Sono nati i “Magnifici 3” asiatici dell'intelligenza artificiale

Da inizio anno a oggi, ci sono mercati asiatici che hanno registrato performance straordinarie, grazie alla rivoluzione portata dall’AI e dalla robotica, le quali, a loro volta, sono sostenute da un immenso ammontare di risorse investite. Qui, dove l’Europa sembra arrancare per tenere il passo, l’Asia è al centro di un megatrend secolare.
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Dall’inizio del 2026, l’azionario “Asia ex-China” è cresciuto del 40%, grazie all’enorme quantità di risorse che in tutto il mondo vengono investite per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
In generale, si legge nell’analisi a cura di Jean-Marie Mercadal, CEO di Syncicap (partecipata Ofi Invest), i paesi asiatici sono ben posizionati nella corsa tecnologica attualmente in corso, in quanto vantano un “quasi-monopolio” nell’AI per quanto riguarda la componente fisica e materiale.
Infatti, questa ragione ha un solido controllo su tre pilastri centrali, ovvero la produzione di GPU, lo sviluppo di unità di memoria ad altissima larghezza di banda e la disponibilità di semiconduttori. A questo si aggiunge poi un know-how molto approfondito e unico per quanto riguarda lo sviluppo di chip di nuova generazione.
I Magnifici 3 asiatici
Alla luce di quanto detto sopra, spiega Mercadal, non sorprende che l’Asia oggi riesca a intercettare gli enormi budget stanziati dai giganti tecnologici statunitensi e che, mentre negli Usa sono nati i cosiddetti Magnifici 7, anche l’Oriente ha visto l’affermazione di tre suoi campioni.
Il primo, secondo Mercadal, è la taiwanese TSMC, che vanta un market share schiacciante per quanto riguarda la produzione di chip e altri supporti fisici, resa possibile grazie al suo expertise in incisioni di precisione.
La coreana Samsung Electronics, invece, mette assieme unità di memoria avanzate e design, che l’hanno portata a triplicare la sua capacità produttiva e a stabilire un nuovo record nella sua capitalizzazione di mercato.
Infine, SK Hynix si è imposta come il sovrano della memoria a banda larga e il suo registro degli ordini è “fully reserved” fino al 2027, al punto che i suoi stessi clienti si stanno offrendo di contribuire al finanziamento di nuove fabbriche e centri produttivi.
A differenza di quanto si osserva negli Stati Uniti, osserva Mercadal, queste imprese non sono competitor, ma altamente interdipendenti tra loro. Per vederlo, basta seguire il percorso il percorso teorico della produzione di un chip: Tokyo Electron fornisce il silicio, TSMC lo lavora, SK Hynix fornisce le componenti ausiliarie di memoria, Disco li raffina e in Malesia viene assemblato il tutto. Infine, Advantest testerà il prodotto finito in Giappone.
Le zone d’ombra
La nascita di una così ampia e rigida catena farà sì che gli utili delle aziende asiatiche raggiungano i loro massimi storici, ma è importante che ciò non impedisca di vedere una realtà ben più complessa. Infatti, spiega Mercadal, finora si è discusso solo ed esclusivamente del superciclo tecnologico, con il tech che rappresenta i tre quarti di questi guadagni. All'altro estremo dello spettro, precisa Mercadal, vi sono però settori come la sanità e i beni di consumo di prima necessità, le cui prospettive si stanno deteriorando considerevolmente.
Sul fronte macroeconomico, si prevede che la crescita della regione raggiunga il 5,1% nella prima metà dell'anno, ma anche in questo caso si celano traiettorie, a livello di singole nazioni, ampiamente contrastanti. La Cina, secondo Mercadal, è un perfetto esempio di questa dicotomia: la sua economia è trainata da industrie all'avanguardia e tecnologie verdi, ma i consumi interni sono deboli e Pechino è quindi intenzionata a mantenere una politica monetaria accomodante. Il quindicesimo piano quinquennale cinese è attualmente in corso e il Paese si sta impegnando per orientare il proprio modello economico verso una maggiore autonomia tecnologica, affrontando al contempo la sovraccapacità industriale che distrugge valore, con l'obiettivo di stabilizzare la crescita del Pil intorno al 4,5% entro il 2027.
Al contrario, evidenzia Mercadal, il mercato azionario indiano ha subito una battuta d'arresto dopo aver raggiunto una serie di nuovi massimi storici negli ultimi anni. Gli investitori globali sono attualmente più cauti, data la dipendenza energetica del Paese dal Medio Oriente, sebbene si preveda una crescita degli utili aziendali del 13% e che i consumi interni rimangano solidi.
Come conclude Mercadal, l'ondata di investimenti in intelligenza artificiale sta avvantaggiando direttamente i mercati asiatici come la Corea del Sud e Taiwan, mentre altri sono in ritardo, anche se potrebbero diventare motori di crescita una volta che il boom si sarà attenuato. Nel breve termine, tuttavia, non c'è nulla che suggerisca un rallentamento di questa spinta e l'Asia rimane saldamente al centro del superciclo tecnologico odierno.
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