Bitcoin: dal disinteresse al rally, cosa ha riacceso la domanda

02/10/2026 14:00
Bitcoin: dal disinteresse al rally, cosa ha riacceso la domanda

Fed, politica del Tesoro americano, regolamentazione e flussi negli ETF stanno ridisegnando lo scenario per Bitcoin e le criptovalute. Mentre il CLARITY Act si ferma al Senato, il ritorno dei capitali negli strumenti spot e le nuove correlazioni con oro, dollaro e aspettative sui tassi evidenziano un mercato sempre più legato alle grandi variabili macro, pur mantenendo caratteristiche largamente idiosincratiche e un significativo grado di decorrelazione.

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Bitcoin ha attraversato in poche settimane un netto cambio di scenario. Dopo dieci mesi di ribasso, a metà agosto quotava circa 63.500 dollari, il 49% sotto il massimo storico del 6 ottobre 2025 (126.230 dollari) e oggi scambia a 86.400 dollari, sotto del 30% circa dal record assoluto.

Come si legge nell’analisi a cura di Roberto Rossignoli, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm, a metà agosto la volatilità a 30 giorni era scesa al 27% annualizzato, ben al di sotto della media storica, mentre gli scambi diretti erano tra i più bassi mai registrati. Il mercato mostrava quindi un posizionamento particolarmente depresso, con gli investitori più propensi a proteggersi da ulteriori ribassi e alcuni detentori di lungo periodo impegnati nelle vendite.

In questo contesto, in appena quattro sedute, Bitcoin è passato da circa 62.800 a un massimo di 79.241 dollari. Nel mercato crypto sono state liquidate posizioni corte per circa 3 miliardi di dollari, di cui 1,7 miliardi su Bitcoin. Al tempo stesso, spiega Rossignoli, l’open interest in Bitcoin è diminuito di quasi il 9%, indicando che il rialzo è stato sostenuto soprattutto dalla chiusura di posizioni short, più che dall’ingresso di nuova leva finanziaria. A questa dinamica si è affiancata una domanda spot effettiva: gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato afflussi per 517 milioni di dollari il 19 agosto e 606 milioni il giorno successivo, chiudendo poi con nove giornate consecutive di raccolta positiva fino al 27 agosto. Il rimbalzo si è successivamente esteso agli altri principali asset crypto. Ether è salito di circa un terzo ad agosto, sovraperformando Bitcoin. Solana ha guadagnato il 61,8% entro la fine di settembre, dopo dieci mesi consecutivi di ribassi, mentre XRP è cresciuto di oltre il 45% tra l’inizio di agosto e la fine di settembre.

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Il contesto macroeconomico: tra inflazione e Fed, il quadro si complica

Il 16 settembre la Fed ha effettuato il primo rialzo dei tassi in oltre tre anni, aumentando il costo del denaro di 25 punti base al 3,75-4%. La reazione di Bitcoin è stata contenuta, spiega Rossignoli, da circa 75.400 a 76.300 dollari, poiché il rialzo era già ampiamente incorporato nei prezzi da circa due settimane. Le comunicazioni della Fed hanno assunto un tono più restrittivo, anche se i dati sull’occupazione e sulle pressioni sui prezzi giustificano solo in parte questo cambiamento. Il grafico sottostante mette a confronto il tono delle dichiarazioni pubbliche dei membri del FOMC con le sorprese macroeconomiche relative a mercato del lavoro e inflazione. Storicamente, osserva Rossignoli, le due variabili tendono a muoversi nella stessa direzione, con una retorica più restrittiva nei periodi di piena occupazione e inflazione elevata. L’ultima impennata del tono restrittivo emerge tuttavia in modo particolarmente netto.

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Un elemento centrale per Rossignoli è l’interazione tra Federal Reserve e Tesoro. Il 19 agosto, il Tesoro ha annunciato il raddoppio dei riacquisti di titoli con scadenza tra 10 e 30 anni, da 2 a 4 miliardi di dollari per operazione, nel periodo compreso tra il 9 settembre e il 4 novembre.

