ETF, gli investitori restano risk-on nonostante i rischi macro

18/08/2026 09:15
ETF, gli investitori restano risk-on nonostante i rischi macro

Nonostante tensioni geopolitiche, inflazione e incertezza sui tassi, gli investitori continuano a privilegiare il rischio, con forti flussi verso azionario, tecnologia ed ETF a leva. Allo stesso tempo cresce la ricerca di protezione attraverso obbligazioni indicizzate all’inflazione, materie prime e strategie a breve duration, mentre la diversificazione resta centrale per affrontare la volatilità.

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I road trip estivi dovrebbero essere semplici: definire il percorso, fare il pieno, preparare la playlist e partire. Ma c’è sempre qualcuno che interferisce dal sedile posteriore, l’amico che chiede di cambiare musica ogni tre canzoni, insiste per fare una deviazione inutile o improvvisamente ha bisogno di una sosta dopo aver ordinato un caffè freddo grande da Dunkin’.

Nel 2026, si legge nell’analisi di Matthew Bartolini, Global Head of Research di State Street Investment Management, i rischi macroeconomici hanno svolto proprio questo ruolo per i mercati. Come un passeggero troppo supponente che mette in discussione ogni svolta, ogni nuova notizia sul fronte macroeconomico ha sollevato dubbi sul prosieguo del viaggio, rallentando l’avanzamento anche se il conducente principale, i fondamentali resilienti, ha continuato a mantenere il controllo.

Nonostante le turbolenze macroeconomiche, il posizionamento indica che gli investitori hanno mantenuto una salda presa “risk-on” sul volante. Il rumore macroeconomico può essere forte - come un passeggero sul sedile posteriore che canta a squarciagola la propria versione del classico da road trip di John Denver Take Me Home, Country Roads - ma restare investiti si è dimostrato più vantaggioso che fermarsi e rifugiarsi nella liquidità.

Il posizionamento risk-on va oltre i flussi in entrata complessivi

Gli ETF quotati negli Stati Uniti hanno raccolto 189 miliardi di dollari a luglio, si legge nella nota di State Street, portando il totale da inizio anno a 1.200 miliardi di dollari e i flussi in entrata degli ultimi 12 mesi a 2.000 miliardi di dollari. Oltre il 70% dei flussi di luglio è confluito nell’azionario, a conferma di un mercato orientato al risk-on.

Ma questo dato complessivo nasconde un quadro più articolato. Guardare esclusivamente alle asset class può far perdere di vista differenze significative nell’esposizione al rischio.

Per valutare con maggior precisione il posizionamento risk-on, State Street ha stimato la sensibilità di ciascun ETF quotato negli Stati Uniti a una serie di esposizioni azionarie, fattoriali, regionali e creditizie. State Street ha quindi classificato gli ETF in base al loro “beta risk-on” complessivo e raggruppato i flussi in decili, con il decile più elevato rappresentativo dei fondi maggiormente sensibili all’azionario e ad altri fattori risk-on.

I flussi in entrata nei decili al di sopra del punto mediano (50° percentile) hanno superato di 40 miliardi di dollari quelli nei decili al di sotto del punto mediano, segnalando un posizionamento risk-on deliberato. Il beta risk-on medio ponderato di tutti i flussi di luglio è stato pari a 1,10, sostenuto dai decili al di sopra del punto mediano, che hanno raccolto il 61% dei flussi, con ciascuno di questi decili caratterizzato da un beta superiore a 1.

Il posizionamento risk-on appare ancora più marcato se osservato attraverso l’utilizzo degli ETF a leva. Gli ETF a leva che esprimono posizioni lunghe hanno registrato a luglio flussi in entrata record pari a 8,5 miliardi di dollari, mentre i flussi complessivi negli ETF a leva, sia long sia short, hanno raggiunto i 6 miliardi di dollari, il sesto dato più elevato di sempre.

La forza registrata a luglio ha fatto seguito a un giugno altrettanto solido, quando gli ETF a leva long hanno raccolto 8 miliardi di dollari, mentre il comparto complessivo degli ETF a leva ha registrato flussi in entrata per 7 miliardi di dollari, il quinto dato più elevato di sempre. Di conseguenza, spiega State Street, i flussi in entrata degli ultimi tre mesi per gli ETF a leva long e per il comparto nel suo complesso si sono collocati rispettivamente al livello più elevato e al quarto livello più elevato mai registrati, un chiaro segnale della recente propensione alla ricerca di rischio. Si tratta di un’inversione rispetto ai massicci deflussi registrati all’inizio di quest’anno e alla fine del 2025.

Tendenze settoriali concentrate

I settori hanno registrato flussi in entrata record per 25 miliardi di dollari, si legge nel report di State Street, trainati dal record di 19 miliardi di dollari confluiti nel settore tecnologico. Questo nonostante a luglio gli ETF settoriali e di settore tecnologico abbiano registrato un rendimento medio del -10%. Di fatto, l’89% degli ETF classificati come tecnologici ha registrato rendimenti negativi lo scorso mese. Tuttavia, l’82% resta in territorio positivo da inizio anno, suggerendo che i recenti flussi in entrata possano riflettere sia una rincorsa al momentum sia acquisti sui ribassi in un settore centrale nella storia di produttività e crescita trainata dall’AI.

Al di fuori del settore tecnologico, i flussi sono rimasti comunque positivi. Il settore finanziario ha raccolto 3 miliardi di dollari di flussi in entrata dopo una solida stagione degli utili, durante la quale il 90% delle società ha superato le attese e la crescita degli utili ha oltrepassato il 21%.

