Una Mps orfana di Lovaglio cade ancora in borsa

Una Mps orfana di Lovaglio cade ancora in borsa

Il manager non sarebbe stato inserito nella lista del board uscente a causa delle divergenze con alcuni importanti soci in relazione al futuro di Mediobanca e il mercato non sta apprezzando questa mossa.

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Lovaglio escluso dalla lista del cda di Mps

La notizia era già nell’aria nella giornata di ieri e la decisione ufficiale del consiglio di amministrazione ha confermato quanto già circolato: Luigi Lovaglio non fa parte della lista del board uscente per il rinnovo dell’organo di governo di Banca Monte di Paschi di Siena che avverrà nell’assemblea degli azionisti del prossimo 15 aprile.

Il cda ha comunicato nella tarda serata di ieri la sua lista, composta da 20 nomi, ma non ha indicato le motivazioni alla base dell’esclusione del manager protagonista dell’operazione Mediobanca.

Così, le azioni Mps scambiano in negativo nelle prime due ore di contrattazioni odierne di Piazza Affari, dopo la chiusura negativa di ieri sulla scia delle indiscrezioni media (-1,20%), cedendo il 3% dopo aver toccato un minimo di 7,337 euro. Male anche il titolo Mediobanca, in flessione di circa il 2%, a 16,22 euro.

Nel frattempo, Mps ha reso noto che l’operazione di fusione con Mediobanca prosegue e dovrebbe concludersi entro il 10 marzo

Delfin assente

La lista è stata approvata da oltre i 2 terzi del consiglio: 11 voti favorevoli su 13. È mancato ovviamente il voto dell'attuale ad Luigi Lovaglio e di Giuseppina Barzaghi, consigliera indipendente.

Alla riunione del board era invece assente Barbara Tadolini, consigliera indicata da Delfin (ha il 17,5% del Monte) che ha fatto sapere di non essere disponibile a un rinnovo nel caso di mancato inserimento in lista e successiva nomina ad amministratore delegato di Luigi Lovaglio.

I nomi nella lista

La lista, oltre al presidente Nicola Maione contiene, in ordine alfabetico, i nomi di tre potenziali nuovi top manager della banca: Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi.

Ci sono poi alcuni consiglieri uscenti, tra i quali quelli inseriti nel dicembre di due anni fa, quando si dimisero cinque membri dei dodici indicati dal Tesoro in concomitanza con la discesa della partecipazione. Si tratta dell'attuale Vice presidente Gianluca Brancadoro, di Alessandro Caltagirone, Elena De Simone, Domenico Lombardi, Paola Lucantoni, Marcella Panucci, Francesca Paramico Renzulli e Renato Sala.

I nuovi nomi della lista sono: Paolo Boccardelli, Antonella Centra, Rosa Cipriotti, Simonetta Iarlori, Fabiana Massa, Gianmarco Montanari, Francesca Pace e Paolo Testi.

Secondo alcune voci, sarebbe stato valutato di proporre a Corrado Passera il ruolo di ceo, sebbene l'ex numero uno di Intesa Sanpaolo e poi fondatore e ceo di illimity, presente tra i candidati, ha fatto sapere nei giorni scorsi di non volere ruoli operativi.

Secondo altri osservatori in pole come prossimo ad ci sarebbe Fabrizio Palermo. Il suo mandato alla guida di Acea scadrà in primavera ed è stato già ad di Cdp e siede nel cda di Generali. Il consiglio vuole dare agli azionisti un'indicazione chiara sul presidente e sull'ad.

Caltagirone contro Lovaglio

MF scriveva ieri che a mettere in discussione il ruolo di Lovaglio sarebbe stato Francesco Gaetano Caltagirone, l’imprenditore romano che ha oltre il 10% nel capitale di Rocca Salimbeni e può contare sul via libera della Banca centrale europea per arrivare fino al 20%.

Oggetto del contendere sarebbe stato il destino di Mediobanca: il Ceo aveva presentato venerdì scorso il progetto di integrazione tra i due istituti che prevede la fusione della merchant bank dopo il delisting del titolo da piazza Affari, progetto che Caltagirone non ha condiviso, e che anche il mercato ha accolto con freddezza, ma Lovaglio era andato avanti per la sua strada, forte anche dei risultati ottenuti da Mps sotto la sua guida.

Adesso che Lovaglio è stato accompagnato alla porta, spiega un analista interpellato da MF, il mercato teme l'incertezza sul destino di Mediobanca, sulla possibilità del futuro ad di raccogliere il testimone da Lovaglio e realizzare la fusione, come promesso, entro la fine dell'anno.

A nulla sono valse le promesse di lauti dividendi: proprio in occasione della presentazione del nuovo piano industriale di Mps, Lovaglio ha promesso ai soci 3,7 mld di utili al 2030 e 16 miliardi ai soci in arco di piano. Il banchiere ha inoltre aperto alla possibilità di aumentare ancora il dividendo e di valutare un acconto già quest'anno.

Tra i motivi dell'uscita di Lovaglio, secondo alcuni osservatori ci sarebbero anche i potenziali rischi legati alle incertezze dell'inchiesta di Milano sulla scalata a Mediobanca, in cui è indagato Lovaglio, insieme a Caltagirone, Delfin e il suo presidente Francesco Milleri.

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