Brent otre i 112 dollari su voci di escalation militare in Iran dopo elezioni midterm USA

Indiscrezioni di stampa diffondono nuove preoccupazioni per l’offerta di petrolio nonostante l’afflusso di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz stia riprendendo.
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Prezzi del petrolio in salita
Continuano a correre i prezzi del petrolio sui timori di una possibile escalation in Medio Oriente dopo le elezioni di novembre negli Stati Uniti.
Il Brent tocca un picco di 112,67 dollari al barile, ai massimi dal maggio scorso, mentre il future sul greggio WTI sale oltre i 100 dollari.
Allerta escalation
Fonti del New York Times rivelano alcuni piani specifici degli eserciti di Stati Uniti e Israele per realizzare nuovi raid sull’Iran dopo le elezioni metà mandato previste per il 3 novembre, parlando di un’operazione “breve ma intensiva”.
Secondo le fonti del media, i possibili bersagli sarebbero le infrastrutture energetiche, gli impianti nucleari e gli arsenali di missili e droni. Il presidente Donald Trump, però, non avrebbe ancora approvato i piani e avrebbe più volte bloccato un ritorno ai combattimenti su larga scala.
"La continua attività militare e il rischio di una nuova escalation dopo le elezioni di metà mandato mantengono un limite minimo ai prezzi", spiega Rebecca Babin, senior energy trader presso CIBC Private Wealth Group, aggiungendo che "Il risultato è un mercato che fatica a sostenere i rialzi, ma anche con una limitata convinzione dietro i ribassi."
Nuovi attacchi
Intanto, a causa di nuovi attacchi da parte degli Houthi hanno spinto gli USA a ordinare ai dipendenti governativi non essenziali e alle loro famiglie di lasciare l’Arabia Saudita. Un raid all’aeroporto di Dammam ha ucciso almeno una persona e ne ha ferite otto, mentre due persone sono morte in un attacco di droni al giacimento Aramco di Shaybah, senza effetti sulle operazioni. Secondo l’agenzia Reuters, Washington si starebbe prepara a ritirare i familiari anche da altre sedi nella regione.
Anche i ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato attacchi al porto saudita di Yanbu nelle ultime 48 ore.
Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica dell'Iran ha dichiarato di aver colpito quattro petroliere "in violazione" durante il trasferimento di carichi nel Golfo Persico settentrionale, senza specificare quando siano avvenuti gli attacchi, ha riportato Press TV in un post su X. Teheran ha anche affermato che potrebbe ampliare la portata del conflitto se continuassero quelli che ha descritto come transiti "illegali" attraverso Hormuz.
Nuove tensioni sono arrivate dopo che le forze israeliane hanno compiuto questa settimana un'esercitazione aerea al confine iraniano, mentre il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha incontrato Benjamin Netanyahu, che ha accusato la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, di aver autorizzato la corsa alla bomba nucleare: "C'è un solo modo per eliminare questa minaccia una volta per tutte: rovesciare il regime in Iran".
Maggiori flussi di greggio
Tutto questo mentre le esportazioni di greggio mediorientali sono risalite a circa il 94% dei livelli prevedenti al conflitto, secondo un’analisi condotta da Intesa Sanpaolo, ma "i flussi di prodotti raffinati restano ancora intorno alla metà dei livelli normali, lasciando il mercato sotto pressione. A questo si aggiunge la nuova stretta USA contro la rete di trasporto petrolifero iraniana, volta a rendere più difficile l'export di greggio”.
Il Kuwait è tra i produttori del Golfo che spediscono più greggio, esportando quanto ne esportava prima dell'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, secondo lo Sceicco Nawaf Al-Sabah, amministratore delegato della compagnia petrolifera statale del Paese. Tuttavia, sono necessarie più petroliere per trasportare carburante per jet e diesel, ha avvisato lo Sceicco.
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