Questo ha portato in territorio positivo i flussi da inizio anno del settore finanziario, con gli investitori tornati sul comparto dopo che questo ha sovraperformato il mercato più ampio del 7% negli ultimi tre mesi. Come precisa State Street, una crescita robusta, valutazioni favorevoli, un contesto economico accomodante e la possibilità di un quadro normativo meno stringente potrebbero contribuire a stimolare ulteriore interesse.

I flussi in entrata nel settore sanitario hanno portato i flussi verso i settori difensivi (+3,5 miliardi di dollari) quasi in linea con quelli verso i settori ciclici (+3,8 miliardi di dollari). Tuttavia, tali flussi verso il settore sanitario sono stati tutt’altro che generalizzati. Si sono invece concentrati negli ETF biotecnologici e farmaceutici, dove una forte innovazione nel biofarmaceutico e una solida pipeline di operazioni di M&A hanno contribuito finora, nel 2026, alla sovraperformance di questi comparti rispetto al settore sanitario nel suo complesso e al mercato più ampio.

La resilienza macroeconomica continua ad essere ricercata in un contesto orientato al risk-on

Nonostante il dato sull’inflazione CPI di luglio sia risultato inferiore alle attese, si legge nella nota di State Street, il riemergere di pressioni macroeconomiche in Medio Oriente e i timori per il loro impatto inflazionistico hanno mantenuto l’inflazione al centro dell’attenzione. Gli ETF obbligazionari indicizzati all’inflazione hanno raccolto 1,4 miliardi di dollari a luglio, portando i flussi da inizio anno a 10 miliardi di dollari.

Al di là delle pressioni geopolitiche, anche le tendenze strutturali degli investimenti potrebbero sostenere l’inflazione. L’espansione degli investimenti in conto capitale legati all’AI sta aumentando la domanda di infrastrutture, energia e risorse, mentre la resilienza dei consumi e della crescita economica potrebbe impedire all’inflazione di scendere con la rapidità attesa. Questo contesto, secondo State Street, può contribuire a spiegare la sovraperformance delle obbligazioni indicizzate all’inflazione rispetto a quelle nominali (1% di extra-rendimento finora nel 2026) e il perdurante interesse degli investitori.

La domanda di protezione dall’inflazione si è estesa oltre il mercato obbligazionario: gli ETF sulle materie prime hanno raccolto 1,5 miliardi di dollari a luglio. I flussi sono stati trainati da 1,3 miliardi di dollari confluiti in esposizioni diversificate alle materie prime, segnando il tredicesimo mese di afflussi negli ultimi 14 mesi.

Nel corso di questi 14 mesi, gli ETF diversificati sulle materie prime hanno raccolto 6,6 miliardi di dollari, contribuendo a portare i flussi del 2026 a quasi 5 miliardi di dollari. Se questo ritmo dovesse proseguire, i flussi dell’intero anno potrebbero superare il record annuale di 8,1 miliardi di dollari registrato nel 2021.

L’altra tendenza ispirata dal contesto macroeconomico è stata la preferenza per le esposizioni a duration più breve. I flussi verso le strategie a breve duration (9 miliardi di dollari) hanno continuato a superare quelli verso le strategie a lunga duration (3 miliardi di dollari), come avvenuto per tutto l’anno (+67 miliardi di dollari contro -3 miliardi di dollari). I flussi verso la lunga duration sono stati positivi a luglio, ma si sono concentrati soprattutto nella prima parte del mese. Gli ETF governativi a lunga duration hanno registrato deflussi nell’ultima settimana, con il forte rialzo dei tassi successivo alla riunione della Federal Reserve.

Non lasciare che chi sta sul sedile posteriore decida il percorso

Nonostante le turbolenze, evidenzia State Street, il portafoglio 60/40 azioni-obbligazioni resta in territorio positivo da inizio anno e continua a sovraperformare la liquidità (5,9% contro 2,05%), trainato dall’azionario, mentre l’obbligazionario è sostanzialmente stabile. Anche altre principali asset class hanno registrato rendimenti positivi quest’anno; le materie prime sono in rialzo a doppia cifra.

In altre parole, spiega State Street, detenere asset si è rivelato più importante che cercare di anticipare ogni cambio di corsia del mercato. Il rumore macroeconomico può essere forte - come un passeggero sul sedile posteriore che canta a squarciagola la propria versione del classico da road trip di John Denver Take Me Home, Country Roads - ma restare investiti si è dimostrato più vantaggioso che fermarsi e rifugiarsi nella liquidità.

Che si stia guidando lungo la I-95 o affrontando i titoli macroeconomici, nessuno può prevedere il traffico, il meteo o le deviazioni che ci attendono. Ma i portafogli possono essere preparati all’incertezza. Questo richiede di privilegiare la resilienza rispetto alla precisione per State Street.

Nel nucleo del portafoglio, un’ampia diversificazione - che includa esposizioni oltre le large cap, asset attenti all’inflazione, fonti di reddito diversificate e un maggiore equilibrio geografico - può aiutare gli investitori a percorrere una strada tortuosa mantenendo al contempo in vista la destinazione di lungo periodo.

Dopotutto, conclude State Street, l’obiettivo non è evitare ogni asperità lungo la strada. È assicurarsi che chi è seduto nel sedile posteriore non faccia deviare il gruppo dal percorso. Allo stesso modo, una diversificazione ponderata non può eliminare ogni svolta nel percorso dei rendimenti, ma può contribuire a rendere più fluido il viaggio lungo le “country roads” dei mercati.

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