Preview riunione Fed, ecco perché un rialzo potrebbe arrivare già domani

28/07/2026 09:30
Preview riunione Fed, ecco perché un rialzo potrebbe arrivare già domani

La riunione della Federal Reserve, che inizia oggi e terminerà domani, si presenta come uno degli appuntamenti più delicati degli ultimi mesi. La resilienza dell’economia statunitense, le pressioni inflazionistiche ancora elevate, il rialzo dei prezzi dell’energia e il nuovo orientamento restrittivo attribuito a Kevin Warsh stanno alimentando le aspettative di un possibile aumento dei tassi. I mercati assegnano già una probabilità del 30% a un intervento domani, mentre settembre resta lo scenario più probabile.

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Warsh, guerra e approccio "wait and see"

La riunione della Federal Reserve (Fed) che inizia oggi e terminerà domani sarà osservata con ancora maggiore attenzione del solito. Kevin Warsh ha infatti espresso apertamente la propria contrarietà alla forward guidance, ossia alla prassi con cui le banche centrali si impegnano preventivamente su future decisioni di politica monetaria, limitando così la propria capacità di reagire con flessibilità all'evoluzione dello scenario. Come si legge nell’analisi di Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, se il nuovo presidente della Fed manterrà questo approccio, da ora in avanti ogni riunione della banca centrale potrà potenzialmente tradursi in un intervento sui tassi.

L'economia statunitense continua a dimostrare una notevole resilienza. Ha attraversato un ciclo di rialzi dei tassi particolarmente aggressivo, una guerra commerciale e persino un conflitto militare, eppure gli ultimi dati macroeconomici restano solidi. Le vendite al dettaglio crescono del 6,7% su base annua, gli indicatori regionali dell'attività economica rimangono robusti e l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan continua a migliorare.

Questa resilienza, spiega Thozet, è sostenuta in larga parte dagli investimenti record effettuati dal settore tecnologico e all'interno dello stesso comparto, che alimentano a loro volta il cosiddetto effetto ricchezza. Al contrario, il mercato immobiliare e i settori non tecnologici mostrano una dinamica sostanzialmente stagnante. Nel complesso, il divario di produzione degli Stati Uniti resta positivo e le previsioni indicano che rimarrà tale anche nei prossimi due anni.

Inflazione, energia e rischi geopolitici

Gli ultimi dati sull'inflazione, sia al consumo sia alla produzione, sono risultati più contenuti rispetto ai timori del mercato. Tuttavia, osserva Thozet, rispettivamente al 3,5% e al 6,6%, i livelli restano elevati. Inoltre, il venir meno del memorandum di Islamabad, il nuovo blocco dello Stretto di Hormuz (con il probabile coinvolgimento anche dello stretto di Bab el-Mandeb) e il conseguente rialzo dei prezzi dell'energia rischiano di rendere questi dati già superati.

In questo contesto, evidenzia Thozet, considerando che Kevin Warsh è stato particolarmente esplicito nel ribadire l'intenzione di riportare l'inflazione al target dopo cinque anni di valori superiori all'obiettivo, la riunione di oggi assume un'importanza ancora maggiore. I mercati attribuiscono infatti una probabilità del 30% a un rialzo dei tassi già domani.

Queste aspettative si sono evolute di pari passo con l'andamento dei prezzi dell'energia, ma le ragioni che potrebbero spingere la Fed verso un orientamento più restrittivo vanno ben oltre il costo del carburante per Thozet. Le deportazioni e l'invecchiamento della popolazione stanno riducendo la forza lavoro americana; Donald J. Trump è tornato a promuovere una politica commerciale basata sui dazi e la tregua commerciale con la Cina mostra segnali di indebolimento.

Si può inoltre sostenere che, secondo Thozet, al di là dell'alternanza tra guerra e tregua o della riapertura e chiusura dello Stretto di Hormuz, stiano emergendo effetti di isteresi. In altre parole, anche nel caso di un nuovo cessate il fuoco o della firma di un ulteriore memorandum d'intesa, la possibilità di un rialzo dei tassi potrebbe comunque restare concreta. L'economia statunitense continua, infatti, a dimostrarsi resiliente e gli operatori economici, dopo essere stati smentiti più volte dagli eventi, tendono ormai a considerare l'instabilità in Medio Oriente come un rischio ricorrente, destinato a riemergere ciclicamente.

Rialzo dei tassi domani o a settembre

La questione centrale per Thozet è capire se Kevin Warsh stia semplicemente cercando di orientare le aspettative dei mercati oppure stia realmente preparando il terreno per un cambio di rotta della politica monetaria. Per il momento, la sua retorica particolarmente restrittiva potrebbe essere sufficiente a influenzare le aspettative, ma questo effetto non potrà durare indefinitamente: prima o poi i mercati vorranno una conferma concreta sotto forma di un effettivo rialzo dei tassi.

Settembre continua a rappresentare l'ipotesi più probabile. Entro quella riunione, precisa Thozet, la Fed disporrà di altri due mesi di dati su inflazione, mercato del lavoro e attività economica, elementi che consentiranno di valutare se le recenti pressioni sui prezzi, in particolare quelle legate all'energia e all'instabilità in Medio Oriente, si stiano trasmettendo al resto dell'economia. Inoltre, la riunione di settembre sarà accompagnata dall'aggiornamento del Summary of Economic Projections, offrendo così ai policymaker una base più solida per giustificare un eventuale cambiamento di orientamento attraverso nuove stime su inflazione e crescita.

L'ipotesi di un intervento già domani, sottolinea Thozet, non può essere esclusa, soprattutto se la Fed dovesse ritenere opportuno dare credibilità alla propria comunicazione restrittiva prima che le aspettative d'inflazione inizino a disancorarsi.

Implicazioni per i mercati obbligazionari

La parte iniziale della curva dei rendimenti statunitense, secondo Thozet, continua a offrire scarsa visibilità per assumere posizioni con convinzione. Investire su quella parte della curva significa infatti formulare contemporaneamente due previsioni: l'evoluzione del conflitto e dei prezzi dell'energia da un lato e, dall'altro, stabilire se il nuovo orientamento restrittivo della Fed sia soprattutto una strategia di comunicazione oppure preluda a un effettivo cambiamento di politica monetaria. Su entrambi i fronti l'incertezza resta elevata e il mercato sconta già una probabilità di circa il 30% di un rialzo domani e di un aumento pienamente incorporato entro settembre.

L'opportunità più interessante per Thozet si colloca invece sulle scadenze più lunghe della curva, dove i rendimenti dovrebbero continuare a salire. Le aspettative d'inflazione per il 2027 e il 2028 restano infatti ancorate intorno al 2,5%, segnalando che il mercato attribuisce ancora una probabilità relativamente bassa a uno scenario di inflazione persistentemente elevata.

I premi a termine (term premium) sono aumentati, ma secondo Thozet rimangono ancora troppo contenuti. Ancora di più se il termine di paragone non è l'era della forward guidance dell'ultimo decennio, bensì il periodo precedente alla crisi finanziaria del 2008, conclude Thozet, quando l'incertezza sulla politica monetaria era riflessa in misura molto più marcata nei rendimenti delle obbligazioni a lunga scadenza.

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