Mercato Orso nel segmento chip

17/07/2026 06:45
Mercato Orso nel segmento chip

Ieri a Wall Street, l’ETF iShares Semiconductor che traccia il SOX ha chiuso in ribasso del 4,5%, sui minimi da fine maggio.

I gestori sono sempre più ottimisti sull'economia, sugli utili e sugli investimenti nell'intelligenza artificiale, ma iniziano a interrogarsi sulle valutazioni delle società produttrici di chip.

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Giugno è stato il mese dei fortissimi rialzi dei titoli delle società dei semiconduttori, soprattutto di quelli asiatici, luglio è per il momento il mese del ridimensionamento delle aspettative sulla crescita del settore, con conseguente crollo delle quotazioni in borsa. Le vendite, già forti negli ultimi giorni, si stanno intensificando in queste ultime ore in Asia Pacifico.

Ieri a Wall Street, l’ETF iShares Semiconductor che traccia il SOX ha chiuso in ribasso del 4,5%: le positive indicazioni sul 2026 arrivate qualche ora prima da Taiwan Semiconductor Manufacturing non hanno portato alcun sollievo. Il Nasdaq ha chiuso con una flessione dell’1,5%. S&P500 -0,4%, anche se otto dei suoi sotto indici di settore sono saliti.

TROPPA GENTE SUI CHIP

Come osserva Barron's, dietro il brusco calo dei titoli dei semiconduttori non ci sono fondamentali in deterioramento, ma un problema di posizionamento. L'ultima indagine di Bank of America mostra che l'82% dei gestori considera il comparto dei chip il trade più affollato al mondo: Nvidia, TSMC, ASML e gli altri protagonisti della corsa all'AI sono ormai presenti nei portafogli di quasi tutti gli investitori istituzionali. Paradossalmente, il sentiment resta molto positivo. I gestori sono sempre più ottimisti sull'economia, sugli utili e sugli investimenti nell'intelligenza artificiale, ma iniziano a interrogarsi sulle valutazioni. Il mercato è infatti spaccato: il 43% ritiene che i titoli AI siano in una bolla, mentre il 48% non condivide questa lettura.

Il vero rischio, quindi, non sembra essere la fine del boom dell'AI, bensì l'eccessivo consenso.

ASIA

L’indice Bloomberg Asia Pacific Semiconductor è in ribasso del 5,5%, la performance della settimana è circa -10%.

Nikkei della borsa di Tokyo -5%, un movimento che dovrebbe portare l’indice a una correzione tecnica. Tokyo Electron e Koxia Holding, due produttori di chip, segnano flessioni nell’ordine del 10% “La correzione al ribasso è di gran lunga più marcata rispetto a quanto stiamo osservando nel mercato statunitense”, ha affermato Yugo Tsuboi, capo stratega di Daiwa Securities Co. “Con il mercato sudcoreano chiuso oggi, gli investitori non hanno potuto assimilare le preoccupazioni relative ai semiconduttori in quel Paese, quindi alcuni potrebbero utilizzare il mercato giapponese come copertura”.

Scendono anche le borse della Cina: Hang Seng di Hong Kong -2%, CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen -2,5%. Il Taiex di Taipei, in calo del 6%, perde oltre il 10% dai massimi di giugno, un movimento che lo porta in un’area di correzione tecnica. TSMC perde il 6%.

L’indice Straits Times della borsa di Singapore perde lo 0,7% ma da inizio mese guadagna il 6%.

L’economia di Singapore è sulla buona strada per superare le previsioni di crescita per l’intero anno formulate dallo stesso governo, poiché la domanda globale di prodotti elettronici legati all’intelligenza artificiale continua a controbilanciare le difficoltà geopolitiche.

Il prodotto interno lordo nel secondo trimestre è cresciuto del 5,7% rispetto all’anno precedente, secondo le stime preliminari pubblicate questa settimana dal Ministero del Commercio e dell’Industria.

NETFLIX

La società ha pubblicato le previsioni relative a ricavi e utili del terzo trimestre, che si sono rivelate inferiori alle stime di Wall Street, e ha annunciato che ridurrà la frequenza con cui pubblica i dati sulle ore di visione, mentre l’azienda cerca nuove opportunità di crescita.

