Intesa Sanpaolo, luce verde dall’Invass per l'Opas su Mps

La banca con sede a Torino ha inoltre comunicato l’avvio di un’istruttoria da parte dell’Autorità Antitrust finalizzata a valutare se la concentrazione possa avere effetti restrittivi sulla concorrenza in una serie di mercati bancari e assicurativi.
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Ok dell’Ivass all’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps
È arrivata l’autorizzazione dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) all’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio volontaria lanciata da Intesa Sanpaolo verso la totalità delle azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena.
Ad annunciarlo è stata la stessa banca torinese in una nota, nella quale si spiega che l’autorizzazione riguarda le partecipazioni qualificate indirette in Assicurazioni Generali (detenuta da Mediobanca), Axa Mps Assicurazioni Vita e Axa Mps Assicurazioni Danni.
Al via l’istruttoria dell’Antitrust
Nella stessa nota, Intesa ha inoltre reso confermato quanto emerso ieri circa l’avvio di un’istruttoria (ai sensi dell’articolo 16, comma 4, della legge n. 287/1990) da parte dell’Autorità Antitrust in relazione all’Offerta “come è prassi e come atteso”.
L'indagine, spiegava la nota del Garante diffusa ieri, mira a valutare se la concentrazione possa avere effetti restrittivi sulla concorrenza in una serie di mercati bancari e assicurativi.
La verifica riguarderà sia i mercati locali sia quelli nazionali, considerando l'ampiezza delle attività interessate e la presenza capillare degli operatori coinvolti.
Per prevenire possibili problemi antitrust, Intesa ha già accettato di cedere circa la metà degli sportelli di Mps, ma l’Autorità ha sottolineato che le verifiche preliminari indicano che l'acquisizione potrebbe comunque sollevare criticità concorrenziali in 20 province italiane per quanto riguarda la raccolta dei depositi e in 17 province nel segmento dei prestiti alle piccole imprese.
Per il credito alle famiglie, l'esame preliminare condotto dopo l'annuncio dell'offerta da parte di Intesa a giugno ha evidenziato potenziali problemi in 72 province.
Il nodo Generali
Se andrà a buon fine, l'offerta da 35 miliardi di euro, in contanti e azioni, consentirà inoltre a Intesa di acquisire una partecipazione del 13% in Generali.
La banca torinese compete con la Compagnia di Trieste nel ramo vita e l'Antitrust ritiene che si possa escludere che, attraverso l'operazione, la banca finisca per esercitare un controllo di fatto sull'assicuratore.
Intesa ha già dichiarato di non voler interferire nella gestione del Leone di Trieste ma punta a beneficiare delle regole di alleggerimento patrimoniale applicabili alla partecipazione nel gruppo assicurativo (il cosiddetto Danish Compromise) e, a tal fine, ha bisogno di una rappresentanza nel consiglio di amministrazione della Compagnia del Leone.
Secondo l'Autorità, qualora la fusione venisse completata, vi sarebbe il rischio che si riduca significativamente l'incentivo a competere in maniera aggressiva con Generali, spingendo i due soggetti al coordinamento e all’aumento degli incentivi ad adottare comportamenti coordinati.
Il garante afferma infine che, alla luce della presenza significativa di Intesa nella governance di Generali, l'istruttoria valuterà anche eventuali problemi concorrenziali derivanti dal rischio di scambio di informazioni sensibili tra i due concorrenti.
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