Crescita anemica in Europa, ma non recessione

17/06/2026 06:15
Crescita anemica in Europa, ma non recessione

L’economia europea affronta un contesto complesso con una crescita del PIL sotto il potenziale e un’inflazione rivista al rialzo. In Italia la crescita nel 2026 è ancora più modesta, nonostante il PNRR, con l’inflazione attesa in forte rialzo

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Giornata davvero densa di notizie quella di oggi sui mercati. Da una parte avremo diversi dati macro sia negli Stati Uniti che in Europa, dall’altra il primo meeting della Fed presieduto da Kevin Warsh. Negli USA usciranno le Retail Sales di maggio: il mercato si aspetta un aumento intorno al +0.5% mensile. Un numero solido o addirittura superiore alle attese confermerebbe ancora una volta la grande resilienza dei consumatori americani, che restano il vero pilastro dell’economia. Subito dopo arriveranno anche le Pending Home Sales e le Business Inventories.

In Europa invece, è attesa l’inflazione finale di maggio, sia headline che core. Dopo le ultime sorprese legate all’energia, gli investitori saranno attenti a capire se la componente core sta dando segnali di persistenza o se invece continua a rallentare.

Il vero appuntamento clou resta ovviamente la Fed. Il mercato sconta praticamente al 100% nessun cambio dei tassi, che rimarranno nel range 3.50% - 3.75%. Quello che conterà di più sarà il tono del comunicato, le nuove proiezioni economiche (dot plot) e soprattutto come si esprimerà Warsh nella sua prima uscita ufficiale da Chairman. Sarà più hawkish del suo predecessore, mostrandosi preoccupato per l’inflazione e l’energia, o manterrà un atteggiamento ancora prudente?

La combinazione tra consumi americani forti e un Warsh più “falco” potrebbe dare ulteriore spinta al dollaro e ai rendimenti, mentre dati deludenti sui retail sales o un’inflazione europea più morbida potrebbero invece tenere vive le speranze di tagli dei tassi (anche se queste si sono parecchio ridotte nel corso del 2026). Molto probabilmente quindi la giornata sui mercati sarà all’insegna della volatilità.

Nel 2026 l’economia europea affronta un contesto complesso, segnato principalmente dall’impatto della guerra in Medio Oriente che ha fatto schizzare in alto i prezzi energetici, dall’incertezza geopolitica e commerciale e da sfide strutturali di lungo periodo come l’invecchiamento demografico e la bassa produttività. Secondo le proiezioni dello staff dell’ECB di giugno 2026, la crescita del PIL reale dell’area euro è prevista allo 0,8% nel 2026, in recupero all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. Rispetto alle stime precedenti, i valori per il 2026-2027 sono stati rivisti al ribasso per via di un effetto più marcato dello shock energetico.

L’inflazione (HICP) è attesa in rialzo al 3,0% nel 2026 (con picchi sopra il 3% nel secondo semestre), mentre è poi attesa scendere al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028, tornando in linea con il target della BCE. L’aumento stimato è trainato soprattutto dall’energia, con effetti indiretti che si trasmettono gradualmente agli altri componenti. La BCE ha risposto con un atteggiamento più hawkish, alzando i tassi nel meeting dell’11 giugno scorso e lasciando intendere che ulteriori aumenti sono possibili entro la fine dell’anno.

La crescita economica rimane modesta e asimmetrica: alcuni Paesi (come Spagna e, in misura minore, Germania grazie a stimoli fiscali) mostrano maggiore resilienza, mentre altri soffrono di più per i costi energetici e la debole domanda esterna. Il mercato del lavoro resta complessivamente solido, sostenendo i consumi, ma la fiducia di imprese e famiglie è sotto pressione.

