La medicina per l’inflazione alta fa bene ai mercati

Wall Street ieri sera ha chiuso in rialzo grazie alla spinta delle società del tech e dei semiconduttori: Nasdaq + 2,2%, S&P500 +1,1%. L’indice MSCI Asia Pacific guadagna lo 0,7%,
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in lieve ribasso, future del Dax di Francoforte -0,3%. La banca centrale del Giappone ha alzato i tassi all’1,25%, come previsto: il fatto che due membri abbiano votato contro la decisione, sta indebolendo lo yen, in quanto segnala una contrarietà di una parte del board, a portare avanti con determinazione la stretta monetaria.
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Il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve non è stato accolto bene da Wall Street di primo acchito mercoledì sera, nel corso della notte c’è stato un ripensamento e ieri l’azionario è salito, Nasdaq + 1,7%, S&P500 +1,1%.
I tassi di rendimento delle obbligazioni sono scesi, per effetto della ritrovata credibilità della banca centrale degli Stati Uniti.
In vista dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con i vertici delle monarchie del Golfo Persico previsto a margine dell’Assemblea dell’Onu nei prossimi giorni, il petrolio ha rallentato la corsa al rialzo. Il greggio tipo Brent resta comunque parecchio sopra quota cento dollari, anche perché varie fonti riferiscono di altri scontri tra gli Houthy alleati dell’Iran e le forze regolari dello Yemen sostenute dall’Arabia Saudita.
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in lieve ribasso, future del Dax di Francoforte -0,3%.
Ieri il Ftse Mib di Milano ha chiuso in rialzo dello 0,8%, da inizio mese il calo è di circa lo 0,5%.
L’indice MSCI Asia Pacific guadagna lo 0,7%.
BANCHE CENTRALI
La Bank of Japan ha alzato stanotte i tassi di 25 punti base all'1,25%, con una decisione a maggioranza che evidenzia le divisioni nel board sul ritmo della stretta monetaria. Due membri, Toichiro Asada e Ayano Sato, hanno votato contro il rialzo, contribuendo a indebolire lo yen, sceso fino a 157,14 per dollaro. La decisione era ampiamente attesa dagli economisti.
Il rialzo, arrivato appena tre mesi dopo il precedente, rappresenta l'intervallo più breve tra due aumenti dei tassi dal 1990. È inoltre il sesto rialzo sotto il governatore Kazuo Ueda, il numero più elevato per un presidente della BoJ in almeno mezzo secolo. Secondo Kento Minami, economista senior di Daiwa Securities, "il punto chiave è stato il voto contrario di due membri", interpretato dal mercato come un segnale più accomodante del previsto. Tuttavia, la valutazione della BoJ su economia, prezzi e condizioni finanziarie resta restrittiva e indica la necessità di un ritmo di rialzi più rapido rispetto al passato.
La decisione si inserisce in un quadro di maggiore convergenza tra le principali banche centrali: la Fed ha alzato i tassi mercoledì e la Bce ha effettuato un secondo rialzo quest'anno. È la prima volta che Fed, Bce e BoJ aumentano il costo del denaro nello stesso mese, segnando un cambiamento rispetto al ruolo della BoJ come eccezione nel panorama della politica monetaria globale.
Ora l'attenzione è sulle indicazioni di Ueda sui prossimi interventi. Gli swap indicano una probabilità dell'80% di un nuovo rialzo a dicembre. Per Bloomberg Economics, la stretta potrebbe essere stata sostenuta anche dalle pressioni politiche e diplomatiche per frenare la debolezza dello yen, oltre che dai rischi di inflazione. Il mercato guarda quindi alla conferenza.
"Il governatore Ueda dovrà convincere i mercati che la BOJ è intenzionata ad alzare i tassi più rapidamente", ha dichiarato Sarah Hammoud, strategist valutaria della Commonwealth Bank of Australia. "Prevediamo un nuovo rialzo dei tassi da parte della BOJ a dicembre. Il rischio è che Ueda non riesca a soddisfare le aspettative di una politica più aggressiva da parte del mercato".
