Guerra in Medio Oriente: Fed e BCE congelano i tassi. Cadono Borse e oro

Lโincertezza geopolitica e il rischio di nuovi shock energetici spingono le due banche centrali alla prudenza: niente tagli, mentre si affaccia lโipotesi di possibili futuri rialzi. A Wall Street S&P500 -1,3%. Oro a 4.767 dollari.
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Fed ferma, Powell: senza progressi sullโinflazione niente tagli
La Federal Reserve ha deciso di prendere tempo e ha scelto di tenere i tassi invariati. La Banca centrale europea farร lo stesso. Sullo sfondo, un elemento che domina le scelte di politica monetaria globale: lโincertezza legata alla guerra in Medio Oriente, con il rischio di un nuovo shock energetico che rende sempre piรน complesso calibrare i tassi di interesse.
Nella riunione di ieri, la Federal Reserve ha deciso โ come ampiamente atteso โ di lasciare invariati i tassi di interesse per la seconda volta consecutiva. Ma il messaggio arrivato dalla conferenza stampa del presidente Jerome Powell รจ stato tuttโaltro che accomodante.
Il punto centrale รจ chiaro: i tagli dei tassi non sono imminenti. La prioritร resta lโinflazione, che negli Stati Uniti continua a mostrare una dinamica piรน persistente del previsto.
Powell ha sottolineato che la Fed non รจ ancora nelle condizioni di valutare pienamente lโimpatto del recente aumento dei prezzi dellโenergia, legato al conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, giร prima dellโescalation geopolitica, i segnali sullโinflazione erano poco incoraggianti.
Il messaggio รจ netto: senza un ritorno evidente del processo disinflazionistico, la banca centrale non procederร con ulteriori riduzioni del costo del denaro.
Wall Street in netto ribasso, scende anche lโoro
Anzi, nel dibattito interno รจ riemersa anche โ seppur non come scenario base โ lโipotesi di un possibile rialzo dei tassi. Un segnale importante, che evidenzia come i rischi inflattivi restino prevalenti rispetto a quelli sulla crescita.
Le nuove proiezioni macroeconomiche vanno nella stessa direzione: crescita rivista al rialzo, ma anche inflazione piรน elevata rispetto alle stime precedenti, in parte per effetto delle tensioni commerciali e dei dazi.
Di fronte a dichiarazioni di questo tipo la reazione dei mercati รจ stata netta: Wall Street ha chiuso in forte ribasso (S&P500 -1,3%, Nasdaq -1,4%) e anche lโoro รจ sceso del 2,6% a 4.767 dollari lโoncia. Lโoro, che non offre rendimenti di nessun tipo, soffre la concorrenza di strumenti monetari che pagano interessi alti.
BCE verso una pausa: il nodo รจ lโeffetto guerra sullโinflazione
Oggi tocca alla Banca centrale europea, che annuncerร le sue decisioni nel primo pomeriggio. Il consenso รจ pressochรฉ unanime: anche Francoforte manterrร i tassi invariati, con il tasso sui depositi fermo al 2%.
Anche in questo caso, la variabile chiave รจ rappresentata dalla guerra in Medio Oriente e dal suo potenziale impatto sui prezzi energetici. Il rischio รจ quello di una nuova fiammata inflattiva, che riporterebbe alla memoria lo shock del 2022.
La BCE, tuttavia, si trova in una posizione diversa rispetto a quattro anni fa: lโeconomia รจ meno surriscaldata, la politica monetaria รจ giร restrittiva e il sistema energetico europeo รจ piรน diversificato.
Nonostante ciรฒ, allโinterno del Consiglio direttivo emergono posizioni divergenti. Alcuni esponenti iniziano a considerare la possibilitร di un rialzo dei tassi, qualora le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi. Altri, invece, temono che lโimpatto del conflitto possa frenare la crescita piรน del previsto.
La presidente Christine Lagarde ha giร indicato la linea: evitare decisioni affrettate e mantenere un approccio prudente, in attesa di dati piรน chiari.
La guerra blocca le banche centrali
Il filo conduttore tra le due sponde dellโAtlantico รจ evidente. Le banche centrali si trovano in una situazione di equilibrio instabile, in cui ogni scelta comporta rischi elevati.
Da un lato, lโaumento dei prezzi dellโenergia potrebbe riaccendere lโinflazione, rendendo prematuri eventuali tagli dei tassi. Dallโaltro, lโincertezza geopolitica e il possibile rallentamento economico sconsigliano nuove strette monetarie.
Il risultato รจ una fase di attesa, in cui Fed e BCE preferiscono mantenere i tassi su livelli considerati โneutraliโ, pronti a reagire ma senza esporsi in anticipo.
I mercati, intanto, iniziano a prezzare scenari piรน complessi: meno tagli nel breve periodo e, in alcuni casi, persino il rischio di nuovi rialzi.
Uno scenario appeso allโevoluzione del conflitto
Molto dipenderร dallโevoluzione della guerra in Medio Oriente. La durata del conflitto e il suo impatto sulle forniture energetiche rappresentano le variabili decisive per le prossime mosse delle banche centrali.
In questo contesto, anche le previsioni macroeconomiche perdono parte della loro affidabilitร : troppo elevata รจ lโincertezza per costruire scenari solidi.
Per Fed e BCE, dunque, la parola dโordine รจ una sola: prudenza. Una prudenza che, almeno per ora, si traduce in una scelta condivisa โ mantenere i tassi invariati โ in attesa di capire se il nuovo shock geopolitico si trasformerร davvero in una nuova ondata inflattiva.
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