Opas Poste Italiane su Tim terminata ma c’è ancora tempo per aderire

Opas Poste Italiane su Tim terminata ma c’è ancora tempo per aderire

Si è conclusa l’Opas lanciata a luglio sull’ex monopolista ma i termini verranno riaperti la prossima settimana quindi sarà ancora possibile non lasciarsi sfuggire l’occasione.

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Poste Italiane oltre il 66% di Tim

Si è conclusa con il 66,63% del capitale di Telecom Italia l’Opas lanciata lo scorso 20 luglio da Poste Italiane e chiusa venerdì scorso 11 settembre.

Nel dettaglio, Poste ha ottenuto il 58,2297% circa delle azioni oggetto dell’offerta, pari al 46,58376% del capitale, che si aggiunge al 20% circa già detenuto dal gruppo nell’ex monopolista.

Il corrispettivo dell'offerta, dopo il rilancio è complessivamente costituito da 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione e da 1,97 euro cash per ogni azione detenuta. Poste aveva rinunciato alla condizione soglia del 66,67%.

Un segno concreto che l'operazione stava decollando dopo il rilancio di 30 centesimi cash annunciato lunedì scorso.

A questo punto, la riapertura dell’offerta è prevista tra il 21 e il 25 settembre, consentendo agli azionisti che non hanno ancora aderito di conferire i propri titoli alle medesime condizioni economiche. Il regolamento delle adesioni raccolte durante la riapertura è previsto il 2 ottobre.

Pertanto, il gruppo postale potrebbe incrementare ulteriormente la quota di possesso in modo da avvicinarsi alla soglia del delisting.

Si rafforza il controllo su Tim

Il raggiungimento del 66,6% del capitale “rappresenta un ottimo risultato”, secondo gli analisti di WebSim Intermonte, e “rafforza significativamente il controllo di Poste su Tim lasciando spazio per un ulteriore incremento della partecipazione durante la riapertura dei termini dell'offerta”.

“Appare infatti logico attendersi che gli azionisti Tim che non abbiano ancora aderito all’Opas possano farlo entro i termini di riapertura considerando le valutazioni implicite a cui tratta il business domestico di Tim (circa 8 volte l’EV/EBITDAL) rispetto alla media del settore europeo di circa 6 volte”, proseguono dalla sim, aggiungendo che, inoltre, “gli azionisti Tim incasseranno il dividendo interim di Poste in pagamento a novembre atteso intorno a 0,44 euro per azione (circa 33% del dividendo 2026 di Poste stimato a 1,32 euro).

“Pertanto, riteniamo che non sia da escludere che all’esito della riapertura, Poste possa raggiungere una partecipazione di Tim superiore o vicina alla soglia del 90% del capitale”, prevedono da Intermonte, ricordando che nel primo caso “si accelererebbe il processo di delisting e integrazione completa con conseguente estrazione di sinergie quantificate prudentemente dalla società in 700 milioni di euro”.

Equita: dieci motivi per aderire

Equita raccomanda di consegnare le azioni Tim nell’OPA di Poste, indicando dieci motivi a sostegno della propria posizione.

Secondo gli analisti, innanzitutto, la valutazione stand-alone di Tim appare già piena: la somma delle parti porta a un target di 7,2 euro per azione, rispetto ai precedenti 7,3 euro per effetto dell’aggiornamento del valore di Tim Brasil.

Inoltre, l’offerta di Poste riconosce alle attività domestiche di Tim multipli superiori a quelli delle società comparabili europee, con un EV/EBITDA adjusted 2026-27 stimato a 8,4-8 volte, contro 6,7-6,4 volte dei concorrenti.

Equita sottolinea poi che, dall’annuncio dell’OPA e al netto del rialzo iniziale legato al premio offerto, TIM ha sovraperformato nettamente il settore delle telecomunicazioni (+27% contro circa +1% dell’Euro Stoxx TLC), nonostante i risultati del primo semestre non abbiano fornito un supporto particolarmente chiaro alle guidance per l’intero esercizio.

Un ulteriore elemento è che Poste accetterà qualsiasi ammontare di azioni Tim portate in adesione: non aderire espone quindi al rischio di rimanere investiti in un titolo meno liquido in caso di elevata partecipazione, mentre una bassa adesione potrebbe rendere più difficile la realizzazione delle sinergie.

Equita ritiene inoltre che, qualora Poste non riuscisse a portare Tim al delisting, potrebbe aumentare opportunisticamente la propria partecipazione negli anni successivi, senza dover riconoscere un ulteriore premio di controllo.

Possibile valore aggiuntivo potrebbe inoltre derivare da un futuro consolidamento del mercato italiano delle telecomunicazioni, scenario che secondo Equita potrebbe essere favorito dal controllo di TIM da parte dello Stato.

Gli analisti considerano poi realistiche le sinergie annunciate da Poste, con ulteriori margini di miglioramento nel caso di pieno controllo, evidenziando quindi un potenziale valore industriale dalla combinazione.

Dal punto di vista finanziario, Poste offre inoltre un profilo di crescita degli utili e di remunerazione degli azionisti più visibile rispetto a Tim stand-alone. I multipli della società combinata sono giudicati interessanti, con Poste valutata a 11,2-10,4 volte il P/E adjusted 2028-29 e un dividend yield del 6,8-7,4%.

Infine, Equita vede un potenziale rialzo superiore al 15% per il titolo Poste nello scenario combinato, che porta il valore implicito per gli azionisti TIM che aderiscono all’offerta a 8,7 euro per azione, contro i 7,2 euro della valutazione stand-alone.

Da qui la raccomandazione reduce su Tim, con target price a 7,2 euro.

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Aziende citate nell'Articolo

Codice: PST
Isin: IT0003796171
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Codice: TIT.MI
Isin: IT0003497168
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