Ottobre inizia con il tech in rialzo

01/10/2026 06:15
Ottobre inizia con il tech in rialzo

Il Nikkei, l’indice di riferimento del mercato azionario del Giappone, sfiora il 3% di guadagno a fine seduta. Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in calo, future del Dax di Francoforte -0,3%. E’ invece in rialzo il future del Nasdaq +0,7%.

Micron ha chiuso il quarto trimestre fiscale con utili e ricavi in forte crescita, e dice che la carenza di chip di memoria, motore della sua espansione dell'ultimo anno, non accenna a ridursi.

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Borse asiatiche in rialzo, trainate dai titoli tecnologici e dal calo dei prezzi del petrolio, nonostante i rendimenti obbligazionari abbiano continuato a salire a fronte di un’inflazione statunitense inferiore alle attese.

Il Nikkei, l’indice di riferimento del mercato azionario del Giappone, sfiora il 3% di guadagno a fine seduta. Spingono i produttori di apparecchiature e dispositivi come Kioxia +5%.
A Seul, l'indice Kospi è in accelerazione nel finale, dopo un avvio poco mosso, +1,7%.


Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in calo, future del Dax di Francoforte -0,3%. E’ invece in rialzo il future del Nasdaq +0,7%.


MICRON

Micron ha chiuso il quarto trimestre fiscale con utili e ricavi in forte crescita, e dice che la carenza di chip di memoria, motore della sua espansione dell'ultimo anno, non accenna a ridursi.

L'amministratore delegato Sanjay Mehrotra prevede condizioni di offerta e domanda «molto più tese» nell'anno fiscale 2027 e nel 2028 rispetto al 2026, con un tono più deciso di quello usato a giugno, quando aveva parlato di una crisi destinata a durare oltre il 2027.

Per rispondere alla domanda, soprattutto di memorie DRAM, l'azienda alzerà gli investimenti: circa 25 miliardi di dollari nel primo semestre, di cui 11,5 nel primo trimestre, e di più nella seconda metà dell'anno, in gran parte per costruire stabilimenti. Sono saliti a 26, da 16 di giugno, i contratti di fornitura a lungo termine con i clienti, per 32 miliardi di impegni complessivi. Alcuni arrivano al 2031 e coprono oltre il 35% dei ricavi attesi fino al 2030.

Nel trimestre chiuso il 3 settembre l'utile è stato di 37,7 miliardi (3,2 un anno prima), con ricavi a 54,23 miliardi contro 11,32. L'utile rettificato per azione, 33,42 dollari, ha superato i 31,72 attesi dagli analisti. Per il trimestre in corso Micron stima ricavi tra 60 e 63 miliardi e un utile rettificato per azione tra 37,15 e 39,15 dollari, sopra le attese di 57,4 miliardi e 35,47 dollari.

CAMBIO MESE

Ieri a Wall Street l’indice S&P 500 ha perso lo 0,3%, il mese si chiude con un lieve ribasso. Il Dow Jones ha ceduto lo 0,9%, pari a 441 punti. Il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,2%.

L’S&P 500 ha trascorso gran parte della giornata in territorio positivo, sostenuto dai nuovi dati sull’inflazione, più contenuti del previsto. L’indice core delle spese per i consumi personali (CPE) di agosto è salito dello 0,2% rispetto al mese precedente. Il PCE complessivo è salito dello 0,3%. Entrambi gli indici si sono rivelati inferiori alle attese, dando slancio ai titoli azionari per diverse ore.

I rendimenti obbligazionari sono ai massimi storici, quello del decennale si attesta vicino al 5,3%, dopo aver registrato il maggiore aumento trimestrale dal 1994.

I bond si indeboliscono anche a fronte di un’aspettativa di rialzo tassi che va in una direzione opposta. Secondo lo strumento CME FedWatch, il mercato sconta ora al 63% la possibilità che la banca centrale mantenga i tassi invariati il 28 ottobre. Ieri le probabilità di una pausa o di un rialzo erano praticamente alla pari. Ciò ha aiutato il Nasdaq Composite a chiudere settembre in rialzo dell’1,9%.

«Le azioni hanno resistito alle difficoltà stagionali in un contesto di impennata dei rendimenti questo mese, poiché i dati economici positivi hanno continuato a segnalare prospettive di utili societari sostenute, lasciando gli investitori soddisfatti delle attuali valutazioni», scrive José Torres, economista senior presso Interactive Brokers in una nota ripresa da Bloomberg.

INFLAZIONE, CONSUMI E CRESCITA

L'inflazione italiana sale a settembre al 4,2% dal 3,3%, il livello più alto da settembre 2023. La vera sorpresa, osserva Gabriel Debach di eToro, «non è soltanto il ritorno sopra il 4%, ma come ci siamo arrivati».

