La roadmap delle banche centrali: il punto su Fed, BoE, Bce e BoJ

22/09/2026 13:30
La roadmap delle banche centrali: il punto su Fed, BoE, Bce e BoJ

Fed, BoE, Bce e BoJ si muovono verso una politica monetaria ancora restrittiva, ma il percorso dei tassi resta legato soprattutto ai prossimi dati. Inflazione, prezzi dell’energia e materie prime saranno determinanti per stabilire quanto ancora dovrà proseguire la stretta monetaria. Per gli investitori il quadro economico rimane complessivamente solido, ma uno shock inflazionistico più intenso potrebbe aumentare sensibilmente le pressioni sui mercati e sul sentiment.

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Federal Reserve e Bank of England

Dopo una serie di riunioni di politica monetaria delle principali banche centrali, la direzione dei tassi di interesse resta in delicato equilibrio. La Fed, la BcE e la Bank of Japan (BoJ) hanno tutte alzato i tassi, mentre la Bank of England (BoE) è rimasta ferma, pur segnalando che un ulteriore inasprimento potrebbe non essere lontano.

Come si legge nel commento di Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments, il filo conduttore tra le autorità monetarie è che le decisioni restano fortemente dipendenti dai dati. Le pressioni inflazionistiche potrebbero ancora attenuarsi se i prezzi delle materie prime si dovessero stabilizzare o scendere, offrendo alle banche centrali un certo margine di manovra. Tuttavia, i mercati continuano a scontare una politica monetaria più restrittiva da qui a fine anno e ulteriori rialzi nei prossimi dodici mesi.

Negli Stati Uniti, spiega Willis, la Fed ha chiarito di non essere soddisfatta del percorso dell'inflazione. Il processo di disinflazione non è progredito con la rapidità sperata e i prezzi dell'energia si confermano una fonte di pressione centrale. I mercati scontano quindi un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Fed nei prossimi mesi, verosimilmente verso la fine dell'anno, seguito da ulteriori interventi restrittivi nei dodici mesi successivi. Sebbene i tassi di riferimento statunitensi siano ora superiori all'inflazione, la Fed sarà concentrata sul restare un passo avanti e sul preservare la propria credibilità.

Nel Regno Unito, osserva Willis, ci si attende che anche la BoE alzi nuovamente i tassi nel giro di un paio di mesi, con i mercati che scontano al momento diversi ulteriori rialzi nel corso del prossimo anno. Come negli Stati Uniti, il Bank Rate resta superiore all'inflazione corrente, ma il Comitato di politica monetaria (MPC) presterà attenzione al rischio che nuove pressioni sui prezzi delle materie prime tornino a spingere al rialzo l'inflazione.

Inoltre, precisa Willis, il price cap britannico sull'energia rappresenta un elemento importante. Se l'aumento di ottobre dovesse risultare relativamente contenuto, una persistente forza dei prezzi energetici potrebbe tradursi in un incremento ben più marcato a gennaio. Uno scenario di questo tipo rischierebbe di riportare l'inflazione britannica oltre il 4%, rafforzando le ragioni a favore di un ulteriore inasprimento della BoE per contrastare le rinnovate pressioni sui prezzi.

Banca Centrale Europea e Bank of Japan

Nell'Eurozona, sottolinea Willis, la Bce affronta una sfida in parte diversa, con tassi di riferimento ancora inferiori all'inflazione. I mercati continuano a scontare un altro rialzo quest'anno, sostenuti da una narrativa di politica monetaria restrittiva. Ciò nonostante, le prospettive restano subordinate ai dati in arrivo, in particolare all'evoluzione dei prezzi dell'energia e delle materie prime in senso più ampio.

Il Giappone, invece, secondo Willis si distingue dalle altre principali banche centrali. L'inflazione resta al di sotto dell'obiettivo, ma la BoJ è ancora impegnata nel processo di normalizzazione della politica monetaria da livelli eccezionalmente bassi. I mercati si attendono un altro rialzo entro fine anno e le ragioni a favore di un ulteriore inasprimento appaiono meno dipendenti dalle dinamiche globali dei prezzi delle materie prime rispetto a quanto accade per le altre banche centrali.

Il quadro per gli investitori resta solido ma incerto

Nel complesso, secondo Willis la roadmap delle banche centrali resta incerta. I mercati presuppongono che i tassi si muoveranno sensibilmente al rialzo nei prossimi mesi e fino alla metà del prossimo anno, ma tale percorso sarà fortemente influenzato dagli sviluppi geopolitici, in particolare in Medio Oriente, e dal loro impatto sui prezzi dell'energia, sulle aspettative di inflazione e sul sentiment di mercato.

Per gli investitori questo significa muoversi in un contesto in cui la visibilità resta limitata. Le prospettive sui tassi sono ancora offuscate da un'incertezza significativa, evidenzia Willis, eppure il quadro economico complessivo si mantiene solido. Le condizioni finanziarie restano relativamente accomodanti, le economie continuano ad avere margini di respiro e il contesto attuale non suggerisce ancora che graduali ulteriori rialzi dei tassi possano risultare particolarmente destabilizzanti.

In conclusione, qualora le banche centrali fossero costrette a un inasprimento più aggressivo, ciò rifletterebbe probabilmente un impulso inflazionistico più forte, potenzialmente legato a un quadro geopolitico più instabile. In tale scenario, conclude Willis, le pressioni sui mercati in generale e sul sentiment degli investitori risulterebbero più marcate. Per ora, tuttavia, il contesto economico resta complessivamente benigno, le dinamiche degli utili continuano a essere di supporto e per Willis vi sono ragioni per mantenere una visione costruttiva, seppur selettiva, sui mercati.

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