La FED scende in campo contro l’inflazione

La banca centrale statunitense ha deciso di alzare il tasso sui fondi federali di un quarto di punto percentuale, portandolo in un range compreso tra il 3,75% e il 4%. La decisione è stata unanime, con 12 voti favorevoli. Nel comunicato si parla di un “ritorno tempestivo all'obiettivo del 2% fissato”, un avvertimento sull’arrivo di altri rialzi. Rimbalzano i Treasury. La media dei rendimenti dei titoli di Stato globali ha raggiunto questa settimana il livello più alto degli ultimi 19 anni.
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Wall Street vive sempre con un po’ di disturbo il rialzo dei tassi, in quanto aumenta i costi di finanziamento delle aziende ed erode così i loro profitti. E’ stato così anche ieri: l’avvio della stretta monetaria negli Stati Uniti ha depresso la borsa ed ha portato ad un (momentaneo) aumento dei tassi di rendimento delle obbligazioni. L’S&P500 ha chiuso in ribasso dello 0,45% ed il Treasury è risalito oltre quella che in tanti considerano la soglia di allerta, 5% di rendimento.
Già in serata l’atteggiamento è cambiato, sono emersi gli elementi positivi di questa mossa, primo tra tutti, quello del riacquisto di credibilità della Federal Reserve come baluardo all’inflazione. Charu Chanana, investment strategist di Saxo Bank a Singapore, nel suo commento ripreso da Bloomberg, dice che la banca centrale ha rimesso a posto le sue credenziali: il movimento del dollaro, in forte apprezzamento, lo conferma.
Nel corso della notte i future hanno girato in positivo e in Asia Pacifico prevale il rialzo.
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in positivo, future del Dax di Francoforte +0,4%. La borsa di Milano, scesa martedì sui minimi da giugno, è rimbalzata ieri.
INIZIA LA STRETTA MONETARIA
La banca centrale statunitense ha deciso di alzare il tasso sui fondi federali di un quarto di punto percentuale, portandolo in un range compreso tra il 3,75% e il 4%. La decisione è stata unanime, con 12 voti favorevoli. "L'attività economica si sta espandendo a un ritmo sostenuto. Sebbene l'incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha mostrato resilienza. [...] L'inflazione rimane elevata. La decisione odierna di politica monetaria favorirà un ritorno più tempestivo all'obiettivo del 2% fissato dal Comitato", si legge nella nota del Fomc. La Fed prevede inoltre un altro rialzo entro la fine dell'anno per contrastare l'inflazione ancora lontana dal target.
Era dal 26 luglio 2023 che la Fed non aumentava il costo del denaro. Allora il tasso era stato portato al 5,25%-5,50%, il livello più alto dal 2001.
La banca centrale ha rivisto al rialzo le stime sul Pil, atteso in crescita del 2,3% quest'anno contro il 2,2% della precedente previsione, e al 2,4% nel 2027. La crescita dovrebbe poi rallentare al 2,2% nel 2028 e al 2,1% nel 2029. Sul fronte dei prezzi, l'inflazione è vista al 3,7% a fine anno, per poi scendere al 2,3% nel 2027, al 2,1% nel 2028 e raggiungere il target del 2% nel 2029.
In conferenza stampa Warsh ha ribadito che quella sui tassi è "una nostra decisione" e non dei mercati. "Abbiamo preso questa decisione sulla base delle nostre valutazioni della situazione", ha dichiarato.
Sul tema dell'indipendenza della banca centrale, Warsh ha sottolineato: "Parte dell'indipendenza della Federal Reserve consiste nel restare nel proprio ambito di competenza". E ha aggiunto: "È così che possiamo esprimerci liberamente e dire le cose come stanno, secondo la nostra valutazione".
Un portavoce della Casa Bianca ha parlato di una decisione “piuttosto infelice” e, “dal punto di vista dell'amministrazione, sostenuta da motivazioni economiche particolarmente convincenti”.
BOND
I rendimenti obbligazionari globali sono scesi giovedì, allentando la pressione sui mercati dopo il rialzo dei tassi della Federal Reserve e l'impegno del presidente Kevin Warsh a contrastare l'inflazione. Il rendimento del Treasury decennale è calato di tre punti base al 4,99%, interrompendo una serie di otto sedute consecutive di rialzi.
La media dei rendimenti dei titoli di Stato globali ha raggiunto questa settimana il livello più alto degli ultimi 19 anni, spinta dalle tensioni in Medio Oriente e dall'aumento dei prezzi del petrolio, che alimenta i timori sull'inflazione. La Fed ha alzato i tassi di 25 punti base e le sue proiezioni indicano un possibile ulteriore rialzo entro fine anno.
