Certificate Twin Win a capitale protetto sull'oro, potenziale guadagno fino al 40%

L’oro continua a essere al centro dell’attenzione degli investitori dopo una fase di forti rialzi. Alcuni analisti temono correzioni consistenti, mentre altri ritengono che il metallo prezioso possa mantenere una traiettoria positiva.
L’alto debito pubblico dei mercati sviluppati, i forti acquisti da parte delle banche centrali e le tensioni geopolitiche che sostengono la domanda di beni rifugio restano tra i principali fattori di supporto. Tuttavia, dopo la corsa degli ultimi anni, non si possono escludere fasi di volatilità e prese di profitto.
In questo scenario, il certificate Twin Win a capitale totalmente protetto di BNP Paribas con Isin XS3470984181, con durata di quattro anni e valore nominale di 100 dollari. Alla scadenza (2 settembre 2030) entra in gioco il meccanismo Twin Win che permette di beneficiare sia dei rialzi sia dei ribassi dell’oro fino al 40%, trasformando anche una performance negativa in un rendimento positivo, fino a un massimo del 40% rispetto al nominale. Se l’oro supera una delle due barriere, fissate a +40% e -40%, il rimborso sarà di 113 dollari (rendimento del 13% sul nominale), mentre il capitale resta protetto al 100% in dollari alla scadenza.
Una soluzione per chi vuole esporsi all’oro senza dover necessariamente scommettere sulla sua direzione, mantenendo la protezione del capitale a scadenza. Il certificate, che si compra oggi sotto la pari a 98 dollari, presenta inoltre un rischio di cambio euro/dollaro per gli investitori italiani.
Indice dei contenuti
Esporsi ai movimenti dell’oro rimanendo protetti
Tra le tante scelte di investimento interessanti per puntare sull’oro, ma al tempo stesso mettere in atto una strategia di copertura, c’è il certificate Twin Win emesso da BNP Paribas con Isin XS3470984181 e durata di quattro anni. Si tratta di un prodotto a capitale totalmente protetto in dollari che permette di beneficiare sia dei rialzi sia dei ribassi dell’oro, fino a variazioni del 40% rispetto al livello iniziale fissato a 4.382,25 dollari.
Alla data di osservazione finale del 2 settembre 2030, ipotizzando l’acquisto del certificate a 100 dollari, grazie al meccanismo Twin Win gli scenari sono tre:
- In caso di ribasso dell’oro fino al 40% dal livello iniziale, il rimborso rifletterà in positivo la performance negativa del sottostante. Ad esempio, con un calo del 20%, l’investitore riceverà 120 dollari, mentre con un ribasso del 30% il rimborso salirà a 130 dollari.
- In caso di rialzo dell’oro fino al 40%, il rimborso seguirà la performance del sottostante uno a uno, passando da 100 dollari fino a un massimo prossimo a 140 dollari, pari a un rendimento complessivo prossimo al 40% in quattro anni.
- In caso di rialzo pari o superiore al 40% oppure di ribasso pari o superiore al 40%, scatterà il meccanismo previsto dalle barriere e il rimborso sarà di 113 dollari, pari a un rendimento del 13% sul valore nominale, circa il 3,25% annuo su base semplice.
La durata del certificate è di quattro anni, ma il risparmiatore potrà vendere il prodotto anche prima della scadenza sul mercato secondario, alle condizioni di liquidità e ai prezzi disponibili in quel momento. In questo caso, però, la protezione del capitale non sarà garantita.
In pratica, la proposta di BNP Paribas funziona così: se l’oro continuerà a salire, si potrà guadagnare fino a quasi il 40% rispetto al valore nominale, purché il rialzo alla data di osservazione finale rimanga inferiore alla barriera del +40%. Ma la caratteristica più interessante è che anche un ribasso dell’oro può generare un rendimento positivo, fino a quasi il 40%, se la flessione resta inferiore alla barriera del -40%.
Se l’oro dovesse correre oltre il 40%, l’investitore riceverebbe comunque 113 dollari ogni 100 di nominale, rinunciando però all’eventuale maggiore guadagno che avrebbe ottenuto investendo direttamente nel metallo prezioso.
