Tre fattori tengono Wall Street in un intervallo di oscillazione ristretto

11/08/2026 06:15
Tre fattori tengono Wall Street in un intervallo di oscillazione ristretto

Crediamo che siano almeno tre i fattori principali che hanno mantenuto i titoli azionari statunitensi in un intervallo di oscillazione ristretto: lo scetticismo sulla sostenibilità della spesa per l'intelligenza artificiale, i rischi geopolitici legati ai mercati energetici e l'incertezza sulla politica della Fed.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Il calendario macro si presenta piuttosto leggero oggi, soprattutto se confrontato con i prossimi giorni che vedranno arrivare il CPI americano e altri indicatori di peso. In Europa l’appuntamento principale riguarda l’Italia, con la pubblicazione della bilancia commerciale di giugno. Il mese precedente aveva chiuso con un avanzo di 4,79 miliardi di euro e le attese puntano a un livello simile, poco sotto i 4,8 miliardi anche a giugno. Non è un dato destinato a muovere i mercati in modo significativo, ma resta un segnale utile per capire l’andamento degli scambi commerciali in un contesto europeo ancora caratterizzato da una crescita moderata.

Dall’altra sponda dell’Atlantico l’attenzione si concentra sulle Existing Home Sales di luglio. A giugno le vendite di case esistenti si erano attestate a 4,09 milioni di unità annualizzate e il consenso ora si colloca intorno ai 4,05-4,07 milioni. Dopo i segnali di raffreddamento già emersi dal mercato immobiliare nelle settimane scorse, un ulteriore calo sarebbe coerente con un settore ancora sotto pressione per i tassi elevati e per la scarsa affordability. Accanto a questo dato arriva anche l’indice NFIB di fiducia delle piccole imprese, che dovrebbe restare stabile poco sotto i 98 punti.

Negli ultimi tre/quattro mesi, crediamo che siano almeno tre i fattori principali che hanno mantenuto i titoli azionari statunitensi in un intervallo di oscillazione ristretto: lo scetticismo sulla sostenibilità della spesa per l'intelligenza artificiale, i rischi geopolitici legati ai mercati energetici e l'incertezza sulla politica della Fed. I recenti sviluppi hanno contribuito ad attenuare almeno due di queste preoccupazioni, consentendo agli utili e ai fondamentali economici di riaffermarsi come principali motori dei prezzi azionari. Di conseguenza, l'indice S&P 500 è uscito dalla fase di consolidamento estiva e ha raggiunto nuovi massimi storici.

La prima: il dibattito sulla possibilità che la spesa legata all'intelligenza artificiale possa continuare al ritmo attuale e generare, in definitiva, ritorni reddituali sufficienti a coprire il costo del capitale. Gli investitori hanno sollevato legittimi interrogativi sulla sostenibilità della spesa in conto capitale, sulle tempistiche di monetizzazione, sulla concorrenza emergente e sulla possibilità che l'adozione dell'IA non soddisfi le aspettative sempre più elevate degli investitori. Tali preoccupazioni hanno contribuito a una revisione delle valutazioni in alcuni settori del comparto tecnologico e dei semiconduttori durante l'estate.

Alcune di queste domande probabilmente continueranno a persistere, ma i recenti bilanci trimestrali hanno smentito molte di queste preoccupazioni. Le grandi aziende tecnologiche hanno riportato un'accelerazione della crescita dei ricavi derivanti dal cloud, una crescente domanda di intelligenza artificiale, un aumento degli ordini in portafoglio e una maggiore visibilità sui flussi di entrate futuri. Forse, cosa ancora più importante a nostro avviso, i team dirigenziali stanno acquisendo maggiore sicurezza nel discutere non solo l'entità dei loro investimenti in intelligenza artificiale, ma anche i rendimenti economici che tali investimenti dovrebbero generare.

Le reazioni del mercato hanno rispecchiato questa distinzione. Le aziende che hanno dimostrato una crescita accelerata dei ricavi e un percorso chiaramente definito per il ritorno sul capitale investito sono state generalmente premiate. Microsoft, ad esempio, ha aggiunto circa 450 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, il maggiore incremento di capitalizzazione di mercato in un solo giorno mai registrato da una società quotata in borsa. Al contrario, le aziende che continuano ad aumentare le spese senza un chiaro percorso di monetizzazione hanno ricevuto una risposta più eterogenea. Le azioni Meta, ad esempio, sono diminuite dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, nonostante un altro trimestre di forte crescita, poiché gli investitori si interrogavano se l'accelerazione degli investimenti si sarebbe effettivamente tradotta in rendimenti sufficienti. Le diverse reazioni del mercato suggeriscono che il settore dell'IA sta maturando piuttosto che naufragando. Segnale che gli investitori stanno diventando più selettivi, ma non abbandonando questo tema.

