Rendimento dell’8,9% cumulabile in dollari con l’obbligazione callable di Barclays

L’emittente inglese lancia un’obbligazione ad elevato rendimento, chiamata USD 20y Fixed Rate Callable Notes con Isin XS3345059797, che cumula ogni anno delle cedole pari all’8,9% in dollari sul valore nominale di 100. Il bond può essere richiamato a discrezione dell’emittente dal termine del secondo anno di vita. La durata massima è 20 anni, ma si può sempre vendere sul mercato in qualsiasi momento. Oggi l’obbligazione si compra sotto la pari a 97,75 dollari.
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I punti di forza del nuovo bond
Rendimento dell’8,9% annuo in dollari e richiamabile in anticipo con durata massima 20 anni: la nuova obbligazione callable di Barclays con Isin XS3345059797, strutturato come un bond a cedole cumulate, ha un ritorno tra i più elevati nella propria categoria. L’investimento prevede un taglio minimo di 1.000 dollari, rendendolo accessibile anche alla clientela retail con una soglia contenuta rispetto ad altre emissioni. L’8,9% è calcolato sul valore nominale di 100 dollari, sul prezzo di oggi, 97,75 dollari il rendimento è del 9,1%.
L’obbligazione incorpora un’opzione di rimborso anticipato a discrezione dell’emittente al termine del secondo anno di vita. Oggi i tassi sono lievitati per l’incremento dell’inflazione legato alla crisi di Hormuz. Il nuovo presidente della Federal Reserve (Fed) ha già fatto sapere di voler domare l’inflazione, e i Fed Watch prezzano ormai per il prossimo meeting del 29 luglio un 67% di probabilità che la Fed alzi i tassi.
Lo stop del conflitto e l’apertura dello stretto, con il crollo del prezzo del greggio che dal picco di 108 dollari al barile a maggio per la qualità Wti è scesa a 71 dollari, potrebbe raffreddare l’inflazione. Se così fosse sarebbe una buona occasione per approfittare di tassi elevati, con un bond prezzato su uno scenario altamente inflazionistico che potrebbe non durare a lungo. Il bond quota oggi sotto la pari perché prezza già possibili rialzi da parte della Fed.
Dal secondo anno, a fronte di un calo dei tassi, Barclays avrebbe convenienza a esercitare il richiamo anticipato e rifinanziarsi a condizioni più favorevoli, ritirando l’obbligazione prima della scadenza naturale. Questo è uno scenario positivo per l’investitore perché prima richiama Barclays, maggiore sarà il rendimento implicito del bond come vedremo dalla tabella più avanti. Oltre alle cedole si aggiunge anche un piccolo capital gain perché si acquista il bond a 97,75 euro ma verrà rimborsato a 100 (2,3% in più da spalmare sugli anni di vita del prodotto).
In caso non intervenisse il rimborso anticipato, alla scadenza naturale la struttura consente di trasformare un capitale iniziale di 1.000 dollari in un rimborso alla scadenza naturale dei 20 anni previsti pari a 2.780 dollari. In alternativa, l’investitore può uscire in qualsiasi momento cedendo l’obbligazione al corso tel quel, quindi a un prezzo che incorpora anche le cedole maturate fino a quel momento. In caso di calo dei tassi e a parità di solidità dell’emittente, il prezzo del bond tenderà ad aumentare in caso di rialzo a scendere.
Incasso fino a 2.780 dollari su 1.000 investiti in 20 anni
L’instabilità in Medio Oriente, per il conflitto tra Stati Uniti e Iran, ha alimentato la volatilità sui mercati energetici e inflazione. La fine del conflitto sta già portando i suoi effetti sul prezzo del greggio e dunque il suo impatto sull’inflazione sarà decisamente inferiore, fino a spegnersi e addirittura arrivare fra 9 mesi ad avere un effetto deflazionistico rispetto al periodo di conflitto.
Nel breve periodo potremmo assistere a un rialzo dei tassi per combattere il ritorno dell’inflazione ma è probabile che dopo le banche centrali si fermino o addirittura invertano rotta. Gli shock energetici, in genere, portano a un’inflazione di breve durata, già in gran parte prezzata dal mercato e dall’obbligazione di Barclays.