Al contrario, in caso di ribasso dell’oro, chi acquista il certificate può beneficiare del movimento negativo entro la barriera prevista. Anche in presenza di un crollo superiore al 40%, il rimborso a scadenza sarà di 113 dollari, mentre chi avrà puntato direttamente sul metallo giallo subirà integralmente la perdita di valore.
La protezione del 100% del nominale in dollari resta valida alla scadenza, indipendentemente dall’andamento dell’oro. Per un investitore italiano va inoltre considerato il rischio di cambio euro/dollaro.
E dopo un rally così consistente, poter partecipare ai movimenti dell’oro in entrambe le direzioni, mantenendo una protezione del capitale a scadenza, rappresenta una caratteristica da valutare.
Il prezzo di acquisto sul mercato secondario può essere diverso dai 100 dollari di valore nominale: di conseguenza, il rendimento effettivo dipenderà anche dal prezzo pagato per il certificate. Il certificate oggi quota sotto la pari a 98 dollari, con l’oro in ribasso del -5,2% dal livello iniziale. Segue una tabella riassuntiva dei principali livelli di riferimento del certificate.
Capitale protetto al 100% e denominazione in dollari
La protezione del capitale investito è una caratteristica fondamentale di questo prodotto perché oltre al sottostante, che è un bene rifugio, amato da chi cerca protezione, si aggiunge un ulteriore fattore di sicurezza. Il certificate è totalmente protetto a scadenza, ovvero significa che anche in caso di forte calo dell’oro il rimborso previsto dall’emittente è pari almeno al valore nominale di 100 dollari. Nel caso specifico, grazie al meccanismo Twin Win, un ribasso dell’oro può inoltre generare un rendimento positivo, mentre oltre la barriera del -40% il rimborso previsto è di 113 dollari. Una protezione che il classico investitore in oro non ha.
Ricordiamo però che il capitale è protetto al 100%, ma non garantito contro il rischio di credito: in caso di insolvenza dell’emittente e del garante, l’investitore rischia di perdere anche l’intero capitale investito. Il garante BNP Paribas presenta un solido profilo creditizio: S&P e Moody’s hanno attribuito giudizi rispettivamente pari ad A+ e A1, a conferma di un rischio di insolvenza ad oggi remoto.
Il certificate è denominato in dollari Usa. Questo comporta un rischio/opportunità aggiuntivo: ad esempio, in caso di apprezzamento del dollaro sull’euro l’investitore beneficerà di una performance maggiorata una volta convertito il rimborso in euro e, viceversa, di una performance peggiorata in caso di deprezzamento del dollaro sull’euro. La protezione del capitale vale infatti in dollari, non in euro.
Questo prodotto gode di una classificazione di rischio bassa: su una scala da 1 a 7, il KID gli attribuisce un livello pari a 2, tra i più contenuti per un certificate. L’indicatore presuppone tuttavia il mantenimento del prodotto fino alla scadenza e non comprende il rischio di cambio.
Le forze che muovono il prezzo dell’oro
Dopo una lunga fase di rialzi e numerosi massimi storici, il mercato dell’oro sta attraversando una fase più volatile. Il metallo giallo ha alternato nuovi impulsi rialzisti a correzioni significative, mostrando come anche un bene rifugio possa risentire dei movimenti dei tassi d’interesse e del dollaro. Nel secondo trimestre 2026 la domanda mondiale di oro è rimasta stabile a 1.269 tonnellate, mentre nel primo semestre ha raggiunto 2.522 tonnellate, in crescita del 2% rispetto all’anno precedente.
Più dei record di prezzo colpisce la dimensione dei flussi finanziari. Secondo il World Gold Council, a settembre gli ETF sull’oro hanno raccolto 10 miliardi di dollari, portando gli afflussi del terzo trimestre al record di 31 miliardi. Le riserve detenute dagli ETF hanno raggiunto 4.256 tonnellate, un nuovo massimo storico, nonostante la correzione delle quotazioni del metallo prezioso.
Tutta questa spinta da dove arriva? Tre sono le forze che muovono il metallo giallo: la domanda strategica delle banche centrali, quella finanziaria degli investitori e quella tattica degli speculatori. Sono componenti che possono rafforzarsi reciprocamente, ma che non agiscono necessariamente sempre nella stessa direzione.
