Premio fino all’8,44% annuo con l’obbligazione di Barclays sul rendimento del BTP decennale

Comunicazione Pubblicitaria Obbligazioni
03/08/2026 08:30
Premio fino all’8,44% annuo con l’obbligazione di Barclays sul rendimento del BTP decennale

Cedole annue condizionate dell’8,44% con effetto memoria e possibilità di rimborso anticipato. Queste le caratteristiche principali della nuova obbligazione di Barclays con Isin XS3341155771, che si compra a 100 euro ed è costruita sull’indice Solactive BTP 10Y, che replica il rendimento del BTP decennale. Il bond riconosce ogni anno una cedola lorda di 8,25 euro, pari a un ritorno dell’8,44% annuo (con l’acquisto oggi a 100 euro e tenendo conto della vita residua), a condizione che il rendimento del titolo di Stato italiano non superi il 4,20% (attualmente al 4%). La presenza dell’effetto memoria consente di recuperare eventuali premi non distribuiti negli anni precedenti qualora la condizione torni a essere rispettata.

È prevista una finestra di rimborso anticipato dopo dodici mesi di vita, con la prima data fissata al 28 aprile 2027 e poi con cadenza annuale: in quel caso l’obbligazione verrebbe richiamata se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,40% (attualmente al 4%).

Il bond è sempre rivendibile sul mercato secondario e, in assenza di rimborso anticipato, alla scadenza naturale del 28 aprile 2038 garantisce la restituzione del 100% del nominale, pari a 100 euro (taglio minimo tradabile di 1.000 euro).

Acquistando l’obbligazione oggi a 100 euro e ipotizzando l’incasso di tutti i premi previsti nell’arco dei dodici anni di vita, il rendimento potenziale complessivo arriverebbe al +99% a scadenza (senza contare il reinvestimento delle cedole percepite ma con effetto memoria), un ritorno superiore rispetto a quello ottenibile con un investimento diretto in un tradizionale BTP, le cui cedole però non sono condizionate.

Il prezzo del bond di Barclays è determinato al corso tel quel, includendo il valore degli interessi maturati (1% circa), consentendo così all’investitore di capitalizzare il rendimento accumulato fino ad oggi.

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La miscela vincente tra cedole elevate ed effetto memoria

Un’obbligazione che punta ad amplificare il rendimento del nostro BTPBarclays colloca sul mercato il prodotto con Isin XS3341155771, costruito per replicare l’andamento del titolo di Stato italiano a dieci anni e offrire un premio aggiuntivo ma condizionato. L’obiettivo è combinare protezione totale del nominale e flussi periodici, attraverso cedole annuali con memoria dell’8,44% lordo se si compra oggi sul secondario intorno alla pari a 100 euro.

Il calcolo è semplice: 99 euro di premi (8,25 euro per 12 cedole annuali totali) poi dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 100 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (28 aprile 2038) del 99%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il bond e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 99% per 11,73 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo dell’8,44% lordo.

La struttura prevede la distribuzione della cedola a condizione che il sottostante, l’indice Solactive BTP 10Y, che replica il rendimento del decennale italiano, non superi la soglia del 4,20% (attualmente al 4%). Si tratta di un livello di forte stress per il mercato che negli ultimi dieci anni è stato superato solo per un periodo limitato di tempo: due giorni lo scorso mese (per l’effetto del conflitto tra Usa e Iran) e circa un anno tra il 2022 e il 2023. Bisogna risalire alla crisi del debito del 2011 per ritrovare rendimenti sopra il 4,20%, anche allora concentrati in una finestra temporale limitata.

Nella storia più recente e nel quadro macroeconomico attuale, l’ipotesi di un rendimento stabilmente oltre il 4,20% nel lungo periodo appare poco probabile. Un livello simile implicherebbe un incremento rilevante della spesa per interessi per lo Stato e, con un debito elevato, eserciterebbe pressione sulla tenuta dei conti pubblici, con possibili interventi correttivi di finanza pubblica o misure di sostegno da parte della Bce che tenderebbero a far calare i tassi. Anche in scenari inflattivi senza crescita, l’aumento dei prezzi porterebbe a una recessione con il conseguente effetto deflattivo.

