Sandisk: +3.170% in un anno, e Wall Street scommette che la corsa non è finita

Sandisk: +3.170% in un anno, e Wall Street scommette che la corsa non è finita

L’Investor Day allontana i timori sulla fine del boom delle memorie: crescita a doppia cifra fino al 2030, margini intorno all’80% e contratti pluriennali con gli hyperscaler. Il titolo guadagna un altro 14% e, nonostante il rally, tratta appena 7 volte gli utili attesi.

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Il management convince: nuovo rialzo del 14%

Dopo un rialzo del 540% dall’inizio dell’anno e addirittura del 3.170% negli ultimi dodici mesi, la domanda è inevitabile: quanto può durare la corsa di Sandisk? Il gruppo americano delle memorie flash ha cercato di rispondere ieri, nel corso dell’Investor Day, dissipando almeno per il momento il timore che uno dei più clamorosi successi di Wall Street possa trasformarsi in una altrettanto spettacolare caduta.

La risposta degli investitori è stata eloquente. Il titolo Sandisk ha guadagnato il 14%, chiudendo a 1.528 dollari, per una capitalizzazione di circa 228 miliardi. A sostenere gli acquisti sono state soprattutto le previsioni di medio-lungo termine illustrate dal management, convinto che la domanda di memoria generata dall’intelligenza artificiale possa mantenere molto elevati crescita e margini per il resto del decennio.

Crescita a doppia cifra fino al 2030

Sandisk prevede che fra gli esercizi 2028 e 2030 i ricavi possano aumentare ogni anno a un ritmo compreso fra il 15% e il 20%, sostanzialmente in linea con l’aumento della capacità di memoria prodotta. Ancora più impressionante è l’obiettivo sulla redditività: il margine lordo adjusted dovrebbe stabilizzarsi intorno all’80%, mentre il free cash flow dovrebbe attestarsi attorno al 50% dei ricavi.

Sono numeri importanti soprattutto perché affrontano direttamente il principale dubbio degli investitori. Quello delle memorie è storicamente un business fortemente ciclico: quando la domanda cresce, la scarsità di offerta fa salire prezzi e margini, ma l'aumento della capacità produttiva finisce prima o poi per riportare il mercato in eccesso di offerta e provocare brusche inversioni. È esattamente questo rischio che Sandisk sostiene di avere ridimensionato.

Nell’ultimo trimestre il margine lordo adjusted è arrivato all’84,6%, contro appena il 26,4% di un anno prima. Una trasformazione spettacolare, alimentata dalla scarsità di memoria e dall’esplosione degli investimenti nelle infrastrutture AI. Il management ritiene però che non si tratti semplicemente del picco di un ciclo favorevole.

Contratti pluriennali per ridurre la ciclicità

Una delle ragioni è il crescente ricorso agli accordi di lungo periodo con i clienti. Sandisk ne ha già firmati con otto grandi gruppi, fra i quali tre hyperscaler americani. Questi contratti coprono circa metà della capacità produttiva dell’esercizio 2027 e circa due terzi di quella prevista per il 2028.

Gli accordi pluriennali stanno rapidamente diventando, secondo la società, il modello prevalente con cui viene gestito il business. Consentono ai clienti di assicurarsi capacità in un mercato dove la disponibilità di memoria è diventata strategica e a Sandisk di programmare gli investimenti avendo già una parte consistente della produzione futura impegnata.

In altre parole, l’obiettivo è rendere meno violente quelle oscillazioni fra scarsità ed eccesso di offerta che hanno caratterizzato per decenni l’industria delle memorie.

La nuova frontiera si chiama HBF

A rafforzare le prospettive c’è poi la tecnologia. Sandisk ha annunciato di avere completato il primo progetto del chip destinato alla nuova High Bandwidth Flash, o HBF, e punta a consegnare i primi campioni nel 2027 ai clienti impegnati nello sviluppo di sistemi per l’inferenza AI.

L’HBF punta a combinare due caratteristiche oggi particolarmente preziose: la velocità delle memorie ad alta larghezza di banda utilizzate insieme ai processori AI e la grande capacità di archiviazione tipica delle memorie flash.

La crescita dell’inferenza – cioè l’elaborazione che avviene quando milioni di utenti interrogano chatbot e altri servizi basati sull’intelligenza artificiale – potrebbe richiedere quantità enormi di memoria e aprire quindi un nuovo mercato per Sandisk.

Utili triplicati, ma il P/E è solo 7 volte

Il paradosso è che, nonostante il rialzo vertiginoso delle quotazioni, sulla base delle attuali stime Sandisk non appare particolarmente cara. Ai 1.528 dollari della chiusura di ieri il titolo tratta infatti intorno a 7 volte gli utili previsti per l’esercizio che terminerà il prossimo 30 giugno. Il consensus degli analisti indica un utile netto di 33,6 miliardi di dollari, quasi triplicato rispetto agli 11,4 miliardi dell’esercizio precedente. I ricavi sono attesi a 48,9 miliardi, con una crescita del 140%.

Naturalmente proprio quel multiplo così basso racconta quanto scetticismo continui a incorporare il mercato sulla sostenibilità degli attuali profitti: se prezzi e margini delle memorie dovessero normalizzarsi rapidamente, gli utili potrebbero scendere altrettanto velocemente.

È questa la scommessa che Sandisk ha cercato di ribaltare durante l’Investor Day: convincere Wall Street che l’AI, i contratti pluriennali e le nuove tecnologie stanno rendendo il ciclo attuale molto più duraturo di quelli del passato.

Per ora gli analisti sembrano crederci. Su 23 esperti che seguono Sandisk, 19 consigliano di acquistare il titolo. Il target price medio è salito a 2.067 dollari, circa il 35% sopra la quotazione attuale.

E il messaggio lanciato ieri non ha fatto bene soltanto a Sandisk. Il rialzo si è esteso all’intero comparto delle memorie, con Micron Technology in progresso del 6,7% e SK Hynix dell’8,3%.

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