Stretta Fed dopo tre anni di pausa: cosa significa per chi investe

22/09/2026 06:15
Stretta Fed dopo tre anni di pausa: cosa significa per chi investe

Le proiezioni aggiornate indicano una Fed più focalizzata sull'inflazione, visto che l’altro mandato sembra sotto controllo e membri del FOMC stanno gradualmente rivedendo al rialzo la loro stima di un tasso di interesse neutrale. Se la Fed dovesse alzare ancora i tassi durante questa fase, riteniamo che i mercati li considererebbero in gran parte come un aggiustamento di metà ciclo piuttosto che come l'inizio di un rinnovato e prolungato ciclo di inasprimento

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Calendario macro per Stati Uniti ed Europa piuttosto leggero, senza quei dati “pesanti” che di solito muovono i mercati in modo deciso. Non ci sono né inflazione, né occupazione, né i PMI flash, attesi per domani e che saranno ben più importanti. L’attenzione, quindi, si concentrerà su alcuni indicatori di sentiment e, soprattutto, sui discorsi di esponenti delle banche centrali.

Negli Stati Uniti il dato più seguito sarà l’indice manifatturiero della Fed di Richmond di settembre, in uscita intorno alle 16 italiane. Si tratta di un indicatore regionale, non di primissimo piano, ma utile perché arriva in tempo reale e dà un’idea dello stato di salute del settore industriale americano. Il consenso si aggira intorno a 5 punti, in leggero miglioramento rispetto ai 4 punti di agosto. Accanto a questo numero ci saranno diversi interventi di membri del FOMC (Williams, Jefferson e Barkin). Se qualcuno di loro dovesse usare toni più restrittivi o, al contrario, più accomodanti rispetto alle ultime indicazioni della Fed, potrebbe generare un po’ di volatilità, soprattutto sul dollaro e sui tassi.

In Europa il focus principale è sul dato preliminare di settembre della fiducia dei consumatori dell’Eurozona. Il mercato si aspetta un lieve peggioramento, intorno a -15,9/-16,5 punti rispetto al precedente -15,5 punti di agosto. Non è un numero che da solo cambia le prospettive della BCE, ma resta un termometro importante del morale delle famiglie e, quindi, della tenuta della domanda interna. Completeranno il quadro alcuni indicatori nazionali di fiducia e possibili interventi di esponenti della BCE.

Torniamo ancora sulla decisione delle Fed per cercare di capire che cosa significa per gli investitori il primo aumento dei tassi di interesse in tre anni. Poiché la decisione era già in gran parte scontata dai mercati, gli investitori si sono concentrati maggiormente sulle proiezioni economiche aggiornate e sul tono del presidente Kevin Warsh durante la conferenza stampa.

Le proiezioni aggiornate indicano una Fed più focalizzata sull'inflazione, visto che l’altro mandato sembra sotto controllo. I responsabili delle politiche monetarie hanno rivisto al rialzo le loro previsioni sull'inflazione e previsto un ulteriore aumento dei tassi entro la fine dell'anno. Oltre quest'anno, tuttavia, le prospettive sono meno definite. Otto dei 18 funzionari intervistati hanno previsto un ulteriore aumento dei tassi nel 2027, mentre i restanti non prevedono variazioni o prevedono un taglio. Questa distribuzione evidenzia la mancanza di consenso sulla necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria il prossimo anno.

Anche la proiezione a lungo termine per il tasso sui fondi federali ha registrato un lieve aumento. Ciò suggerisce che i responsabili delle politiche monetarie stiano gradualmente rivedendo al rialzo la loro stima di un tasso di interesse neutrale, che non stimola né frena l'economia. Se ciò fosse corretto, implicherebbe che l'attuale politica monetaria potrebbe essere meno restrittiva e che i tassi di interesse potrebbero alla fine stabilizzarsi a livelli leggermente superiori a quanto previsto in precedenza.

Warsh ha rafforzato il messaggio moderatamente restrittivo, sottolineando la persistenza di pressioni inflazionistiche di fondo. La sua definizione dell'aumento dei tassi come "la rimozione di una dose di accomodamento della politica monetaria" è stata particolarmente significativa. A nostro avviso, tale affermazione suggerisce che non consideri ancora l'attuale politica monetaria significativamente restrittiva e che, pertanto, potrebbe intravedere margini per ulteriori aumenti dei tassi qualora l'inflazione rimanesse elevata. Nel complesso, riteniamo che la Fed stia ricalibrando la politica monetaria per riportare l'inflazione verso l'obiettivo più rapidamente. Aggiustamenti graduali e misurati in un contesto di crescita stabile e resiliente dovrebbero essere meno destabilizzanti per i mercati rispetto a una rapida stretta monetaria volta a contenere il surriscaldamento dell'economia.

Le proiezioni aggiornate della Fed riflettono anche un contesto economico leggermente più solido. I responsabili delle politiche monetarie hanno rivisto al rialzo le loro previsioni di crescita a breve termine, che rimangono superiori alla tendenza stimata a lungo termine e hanno migliorato la loro valutazione del mercato del lavoro. Nel complesso, queste revisioni suggeriscono che i responsabili delle politiche monetarie ritengono che l'economia possa assorbire una politica monetaria leggermente più restrittiva senza un deterioramento sostanziale dell'occupazione.

