Perché il mondo continua a investire negli USA nel 2026

08/10/2026 06:15
Perché il mondo continua a investire negli USA nel 2026

I flussi di denaro verso gli Stati Uniti stanno raggiungendo i massimi storici, segnale che gli investitori internazionali restano disposti ad aumentare la propria esposizione al più grande mercato dei capitali del mondo

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Calendario macro piuttosto leggero oggi, rispetto alle giornate “pesanti” di CPI o NFP, ma che offre comunque spunti interessanti sia sul fronte USA sia su quello europeo. Negli Stati Uniti il dato principale resta quello delle Initial Jobless Claims. Il mercato monitora con attenzione questo indicatore perché dà il polso quasi in tempo reale della tenuta del mercato del lavoro. Dopo l’ultima lettura a 197k, una conferma o un calo sarebbe coerente con un’economia ancora resiliente, mentre un rialzo più marcato potrebbe riaccendere i timori di un raffreddamento più netto dell’occupazione e influenzare le aspettative sulla prossima mossa della Fed. Accanto alle claims ci sono anche le Continuing Claims e, più tardi, le Wholesale Inventories finali di agosto. Queste ultime sono più secondarie, ma aiutano a capire se le imprese stanno accumulando o smaltendo stock, con implicazioni sulla crescita del PIL del terzo trimestre. Non mancano poi i discorsi di esponenti Fed (Waller e Musalem) e l’asta dei Treasury a 30 anni. Due elementi che possono generare volatilità sui tassi e sul dollaro, soprattutto se emergono toni più hawkish o dovish rispetto a quanto già scontato.

Sul fronte europeo l’attenzione si concentra soprattutto sulla bilancia commerciale tedesca di agosto. La Germania resta il barometro industriale del continente. Dopo mesi di debolezza, un surplus in calo rispetto ai 21,3 miliardi precedenti (il consensus punta a 19 miliardi) o una flessione delle esportazioni confermerebbe le difficoltà del manufatturiero tedesco, ancora colpito da domanda estera moderata e costi energetici. Al contrario, un dato migliore delle attese darebbe un piccolo segnale di stabilizzazione. In giornata sono previsti anche gli Accounts della riunione di politica monetaria della BCE (il verbale dettagliato) e diversi interventi di esponenti dell’Eurotower (tra cui Lane). Questi documenti e discorsi sono utili per capire meglio il grado di divergenza all’interno del Consiglio e quanto spazio ci sia ancora per ulteriori tagli dei tassi nei prossimi mesi.

Forse non esiste un voto di fiducia più chiaro verso un Paese della disponibilità degli stranieri a investirci il proprio denaro. E secondo questa misura, gli Stati Uniti restano l’eccezione, visto che sia i flussi di portafoglio sia quelli di IDE (Investimenti Diretti Esteri) stanno attualmente raggiungendo i massimi storici, secondo i dati più recenti. Questa dinamica è uno dei motivi principali per cui restiamo costruttivi sugli asset statunitensi nel lungo periodo.

Nonostante tutte le preoccupazioni sui deficit fiscali americani, sui dazi e sull’aumento del debito pubblico, gli investitori globali hanno effettuato acquisti netti di azioni USA per circa 942 miliardi di dollari nei 12 mesi fino a luglio, il totale mobile a 12 mesi più alto mai registrato. Nel secondo trimestre gli acquisti netti di azioni USA sono saliti a 426 miliardi di dollari, in aumento del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per Paese, i flussi dalla Cina sono diminuiti – non a sorpresa – ma sono stati forti da Taiwan e Corea del Sud, che hanno iniziato a reinvestire i loro enormi surplus commerciali generati dall’IA negli Stati Uniti. Quindi, i robusti afflussi di portafoglio indicano che gli investitori internazionali restano disposti ad aumentare la propria esposizione al più grande mercato dei capitali del mondo. Un segnale rialzista per gli asset USA il cui indice S&P 500 ha toccato di recente un nuovo massimo storico.

Nel frattempo, si evidenzia anche la crescente spinta delle multinazionali estere a essere presenti negli Stati Uniti, con afflussi di IDE pari a quasi 240 miliardi di dollari nei primi sei mesi di quest’anno. Si tratta di un aumento straordinario del 103% rispetto a un anno fa e indica che gli afflussi di IDE sono destinati a un anno record, stimato a 480 miliardi di dollari per il 2026.

Vi sono molteplici fattori dietro questo boom di afflussi. Tra questi:

  • essere dentro l’economia USA. Per effetto del crescente protezionismo commerciale USA, le multinazionali estere vogliono sempre più essere “dentro” l’economia americana, non fuori;
  • vicinanza delle imprese ai consumatori. All’interno di un’economia da oltre 32.000 miliardi di dollari con un potere d’acquisto dei consumatori straordinario, le imprese estere preferiscono stare più vicine ai propri clienti tramite investimenti piuttosto che solo tramite commercio (esportazioni);
  • nessuna impresa vuole perdersi i massicci investimenti in IA. Il ciclo di investimenti americani in IA, data center, semiconduttori, generazione di energia e altro ancora ha creato numerose opportunità di investimento potenziali per molte imprese estere che non vogliono perdersi il ciclo di capex in forte crescita degli Stati Uniti;
  • l’ecosistema tecnologico. L’abbondanza di forniture energetiche, i profondi mercati dei capitali e un ecosistema tecnologico altamente sviluppato hanno ulteriormente incentivato gli afflussi di IDE.

In definitiva, i flussi di capitali a doppia canna parlano dell’attrattività assoluta e relativa dell’economia e dei mercati dei capitali americani. Gli analisti suggeriscono quindi di restare investiti in America. Lo sta facendo anche il resto del mondo.

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