L’Italia mostra una crescita economia ancora più contenuta. Secondo le previsioni della Commissione Europea (maggio 2026) e della Banca d’Italia, il PIL è previsto crescere intorno allo 0,5 - 0,6% nel 2026 e allo 0,4 - 0,6% nel 2027. Il sostegno viene principalmente dagli investimenti legati al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), mentre i consumi risentono della perdita di potere d’acquisto per l’inflazione e le esportazioni nette contribuiscono negativamente.

L’inflazione è proiettata in forte rialzo al 3,1 - 3,2% nel 2026 (per effetto energetico), per poi calare all’1,8 - 2,0% nel 2027. Il debito pubblico rimane elevato (intorno al 138 - 139% del PIL), con un deficit in lieve miglioramento ma vulnerabile a shock sui tassi e sulla crescita. Il rendimento del BTP decennale si attesta intorno al 3,6 - 3,7% (a metà giugno 2026), con spread BTP - Bund contenuto grazie alla percezione di stabilità relativa. L’economia italiana resta penalizzata da una bassa produttività strutturale e da una demografia sfavorevole, ma beneficia di una certa resilienza del mercato del lavoro (disoccupazione in calo verso il 5,7%) e di investimenti pubblici.

Sulla base di questo quadro macroeconomico (crescita debole, inflazione temporaneamente elevata che poi rientra, tassi potenzialmente stabili o in lieve rialzo nel breve ma con prospettiva di normalizzazione), crediamo che le strategie di investimento debbano privilegiare selettività, diversificazione e orizzonte di medio-lungo termine.

La larga parte degli analisti, di fronte a questo scenario, valuta in modo non negativo i BTP decennali con rendimenti intorno al 3,5 - 3,7% che offrono un carry interessante in un contesto di inflazione che dovrebbe rientrare, consapevoli ovviamente del rischio di allungare la duration. I BTP a media durata possono invece beneficiare di un eventuale calo dei tassi nel 2027-2028. Il rischio principale è legato ad un peggioramento del debito o a tensioni geopolitiche che allargano lo spread. ETF o fondi su governativi euro e italiani possono essere una via per diversificare.

Per quanto riguarda le obbligazioni corporate, gli analisti considerano quelle investment grade europee, preferibili a quelle high-yield in fase di incertezza, in settori difensivi (utilities, consumi essenziali) o legati alla transizione energetica. Relativamente alla durata, meglio non eccessivamente lunga per bilanciare sensibilità ai tassi e rendimento.

Per quanto riguarda le azioni europee, gli analisti vedono una maggiore relativa convenienza dei multipli rispetto alle azioni statunitensi. Le prospettive di ritorno reddituale medie attese sono intorno all’8%, grazie a valutazioni attractive, buyback e dividendi elevati. I settori favoriti, sempre secondo la media degli analisti, sono quello bancario, sostenuto da un aumento dei tassi di interesse, utilities e energia per la transizione energetica, la difesa e tech selettiva (AI e digitalizzazione).

La strategia suggerita dagli analisti prevede un portafoglio bilanciato (40-60%), con focus principale su azioni value e di qualità e un mix di obbligazioni governative e corporate. Sempre attenzione inoltre alla diversificazione settoriale e geografica (inclusi exposure extra-UE moderate). Tra i rischi potenziale all’orizzonte, vediamo quello di un’inflazione persistente, che potrebbe portare a tassi più alti e ulteriori shock geopolitici. In caso di recessione più profonda, bond governativi core (Bund) e titoli difensivi guadagnerebbero appeal.

Crediamo che i mesi che ci separano dalla fine dell’anno, saranno di transizione per l’Europa e vedranno una crescita anemica ma senza recessione generalizzata, inflazione transitoria e opportunità in asset con carry e valutazioni ragionevoli. La pazienza e la selettività saranno premianti rispetto a scommesse direzionali aggressive. L’Europa e l’Italia offrono valore relativo, ma richiedono consapevolezza dei rischi strutturali e geopolitici.

Va da sé che queste sono considerazioni generali basate su dati pubblici e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di rivolgersi ad un consulente finanziario qualificato in grado di valutare il proprio profilo di rischio.

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