Oro, Bernestein ancora rialzista nonostante il taglio alle attese sui prezzi a lungo termine

Il broker si attende due o tre rialzi dei tassi di interesse entro il 2027 che potrebbero influire sui prezzi del metallo prezioso ma vede ancora potenzialità di crescita per il bene rifugio.
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Bernstein taglia le sue previsioni sull’oro
Gli analisti di Bernstein hanno tagliato le loro previsioni a lungo termine sull’oro, anche se il loro orientamento sul metallo giallo resta rialzista.
L’analista del broker, Bob Brackett, ha ridotto a 5.600 dollari l’oncia le sue previsioni sul prezzo dai precedenti 6.100 dollari, a seguito delle modifiche delle previsioni sulla politica monetaria della Federal Reserve, vista ora effettuare tra i due e i tre rialzi dei tassi di interesse entro il 2027 rispetto a 1 o 2 tagli attesi in precedenza.
Bracket sottolinea le posizioni negli ETF sull’oro, rimaste sostanzialmente stabili nel corso dell’anno, mentre i prezzi hanno tenuto bene dopo il rialzo dei tassi deciso la scorsa settimana.
Per l’esperto, l’oro “può salire anche con tassi reali in lenta crescita, ovvero il percorso apparentemente deciso dall’istituto centrale", richiamando la sua resilienza nel periodo tra il 2023 e il 2025.
Anche gli acquisti delle banche centrali rimangono il principale fattore strutturale trainante, ha sottolineato l’analista. "Continuiamo a credere che le banche centrali non abbiano ancora terminato di diversificare le riserve, riducendo l’esposizione al dollaro statunitense e alle altre valute del G7 a favore dell’oro", ha scritto Brackett, evidenziando come diversi grandi detentori di riserve, tra cui Cina, Giappone e Arabia Saudita, destinino ancora meno del 10% delle proprie riserve all’oro.
Bracket, però, segnala che un rischio per l’oro potrebbe essere rappresentato da un rallentamento di questi acquisti da parte delle banche centrali, mentre i prezzi persistentemente elevati del gasolio e dei prodotti raffinati potrebbero alimentare l’inflazione e spingere le aspettative verso ulteriori rialzi dei tassi.
Infine, una perdita della maggioranza congressuale di Trump alle elezioni di metà mandato potrebbe ridurre la domanda di beni rifugio.
Prezzi in calo
Oggi, intanto, i prezzi dell’oro cedono circa mezzo punto percentuale: il prezzo spot scende 4.360 dollari e il future con scadenza a dicembre scivola sotto quota 4.400 dollari l’oncia.
Il mercato ragiona sulle possibilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse nonostante il calo del petrolio Brent, pronto a scendere sotto i 100 dollari al barile. Tassi più alti rendono generalmente il metallo meno attraente per gli investitori, poiché non paga interessi.
"Le posizioni tattiche tendono a scontare gli aumenti dei tassi più velocemente delle riduzioni, limitando il ribasso dopo l'aumento dei tassi", sottolinea Suki Cooper, responsabile globale della ricerca sulle materie prime per Standard Chartered Plc, in una nota. I fattori che influenzano i prezzi stanno cambiando, spostandosi verso "preoccupazioni per la de-dollarizzazione, il deprezzamento delle valute e il rischio di intervento sul mercato", ha aggiunto.
"Abbiamo in gran parte superato la narrazione sull'indipendenza della Fed dopo l'aumento dei tassi di Warsh, mentre le indicazioni prospettiche sui tassi sono arrivate ampiamente come previsto", lasciando l'oro "senza una vera narrazione e con relativamente pochi nuovi catalizzatori nel breve termine", secondo Justin Lin, analista di Global X ETFs. "In questa fase di stasi, l'oro probabilmente seguirà più da vicino i movimenti dei prezzi del petrolio e le prospettive inflazionistiche più ampie", conclude l’esperto.
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