La domanda strategica delle banche centrali è la prima componente. Dal 2022 gli istituti monetari di tutto il mondo hanno intensificato gli acquisti di oro per diversificare le riserve valutarie. Il congelamento delle riserve russe ha mostrato che il rischio non è più soltanto economico ma anche geopolitico: accumulare oro consente di ridurre l’esposizione alle valute estere e alle possibili sanzioni finanziarie. La Cina resta tra i protagonisti di questa strategia. Nel secondo trimestre 2026, secondo il World Gold Council, gli acquisti netti delle banche centrali sono risaliti a 289 tonnellate, confermando il ruolo strutturale della domanda ufficiale.
La domanda finanziaria arriva dagli investitori e dagli ETF, che utilizzano il metallo come strumento di diversificazione e protezione dai rischi macroeconomici. Dopo i deflussi registrati nel secondo trimestre, la raccolta ha accelerato durante l’estate e a settembre, sostenuta dai timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici e dall’incertezza sulle prospettive economiche. L’oro, più che una semplice scommessa sui tassi, diventa così una scommessa sulla fiducia nella stabilità delle valute e dei sistemi finanziari. Tuttavia, rendimenti reali elevati e un dollaro forte possono ridurne l’attrattiva, perché aumentano il costo opportunità di detenere un’attività che non distribuisce interessi.
Anche la nuova corsa all’intelligenza artificiale, con la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, si inserisce in questo quadro. Gli ingenti investimenti in infrastrutture, energia e semiconduttori alimentano il dibattito sulla sostenibilità della spesa pubblica e privata, mentre l’elevato debito americano continua a rappresentare un elemento di attenzione per gli investitori. Il metallo giallo resta un possibile strumento di copertura contro l'instabilità monetaria e fiscale, anche se non esiste una relazione automatica tra aumento del debito, liquidità e prezzo dell’oro.
Infine, c’è la domanda tattica degli speculatori, che segue il momentum del mercato. I flussi sui futures, le opzioni e gli ETF possono amplificare i movimenti del prezzo, sia al rialzo sia al ribasso. Ad agosto, secondo il World Gold Council, la crescita delle posizioni speculative e degli acquisti di opzioni call aveva contribuito alla forte accelerazione dell’oro. A ottobre, invece, il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti obbligazionari americani hanno riportato pressione sulle quotazioni, evidenziando quanto rapidamente possa cambiare il sentiment. È proprio questa alternanza tra fattori strutturali di sostegno e volatilità di breve periodo a rendere interessante valutare strategie capaci di affrontare scenari differenti sull’oro.
I fattori che possono frenare il prezzo dell'oro
Nonostante i fattori strutturali che sostengono la domanda di oro, il metallo prezioso non è immune dalle correzioni, soprattutto dopo una lunga fase di rialzi. A pesare sulle quotazioni sono principalmente tre elementi: l’aumento dei rendimenti dei Treasury americani, il rafforzamento del dollaro e le aspettative sulla politica monetaria della Fed. Variabili strettamente collegate tra loro, che possono mettere sotto pressione il bene rifugio anche in presenza di tensioni geopolitiche.
Il primo rischio arriva dal petrolio e dall’inflazione. Un rincaro del greggio, soprattutto se alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dai timori sulle forniture energetiche, può riaccendere le pressioni sui prezzi. In uno scenario del genere, la Fed avrebbe meno spazio per tagliare i tassi d’interesse e potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Paradossalmente, quindi, una crisi geopolitica può finire per penalizzare l’oro, anziché favorirlo, se l’effetto sui tassi prevale sulla ricerca di beni rifugio.
Il principale concorrente del metallo giallo resta infatti il mercato obbligazionario americano. Quando i rendimenti dei Treasury salgono, aumenta il costo-opportunità di detenere oro, che per sua natura non distribuisce cedole né interessi. Il fenomeno diventa particolarmente rilevante quando crescono i rendimenti reali, cioè quelli depurati dall’inflazione attesa. Per gli investitori, titoli di Stato capaci di offrire rendimenti elevati possono rappresentare un’alternativa più interessante rispetto a un’attività che genera guadagni soltanto attraverso l’apprezzamento del prezzo.
