Intesa Sanpaolo, via libera della BCE all'Opas su Mps: ora il voto decisivo dell'assemblea di Siena

L'istituto centrale e la Banca d'Italia hanno autorizzato l'operazione e, a cascata, le partecipazioni indirette in Mediobanca, Mediobanca Premier, Compass e Banca Progetto. L'offerta di acquisto e scambio, che vale circa 31,4 miliardi di euro in caso di adesione totale, potrebbe partire già nella seconda metà di novembre. Attesa per l'assemblea straordinaria di Mps.
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Cosa ha autorizzato Francoforte
Nella serata di ieri martedì 27 ottobre Intesa Sanpaolo ha comunicato di aver ricevuto dalla Banca centrale europea l'autorizzazione preventiva all'acquisizione della partecipazione diretta di controllo in Banca Monte dei Paschi di Siena, nell'ambito dell'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria annunciata l'8 giugno 2026 e depositata in Consob il 27 giugno.
Il perimetro del provvedimento è ampio e comprende:
- le partecipazioni indirette di controllo in Mediobanca, Mediobanca Premier, Compass Banca e Wise Dialog Bank;
- una partecipazione indiretta qualificata in Banca Progetto;
- l'autorizzazione a detenere una partecipazione in Mps e nelle sue controllate di valore superiore al 10% dei fondi propri consolidati del gruppo Intesa.
Nello stesso giorno è arrivato anche il via libera della Banca d'Italia per le partecipazioni indirette in Monte Paschi Fiduciaria, Spafid, MBPS Leasing, MBCredit Solutions, MBFacta e Mediobanca Sgr, oltre alle quote qualificate in Fidi Toscana e nelle Sgr del gruppo Generali.
L'autorizzazione della vigilanza non coincide con il perfezionamento dell'acquisizione: restano i via libera delle autorità estere, attesi nei primi giorni della prossima settimana, e poi l'ok della Consob al documento d'offerta.
I numeri dell'offerta e il rilancio in contanti
La svolta nell'operazione è arrivata con il rilancio definito nelle scorse settimane: la componente in contanti è salita da 1 a 1,25 euro per azione Mps, mentre il rapporto di concambio è rimasto invariato a 1,6 azioni Intesa di nuova emissione per ogni titolo senese.
Ai prezzi di riferimento del 5 giugno il corrispettivo complessivo valeva 10,341 euro per azione, con un premio del 15,3% sulla quotazione di Mps di quella data; il controvalore totale, in caso di adesione totalitaria, è stimato in circa 31,4 miliardi di euro.
Ai prezzi di chiusura del 27 ottobre (Intesa a 6,022 euro) il valore implicito dell'offerta si colloca intorno a 10,89 euro per azione Mps, mentre il titolo senese ha chiuso a 10,954 euro (+0,74%): il mercato prezza dunque l'offerta quasi alla pari, segno che gli investitori considerano l'esito ormai largamente scontato.
Secondo Il Messaggero, se tutto andrà secondo i piani l'Opas potrà partire nella seconda metà di novembre, indipendentemente dai tempi dell'istruttoria Antitrust.
Il voto del 29 ottobre e il fronte dei grandi soci
Il rilancio della banca guidata da Carlo Messina era vincolato a una condizione precisa: il voto contrario degli azionisti di Mps, nell'assemblea straordinaria di domani giovedì 29 ottobre, alle due offerte di scambio difensive lanciate dall'ad Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali, ai relativi aumenti di capitale e al dividendo straordinario da 4 miliardi.
Il fronte contrario al piano di Siena appare ormai compatto e vicino al 40% del capitale:
- Delfin (famiglia Del Vecchio) e la Fgc di Francesco Gaetano Caltagirone;
- Edizione dei Benetton, che con l'1,45% si è impegnata ad aderire all'offerta di Intesa;
- il fondo norvegese Norges e altri investitori istituzionali internazionali.
A rafforzare lo scenario, Banco Bpm ha deciso all'unanimità di non votare in assemblea con la sua quota del 3,7%, citando il conflitto di interesse legato all'Ops, e anche il Tesoro non parteciperà. Messina ha ribadito che l'operazione non è «di potere» ma «crea valore», e che consentirebbe a Intesa di diventare azionista di Generali con il 13,3% tramite Mediobanca, mettendone in sicurezza l'indipendenza: un elemento di stabilità da condividere con Unicredit, Delfin, Caltagirone e Benetton senza interferire nella gestione.
Il ruolo di Unipol e Bper
Nel disegno di Intesa un tassello chiave è rappresentato da Unipol, che con Carlo Cimbri ha completato con successo l'aumento di capitale da 2,5 miliardi finalizzato all'acquisizione delle 635 filiali di Mps.
In caso di successo dell'Opas gli sportelli saranno trasferiti a Bper, con il gruppo assicurativo bolognese che vedrà crescere la propria partecipazione nel polo bancario.
L'ad di Bper, Gianni Franco Papa, ha già confermato la disponibilità ad accogliere le filiali senesi. In Borsa, il 27 ottobre Bper ha chiuso a 13,15 euro (+0,81%) e Mediobanca a 25,94 euro (+1,77%).
I titoli in Borsa: Intesa sotto la media a 200 giorni, Mps a 7,9% di dividend yield
Intesa Sanpaolo ha chiuso la seduta del 27 ottobre a 6,022 euro (+1,04%), ma da inizio ottobre il titolo perde circa il 5,6% (6,378 euro il 1° ottobre) e si trova sotto la media mobile a 50 giorni (6,53 euro) e a ridosso di quella a 200 giorni (6,03 euro), con il massimo a 52 settimane a 6,937 euro. Sul piano fondamentale la banca capitalizza 102 miliardi di euro, tratta a un P/E di 10,8 (9,5 sugli utili attesi), a 1,46 volte il patrimonio netto e offre un rendimento da dividendo del 3,2%; il target medio del consenso degli analisti è di 7,29 euro, con un potenziale del 21% rispetto ai prezzi attuali.
Mps capitalizza 33,3 miliardi, ha un P/E di 9,2 (6,2 forward), un P/B di 1,25 e un dividend yield del 7,9%; il titolo è a 10,954 euro, sotto la media a 50 giorni (11,49 euro) ma ben sopra quella a 200 giorni (9,91 euro), e il target medio degli analisti è 11,77 euro. Per gli investitori i nodi da seguire sono tre: l'esito del voto di giovedì a Siena, i tempi dell'ok Consob al prospetto e, in prospettiva, la diluizione per i soci Intesa legata all'emissione delle nuove azioni al servizio del concambio.
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