La risposta più efficace all’aumento dell’incertezza resta una diversificazione ben costruita del portafoglio, che includa anche obbligazioni bancarie. Si tratta di una soluzione adatta a chi ricerca rendimenti superiori rispetto ai titoli di Stato, mantenendo un profilo di rischio più contenuto rispetto all’azionario, che dall’inizio dell’anno ha mostrato una volatilità significativa, accentuata anche dalle tensioni geopolitiche e dai timori legati alla fornitura di petrolio e gas naturale. Anche l’esposizione a valute diverse dall’euro, come il dollaro, può rappresentare un’opportunità purché il rapporto tra rischio e rendimento risulti equilibrato.
In questa direzione si inserisce la nuova obbligazione in dollari emessa in Italia da Barclays, chiamata USD 20y Fixed Rate Callable Notes, codice Isin XS3345059797, con una durata naturale di 20 anni e possibilità di rimborso anticipato a discrezione dell’emittente dopo i primi due anni di vita. L’elemento distintivo è il rendimento dell’8,9% annuo lordo sul valore nominale (9,1% sul prezzo attuale), con cedole cumulabili all'interno del prodotto lungo l’intero orizzonte temporale. Il bond è negoziabile dall’11 maggio sul segmento Bond-X di EuroTLX di Borsa Italiana ed è accessibile alla clientela retail con un taglio minimo di 1.000 dollari.
L’emittente è Barclays Bank PLC (Barclays), attualmente nella top 20 delle banche a livello mondiale e al quinto posto in Europa con oltre 2.000 miliardi di dollari di total asset. Le agenzie di rating esprimono giudizi solidi su Barclays: Standard & Poor’s assegna un rating A+ (outlook stabile), Moody’s valuta il gruppo come A1 (stabile) e Fitch lo classifica con un rating A+ (stabile). Con valutazioni di questo livello, strumenti capaci di offrire rendimenti così elevati senza assumere un rischio superiore sono difficili da trovare sul mercato.
Per sostenere una remunerazione così elevata, l’obbligazione è stata strutturata come un bond a cedole cumulabili, ovvero privo di cedole periodiche distribuite nel corso della vita del bond. L’intero rendimento viene corrisposto in un’unica soluzione alla scadenza finale o in caso di rimborso anticipato. Ogni anno il valore dell’obbligazione incorpora un rendimento pari a 89 dollari, cosicché un investimento iniziale di 1.000 dollari si tradurrà, alla scadenza dell’11 maggio 2046, in un rimborso complessivo di 2.780 dollari, un importo che comprende 1.780 dollari di rendimento cumulato (89 dollari per 20 anni) oltre al capitale investito (1.000 dollari).
La struttura prevede che le cedole restino integrate nel valore del bond, aumentando l’efficienza finanziaria perché non essendo distribuite generano ulteriore rendimento, senza precludere la possibilità di uscita anticipata. Barclays opera come market maker, garantendo la presenza continuativa di prezzi in acquisto e in vendita. In caso di disinvestimento prima della scadenza, il prezzo sarà determinato al corso tel quel, includendo il valore delle cedole maturate, consentendo così all’investitore di capitalizzare il rendimento accumulato fino a quel momento.
Il confronto con il Treasury Usa a 20 anni
La struttura del nuovo bond con Isin XS3345059797 non prevede la distribuzione di cedole annuali ma concentra l’intero pagamento alla scadenza o in caso di rimborso anticipato, consente a Barclays di impiegare in modo più efficiente il capitale all’interno dello strumento, con un impatto diretto sul rendimento complessivo. L’assenza di flussi periodici in uscita permette infatti di capitalizzare gli interessi anno dopo anno.
In pratica, gli interessi maturati nel primo anno vengono reinvestiti nel secondo, e il meccanismo si ripete lungo tutta la durata del prodotto (meccanismo degli interessi composti). Questo processo incrementa progressivamente la base su cui si calcola il rendimento, generando un effetto cumulativo che accresce il valore finale in modo significativo, secondo una dinamica assimilabile a un effetto “palla di neve” che si amplia con il passare del tempo.
