S&P 500 verso quota 8.000 punti? La sfida tra utili AI e Treasury sopra il 5%

L’S&P 500 affronta gli ultimi tre mesi dell’anno stretto tra rendimenti dei Treasury sopra il 5%, inflazione persistente e utili sostenuti dall’AI, che ha contribuito a quasi metà della crescita degli utili quest’anno. La sfida per Wall Street sarà capire se questa crescita basterà a sostenere le valutazioni e spingere l’indice verso quota 8.000 punti.
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S&P 500, un contesto macroeconomico più difficile
L’S&P 500 è entrato nell’ultimo trimestre del 2026 con utili societari ancora solidi, ma in un contesto macroeconomico sempre meno favorevole alle valutazioni azionarie. Come si legge nell’analisi di Violeta Todorova, Senior Research Analyst di Leverage Shares, i dati più recenti e più deboli sul fronte dell’occupazione hanno ridotto le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a fine ottobre, offrendo un certo sollievo nel breve termine ai mercati azionari.
Tuttavia, il mercato obbligazionario continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni. Il rendimento del Treasury decennale si attesta intorno al 5,3%, quello del trentennale è vicino al 5,6%, mentre il rendimento biennale è intorno al 4,8%. L’inflazione persistente, le preoccupazioni sui conti pubblici, l’elevata offerta di Treasury e il term premium continuano a mantenere elevati i costi di finanziamento a lungo termine, spiega Todorova, nonostante la debolezza dei dati sull’occupazione.
Per i mercati azionari, la questione chiave è capire se la crescita degli utili riuscirà a continuare a compensare la pressione esercitata da tassi di attualizzazione più elevati. Il forward price-to-earnings dell’S&P 500 è già sceso da circa 23x a circa 19x nell’ultimo anno, evidenzia Todorova, mentre i rendimenti reali sono aumentati. Se i rendimenti resteranno sopra il 5%, tuttavia, le società dovranno continuare a registrare una forte crescita degli utili per giustificare le valutazioni attuali.
Politica della Fed e petrolio complicano lo scenario
Il mercato del lavoro più debole offre alla Fed maggiore margine per mantenere i tassi invariati a ottobre, rimarca Todorova, ma non elimina il problema dell’inflazione. I mercati stanno ora scontando una pausa a fine ottobre, potenzialmente seguita da un rialzo di 25 punti base a dicembre. Nel frattempo, le proiezioni della Fed di settembre indicano un tasso ufficiale mediano intorno al 4,1% alla fine sia del 2026 sia del 2027, mentre i mercati dei futures stanno scontando altri due rialzi da 25 punti base nel 2027. Il percorso dei tassi dipenderà quindi in larga misura dall’andamento dell’inflazione e del mercato del lavoro.
Il petrolio aggiunge un ulteriore elemento di rischio. Il Brent viene scambiato ancora sopra i 100 dollari al barile, con le preoccupazioni sul fronte dell’offerta che hanno spinto i prezzi al rialzo. Secondo Todorova, prezzi del petrolio più elevati possono mantenere l’inflazione su livelli elevati e, allo stesso tempo, comprimere il potere d’acquisto delle famiglie, aumentare i costi per le imprese e ridurre il margine di manovra per un allentamento della politica monetaria.
Gli utili legati all’AI restano il principale fattore di sostegno
Il principale argomento contro una correzione significativa dell’S&P 500 resta rappresentato dagli utili. Goldman Sachs stima che l’EPS dell’S&P 500 sia cresciuto del 51% su base annua nel secondo trimestre, con gli investimenti legati all’AI che hanno rappresentato quasi la metà della crescita degli utili quest’anno.
Anche le stime di FactSet indicano una crescita ancora solida. Le stime bottom-up aggregate sull’EPS 2026 sono aumentate del 6,1% tra il 30 giugno e il 31 agosto, raggiungendo 361,38 dollari. Per il terzo trimestre, osserva Todorova, si prevede che i Magnifici Sette registrino una crescita degli utili del 31,8%, mentre per le altre 493 società dell’indice è prevista una crescita del 25,5%. Questo suggerisce che la crescita degli utili si stia estendendo oltre il comparto delle mega-cap tecnologiche.
La prossima prova sarà capire se la spesa per l’AI continuerà a tradursi in ricavi e profitti sostenibili. Oltre il 65% delle società dell’S&P 500 che hanno discusso i propri risultati durante l’estate ha menzionato l’AI, una percentuale ben superiore alla media degli ultimi cinque anni. Tuttavia, precisa Todorova, gli investitori vorranno evidenze che la spesa per chip, data center e infrastrutture stia generando rendimenti sufficienti, anziché limitarsi a determinare un aumento degli investimenti in conto capitale.
Cosa potrebbe guidare l’S&P 500 verso fine anno?
L’ultimo trimestre sarà dominato dall’interazione tra utili, rendimenti dei Treasury, inflazione e politica della Fed. I segnali più importanti per Todorova saranno capire se il mercato del lavoro continuerà a raffreddarsi senza innescare una recessione, se l’inflazione resterà persistente e se gli utili del terzo trimestre porteranno a ulteriori revisioni al rialzo delle stime sugli utili.
L’S&P 500 può continuare a beneficiare di un contesto favorevole se gli utili continueranno a sorprendere positivamente e i rendimenti dei Treasury si stabilizzeranno. Secondo Todorova un movimento verso 8.000 punti sarebbe possibile anche senza una significativa espansione dei multipli di valutazione, qualora le stime sugli utili continuassero a salire.
Il rischio maggiore per Todorova sarebbe invece un deterioramento simultaneo di utili, rendimenti obbligazionari e petrolio. Se le aspettative sugli utili dovessero diminuire mentre i rendimenti dei Treasury restassero sopra il 5% e i prezzi dell’energia rimanessero elevati, il mercato avrebbe un supporto fondamentale decisamente più debole.
In definitiva, l’andamento dell’S&P 500 verso fine anno dipenderà dalla capacità della crescita degli utili trainata dall’AI di continuare a compensare la pressione sulle valutazioni derivante da un costo del capitale più elevato. Questo equilibrio tra momentum degli utili e rendimenti obbligazionari elevati, conclude Todorova, sarà probabilmente il principale fattore determinante per i mercati azionari fino alla fine del 2026.
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