La BCE verso un aumento dei tassi? Le previsioni degli analisti

L’inflazione resta sopra l’obiettivo fissato dalla Banca centrale europea e il proseguimento del conflitto in Medio Oriente rischia di mantenere alti i livelli dei prezzi, spingendo così l’istituto guidato da Christine Lagarde ad alzare il costo del denaro.
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Il contesto della riunione della Banca centrale europea
Si avvicina la prossima riunione della Banca centrale europea, con il contesto generale che vede ancora il conflitto in Medio Oriente al centro della scena e il conseguente alto livello dei prezzi dell’energia che influisce sui prezzi, condizionando così le scelte dell’istituto guidato da Christine Lagarde.
L’ultimo dato sull’inflazione nella zona euro ha mostrato un aumento dei prezzi salito al 3,2% dall’1,9% dei primi tre mesi del conflitto e le prospettive indicano nuovi aumenti a causa dell’aumento dei costi energetici.
Allo stesso tempo, l’economia nell’area continua a segnare il passo: il dato trimestrale sul Prodotto Interno Lordo diffuso stamattina vede un calo dello 0,2% su base trimestrale, virando così in rosso dopo il +0,1% del periodo precedente, mentre annualmente ha rallentato a +0,3% dal +1,2% dello stesso periodo del 2025, risultando anche inferiore alle previsioni (+0,8%).
Verso un aumento dei tassi? Il sondaggio
Le previsioni sulle scelte di politica monetaria sembrano tutte indicare per la riunione di giovedì 11 giugno un aumento dei tassi di interesse come risposta all’impatto della guerra in Iran, scelta che verrebbe ripetuta anche nel resto dell’anno. È quanto indica di un sondaggio Bloomberg condotto tra alcuni economisti tra il 29 maggio e il 3 giugno, in cui soltanto uno di questi non si è espresso a favore di una mossa di restrizione monetaria.
Inoltre, la maggioranza prevede un secondo rialzo entro la fine dell’anno, portando così il tasso sui depositi al 2,50%, con il mese di settembre indicato come la data più probabile rispetto a luglio, in concomitanza con la pubblicazione delle nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della Bce.
Secondo gli economisti, Francoforte si sta posizionando sul versante più restrittivo tra le principali banche centrali del G7, mentre istituzioni come la Federal Reserve preferiscono attendere per valutare l'evoluzione dello shock energetico.
Le previsioni si basano sulla necessità di affrontare le attuali pressioni sui prezzi che possono estendersi all'economia nel suo complesso attraverso salari e prezzi delle imprese.
La maggior parte degli economisti prevede successivamente un taglio dei tassi entro la metà del 2027, poiché il conflitto in Medio Oriente finirà per pesare sulla crescita economica. In precedenza il consenso indicava una riduzione già a marzo 2027.
Per quanto riguarda le stime d’inflazione per il 2026 e il 2027, il sondaggio indica un rialzo, con un taglio delle previsioni BCE sulla crescita per quest’anno e il prossimo: questo potrebbe alimentare il dibattito sul rischio di stagflazione, anche se la presidente Lagarde ha respinto con forza questa definizione dopo la riunione di aprile.
Cosa prevedono gli analisti
Anche diversi analisti vedono all’orizzonte una stretta monetaria. Gli esperti di Markets360, la divisione di ricerca di BNP Paribas, indicano in un report le sue attese di un aumento dei tassi pari a 25 punti base, per poi alzare nuovamente il costo del denaro a settembre prossimo, per poi mantenerlo al 2,5% fino alla fine del 2027
Per quanto riguarda la comunicazione della BCE, non ritengono che “il Consiglio direttivo fornirà indicazioni significative su ciò che ci si può attendere nelle prossime riunioni”, mentre “dovrebbe concentrarsi sulla persistenza delle pressioni inflazionistiche e sulla dipendenza dai dati per determinare il percorso futuro dell’inflazione e dei suoi fattori trainanti”.
Anche Goldman Sachs prevede un rialzo di 25 punti base nella prossima riunione per far poi seguire un'analoga misura nella riunione di settembre.
Secondo gli esperti della banca, le nuove stime macro che verranno diffuse la prossima settimana dovrebbero riflettere una revisione al ribasso delle stime di crescita del Pil dell'area euro di due decimi sia per il 2026, allo 0,7%, che per il 2027, all'1%. "Ciò porterebbe la previsione di crescita per il 2026 vicino allo scenario avverso delineato dalla Bce a marzo”, si legge nella nota ai clienti, “mentre per il 2027 risulterebbe addirittura inferiore, poiché un rapido rimbalzo dell’attività economica appare ora meno probabile alla luce della maggiore persistenza dello shock energetico".
“La BCE potrebbe trovare più agevole sostenere che l'inflazione sta deviando dal proprio scenario di base, piuttosto che giustificare con toni hawkish un nulla di fatto”, scrive Alessia Berardi, Head of Global Macroeconomics di Amundi Investment Institute, aggiungendo che, “Per questo motivo ci aspettiamo un rialzo prudenziale di 25 punti base a giugno, che potrebbe essere replicato nel terzo trimestre del 2026, in funzione dei dati pubblicati”.
“I dati attualmente disponibili, infatti, non sono ancora sufficienti per valutare entità e persistenza dello shock derivante dal conflitto in Medio Oriente, mentre l'aumento dei costi dei fattori produttivi non si sta ancora trasferendo integralmente sui prezzi finali e la pressione della domanda resta debole. Le nostre proiezioni, al momento, non incorporano un ritorno a tassi più bassi nel 2027, dopo i contenuti rialzi attesi nel 2026, poiché stimiamo che dell'indice dei prezzi al consumo core si manterrà intorno al 2,5%”, conclude Berardi.
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