Fed nell’incertezza: rialzo a settembre o già a luglio? Le previsioni

Domani inizia la due giorni di riunione della Federal Reserve e le previsioni di un mantenimento dell’attuale livello dei tassi si riducono a vantaggio di una possibile sorpresa hawkish, anche se di certezze non ce ne sono alla luce anche della situazione internazionale.
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Vigilia Fed
Attesa per mercoledì la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse prima della pausa di agosto, mese in cui non ci saranno riunioni ma che si caratterizzerà per la conferenza di Jackson Hole con il relativo intervento del presidente Kevin Warsh.
Le scelte di politica monetaria arriveranno in un contesto di nuovi rialzi del prezzo del petrolio dovuto alle rinnovate tensioni in Medio Oriente, anche se oggi c’è ottimismo sui mercati per il calo delle quotazioni del Brent, mettendo in secondo piano un dato sui prezzi al consumo di giugno più contenuto del previsto, che sembrava offrire ai membri del FOMC spazio di manovra per mantenere i tassi stabili. A questo si aggiungono il boom della domanda di prodotti per l’intelligenza artificiale e i nuovi dazi annunciati da Donald Trump.
Negli ultimi giorni gli investitori hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo dei tassi da parte della banca centrale nella riunione di questa settimana, portando le probabilità vicino al 40% nel corso della settimana scorsa, mentre oggi si attestano al 31% (FedWach Tool di CME Group) e restano al 56% quelle per un aumento a settembre.
Le posizioni nel FOMC
Già nella riunione dello scorso mese, quando i banchieri della Fed avevano lasciato la politica monetaria invariata per la quarta volta consecutiva, alcuni esponenti vedevano valide ragioni per alzare i tassi. I verbali di quell'incontro hanno inoltre mostrato che la maggior parte dei funzionari aveva discusso scenari in cui l'inflazione rimaneva elevata a causa della domanda legata all'IA, del conflitto in Medio Oriente o degli effetti dei dazi e quasi tutti in quel gruppo hanno indicato che tali scenari avrebbero probabilmente giustificato tassi più alti.
Da quella riunione, l'amministrazione Trump ha dichiarato che imporrà nuovi dazi al Canada e ad altri partner commerciali, un fragile cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti si è spezzato e gli ingenti investimenti nell'IA hanno mostrato ben pochi segni di rallentamento.
Intanto, un numero crescente di banchieri centrali ha delineato le motivazioni per cui sostiene tassi più alti già ora o potrebbe farlo presto.
Kevin Warsh ha ribadito l'impegno della banca centrale a ridurre l'inflazione, promettendo questo mese al Congresso (Capitol Hill) di utilizzare gli strumenti della banca centrale per raggiungere la stabilità dei prezzi. Tuttavia, la sua riluttanza a fornire dettagli su come intenda utilizzare tali strumenti ha lasciato i mercati nell'incertezza sulla direzione dei tassi, anche a breve termine.
La presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, all'inizio del mese ha chiesto tassi leggermente più alti, motivando la sua posizione con il fatto che l'inflazione non stia tornando in modo sostenibile verso l'obiettivo del 2% della Fed.
Anche la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, è intervenuta di recente, affermando che "non c'è alcun conflitto" tra i mandati della Fed e che l'inflazione è attualmente una preoccupazione maggiore rispetto all'occupazione. Entrambe voteranno sulla decisione sui tassi d'interesse di questa settimana e potrebbero esprimere un voto contrario se i funzionari scegliessero la stabilità.
"Ascoltando i funzionari della Fed è chiaro che c'è un piccolo gruppo — come Logan e Hammack — che probabilmente è pronto ad agire", spiega Claudia Sahm, chief economist di New Century Advisors LLC, "E poi c'è un gruppo piuttosto numeroso che vuole vedere ulteriori miglioramenti — e presto".
Rinvio a settembre?
Il presidente Warsh e il comitato potrebbero avere a disposizione quasi due mesi, fino al 16 settembre (prossimo meeting Fed), prima di dover decidere se aumentare, diminuire o mantenere invariato il tasso dei Fed fund.
"Le cose si stanno decisamente scaldando nel conflitto in Medio Oriente e, per il petrolio, il rischio di un aumento significativo da qui in avanti è cresciuto", sottolinea Alex Payne, senior portfolio manager di Vanguard, aggiungendo che "Il mercato si sta adeguando al rischio che l'inflazione si riveli un po' più persistente a causa di alcune di queste questioni geopolitiche".
Secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, “La questione centrale è capire se Warsh stia semplicemente cercando di orientare le aspettative dei mercati oppure stia realmente preparando il terreno per un cambio di rotta della politica monetaria. Per il momento, la sua retorica particolarmente restrittiva potrebbe essere sufficiente a influenzare le aspettative, ma questo effetto non potrà durare indefinitamente: prima o poi i mercati vorranno una conferma concreta sotto forma di un effettivo rialzo dei tassi”.
Per l’esperto, “settembre continua a rappresentare l'ipotesi più probabile” per un rialzo dei tassi: “Entro quella riunione la Fed disporrà di altri due mesi di dati su inflazione, mercato del lavoro e attività economica, elementi che consentiranno di valutare se le recenti pressioni sui prezzi, in particolare quelle legate all'energia e all’instabilità in Medio Oriente, si stiano trasmettendo al resto dell'economia. Inoltre, la riunione di settembre sarà accompagnata dall'aggiornamento del Summary of Economic Projections, offrendo così ai policymaker una base più solida per giustificare un eventuale cambiamento di orientamento attraverso nuove stime su inflazione e crescita”.
Sorpresa luglio?
Non sono escluse sorprese: “L'ipotesi di un intervento già a luglio, tuttavia, non può essere esclusa, soprattutto se la Fed dovesse ritenere opportuno dare credibilità alla propria comunicazione restrittiva prima che le aspettative d'inflazione inizino a disancorarsi”, avvisa Thozet.
“Alzare i tassi questo mese potrebbe aiutare Warsh a costruire credibilità nella sua lotta contro l'inflazione e potrebbe essere visto come un atto meno politico rispetto a una mossa sui tassi più vicina alle elezioni di metà mandato di novembre”, secondo Joseph Lavorgna, capoeconomista per le Americhe presso SMBC Nikko Securities America ed ex funzionario del Dipartimento del Tesoro durante il secondo mandato del presidente Donald Trump.
Regna l’incertezza
In ogni modo, regna l’incertezza. "Circa un terzo delle banche con cui lavoriamo si sta posizionando per ulteriori aumenti dei tassi, mentre il resto si sta coprendo contro eventuali tagli", ha dichiarato Pradeep Bhatia, amministratore delegato di Derivative Path, società che aiuta gli istituti finanziari a coprire i rischi sui tassi e sulle valute.
"Questo tipo di spaccatura dimostra che il mercato ha smesso di cercare di prevedere la Fed e ha iniziato a prepararsi a entrambi gli scenari", conclude Bhatia.
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