In scenari di forte stress per il mercato, la presenza dell’effetto memoria riduce il rischio di mancato incasso delle cedole: se la soglia venisse superata temporaneamente durante le date di valutazione, il successivo rientro sotto il 4,20% permetterebbe di recuperare anche tutti i premi non distribuiti in precedenza, senza perderne nessuno.

Un altro punto di forza è l’autocall: dopo dodici mesi di vita (dal 28 aprile 2027) è prevista la possibilità di rimborso anticipato se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al 3,40%, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (4%). La data di valutazione del rimborso anticipato si ripresenterà con cadenza annuale.

C’è l’eventualità che nel giro di pochi anni l’obbligazione potrebbe essere richiamata. In tal caso l’investitore si troverebbe con il capitale protetto al 100%, un pick-up (rendimento superiore) rispetto al BTP e una maturity molto corta. Il paragone con scadenze più brevi migliora ulteriormente lo scenario per l'investitore: un BTP a due anni rende il 3%, a cinque anni il 3,3%, mentre il bond di Barclays riconosce un ritorno superiore dell’8,44%.

In caso di autocall già alla prima finestra utile del 28 aprile 2027, tra meno di un anno (8,77 mesi), l’investitore riceverebbe una cedola (8,25 euro), per un rendimento dell’8,25% (11,29% annualizzato). La possibilità di rimborso anticipato si ripresenterà ad aprile di ogni anno. Senza aspettare quella data il bond è sempre cedibile e in caso di calo di tassi potrebbe portarsi sopra i 100 euro di valore nominale. Al contrario un rialzo dei tassi spingerà il prezzo del certificate al ribasso.

In caso di mancato evento di autocall, il rimborso a scadenza (28 aprile 2038) sarà pari al 100% del valore nominale di 100 euro, indipendentemente dall’andamento del sottostante, salvo evento di credito dell’emittente Barclays (Standard & Poor’s: A+, Fitch: A+ e Moody’s: A1).

Ogni anno una cedola con memoria di 8,25 euro

Il flusso cedolare insieme all’effetto memoria sono i punti di forza dell’obbligazione con Isin XS3341155771. Ogni anno l’investitore può incassare una cedola con memoria dell’8,25% del nominale (100 euro). Al momento, il pick-up (maggiore rendimento) del bond di Barclays rispetto al rendimento del BTP (abbiamo utilizzato una scadenza a 12 anni) è del 4,38% annuo lordo (8,44% vs 4,06%). Al netto delle tasse, considerando la tassazione al 26% per il bond e quella agevolata del BTP al 12,5%, il pick-up è intorno al 2,693% annuo (6,246% vs 3,553%).

A ogni data di osservazione annuale l’obbligazione prevede la distribuzione della cedola qualora il sottostante non superi la barriera fissata al 4,20%. Il sottostante è l’indice Solactive BTP 10Y, che replica l’andamento del rendimento del BTP decennale italiano (attualmente al 4%), rendendo il bond direttamente collegato ai movimenti del titolo di Stato.

Elemento centrale della struttura è l’effetto memoria. Se in una determinata fase il rendimento dovesse superare temporaneamente la soglia del 4,20%, come accaduto durante gli spike degli anni passati, le cedole non verrebbero annullate ma resterebbero “in memoria” all’interno del prodotto. Nelle successive date di osservazione, al verificarsi delle condizioni richieste per il pagamento, l’investitore riceverebbe in un’unica soluzione tutte le cedole non corrisposte in precedenza, insieme a quella maturata in quel periodo.

