Crescita anemica in Europa, ma non recessione

Lโeconomia europea affronta un contesto complesso con una crescita del PIL sotto il potenziale e unโinflazione rivista al rialzo. In Italia la crescita nel 2026 รจ ancora piรน modesta, nonostante il PNRR, con lโinflazione attesa in forte rialzo
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Giornata davvero densa di notizie quella di oggi sui mercati. Da una parte avremo diversi dati macro sia negli Stati Uniti che in Europa, dallโaltra il primo meeting della Fed presieduto da Kevin Warsh. Negli USA usciranno le Retail Sales di maggio: il mercato si aspetta un aumento intorno al +0.5% mensile. Un numero solido o addirittura superiore alle attese confermerebbe ancora una volta la grande resilienza dei consumatori americani, che restano il vero pilastro dellโeconomia. Subito dopo arriveranno anche le Pending Home Sales e le Business Inventories.
In Europa invece, รจ attesa lโinflazione finale di maggio, sia headline che core. Dopo le ultime sorprese legate allโenergia, gli investitori saranno attenti a capire se la componente core sta dando segnali di persistenza o se invece continua a rallentare.
Il vero appuntamento clou resta ovviamente la Fed. Il mercato sconta praticamente al 100% nessun cambio dei tassi, che rimarranno nel range 3.50% - 3.75%. Quello che conterร di piรน sarร il tono del comunicato, le nuove proiezioni economiche (dot plot) e soprattutto come si esprimerร Warsh nella sua prima uscita ufficiale da Chairman. Sarร piรน hawkish del suo predecessore, mostrandosi preoccupato per lโinflazione e lโenergia, o manterrร un atteggiamento ancora prudente?
La combinazione tra consumi americani forti e un Warsh piรน โfalcoโ potrebbe dare ulteriore spinta al dollaro e ai rendimenti, mentre dati deludenti sui retail sales o unโinflazione europea piรน morbida potrebbero invece tenere vive le speranze di tagli dei tassi (anche se queste si sono parecchio ridotte nel corso del 2026). Molto probabilmente quindi la giornata sui mercati sarร allโinsegna della volatilitร .
Nel 2026 lโeconomia europea affronta un contesto complesso, segnato principalmente dallโimpatto della guerra in Medio Oriente che ha fatto schizzare in alto i prezzi energetici, dallโincertezza geopolitica e commerciale e da sfide strutturali di lungo periodo come lโinvecchiamento demografico e la bassa produttivitร . Secondo le proiezioni dello staff dellโECB di giugno 2026, la crescita del PIL reale dellโarea euro รจ prevista allo 0,8% nel 2026, in recupero allโ1,2% nel 2027 e allโ1,5% nel 2028. Rispetto alle stime precedenti, i valori per il 2026-2027 sono stati rivisti al ribasso per via di un effetto piรน marcato dello shock energetico.
Lโinflazione (HICP) รจ attesa in rialzo al 3,0% nel 2026 (con picchi sopra il 3% nel secondo semestre), mentre รจ poi attesa scendere al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028, tornando in linea con il target della BCE. Lโaumento stimato รจ trainato soprattutto dallโenergia, con effetti indiretti che si trasmettono gradualmente agli altri componenti. La BCE ha risposto con un atteggiamento piรน hawkish, alzando i tassi nel meeting dellโ11 giugno scorso e lasciando intendere che ulteriori aumenti sono possibili entro la fine dellโanno.
La crescita economica rimane modesta e asimmetrica: alcuni Paesi (come Spagna e, in misura minore, Germania grazie a stimoli fiscali) mostrano maggiore resilienza, mentre altri soffrono di piรน per i costi energetici e la debole domanda esterna. Il mercato del lavoro resta complessivamente solido, sostenendo i consumi, ma la fiducia di imprese e famiglie รจ sotto pressione.