Unendosi al coro di posizioni orientate al rialzo dei tassi ("hawkish"), venerdì il vertice della banca centrale australiana ha dichiarato che alcuni dei rischi di rialzo dell'inflazione segnalati dai responsabili delle politiche economiche sembrano concretizzarsi.
GIAPPONE
L'indice giapponese Nikkei è in rialzo dell’1,7%. Il Topix, un indice dove la componente tech pesa molto meno, è poco sopra la parità.
L'inflazione ha registrato un rallentamento per la prima volta in quattro mesi, riflettendo in gran parte l'impatto dei sussidi governativi.
L’indice dei prezzi al consumo, al netto degli alimenti freschi, è salito dell'1,7% su base annua ad agosto, in lieve calo rispetto all'1,8% di luglio, secondo quanto comunicato venerdì dal Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni.
Gli economisti avevano previsto che il tasso rimanesse invariato.
L'indice che esclude sia gli alimenti freschi che l'energia – un parametro attentamente monitorato dalla BOJ per individuare segnali di inflazione di fondo – è salito dell'1,9%, così come l'indice generale dei prezzi al consumo.
COREA DEL SUD
Accelera nel finale l’indice KOSPI di Seul, mercato fortemente caratterizzato dal settore tecnologico, +2,7%.
Il won sudcoreano si avvia a registrare il suo più forte calo settimanale dall’inizio di giugno, penalizzato dai deflussi dai mercati azionari locali e dal rafforzamento del dollaro. Il cambio USD/KRW sale dello 0,3% a 1.384,70, avviandosi al quinto giorno consecutivo di rialzi.
Gli investitori stranieri hanno venduto netti oltre 9.000 miliardi di won di titoli del Kospi finora questa settimana.
“Esiste il rischio che il won possa scendere oltre quota 1.400 per dollaro nel breve termine”, secondo Lee Sanghun, responsabile del trading coreano presso Citibank.
EURO
L'euro è stabile a 1,148 dollari, ma si avvia a chiudere la settimana con un calo dell'1%, la flessione più marcata dal mese di giugno.
Le aspettative del mercato riguardo a ulteriori aumenti dei tassi da parte della Banca centrale europea sono alimentate in gran parte dall’aumento dei prezzi dell’energia, ma i responsabili politici prenderanno in considerazione una serie molto più ampia di indicatori economici nel decidere le prossime mosse, ha dichiarato a Reuters il vicepresidente della Bce Boris Vujcic.
L'oro spot è salito dello 0,5% a 4.361 dollari l’oncia.
VENEZUELA
Il governo e l'opposizione sono vicini a un accordo per trasferire le riserve auree della banca centrale – del valore di circa 4 miliardi di dollari – dalla Banca d'Inghilterra alla Federal Reserve Bank di New York; lo ha riferito stamattina il Financial Times.
Secondo l'accordo proposto, il governo provvisorio di Delcy Rodriguez otterrebbe il controllo legale sull'oro, ma non potrebbe venderlo immediatamente, si legge nell'articolo.
Le riserve potrebbero invece essere utilizzate come garanzia per prestiti governativi, inclusi quelli destinati alla ricostruzione dopo il doppio terremoto di giugno, ha aggiunto il quotidiano.
La Banca d'Inghilterra trattiene da anni circa 31 tonnellate di oro venezuelano, motivando la decisione con il mancato riconoscimento della legittimità del governo dell'allora presidente Nicolás Maduro.
TITOLI
A2A ha presentato il "progetto teti", tecnologia subacquea per la gestione dei sedimenti negli invasi idroelettrici. Presso la diga di Cancano, in Valtellina, la multiutility ha avviato la sperimentazione pilota di un robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza necessità di svuotarlo, sviluppato in collaborazione con Watertracks, società francese specializzata in soluzioni robotiche avanzate.
Reway. Il cda ha approvato il Comunicato dell'Emittente con il parere dell'amministratore indipendente Giuseppe Vegas e la fairness opinion di Equita sim, ritenendo congruo il prezzo di 10,31 euro per azione offerto da Rinova BidCo.
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