Per chiarire il funzionamento, il confronto (vedi tabella sottostante) è stato effettuato tra due strumenti: un Treasury Usa a 20 anni, con cedola annuale e rendimento lordo del 5%, e il nuovo bond di Barclays con Isin XS3345059797. Dall’analisi emerge che l’obbligazione bancaria offre un rendimento superiore rispetto al Treasury in qualsiasi anno venga esercitato l’eventuale richiamo.
Quanto più anticipato sarà il rimborso, tanto più elevato risulterà il rendimento medio annuo (vedi tabella sottostante). Questo meccanismo che mantiene nella cassaforte del bond tutte le cedole maturate si riflette anche sul prezzo del prodotto aiutandolo a portarsi sopra la pari e a lasciare la possibilità all’investitore di rivenderlo in guadagno, senza aspettare la scadenza.
Guardiamo riga per riga, il nuovo bond di Barclays renderà l’8,9% ipotizzando al primo anno un richiamo anticipato da parte dell’emittente. Con il richiamo al 2° anno siamo a un rendimento dell’8,52%, al 3° dell’8,20%, al 4° del 7,91%, al 5° del 7,64%, al 6° del 7,38%, al 7° del 7,16%, all’8° del 6,95%, al 9° del 6,75%, al 10° del 6,57%, all’11° del 6,40%, al 12° del 6,24%, al 13° del 6,09%, al 14° del 5,95%, al 15° del 5,81%, al 16° del 5,69%, al 17° del 5,57%, al 18° del 5,45%, al 19° del 5,34% e al 20° del 5,24%.
Il confronto è stato costruito ipotizzando che l’investitore nel Treasury reinvesta ogni cedola in modo immediato e puntuale, versando anche le imposte dovute a ogni stacco. Un’ipotesi teorica che raramente trova piena applicazione nella pratica. Uno dei vantaggi di questo bond risiede proprio nella semplicità di gestione: il reinvestimento avviene automaticamente all’interno del prodotto, affidando a Barclays l’onere operativo e rendendo l’investimento più comodo.
Possibilità di rimborso anticipato dalla fine del secondo anno
Il bond di Barclays con Isin XS3345059797 potrebbe non arrivare alla scadenza finale. Infatti, l’emittente si è riservato la possibilità di rimborsarlo anticipatamente a sua discrezione. Grazie all’opzione “callable”, a partire dalla fine del secondo anno di vita (11 maggio 2028) e poi con cadenza annuale, Barclays potrà decidere di richiamare l’obbligazione, riconoscendo all’investitore un importo di rimborso pari al 100% del valore nominale (1.000 dollari) a cui si aggiunge la cedola maturata nell’anno in cui viene esercitato il rimborso anticipato.
L’11 maggio di ogni anno Barclays potrà comunicare l’eventuale decisione di richiamare il bond. Per ogni anno trascorso, il valore del rimborso salirà di 89 dollari. Prima il bond viene ritirato e maggiore sarà il rendimento come mostra la tabella seguente.
In caso, invece, di mancato esercizio dell’opzione di richiamo anticipato da parte dell’emittente durante la vita dell’obbligazione, alla data di scadenza dell’11 maggio 2046, l’obbligazione corrisponderà un importo pari al 100% del valore nominale (1.000 dollari) maggiorato della cedola relativa all’ultimo anno di 1.780 dollari.
In presenza di un calo significativo dei tassi di interesse rispetto ai livelli attuali, per Barclays diventerebbe più conveniente rimborsare anticipatamente il bond e ricorrere a nuove forme di finanziamento a condizioni meno onerose. In uno scenario di rialzo dei tassi, lo strumento resterebbe invece in vita fino alla scadenza finale. L’idea di fondo è che con un rendimento così elevato il bond dovrebbe essere in grado di navigare anche in acque incerte come quelle sui tassi, offrendo un buon ritorno. Il bond è stato prezzato in uno scenario di tassi in lieve rialzo legato all’aumento dell’inflazione per lo shock petrolifero.
