Oro in recupero sul rally dei bond

Il calo dei rendimenti dei Treasury spinge gli investitori di nuovo verso il bene rifugio per eccellenza dopo che i dati sull’inflazione negli Stati Uniti diffusi ieri avevano aumentato le previsioni di una nuova stretta monetaria da parte della Federal Reserve, facendo scendere le quotazioni del metallo giallo.
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Salgono i prezzi dell’oro
Torna a salire l’oro sulla scia del calo di rendimenti dei Treasury statunitensi sostenuti dalla ricerca di rifugio dopo i dati sull’inflazione diffusi ieri risultati maggiori del previsto e che hanno rafforzato le previsioni di una prossima stretta monetaria da parte della Federal Reserve.
Questa mattina l’oro spot guadagnava oltre l’1%, arrivando ad un massimo di 4.161 dollari l’oncia, mentre il future con scadenza a dicembre si portava a 4.183 dollari.
I rendimenti dei Titoli di Stato USA a 10 anni cedono il 2%, portandosi al 5,082%, mentre quello dei bond a 30 anni scivola (-1,60%) al 5,434%.
Le attese di un rialzo dei tassi
Lo scatto odierno permette al metallo giallo di recuperare quasi tutte le perdite arrivate ieri a seguito del dato USA sull’inflazione che prospettavano un rialzo dei tassi Fed: costi di finanziamento più alti rappresentano un fattore ribassista per l'oro, che non genera interessi.
Secondo Reuters, i dati provenienti dagli strumenti di monitoraggio del mercato mostrano che la probabilità di una politica monetaria restrittiva da parte della Fed a ottobre è balzata da meno del 25% a circa il 50%.
Il presidente della Federal Reserve Bank di Chicago, Austan Goolsbee, ha definito "sconfortanti" i dati di ieri e ha avvertito che lo sviluppo delle infrastrutture legate all'intelligenza artificiale potrebbe anch'esso stare surriscaldando l'economia.
Goolsbee ha poi aggiunto che è ancora troppo presto per sapere se i tassi di interesse siano attualmente abbastanza alti per raggiungere l'obiettivo di inflazione al 2% della banca centrale.
Gli investitori seguiranno oggi i possibili indizi sulle scelte di politica monetaria che potrebbero arrivare dalle parole del presidente della Fed, Kevin Warsh, prima che la banca centrale avvii sabato un blackout mediatico in vista della riunione del 27-28 ottobre. Il boss dell’istituto centrale parlerà quando in Italia saranno le ore 5:30 del mattino di domani in occasione delle riunioni del Fondo Monetario Internazionale a Bangkok.
Altri fattori di sostegno
A sostenere i prezzi dell’oro sono anche un dollaro più debole e una notizia di Bloomberg secondo cui la Cina potrebbe detenere una quantità di debito statunitense superiore a quella indicata dai dati ufficiali.
Le indiscrezioni parlano di un transito di una parte delle posizioni attraverso il Canada, le cui detenzioni sono salite a quasi 600 miliardi di dollari.
Ancora supporto a 4 mila dollari
Ryan McKay, responsabile della strategia sulle materie prime presso TD Securities, prevede che l'incapacità dei prezzi dell'oro di superare il livello di resistenza di 4.200 dollari l'oncia abbia innescato un'ondata di vendite da parte degli hedge fund.
Tuttavia, McKay ritiene che la soglia dei 4.000 dollari l'oncia rimanga un livello di supporto molto forte. "Oltre alle aspettative di rialzi dei tassi di interesse a breve termine e di vendite sistemiche, le posizioni di investimento macroeconomico attive rimangono elevate, mentre anche gli afflussi negli ETF e la domanda da parte delle banche centrali restano consistenti", ha spiegato l’esperto.
Secondo Alex Kuptsikevich, analista di mercato capo di FxPro, gli alti prezzi del petrolio, l'aumento dei rendimenti obbligazionari e il rafforzamento del dollaro statunitense stanno creando notevoli ostacoli. L’analista prevede che i prezzi dei metalli preziosi oscilleranno tra i 4.050 e i 4.200 dollari l'oncia.
Allo stesso tempo, ha avvertito che il mercato deve monitorare attentamente le dichiarazioni del presidente Warsh, poiché posizioni restrittive potrebbero far sì che i prezzi ritestino la soglia dei 4 mila dollari l'oncia.
Prudente anche Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime presso Saxo Bank, il quale ritiene che la Fed si trovi in una posizione difficile, divisa tra il mantenimento della propria credibilità nel controllo dei prezzi e la necessità di evitare ripercussioni in vista delle elezioni.
Per l’esperto, la sfida maggiore per i metalli preziosi nell'immediato futuro rimane l'aumento dei rendimenti reali e il rischio di un ulteriore inasprimento della politica monetaria.
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BNP Paribas
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