Italia, l’economia si ferma nel terzo trimestre

L'economia italiana si ferma dopo il lieve progresso del secondo trimestre. Il Pil ristagna, le esportazioni frenano la crescita e l'inflazione pesa sui consumatori. Ora aumentano i dubbi sull'obiettivo dell'1% fissato dal governo, mentre i segnali per il quarto trimestre restano contrastanti.
Indice dei contenuti
Crescita zero nel terzo trimestre e frenata delle esportazioni
La tenuta dell’economia italiana di fronte alle tensioni geopolitiche e alle pressioni inflazionistiche sembra avvicinarsi al limite, stando ai dati preliminari dell’Istat. Come si legge nel commento di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING, dopo il +0,2% del secondo trimestre, il Pil è rimasto fermo nel terzo. Su base annua, la crescita rallenta così allo 0,8%, dall’1% del trimestre precedente. Il dato è inferiore alle attese e mette in dubbio la possibilità di raggiungere l’obiettivo di crescita dell’1% indicato dal governo nel documento programmatico di bilancio recentemente presentato alla Commissione europea.
Come di consueto per la stima preliminare, spiega Pizzoli, l’Istat non ha diffuso il dettaglio delle componenti della domanda. Ha segnalato che la stagnazione del Pil riflette un contributo positivo della domanda interna, al lordo delle scorte, interamente compensato da quello negativo delle esportazioni nette. Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto è aumentato nei servizi e nell’agricoltura, ma si è contratto nell’industria.
In attesa del dettaglio completo della domanda, Pizzoli sospetta che il rallentamento della crescita del Pil possa essere riconducibile soprattutto ai consumi privati, che nel secondo trimestre avevano mostrato una forza sorprendente nonostante l’aumento dell’inflazione. Quanto agli investimenti, Pizzoli ritiene che la componente infrastrutturale delle costruzioni sia rimasta un motore di crescita, grazie agli effetti di trascinamento dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, formalmente conclusosi a fine giugno.
Quarto trimestre, fiducia dei consumatori in calo e imprese più ottimiste
Guardando al quarto trimestre, le informazioni disponibili sull’attività economica si limitano ai dati sulla fiducia di ottobre pubblicati ieri. Il quadro resta contrastato per Pizzoli: peggiora la fiducia dei consumatori, mentre migliora quella delle imprese. Il calo della fiducia dei consumatori, alimentato da giudizi sempre più pessimisti sulla situazione economica, è verosimilmente legato all’impatto dell’attuale ondata inflazionistica sul reddito disponibile e sembra tradursi in minori intenzioni di acquisto di beni durevoli. Il miglioramento della fiducia nei servizi, precisa Pizzoli, potrebbe invece essere ancora coerente con una ricomposizione dei consumi a favore di questo comparto. La stabilità della fiducia manifatturiera conferma che il contesto geopolitico avverso e il suo impatto sui prezzi relativi continuano, per ora, a rinviare la ripresa del settore.
In un contesto ancora segnato da tensioni geopolitiche irrisolte e inflazione in aumento, la stagnazione del terzo trimestre accentua i rischi al ribasso per l’attuale previsione di ING di crescita media dello 0,9% nel 2026.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