La logica dell’obbligazione punta ad aumentare le probabilità di incassare l’intero flusso cedolare grazie all’effetto memoria, riducendo l’impatto di eventuali superamenti temporanei della barriera. Acquistando il prodotto a 100 euro, le 12 cedole previste possono portare a un rendimento complessivo che potrebbe raggiungere il +99% a scadenza (28 aprile 2038). Il calcolo è conservativo nel senso che non si è contabilizzato il reinvestimento delle cedole.

Possibilità di rimborso anticipato dopo il primo anno

L’obbligazione con Isin XS3341155771 potrebbe non arrivare alla scadenza naturale grazie al meccanismo di rimborso anticipato (autocall), attivabile a partire dal dodicesimo mese di vita. Dalla data di osservazione del 28 aprile 2027, e successivamente con cadenza annuale, il prodotto sarà ritirato in anticipo se il rendimento del BTP decennale sarà pari o inferiore al livello autocall fissato al 3,40%, una soglia relativamente vicina ai livelli correnti (4%).

L’autocall è pensato per aumentare le probabilità di restituzione del nominale di 100 euro, insieme all’ultima cedola maturata e a quelle eventualmente non distribuite grazie all’effetto memoria. Se l’autocall dovesse già scattare il 28 aprile 2027, l’investitore incasserebbe una cedola di 8,25 euro, portando così l'incasso complessivo a 108,25 euro (100 euro di nominale più 10,25 euro di premio). Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe dell’8,25% in 8,77 mesi (11,29% annualizzato).

Nel caso in cui il rendimento del BTP decennale si mantenesse sopra la soglia del 3,40%, il bond continuerebbe a essere negoziato sul mercato e a maturare le cedole condizionate previste dalla struttura. La possibilità di rimborso anticipato si ripresenterebbe esclusivamente alla successiva data di valutazione annuale, con la stessa modalità e non con frequenza trimestrale o semestrale come avviene per altri strumenti simili. La finalità della struttura è favorire l’incasso del maggior numero possibile di cedole nel corso della vita del prodotto.

Come già accaduto il primo mese di lancio del prodotto, con tassi in calo il bond può anche quotare sopra i 100 euro del valore di rimborso e l’investitore potrebbe venderlo prima della scadenza con un aggiuntivo guadagno.

I due scenari possibili alla scadenza naturale

L’obbligazione con Isin XS3341155771 nasce con l’obiettivo di arrivare alla scadenza naturale e offrire un rendimento elevato attraverso l’incasso di tutte le cedole grazie all’effetto memoria. Come tutti i bond prevede la restituzione del 100% del capitale investito alla data finale del 28 aprile 2038. Lo strumento si propone anche come soluzione per la componente a basso rischio del portafoglio, grazie all’elevato rating dell’emittente Barclays Bank PLC (Barclays), valutato A+ da Standard & Poor’s, A+ da Fitch e A1 da Moody’s. Il tutto unito a uno strumento con rischio valutato 3, un livello basso in una scala da 1 a 7.

Nel caso in cui l’autocall non si attivi prima della scadenza, alla data del 28 aprile 2038 si delineano due possibili scenari, legati al rendimento del BTP decennale rispetto alla soglia del 4,20%.

Nel primo scenario, con un rendimento del titolo di Stato a 10 anni pari o inferiore al 4,20% alla scadenza, l’investitore riceverebbe il rimborso del nominale pari a 100 euro, insieme all’ultima cedola annuale e a quelle trattenute in memoria. In questo caso verrebbero incassate 12 cedole pari a 8,25 euro ciascuna, per un rendimento cumulato del +99% in meno di 12 anni (11,73 anni). Il risultato risulterebbe più elevato in caso di acquisto del bond sotto la pari, poiché al flusso cedolare si sommerebbe il capital gain derivante dalla differenza tra il rimborso a 100 euro e il prezzo di acquisto.

Nel secondo scenario, con un rendimento superiore al 4,20% alla scadenza, l’obbligazione verrebbe comunque rimborsata a 100 euro, ma senza il pagamento dell’ultimo premio e delle cedole relative ai periodi in cui la soglia è stata superata senza successivo rientro entro la scadenza. Al rimborso del nominale si aggiungerebbero le eventuali cedole già distribuite nel corso della vita del prodotto. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare delle cedole distribuite.