La seconda: la crescita degli utili si estende oltre le grandi aziende tecnologiche. Con oltre l'85% delle società dell'indice S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del secondo trimestre, la crescita degli utili si attesta intorno al 48%, più del doppio rispetto alla stima del 24% di inizio stagione degli utili e uno dei periodi più positivi al di fuori delle principali fasi di ripresa post-recessione. Sebbene i beni di consumo discrezionali e i servizi di comunicazione abbiano contribuito in modo significativo a questa sorpresa positiva, la crescita degli utili si sta diffondendo sempre più ampiamente, con sei dei restanti nove settori che registrano anch'essi una crescita degli utili a doppia cifra.

È importante sottolineare che la solidità degli utili va ben oltre una manciata di risultati eclatanti. La crescita degli utili dichiarata è stata trainata da consistenti plusvalenze legate agli investimenti di Alphabet e Amazon, che riflettono principalmente le plusvalenze da valutazione a prezzi di mercato sugli investimenti azionari strategici, comprese le partecipazioni in Anthropic. Escludendo tali plusvalenze non operative, la crescita degli utili dell'S&P 500 si attesterebbe comunque intorno al 29%. Ciò rappresenterebbe un'accelerazione rispetto al primo trimestre e il secondo trimestre consecutivo di crescita degli utili superiore al 20%.

La terza: L'economia si dimostra resiliente nonostante la volatilità del petrolio. I rischi geopolitici in Medio Oriente non sono certo scomparsi, ma le recenti notizie hanno contribuito a ridurre i timori di una grave interruzione delle forniture energetiche. Le indiscrezioni sulle discussioni in corso relative all'accesso allo Stretto di Hormuz hanno alimentato la speranza di una possibile de-escalation delle tensioni, con conseguente inversione di tendenza dei prezzi del petrolio. Il greggio WTI ha recuperato buona parte dell'impennata del mese scorso, poiché gli investitori attribuiscono una minore probabilità agli scenari più negativi. Sebbene i negoziati rimangano in una fase di sviluppo, i mercati sembrano essere diventati meno sensibili alle notizie e più concentrati sui fondamentali.

Nonostante l'impennata dei prezzi del petrolio a luglio, l'economia statunitense ha continuato a dimostrare resilienza. L'attività manifatturiera ha accelerato il mese scorso, con l'indice ISM manifatturiero che ha raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni, grazie al rafforzamento della domanda, all'aumento della produzione e al miglioramento delle assunzioni. Riteniamo che la conferma di un contesto industriale in ripresa si possa riscontrare anche nei recenti risultati trimestrali delle compagnie ferroviarie, nella ripresa delle vendite di autocarri pesanti e negli ottimi risultati di Caterpillar, che riflettono sia il continuo sviluppo dell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale sia un ciclo manifatturiero in accelerazione.

Negli ultimi tre mesi, i mercati hanno assorbito con successo diverse importanti difficoltà, grazie alla forte crescita degli utili che ha compensato molti dei rischi che dominavano le discussioni degli investitori all'inizio dell'estate. Anziché innescare una correzione più ampia, tali preoccupazioni hanno portato a una sana rotazione sotterranea. I settori finanziario, sanitario ed energetico statunitensi hanno assunto un ruolo di leadership, mentre i settori growth hanno subito una battuta d'arresto. Più recentemente, i solidi utili del settore tecnologico hanno innescato un'ulteriore rotazione, con i titoli growth che hanno contribuito a spingere l'S&P 500 verso nuovi massimi. Riteniamo che questi cambiamenti di leadership continueranno.

Raggiungere un massimo storico può far sorgere negli investitori il dubbio se sia ancora un buon momento per investire. Sebbene i ritracciamenti possano verificarsi in qualsiasi momento, la storia suggerisce che i nuovi massimi non si sono generalmente rivelati punti di ingresso totalmente sfavorevoli. I rendimenti medi a tre mesi sono stati leggermente inferiori investendo in corrispondenza di un massimo storico, ma il divario si annulla in gran parte nell'arco dei sei mesi successivi. Su orizzonti temporali di uno, tre e cinque anni, i rendimenti medi sono stati in realtà superiori dopo aver raggiunto i massimi storici rispetto a quando si investe in una normale giornata di negoziazione.

A nostro avviso, la lezione è che i nuovi massimi si verificano spesso perché i fondamentali stanno migliorando, non perché un'avanzata del mercato sta terminando. Di conseguenza, storicamente, il tempo trascorso sul mercato ha contato più dell'attesa del punto di ingresso perfetto.

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