LโItalia mostra una crescita economia ancora piรน contenuta. Secondo le previsioni della Commissione Europea (maggio 2026) e della Banca dโItalia, il PIL รจ previsto crescere intorno allo 0,5 - 0,6% nel 2026 e allo 0,4 - 0,6% nel 2027. Il sostegno viene principalmente dagli investimenti legati al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), mentre i consumi risentono della perdita di potere dโacquisto per lโinflazione e le esportazioni nette contribuiscono negativamente.
Lโinflazione รจ proiettata in forte rialzo al 3,1 - 3,2% nel 2026 (per effetto energetico), per poi calare allโ1,8 - 2,0% nel 2027. Il debito pubblico rimane elevato (intorno al 138 - 139% del PIL), con un deficit in lieve miglioramento ma vulnerabile a shock sui tassi e sulla crescita. Il rendimento del BTP decennale si attesta intorno al 3,6 - 3,7% (a metร giugno 2026), con spread BTP - Bund contenuto grazie alla percezione di stabilitร relativa. Lโeconomia italiana resta penalizzata da una bassa produttivitร strutturale e da una demografia sfavorevole, ma beneficia di una certa resilienza del mercato del lavoro (disoccupazione in calo verso il 5,7%) e di investimenti pubblici.
Sulla base di questo quadro macroeconomico (crescita debole, inflazione temporaneamente elevata che poi rientra, tassi potenzialmente stabili o in lieve rialzo nel breve ma con prospettiva di normalizzazione), crediamo che le strategie di investimento debbano privilegiare selettivitร , diversificazione e orizzonte di medio-lungo termine.
La larga parte degli analisti, di fronte a questo scenario, valuta in modo non negativo i BTP decennali con rendimenti intorno al 3,5 - 3,7% che offrono un carry interessante in un contesto di inflazione che dovrebbe rientrare, consapevoli ovviamente del rischio di allungare la duration. I BTP a media durata possono invece beneficiare di un eventuale calo dei tassi nel 2027-2028. Il rischio principale รจ legato ad un peggioramento del debito o a tensioni geopolitiche che allargano lo spread. ETF o fondi su governativi euro e italiani possono essere una via per diversificare.
Per quanto riguarda le obbligazioni corporate, gli analisti considerano quelle investment grade europee, preferibili a quelle high-yield in fase di incertezza, in settori difensivi (utilities, consumi essenziali) o legati alla transizione energetica. Relativamente alla durata, meglio non eccessivamente lunga per bilanciare sensibilitร ai tassi e rendimento.
Per quanto riguarda le azioni europee, gli analisti vedono una maggiore relativa convenienza dei multipli rispetto alle azioni statunitensi. Le prospettive di ritorno reddituale medie attese sono intorno allโ8%, grazie a valutazioni attractive, buyback e dividendi elevati. I settori favoriti, sempre secondo la media degli analisti, sono quello bancario, sostenuto da un aumento dei tassi di interesse, utilities e energia per la transizione energetica, la difesa e tech selettiva (AI e digitalizzazione).
La strategia suggerita dagli analisti prevede un portafoglio bilanciato (40-60%), con focus principale su azioni value e di qualitร e un mix di obbligazioni governative e corporate. Sempre attenzione inoltre alla diversificazione settoriale e geografica (inclusi exposure extra-UE moderate). Tra i rischi potenziale allโorizzonte, vediamo quello di unโinflazione persistente, che potrebbe portare a tassi piรน alti e ulteriori shock geopolitici. In caso di recessione piรน profonda, bond governativi core (Bund) e titoli difensivi guadagnerebbero appeal.
Crediamo che i mesi che ci separano dalla fine dellโanno, saranno di transizione per lโEuropa e vedranno una crescita anemica ma senza recessione generalizzata, inflazione transitoria e opportunitร in asset con carry e valutazioni ragionevoli. La pazienza e la selettivitร saranno premianti rispetto a scommesse direzionali aggressive. LโEuropa e lโItalia offrono valore relativo, ma richiedono consapevolezza dei rischi strutturali e geopolitici.
Va da sรฉ che queste sono considerazioni generali basate su dati pubblici e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Il consiglio che ci sentiamo di dare รจ quello di rivolgersi ad un consulente finanziario qualificato in grado di valutare il proprio profilo di rischio.
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