L'energia pesa poco più del 10% del paniere, ma con prezzi in aumento del 22,3% fornisce oltre il 56% del dato complessivo. Tolti gli energetici, l'inflazione passa dall'1,7% al 2,0%, e la componente di fondo dall'1,5% all'1,7%: livelli contenuti, ma dalla direzione meno rassicurante. Per ora, spiega l'analista, aumenta l'intensità dei rincari e non la loro diffusione. Il rischio è che lo shock inizi a lasciare tracce su più prezzi.

I dati macroeconomici americani diffusi ieridescrivono un'economia che regge, con prezzi in frenata più del previsto e consumi solidi. Per Bret Kenwell di eToro, l'inflazione più contenuta delle attese è "un passo nella giusta direzione", anche se "la battaglia contro l'inflazione è tutt'altro che conclusa". Sul fronte della crescita, la revisione al rialzo del Pil è un miglioramento, ma di fatto riporta l'espansione in linea con le stime iniziali, dopo che nel corso del trimestre le previsioni erano state riviste al ribasso. L'economia, osserva l'analista, "continua a mostrare una buona tenuta, anche se la dinamica resta moderata".

Il dato guarda al passato, ma l'indicazione forse più rilevante arriva dai consumi personali, che hanno superato le attese e rafforzano l'ipotesi di famiglie ancora resilienti, nonostante i prezzi continuino a crescere più in fretta dei salari. Per capire se questa tenuta potrà proseguire, un'ulteriore indicazione arriverà dal prossimo rapporto sull’occupazione.

Bloomberg Economics, nel suo commento al dato sul PCE di ieri ricorda che presidente della Fed di New York, John Williams, aveva detto questa settimana che non vi è alcuna urgenza per la Fed di aumentare nuovamente i tassi a breve, il rapporto di agosto sui redditi e le spese personali ne spiega il motivo. “L’inflazione per quest’anno è stata rivista nettamente al ribasso – in misura doppia rispetto a quanto ci aspettassimo – poiché il Bureau of Economic Analysis ha aggiornato la propria metodologia per tre componenti dell’indice.

Le revisioni indicano che l’inflazione di fondo è rimasta contenuta a giugno e luglio, e anche l’aumento registrato ad agosto ha portato l’inflazione di fondo a un ritmo che non desta allarme”.

Su base annualizzata su tre mesi, l’inflazione PCE di fondo era già al 2% – l’obiettivo della Fed – ad agosto, rispetto a un valore superiore al 3% prima delle revisioni. Il rapporto sul PCE solleva la questione se la decisione della Fed di aumentare i tassi a settembre sia stata un errore. Prevediamo che la Fed mantenga i tassi invariati per il resto dell’anno”.

COORDINAMENTO BANCHE CENTRALI

La stretta a sorpresa della Bank of Canada del 2 settembre potrebbe essere stata 'un segnale iniziale e sottovalutato' del successivo orientamento più restrittivo adottato dalle altre banche centrali dei Paesi sviluppati. È quanto sostengono Joseph Briggs e Sarah Dong di Goldman Sachs, secondo cui gli scambi tra istituti possono contribuire a rendere più sincronizzate le decisioni di politica monetaria.

L’analisi rileva infatti che i movimenti dei rendimenti a due anni delle principali banche centrali diventano più correlati dopo le riunioni della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), che riuniscono periodicamente i vertici di 30 economie. Per Goldman Sachs, questi incontri rappresentano un’occasione per condividere valutazioni e possono favorire un maggiore coordinamento nella comunicazione e nell’orientamento delle politiche.

Il fenomeno non implica però un’inclinazione sistematica verso politiche più restrittive o più espansive. 'I nostri risultati non indicano un orientamento hawkish o dovish' dopo gli incontri, spiegano gli economisti.

Piuttosto, una sorpresa decisa da una banca centrale tende ad avere maggiore influenza sulle mosse successive degli altri istituti: circa il 15% in più della sorpresa della prima banca centrale viene trasferito alla riunione successiva rispetto ai periodi normali.

Il ruolo del coordinamento resta comunque secondario rispetto agli shock comuni, come il recente aumento del petrolio e i rischi di inflazione. A settembre, osserva Goldman Sachs, questi fattori hanno spinto diverse banche centrali verso un atteggiamento più restrittivo, potenzialmente rafforzato dagli scambi avvenuti a Jackson Hole.


TITOLI

Fineco Bank. Goldman Sachs alza il target price a 28 euro.

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