HSBC alza il target sull’S&P 500: “azioni USA non così care”

La banca britannica vede un rialzo di circa il 4,9% rispetto agli attuali livelli e punta su una crescita degli utili superiore al 25% nella seconda metà del 2026. Secondo il broker, il mercato non riflette ancora pienamente i benefici di produttività legati all’intelligenza artificiale.
Indice dei contenuti
- 1. HSBC alza l’obiettivo di fine anno
- 2. Utili del secondo trimestre oltre le attese
- 3. “Le azioni USA non sono così care”
- 4. L’intelligenza artificiale può sostenere utili e produttività
- 5. I rischi: Fed, geopolitica e fabbisogno di capitale
- 6. Il vero rischio è il rendimento dei Treasury
- 7. HSBC più ottimista sugli USA che sull’Europa
- 8. Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup puntano sugli 8.000 punti
HSBC alza l’obiettivo di fine anno
HSBC ha rivisto al rialzo il proprio target price di fine anno per l’indice S&P 500, confermando una visione positiva sulle Borse statunitensi. Il nuovo target, 8.100 punti, implica un potenziale di rialzo di circa il 4,9% rispetto alla chiusura di ieri dell’indice (7.718,60).
Alla base della previsione c’è soprattutto l’andamento degli utili societari: il broker si aspetta infatti una crescita dell’utile per azione (EPS) superiore al 25% nella seconda metà del 2026, sostenuta dalla resilienza dell’economia statunitense e dai benefici derivanti dagli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Utili del secondo trimestre oltre le attese
Un elemento importante a sostegno della view di HSBC arriva dalla stagione degli utili del secondo trimestre. Secondo i dati raccolti da LSEG, l’86% delle 492 società dell’S&P 500 che hanno già pubblicato i risultati ha superato le stime degli analisti.
La percentuale è nettamente superiore alla media di lungo periodo del 67,5%, evidenziando una capacità delle aziende americane di generare risultati migliori delle attese nonostante il contesto macroeconomico e geopolitico ancora complesso.
L’S&P 500 ha inoltre registrato una performance positiva del 12,75% dall’inizio dell’anno, riuscendo a resistere alle diverse fasi di volatilità legate alle ostilità in Medio Oriente e ai timori che una crescita economica ancora resiliente, accompagnata da un’inflazione persistente, possa spingere la Federal Reserve a mantenere più a lungo una politica monetaria restrittiva.
“Le azioni USA non sono così care”
La posizione di HSBC è stata illustrata da Willem Sels, global chief investment officer di HSBC Private Bank and Premier Wealth, secondo il quale le azioni statunitensi non sarebbero così costose come possono apparire a prima vista.
Secondo Sels, le valutazioni attuali non incorporano ancora pienamente la portata del boom di produttività e degli utili legato all’intelligenza artificiale. Il manager ha sottolineato inoltre come il divario tra le valutazioni degli Stati Uniti e quelle europee si sia ridotto.
Attualmente, l’S&P 500 tratta a circa 19 volte gli utili prospettici, contro un multiplo di quasi 15 volte per lo Stoxx 600 europeo. Per Sels, quindi, il mercato statunitense non può essere considerato semplicemente “caro” sulla base dei multipli, perché il premio rispetto all’Europa tiene conto anche di una maggiore capacità di generare crescita degli utili.
“Gli Stati Uniti non sono costosi. I mercati stanno mettendo in discussione la sostenibilità della crescita degli utili, ma questo è già prezzato perché quel divario si è chiuso”, ha spiegato Sels.
L’intelligenza artificiale può sostenere utili e produttività
Uno dei principali argomenti a favore della borsa statunitense è proprio l’impatto dell’IA sulla produttività aziendale. Sels ha evidenziato come le società che stanno adottando l’intelligenza artificiale stiano mostrando una crescita più forte di utili, ricavi e margini rispetto a quelle che non la stanno utilizzando, soprattutto negli Stati Uniti.
Per HSBC, dunque, l’IA non rappresenta soltanto una storia legata alle valutazioni dei titoli tecnologici, ma sta iniziando a produrre effetti concreti sulla produttività e sulla capacità delle aziende di aumentare gli utili.
