BCE, dominano i falchi: già pronto un altro rialzo dei tassi? Le previsioni

I falchi sembrano aver preso il sopravvento nella Banca centrale europea e la mossa restrittiva di ieri potrebbe non essere l’ultima per l’anno in corso visti i continui rischi al rialzo per l’inflazione.
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Una BCE hawkish
La riunione di ieri giovedì 10 settembre della Banca centrale europea non ha riservato sorprese: l’istituto ha alzato i tre tassi di interesse di riferimento di 25 punti base.
Sono in molti a ritenere che la politica restrittiva dell’istituto possa proseguire con nuovi rialzi del costo del denaro, soprattutto dopo il tono ‘hawkish’ utilizzato ieri dalla presidente Christine Lagarde nel corso della conferenza stampa e le previsioni sull’inflazione diffuse dal consiglio.
Lagarde ha avvisato di attendersi che l'inflazione rimarrà "ben al di sopra del target per prolungato periodo di tempo" ed ha indicato che i rischi per l'inflazione sono "orientati al rialzo".
Pur affermando che la BCE è "attrezzata per navigare l'incertezza", la numero uno dell'Istituto di Francoforte non ha nascosto che il Board resta pronto a tutto e potrebbe modificare le sue decisioni repentinamente al modificarsi del quadro di riferimento.
Al momento, i mercati scontano almeno un altro rialzo dei tassi entro l'anno e le scommesse su ottobre si stanno intensificando: l'ECB Watch Tool segnala al momento una probabilità del 61% di un rialzo di 25 punti del tasso sui depositi al 2,75% per il mese di ottobre, mentre c'è una probabilità del 48,8% di un rialzo di 50 punti entro dicembre al 3%.
Intanto, il membro del consiglio della BCE, Joachim Nagel, ha avvisato di ritenere che l’istituto “potrebbe dover aumentare ulteriormente i tassi e portarli a un livello che freni moderatamente l'economia”.
Il presidente della Bundesbank ha aggiunto che le decisioni future della BCE dipenderanno dall'andamento dei prezzi dell'energia e che è troppo presto per fare congetture su qualsiasi mossa.
Le previsioni degli analisti
La decisione della BCE di ieri “ha portato i rendimenti dei titoli di stato italiani a salire anche perché il messaggio dell'istituto centrale è stato interpretato come hawkish e il mercato si aspetta un ulteriore rialzo entro fine anno”, spiega Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.
“Non è tanto il rialzo a preoccupare, ma quanto a lungo resteranno elevati i tassi e i rendimenti. Una BCE hawkish pronta a intervenire nuovamente al rialzo sui tassi di interesse potrebbe portare i rendimenti di medio-lungo termine a salire ulteriormente”, avvisa l’esperto.
Per Sylvain Broyer, Chief Emea Economist, S&P Global Ratings “Questo rialzo dei tassi non è semplicemente una misura assicurativa. Le prospettive sull’inflazione sono peggiorate nel corso dell’estate. Gli shock dal lato dell’offerta non solo si stanno moltiplicando, ma è sempre più probabile che anche la domanda stia contribuendo all’inflazione. In questo contesto, la BCE potrebbe dover entrare in territorio restrittivo e, in questa fase, non può escludere ulteriori rialzi dei tassi”.
Una nuova mossa restrittiva è prevista anche da Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments: "Salvo una prolungata escalation del conflitto con l'Iran, ci attendiamo un ulteriore rialzo a dicembre, ma non ulteriori aumenti nel prossimo anno: il rialzo dei rendimenti obbligazionari sta già irrigidendo le condizioni finanziarie, le aspettative di inflazione restano contenute e non vi sono ancora segnali significativi di effetti di secondo impatto alimentati dalla crescita dei salari".
Per Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, "il mercato attualmente si attende un tasso terminale della BCE intorno al 3,25%", ma si ritiene che "i rischi siano orientati verso un numero inferiore di rialzi" e che "andare oltre probabilmente dividerebbe il gruppo (Consiglio direttivo) e incontrerebbe maggiori resistenze", poiché "ulteriori rialzi porterebbero i tassi di riferimento al di sopra del limite superiore delle stime della BCE relative al tasso neutrale e richiederebbero probabilmente prezzi dell'energia più elevati e più persistenti, evidenze di effetti di secondo impatto sui salari o un disancoraggio delle aspettative di inflazione".
Anche Nicolas Forest, CIO di Candriam, segnala che "i mercati potrebbero già essersi spinti troppo oltre", "scontando circa 50 punti base di ulteriore inasprimento", e ritiene che "tale previsione appaia eccessiva". "A meno che le prospettive di inflazione non peggiorino ulteriormente o l'Europa non debba affrontare un altro grave shock energetico”, afferma, “la soglia per un inasprimento oltre quanto già scontato dal mercato rimane elevata. Ciò rende le valutazioni dei mercati obbligazionari sempre più attraenti".
Infine, Andrea Campisi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, evidenzia che "la crescita economica, sebbene dimostratasi resiliente in un contesto d'incertezza geopolitica, potrebbe essere rallentata dall'elevato livello dei tassi, oggi al di sopra del corridoio definito neutrale dalla BCE a fine 2025 (1,75%-2,25%) e dai prezzi dell'energia, con possibili impatti sulla domanda di credito, consumo ed investimenti".
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