Petrolio, Goldman Sachs alza il tiro: Brent a 105 dollari a dicembre

La banca d'affari americana porta la previsione sul Brent di dicembre da 90 a 105 dollari al barile e inserisce nello scenario base per il 2027 un'interruzione dell'offerta da 1 milione di barili al giorno. Il greggio intanto ripiega sotto i 110 dollari sulle speranze dei colloqui di Doha, alla vigilia delle elezioni di midterm americane.
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La revisione di Goldman Sachs: Brent a 105 dollari, WTI a 94
Nella nota diffusa il 1° novembre, gli analisti di Goldman Sachs guidati da Daan Struyven e Yulia Zhestkova Grigsby hanno alzato la previsione sul Brent di dicembre 2026 a 105 dollari al barile, dai 90 precedenti.
Anche il WTI di dicembre sale a 94 dollari (da 81). Per il 2027 la media attesa passa a 88 dollari per il Brent (da 80, +10%) e a 78 dollari per il WTI (da 73).
La revisione arriva a sole tre settimane dalla precedente, quando a metà ottobre la banca aveva portato il Brent di dicembre da 85 a 90 dollari, scommettendo su un graduale adattamento dell'offerta mediorientale.
Un premio al rischio da 27 dollari al barile
Il cuore della revisione non è il bilancio fisico tra domanda e offerta, ma il premio al rischio geopolitico incorporato nei prezzi. Goldman Sachs lo stima oggi in circa 27 dollari al barile e lo indica come la ragione principale della corsa del Brent fino a 118 dollari in ottobre, mentre il valore «equo» è rimasto fermo intorno ai 90 dollari.
Secondo la banca, il mercato sconta con un peso molto maggiore rispetto al passato l'ipotesi di un'escalation militare tra Stati Uniti e Iran dopo le elezioni di midterm americane di domani, martedì 3 novembre. A ciò si aggiungono i conflitti tra Russia e Ucraina e la più ampia frammentazione geopolitica.
La novità metodologica è che, non potendo prevedere tempi e luoghi delle interruzioni, lo scenario base per il 2027 include ora una riserva per interruzioni globali dell'offerta di 1 milione di barili al giorno, superiore alla mediana storica di 700.000 barili al giorno di perdite impreviste registrata tra gennaio 2012 e settembre 2026.
Scenari estremi: da 140 dollari ai 60
Gli analisti di Goldman Sachs hanno delineato anche gli scenari alternativi.
- Nel caso rialzista, con una produzione del Golfo nel 2027 inferiore di 3,5 milioni di barili al giorno alla media del 2025, il Brent potrebbe toccare 140 dollari e viaggiare in media a 130 dollari nel corso dell'anno.
- Nel caso ribassista, con una produzione del Golfo in aumento di 2,5 milioni di barili al giorno e senza interruzioni, il Brent 2027 scenderebbe nella fascia dei 60 dollari.
La banca giudica i rischi attorno alle nuove stime «più vicini all'equilibrio» rispetto al passato, ma ancora orientati al rialzo. Nel medio termine, con il graduale riassorbimento del premio e la normalizzazione della produzione del Golfo Persico, il livello di 88 dollari previsto per il 2027 resta sotto la curva dei future, che per lo stesso periodo indica circa 94 dollari. Per il 2028 e il 2029 le stime sul Brent sono state anzi limate a 73 e 74 dollari (da 75).
Il mercato oggi: ribasso sui colloqui di Doha dopo il +14% di ottobre
Il Brent ha chiuso ottobre con un rialzo del 14%, il quarto mese consecutivo in positivo, toccando i massimi da sei mesi: venerdì 30 ottobre il contratto di dicembre ha terminato a 117,64 dollari (+2,4%), dopo un picco intraday a 118 dollari, e il WTI a 104,12 dollari (+2,08%).
Oggi, lunedì 2 novembre, i prezzi ripiegano: il Brent tratta intorno a 109,8 dollari, in calo di oltre il 3%, e il WTI scivola a circa 100,5 dollari (-3,5%). A pesare sono i colloqui di Doha, dove Iran e Qatar sono al terzo giorno consecutivo di negoziati su un piano che, secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz in due giorni se Washington accettasse le condizioni di Teheran.
Il quadro resta però fragile: nel fine settimana l'Ucraina ha ripreso gli attacchi con droni alle raffinerie russe e sono stati segnalati almeno dieci incidenti a navi nel Golfo, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell'Oman dal 31 ottobre. L'OPEC+ ha intanto lasciato invariati gli obiettivi di produzione per dicembre.
Le altre case d'affari e le implicazioni per gli investitori
Goldman Sachs non è sola. Morgan Stanley ha portato a 105 dollari la stima sul Brent per il quarto trimestre 2026 (da 100) e a 100 dollari quella per il primo trimestre 2027, sottolineando come i costi record dei noli favoriscano il Brent, greggio a corto raggio, rispetto ai barili a lunga percorrenza.
Anche ANZ ha alzato di 10 dollari, a 105 dollari, la previsione sul Brent a fine 2026: secondo gli strateghi della banca australiana la stima «non richiede un nuovo shock geopolitico», ma solo che i vincoli attuali su esportazioni mediorientali, trasporti e prodotti raffinati persistano fino a dicembre. UBS è ancora più aggressiva, con un obiettivo di 110 dollari per fine 2026 (da 100).
Per gli investitori, un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari significa pressione sui margini dei settori energivori (trasporti, chimica, compagnie aeree) e rischi al rialzo per l'inflazione, che potrebbero allontanare i tagli dei tassi; di contro, sostiene gli utili delle compagnie petrolifere e le valute dei Paesi produttori.
Ma, come ricorda la stessa Goldman Sachs, gran parte del rally recente riflette un premio al rischio e non perdite effettive di barili: se le tensioni in Medio Oriente si allentassero o un accordo diplomatico prendesse forma, la correzione potrebbe essere altrettanto rapida.
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