Midterm negli Stati Uniti il 3 novembre, i possibili impatti sui mercati finanziari e sul dollaro

15/10/2026 12:15
Midterm negli Stati Uniti il 3 novembre, i possibili impatti sui mercati finanziari e sul dollaro

Le elezioni di metà mandato potrebbero mettere fine al controllo repubblicano di Congresso e Casa Bianca, aprendo una fase di maggiore incertezza per il dollaro, i Treasury e Wall Street. Ma attenzione: rendimenti obbligazionari più elevati non significano necessariamente un dollaro più forte, soprattutto se a guidarli saranno i timori sul debito pubblico americano.

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Un governo diviso appare un'eventualità ormai certa dopo le elezioni di metà mandato negli Usa previste il 3 novembre. George Brown, Senior Economist di Schroders, ritiene probabile la fine della tripletta repubblicana, ovvero il controllo di entrambe le Camere oltre alla Casa Bianca.

Sebbene la probabilità di un consolidamento fiscale rimanga bassa anche in presenza di un governo diviso, per Brown è poco probabile che i mercati giungano immediatamente a questa conclusione. Al contrario, il dollaro potrebbe inizialmente indebolirsi, poiché gli investitori riterranno che una minore probabilità di stimoli fiscali implichi una crescita più debole e differenziali di tasso più contenuti. Tuttavia, se i rendimenti dei Treasury dovessero successivamente salire, come si aspetta Brown, le implicazioni per il biglietto verde diventerebbero molto meno scontate.

La relazione del dollaro con i rendimenti dei Treasury

Storicamente, spiega Brown, il rialzo dei rendimenti statunitensi rispetto al resto del mondo ha tendenzialmente sostenuto il dollaro. Tuttavia, non tutti gli aumenti dei rendimenti sono uguali: i rialzi guidati da una crescita più solida o da aspettative di tassi più elevati hanno generalmente fornito supporto; un rialzo guidato da premi per il rischio a termine più elevati e da timori sulla sostenibilità fiscale può invece produrre l'effetto opposto.

La questione più rilevante per Brown non è se il dollaro perderà il proprio status di valuta di riserva, bensì se gli investitori esteri rimarranno ugualmente disposti a finanziare i crescenti squilibri fiscali ed esterni degli Stati Uniti. Gli Usa continuano a mostrare deficit fiscali e delle partite correnti di notevole entità, mentre le allocazioni estere verso gli asset statunitensi rimangono elevate. Pertanto, anche lievi cambiamenti nel comportamento degli investitori potrebbero generare flussi valutari significativi. Gli investitori azionari esteri, in particolare, mantengono un livello di copertura contenuto contro la debolezza del dollaro.

L'implicazione è che rendimenti dei Treasury più elevati non si traducono necessariamente in un dollaro più forte. Se gli investitori dovessero iniziare a richiedere un maggior compenso per il rischio fiscale, ad aumentare le coperture valutarie o a riesaminare la propria esposizione agli asset statunitensi, secondo Brown il risultato potrebbe essere un indebolimento del dollaro anche a fronte di un aumento dei rendimenti a lungo termine.

In un contesto simile, evidenzia Brown, il dollaro potrebbe offrire una protezione inferiore durante le fasi di avversione al rischio rispetto a quella che gli investitori si sono abituati ad aspettarsi.

Ecco le implicazioni degli esiti delle midterm Usa per le principali asset class statunitensi

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L'esito elettorale potrebbe rappresentare la parte prevedibile dell'equazione

Alcune delle conseguenze post-elettorali sono relativamente facili da individuare per Brown. Il nuovo Congresso si troverà verosimilmente ad affrontare uno stallo sul tetto del debito a metà del 2027. Un eventuale compromesso potrebbe ampliare il deficit, esercitando un'ulteriore pressione al rialzo sui rendimenti dei Treasury a lungo termine. Il controllo democratico di una o entrambe le Camere aumenterebbe il livello di controllo sui settori azionari maggiormente esposti sul piano politico. Inoltre, il biglietto verde potrebbe perdere parte del suo appeal qualora gli investitori dovessero iniziare ad attribuire maggior peso ai rischi associati ai deficit gemelli.

Molto più complesso da prevedere è come risponderà il Presidente Trump. I vincoli congressuali, precisa Brown, potrebbero spingerlo a virare verso un maggiore ricorso all'autorità esecutiva, proprio come avvenne dopo la perdita della Camera da parte dei Repubblicani nel 2018. La politica commerciale rappresenta l'esempio più lampante, con Trump che intraprese un'escalation nella disputa commerciale con la Cina, accompagnata da un inasprimento delle critiche nei confronti dell'allora Presidente della Fed Jerome Powell. Ciò portò a un rialzo sia dell'indice VIX che del MOVE, mentre gli investitori si preparavano a una maggiore volatilità sui Treasury e sul comparto azionario.

Nel loro insieme, puntualizza Brown, questi elementi sconsigliano di interpretare le elezioni di metà mandato attraverso la lente dei trade direzionali. Il rischio principale potrebbe risiedere piuttosto in un aumento prolungato dell'incertezza politica, con ripercussioni sui Treasury, sul dollaro e sulle leadership settoriali all'interno dell'azionario. Un simile scenario favorisce la resilienza rispetto alle posizioni ad alta convinzione: mantenere la liquidità, evitare una leva finanziaria eccessiva e diversificare l'esposizione tra regioni e valute consentirà agli investitori di posizionarsi al meglio per assorbire improvvisi mutamenti di politica economica.

I voti saranno scrutinati a novembre, conclude Brown, ma le conseguenze, per gli investitori, potrebbero farsi sentire ancora per anni a venire.

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