L’azienda, guidata dai co-Ceo Ted Sarandos e Greg Peters, ha indicato ricavi attesi per 12,86 miliardi di dollari nel periodo da luglio a settembre e un utile diluito per azione di 82 centesimi. Gli analisti avevano previsto ricavi per 13 miliardi di dollari e un utile diluito per azione di 84 centesimi, secondo Lseg.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -1%.

EUROPA

Goldman Sachs alza le stime sul PIL nella zona euro nel 2026, al +0,7% su base annua, contro il 0,5% precedente, grazie a revisioni al rialzo per Irlanda e per l'area nel suo complesso. Gli economisti della banca d'affari — Allison Nathan, Jenny Grimberg e Ashley Rhodes — si aspettano un'accelerazione dell'attività economica nella seconda metà dell'anno, sostenuta dal calo dei prezzi dell'energia e dall'allentamento delle condizioni finanziarie.

L'inflazione core dovrebbe salire fino a un picco del 2,6% annuo nel quarto trimestre, spinta dagli effetti ritardati del rincaro energetico, per poi scendere gradualmente fino al 2,0% entro fine 2028.

Sui tassi, la BCE procederà a settembre con un ultimo rialzo di 25 punti base, portando il tasso di riferimento al picco del 2,5%, prima di avviare tagli fino al 2% nel 2027.

Cambio EUR/USD visto ora stabile a 1,14 nell'orizzonte a 3 mesi, per poi scendere a 1,12 nei 12 mesi. Si tratta di una revisione al ribasso rispetto alle stime precedenti. Gli economisti Allison Nathan, Jenny Grimberg e Ashley Rhodes parlano di un "dollaro diviso": il biglietto verde non si muove in modo uniforme contro tutte le valute, ma si rafforza selettivamente.

GERMANIA

L'industria automobilistica tedesca, cuore della manifattura del paese (4% del valore aggiunto diretto, 2% dell'occupazione, più un ulteriore 2% indiretto tramite la filiera), è in una prolungata fase di flessione dal picco del 2017/18: produzione giù del 25-30%, ordini e fatturato reale giù di circa il 15%, occupazione giù quasi del 20%. Secondo Niklas Garnadt (Goldman Sachs), questo rallentamento ha sottratto in media 0,3 punti percentuali l'anno alla crescita del PIL tedesco, circa un quinto dell'indebolimento complessivo dell’economia.

Le cause si dividono in tre fasi: debolezza della domanda (2018-2021), interruzioni delle catene di fornitura globali (2021-2023, con la Germania colpita più dei pari europei) e, dal 2024, domanda fiacca in Europa insieme alla crescente concorrenza cinese. Nonostante la ripresa delle vendite auto nei mercati export tedeschi dal 2024, i produttori tedeschi hanno perso quote di mercato, soprattutto in Cina, ma anche in UK e Giappone, mentre i dazi USA hanno fatto scendere l'export di veicoli del 25% sotto i livelli pre-tariffe.

La transizione elettrica (quasi il 40% della produzione tedesca) aggrava la pressione occupazionale, poiché i motori elettrici richiedono meno manodopera e le batterie sono in gran parte importate.

Nello scenario centrale di Goldman Sachs, il valore aggiunto dell'auto potrebbe calare dell'8% entro il 2030 (-0,1 pp annuo sulla crescita); in uno scenario più negativo di erosione cinese, il drag potrebbe raddoppiare, mentre lo sviluppo della filiera EV domestica offrirebbe un margine di crescita.

ITALIA: INFLAZIONE INIQUA

A giugno l’inflazione italiana rallenta dal 3,2% al 3,0%, dopo quattro mesi consecutivi di accelerazione, con prezzi invariati rispetto a maggio. I prezzi energetici accelerano al 13,0% su base annua, mentre l’inflazione di fondo scende all’1,6% e il carrello della spesa all’1,3%. Abitazione e trasporti spiegano insieme circa 1,6 punti dei 3,0% complessivi, quindi oltre la metà dell’inflazione italiana.

Il dato più importante è altrove, segnala Gabriel Debach, market analyst di eToro. Quel che conta è il modo in cui il caro vita si distribuisce tra le famiglie. “I prodotti acquistati più frequentemente rincarano ancora del 3,9%, molto più del carrello della spesa. Nel secondo trimestre, inoltre, l’inflazione ha raggiunto il 3,7% per le famiglie con minori livelli di spesa, contro il 2,6% per quelle con livelli più elevati. La differenza dipende dalla composizione dei consumi: l’energia assorbe il 17,1% del bilancio delle prime e soltanto il 7,3% di quello delle seconde. La disinflazione procede nella media statistica, ma i suoi benefici arrivano con intensità molto diversa nei bilanci familiari”.

