Petrolio in picchiata dopo lo stop agli attacchi USA in Medio Oriente

La prospettiva della ripresa dei negoziati riduce il premio di rischio geopolitico sul greggio, mentre lโOpec+ aumenta la produzione azzerando cosรฌ i tagli dei mesi scorsi, anche se appare una decisione puramente formale.
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Petrolio in forte calo
Petrolio in picchiata in questa prima seduta di agosto dopo aver chiuso luglio con la maggior crescita mensile da marzo, grazie al nuovo ottimismo diffuso da Donald Trump sulle trattative tra Stati Uniti e Iran mentre lโOpec ha aumentato la produzione.
Stamattina il Brent crollava del 5%, scendendo a 83,30 dollari, mentre il greggio WTI scendeva (-6%) sotto quota 80 dollari al barile.
Calo che spinge al ribasso le azioni dei petroliferi di Piazza Affari: Eni a -2,30% (23,425), Tenaris a -0,30% (24,85 euro) e Saipem a -0,20% (4,183 euro).
Si raffredda la crisi in Medio Oriente
Trump ha annunciato la sospensione degli attacchi in Medio Oriente a condizione di โraggiungere rapidamente un accordoโ per riaprire velocemente lo Stretto di Hormuz: โMettetevi al lavoro, tutti, e portatelo a TERMINEโ, ha scritto il presidente su Truth Social.
Si tratta di un netto cambio di tono nei confronti dellโIran arrivato dopo giorni di minacce di una nuova offensiva contro Teheran che era consigliata anche dai suoi alleati nella regione, tra cui lโArabia Saudita.
Ridotto il premio di rischio
"La decisione di Trump di sospendere un importante attacco contro l'Iran ha ridotto il premio di rischio geopolitico immediato sul petrolio e ha dato un po' di respiro agli asset di rischio globali", sottolinea Stephen Innes, managing partner di Spi Asset Management.
โIl calo dei prezzi riflette il sollievo per il fatto che unโulteriore escalation sia stata evitata,โ secondo Takahiro Asaoka, ricercatore di materie prime presso lโItochu Research Institute Inc. โIl movimento sembra essere guidato principalmente dalla chiusura delle posizioni corte, mentre il premio di rischio geopolitico si riduce. Un calo sostenuto dei prezzi del petrolio รจ difficile senza un accordo che permetta al traffico nello Stretto di Hormuz di tornare alla normalitร โ, spiega lโesperto.
Lโaumento della produzione deciso dallโOpec+
Intanto, ieri lโOpec+ ha approvato un aumento della produzione di petrolio pari a 188 mila barili a partire dal prossimo primo di settembre, completando cosรฌ lโazzeramento dei tagli decisi in precedenza per un totale di 1,65 milioni.
In particolare, Arabia Saudita e Russia incrementeranno la prodizione di 62 mila barili, l'Iraq di 26 mila, il Kuwait di 16 mila, il Kazakhstan di 10 mila, l'Algeria di 6 mila e l'Oman di 5 mila.
L'ennesimo aumento del Gruppo dei Sette era giร previsto, anche se c'รจ da dire che gli aumenti decisi dal gruppo ogni mese nel corso dell'ultimo anno sono figurativi, dal momento che la guerra in Iran, gli attacchi alle infrastrutture petrolifere dei Paesi del Golfo ed il blocco dello Stretto di Hormuz hanno di fatto reso ipotetici questi aumenti.
La decisione, perรฒ, garantisce che, quando sarร ripristinata la normalitร , i Paesi dell'Opec potranno aggiustare al rialzo le loro quote e rifornite adeguatamente il mercato.
Per quanto concerne il futuro, gli esperti attendono che l'Opec+ manterrร la produzione sostanzialmente invariata nei prossimi mesi e, dunque, non attuerร piรน alcun aggiustamento da qui alla fine dell'anno, in vista delle trattative per il ricalcolo delle rispettive quote nel 2027.
Al prossimo incontro, fissato per il 6 settembre, i sette potrebbero optare per una pausa fino a dicembre. se con questa decisione โL'Opec+ ha azzerato i tagli volontariโ, osserva Jorge Leon, analista di Rystad, โla prossima sfida sarร gestire il surplus che potrebbe emergere con la normalizzazione delle esportazioniโ. A conflitto concluso, si intende.
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