A complicare il quadro contribuisce il dollaro americano. Poiché l’oro è quotato nella valuta statunitense, un rafforzamento del biglietto verde tende a renderlo più costoso per gli investitori che utilizzano altre monete, frenandone potenzialmente la domanda. Se alla forza del dollaro si aggiungono rendimenti obbligazionari elevati, il metallo prezioso può subire pressioni anche quando permangono incertezze economiche e geopolitiche.
Infine, non va sottovalutato il rischio legato alle prese di profitto e alle posizioni speculative. Dopo rialzi molto consistenti, basta un cambiamento nelle aspettative sui tassi o un dato macroeconomico superiore alle attese per innescare vendite e accelerare una correzione. Gli stessi flussi finanziari che sostengono l’oro nelle fasi positive possono amplificarne le discese quando il sentiment cambia.
Per capire la direzione del metallo prezioso nei prossimi mesi sarà quindi importante monitorare l’andamento del petrolio, i rendimenti dei Treasury, la forza del dollaro e le decisioni della Fed. I fattori strutturali di sostegno non sono necessariamente venuti meno, ma il quadro di breve periodo può diventare meno favorevole. È proprio in questo contesto che una strategia capace di valorizzare anche un ribasso dell’oro, come quella del certificate Twin Win di BNP Paribas con Isin XS3470984181, può offrire un profilo di rendimento differente dall’investimento diretto nel metallo.
Riserve auree, Banca d’Italia conferma l’attuale assetto geografico
A confermare il ruolo centrale dell’oro come strumento di protezione e diversificazione arriva anche la decisione della Banca d’Italia di non modificare l’attuale distribuzione geografica delle proprie riserve auree. Una scelta significativa, soprattutto se confrontata con quelle di altre banche centrali europee, che negli ultimi anni hanno preferito riportare in patria una parte del metallo custodito all’estero.
L’Italia detiene circa 2.450 tonnellate di oro, una delle maggiori riserve auree al mondo, per un valore stimato nel testo di riferimento intorno ai 300 miliardi di euro. Una ricchezza strategica che testimonia l’importanza attribuita al metallo giallo nella gestione delle riserve ufficiali. Attualmente il 44,8% dell’oro italiano è custodito nel nostro Paese, il 43,2% negli Stati Uniti, poco più del 6% in Svizzera e il 5,7% nel Regno Unito.
La scelta di mantenere una parte consistente delle riserve fuori dai confini nazionali risponde a una logica precisa. Oltre alle ragioni storiche legate ai luoghi in cui l’oro è stato acquistato, Banca d’Italia punta sulla diversificazione geografica per ridurre i rischi. La presenza del metallo nelle principali piazze finanziarie internazionali consente inoltre di utilizzarlo più rapidamente in caso di necessità, evitando tempi e costi legati a eventuali trasferimenti.
Il confronto europeo mostra però che non esiste un unico modello di gestione delle riserve auree. La banca centrale olandese ha riposizionato parte dell’oro precedentemente custodito negli Stati Uniti e in Canada verso il Regno Unito e i Paesi Bassi. Anche la Bundesbank ha riportato negli anni una quota significativa delle proprie riserve a Francoforte, mantenendone comunque una parte importante a New York. La Banca di Francia, invece, ha concentrato pressoché tutto il proprio oro a Parigi. L’Italia ha scelto una strada diversa, confermando l’attuale distribuzione.
Al di là delle differenti strategie di custodia, il messaggio è lo stesso: l’oro continua a rappresentare un presidio di sicurezza per le banche centrali. Non viene considerato un semplice investimento finanziario, ma una riserva strategica capace di contribuire alla fiducia nel sistema monetario e di offrire uno strumento di diversificazione nelle fasi di crisi.
È proprio questa funzione a spiegare perché, nonostante le oscillazioni dei prezzi e il rischio di correzioni nel breve periodo, le banche centrali continuino ad attribuire all’oro un ruolo fondamentale. Le strategie di custodia possono cambiare, ma la centralità del metallo giallo nelle politiche di protezione delle riserve rimane un elemento strutturale della domanda mondiale.
Attenzione: Il Certificate XS3470984181 è soggetto ad un livello di rischio pari a 2 su una scala da 1 a 7.
Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
BNP Paribas gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.
Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.
Gold
XS3470984181
BNP Paribas
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!


