione media pari al 3% nel 2026, con un ritorno verso il target previsto soltanto nei prossimi anni. Contestualmente, le stime di crescita economica sono state riviste al ribasso, confermando uno scenario di rallentamento accompagnato da persistenti pressioni sui prezzi.
Il vero elemento di discontinuità resta però il quadro geopolitico. L’escalation delle tensioni in Medio Oriente e i rischi per il traffico energetico attraverso lo Stretto di Hormuz hanno riportato il tema dell’energia al centro dell’attenzione degli investitori. Petrolio e gas sono tornati a esercitare una pressione significativa sull’inflazione, costringendo le banche centrali a mantenere un atteggiamento prudente nonostante una crescita economica moderata.
Resta tuttavia importante distinguere tra le diverse nature dell’inflazione. Gli shock energetici tendono storicamente a produrre un aumento dei prezzi più volatile e temporaneo rispetto a quello derivante dalla dinamica salariale. In assenza di ulteriori escalation geopolitiche, grazie al memorandum di intesa tra Usa e Iran, il contributo dell’energia all’inflazione potrebbe progressivamente attenuarsi una volta esaurita la fase di tensione sulle materie prime. Diverso sarebbe il caso di una spirale salari-prezzi, che rappresenterebbe una minaccia più persistente per la stabilità dei prezzi.
Nonostante il ritorno delle pressioni inflazionistiche e il rialzo dei rendimenti, il mercato continua a non prezzare un rischio sovrano significativo per i principali Paesi periferici dell’Eurozona. Lo spread tra BTP e Bund resta infatti su livelli storicamente contenuti rispetto agli standard dell’ultimo decennio, segnalando una fiducia ancora elevata nei confronti del debito italiano.
Il comportamento del differenziale continua a rappresentare un indicatore chiave della percezione di rischio relativa tra Italia e Germania. Pur registrando oscillazioni legate alla volatilità internazionale, il mantenimento dello spread su livelli moderati conferma una fase di sostanziale stabilità finanziaria, molto diversa rispetto a quella osservata durante le precedenti crisi del debito sovrano.
A sostenere questa dinamica contribuiscono diversi fattori: una maggiore credibilità della politica fiscale italiana rispetto al passato, una minore frammentazione finanziaria all’interno dell’Eurozona e un confronto relativamente favorevole con altri grandi Paesi europei, alle prese con sfide fiscali e politiche non trascurabili. Negli ultimi anni si è inoltre consolidata una tendenza alla convergenza degli spread tra Paesi “core” e “periferici”, favorita da fondamentali macroeconomici più solidi e dagli strumenti di protezione predisposti dalla stessa Bce.
In questo contesto, lo spread continua a svolgere un ruolo cruciale. Un differenziale contenuto non rappresenta soltanto un segnale di fiducia degli investitori, ma contribuisce direttamente a mantenere sotto controllo il costo del debito pubblico e, indirettamente, quello sostenuto da imprese e famiglie. È uno degli elementi che continuano a sostenere la narrativa di un’Italia più stabile agli occhi dei mercati, anche in una fase in cui il quadro internazionale è tornato a essere dominato da inflazione, energia e rischi geopolitici.
Attenzione. L’obbligazione di Barclays è soggetta al rischio default dell'emittente, che in linea teorica potrebbe non essere in grado di rimborsare in tutto o in parte il capitale. Tuttavia, a Barclays Bank PLC (l’emittente) Standard & Poor’s attribuisce un rating A+, mentre per Moody’s e Fitch la valutazione del rischio di credito dell’istituto britannico è simile, rispettivamente A1 e A+. Si tratta quindi di valutazioni che rientrano nell’area “investment grade”, cioè credito di buona qualità. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.
Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.
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