Particolare attenzione è rivolta ai produttori di semiconduttori. Secondo Sels, gli investitori stanno ancora applicando uno sconto alle società del comparto perché dubitano della sostenibilità delle previsioni di crescita degli utili anche nel 2027. Questa cautela, tuttavia, potrebbe diminuire quando le aziende saranno in grado di fornire indicazioni più concrete attraverso portafogli ordini e guidance.
I rischi: Fed, geopolitica e fabbisogno di capitale
HSBC riconosce comunque l'esistenza di numerosi fattori di rischio. Gli investitori continuano a guardare alla possibilità di nuovi rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, all’incertezza geopolitica, alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e al crescente fabbisogno di liquidità legato alle nuove quotazioni e agli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Secondo HSBC, tuttavia, molte di queste preoccupazioni risultano in larga parte eccessive.
Rimane invece più incerta la prospettiva relativa al sentiment degli investitori e alle valutazioni azionarie. La banca sottolinea in particolare che i titoli tecnologici hanno continuato a muoversi all’interno di un range di valutazione relativamente ristretto, nonostante la crescita più consistente degli utili e il raggiungimento di margini record. Questo potrebbe rendere più difficile un'ulteriore espansione dei multipli.
Il vero rischio è il rendimento dei Treasury
Per Sels, il principale pericolo per i mercati azionari non è tanto rappresentato dalle valutazioni attuali quanto da un forte aumento dei rendimenti obbligazionari.
In particolare, il CIO di HSBC individua nel rendimento del Treasury decennale statunitense intorno al 5% una possibile soglia in grado di innescare nuova volatilità sui mercati azionari.
Il mercato obbligazionario è tornato nelle ultime settimane a svolgere un ruolo centrale per gli investitori azionari. I rendimenti sono aumentati anche a causa dell’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso le preoccupazioni sui prezzi del petrolio e sull’inflazione.
A questo si sono aggiunti i segnali restrittivi di Federal Reserve e Banca centrale europea, i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici e la crescente competizione per il capitale provocata dall’enorme mole di investimenti necessari per finanziare il boom dell’IA.
Anche altri grandi operatori di Wall Street hanno indicato il 5% come una soglia potenzialmente problematica. JPMorgan ha definito un rendimento del Treasury decennale al 5% psicologicamente significativo, mentre Barclays ha avvertito che un simile livello potrebbe rendere gli investitori molto più nervosi sulle prospettive delle azioni.
Sels riconosce che gli investitori sono stati a lungo “abituati” a una bassa volatilità dei bond, ma ritiene che la forza degli utili rappresenti un sostegno tale da rendere difficile per i mercati azionari interrompere la propria tendenza rialzista.
HSBC più ottimista sugli USA che sull’Europa
La posizione di HSBC resta quindi più positiva sugli Stati Uniti rispetto all’Europa, anche se Sels non considera quest’ultima priva di opportunità.
Secondo il manager, l’Europa appare oggi meno vulnerabile a uno shock energetico rispetto a quanto si temesse in precedenza, grazie alla maggiore diversificazione dei settori e alle misure adottate da governi e aziende per rafforzare la resilienza.
Per gli investitori fortemente esposti al tema dell’AI statunitense, Sels considera quindi l’Europa un possibile elemento di diversificazione. La recente rotazione dai titoli tecnologici verso il comparto finanziario ha inoltre favorito i mercati azionari europei.
Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup puntano sugli 8.000 punti
La view rialzista di HSBC si inserisce in un quadro più ampio di aspettative positive da parte delle grandi banche d’investimento internazionali.
Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup prevedono infatti che l’S&P 500 possa chiudere l’anno intorno o al di sopra degli 8.000 punti, rafforzando l’idea che, nonostante i rischi legati a tassi, inflazione, geopolitica e valutazioni, il mercato azionario americano disponga ancora di margini di crescita.
La tesi centrale di HSBC rimane legata alla capacità delle imprese statunitensi di continuare a generare utili robusti e, soprattutto, alla possibilità che gli incrementi di produttività legati all’intelligenza artificiale siano ancora solo parzialmente riflessi nelle valutazioni di Borsa.
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