Borse europee: gli strategist vedono un altro 5% di rialzo entro fine anno

Borse europee: gli strategist vedono un altro 5% di rialzo entro fine anno

Sondaggio Bloomberg fra 16 esperti: il petrolio sopra i 100 dollari e l’incremento dei tassi non spaventano. Lo Stoxx 600 è atteso a 670 punti, sostenuto soprattutto dalla crescita degli utili.

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Le previsioni più ottimistiche per l’azionario europeo dal 2018

Le Borse europee possono ancora salire, nonostante il petrolio sopra i 100 dollari, i rendimenti obbligazionari in aumento e banche centrali tornate a parlare il linguaggio dei rialzi dei tassi. A sostenerlo sono gli strategist interpellati da Bloomberg, che a settembre hanno formulato le previsioni più ottimistiche per l’azionario europeo dal 2018.

Secondo la mediana delle stime dei 16 strategist partecipanti al sondaggio, lo Stoxx Europe 600 dovrebbe chiudere il 2026 a 670 punti, circa il 5% sopra la chiusura di mercoledì (637 punti).

Il più ottimista resta Panmure Liberum, che vede per l’indice un rialzo del 10% da qui alla fine dell’anno. Deka Bank ha invece alzato il proprio obiettivo e nessuno degli strategist interpellati ha ridotto il target. All’estremo opposto Société Générale continua a indicare quota 600 punti.


La crescita degli utili compensa petrolio e tassi

A spiegare questa fiducia è soprattutto l’andamento degli utili societari. Le stime degli analisti continuano infatti a essere riviste al rialzo: un indicatore elaborato da Citigroup registra ormai 20 settimane consecutive di revisioni positive, la sequenza più lunga degli ultimi cinque anni.

“Restiamo costruttivi sull'azionario europeo fino alla metà del 2027, sostenuti dalla solida crescita degli utili per azione”, afferma Beata Manthey, responsabile della strategia azionaria europea di Citi.

Secondo i dati raccolti da Bloomberg Intelligence, nel 2026 gli utili delle società dello Stoxx 600 dovrebbero aumentare del 15%, la crescita più elevata degli ultimi quattro anni. Per il 2027 è previsto un ulteriore progresso del 9,7%.

A questo si aggiunge un quadro macroeconomico che continua a mostrare segnali di tenuta, con le sorprese economiche europee tornate decisamente in territorio positivo nell’ultimo mese e l'attività manifatturiera in espansione. Cominciano inoltre a farsi sentire gli effetti della maggiore spesa pubblica, soprattutto in Germania.

“Un'inversione dei prezzi dell'energia sarebbe certamente un sollievo per il mercato azionario europeo, ma esistono anche altri possibili catalizzatori positivi”, spiega Duncan Toms, multi-asset strategist di HSBC, che da gennaio mantiene un obiettivo di 670 punti per lo Stoxx 600. Tra questi cita il miglioramento dei dati macroeconomici e una nuova stagione trimestrale positiva: la combinazione dei due fattori potrebbe permettere alle Borse europee di tornare a fare bene da qui alla fine dell'anno.


Il prezzo del petrolio resta il principale rischio

I rischi, naturalmente, non mancano. Nell'ultimo mese le Borse europee hanno subito il forte aumento dei prezzi di petrolio e gas provocato dal conflitto con l'Iran. Lo Stoxx 600 ha perso il 2,7% rispetto al massimo raggiunto in agosto, mentre lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso e le nuove fasi di escalation militare continuano a pesare sul sentiment degli investitori.

Il Brent resta sopra i 100 dollari al barile, alimentando nuovamente i timori sull'inflazione e rendendo più probabili ulteriori strette monetarie. Dopo il rialzo dei tassi deciso questo mese, la Banca centrale europea ha assunto una posizione più restrittiva e il mercato degli swap sconta altri tre aumenti entro giugno 2027. Nel Regno Unito, dopo la decisione della Bank of England di lasciare invariati i tassi giovedì, il mercato incorpora quasi completamente quattro rialzi entro luglio del prossimo anno.

Roland Kaloyan, strategist di Société Générale, indica anche altri possibili fattori di instabilità: lo smontaggio delle posizioni particolarmente affollate sui titoli legati all'intelligenza artificiale, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, un ritorno delle tensioni sui dazi e il problema del gas europeo, con le scorte a livelli bassi. Una combinazione che, secondo Kaloyan, potrebbe provocare un ulteriore aumento del premio per il rischio richiesto dagli investitori per detenere azioni.


I gestori diventano più prudenti

Qualche segnale di cautela arriva infatti dai gestori. Secondo un sondaggio di Bank of America pubblicato questa settimana, il saldo netto dei fund manager europei che si aspettano un rialzo delle Borse della regione nei prossimi mesi è sceso al 39%, dal 53% di agosto.

Curiosamente, però, nello stesso sondaggio sono migliorate le aspettative sul medio periodo: il rendimento medio previsto per le azioni nei prossimi dodici mesi è salito al 6,3%. Il 43% degli investitori ritiene inoltre che Europa e Stati Uniti offriranno performance simili nell'arco di un anno. E la grande maggioranza indica proprio le revisioni al rialzo degli utili come il fattore più probabile per sostenere un'ulteriore crescita delle quotazioni europee.

Negli Stati Uniti il clima è diventato più incerto. Da un lato, questa settimana gli strategist di Wells Fargo e Yardeni Research hanno ridotto i propri obiettivi di fine anno per l'S&P 500. Dall’altro, Scott Rubner di Citadel Securities ha dichiarato giovedì di essere diventato “sempre più costruttivo” sull'azionario in vista degli ultimi mesi dell'anno.

Settembre si sta dunque rivelando più volatile, stretto fra petrolio, banche centrali più aggressive e una stagionalità tradizionalmente poco favorevole. Ma per gli strategist il punto decisivo rimane un altro: finché le imprese europee continueranno a produrre utili superiori alle attese e gli analisti continueranno ad alzarne le stime, le Borse avranno un sostegno importante.


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