Quali saranno le prossime mosse della Fed?
Dopo mesi in cui i mercati avevano scommesso su un percorso di graduale allentamento monetario negli Stati Uniti, lo scenario è cambiato sensibilmente. Le aspettative di taglio dei tassi sono state progressivamente accantonate e gli investitori hanno iniziato a considerare persino l’ipotesi di un nuovo rialzo del costo del denaro. Il risultato è stato un aumento della volatilità sul mercato obbligazionario, con i rendimenti dei Treasury che restano elevati.
Alla base di questo cambiamento vi è il ritorno delle pressioni inflazionistiche osservato durante la primavera, alimentato in larga misura dall’impennata dei prezzi energetici legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran. L’escalation in Medio Oriente aveva riacceso i timori per la sicurezza delle forniture energetiche globali e per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, provocando un rapido rialzo delle quotazioni del petrolio e delle aspettative di inflazione.
In questo contesto si inserisce la nuova linea di pensiero della Fed. Nella riunione del 17 giugno, la prima sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh, il FOMC ha mantenuto invariato il tasso sui Fed Funds nel range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, adottando però un tono decisamente più prudente e orientato alla stabilità dei prezzi. Lo stesso Warsh ha ribadito che la priorità dell’istituto resta il controllo dell’inflazione e che la banca centrale è pronta ad agire qualora le pressioni sui prezzi dovessero rivelarsi più persistenti del previsto.
Il mercato ha immediatamente recepito questo cambio di impostazione. Le aspettative di taglio dei tassi si sono ridotte sensibilmente e i Fed Funds Futures attribuiscono oggi una probabilità significativa a un rialzo del costo del denaro già nei prossimi mesi. Le nuove proiezioni dei membri del FOMC mostrano inoltre un orientamento più restrittivo rispetto a quello emerso a inizio anno, con numerosi esponenti della banca centrale che ritengono possibile almeno un rialzo entro la fine del 2026.
Il vero elemento di svolta potrebbe tuttavia arrivare proprio dal mercato energetico. Dopo il cessate il fuoco e il progressivo allentamento delle tensioni tra Washington e Teheran, le quotazioni del greggio hanno già corretto parte dei rialzi registrati durante il conflitto. Se questa dinamica dovesse proseguire, l’impatto inflazionistico dell’energia potrebbe risultare molto più limitato di quanto temuto nelle settimane più critiche.
Storicamente gli shock energetici producono infatti un’inflazione diversa rispetto a quella generata dalla crescita salariale. L’aumento del prezzo del petrolio tende a trasferirsi rapidamente ai prezzi al consumo, ma nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno temporaneo. Una volta esaurita la fase di tensione geopolitica, il confronto con i livelli elevati raggiunti durante il picco del conflitto tende a generare effetti statistici opposti. In altri termini, il contributo dell’energia all’inflazione può progressivamente ridursi fino a diventare neutrale e, in alcuni casi, addirittura deflazionistico nei trimestri successivi.
Per questo motivo il mercato guarda oltre il breve termine. Un eventuale rialzo dei tassi nelle prossime riunioni, finalizzato a contrastare il temporaneo ritorno delle pressioni inflazionistiche, non implicherebbe necessariamente l’avvio di un nuovo ciclo restrittivo prolungato. Se il raffreddamento dei prezzi energetici dovesse confermarsi e l’inflazione tornasse a rallentare nella seconda parte dell’anno, la Fed potrebbe successivamente mantenere i tassi invariati per un periodo prolungato o tornare a valutare un graduale allentamento delle condizioni monetarie.
In questo contesto, il tema centrale per i mercati non è tanto il possibile rialzo dei tassi nel breve termine, quanto la natura delle pressioni inflazionistiche attuali. Se l’accelerazione dei prezzi si confermerà prevalentemente legata all’energia, il suo impatto potrebbe esaurirsi nel giro di pochi trimestri. Se invece dovessero emergere segnali di maggiore persistenza nell’inflazione di fondo, allora la Fed potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
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