Il mercato crypto ha reagito immediatamente e l’annuncio è coinciso con l’avvio della sequenza di afflussi negli ETF. Ne emerge una combinazione di politiche insolita per Rossignoli: la Fed sta restringendo le condizioni finanziarie sul tratto breve della curva, mentre Warsh ha segnalato che un’espansione del bilancio appare improbabile, salvo interventi straordinari in caso di malfunzionamento del mercato. Il Tesoro, al contrario, sta cercando di contenere il tratto lungo della curva attraverso i propri strumenti.

Anche le correlazioni tra asset class riflettono questo quadro. La correlazione tra Bitcoin e oro è salita ai massimi dall’inizio dell’anno, evidenzia Rossignoli, mentre il legame con il dollaro statunitense resta negativo. La relazione con le attese sulle future decisioni della Fed si è inoltre invertita: un numero inferiore di tagli dei tassi attesi rappresenta ora un segnale favorevole per Bitcoin. Nel complesso, spiega Rossignoli, queste dinamiche hanno rafforzato la reazione positiva dell’asset alle crescenti preoccupazioni macroeconomiche legate all’equilibrio dei conti pubblici statunitensi.

I fattori macroeconomici spiegano comunque solo una parte limitata dell’andamento di Bitcoin, precisa Rossignoli, poiché le misure complessive di correlazione rimangono contenute. Le dinamiche specifiche dell’asset continuano quindi a determinare una quota significativa del suo comportamento di mercato.

Il quadro normativo: CLARITY si ferma al Senato

Il 15 settembre il disegno di legge CLARITY sulla struttura del mercato è stato sottoposto a un voto procedurale, senza raggiungere la maggioranza qualificata necessaria. Il mancato passaggio del provvedimento avrà implicazioni soprattutto di medio periodo per i prezzi. In assenza di una legge, spiega Rossignoli, il quadro normativo statunitense continua a dipendere dall’azione delle autorità di vigilanza. Tra gli interventi già adottati figurano l’interpretazione congiunta SEC-CFTC di marzo, secondo cui la maggior parte delle cripto-attività non costituisce un titolo finanziario, la proposta della SEC di un regime di offerta denominato Regulation Crypto Assets e la prosecuzione delle approvazioni degli ETF.

Entrambe le autorità hanno dichiarato che continueranno ad agire anche senza l’intervento del Congresso. Le norme delle agenzie possono essere introdotte più rapidamente della legislazione, sottolinea Rossignoli, ma sono anche meno durature: una futura amministrazione potrebbe modificarle più facilmente di quanto potrebbe abrogare una legge. Poiché dopo novembre il controllo del Congresso sarà probabilmente diviso, la prossima finestra legislativa realistica si aprirà con il nuovo Congresso. Le conseguenze sui prezzi degli asset digitali restano incerte.

I flussi: tornano i capitali negli ETF

Ad agosto, scrive Rossignoli, i flussi di capitale sono tornati in territorio decisamente positivo, rendendo il mese il più forte per le allocazioni statunitensi da gennaio. Anche gli investitori europei hanno mostrato un rinnovato interesse, sebbene i volumi complessivi della regione rappresentino ancora una quota ridotta dell’attività globale. Nel complesso, spiega Rossignoli, il periodo evidenzia un netto cambiamento: a un posizionamento particolarmente depresso si sono affiancati fattori macroeconomici favorevoli, in particolare l’intervento del Tesoro e la debolezza del dollaro, insieme all’ingresso di nuovi capitali negli ETF. Il rialzo è stato quindi sostenuto da domanda effettiva, rimarca Rossignoli, più che dall’utilizzo di nuova leva speculativa.

È ancora presto per parlare di un cambiamento strutturale di regime e l’asset class conserva una natura fortemente idiosincratica. Bitcoin continua tuttavia a comportarsi come un asset in larga parte decorrelato, conclude Rossignoli, in una fase in cui il rischio macroeconomico si concentra soprattutto nella crescente dipendenza del mercato azionario dal tema dell’Intelligenza Artificiale.

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