Risiko bancario, come cambia il risparmio degli italiani

Il consolidamento del sistema bancario italiano sta ridisegnando il mercato del risparmio e degli investimenti. Se da un lato la nascita di gruppi sempre piรน grandi rafforza la soliditร del settore, dall'altro emergono interrogativi su concorrenza, costi per i clienti, qualitร dei servizi e libertร di scelta dei risparmiatori. Ecco quali sono le principali implicazioni del nuovo risiko bancario.
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Concentrazione del sistema e impatto sui risparmiatori
Lโultimo capitolo del risiko bancario italiano conferma una tendenza ormai consolidata: il rafforzamento dellโintegrazione tra i principali poli nazionali e la progressiva concentrazione del settore attorno a pochi grandi operatori. Si tratta di un processo in corso da decenni: dagli oltre mille istituti presenti allโinizio degli anni Novanta si รจ passati agli attuali poco piรน di 400.
Come si legge nel commento di Andrea Rocchetti, Global Head of Wealth di Moneyfarm, alla fine del 2025, i primi cinque gruppi bancari italiani controllavano giร il 68% degli attivi del sistema, con inevitabili riflessi sul settore del risparmio gestito. Una dinamica analoga, forse ancora piรน marcata, caratterizza la previdenza complementare: secondo l'ultima Relazione annuale Covip, a fine 2025 operavano in Italia 273 forme pensionistiche complementari, contro le 739 del 1999. In poco piรน di venticinque anni il numero si รจ piรน che dimezzato, anche per effetto di operazioni di riorganizzazione e concentrazione nel settore finanziario.
Per i risparmiatori, spiega Rocchetti, la presenza di pochi grandi gruppi solidi presenta alcuni indubbi vantaggi. Banche piรน patrimonializzate sono generalmente piรน capaci di assorbire gli shock economici, investire in innovazione tecnologica e sicurezza informatica, sostenere la competizione a livello europeo. Sotto questo profilo, la maggiore dimensione puรฒ rappresentare una garanzia di stabilitร per chi affida loro i propri risparmi. Accanto ai benefici, perรฒ, emergono alcune criticitร per Rocchetti. Un mercato piรน concentrato tende infatti a ridurre la pressione competitiva tra gli operatori, limitando sia le occasioni per i clienti di cambiare intermediario sia gli incentivi per le banche a migliorare la propria offerta. Il tema รจ particolarmente rilevante nel risparmio gestito italiano, dove il rapporto fiduciario e la relazione personale con il consulente contribuiscono spesso a incentivare la permanenza del cliente presso lo stesso operatore.
Secondo unโindagine di Altroconsumo, il 50% degli intervistati utilizza la stessa banca da oltre ventโanni e il 73% da piรน di dieci anni. Sul fronte degli investimenti si osserva maggiore mobilitร , evidenzia Rocchetti, ma anche in questo caso le alternative vengono spesso valutate allโinterno di un sistema caratterizzato dagli stessi meccanismi di concentrazione e fedeltร . Che si tratti piรน di inerzia che di una scelta consapevole sembra suggerirlo anche il costo sostenuto dai clienti.
Secondo Banca dโItalia, nel 2024 chi aveva un conto presso la stessa banca da oltre dieci anni pagava mediamente 122 euro lโanno, piรน del doppio dei 59 euro sostenuti da chi aveva aperto il conto da meno di dodici mesi. Del resto, non รจ una preoccupazione solo italiana: la scarsa mobilitร dei risparmiatori tra intermediari e i costi elevati della distribuzione sono tra i problemi strutturali che la Commissione Europea ha messo al centro della Retail Investment Strategy. Il pacchetto normativo approvato a dicembre 2025 si muove esattamente in questa direzione: impone trasparenza e comparabilitร sui costi.
Conflitti di interesse costi e qualitร dei servizi
Un altro elemento caratteristico del sistema italiano รจ il modello integrato, sottolinea Rocchetti, in cui lo stesso gruppo controlla la banca, la societร di gestione e la rete distributiva. Una struttura che genera potenziali conflitti di interesse e che, almeno finora, non sembra aver prodotto benefici tangibili in termini di efficienza per il cliente finale.
Non รจ un caso che i costi dei fondi comuni in Italia restino tra i piรน elevati d'Europa. Un fondo azionario presenta in media commissioni annue superiori al 2%, anche a causa del peso della distribuzione: secondo un'analisi Consob, circa il 70% delle commissioni di gestione viene assorbito dalla rete distributiva. A tal proposito, la RIS - pur non mettendo fine agli inducements - introduce una novitร sostanziale rispetto a MiFID II: il principio del Value for Money, che non solo obbliga produttori e distributori a confrontare i propri prodotti con un gruppo di riferimento comparabile, ma anche a dimostrare formalmente che i costi siano giustificati. Non piรน solo trasparenza, ma prova attiva di proporzionalitร .
In teoria, osserva Rocchetti, le economie di scala generate dalle fusioni dovrebbero consentire servizi migliori e meno costosi. Lโesperienza degli ultimi anni mostra perรฒ che i vantaggi derivanti dalle sinergie tendono spesso a rimanere in capo agli azionisti, senza riflettersi in una riduzione delle commissioni per i clienti. Il risiko bancario, inoltre, non ha arrestato il progressivo ridimensionamento della presenza fisica sul territorio. Nel solo 2025 sono stati chiusi altri 516 sportelli e oggi il 44% dei comuni italiani รจ privo di una filiale bancaria, lasciando circa cinque milioni di persone senza un presidio di prossimitร . La riduzione degli sportelli non rappresenta necessariamente un problema, a condizione che i canali digitali siano in grado di colmare efficacemente il vuoto lasciato dalla presenza fisica. Tuttavia, precisa Rocchetti, la trasformazione verso modelli di servizio realmente ibridi, capaci di integrare tecnologia e consulenza umana, appare ancora incompleta.
Piรน trasparenza e maggiore libertร di scelta
Per i risparmiatori, chiarisce Rocchetti, il principio resta quindi lo stesso: prestare attenzione ai servizi ricevuti, confrontare costi e condizioni, pretendere trasparenza e qualitร , evitando un atteggiamento passivo. In un mercato sempre piรน concentrato, esercitare il proprio potere di scelta diventa ancora piรน importante ed รจ esattamente a questo che punta anche la Savings and Investments Union europea: creare le condizioni perchรฉ la scelta sia piรน facile da esercitare, con strumenti di risparmio e investimento piรน comparabili tra loro, portabili tra provider diversi e accessibili anche oltre i confini nazionali.
Un primo passo concreto, conclude Rocchetti, sono i Savings and Investment Accounts, conti standardizzati che la Commissione Europea ha raccomandato agli Stati membri di introdurre, anche se, per ora, resta una direzione tracciata piรน che un traguardo raggiunto.
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