Il punto sulle mosse della Bce e spread ancora sotto controllo

Dopo una lunga fase in cui i mercati avevano scommesso su un progressivo allentamento monetario da parte della Banca centrale europea (Bce), lo scenario è cambiato radicalmente. Le attese di nuovi tagli dei tassi sono state archiviate e gli investitori hanno dovuto fare i conti con il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate soprattutto dall’aumento dei prezzi energetici e dall’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il risultato è stato un deciso rialzo dei rendimenti obbligazionari e una profonda revisione delle aspettative sulla politica monetaria. Il rendimento del Bund tedesco decennale ha raggiunto il 3,21%, sui massimi dal 2011, mentre il BTP decennale si è avvicinato alla soglia del 4%.

Il primo segnale di discontinuità era arrivato dalla riunione dell’11 giugno, quando la Bce aveva aumentato i tre tassi ufficiali di 25 punti base, interrompendo il ciclo di allentamento avviato nel 2024. Il tasso sui depositi era così salito al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. La decisione era stata motivata dal peggioramento delle prospettive di inflazione e dalla necessità di impedire che lo shock energetico si trasferisse in maniera persistente al resto dell’economia.

Nella riunione del 23 luglio, il Consiglio direttivo ha invece deciso all’unanimità di lasciare invariati i tassi. La Bce ha quindi mantenuto il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. La pausa non rappresenta tuttavia un ritorno a una politica accomodante. Alcuni governatori hanno discusso l’opportunità di procedere già a luglio con un ulteriore rialzo, prima di convergere sulla scelta di attendere nuovi dati.

Christine Lagarde ha ribadito che le prossime decisioni saranno adottate riunione per riunione, sulla base dei dati disponibili e senza indicazioni preventive sul percorso futuro dei tassi. La presidente della Bce ha sottolineato che l’andamento dell’energia resta molto volatile e che l’impatto complessivo dello shock inflazionistico non si è ancora pienamente manifestato. Francoforte continuerà quindi a monitorare non soltanto l’intensità e la durata del rincaro energetico, ma anche i suoi effetti indiretti sui prezzi e gli eventuali effetti di secondo livello su salari e margini delle imprese.

La decisione di luglio riflette anche l’andamento più favorevole dell’inflazione nel breve periodo. Secondo Eurostat, a giugno il tasso annuale dell’Eurozona è sceso al 2,8%, dal 3,2% di maggio, mentre l’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, si è attestata al 2,4%. Il rallentamento ha concesso alla Bce maggiore spazio per valutare la trasmissione del rialzo deciso a giugno, senza tuttavia eliminare i rischi per i prossimi mesi.

Le proiezioni formulate a giugno restano infatti improntate alla cautela. La Bce prevede un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,3% nel 2027 e del 2% nel 2028. Per la componente di fondo, le stime indicano una crescita dei prezzi del 2,5% sia nel 2026 sia nel 2027, prima di una discesa al 2,2% nel 2028. Lo scenario di base presuppone inoltre una graduale riduzione dei prezzi energetici nei prossimi trimestri, un’ipotesi che resta fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto e dalle condizioni sui mercati delle materie prime.

Il vero elemento di discontinuità continua dunque a essere rappresentato dal quadro geopolitico. La ripresa degli scontri tra Stati Uniti e Iran, le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz e le minacce alle rotte commerciali del Golfo hanno riportato il petrolio sopra i 90 dollari al barile, riaccendendo i timori di una crisi energetica più lunga del previsto. Le recenti iniziative dei ribelli Houthi contro il traffico marittimo regionale hanno ulteriormente complicato lo scenario e contribuito alla nuova ondata di vendite sui mercati obbligazionari.

