L’inflazione resta chiaramente al centro delle preoccupazioni

Dopo un’attenta lettura delle minute della Fed, possiamo sostenere che queste disegnano un quadro moderatamente hawkish, dove l’inflazione resta al centro delle preoccupazioni. Al momento la Fed sembra concentrata sull'inflazione, nonostante il numero di persone in cerca di lavoro sia diminuito e le assunzioni dei mesi precedenti siano state riviste al ribasso.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Il calendario macroeconomico si presenta piuttosto interessante sia per gli Stati Uniti che per l’Europa, anche se non ci sono i classici “big data” come l’inflazione o i Non Farm Payrolls. Il vero protagonista della giornata saranno i PMI flash di agosto, quei primi indicatori che ci danno un’idea in tempo reale di come sta andando l’attività economica nel mese in corso.
In Europa l’attenzione sarà concentrata soprattutto sui PMI flash di Francia, Germania e dell’intera Eurozona, sia nel manifatturiero che nei servizi. Sono dati particolarmente attesi perché ci diranno se la ripresa industriale che si è intravista nelle ultime settimane sta tenendo oppure se i servizi iniziano a mostrare qualche segno di affaticamento. Se i numeri europei deluderanno, specialmente quelli tedeschi, potremmo vedere un po’ di pressione sull’euro, mentre invece se sorprenderanno al rialzo, il sentiment potrebbe migliorare Accanto a questi usciranno anche le vendite al dettaglio del Regno Unito di luglio, un dato tutt’altro che secondario dopo i recenti segnali di debolezza dei consumi britannici, e la fiducia dei consumatori dell’Eurozona. Insieme, questi numeri offriranno un quadro più chiaro sulla tenuta della domanda interna europea in un contesto ancora segnato da incertezze geopolitiche e da un’inflazione che non si è del tutto normalizzata.
Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti pubblicheranno i loro PMI flash S&P Global di agosto. Arrivano in un momento delicato, subito dopo i verbali della Fed e dopo una serie di dati recenti sul mercato del lavoro e sull’attività industriale. Il mercato guarderà soprattutto alla componente servizi e ai segnali sui prezzi, per capire se l’economia americana continua a mostrare quella resilienza che l’ha caratterizzata finora o se iniziano a emergere i primi tentennamenti. Un calo più marcato del previsto dei PMI potrebbe alimentare qualche dubbio sulla solidità della crescita, mentre dati solidi rafforzerebbero la narrativa di un’economia ancora robusta
Dopo un’attenta lettura delle minute della Fed, possiamo sostenere che queste disegnano un quadro moderatamente hawkish, anche se non stravolgono del tutto le aspettative di mercato. La decisione di lasciare i tassi fermi nel range 3,50%-3,75% è passata con un voto 9-3, e i tre dissenzienti (Hammack, Kashkari e Logan) avevano chiesto un rialzo immediato di 25 punti base. Le minute chiariscono però che la spinta verso un inasprimento della politica monetaria era più ampia di quanto il solo voto lasciasse intendere. Diversi partecipanti infatti hanno valutato che un ulteriore rialzo sarebbe probabilmente stato necessario se l’inflazione non avesse mostrato un calo più chiaro e convinto.
L’inflazione resta chiaramente al centro delle preoccupazioni. I membri del FOMC hanno giudicato i rischi ancora sbilanciati verso l’alto, soprattutto a causa degli shock di offerta legati al conflitto in Medio Oriente e all’andamento dei prezzi energetici, oltre che per gli effetti residui dei dazi e delle pressioni generate dagli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante ciò, molti si aspettano comunque un graduale raffreddamento delle pressioni sui prezzi nei prossimi mesi, a patto che non intervengano nuovi fattori destabilizzanti.
Una delle sfide più difficili che affrontiamo nella vita è quella di bilanciare priorità contrastanti. Dare priorità ad un obiettivo, anche quando giustificato, spesso significa dedicare meno attenzione a un altro. Questo problema non si limita alla nostra vita personale. È la stessa sfida che la Fed si trova ad affrontare con il suo duplice mandato: tenere sotto controllo l'inflazione e al contempo sostenere la massima occupazione possibile.
Con l'inflazione ancora al di sopra dell'obiettivo, i prezzi dell'energia vulnerabili agli shock dell'offerta legati al Medio Oriente e l'accelerazione degli affitti e dei costi sanitari, la Fed si sta comprensibilmente concentrando sull'inflazione e gli investitori stanno scontando aumenti dei tassi. Un aumento dei tassi contribuirebbe a rallentare l'inflazione, ma peserebbe sull'economia. Tuttavia, un mercato del lavoro resiliente e una forte crescita economica potrebbero resistere a modesti aumenti dei tassi. In questo contesto, la Fed potrebbe giustificare il mantenimento della sua attenzione sull'inflazione, pur monitorando il mercato del lavoro.
I dati di luglio sull'occupazione e sulle vendite al dettaglio hanno riportato l'attenzione sul fronte occupazionale del duplice mandato. Sebbene il tasso di disoccupazione sia sceso al 4,1%, la crescita dell'occupazione ha rallentato, il numero di persone in cerca di lavoro è diminuito e le assunzioni dei mesi precedenti sono state riviste al ribasso. Anche le ultime vendite al dettaglio sono risultate deboli. Questi dati sembrano indicare più una fase di stallo che un progressivo indebolimento dell'economia, ma sollevano interrogativi e incertezze.
La domanda degli investitori diventa quindi se l'economia è ancora in grado di assorbire costi di finanziamento potenzialmente più elevati. I recenti commenti della Fed si sono concentrati sul riportare l'inflazione al suo obiettivo del 2%. Tuttavia, gli ultimi dati sull'inflazione non hanno mostrato l'aumento che alcuni temevano. Sebbene i dati possano complicare la tempistica della prossima mossa della Fed, non modificano di molto la nostra visione generale. L'inflazione rimane elevata, la crescita economica rimane resiliente e i rischi di un aumento dei tassi restano orientati al rialzo. Riteniamo quindi che la Fed possa rialzare i tassi due volte nel corso del prossimo anno (chiaramente molto dipenderà degli eventi dei prossimi mesi). Ciò potrebbe continuare a rendere il contesto sfavorevole per le obbligazioni a lungo termine.
Così come la Fed deve bilanciare priorità contrastanti, anche gli investitori dovrebbero concentrarsi sul bilanciamento tra rischio e rendimento. Riteniamo che l'attuale mercato obbligazionario privilegi ancora le obbligazioni a breve termine rispetto a quelle a lungo termine. Sebbene le obbligazioni a lungo termine offrano rendimenti leggermente superiori, sono anche maggiormente esposte al livello dei tassi di interesse in un momento in cui l'inflazione rimane una fonte di preoccupazione. A nostro avviso, gli investitori non hanno bisogno di ricorrere alle obbligazioni a lungo termine per trovare interessanti opportunità di reddito. Le obbligazioni societarie investment grade a breve termine continuano infatti ad offrire una combinazione interessante di rendimento, minore sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse e minore esposizione ai rischi delle obbligazioni a lungo termine.
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