Rialzi Fed e rischio IA: la diversificazione conta più di prima

I dati economici della settimana confermano che l'economia statunitense è in crescita, ma con il rischio che l'inflazione persistente si radichi ulteriormente, alimentando la crescente preoccupazione dei consumatori. La crescita economica rimane robusta, ma i rischi di inflazione sono in aumento.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Il calendario macroeconomico offre oggi un quadro abbastanza completo sulla tenuta dell’economia reale, sia in Europa sia soprattutto negli Stati Uniti. In Eurozona l’attenzione si concentrerà sulla produzione industriale di agosto che, dopo il leggero calo registrato il mese precedente, è attesa in leggero miglioramento. Un dato deludente rafforzerebbe l’idea di un settore manifatturiero ancora fragile, in particolare in Germania, e peserebbe sull’euro e sui titoli bancari europei. Al contrario, una sorpresa positiva darebbe un po’ di ossigeno alla moneta unica e alleggerirebbe i timori di stagnazione.
Il vero fulcro della giornata sarà però oltreoceano. Atteso infatti un pacchetto di indicatori che i mercati seguiranno con grande attenzione. Le vendite al dettaglio di settembre rappresentano il dato più atteso. Dopo il balzo di agosto, il consenso punta a un rallentamento intorno allo 0,3% mensile. Un numero più debole del previsto sarebbe interpretato come un segnale di allentamento della domanda interna e potrebbe far tornare in auge le scommesse su una Fed meno aggressiva. Un risultato ancora robusto, invece, terrebbe alti i rendimenti e rafforzerebbe il dollaro. Nello stesso blocco di dati arriveranno anche il PPI di settembre, utile per capire se le pressioni sui prezzi alla produzione continuano a trasmettersi a valle e i due indici regionali Empire State e Philadelphia Fed di ottobre. Questi ultimi sono particolarmente osservati perché offrono un’indicazione anticipata sullo stato di salute del manifatturiero americano. Infine, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione aiuteranno a monitorare se il mercato del lavoro resta ancora solido o mostra i primi segni di cedimento.
In un periodo caratterizzato da continue preoccupazioni per l'aumento dei tassi di interesse, il mercato obbligazionario ha trovato un po' di sollievo dopo che due importanti aste di titoli del Tesoro a 10 e 30 anni sono state accolte positivamente dagli investitori. La notizia ha innescato un brusco cambiamento, avvenuto in un solo giorno, nelle recenti dinamiche di mercato e ha offerto un importante banco di prova per verificare se i portafogli degli investitori siano effettivamente diversificati.
I dati economici della settimana hanno continuato a confermare che l'economia statunitense è in crescita, ma con il rischio indesiderato che l'inflazione persistente si radichi ulteriormente, alimentando la crescente preoccupazione dei consumatori. I verbali della riunione della Fed del 29 settembre hanno mostrato un ampio consenso sulla necessità di tassi di interesse più elevati. Tutti i 19 partecipanti, non solo i membri votanti, hanno sostenuto l'aumento di 25 bps, mentre quasi tutti hanno giudicato i rischi di inflazione orientati al rialzo e alcuni hanno ritenuto che tali rischi fossero addirittura aumentati. La maggior parte dei partecipanti ha inoltre ritenuto opportuno un ulteriore aumento entro la fine dell'anno.
Parlando a Istanbul giovedì 8 ottobre, il governatore della Fed Waller, che in precedenza aveva suggerito che ulteriori misure restrittive potrebbero non essere necessarie, sembra essersi schierato decisamente a favore di un aumento dei tassi. Con l'economia in rafforzamento nella seconda metà dell'anno, Waller ha affermato che, se i dati continueranno a evolversi come previsto, si aspetta ulteriori rialzi per favorire un più rapido ritorno dell'inflazione all'obiettivo del 2%. Allo stesso tempo, ha sottolineato che il FOMC mantiene una certa flessibilità sui tempi di tali rialzi, a condizione che vengano attuati entro un periodo di tempo accettabile.
I dati economici pubblicati la scorsa settimana hanno rafforzato entrambe la tesi di Waller: la crescita economica rimane robusta, ma i rischi di inflazione sono in aumento. L'indice PMI (Purchasing Managers' Index) del settore dei servizi si è attestato a un livello ancora positivo di 54,9 punti, con i nuovi ordini che restano elevati a 59,8 e gli ordini inevasi che raggiungono il livello più alto da luglio 2022. Combinando i dati dell'indagine sui servizi con quelli dell'indagine manifatturiera e ponderandoli in base alla rispettiva quota di mercato di ciascun settore, il valore complessivo si mantiene elevato a 54,9 punti, appena al di sotto del 55,3 del mese scorso e del 55,7 di febbraio e, al di fuori di questi due mesi, al livello più alto da settembre 2022. In altre parole, la crescita attuale rimane non solo robusta, ma anche generalizzata.