Resta però importante distinguere tra le diverse forme di inflazione. Gli shock energetici producono in genere un aumento dei prezzi più volatile rispetto a quello generato da una dinamica interna fondata su salari e domanda. Se il rincaro dell’energia dovesse rientrare in tempi relativamente brevi, l’effetto sull’inflazione potrebbe attenuarsi con il venir meno del confronto statistico sfavorevole. Uno scenario più problematico emergerebbe invece qualora i maggiori costi energetici si trasferissero stabilmente sui prezzi dei beni, sui servizi e sulle richieste salariali.

Al momento, la Bce non rileva ancora segnali evidenti di una spirale salari-prezzi, ma considera i rischi per l’inflazione orientati verso l’alto. Secondo Francoforte, più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà la probabilità di effetti indiretti e di secondo livello. Tra gli ulteriori fattori di rischio figurano le tensioni commerciali, la possibile frammentazione delle catene di fornitura e l’aumento dei prezzi alimentari legato agli eventi climatici estremi.

In questo contesto, il mercato continua tuttavia a non prezzare un rischio sovrano particolarmente elevato per l’Italia. Lo spread tra BTP e Bund decennali si mantiene nell’area degli 80 punti base, su livelli storicamente contenuti rispetto agli standard dell’ultimo decennio. La tenuta del differenziale appare ancora più significativa considerando che il rialzo dei rendimenti ha interessato l’intera curva europea ed è stato provocato prevalentemente dal ritorno del rischio inflazionistico, piuttosto che da un deterioramento specifico della percezione sul debito italiano.

Il differenziale continua quindi a rappresentare un indicatore fondamentale della percezione relativa del rischio tra Italia e Germania. Le recenti oscillazioni sono state guidate soprattutto dal prezzo del petrolio e dall’incertezza internazionale. Gli analisti segnalano che il margine per un ulteriore restringimento potrebbe essere più limitato in presenza di nuove tensioni geopolitiche, ma la stabilità intorno agli attuali livelli conferma una situazione molto diversa rispetto a quella osservata durante le precedenti crisi del debito sovrano.

A sostenere il debito italiano contribuiscono la maggiore credibilità acquisita sul fronte fiscale, la riduzione della frammentazione finanziaria nell’Eurozona e un confronto relativamente favorevole con altri grandi Paesi europei, alle prese con crescenti esigenze di finanziamento. Anche il fabbisogno legato alle spese per la difesa, alle infrastrutture e alla transizione energetica potrebbe tuttavia mantenere elevati i rendimenti europei sulle scadenze più lunghe.

Uno spread contenuto non costituisce soltanto un segnale di fiducia degli investitori, ma contribuisce direttamente a limitare il costo di finanziamento del debito pubblico e, indirettamente, quello sostenuto da imprese e famiglie. È uno degli elementi che continuano a sostenere l’immagine di un’Italia relativamente stabile agli occhi dei mercati, nonostante una fase internazionale dominata dal ritorno dell’inflazione energetica, dall’aumento dei rendimenti e dai rischi geopolitici.

La riunione di luglio non chiude quindi il dossier sui tassi. La Bce ha scelto di attendere, ma ha mantenuto aperta la possibilità di un nuovo intervento nelle prossime riunioni. L’appuntamento di settembre, quando saranno disponibili nuove proiezioni macroeconomiche, sarà decisivo per comprendere se la pausa rappresenti soltanto una fase temporanea o l’inizio di un periodo più prolungato di stabilità dei tassi.

Attenzione. L’obbligazione di Barclays è soggetta al rischio default dell'emittente, che in linea teorica potrebbe non essere in grado di rimborsare in tutto o in parte il capitale. Tuttavia, a Barclays Bank PLC (l’emittente) Standard & Poor’s attribuisce un rating A+, mentre per Moody’s e Fitch la valutazione del rischio di credito dell’istituto britannico è simile, rispettivamente A1 e A+. Si tratta quindi di valutazioni che rientrano nell’area “investment grade”, cioè credito di buona qualità. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.

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