Petrolio in calo sulla ripresa dell’offerta saudita ma restano i rischi

Alcuni analisti ritengono che la recente diminuzione dei prezzi del greggio possa rappresentare un’opportunità di acquisto alla luce del permanere delle tensioni in Medio Oriente.
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Il petrolio si raffredda
Terza seduta in calo per i prezzi del petrolio grazie ai minori timori per le interruzioni dell’offerta saudita e agli sviluppi diplomatici sul conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Stamattina il future sul Brent scende del 2% e si porta a 102 dollari, mentre il greggio WTI galleggia intorno quota 100 dollari al barile (-1,80%).
Il greggio ha registrato un rally superiore al 70% da inizio anno, alimentando le pressioni inflazionistiche che hanno spinto la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse mercoledì scorso e a segnalare un ulteriore irrigidimento della politica monetaria.
Il ripristino della produzione saudita
A spingere al ribasso i prezzi sono soprattutto i segnali del ripristino entro pochi giorni della capacità dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, danneggiato in un attacco della scorsa settimana.
Riyadh starebbe inoltre offrendo nuovi carichi di greggio alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti nave-nave al largo del porto omanita di Sohar.
Nel frattempo, l’agenzia Reuters ha riportato che la Cina ha chiesto all'Iran di contribuire a frenare i militanti houthi sostenuti da Teheran in Yemen, mossa che potrebbe potenzialmente allentare la loro presa sul Bab el-Mandeb, un altro stretto vitale per le rotte marittime e i mercati energetici.
Permangono i rischi
“Tuttavia, l'offerta rimane ridotta e sostiene i prezzi”, evidenzia Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth Group. Inoltre, aggiunge, “permangono numerosi rischi, con la guerra tra Stati Uniti e Iran che ostacola i flussi energetici mediorientali e il conflitto Russia-Ucraina che si trascina”.
Arabia Saudita e Houthi filo-iraniani hanno registrato nuovi scambi di attacchi, mentre persistono le tensioni nello Stretto di Hormuz. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana ha riferito che una petroliera battente bandiera del Togo è stata colpita mentre attraversava lo stretto; la notizia, diffusa dai media statali iraniani, non è stata verificata indipendentemente.
Sebbene circa la metà dei flussi normali sia destinata a riprendere presto nell'oleodotto Est-Ovest, un'alternativa importante alle spedizioni che passano attraverso lo Stretto di Hormuz, ancora conteso tra Washington e Teheran, non si prevede il ritorno alla piena capacità prima di sei settimane.
Inoltre, Trump ha dichiarato ad Axios di essere vicino a una "decisione importante" su una eventuale ri-escalation degli attacchi contro l'Iran, prima di un incontro con i leader del Golfo previsto per la prossima settimana a New York.
Opportunità di acquisto?
"Consideriamo questo calo come un'opportunità di acquisto sui ribassi (buy-the-dip) sia per il greggio che per i prodotti raffinati", spiega Arne Lohmann Rasmussen, chief analyst di Global Risk Management a Copenaghen. "I prezzi si sono raffreddati, ma i rischi di fondo sull'offerta non sono scomparsi."
La durata della guerra con l'Iran, lanciata da Stati Uniti e Israele a febbraio, e l'interruzione dei flussi energetici sono diventate sempre più difficili da prevedere, hanno scritto giovedì gli analisti di JP Morgan, tra cui Natasha Kaneva.
"Per la prima volta dall'inizio del conflitto con l'Iran, non abbiamo uno scenario di base", ha affermato Kaneva, spiegando che "Semplicemente non sappiamo come modellare la fase finale."
“Gli indicatori tecnici mostrano che i future sul Brent trovano supporto tra i 100 e i 102 dollari, il che significa che serviranno sviluppi rilevanti per spingere i prezzi al di sotto di tale livello”, prevede Fawad Razaqzada di Forex.com.
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