Netflix crollata del 42%. E’ arrivato il momento di comprare?

Da gennaio il titolo ha perso un quarto del suo valore. HSBC e Wells Fargo temono la concorrenza di YouTube e il calo dell’audience negli Usa. Per Deutsche Bank, invece, il mercato sta sottovalutando la forza internazionale del gruppo e il titolo ha un potenziale rialzo del 35%
Indice dei contenuti
- 1. Netflix ha perso il 25% da gennaio e il 42% in un anno
- 2. La concorrenza di YouTube
- 3. Wells Fargo: senza nuovi grandi successi Netflix rischia di dover spendere di più
- 4. Attesa nel 2027 una brusca frenata della crescita degli utili
- 5. Deutsche Bank: Wall Street guarda troppo agli Stati Uniti
- 6. Il consensus resta positivo: target medio a 93 dollari
Netflix ha perso il 25% da gennaio e il 42% in un anno
Netflix ha perso un quarto del suo valore dall’inizio dell’anno e oltre il 40% negli ultimi dodici mesi. Ma proprio la violenta correzione del titolo potrebbe avere creato un’occasione d’acquisto. È la tesi di Bryan Kraft, analista di Deutsche Bank, che ha alzato la raccomandazione sul colosso dello streaming da Hold a Buy, pur riducendo il target price da 100 a 95 dollari.
“Riteniamo che le attuali prospettive di crescita, che restano molto solide, siano sottovalutate”, sostiene Kraft. Con il titolo che martedì ha chiuso a 70,30 dollari, il nuovo obiettivo di Deutsche Bank lascia spazio a un rialzo di circa il 35%.
La concorrenza di YouTube
Per capire perché Deutsche Bank intravede un’opportunità bisogna partire dalla caduta del titolo. A pesare sono soprattutto i dubbi sulla capacità di Netflix di continuare ad aumentare il tempo trascorso dagli utenti sulla piattaforma. Negli Stati Uniti la concorrenza non arriva più soltanto dagli altri servizi di streaming: il rivale che preoccupa maggiormente gli analisti è YouTube.
Il crescente successo del canale video di Google ha indotto il 22 settembre HSBC a declassare Netflix da Buy a Hold e ridotto il target price da 96 a 76 dollari. A luglio YouTube aveva raggiunto il record del 14,2% del tempo trascorso dagli americani davanti alla televisione, mentre Netflix era scesa al 7,8%. Ancora più preoccupante, secondo HSBC, è il calo di circa il 17% su base annua delle ore di visione delle serie entrate nella Top 10 di Netflix fra luglio e agosto.
Wells Fargo: senza nuovi grandi successi Netflix rischia di dover spendere di più
Pochi giorni prima era arrivato un giudizio ancora più severo da Wells Fargo. L’analista Steven Cahall ha portato la raccomandazione da Equal Weight a Underweight e ha tagliato drasticamente il target price da 80 a 57 dollari. Secondo i suoi calcoli, nella prima metà del 2026 ogni abbonato ha guardato Netflix in media per 1,6 ore al giorno, circa l’8% in meno rispetto al 2023, una volta corretti i dati per gli effetti della stretta sulla condivisione delle password e per il diverso mix geografico.
Il problema, secondo Wells Fargo, è soprattutto la mancanza di nuovi blockbuster capaci di trasformarsi in fenomeni globali. Per recuperare engagement Netflix potrebbe essere costretta a rilanciare gli investimenti nei contenuti, mettendo sotto pressione i margini nei prossimi anni. Cahall ritiene inoltre che la diversificazione verso videogiochi, podcast e altri formati rischi di distogliere risorse dal cuore dell’offerta, ovvero le grandi serie originali.
Attesa nel 2027 una brusca frenata della crescita degli utili
A rendere più comprensibili i timori degli investitori sono anche le stime sui prossimi due anni. Per il 2026 il consensus raccolto da MarketScreener indica ancora una crescita molto sostenuta: i ricavi dovrebbero raggiungere 51,2 miliardi di dollari, in aumento del 13,2%, mentre l’utile netto è atteso a 15,2 miliardi, con un balzo del 39%.
Lo scenario cambia nettamente nel 2027. Il fatturato dovrebbe continuare a crescere a un buon ritmo, dell’11%, fino a 56,9 miliardi di dollari, ma la corsa dei profitti subirebbe una brusca frenata: l’utile netto è previsto a 15,8 miliardi, appena il 3% in più rispetto all’anno precedente.
È soprattutto questa improvvisa perdita di velocità degli utili, insieme alla debolezza dell’engagement negli Stati Uniti, ad alimentare i dubbi sulle prospettive di Netflix. Deutsche Bank non nega questi segnali, ma ritiene che dopo il crollo delle quotazioni il mercato li abbia ormai più che incorporati nei prezzi e stia invece sottovalutando la forza del gruppo sui mercati internazionali.
Deutsche Bank: Wall Street guarda troppo agli Stati Uniti
La tesi di Bryan Kraft parte da una distinzione fondamentale: Netflix non è soltanto un’azienda americana. Se negli Stati Uniti il tempo trascorso sulla piattaforma è diminuito, sui mercati internazionali l’engagement ha continuato a crescere. Secondo Deutsche Bank, nella prima parte del 2026 i minuti di visione negli Stati Uniti sono diminuiti dell’8,6%, mentre sui mercati internazionali sono aumentati del 5,4%.
La debolezza americana, inoltre, potrebbe essere almeno in parte ciclica e riflettere semplicemente un’annata meno fortunata sul fronte creativo. Tutti i produttori televisivi, osserva Kraft, attraversano periodi più o meno favorevoli a seconda del successo dei contenuti lanciati.
Netflix conserva invece un vantaggio competitivo difficilmente replicabile nella produzione internazionale: oltre il 60% dei contenuti realizzati dal 2024 proviene ormai da fuori degli Stati Uniti. Una macchina globale che, secondo Deutsche Bank, dovrebbe permettere alla società di mantenere la leadership mondiale dello streaming.
A questo si aggiungono le opportunità offerte dalla pubblicità, dall’intelligenza artificiale, dal gaming e dall’ingresso selettivo negli eventi live e nello sport. Deutsche Bank vede nell’AI, in particolare, uno strumento per migliorare sia la personalizzazione dell’esperienza degli utenti sia l’efficacia della pubblicità.
Il consensus resta positivo: target medio a 93 dollari
La battaglia fra ottimisti e pessimisti resta aperta. Da una parte Wells Fargo vede il titolo a 57 dollari; dall’altra Deutsche Bank indica 95 dollari. In mezzo, la maggioranza degli analisti continua comunque a mantenere una visione positiva.
Secondo MarketScreener, 51 analisti seguono attualmente Netflix e il consensus complessivo resta positivo. Il target price medio è di 92,82 dollari: rispetto ai circa 70 dollari a cui il titolo tratta oggi significa un potenziale rialzo di circa il 32%. La forbice delle valutazioni è però enorme: si va da un minimo di 57 a un massimo di 135 dollari.
È forse proprio questa distanza a raccontare meglio di qualsiasi altra cosa il momento di Netflix. Nessuno mette seriamente in discussione la sua leadership mondiale nello streaming. La domanda è quanto dovrà spendere per difenderla e, soprattutto, se la frenata dell’audience americana rappresenti l’inizio di un problema strutturale oppure soltanto una stagione povera di grandi successi. Deutsche Bank scommette sulla seconda ipotesi. E dopo un crollo del 42% in dodici mesi ritiene che il prezzo pagato per quella scommessa sia diventato interessante.
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