La notizia meno positiva riguarda i prezzi. L'indice ISM dei prezzi pagati nei servizi è salito a 74,0 da 72,6, il valore più alto da luglio 2022, mentre 17 dei 18 settori dei servizi hanno segnalato un aumento dei prezzi. Questo dato è particolarmente preoccupante perché l'inflazione nel settore dei servizi tende a essere più persistente e suggerisce che le pressioni sui costi, di portata più ampia, si stanno ripercuotendo sempre più sul comparto dei servizi dell'economia.
Dopo quasi cinque anni e mezzo di inflazione al di sopra dell'obiettivo, la combinazione di una crescita sostenuta e di crescenti pressioni sui prezzi sta aumentando il rischio evidenziato da Waller. I consumatori potrebbero quindi iniziare a incorporare un'inflazione più elevata nelle loro aspettative per il futuro. L'aspettativa di inflazione a un anno della Fed di New York è salita al +3,9%, il livello più alto da maggio 2023, mentre l'indicatore triennale è aumentato al +3,25%. A parte i valori del +3,26% di luglio e del +3,34% di giugno, l'indicatore triennale si trova ora al livello più alto da giugno 2022. Il rischio non è più semplicemente che l'inflazione rimanga elevata oggi, ma che si integri sempre più nelle aspettative per il futuro, una preoccupazione rafforzata dal sondaggio dell'Università del Michigan pubblicato venerdì.
Sebbene i funzionari della Fed rimangano ottimisti sulla crescita economica, l'indagine preliminare dell'Università del Michigan di ottobre ha evidenziato la crescente frustrazione dei consumatori per il costo della vita. Le aspettative di inflazione a 5-10 anni sono salite al +3,5% dal +3,4%, ben al di sopra della fascia di previsione per il 2024, compresa tra il +2,8% e il +3,2%. Il sentiment generale è sceso a 46,3 da 48,1. A parte il dato di maggio (44,8), si tratta del livello più basso nella storia dell'indagine, che risale al 1978. La valutazione dei consumatori sulle condizioni attuali è scesa al minimo storico di 44,7 da 50,9, mentre le aspettative sono leggermente aumentate fino a raggiungere un valore comunque storicamente basso di 47,3 da 46,3. Forse l'aspetto più significativo è che le condizioni di acquisto di beni durevoli di grandi dimensioni per la casa sono scese al livello più basso mai registrato nell'indagine, riflettendo il peso combinato di prezzi elevati e costi di finanziamento.
La differenza più significativa potrebbe essere quella legata alla ricchezza. Il sentiment tra i consumatori meno abbienti, coloro che non possiedono azioni e quelli con i portafogli azionari più piccoli è crollato di circa il 25% da gennaio. Al contrario, il sentiment tra coloro che si trovano nel terzo medio e nel terzo superiore della popolazione azionaria è diminuito di meno del 10%. Per le famiglie con risorse limitate, l'aumento dei prezzi sta erodendo costantemente la sicurezza finanziaria. Per coloro che possiedono attività finanziarie, i valori di mercato elevati contribuiscono ad attutire l'impatto di tali prezzi più alti. Tuttavia, questo cuscinetto di ricchezza è diventato sempre più dipendente dalla continua crescita di un ristretto gruppo di titoli legati all'intelligenza artificiale.
Ma gli investitori non dovrebbero abbandonare il tema dell'IA. Piuttosto, dovrebbero integrarlo con investimenti i cui risultati siano guidati da diverse forze economiche e di mercato, tra cui il previsto spostamento di valore verso gli utilizzatori della tecnologia.
La diversificazione è sempre importante, ma oggi è ancora più cruciale data la concentrazione degli investimenti legati all'intelligenza artificiale sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. L'aumento dei tassi da parte della Fed non predetermina alcun risultato specifico, ma storicamente ha aumentato i rischi. Né crediamo che la spesa per l'IA sia indipendente dal ciclo economico. Dare vita a questa tecnologia richiede quantità di capitale sempre maggiori.
Questo ci riporta al punto di partenza, ovvero che il rischio sta diventando sempre più circolare e che gli investimenti nell'IA richiedono un accesso continuo ai capitali, mentre i conseguenti guadagni di mercato contribuiscono a sostenere la ricchezza e la spesa che alimentano l'economia nel suo complesso. Gran parte della crescita del mercato azionario negli ultimi anni si è concentrata in segmenti ristretti legati all'IA. Qualsiasi perturbazione significativa minaccerebbe quindi non solo il mercato, ma anche il cuscinetto di ricchezza che sostiene i consumatori e, in ultima analisi, la spesa complessiva.
Per gli investitori, il messaggio non è ovviamente quello di abbandonare l'IA, ma di evitare di legare il proprio portafoglio, e il proprio futuro finanziario, a una manciata di titoli azionari legati all'IA, le cui sorti potrebbero cambiare rapidamente. Le alternative esistono ancora e un portafoglio realmente diversificato può partecipare alle opportunità offerte dall'IA, trovandosi al contempo in una posizione migliore qualora l'entusiasmo per il tema dovesse affievolirsi.
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