GUERRA

Gli Stati Uniti hanno sferrato nuovi attacchi contro l’Iran mentre le ostilità in tutto il Medio Oriente si intensificano e il traffico marittimo subisce un crollo nello strategico Stretto di Hormuz. Le forze americane hanno condotto la sesta notte consecutiva di attacchi volti a ridurre la capacità dell’Iran di colpire la navigazione commerciale, prendendo di mira siti di sorveglianza costiera e di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e risorse marittime, come ha riferito il Comando Centrale degli Stati Uniti in un post pubblicato su X nella tarda serata di giovedì.

L’Iran ha risposto attaccando basi statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrain. Le forze armate kuwaitiane hanno dichiarato di aver intercettato 32 droni iraniani diretti contro istituzioni “vitali”.

Il Qatar, che ha agito da mediatore nei colloqui di pace tra Washington e Teheran, ha riferito in un post su X che le sue forze armate hanno intercettato dei missili.

Il Wall Street Journal ha riferito che le forze americane hanno colpito diversi ponti per interrompere le vie di rifornimento verso una città portuale iraniana e una base navale utilizzate per sostenere gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz, citando un alto funzionario statunitense anonimo.

Il petrolio Brent, benchmark globale, è intorno a 85 dollari al barile, per un rialzo settimanale di quasi il 12%.

BOND: SONO ATTRAENTI IN PIU’ SCENARI

La Federal Reserve manterrà invariata la propria politica monetaria, anche perché “i mercati del lavoro non rappresentano affatto una fonte di pressioni. L’inflazione dei costi unitari del lavoro, la dinamica che tende ad anticipare l’inflazione core di circa un anno, si attesta a livelli compatibili con l’obiettivo di inflazione della Fed, data una crescita della produttività del 2%”, afferma Tiffany Wilding, Economista di PIMCO in un report di ieri.

In questo contesto si deve anche aggiungere che la banca centrale sta preparando sempre più i mercati alla possibilità di un nuovo inasprimento monetario, qualora l’inflazione non dovesse evolvere in linea con le aspettative.

Tuttavia, oggi non siamo nel 2022 per queste ragioni. Non ci sono gli stimoli fiscali di entità eccezionale del post pandemia, i mercati del lavoro non sono tirati e i tassi reali non sono negativi. Oggi siamo in una condizione opposta.

Passando dal contesto macroeconomico al mercato delle obbligazioni, l’economista dice è il momento di comprare perché con questi tassi di rendimento così elevati, “se anche il costo del denaro dovesse aumentare, ci sarebbe attualmente un significativo cuscinetto di reddito in grado di compensare eventuali perdite di prezzo. Inoltre, l’aumento dei tassi, che contribuisce a mantenere ancorate le aspettative di inflazione, potrebbe anche rendere i tassi sulle scadenze intermedie e lunghe più resistenti di fronte a un certo inasprimento della politica monetaria. E nel caso in cui l’inflazione dovesse rallentare, o l’economia dovesse registrare una performance peggiore del previsto, il potenziale di apprezzamento del capitale rende le obbligazioni un investimento attraente in una vasta gamma di scenari”.

TITOLI

Banca Monte Paschi di Siena. In valutazioni preliminari sulla proposta di offerta di Intesa SP il cda della banca senese ha indicato che il premio implicito offerto da Intesa è inferiore alla media delle operazioni comparabili e che le sinergie annunciate appaiono elevate rispetto alle dimensioni economiche del perimetro interessato dalla combinazione. Inoltre ha detto che proseguono le analisi sulla proposta di aggregazione con Banco Bpm aggiungendo che l'operazione merita ulteriori approfondimenti perché potrebbe configurarsi come una possibile aggregazione industriale.

Eni. Parlando ieri durante un'audizione parlamentare, l'AD Claudio Descalzi ha detto che l'Europa potrebbe trovarsi ad affrontare prezzi elevati del gas a gennaio a causa dell'interruzione delle forniture russe e dei bassi livelli di stoccaggio. Quanto alla crisi di Hormuz, secondo Descalzi il rischio associato ai flussi di energia dal Medio Oriente sarà più elevato di prima anche quando la pace sarà raggiunta. Per questo il focus degli investimenti si sta spostando verso Sud-est asiatico e America Latina.

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