Ørsted, i conti battono le attese ma la Borsa resta fredda: pesa ancora il rischio Usa

Nel secondo trimestre l’Ebitda del colosso danese dell’eolico supera le previsioni. Confermate le guidance 2026, ma il titolo perde terreno. Sul gruppo continuano a pesare le difficoltà negli Usa, mentre HSBC e Goldman Sachs confermano il Buy.
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Nelle ultime cinque sedute il titolo è sceso del 3,7%
I risultati migliorano, le previsioni per il 2026 vengono confermate e gli analisti continuano a vedere un discreto potenziale di rialzo. Ma per Ørsted riconquistare la fiducia degli investitori si sta rivelando più difficile del previsto. Il colosso danese, leader mondiale dell’eolico offshore, ha presentato giovedì scorso conti del secondo trimestre leggermente superiori alle attese, senza tuttavia riuscire a convincere la Borsa.
Nella seduta del 13 agosto il titolo ha perso il 3,8% e il giorno successivo ha ceduto un altro 2,8%. Stamattina a Copenaghen Ørsted tratta a 138,6 corone danesi, in ribasso dello 0,4%. Nelle ultime cinque sedute il calo raggiunge il 3,7%, anche se il bilancio rimane positivo su periodi più lunghi: +8% dall'inizio dell'anno e +18% negli ultimi dodici mesi.
Risultati leggermente superiori alle attese
Nel secondo trimestre Ørsted ha registrato un Ebitda, escludendo nuove partnership e costi di cancellazione dei progetti, di 5,44 miliardi di corone danesi, contro i 5,34 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso e i 5,1 miliardi previsti in media dagli analisti.
Il gruppo ha confermato gli obiettivi per l'intero esercizio: Ebitda superiore a 28 miliardi di corone e investimenti lordi compresi fra 50 e 55 miliardi. Confermato anche il programma che prevede il ritorno al pagamento del dividendo sul 2026.
“Con le misure che abbiamo adottato negli ultimi 18 mesi abbiamo la solidità necessaria per cogliere nuove opportunità capaci di creare valore nell'eolico offshore e, allo stesso tempo, ripristinare il pagamento del dividendo agli azionisti come previsto”, ha dichiarato l'amministratore delegato Rasmus Errboe.
Il Ceo ha inoltre sottolineato che i progetti in costruzione stanno procedendo secondo i programmi e nel rispetto dei costi previsti.
L'America continua a presentare il conto
A rendere complicato il quadro rimane il problema che da tempo accompagna Ørsted: gli Stati Uniti. Nel trimestre la società ha contabilizzato svalutazioni per 1,2 miliardi di corone, principalmente legate ai progetti eolici offshore americani e provocate dall'aumento dei tassi di interesse Usa a lungo termine.
È l'ennesima conseguenza di un'espansione americana che negli ultimi anni si è trasformata da grande promessa in uno dei principali problemi del gruppo danese. All'aumento dei costi, all'inflazione e alle difficoltà delle catene di fornitura si è aggiunto il cambiamento della politica energetica americana con l'amministrazione Trump, decisamente ostile allo sviluppo dell'eolico offshore.
Ørsted sta cercando da tempo di ridurre il rischio. Secondo indiscrezioni riportate a maggio da Bloomberg, il gruppo starebbe valutando la vendita delle proprie attività americane nelle rinnovabili onshore, un portafoglio composto da impianti eolici a terra, solari e sistemi di accumulo a batterie che potrebbe valere oltre un miliardo di dollari.
Non è detto che l'operazione vada in porto, ma la direzione strategica appare chiara: ridurre l'esposizione alle attività meno interessanti e concentrare maggiormente le risorse sul core business dell'eolico offshore, soprattutto in Europa. A febbraio Ørsted aveva già concordato la cessione di parte delle attività europee onshore a Copenhagen Infrastructure Partners per 1,4 miliardi di euro.
La scelta arriva mentre per l'industria eolica europea cominciano ad apparire segnali di miglioramento dopo anni particolarmente difficili. La normalizzazione dei costi delle materie prime e delle catene di fornitura e un rinnovato sostegno pubblico all'eolico offshore stanno rendendo più favorevole il quadro per i grandi operatori del settore.
Utili 2026 attesi in forte crescita
Le stime degli analisti indicano per il 2026 ricavi per 81,2 miliardi di corone danesi, circa 12,5 miliardi di dollari, in crescita del 10,9% rispetto all'anno precedente. Ancora più marcato dovrebbe essere il recupero degli utili: il consensus prevede un risultato netto di 10,5 miliardi di corone, circa 1,6 miliardi di dollari, contro appena 1,7 miliardi di corone nel 2025.
Alle quotazioni attuali Ørsted tratta a circa 17 volte gli utili stimati per il 2026 e a 15 volte quelli del 2027, quando il risultato netto è previsto salire ulteriormente del 19% a 12,5 miliardi di corone.
Dopo i risultati HSBC e Goldman Sachs hanno entrambe confermato la raccomandazione Buy, pur riducendo leggermente i rispettivi target price: HSBC da 179 a 164 corone e Goldman Sachs da 190 a 185 corone.
Il consensus complessivo rimane prudente. Dei 25 analisti che seguono Ørsted, 14 hanno una raccomandazione neutrale e 11 consigliano l'acquisto. Il target price medio è di circa 170 corone, il 22% sopra le quotazioni attuali.
Numeri che raccontano abbastanza bene la situazione del gruppo danese: il recupero operativo è in corso e gli utili stanno tornando a crescere, ma per convincere definitivamente la Borsa Ørsted deve ancora dimostrare che la lunga e costosa crisi americana è davvero alle spalle.
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