Riunione BCE, gli analisti si attendono un rialzo. Altra mossa entro l’anno? Le previsioni

Se c’è unanimità sulle previsioni di una secondo mossa restrittiva da parte della Banca centrale europea, analisti e mercati si dividono sulle future scelte dell’istituto guidato da Christina Lagarde, alla luce di un’inflazione complessiva ancora ai massimi da tre anni e un dato ‘core’ che sembra non giustificare il panico sui prezzi.
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Domani la riunione della BCE
Viglia per la riunione della Banca centrale europea, attesa domani giovedì 10 settembre alla decisione sui tassi di interesse.
Il consensus generale ritiene che la decisione sia praticamente certa: l’istituto guidato da Christina Lagarde dovrebbe aumentare di 25 punti base il costo del denaro, portando così il tasso sui depositi al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65% e quello sulle operazioni di prestito marginale al 2,90%.
Della mossa restrittiva ne sono convinti tutti i 65 economisti interpellati la settimana scorsa da Reuters e alla base di queste previsioni ci sono diversi fattori.
Per la BCE si tratterebbe del secondo rialzo dei tassi per quest'anno, già definito da molti come 'precauzionale'. O forse, con una terminologia più gradita all'Eurotower “un aumento dei tassi volto a rafforzare la propria credibilità e a prevenire eventuali effetti indiretti o addirittura di secondo ordine derivanti dall'attuale shock dei prezzi dell'energia”.
I perché dell’aumento
“Dopo il primo rialzo di giugno, settembre sembrava il momento più probabile per un secondo intervento. Ogni dubbio residuo è stato dissipato dall’inflazione complessiva dell’area euro, salita ad agosto al 3,3%, il livello più elevato da quasi tre anni, in un contesto di aumento dei prezzi del gas naturale. Da allora, diversi esponenti del Consiglio direttivo si sono espressi a favore di un rialzo. Anche i dati più recenti sull’attività economica rassicureranno i responsabili della politica monetaria: l’economia ha mostrato chiari segnali di resilienza allo shock iniziale e gli indicatori di fiducia suggeriscono che questa tendenza sia proseguita nel secondo semestre”, spiega Henry Cook, Senior Europe Economist di MUFG Bank.
Cosa potrebbe accadere successivamente?
Dissolti i dubbi su cosa farà domani la BCE, le previsioni più importanti riguardano il dopo.
Attualmente i mercati prezzano un tasso sui depositi al 2,73% entro dicembre, il che implica una probabilità di circa il 90% di un ulteriore rialzo dopo quello ampiamente atteso di domani, dall'attuale 2,25%. Gli operatori scontano inoltre un tasso sui depositi al 3,05% nel settembre 2027.
Il mercato, dunque, sembra andare contro le indicazioni di un sondaggio Reuters condotto il 3 settembre tra 65 economisti che indicava che la banca centrale avrebbe alzato i tassi domani per la seconda volta, per poi porre fine al ciclo di inasprimento.
Il punto di confronto sarà dunque soprattutto la funzione di reazione della BCE: quanto a lungo l’istituto sarà disposto a mantenere una politica restrittiva per contrastare un’inflazione alimentata in larga misura dall’energia?
L’importanza del dato core
Diversi analisti si sono espressi sulla possibilità che il rialzo di domani sia l’ultimo per quest’anno.
Tra questi c’è lo scenario di base di Vontobel che non prevede ulteriori rialzi, a meno di una nuova accelerazione dell’inflazione core o dei salari.
Secondo Gregor Kapferer, Head of Developed Markets Debt di Vontobel, resta fondamentale il dato sull’inflazione ‘core’, quella senza le componenti più volatili quali energia e alimentari, dal quale “finora non sono emersi segnali convincenti di una trasmissione dello shock energetico al resto dell’economia. Ad agosto l’inflazione core è scesa al 2,4% dal 2,5%, mentre quella dei servizi è passata dal 3,3% al 3%”.
“L’eccesso di inflazione è quasi interamente riconducibile all’energia”, sostiene Kapferer, secondo cui circa il 90% della spinta inflazionistica dell’anno sarebbe legato all’approvvigionamento energetico.
Il livello del 2,50% assume così un valore particolare. Per Vontobel si colloca infatti sul limite superiore dell’intervallo ritenuto neutrale, compreso tra l’1,75% e il 2,50%. Andare oltre significherebbe adottare una politica monetaria apertamente restrittiva per contrastare uno shock dal lato dell’offerta.
La posizione cambierebbe se le nuove proiezioni della BCE indicassero un’inflazione core significativamente più alta nel 2027 o se i prossimi dati mostrassero un nuovo aumento delle pressioni salariali.
Pausa prolungata dopo settembre
Anche Konstantin Veit, Portfolio Manager di Pimco, non si attende nuove mosse dopo il rialzo di domani. “Dopo settembre prevediamo una pausa prolungata, anche se eventuali rischi emergenti per le aspettative di inflazione potrebbero spingere la BCE a proseguire la sua politica di aumento dei tassi”, spiega l’esperto.
“Se la BCE riuscirà effettivamente a concludere la sua campagna di rialzi al 2,5%, riteniamo che mirerà a preservare il prezioso margine di manovra della politica monetaria convenzionale e che difficilmente invertirà la rotta dei rialzi l'anno prossimo.
“Eventuali ulteriori rialzi porterebbero il DFR al di sopra del limite superiore delle stime del tasso neutrale della BCE e richiederebbero probabilmente un nuovo shock energetico, l'evidenza di effetti di secondo ordine sui salari o un disancoraggio delle aspettative di inflazione - attualmente nulla di tutto ciò trova riscontro nei dati”, prosegue Veit, prevedendo un picco dell’inflazione “intorno al 3,5% nella seconda metà di quest'anno”, mentre “l'inflazione core è salita a circa il 2,5% ed è probabilmente anch'essa vicina al picco”.
Un secondo rialzo con poco senso
Carsten Brzeski, Global Head of Macro di Ing, ritiene che il rialzo previsto per domani “dovrebbe bastare” finché “l'inflazione rimarrà trainata principalmente dai prezzi dell'energia”.
Per l’esperto, nonostante “l'inflazione complessiva abbia continuato a salire, e sembra destinata a rimanere al di sopra del 3% su base annua per il resto dell'anno, altri indicatori di inflazione, come l'inflazione core e quella dei servizi, al momento non danno motivo di andare nel panico”.
“Un ulteriore aumento dopo settembre non avrebbe molto senso e potrebbe danneggiare l'economia dell'Eurozona. I dati della fiducia di imprese e famiglie e quelli della produzione industriale e del mercato del lavoro relativi agli ultimi mesi del 2025 puntavano ad una possibile lieve accelerazione della crescita del Pil italiano.
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