I mercati stanno scontando un ritmo di inasprimento della politica monetaria della Fed. Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a due anni, particolarmente sensibile alle variazioni delle aspettative sui tassi di interesse, è aumentato di circa 10 punti base (0,10%) dopo l'annuncio della Fed. Questo movimento indica probabilmente che i mercati obbligazionari hanno interpretato le proiezioni come leggermente più restrittive del previsto. Riteniamo che la decisione e le proiezioni della Fed rafforzino il suo impegno a ripristinare la stabilità dei prezzi. Ciò dovrebbe contribuire a preservare la credibilità della banca centrale nella lotta all'inflazione. Gli indicatori di mercato relativi alle aspettative di inflazione, che rappresentano una componente chiave dei rendimenti nominali delle obbligazioni, sembrano supportare questa tesi. I tassi di inflazione di pareggio nei mercati dei titoli del Tesoro protetti dall'inflazione (TIPS) sono diminuiti di circa 5-10 punti base (0,05%-0,10%) questa settimana.

Se la Fed dovesse effettivamente effettuare due o tre rialzi dei tassi durante questa fase, riteniamo che i mercati li considererebbero in gran parte come un aggiustamento di metà ciclo piuttosto che come l'inizio di un rinnovato e prolungato ciclo di inasprimento. I costi di finanziamento potrebbero aumentare, soprattutto per i titoli a breve termine, ma non prevediamo che ciò comprometta la crescita economica generale o le prospettive degli utili aziendali.

La solidità della spesa dei consumatori e la continua crescita degli utili possono contribuire a compensare l'aumento dei tassi di interesse, soprattutto se l'inflazione si riavvicinerà gradualmente agli obiettivi del 2%. Le valutazioni azionarie hanno subito una flessione di recente a causa dell'aumento dei rendimenti obbligazionari, ma la forte crescita degli utili ha in gran parte compensato tale impatto e ha contribuito a sostenere la performance del mercato.

Gli analisti stimano che la crescita degli utili si modererà rispetto al ritmo eccezionalmente elevato del secondo trimestre, ma rimarrà saldamente a doppia cifra per l'S&P 500 nei prossimi trimestri. Nonostante i prezzi elevati del petrolio e l'inflazione, le vendite al dettaglio negli Stati Uniti ad agosto hanno superato le aspettative, riflettendo la continua solidità della spesa delle famiglie. Per gli investitori, la resilienza dei consumi e la crescita generalizzata degli utili dovrebbero contribuire a sostenere una performance più solida in una gamma più ampia di settori e aziende. Riteniamo che tale diversificazione potrebbe contribuire a rendere più duratura la crescita del mercato, riducendo la dipendenza da un ristretto gruppo di società a grande capitalizzazione.

Le obbligazioni a breve termine offrono ora un vantaggio di rendimento maggiore rispetto alla liquidità. I rendimenti delle obbligazioni a breve termine sono aumentati rispetto ai minimi recenti, in quanto i mercati hanno scontato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed. Di conseguenza, le obbligazioni a breve termine offrono ora un vantaggio di rendimento maggiore rispetto alla liquidità.

È comunque importante sottolineare che le obbligazioni a breve termine non sostituiscono la liquidità. I ​​loro prezzi possono fluttuare in base alle variazioni dei tassi di interesse e delle condizioni di credito. Tuttavia, grazie alle scadenze più brevi, sono generalmente meno sensibili alle oscillazioni dei tassi di interesse rispetto alle obbligazioni a medio e lungo termine. Riteniamo che la liquidità svolga un ruolo importante nei portafogli, fornendo fondi per spese impreviste, obiettivi di risparmio a breve termine e spese quotidiane. Tuttavia, detenere più liquidità del necessario può ridurre il potenziale di rendimento a lungo termine. Dopo aver costituito un'adeguata riserva di liquidità, è consigliabile valutare la possibilità di reinvestire gradualmente la liquidità in eccesso.

Gli investimenti a breve termine a reddito fisso, siano essi tramite fondi obbligazionari, ETF, obbligazioni individuali o certificati di deposito (GIC), possono offrire un reddito aggiuntivo estendendo solo modestamente la duration. Riteniamo pertanto che le obbligazioni a breve termine possano rappresentare un compromesso tra la stabilità, la liquidità e il maggiore potenziale di rendimento, ma anche la maggiore sensibilità ai tassi di interesse, delle obbligazioni a più lunga scadenza. In un contesto di tassi di interesse elevati, questo equilibrio può risultare particolarmente interessante per gli investitori che cercano un reddito mantenendo al contempo flessibilità. È fondamentale valutare queste opportunità tenendo conto dei propri obiettivi finanziari, della propensione al rischio, delle esigenze di liquidità e dell'orizzonte temporale.

Gli analisti raccomandano di mantenere gli investimenti, pur riconoscendo che gli sviluppi geopolitici e l'incertezza della politica monetaria potrebbero continuare a essere fonti di potenziale volatilità. Continuano inoltre a privilegiare le azioni rispetto alle obbligazioni, poiché la resilienza economica, i solidi utili aziendali e la stabilità della spesa dei consumatori dovrebbero contribuire a creare un contesto favorevole per i titoli azionari, anche in caso di ulteriori aumenti dei tassi di interesse.

Nel mercato azionario, gli analisti vedono opportunità nei titoli a grande capitalizzazione statunitensi e nei titoli dei mercati emergenti, poiché ritengono che questi settori dovrebbero beneficiare dell'innovazione tecnologica e dei relativi investimenti infrastrutturali. Le azioni statunitensi dovrebbero inoltre continuare a essere sostenute dalla relativa solidità dell'economia statunitense.

In ogni caso, suggeriamo di contattare il proprio consulente finanziario che può aiutarvi a garantire che il vostro portafoglio sia in linea con i vostri obiettivi finanziari e la vostra propensione al rischio.

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