Cauti gli operatori sentiti da Bloomberg. "Il mercato obbligazionario sta andando verso uno scontro con la Fed, e questo significa maggiore volatilità. Un singolo taglio dei tassi non sarà sufficiente a tranquillizzare a lungo il mercato e non risolverà il problema dell'inflazione", ha detto Byron Anderson di Laffer Tengler Investments.
Secondo Hebe Chen di Vantage Global Prime, "per il mercato obbligazionario questo potrebbe lasciare un'ombra lunga, più che provocare una tempesta di breve durata". La parte breve della curva dovrà infatti considerare la possibilità di nuovi rialzi, mentre quella lunga deve già fare i conti con inflazione, abbondante offerta di titoli e timori sui conti pubblici.
Gli investitori guardano ora alla Bank of Japan, attesa alzare i tassi dall'1% all’1,25%.
EURO
Natixis Investment Managers vede nelle elezioni francesi del prossimo anno un possibile fattore scatenante per una forte vendita dell’euro, con il rischio estremo che la valuta scenda fino a 1,10 dollari o anche più in basso, soprattutto in caso di vittoria della sinistra radicale.
"Se il partito della sinistra radicale fosse sul punto di vincere le elezioni, si vedrebbe una reazione immediata sullo spread francese e anche sull’euro, che si indebolirebbe sicuramente", ha detto Mabrouk Chetouane, responsabile della strategia sui mercati globali di Natixis, intervenendo a un panel della conferenza TradetechFX di Amsterdam.
FRANCIA
Il tasso di rendimento dell’OAT francese a dieci anni è sceso a 4,46%, dieci punti base sopra il livello del BTP di pari scadenza.
Marine Le Pen, leader dell'estrema destra francese e candidata alle presidenziali, lascia aperta la possibilità di sfiduciare il governo sul bilancio 2027, pur assicurando che il suo partito non intende aggravare la già difficile situazione finanziaria del Paese. "Non faremo nulla che possa peggiorare la situazione della Francia, soprattutto quella di bilancio", ha dichiarato Le Pen in un'intervista televisiva. La leader del Rassemblement National ha però escluso di voler rinunciare a priori a nessuna iniziativa, compreso un voto di sfiducia contro il governo del premier Sébastien Lecornu, con cui è in disaccordo su diversi punti della legge di bilancio.
Le Pen ha inoltre ribadito alcune delle principali proposte del suo programma: riduzione dell'Iva, forte taglio della spesa pubblica e dei contributi francesi all'Unione europea, oltre a misure più restrittive sull'immigrazione. In caso di elezione, ha infine promesso un referendum sul divieto del velo islamico negli spazi pubblici e limiti alla libera circolazione nell'area Schengen per i cittadini non europei.
BITCOIN
Lo stallo del CLARITY Act al Senato Usa non chiude la partita sulla regolamentazione delle criptovalute, ma sposta più avanti i tempi di una soluzione. È l'analisi di James Butterfill, Head of Research di CoinShares.
Il voto procedurale che avrebbe dovuto sbloccare l'iter della legge si è fermato a 50 voti contro 49, lontano dalla soglia dei 60 richiesta, complici le resistenze di alcuni senatori democratici sui conflitti di interesse legati alle attività crypto di Trump e famiglia. Per Butterfill si tratta più di un rinvio che di uno stop: gli ostacoli residui sarebbero ormai politici più che tecnici, nonostante gli sforzi per un compromesso bipartisan.
L'impatto sui mercati resta contenuto ma negativo, perché la legge avrebbe garantito al settore il quadro normativo federale più chiaro che attende da anni; l'incertezza rischia di frenare investimenti e innovazione negli Usa. A pesare nel breve si aggiunge un probabile rialzo dei tassi Fed, mentre l'aumento dei rendimenti dei Treasury rafforza, per Butterfill, il ruolo di bitcoin come copertura contro politiche fiscali e monetarie poco disciplinate
TITOLI
Stellantis. Lo stabilimento di Mirafiori produrrà nel 2026 "il doppio delle vetture dell'anno scorso", ha detto Emanuele Cappellano, responsabile per l'Europa di Stellantis. Lo scorso anno a Mirafiori sono state prodotte più di 30.000 auto.
MFE-Media for Europe chiude il primo semestre 2026, che comprende integralmente nel perimetro di consolidamento ProSiebenSat.1 , con un utile operativo adjusted di gruppo pari a 145,7 milioni di euro, in miglioramento di 153 milioni rispetto al risultato negativo di 7,3 milioni del dato pro forma del primo semestre 2025. Confermate le stime per il 2026. Nella call con gli analisti, il Cfo, Simone Sole, ha detto di non essere in grado di dire se le sinergie derivanti dalla fusione con Prosiebensat.1 saranno più elevate delle attese, ma di sicuro saranno veloci. Inoltre, quanto ai rapporti con il socio Vivendi, Sole ha aggiunto che non ci sono piani per una ulteriore cooperazione con il gruppo media francese.
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